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Doppio Titolo: perchè non renderlo possibile nell'Università italiana?

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  • Doppio Titolo: perchè non renderlo possibile nell'Università italiana?

    Ciao a tutt*, perché non è possibile avere ”˜un‘università delle competenze‘? Qui il link della mia petizione: https://www.change.org/p/giuseppe-co...0-3b1f03929933.

    Di seguito gli obiettivi alla base della mia proposta. Cosa ne pensate?

    - La proposta si basa su due elementi centrali: mobilità e interdisciplinarità ; aspetti costitutivi e sfide del vivere quotidiano con cui il mondo dell‘Università e della ricerca in #Italia devono confrontarsi nell‘ambito di un processo di riforma complessivo;

    - É necessario intensificare la collaborazione scientifica e la progettualità degli studenti sul territorio nazionale: conoscere le potenzialità del tessuto socio-culturale nazionale permetterà una più consapevole apertura europea ed internazionale all‘Università italiana;

    - Accanto agli obiettivi fondamentali di formazione e ricerca, è necessario perseguire la Terza missione culturale e sociale con un maggiore coinvolgimento della cittadinanza e del mondo del lavoro, con interventi mirati: da una maggiore integrazione interna agli atenei ad una funzione civile necessaria in una ”˜società della conoscenza‘.

  • #2
    Ne abbiamo già  parlato qui.

    http://www.università .com/discussio...so-italia.html

    E per i motivi che ho scritto sono contraria.
    In Italia ci sono università  come l'Unipegaso che con master fanno fare fino a 5 esami in un giorno.
    Con doppio titolo ci troveremmo davanti due tipi di laureati: il laureato sfigato pre-riforma con una laurea povero e il laureato figo post riforma con 20 lauree ricco.
    Contrarissima.

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    • #3
      Perché è una proposta valida

      Grazie Marika.

      Premesso che non conosco nel dettaglio la situazione ad UniPegaso, ti spiego meglio i vantaggi di questo intervento:

      - innanzitutto si parla di un doppio titolo (non venti lauree, ma al massimo due contemporaneamente);

      - il mercato del lavoro richiede competenze più flessibili e interdisciplinari: perché non affiancare ad un percorso umanistico, un‘indirizzo improntato all‘innovazione tecnologica?;

      - spendibilità  del/i titolo/i di studio: l‘obiettivo finale, infatti, sarebbe quello di rivedere nel loro insieme i corsi di studio per renderli più adatti ai cambiamenti del mondo esterno all‘accademia: non tutte le professioni richiedono un percorso parallelo (vd. giurisprudenza/scienze politiche), ma tante nuove professioni del digitale stanno emergendo che richiedono competenze trasversali (vd. informatica giuridica), per farti uno dei tanti esempi.

      Non vedo quali possano essere gli svantaggi, vista peraltro la richiesta crescente di double degree con università  straniere.

      Saluti,
      Michele

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      • #4
        Premesso che non conosco nel dettaglio la situazione ad UniPegaso
        Se la conoscessi nel dettaglio forse, anzi probabilmente, ci ripenseresti.
        Ma non mi riferisco solo all'Unipegaso, l'ho presa come esempio.

        innanzitutto si parla di un doppio titolo (non venti lauree, ma al massimo due contemporaneamente)
        Si partirebbe col doppio titolo, poi i furbetti ci infilerrebbero un quarto, un sesto e così via.
        Gli atenei sono furbi, stai certo che si studierebbero soluzioni per permettere di laurearsi "a due a due" molto velocemente.

        il mercato del lavoro richiede competenze più flessibili e interdisciplinari: perché non affiancare ad un percorso umanistico, un‘indirizzo improntato all‘innovazione tecnologica?
        Paradossalmente questo è un modo di pensare abbastanza antiquato.
        Non servono esperti Mysql che sappiano citare Socrate: servono sviluppatori blockchain, software engineer, data scientist, esperti in meccatronica e così via.
        Vale anche al contrario.
        Il tuo modo di pensare andava benissimo 10 anni fa, ora i tempi sono cambiati: c'è sempre tempo per fare un master con cui coltivare le proprie passioni, ma nel frattempo bisogna specializzarsi con un corso di laurea specifico, possibilmente un'esperienza all'estero e dei precedenti lavorativi addirittura durante gli studi.
        Questo chiede il mercato del lavoro, non il "doppio" titolo.

        spendibilità  del/i titolo/i di studio: l‘obiettivo finale, infatti, sarebbe quello di rivedere nel loro insieme i corsi di studio per renderli più adatti ai cambiamenti del mondo esterno all‘accademia: non tutte le professioni richiedono un percorso parallelo (vd. giurisprudenza/scienze politiche), ma tante nuove professioni del digitale stanno emergendo che richiedono competenze trasversali (vd. informatica giuridica), per farti uno dei tanti esempi.
        Questo è già  più vero, ma il mondo del diritto in Italia è molto antiquato: siamo nel 2019 e l'esame di avvocato si fa ancora con la penna, inoltre molti tribunali non si sono aggiornati al processo telematico.

        Non vedo quali possano essere gli svantaggi, vista peraltro la richiesta crescente di double degree con università  straniere.
        Quelli che tu citi sono altri mondi, torno a fare l'esempio dell'Unipegaso.
        Se con l'Unipegaso non ho l'obbligo dei 60 crediti all'anno (dopo i quali devo fermarmi) e posso fare master che garantiscono 5 esami in un giorno fatti a crocette, cosa mi toglie la possibilità  di continuare a farmeli riconoscere in corsi di laurea e laurearmi 20 volte se ho soldi?
        E ritorna il discorso di prima: si creerebbero laureati di serie B pre riforma e laureati di serie A post riforma.

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        • #5
          Ulteriori chiarimenti

          Grazie Marika, credo servano ulteriori ragguagli a quanto ho scritto prima (a beneficio di chi leggerà  la discussione oltre a noi). Sia chiaro, rispetto la tua opinione e non farò nulla per farti cambiare idea.

          - Su Pegaso: la mia proposta mira ad una maggiore integrazione dei saperi tra didattica e ricerca, nel segno della mobilità  e dell‘interdisciplinarità . Due aspetti che escludono del tutto le università  telematiche.

          - Non passioni, ma competenze: la serie di professioni da te menzionate convalidano ulteriormente la mia tesi, secondo cui ”˜sbloccare‘ il doppio titolo (con una legge dello Stato e relative sanzioni - dunque non si può andare oltre i due titoli di laurea -) porterebbe le aziende a dialogare con le università  e a cercare profili professionali sempre più specifici e in grado di affrontare un mercato del lavoro in continua evoluzione.

          Grazie del confronto, te ne sono grato e certo che mi aiuterà  a migliorare la proposta.

          Buona serata,
          Michele

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          • #6
            Mi continui a ringraziare ma non c'è alcun bisogno: i forum sono fatti apposta, si discute apertamente, non sono come Facebook che in pratica è un'accozzaglia di pareri sgrammaticati e poco rispettosi.
            Perchè l'interdisciplinarità  dovrebbe essere preclusa alle telematiche?

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            • #7
              Risposta

              Sono una persona cordiale (almeno credo) e poco avvezza ai forum.

              Perché le università  telematiche non fanno ricerca, non hanno l‘obbligo di rispondere alla ”˜Terza Missione‘, non hanno la possibilità  di dialogare e di far incontrare i laureati con gli stakeholder, non permettono percorsi interdisciplinari integrati tra le facoltà  di un Ateneo o tra più atenei, con modelli di didattica peculiari e a contatto col territorio (imprese, società  civile ...) ...

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              • #8
                Sarei d'accordo in linea di principio, ma le petizioni online non servono a niente.
                Se si vuole fare una proposta al Parlamento, lo si può fare a norma della legge 25 maggio 1970, nº 352, in applicazione dell'art. 71 della Costituzione. Tutto il resto è fuffa.
                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                • #9
                  Originariamente inviato da Michele Valente Visualizza il messaggio
                  Sono una persona cordiale (almeno credo) e poco avvezza ai forum.

                  Perché le università  telematiche non fanno ricerca, non hanno l‘obbligo di rispondere alla ”˜Terza Missione‘, non hanno la possibilità  di dialogare e di far incontrare i laureati con gli stakeholder, non permettono percorsi interdisciplinari integrati tra le facoltà  di un Ateneo o tra più atenei, con modelli di didattica peculiari e a contatto col territorio (imprese, società  civile ...) ...
                  Guarda che sulla ricerca ti stai sbagliando o almeno dipende da università  a università .
                  Per farti un esempio questi sono gli esperimenti fatti nell'ambito della facoltà  di scienze e tecnologie applicate della Marconi.

                  https://www.unimarconi.it/it/sezioni-di-ricerca

                  La Marconi collabora anche col CERN di Ginevra e infatti due suoi ricercatori hanno partecipato alla scoperta del bosone di Higgs.
                  Sbagli anche sui percorsi interdisciplinari fra gli atenei: la Nettuno per esempio nel suo MBA collabora con la London School of Business & Finance.

                  Escludere le telematiche nelle scelte globali sull'università  italiana sarebbe incostituzionale.
                  Sarebbe mooolto più semplice rendere gli esami di alcune di loro difficili come nel resto dell'università  italiana.

                  Comunque, una volta superato il problema della facilità  a ottenere 20.000 titoli, la riforma che vorresti sarebbe ad appannaggio di chi è ricco, credo che questo sia innegabile.
                  Su certi argomenti ti do ragione, ma, almeno per quanto mi riguarda, non mi hai convinta.

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                  • #10
                    Originariamente inviato da Michele Valente Visualizza il messaggio
                    perché non affiancare ad un percorso umanistico, un‘indirizzo improntato all‘innovazione tecnologica?
                    Magari cominciamo a scrivere decentemente in lingua italiana prima?

                    ante nuove professioni del digitale stanno emergendo che richiedono competenze trasversali (vd. informatica giuridica), per farti uno dei tanti esempi.
                    Non sono d'accordo.
                    Nell'ordinamento ex decreto MURST 509/1999 c'erano tantissimi corsi di laurea in Informatica umanistica; talmente che hanno avuto successo, che dopo il decreto MIUR 270/2004 sono stati spazzati via quasi tutti.
                    La verità  è che in Italia se ti laurei in qualcosa di poco tradizionale la gente, a cominciare dai conservatorissimi datori di lavoro, non capisce in cosa sei laureato e questo è assai penalizzante. Non a caso i titoli di studio della stessa classe finiscono per avere la medesima efficacia (segno che c'è un acoraggio al valore legale del titolo di studio anche nel settore privato) e molte dellle classi «innovative» sono state eliminate poco perché scarsamente comprese.

                    la richiesta crescente di double degree con università  straniere.
                    Quelli hanno un altro scopo.
                    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                    • #11
                      Magari cominciamo a scrivere decentemente in lingua italiana prima?
                      Dottore, finchè continuerai a dare il benvenuto ai nuovi arrivati in questo modo saremo solo io, tu e le rose.

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                      • #12
                        Originariamente inviato da Michele Valente Visualizza il messaggio
                        Perché le università  telematiche non fanno ricerca, non hanno l‘obbligo di rispondere alla ”˜Terza Missione‘, non hanno la possibilità  di dialogare e di far incontrare i laureati con gli stakeholder, non permettono percorsi interdisciplinari integrati tra le facoltà  di un Ateneo o tra più atenei, con modelli di didattica peculiari e a contatto col territorio (imprese, società  civile ...) ...
                        Ma non scherziamo proprio.
                        La ricerca è finalità  costitutiva dell'università . La didattica è la seconda missione e poi c'è questa terza che è venuta fuori adesso.
                        Tutte le università  fanno ricerca, comprese le telematiche, in quanto la ricerca è strettamente connessa allo status giuridico dei docenti universitari. Sono obbligati a fare ricerca perché è sulla base delle valutazioni della stessa che si ottiene (o non si ottiene) l'abilitazione scientifica nazionale e si vincono (o si perdono) i concorsi per l'immissione ai vari ruoli. Le università  telematiche, come noto, negli anni scorsi, anche sfruttando deroghe pensate appositamente per loro, per palesi esigenze finanziarie hanno fatto uso e abuso di docenze a contratto ma anche di personale teoricamente dedito esclusivamente alla ricerca cui sono stati affidati insegnamenti per sopperire alle carenze di organico, quali assegnisti, cultori della materia (non retribuiti) e perfino dottorandi, magari di altri atenei. Attualmente hanno attivato corsi di dottorato di ricerca Pegaso, Marconi e Cusano; Nettuno li sta attivando.
                        Tutti gli atenei telematici oramai hanno servizi di placement; alcuni organizzano anche dei career days e ti posso assicurare che sono migliori di quelli organizzati dall'Università  di Firenze, in cui si presenta la Coop che cerca fruttivendoli (e macellaà®).
                        Unitelma Sapienza, che peraltro rilascia alcuni titoli congiunti con la Sapienza e offre a questa la propria piattaforma per l'erogazione di didattica a distanza, ha molti accordi per programmi di scambio internazionali, con borse di studio Erasmus+ e anche nell'à mbito di altri programmi (cito questa perché credo sia stata l'unica ad attivarli).
                        Quanto ai «percorsi interdisciplinari integrati tra le facoltà  di un Ateneo», a parte il fatto che ateneo in questo caso è inequivocabilmente un nome comune e dunque va scritto con l'iniziale minuscola (non c'è antonomasia), la maggior parte degli atenei non hanno più le facoltà  e comunque queste costituivano ostacoli alle integrazioni proprio nelle università  tradizionali, mentre le telematiche, se non altro per esigenze di contenimento dei costi, hanno sempre previsto commistioni. Faccio un esempio: in Pegaso se nel tuo piano di studi hai un insegnamento di Economia aziendale esso sarà  lo stesso qualunque sia il corso a cui sei iscritto. Le videolezioni e i materiali si riferiscono al peso massimo in crediti previsto per quell'insegnamento; se il tuo piano di studi prevede un ammontare di crediti inferiore, in piattaforma troverai solo i files relativi alla parte di programma di tua pertinenza. Questo indipendentemente se il tuo corso afferisce alla facoltà  di Scienze umanistiche o alla facoltà  di Giurisprudenza (nella quale è incardinato perfino il corso di laurea in Ingegneria civile!); in effetti è come se tutti i corsi fossero interfacoltà , in quanto mutuano insegnamenti reciprocamente.

                        Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                        Guarda che sulla ricerca ti stai sbagliando o almeno dipende da università  a università .
                        Si sbaglia.
                        I docenti universitari per legge devono fare ricerca. La loro funzione precipua è quella. L'insegnamento è attività  accessoria che non costituisce infatti oggetto di valutazione in sede abilitativa e concorsuale.
                        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                        • #13
                          Ringrazio voi per i molti suggerimenti e mi scuso per il refuso che l‘utente ”˜dottore‘, di nome e di fatto, mi ha gentilmente fatto notare.

                          Sarà  mio impegno approfondire con maggiore scrupolo la situazione concernente le Università  telematiche, realtà  che, come ho detto, non conosco nel dettaglio.

                          Buona serata,
                          Michele

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                          • #14
                            Mi scuso se ti siamo sembrati un pò "duri", personalmente non condivido i toni di Dottore con chi si sbaglia a scrivere.
                            Secondo me prima di tutto devono essere garantite serietà  e omogeneità  nella difficoltà  degli esami di tutti gli atenei, poi può anche arrivare il doppio titolo che comunque sarebbe una novità  molto classista, cioè esclusiva per chi si può permettere le rette.
                            Noto anche che hai una sola "firma" dopo due settimane, segno che, a quanto pare, non è una grande idea.
                            Questo per me è quanto, ciao.

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