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Laurea Magistrale e concorsi pubblici

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  • Laurea Magistrale e concorsi pubblici

    Salve a tutti;

    mi scuso se la domanda è già  stata posta ma non ho trovato nulla di pertinente ad una prima ricerca.

    Chiedo un consiglio sull'opportunità  di proseguire il mio percorso di studi conseguendo una Laurea Magistrale, nonché - in caso di risposta affermativa, per la quale peraltro già  propendo - su quale classe di laurea sia più indicata per la mia situazione.

    Sintetizzo brevemente lo scenario. Circa dieci anni fa ho conseguito in Italia una laurea (L-36), ed otto anni fa ho conseguito, all'estero, un Master's Degree. Rientrata in Italia ho iniziato ad effettuare vari concorsi pubblici, per i quali il mio Master's Degree è stato non soltanto inutile ma persino deleterio: in genere, le procedure di equivalenza per l'attribuzione di punteggio aggiuntivo in concorsi per titoli ed esami non hanno riscontro nei termini fissati dai bandi per la verifica di quanto dichiarato nelle domande di partecipazione. Ad ogni buon modo, punteggio aggiuntivo o meno, ora lavoro in una Pubblica Amministrazione, inquadrata nella c.d. carriera direttiva, cioè in un profilo per il quale la Laurea è propedeutica all'accesso.

    Il lavoro nella P.A. mi piace ma, rischiando di peccare di presunzione, ambisco a poter ottenere un ruolo diverso nel futuro. A questo fine, sto valutando l'opportunità  di conseguire una Laurea Magistrale, in modo da non essere vincolata alle complicate, se non a tratti oscure, procedure di riconoscimento del mio titolo estero ai fini della partecipazione ai concorsi per i quali la LM è indicata come requisito nei rispettivi bandi - per essere più chiara, mi riferisco ai concorsi dirigenziali e/o ai concorsi comunemente definiti "superiori" quali, ad esempio, quelli per l'accesso ai ranghi della Magistratura o in Banca d'Italia.

    Fatta questa doverosa premessa, nella scelta di un corso di studio sono orientata verso le classi di laurea più attinenti a ciò di cui mi occupo e di cui mi voglio occupare, ed in particolare Scienza delle PP.AA. (LM-63), Scienze dell'economia (LM-56, ma anche alcuni corsi formalmente classificati come LM-77) e Giurisprudenza (LMG/01). Mi permetto di elencare brevemente quelli che, a mio avviso, sono i vantaggi e gli svantaggi di ciascuna di esse.

    Giurisprudenza è la regina delle classi di laurea per i concorsi pubblici. Non c'è quasi nessun concorso per profili amministrativi, giuridici o economici che non preveda Giurisprudenza quale titolo di studio per l'accesso, ed anzi vi sono vari concorsi per i quali Giurisprudenza è il solo titolo di studio possibile. Lo svantaggio è ovviamente la durata quinquennale, che richiede un significativo investimento in tempo e denaro. Per di più, va da sé che nel corso dei cinque anni dovrei sostenere numerosi esami ben al di fuori del mio settore d'interesse.

    Scienze dell'economia sembra una classe di laurea affascinante, che mi permetterebbe di ampliare le mie competenze in ambiti quantitativi e potenzialmente mi consentirebbe di partecipare a concorsi per profili per i quali tali competenze sono richieste, vuoi come requisito per la partecipazione alle prove, vuoi come condizione necessaria per il superamento delle prove stesse. Purtroppo si tratta di una scelta rischiosa poiché mi richiederebbe uno sforzo considerevole date le mie attuali lacune nelle discipline quantitative, a fronte di un'utilità  solo potenziale, considerato che i summenzionati profili sono certamente una piccola parte del totale del fabbisogno di personale delle PP.AA.

    Scienza delle Pubbliche Amministrazioni, infine, pare essere - nomen omen - la scelta più naturale o quantomeno più consona. Ho guardato il piano di studi di alcuni corsi e non ho particolari riserve: gli insegnamenti mi sembrano interessanti e pertinenti. Il problema è che, almeno a quanto mi risulta, questa classe di laurea è paradossalmente quella che permette di partecipare a meno concorsi tra le tre citate. Vi sono vari concorsi per i quali è richiesta necessariamente la Laurea in Giurisprudenza, qualcuno per i quali è richiesto un profilo con competenze quantitative, ma nessun concorso per il quale sia richiesta solo ed esclusivamente una Laurea Magistrale LM-63. Mi sembrerebbe assurdo scegliere un corso afferente ad una classe di laurea che restringe sensibilmente sensibilmente la possibilità  di partecipazione ai concorsi di mio interesse.

    Per concludere, vi chiedo un consiglio. Vista la mia volontà  di partecipare ai concorsi di cui ho detto, mi conviene conseguire al più presto una Laurea Magistrale? Se no, perché? Se sì, quale classe di laurea vi sembra la più indicata?

    Mi scuso se sono stata prolissa ma ho cercato di fornire un quadro il più completo possibile. Grazie a chi saprà  e vorrà  aiutarmi.

  • #2
    Gentile collega,

    dell'argomento si è parlato invero molte volte. Purtroppo i messaggi sono dispersi. Non tantissimo tempo fa, ma neanche poco, ho iniziato a dar vita a una cosa che progettavo da tempo, cioè un lunghissimo elenco di frequently asked questions in materia di concorsi pubblici. Ho iniziato a compilare un primo elenco e a buttare giù le risposte, poi sono tornato nel file più volte finché, assorbito dagli impegni, l'ho tralasciato e ora non saprei neanche più che fine ha fatto. Probabilmente avrei dovuto cominciare a farlo in maniera dinamica, cioè con un post già  pubblico da aggiornare nei ritagli di tempo.

    Allora, essendoti tu magistralizzata all'estero conoscerai il sito del Cimea e saprai che esistono diverse procedure per il riconoscimento del titolo. Quelle che interessano a te sono le seguenti:
    1. dichiarazione ministeriale di equipollenza (mi pare che sia equipollenza, non equivalenza) ai fini dei concorsi pubblici, che mi pare sia la strada che hai già  tentato di percorrere ma che richiede di procedere di volta in volta con una istanza che sistematicamente ottiene riscontro quando ormai è troppo tardi (dovresti per questo ricorrere al Tar, ma ovviamente accollandotene le spese);
    2. conseguimento del corrispondente titolo italiano ai sensi dell'art. 170 del TUIS. In questo caso fai una domanda a una qualsiasi università  italiana indicando il titolo della relativa offerta formativa che secondo te maggiormente somiglia a quello che presenti; in presenza di accordi bilaterali con lo stato al cui ordinamento tale titolo si riferisce, ti viene rilasciato d'ufficio il corrispondente titolo italiano, altrimenti vieni immatricolato con abbreviazione di corso (potrebbero convalidare anche tutti gli esami tranne la prova finale) come se stessi conseguendo un secondo titolo. L'Università  di Firenze definisce tale procedura talvolta "equipollenza", ma non è proprio così: in realtà  tu consegui il titolo italiano. Il TUIS così prevede (anche se ne va data una lettura bilanciata con tutte le riforme successivamente intercorse e non letterale, infatti oggi provvede il rettore e non il ministro e le autorità  competenti non sono quelle indicate nel testo bensì gli organi collegiali delle strutture accademiche previste dagli statuti e dai regolamenti dei singoli atenei; inutile dire che anche la parola "Regno" è da intendersi come "Repubblica"). Forse la dichiarazione di equipollenza avviene in quei (rari) casi in cui non ti fanno integrare nulla e dunque non viene rilasciata neanche la pergamena, probabilmente in virtù di un qualche accordo internazionale (che prevale sul TUIS in base alla gerarchia delle fonti del diritto). Se sei a conoscenza di trattati internazionali, ti conviene citarli nell'istanza perché non è improbabile che gli organi dell'ateneo a cui la presenti li ignorino.

    Rebus sic stantibus, ti consiglio in primo luogo di seguire la strada di cui al punto 2 precedente. Ciò premesso, le classi LM-56, LM-63, LM-77 (che è Scienze economico-aziendali, teoricamente una cosa diversa da Scienze dell'economia) e LMG/01 danno pressoché pari opportunità  nella pubblica amministrazione. LMG/01 è l'unica però che ti consenta di accedere (attenzione: non da sola!) alla magistratura. Dei praticantati professionali neanche ti parlo perché tanto sono incompatibili con il pubblico impiego.
    Comunque io non so cosa tu intenda per profili economici, ma mi è capitato di profili contabili e/o statistici in cui la LMG/01 non era presente. Ma in effetti sono veramente pochi. Non esistono, di contro, titoli in cui Giurisprudenza sia l'unico titolo possibile, poiché esistono le equipollenze e i bandi non possono prescindere dalle equipollenze previste per legge o per regolamento ministeriale. Personalmente ho partecipato con laurea di classe L-16 (classe delle lauree in Scienze dell'amministrazione e dell'organizzazione) a diverse procedure teoricamente riservate a laureati nella classe di Scienze dei servizi giuridici o, secondo il criterio dell'assorbenza, a laureati magistrali di classe LMG/01. Inizialmente le amministrazioni hanno opposto resistenza, ma sono sempre riuscito ad accedere producendo una semplice istanza di rettifica del provvedimento di esclusione in autotutela (perfino una volta in cui non hanno risposto a tale richiesta mi hanno poi convocato ad personam per la prova). Nelle tabelle pubblicate in varie parti dei siti ministeriali è scritto che le equipollenze valgono solo per il vecchio ordinamento, ma questo non è vero: bisogna trovare i singoli decreti (inter)ministeriali e vedere cosa dicono loro; il sito web è un mero strumento di pubblicità  *non* legale, ancorché ufficiale, e il Ministero, ancorché fonte autorevole, non è certamente una fonte del diritto (poi se sei una collega saprai bene cosa finisce sui siti web e quanto affidabile sia).

    Veniamo adesso su altri elementi che hai tirato in ballo:
    - Giurisprudenza. Vero che ha durata quinquennale, ma potresti far valere su di essa gli esami della L-36 e quelli del master's degree (ovviamente producendo la necessaria documentazione kafkiana) ottenendo una consistente riduzione di corso. Non escludo che tu, in determinati atenei (non la Pegaso, che oramai non convalida più niente), possa accedere direttamente al quarto o anno o anche al quinto.
    - Scienze dell'economia e Scienze economico-aziendali. Sono due classi distinte solamente sul piano formale, perché consentono un margine di manovra agli atenei tale da costruire su entrambe, indifferentemente, bienni solo economici, solo aziendali o misti, così come con varie combinazioni di economia, studi aziendali, discipline giuridiche e statistica, e perfino corsi che non vedono l'economia e gli studi aziendali neanche col binocolo come questo e questo. Molti corsi in queste classi non prevedono esami quantitativi, o comunque toccano argomenti quantitativi solo di striscio.
    - Scienze delle pubbliche amministrazioni è una classe in cui pure gli atenei hanno margini di manovra abbastanza ampà®. In questa classe sono offerti corsi esclusivamente giuridici o quasi, corsi molto più economici, corsi giuridici e sociologici etc.. Questo corso sarebbe perfettamente compatibile anche con le classi LM SC-GIUR (nuova classe che non si capisce ancora a che serva), LM-56 e LM-77 senza cambiare un esame (forse un pochino la distribuzione dei crediti). Onestamente questa mi sembra una ragione più che valida per non conseguire un titolo di questa classe.
    Pensa che ho trovato concorsi che prevedono la LM-62 (Scienze della politica) ma non la LM-63. Comunque con la LM-63 puoi partecipare: è equiparata al DL v.o. in Scienze politiche e al DL v.o. in Scienze dell'amministrazione, i quali sono ambedue equipollenti alla laurea in Giurisprudenze ai sensi di varie norme che non ti sto a riportare. L'equipollenza non gode di proprietà  transitiva o commutativa, ma l'equiparazione è molto più della semplice equipollenza, ed è reciproca.
    Ultima modifica di dottore; 05-05-2020, 16:09.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Buonasera;

      Ti ringrazio per i chiarimenti.

      Nel corso degli anni ho in effetti pensato più volte alla possibilità  di richiedere il riconoscimento del titolo estero, ma ho sempre desistito per tre ragioni, tutte attinenti alla sfera personale e che pertanto elenco fondamentalmente a mero titolo informativo.

      In primo luogo, sono sempre stata refrattaria all'apprendimento di normativa e regolazioni universitarie. Mi rendo conto che si tratta di un mio limite, ma nel caso dovessi procedere alla richiesta di riconoscimento - pagando marche e balzelli - vorrei farlo con cognizione di causa, cioè sapendo che cosa mi verrebbe riconosciuto, e questa consapevolezza la potrei acquisire solo dopo aver esaminato attentamente quanto di cui sopra.

      Questo mi porta al secondo problema, e cioè che il riconoscimento sarebbe solo parziale, in quanto il mio titolo di studio estero (Regno Unito, per essere più esplicita) è calcolato in 90 crediti ECTS. Dovrei quindi iscrivermi al corso di studi, e sostenere esami per un minimo di 30 crediti ECTS - almeno questo è quanto sono riuscita a capire.

      Infine, ma trattasi di una motivazione egoistica e superficiale, temo che nel processo di riconoscimento verrebbe effettuata una riparametrazione più o meno lineare che a mio avviso non corrisponde allo studio e all'impegno da me profusi. Più chiaramente, temo che il voto di laurea non terrebbe conto della diversa enfasi attribuita allo stesso nei due Paesi.

      Ciò premesso, probabilmente procederò comunque in tale direzione in un primo momento, trattandosi di quella più logica. Poi, se avrò intenzione di proseguire gli studi, da quanto ho capito mi conviene orientarmi verso una LM-56 o LM-77, salvo novità  sulla LM SC-GIUR di cui confesso non conoscevo neppure l'esistenza. L'idea di iscrivermi ad un corso di laurea in Giurisprudenza deriva dal fatto che il mio sogno è la magistratura contabile, ma conosco perfettamente i requisiti per l'ammissione alle prove scritte e so che quasi certamente non li raggiungerò mai, indipendentemente dalla laurea.

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      • #4
        Originariamente inviato da OBZEle Visualizza il messaggio
        In primo luogo, sono sempre stata refrattaria all'apprendimento di normativa e regolazioni universitarie. Mi rendo conto che si tratta di un mio limite, ma nel caso dovessi procedere alla richiesta di riconoscimento - pagando marche e balzelli - vorrei farlo con cognizione di causa, cioè sapendo che cosa mi verrebbe riconosciuto, e questa consapevolezza la potrei acquisire solo dopo aver esaminato attentamente quanto di cui sopra.
        Purtroppo solo gli atenei telematici offrono un servizio di prevalutazione gratuito della carriera (dovresti comunque produrre il titolo apostillato, la dichiarazione di valore in loco e la traduzione giurata del transcript of records); le università  tradizionali, nel raro caso in cui lo fanno, se lo fanno pagare profumatamente.

        Questo mi porta al secondo problema, e cioè che il riconoscimento sarebbe solo parziale, in quanto il mio titolo di studio estero (Regno Unito, per essere più esplicita) è calcolato in 90 crediti ECTS. Dovrei quindi iscrivermi al corso di studi, e sostenere esami per un minimo di 30 crediti ECTS - almeno questo è quanto sono riuscita a capire.
        In presenza di una fonte del diritto internazionale di natura pattizia (accordo, trattato, convenzione o quel che sia), si applica quella. In assenza della stessa (e non mi risulta che con il Regno unito ce ne siano), devono iscriverti a un corso italiano con abbreviazione di carriera, e non ti possono convalidare più crediti di quelli effettivamente maturati.
        Ordunque, il processo di Bologna prevede che il secondo ciclo possa durare da un minimo di 2 a un massimo di 4 semestri, quindi 60, 90 o 120 crediti. In Italia esso è stato sdoppiato: master universitario di primo livello, da almeno 60 crediti, che non dà  accesso al terzo ciclo (ma può contribuire al conseguimento della laurea magistrale), e laurea magistrale, da 120 crediti. Probabilmente in alcuni atenei riusciresti a farti rilasciare un master (attenzione: non tutti convalidano gli esami dei master), ma te lo sconsiglio vivamente e ti consiglio, piuttosto, di puntare sulla laurea magistrale. In tal caso però devi integrare perlomeno di 30 crediti (di cui magari 20 però sono di tesi).

        temo che il voto di laurea non terrebbe conto della diversa enfasi attribuita allo stesso nei due Paesi.
        Potresti trovarti un ateneo che dispensa gli esami, senza voto. A Firenze facevano ancora così sino a qualche anno fa; adesso non saprei.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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