Come funziona la laurea in medicina? É semplice, già dal primo anno, previo accesso a numero chiuso, scegli se farai una laurea che abilita a un solo mestiere: quello di medico. Se vuoi fare qualsiasi altra professione sanitaria come infermieristica, fisioterapia, ostetricia, ortottica o radiologia ti fai dal primo anno un corso di laurea diverso e non puoi passare dal secondo anno di medicina al terzo di infermieristica oppure dalla laurea triennale di infermieristica al quarto anno di medicina con la scusa che ci sono tanti corsi in comune. Se vuoi laurearti in medicina ti fai tutti i sei anni. Nel corso di medicina si hanno migliaia di ore di frequenza obbligatoria ad attività pratiche e dunque già al primo anno, ad anatomia o ad istologia si mettono gli studenti davanti a un bancone con parti anatomiche e provette. Già al terzo o al quarto anno sei dentro realmente in un reparto in base all'esame da fare, ad esempio si fa esplorare il canale inguinale a un paziente vero con l'ernia anche a chi non vuole fare il chirurgo, a urologia si impara a mettere il catetere con le proprie mani, in radiologia si fa una vera TAC e, tanto per finire, dall'anno scorso la laurea e l'abilitazione si ottiene *lo stesso giorno*, che ci crediate o no.
Come funziona la laurea in giurisprudenza, invece? Fin dal primo anno uno studente può entrare nella facoltà di giurisprudenza facendo gli stessi esami e senza scegliere se diventare avvocato, giudice, direttore di banca, direttore di posta, notaio, dirigente in settori della pubblica amministrazione e così via. Fino a uno o due anni fa circa non esisteva neanche il numero chiuso. Ma la cosa scandalosa avviene dopo l'ammissione all'università . Praticamente tutti gli esami consistono esclusivamente della ripetizione a memoria di ciò che viene insegnato ai corsi. A nessuno studente viene chiesto agli esami di dimostrare di saper adoperare questa conoscenza più in concreto. Non vengono compiute in nessun corso esercitazioni dove vengono affrontati casi giuridici reali e viene insegnato agli studenti a spiegarli e a risolverli. Agli studenti non è permesso in alcun modo svolgere un certo numero di settimane di tirocinio in studi legali, al tribunale o nella pubblica amministrazione. Un laureato in giurisprudenza può uscire dalla facoltà senza saper scrivere un atto, senza aver mai partecipato a un'udienza e senza aver mai messo piede in un tribunale. E ovviamente dopo la laurea per abilitarsi a qualunque cosa a che fare con professioni giuridiche occorrono preselezioni, scuole obbligatorie, prove intermedie, esami finali, certificati di pratica prima del fatidico esame di abilitazione.
Quello che mi chiedo ora è: perché questa disparità enorme? Che cosa ha fatto sì che medicina sia rimasta una facoltà seria e giurisprudenza sia diventata una facoltà priva di valore di per sé? Forse un medico che compie un errore che può essere mortale in un'operazione chirurgica a un paziente sia peggio che un giudice che compiendo un errore giudiziario porta a mandare in galera un innocente? Che senso ha tutto ciò? Dite voi la vostra.
Ciao.



).
), bensì la libertà con cui il MIUR ha concesso l'accredito per aprire giuriusprudenza a quasi tutte le università . Ci sono telematiche che fanno esami a crocette, altre università sono al centro di polemiche a causa del troppo copiare degli studenti. Su questo il MIUR deve mettere una pezza e ridare a giurisprudenza la sua credibilità .
) e di fornirgli un ambiente adatto per il suo sviluppo professionale. Non funziona come a medicina: in generale dici cose giustissime, ma il paragone è forzato. 
,
Non hai capìto niente.
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