Per meglio dire:
- la laurea c.d. triennale e la laurea v.o. non danno diritto ad alcun punteggio;
- un 110 e lode avuto in uno qualsiasi tra i titoli dichiarati (eccetto master) vale 7 punti;
- una LS o una LM vale +2 punti rispetto allo 0 (zero) della laurea n.o. (L) o v.o. (DL), indipendentemente dal voto;
- un M1 vale 2 punti;
- un M2 vale 4 punti;
- diplomi di specializzazione e dottorati di ricerca non sono presi in considerazione.
Tutti i punti vanno intesi come massimi perché le lauree e le lauree magistrali debbono afferire a classi specifiche e i master debbono essere valutati come pertinenti dalla commissione. Sono considerati pertinenti quelli afferenti a quattro macro-aree predeterminate.
Stiamo parlando dell'Ice, Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, ex Istituto per il commercio estero (donde la sigla ICE, non più usata come acronimo), che opera internazionalmente come ITA ‒ Italian trade agency. Non di un comune sperduto tra le Dolomiti o sull'Aspromonte, insomma. Ed è inutile che i laureati col vecchio ordinamento propongano ricorso, giacché la Suprema corte è stata sin troppo chiara.
Non resta, piuttosto, che anche le altre pubbliche amministrazioni italiane si adeguino alla realtà: la laurea impropriamente detta triennale è una laurea a tutti gli effetti, non una mezza laurea, non tre quarti di laurea, non una laurea breve, non una laurea di primo livello, non uno step per arrivare al punto che tutto insieme si raggiungeva prima della riforma.

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