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Dubbio, Filosofia e...?

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  • Dubbio, Filosofia e...?

    Salve a tutti!
    Ero (e sono!!!) deciso di studiare filosofia, e non per lavoro, ma per passione. Solo che dopo un'accesa discussione con mio padre mi sono reso conto che è poco probabile che trovi lavoro con una laurea in quella materia. Ora volevo consigli su un percorso di studi da poter intraprendere in parallelo al corso di Laurea di Filosofia per poter un giorno sfamare una famiglia.

    Grazie già  in anticipo!!

  • #2
    La filosofia ha sbocchi solo nell'insegnamento e nella ricerca (quindi accademici) e poco meno di un terzo dei laureati trova lavoro, potresti provare con un corso di lettere che abbia l'indirizzo più "filosofico" possibile, comunque te la sconsiglio.
    Oggigiorno ci sono molti corsi universitari di alta formazione e aggiornamento, per non parlare dei master, potresti farne uno di filosofia una volta completati degli studi migliori da un punto di vista lavorativo.

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    • #3
      Originariamente inviato da Alfread.Anèr Visualizza il messaggio
      Salve a tutti!
      Ero (e sono!!!) deciso di studiare filosofia, e non per lavoro, ma per passione. Solo che dopo un'accesa discussione con mio padre mi sono reso conto che è poco probabile che trovi lavoro con una laurea in quella materia. Ora volevo consigli su un percorso di studi da poter intraprendere in parallelo al corso di Laurea di Filosofia per poter un giorno sfamare una famiglia.

      Grazie già  in anticipo!!
      Secondo me oggi chi ha una laurea in filosofia ha le stesse chance di trovare lavoro di un laureato in giurisprudenza.
      Io non credo nemmeno ci sia una stretta relazione tra laurea e occupazione!

      Quello che posso dirti è che per studiare ci vuole passione...ma ci vogliono anche soldi! Magari trovati un lavoretto che concilia con lo studio...e fse tuo padre non si opporrà !

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      • #4
        Originariamente inviato da Rossellakkk Visualizza il messaggio
        Secondo me oggi chi ha una laurea in filosofia ha le stesse chance di trovare lavoro di un laureato in giurisprudenza.
        Io non credo nemmeno ci sia una stretta relazione tra laurea e occupazione!
        Chi studia giurisprudenza non entra subito nelle classifiche del lavoro perchè che scelga di diventare avvocato, notaio o magistrato ha 2 anni di tirocinio.
        Una laurea in filosofia è una condanna alla morte sociale, non prendiamoci in giro.

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        • #5
          Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
          Chi studia giurisprudenza non entra subito nelle classifiche del lavoro perchè che scelga di diventare avvocato, notaio o magistrato ha 2 anni di tirocinio.
          Su Giurisprudenza ti dovrei fare un discorsetto, magari in privato.

          Comunque il nostro amico parla di studi paralleli. E in Italia è vietato essere iscritti contemporaneamente a due corsi universitari. Se ti acchiappano lo sai che ti succede, vero?
          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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          • #6
            Mi era sfuggito il termine "parallelo"!
            Hai capito il furbone?
            Su giurisprudenza credo di essere sufficientemente edotta: sulla carta è una laurea prestigiosa, nella pratica sei a spasso.

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            • #7
              Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
              Su giurisprudenza credo di essere sufficientemente edotta: sulla carta è una laurea prestigiosa, nella pratica sei a spasso.
              In realtà  è un'altra cosa che ti volevo dire, ma non fa niente.
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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              • #8
                Eh, dilla.

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                • #9
                  Premetto che nella mia famiglia allargata sono tutti medici, avvocati e qualche insegnante, e io sono una mosca bianca o se preferisci una pecora nera, e che quindi ho potuto constatare con mano quello che ho poi effettivamente riscontrato dalle statistiche.

                  Ai tempi dei miei zii più anziani laurearsi in Giurisprudenza significava effettivamente andare a fare gli avvocati (o meglio, ai tempi, prima i procuratori legali e poi agli avvocati) o i magistrati o i notaà®. Era molto raro laurearsi in Giurisprudenza per fare altra cosa. Stiamo parlando comunque di un'epoca in cui la dirigenza nella P.A. non esisteva e per l'accesso alla carriera direttiva, quella dei funzionari (che svolgevano gran parte delle funzioni odiernamente in carico ai dirigenti; quelle residuali erano in capo agli organi politici), era sufficiente il diploma. Con il diploma si poteva fare anche l'ufficiale militare e il commissario di Polizia. La laurea serviva solo per l'accesso a questi ruoli dall'esterno (cioè al di fuori dell'Accademia di Polizia, che non esiste più, e delle accademie militari), cosa tipica degli ufficiali medici e degli ufficiali di complemento.
                  Poi è venuta un'epoca intermedia, quella dei miei cugini più anziani, in cui laurearsi in Giurisprudenza andava di moda, ma non necessariamente per svolgere professioni forensi o la professione notarile. Molti si iscrivevano comunque con l'idea di fare altro: tipicamente insegnamento (non più come attività  da affiancare alla libera professione) o comunque pubblica amministrazione, anche perché oramai era divenuta obbligatoria la laurea per l'accesso alla neo-introdotta dirigenza e, successivamente, per la ex carriera direttiva, ma qualcuno aveva anche l'ambizione di andare a fare il manager. Dopo la laurea, sì e no il 40-50% dei laureati in Giurisprudenza si abilitava alla professione di avvocato. La maggior parte degli altri veniva assorbita in qualche modo dalla pubblica amministrazione. E anche molti abilitati alla professione di avvocato rinunciavano a svolgerla rifugiandosi nella P.A., un porto sicuro in cui approdare per avere uno stipendio fisso, e dunque un minimo garantito su cui contare, in tempi in cui la crisi della professione, inflazionata, cominciava già  a farsi sentire.
                  Infine, sono arrivati i tempi odierni. In cui sostanzialmente Giurisprudenza, pur col calo degli iscritti, tiene come refugium peccatorum per persone che sostanzialmente non sono portate per la matematica e non sanno cosa fare. La differenza rispetto a prima è che oggi la quasi totalità  dei laureati, in qualche modo (col praticantato classico, con la via spagnola, con la scuola di specializzazione per le professioni legali”¦), finisce con l'ingrossare le schiere di un albo forense (magari ripetendo l'esame di Stato più volte), tanto il praticantato, dato che è tutto lavoro gratuito per gli studi, difficilmente si nega, e bene o male chi proprio non riesce ci arriva tramite parentele o conoscenze (con tutti gli avvocati che ci sono in giro”¦). Questo perché la pubblica amministrazione, a causa dei bloccchi delle assunzioni conseguenti al trattato di Maastricht e al correlato patto di stabilità , non è più in grado di assorbirli. Quindi oggi paradossalmente abbiamo molti più avvocati di ieri (quando già  erano troppi), ma la maggior parte è di fatto a spasso, tant'è che quelli sotto i trent'anni avevano quasi tutti la partita IVA nel regime dei minimi. Il versamento obbligatorio di un minimo di contribuzione nelle casse del fondo di previdenza (cassa professionale) sta spingendo molti a chiudere le posizioni IVA e anche a cancellarsi dall'albo, ma cosa andranno a fare? É veramente nera.
                  BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                  • #10
                    Se non sbaglio di mezzo c'è anche l'assicurazione obbligatoria.
                    Ormai o sei coperto dalla famiglia per i primi anni o hai lo studio legale del papà .

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                    • #11
                      Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                      Ormai o sei coperto dalla famiglia per i primi anni o hai lo studio legale del papà .
                      Anche in quest'ultimo caso devi pagarti lo stesso contributi per la cassa forense e assicurazione per la responsabilità  civile (non so se questa è diventata obbligatoria però), perché formalmente in Italia non è ancora possibile svolgere la professione in forma societaria, sebbene qualche timida apertura in senso liberalizzatore degli ultimi anni (sono state sdoganate le associazioni tra professionisti, anche interprofessionale, anche se comunque la professione viene svolta sempre in forma individuale e e nona associata).
                      Nella mia famiglia anche chi aveva il papà  avvocato, potendo, pur essendosi laureato in Giurisprudenza ha fatto altre scelte, salvo essere realmente appassionato.
                      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                      • #12
                        Tu cosa consiglieresti a un neolaureato in giurisprudenza?

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                        • #13
                          Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                          Tu cosa consiglieresti a un neolaureato in giurisprudenza?
                          Sicuramente di non fare come hanno fatto dei miei conoscenti che sono scappati a cercare lavoro in Inghilterra, peraltro nella competitivissima Londra, ritrovandosi dopo quindici giorni di ricerche infruttuose a fare i lavapiatti (quando non i lavacessi) cash on hands.
                          Io mi rendo conto che c'è stata un'intera generazione (la mia) alla quale hanno fatto le palle quadrate con questa storia che di doveva imparare l'inglese perché sarebbe stato il passepartout per il mondo, e che quindi l'inglese è generalmente l'unica lingua straniera conosciuta (e male) dalla maggior parte dei miei coetanei, ma purtroppo la realtà  è un'altra: se vuoi lavorare in Europa, l'inglese basta solo nel Regno unito e in Irlanda (e a Malta, per quello che può contare) o, tutt'al più, nei paesi scandinavi ma solo se svolgi lavori di elevatissima specializzazione in à mbito tecnico-scientifico (il ricercatore, praticamente. Non necessariamente universitario). Fuori dall'Europa è un altro discorso, ma lì subentra il problema di dover ottenere il permesso di soggiorno.
                          Peraltro uno fresco di laurea in Giurisprudenza dovrebbe sapere, oltre il fatto ovvio che ogni stato ha un ordinamento o meglio ogni stato è un ordinamento, che la tradizione giuridica anglo-americana è di common law e dunque completamente diversa dalla nostra, quindi cosa pensa di fare in UK con una laurea in Giurisprudenza?
                          Potrebbe però fare come hanno fatto due persone che conosco, cioè prendere un master's degree in una università  inglese. Generalmente i corsi durano un anno e spesso sono a step (cioè se ti fermi a un certo numero di crediti ti rilasciano un titolo intermedio). Sono molto costosi, ma sul mercato del lavoro fanno davvero la differenza, perché non è come da noi che dopo il primo ciclo (bachelor) tutti proseguono gli studi, bensì lo fa un'esigua e sparuta minoranza, e soprattutto una minoranza della minoranza lo fa subito dopo (generalmente si attende qualche anno per fare esperienza; alcuni sono mandati dalle imprese per cui lavorano, che pagano loro la formazione avanzata). La frequenza è obbligatoria ma in linea di massima compatibile con lavori almeno part time, e si è suddivisi in classi di 10-15 persone (comunque su un totale di iscritti per corso nell'ordine di una cinquantina). La laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza di solito essendo un unico titolo non viene considerata, all'accesso, come un master's degree, ma come un bachelor's degree (with honors perché ha una parte di ricerca, cioè la tesi); del resto anche internamente al Regno unito esistono atenei che per antica tradizione rilasciano il titolo di master (molto più raramente quello di doctor) al termine di programmi undergraduate, ma ciò non implica che poi quegli studi vengano riconosciuti come superiori! Le procedure di riconoscimento sono molto snelle perché nel common law tutti i documenti hanno fede pubblica sino a prova contraria (non esiste il notaio, perlomeno non come lo intendiamo noi). Conosco tre o quattro persone che hanno fatto scelte del genere e, dopo immani sacrifici, sono stati ampiamente ripagati (rispetto agli standard cui siamo abituati in Italia). Tuttavia bisogna essere per l'appunto pronti a fare sacrifici ed è una cosa che sconsiglierei a chi è troppo in là  con gli anni.
                          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                          • #14
                            Mmm non so se sono d'accordo al 100%.
                            E' vera la storia della differenza tra la civil law e la common law e il fatto che andare all'estero costa tanto (è quello che dico qui dal 2014 a molti ragazzi) però dipende anche dal settore a cui punti.
                            Conosco una ragazza che sta per fare un'LL.M. in un'università  prestigiosa dell'Inghilterra e che in futuro si occuperà  di mercati finanziari.
                            Chi riesce a fondere l'economia con il diritto di solito ce la fa perchè la lingua dell'economia è l'inglese.
                            Ma gli altri?
                            E' quello il problema.
                            Cioè: se io sono nella media e non ho soldi? Come me la cavo?
                            Questo chiedevo.

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                            • #15
                              Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                              Mmm non so se sono d'accordo al 100%.
                              E' vera la storia della differenza tra la civil law e la common law e il fatto che andare all'estero costa tanto (è quello che dico qui dal 2014 a molti ragazzi) però dipende anche dal settore a cui punti.
                              Conosco una ragazza che sta per fare un'LL.M. in un'università  prestigiosa dell'Inghilterra e che in futuro si occuperà  di mercati finanziari.
                              Guarda che stiamo dicendo la stessa cosa.
                              E anche nel tuo esempio la persona in questione sta proseguendo gli studi in loco.
                              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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