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Il placement nelle università italiane

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  • Il placement nelle università italiane

    Vorrei con questa discussione aprire un dibattito sui servizi di placement nell'università italiana.

    Il primo ateneo in cui io mi sia laureato al momento in cui mi iscrissi non era dotato di alcun ufficio che si occupasse di collocamento dei laureati o comunque orientamento in uscita.
    Diversi anni dopo che mi laureai fui invitato al primo career day, unico per tutti i laureati e laureati magistrali. Una bolgia infernale che non vi dico nella quale tra le imprese rappresentate le uniche che offrivano una retribuzione erano catene di supermercati che cercavano banconisti, macellaà® e fruttivendoli (assumevano con contratto di apprendistato).

    Nel frattempo un mio conoscente che si è laureato in Giurisprudenza (vecchio ordinamento, 4 anni) alla Federico II, conseguendo un voto basso e impiegando oltre dieci anni, dopo uno stage a Milano nel settore audiovisivo con un rimborso spese ridicolo (400 euro al mese) e senza prospettive di occupazioni, era volato per l'Inghilterra alla ricerca di un impiego e si era messo a lavare gabinetti e poi, facendo carriera, a preparare cappuccini. Messi un po' di soldi da parte, si è iscritto a un graduate programme presso na università britannica neanche tanto prestigiosa. Corso della durata annuale con cui ha conseguito il titolo di master of arts in Marketing communications, per la modica cifra di novemila sterline. Non ha dovuto comprare libri e aveva obbligo di frequenza, ma questo era perfettamente compatibile con il lavoro perché gli studenti (quindici in tutto!), benché mediamente più giovani di lui (ultratrentenne), erano tutti lavoratori, e peraltro lo prendevano in giro perché lui in Italia viveva coi genitori e non riuscivano a capire come fosse possibile che con una laurea in Legge lavorasse in un caffè.
    Dopo il master's degree, a questa persona si sono aperte decine di porte. L'università gli ha presentato opportunità che per un nostro laureato magistrale medio sono inconcepibili, probabilmente anche se uscito dalla Bocconi.

    Ultimamente, in crisi esistenziale, mi sono messo in testa di proseguire i miei studi conseguendo una LM-77 in una università con basso rapporto studenti-docenti da frequentante per sfruttare le opportunità che avrei dal beneficiare del servizio placement.
    Ho preso contatti con la Suor Orsola Benincasa di Napoli, la Unint e la Lum; la prima ha 20 posti, mentre la seconda e la terza non hanno il numero programmato ma comunque normalmente si tengono sulla proporzione 1 docente ogni 10 studenti.
    Purtroppo devo scartare la Sob perché per il 2019-2020 avrà solo il primo anno e con i crediti convalidati dal master andrei al secondo, che non è attivo. Alla Lum pure andrei al secondo anno ma non si riesce a capire niente se non andarci di persona. Alla Unint, infine, andrei ugualmente al secondo anno, ma mi hanno detto che frequentare per una persona della mia età e con la mia esperienza professionale sarebbe completamente inutile perché il loro servizio placement è finalizzato solo all'inserimento di laureati alla ricerca del primo impiego, normalmente assunti con tipologie contrattuali riservate a persone al di sotto di una certa età . Per darmi un'idea mi hanno mostrato le loro offerte e”¦ stendiamo un velo pietoso

    E niente. Non voglio tediarvi ma è anche in questo che si vede il totale fallimento del processo di Bologna in Italia.

    Ovviamente mi tengo stretto il mio posto. Pensare che, dal momento che la mia dirigente non mi vuole concedere aspettativa per motivi personali (), ero pronto a dimettermi domattina. Vivaddio che non l'ho fatto
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

  • #2
    Purtroppo non si fa una adeguata informazione sulle reali possibilità  di collocamento occupazionale dopo alcuni specifici corsi, così gli stessi servizi di placement vanno a farsi benedire quando l'offerta di laureati è enormemente più alta delle reali possibilità  d'impiego. Polemiche a parte, è un dato di fatto che la maggior parte dei posti di lavoro si trovano più per conoscenze che per altro, almeno in Italia.
    Ma dove ti trovi adesso non hai la possibilità  di fare carriera?
    Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
    digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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    • #3
      Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
      Purtroppo non si fa una adeguata informazione sulle reali possibilità  di collocamento occupazionale dopo alcuni specifici corsi, così gli stessi servizi di placement vanno a farsi benedire quando l'offerta di laureati è enormemente più alta delle reali possibilità  d'impiego.
      E meno male che stavo parlando di un corso con più docenti che iscritti

      Ma dove ti trovi adesso non hai la possibilità  di fare carriera?
      La pubblica amministrazione nel vecchio ordinamento, puramente pubblicistico, prevedeva otto qualifiche funzionali, comunemente dette livelli, cui corrispondevano profili precisi con tanto di mansionario. Le qualifiche erano a loro volta ripartite in quattro carriere: la carriera ausiliaria, la carriera esecutiva, la carriera di concetto e la carriera direttiva.
      I comuni piccolissimi (i comuni sono suddivisi per classe) arrivavano alla carriera di concetto, quelli più grandi si fermavano alla settima qualifica; all'ottava qualifica arrivavano solo i comuni maggiori. La maggior parte degli altri enti arrivava all'ottava qualifica. Pochissimi enti molto particolari avevano anche la nona e la decima qualifica.

      Con la riforma Bassanini il pubblico impiego è stato privatizzato, cioè contrattualizzato: il mio rapporto di lavoro non è più regolato da norme pubblicistiche ma ho un contratto come tutti gli altri lavoratori. In realtà  il rapporto è sui generis nel senso che ha una componente privatistica ma anche una pubblicistica, ma su questo sorvoliamo.
      La riforma ha anche introdotto la dirigenza e il principio di separazione tra la funzione politica e quella amministrativa. Prima, infatti, i dipendenti rispondevano direttamente al vertice politico. La gerarchia era determinata dalle qualifiche funzionali (ad esempio alla VII qualifica corrispondevano il capo ufficio e il capo sezione). Gli atti esterni erano firmati perlopiù dai politici; i funzionarà® (VIII qualifica) e gli istruttori direttivi (VII qualifica) solitamente firmavano su delega o incarico del politico (in parte funziona ancora così per le attribuzioni che la legge conferisce specificamente ai sindaci).
      Laddove esistevano la nona e la decima qualifica, coloro che erano assunti in queste qualifiche sono diventati dirigenti ope legis, come pure i dirigenti scolastici. In tutti gli altri casi è stata introdotta la dirigenza, eccezion fatta per i comuni sotto i trentamila abitanti, in cui le funzioni dirigenziali sono svolte dai dipendenti della ex carriera direttiva.

      I contratti della dirigenza e quella degli altri lavoratori di ciascun comparto sono separati. I primi prevedono due fasce. I secondi prevedono un duplice sistema di fasciazione:
      - la prima suddivisione è per posizione funzionale e cioè status giuridico, detto categoria in alcuni comparti, area in altri. Per legge la categoria apicale richiede la laurea (non sono più ammessi i concorsi interni e anche per le riserve nei concorsi pubblici non è più ammessa la deroga al titolo di studio). Le categorie inferiori possono richiedere il titolo finale della scuola secondaria di secondo grado o quello della scuola dell'obbligo. Solo per queste ultime si può derogare all'accesso per concorso, purché l'avviamento avvenga attraverso procedure selettive di natura comparativa (oramai è rimasta solo la chiamata da liste di collocamento mirato o speciale, visto che il collocamento ordinario non esiste più).
      - la seconda suddivisione è per posizione economica.
      La posizione economica è quella cosa tale per cui un tuo subordinato può percepire più di te, pur rimanendo inferiore a te nella scala gerarchica.
      In alcuni comparti la posizione economica scatta in automatico per anzianità . In altri, invece, dipende da accordi integrativi interni. In ogni caso agli scatti economici non corrisponde alcun avanzamento di carriera. Per questo sono detti «progressioni orizzontali».

      Ordunque, nel mio ente gli scatti economici sono congelati da circa 15 anni per un accordo sindacale che stabilì di attingere dal fondo di sede esclusivamente per incrementare lo stipendio ai dirigenti e per fare perequazione (ad esempio da noi la retribuzione di risultato è assegnata alle strutture ed è equamente ripartita tra tutto il personale non dirigente afferente a quella struttura, dalla categoria A alla categoria D, per compensare il fatto che i dipendenti di categoria inferiore a parità  di posizione economica guadagnano meno. Giustamente per un comunista è inammissibile che un D1, laureato, prenda 73 ”“ settantatré ”“ euro lordi più di un C1 a fronte del triplo delle responsabilità , civile, erariale e anche penale. Anzi, dovrebbe ringraziare di essere un privilegiato e quindi già  è tanto che prenda lo stesso!). Dunque non ho prospettive di crescita economica e la cosa bella è che, io D1, ho dei C3, C4 e oltre (divenuti tali perché arrivati per mobilità  esterna da altre amministrazioni, visto che, come detto, da noi le progressioni orizzontali sono sospese) che prendono più di me.
      Ovviamente, essendo già  un apicale, non ho prospettive di carriera, ma comunque non le avrei neanche se fossi C, in quanto le progressioni verticali sono state vietate in séguito ad alcuni pronunciamenti della Consulta che hanno abrogato alcune norme che le consentivano, dichiarandole illegittime rispetto all'articolo 97 della Costituzione. Attualmente l'unico modo per fare carriera è fare un altro concorso, che dev'essere necessariamente pubblico e può prevedere una riserva di posti massima del 25% per gli interni (cosa che non accade quasi mai perché se si fa il concorso è perché si sono liberati dei posti: già  le amministrazioni sono quasi tutte soggette a limitazioni delle assunzioni per via del patto di stabilità , quindi possono prendere una persona per ogni quattro-cinque che ne escono; figuriamoci se si mettono a prevedere riserve per far fare carriera a persone lasciando scoperti i posti di categoria inferiore). Inoltre se vinci il concorso o vieni chiamato come idoneo devi dimetterti dal contratto precedente e instaurare un nuovo rapporto, con tutto quello che ne consegue in termini contributivi ma soprattutto in termini retributivi: se sei un C3 e diventi D1 sali di grado ma ti si abbassa lo stipendio. Una volta, quando esistevano le progressioni verticali (dette anche progressioni di carriera, mentre quelle orizzontali sono progressioni economiche), ricevevi sul cedolino una voce ad personam riassorbibile; adesso non è più possibile in quanto per l'appunto devi cessare un rapporto e cominciarne un altro.
      La riforma Brunetta ha altresì abrogato gli assegni ad personam in caso di mobilità  da un ente all'altro: salvo che la mobilità  sia disposta d'ufficio (ad esempio in séguito alla riforma Delrio molti dipendenti di province e città  metropolitane sono stati trasferiti alle regioni insieme con i loro servizi; poi ovviamente ci sono i dipendenti degli enti soppressi), si percepisce lo stipendio previsto dall'ente di destinazione a parità  di posizione funzionale (per le posizioni economiche vige una tabella di conversione approvata con DPCM). In caso di mobilità  volontaria esterna per interscambio (detta anche mobilità  compensativa, cioè l'ipotesi in cui due lavoratori si scambino il posto) questo significa che i dipendenti si scambiano i posti ma anche gli stipendi, ragion per cui un funzionario di un'autorità  amministrativa indipendente non vorrà  mai fare uno scambio con un omologo regionale (quelli delle autorità  amministrative indipendenti, come pure quelli del CNEL, percepiscono almeno il doppio).

      L'unica cosa è sperare nel prossimo bando della Scuola nazionale dell'amministrazione per l'accesso al corso-concorso per la qualifica dirigenziale.
      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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      • #4
        Nel frattempo un mio conoscente che si è laureato in Giurisprudenza (vecchio ordinamento, 4 anni) alla Federico II, conseguendo un voto basso e impiegando oltre dieci anni, dopo uno stage a Milano nel settore audiovisivo con un rimborso spese ridicolo (400 euro al mese) e senza prospettive di occupazioni, era volato per l'Inghilterra alla ricerca di un impiego e si era messo a lavare gabinetti e poi, facendo carriera, a preparare cappuccini. Messi un po' di soldi da parte, si è iscritto a un graduate programme presso na università  britannica neanche tanto prestigiosa. Corso della durata annuale con cui ha conseguito il titolo di master of arts in Marketing communications, per la modica cifra di novemila sterline. Non ha dovuto comprare libri e aveva obbligo di frequenza, ma questo era perfettamente compatibile con il lavoro perché gli studenti (quindici in tutto!), benché mediamente più giovani di lui (ultratrentenne), erano tutti lavoratori, e peraltro lo prendevano in giro perché lui in Italia viveva coi genitori e non riuscivano a capire come fosse possibile che con una laurea in Legge lavorasse in un caffè.
        Dopo il master's degree, a questa persona si sono aperte decine di porte. L'università  gli ha presentato opportunità  che per un nostro laureato magistrale medio sono inconcepibili, probabilmente anche se uscito dalla Bocconi.
        Potresti descriverci un paio di queste "porte"?
        Giusto per capire.

        Ultimamente, in crisi esistenziale, mi sono messo in testa di proseguire i miei studi conseguendo una LM-77 in una università  con basso rapporto studenti-docenti da frequentante per sfruttare le opportunità  che avrei dal beneficiare del servizio placement.
        Non sono ironica, domanda genuina: cosa ti fa pensare che ci siano più opportunità  nel placement in università  con un basso rapporto studenti-docenti?
        Secondo me influiscono molto anche le rette che devono pagare gli studenti: ad esempio la Cattolica ha un numero di studenti medio-alto, rette abbastanza alte e un placement buono.

        Poi volevo che mi aiutassi a capire una cosa: la Bongiorno ha detto che verranno create corsie preferenziali nei confronti dei neolaureati per entrare nella pubblica amministrazione.
        I posti per i nuovi concorsi saranno 500.000, anche se scenderanno senza dubbio in modo drastico.
        Lei ha sicuramente studiato giurisprudenza perchè è diventata una dei più grandi penalisti italiani (almeno a livello mediatico).
        Con che testa da giurista può dire una cappellata simile?

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        • #5
          Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
          Potresti descriverci un paio di queste "porte"?
          Giusto per capire.
          Si occupa di pubblicità . Primo stipendio 30mila sterline nette annue, 35 giorni di ferie (che in UK non sono la norma in quanto la contrattazione è libera) e 4 festività  tra cui il giorno del compleanno, versamento contributivo a carico del datore di lavoro (idem). Il solo fatto di avere un master gli conferisce un potere contrattuale enorme e infatti non appena ha capìto il gioco si è rivenduto a un offerente migliore, con cui ha contrattato condizioni ancor più vantaggiose. Se si fosse limitato a portare la laurea italiana sarebbe rimasto a fare cappuccini per tutta la vita.
          Poi quando viene in Italia ha il coraggio di lamentarsi con parenti e amici che in UK non esiste la tredicesima e ci sono meno tutele in caso di malattia

          Non sono ironica, domanda genuina: cosa ti fa pensare che ci siano più opportunità  nel placement in università  con un basso rapporto studenti-docenti?
          I dati AlmaLaurea. Ma alla fine il problema è sempre lo stesso: se si considera occupato a sei mesi dalla laurea anche chi fa uno stage o chi aiuta a titolo gratuito il papà  fruttivendolo, allora quei dati non saranno mai credibili. Non ha senso neanche porre domande come "Il tuo titolo di studio ti è stato utile per trovare lavoro?" oppure "La qualità  del lavoro svolto è commisurata/correlata agli studi?". Queste considerazioni vanno fatte da terzi indipendenti sulla base di parametri oggettivi.

          Secondo me influiscono molto anche le rette che devono pagare gli studenti
          C'è una correlazione.

          Poi volevo che mi aiutassi a capire una cosa: la Bongiorno ha detto che verranno create corsie preferenziali nei confronti dei neolaureati per entrare nella pubblica amministrazione.
          I posti per i nuovi concorsi saranno 500.000, anche se scenderanno senza dubbio in modo drastico.
          Lei ha sicuramente studiato giurisprudenza perchè è diventata una dei più grandi penalisti italiani (almeno a livello mediatico).
          Con che testa da giurista può dire una cappellata simile?
          Premesso che, come sottolineava sempre il relatore della mia prima tesi, avvocato e giurista sono due 'mestieri' diversi, la Bongiorno avvocato e la Bongiorno politico sono due persone diverse
          Ultima modifica di dottore; 29-05-2019, 08:44.
          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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