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Dopo quelli per giuristi che non hanno studiato diritto, ecco i concorsi taylor made

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  • Dopo quelli per giuristi che non hanno studiato diritto, ecco i concorsi taylor made

    Ho già avuto modo in un'altra discussione di segnalare il caso assurdo della Banca d'Italia, la quale, all'ultimo concorso per funzionari esperti giuridici, attualmente in svolgimento, richiede alternativamente una laurea magistrale di classe LMG/01 o LM-SC/GIUR o LM-52 o LM-62 o LM-63, escludendo le classi economiche, sempre presenti nei concorsi precedenti in virtù della tradizionale triade Scienze politiche - Giurisprudenza - Economia e commercio del vecchio ordinamento, e generando il seguente paradosso:
    • le persone che hanno conseguìto una laurea magistrale di una delle classi di cui sopra dopo una laurea umanistica o una laurea sociale a scarso o nullo contenuto giuridico (vedi L-20, L-24, L-40) sono considerati esperti giuridici e pertanto possono concorrere, anche se magari hanno un unico esame giuridico nel loro cursus accademico complessivo (caso tipico del laureato in Lettere o Storia o Filosofia che abbia poi conseguito la laurea magistrale in Mass media e politica dell'Alma mater studiorum Università di Bologna);
    • le persone che hanno una laurea di area politico-giuridica seguìta da una magistrale di classe economica, le quali hanno superato (come nel mio caso) più di 25 esami nei settori scientifico-disciplinari del raggruppamento IUS, non sono ammesse a partecipare al concorso;
    • dulcis in fundo, sono candidabili i laureati del previgente ordinamento in Relazioni pubbliche, in Scienze della comunicazione e in Servizio sociale alla Lumsa (4 anni) perché tali lauree sono equiparate ex DI 09/07/2009 alla laurea v.o. in Scienze politiche, mentre la Banca d'Italia, facendo confusione evidentemente tra equipollenza equiparazione, non riconosce le equiparazioni in senso inverso e pertanto esclude i laureati magistrali nella classe LM-56 (Scienze dell'economia), equiparata a Scienze politiche v.o..

    Come credo di avere già spiegato, la Banca d'Italia ha un regime giuridico particolare e pertanto è legittimo che richieda, per l'accesso a quella alta delle sue uniche due carriere, la laurea magistrale anziché la laurea semplice; non si contesta la legittimità di ciò. Si contestano la manifesta illegittimità del non riconoscimento di un'equiparazione disposta con regolamento interministeriale con valore di lex specialis per quanto concerne la LM-56, e della manifesta illogicità di tutto il resto. Nessuno nega la piena discrezionalità di qualsiasi amministrazione (tanto più una autorità amministrativa indipendente quale è la Banca d'Italia) nello scegliere i titoli che ritenga più idonei e opportuni, ma nel momento in cui scrive, direttamente o indirettamente, «io scelgo i laureati in Dams o in Lingue che abbiano conseguito una laurea magistrale di classe LM-52 perché sono dei giuristi» evidentemente sta compiendo una scelta illogica e come tale sindacabile dal giudice amministrativo nella misura in cui vìola il principio di buon andamento della PA di cui all'art. 97 della Costituzione, che a sua volta si ispira a criteri di efficienza, efficacia ed economicità dell'azione amministrativa e come tale non può che conformarsi alla logica al buon senso; tutto ciò a non voler considerare che una scelta del genere vìola anche il principio del favor partecipationis (speculare all'interesse pubblico nella selezione dei migliori) e quello del legittimo affidamento (siccome storicamente i bandi indetti per questa posizione hanno richiesto, tra le altre, lauree v.o. o lauree magistrali economiche, qualcuno potrebbe aver fatto affidamento su questa prassi consolidata per conseguire un titolo del genere proprio al fine di partecipare a concorsi del genere).

    Ho presentato una dettagliatissima e ben documentata istanza di rettifica in autotutela amministrativa del bando, che è un rimedio non giurisdizionale, supportandola sia con riferimenti normativi e conseguenti argomentazioni esegetiche e dottrinali sia con documentazione probatoria del fatto che è possibile conseguire una laurea magistrale afferente a una delle classi di cui sopra senza aver mai sostenuto esami di diritto in vita propria o avendone sostenuto pochissimi (mentre, di contro, è possibile conseguire una laurea di classe L-14 o L-16 sostenendo prevalentemente o quasi esclusivamente esami giuridici e poi proseguire gli studi nel secondo ciclo arrivando a conseguire una LM-77), ma la controparte non ha letteralmente voluto sentire ragioni: mi ha trasmesso una nota standard (vedi ultra), di tre righe, in cui mi comunicava che la mia domanda non era meritevole di accoglimento in quanto i laureati in materie economiche non hanno la professionalità richiesta, prova del fatto che le 9 pagine di doglianze non erano neanche state prese in considerazione e per domanda si intendeva letteralmente la richiesta formulata nella fase conclusiva del testo (sezione "chiede"). Ho trasmesso controdeduzioni significando loro che la domanda precedentemente formulata non era volta a richiedere la mia generica ammissione (peraltro nei fatti i laureati in discipline economiche sono già ammessi, se successivamente magistralizzati in una delle classi di cui sopra; siamo noi laureati in discipline politico-giuridiche successivamente magistralizzati in area economica o aziendale e non esserlo) e rappresentando nuovamente le medesime doglianze, espresse in maniera più sintetica, ma non hanno replicato. Confrontandomi con altre persone sul web ho scoperto che in effetti in molti laureati magistrali LM-77 avevano trasmesso istanza di partecipazione in deroga ai requisiti richiesti dal bando e che l'eventuale comunicazione ricevuta a riscontro da tutti loro era pressoché identica alla mia. Purtroppo queste persone hanno rovinato il mio lavoro in quanto si sono limitati a presentare imperterriti l'istanza di partecipazione, a mano non potendo compilare il form elettronico appositamente predisposto, senza supportarla con argomenti giuridici, e, anche laddove gli argomenti giuridici siano stati utilizzati, non erano valido. Ad esempio una ragazza aveva fatto formulare l'istanza a un avvocato, il quale difetta palesemente delle più elementari conoscenze in materia di ordinamenti universitari visto che l'unico motivo che gli è venuto in mente per supportare la tesi secondo cui la tizia avesse diritto di partecipare alla procedura è il legittimo affidamento, argomento francamente un po' debole e passabile solo in un contesto rafforzato; se a questo poi si aggiunge che sosteneva che nei corsi di laurea in Economia il diritto è materia di studio fondamentale in quanto caratterizzante la formazione generale, a differenza che in quelli in Scienze politiche, in cui sarebbe materia marginale, allora si tratta di affermazioni talmente infondate che penso che su questo forum non ci sia neanche bisogno di commentarle (al di là della confusione tra laurea e laurea magistrale nonché di quella tra attività formative di base e caratterizzanti).

    Ci sono però dei concorsi nei quali le richieste bizzarre non derivano dall'evidente ignoranza in materia di ordinamenti universitari di chi ha concepito il bando, di chi lo ha materialmente elaborato e di chi lo ha approvato, adottato ed emanato, ma dalla malcelata esigenza di favorire qualcuno, su cui si cerca di costruire su misura il bando. Ultimamente me ne stanno capitando sotto gli occhi diversi, più o meno spudorati, e siccome le illazioni che sto facendo sono pesanti mi limiterò a riferire i peccati ma non i peccatori, per evitare querele per diffamazione.
    Non posso però esimermi dal denunciare, anonimamente, le schifezze che sto vedendo, soprattutto in àmbito sanitario e in università, con eguale rappresentativa del Nord, del Centro e del Sud (per il momento non ci sono le regioni insulari, ma sono certo che prima o poi appariranno all'orizzonte).
    1. Per un concorso per dirigenti viene richiesta la laurea magistrale, malgrado la Cassazione abbia detto che la laurea è sufficiente. E fin qui è un problema comune. Ma vediamo di che lauree magistrali si tratta: non c'è la classe LM-63 (Scienze delle pubbliche amministrazioni) ma ci sono classi umanistiche che spaziano dalla LM-45 (Musicologia e beni musicali) alla LM-89 (Storia dell'arte), passando per la LM-65 (Scienze dello spettacolo). C'erano comunque la LMG/01, la LM-62, la LM-56 e la LM-77, molto classiche per questo genere di concorsi. Altre bizzarrie non mi ricordo ma penso che non ci sia neanche bisogno di andare a recuperare il bando, perché queste sono sufficienti per porsi qualche domanda (e, marzullianamente, darsi qualche risposto).
    2. Per un concorso per dirigenti amministrativi, a cui vengono richieste competenze giuridiche a giudicare dalle materie oggetto delle prove (né potrebbe essere altrimenti), vengono richieste le lauree del vecchio ordinamento in Sociologia, Scienze della comunicazione oppure Scienze politiche con indirizzo politico-sociale, ovvero le lauree specialistiche o magistrali ad esse equiparate. Ebbene, a parte la richiesta assurda (Scienze politiche a indirizzo politico-amministrativo perché non dovrebbe andar bene?), va detto che l'indirizzo, ancorché in alcuni atenei (vedi Federico II di Napoli) vigesse la consuetudine di riportarlo sulla pergamena e quasi tutti gli atenei lo riportino sulle attestazioni rilasciate su richiesta o d'ufficio (certificati di conseguimento titolo, conferme di veridicità delle dichiarazioni sostitutive, diploma supplements), non è costitutivo del titolo di studio e pertanto non ne determina il valore legale. Perfino Lettere indirizzo classico e Lettere indirizzo moderno, benché da sempre distinte popolarmente in «Lettere classiche» (o «Lettere antiche») e «Lettere moderne» (al massimo ci si riferiva all'indirizzo moderno dicendo semplicemente «Lettere», o anche ai corsi di laurea in Materie letterarie presso le facoltà di Magistero), hanno lo stesso valore legale, infatti per l'accesso all'insegnamento secondario non conta l'indirizzo, ma gli esami sostenuti.
    3. Per un concorso per dirigenti da destinare, come prima assegnazione, a una struttura che si occupa di affari generali e dunque di amministrazione nel senso più stretto, viene richiesta laurea oppure laurea magistrale di area ingegneristica o architettonica.
    Ultima modifica di dottore; 14-11-2022, 09:04.
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  • #2
    Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
    Ci sono però dei concorsi nei quali le richieste bizzarre non derivano dall'evidente ignoranza in materia di ordinamenti universitari di chi ha concepito il bando, di chi lo ha materialmente elaborato e di chi lo ha approvato, adottato ed emanato, ma dalla malcelata esigenza di favorire qualcuno, su cui si cerca di costruire su misura il bando.
    Effettivamente questo è il segreto di pulcinella. In ambito universitario è quasi la prassi. Gli indagati del mese sono a Genova, tanto per fare un piccolo esempio.
    Più o meno tutti quelli che si sono laureati hanno avuto il sentore di fatti simili, purtroppo si tratta di un terreno minato per cui se non si hanno prove in mano si corre il rischio di essere querelati.
    Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
    digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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    • #3
      Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio

      Effettivamente questo è il segreto di pulcinella. In ambito universitario è quasi la prassi. Gli indagati del mese sono a Genova, tanto per fare un piccolo esempio.
      Veramente è in corso un'indagine che è partita se se non sbaglio dall'ateneo ferrarese per coinvolgere quello genovese e altri al Nord, al Centro e al Sud (tanto per non farci mancare niente, tanto la casta è unica).
      Lì però è diverso perché le cooptazioni vengono fatte in altro modo, non manipolando i bandi rispetto ai titoli richiesti, che sono stabiliti dalla legge e sui quali le singole università non hanno alcun margine di discrezionalità. Esiste, invece, a differenza che nei normali concorsi pubblici, una discrezionalità pressoché illimitata della commissione, che può fare apprezzamenti che vanno ben al di là dell'attribuzione di punteggi sulla base di criteri oggettivi e predeterminati.
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