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Nuova classe LM SC-GIUR

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  • Nuova classe LM SC-GIUR

    Segnalo che nel mese di gennaio 2018 è stato approvato il decreto istitutivo della nuova classe delle lauree magistrali in Scienze giuridiche:

    La classe non è numerata ma, in base all'allegato, è codificata con la sigla «LM SC-GIUR».

    Secondo la relazione del Servizio studi del Senato, l'istituzione della classe risponde all'esigenza di consentire la prosecuzione degli studi ai laureati della classe di Scienze dei servizi giuridici (L-14) Ovviamente questo non ha impedito sinora ai laureati in questa classe che intendessero proseguire gli studi di dirigersi verso altri lidi, come non è stato introdotto in questa classe nessun vincolo giuridico che la leghi alla classe L-14 (ricordo che un vincolo del genere allo stato sussiste unicamente per i corsi biennali della classe LM-4, che richiedono in accesso tutti i requisiti previsti dalla classe L-17, il che, peraltro, non vuol dire che sia necessario il possesso di laurea classe L-17), quindi le lauree magistrali in questa classe, che potranno essere denominate come previsto dal singolo ateneo, potranno essere accessibili con una qualsiasi laurea e di solo eventuali requisiti specifici previsti dai regolamenti didattici dei singoli corsi, così come avviene per tutte le altre classi delle lauree magistrali.
    Non è chiaro se con la laurea magistrale di classe LM SC-GIUR si potrà accedere alle professioni forensi, e chissà se ci sarà un ritocco dei relativi ordinamenti per quando ne saranno venuti fuori i primi titolari. La classe, comunque, prevede un minimo di 30 crediti nei settori scientifico-disciplinari IUS, che mi sembrano troppo pochi perché vi sia questa intenzione.
    Ultima modifica di dottore; 19-02-2024, 08:58.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

  • #2
    Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
    Non è chiaro se con la laurea magistrale di classe LM SC-GIUR si potrà  accedere alle professioni forensi, e chissà  se ci sarà  un ritocco dei relativi ordinamenti per quando ne saranno venuti fuori i primi titolari. La classe, comunque, prevede un minimo di 30 crediti nei settori scientifico-disciplinari IUS, che mi sembrano troppo pochi perché vi sia questa intenzione.
    Credo che ci sarebbe un'alzata di scudi dell'Ordine degli Avvocati che si è sempre battuto per la quinquennale: più probabile che la LMG01 diventi specifica per avvocatura, notariato e magistratura e la LM SC-GIUR per cancellieri, ufficiali giudiziari, forze dell'ordine e pubblica amministrazione.
    Anche se fino all'anno scorso perfino i diplomati potevano puntare a diventare ufficiali giudiziari.

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    • #3
      Adesso si che posso dire "laurea breve in giurisprudenza"...

      *muffled sound of Dottore loading a rifle*

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      • #4


        Obiettivamente la L14 da sola faceva ridere i polli.

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        • #5
          Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
          Credo che ci sarebbe un'alzata di scudi dell'Ordine degli Avvocati che si è sempre battuto per la quinquennale: più probabile che la LMG01 diventi specifica per avvocatura, notariato e magistratura e la LM SC-GIUR per cancellieri, ufficiali giudiziari, forze dell'ordine e pubblica amministrazione.
          Anche se fino all'anno scorso perfino i diplomati potevano puntare a diventare ufficiali giudiziari.
          Francamente, spero che l'anacronismo della LMG/01 possa essere soppresso entro pochi anni, ma sono ahimè un povero illuso.

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          • #6
            Marika, come ho ribadito più volte la laurea magistrale (il testo essendo stato emanato nel 2001 dice «specialistica» ma ovviamente è da leggersi in combinato con le successive riforme degli ordinamenti didattici universitari) è previsto dall'art. 29 del T.U. sul pubblico impiego (d.lgs. 165/2001), peraltro in alternativa a diversi altri titoli, per il solo accesso alla carriera dirigenziale.
            Per la ex carriera direttiva la laurea è sufficiente.
            Ovviamente per le amministrazioni che hanno propri ordinamenti si applicano tali ordinamenti per il criterio di specialità , ma non è il caso dell'amministrazione giudiziaria, in cui:
            - per i profili di prima area, che comprendono i profili del personale ausiliario, è sufficiente il titolo finale della scuola dell'obbligo;
            - per i profili di seconda area è sufficiente il diploma di scuola secondaria di secondo grado;
            - per i profili di terza area è necessaria la laurea, NON la laurea magistrale.
            Il vecchio cancelliere non esiste più e le sue funzioni sono ripartite tra l'assistente giudiziario, che è un profilo di seconda area, e il funzionario giudiziario, che è un profilo di terza. L'assistente giudiziario è quello che sta in udienza e qui assume la denominazione di cancelliere. Francamente non so se è qualificabile comunque come funzionario dal punto di vista giuridico, essendo (credo) un pubblico ufficiale e non un mero agente.
            Nella terza area rientra pure il direttore amministrativo, che è certamente un funzionario.

            Non a caso nella declaratoria di questa nuova classe questi profili professionali non sono menzionati (e neanche richiamati indirettamente).

            Il Consiglio nazionale forense, che è l'organismo cui fanno capo gli ordini degli avvocati (che sono istituiti con riferimento ai circondarà® di tribunale), mi risulta che abbia scassato la minxia per evitare l'accesso alla professione di laureati cosiddetti triennali, mentre non mi pare si sia battuto per un corso di laurea magistrale a ciclo unico, tant'è che la riforma della professione che ha praticamente imposto parla di «diploma di laurea in giurisprudenza conseguito a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni» (art. 2, c. 3, legge 247/2012).
            L'unica altra professione per la quale esiste una simile ambiguità  è quella di consulente del lavoro («laurea triennale o quinquennale riconducibile agli insegnamenti delle facoltà  di giurisprudenza, economia, scienze politiche, ovvero il diploma universitario o la laurea triennale in consulenza del lavoro, o la laurea quadriennale in giurisprudenza, in scienze economiche e commerciali o in scienze politiche»; art. 5-ter, lett. b, D.L. 10/2007, conv. in l. 46/2007).
            Per tutte le altre professioni la normativa prevede chiaramente le classi, tant'è che dalla professione di dottore commercialista, l'accesso alla quale prima era consentito a un'ampia pluralità  di laureati anche non in discipline strettamente economiche o aziendali, risultano oggi esclusi i titolari di classi delle lauree magistrali dal contenuto spiccatamente economico o economico-aziendale quali la LM-16 (Finanza) e la LM-76 (Scienze economiche per l'ambiente e la cultura).

            Secondo me le ambiguità  di cui sopra non sono casuali, ma sono create di proposito in maniera tale che la corporazione professionale possa avere un margine di autonomia e discrezionalità  nel regolare gli accessi. Al momento infatti, stando alla lettera della legge, che risale al 2012, potrebbero essere ammessi solo i laureati in Giurisprudenza del previgente ordinamento. Già  farvi rientrare i titolari della laurea magistrale LMG/01 è un'interpretazione estensiva, visto che si chiama "laurea magistrale" e non "laurea". Ma vi fanno rientrare tranquillamente anche i titolari delle vecchie lauree specialistiche nelle classi 22/S (Giurisprudenza) e 102/S (Teoria e tecniche della normazione e dell'informazione giuridica) anche se, tecnicamente, costoro non hanno una laurea (ovvero altro titolo accademico comunque denominato) conseguita a séguito di un corso della durata almeno quadriennale, poiché il titolo di accesso è stato conseguito con un corso biennale, preceduto da una laurea, conseguita normalmente in tre anni, che peraltro non è neanche detto che sia in à mbito strettamente giuridico (vecchie classi 2 e 31). A questo si aggiunga che, mentre la classe LMG/01 prevede il vincolo sulla denominazione dei corsi, le vecchie classi 2 e 31, l'attuale classe L-14 e la nuova classe LM SC-GIUR non lo prevedono, sicché c'è gente che ha conseguito lauree di classe 31 denominate "Giurisprudenza" come ha conseguito lauree specialistiche di classe 22/S non denominate "Giurisprudenza", e certamente ha conseguito lauree di classe 102/S non denominate "Giurisprudenza". Eppure, ce li hanno fatti rientrare lo stesso (e non certamente per le equiparazioni tra LS e LM stabilite per DI, che non ha forza di legge e che comunque si applicano per espressa previsione ai soli conorsi pubblici e non agli esami di Stato, per quanto anche su quello ci sia un'interpretazione estensiva).

            Quanto sopra per dire che il CNF, così come ha stabilito che le lauree specialsitiche 22/S e 102/S sono coerenti con la previsione legislativa di cui sopra, potrebbe fare altrettanto con le lauree magistrali SC-GIUR. Si tratta di una scelta tutto sommato arbitraria.

            Anche se fino all'anno scorso perfino i diplomati potevano puntare a diventare ufficiali giudiziari.
            Assistenti giudiziari e operatori giudiziari.
            L'ufficiale giudiziario è altra cosa.


            PS
            Per la pubblica amministrazione già  ci sono le classi L-16 e LM-63.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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            • #7
              Originariamente inviato da Rael25 Visualizza il messaggio
              Francamente, spero che l'anacronismo della LMG/01 possa essere soppresso entro pochi anni, ma sono ahimè un povero illuso.
              Io torno a ripetere che bisogna riprendere il principio che fu sancito nel 1999, cioè che la laurea è il titolo principale che rilasciano le università . Ciò significa che, anche laddove venga richiesta la laurea magistrale, è sulla laurea che ci si deve basare. Vado contro i miei interessi perché tra poco mi imbarcherò nell'avventura di un corso di laurea magistrale LM-56 o LM-77 (devo ancora prendere una decisione definitiva) dopo due lauree che c'entrano poco e un master che c'entra in parte (c'entrava molto invece un corso di formazione manageriale che ho fatto anni qualche anno fa), ma trovo veramente assurdo che fare due anni sia come averne fatti cinque. Io non avrò mai la preparazione in campo economico e/o in campo aziendale che avrà  non dico che uno che ha studiato queste materie sia nel primo sia nel secondo ciclo, ma anche uno che le avesse studiate solo nel primo!

              Ci sono diverse soluzioni per correggere il tiro; qualcuna era stata proposta anche da un professore universitario che aveva proposto proprio di abolire le lauree magistrali e di lasciare i master solo laddove avessero una finalità  specifica (praticamente come in Spagna).

              Per quanto mi riguarda, io prevederei una architettura di questo tipo, perfettamente in linea con il processo di Bologna:
              - bachelor di peso variabile tra 180, 210 e 240 crediti ECTS (durata normale 6, 7 o 8 semestri);
              - master di peso viariabile tra 60, 90 e 120 crediti ECTS (durata normale 2, 3 o 4 semestri);
              - dottorato.
              Per le professioni regolamentate, o ci si abilita tramite master con prova finale valevole come esame di Stato o tramite praticantato valevole come esame di Stato. Eventualmente sia necessario un addestramento pratico, un tirocinio professionale ridotto può essere svolto durante il corso di master. Oppure per chi opta per il praticantato classico esso dovrebbe potere essere anticipato almeno in parte durante il corso di studi.
              Anche per l'accesso all'insegnamento, master abilitante. Ovviamente a numero chiuso correlato al fabbisogno.
              Corsi a ciclo unico solo laddove regolati da norme europee. In questo caso il titolo di studio deve avere il nome del primo ciclo (in Spagna il titolo in Medicina si chiama grado, anche se il relativo corso dura sei anni e non tre, e non si capisce che senso abbia chiamarlo mà¡ster).
              Toglierei da mezzo i corsi di specializzazione e trasferirei la formazione specialistica dei medici agli ospedali, sottraendola alle università  (non ha senso che uno specializzando debba discutere una tesi di specializzazione e conseguire un titolo di studio quando l'intera sua attività  è stata di pratica professionale e non di studio).
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              • #8
                Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                Ci sono diverse soluzioni per correggere il tiro; qualcuna era stata proposta anche da un professore universitario che aveva proposto proprio di abolire le lauree magistrali e di lasciare i master solo laddove avessero una finalità  specifica (praticamente come in Spagna).

                Per quanto mi riguarda, io prevederei una architettura di questo tipo, perfettamente in linea con il processo di Bologna:
                - bachelor di peso variabile tra 180, 210 e 240 crediti ECTS (durata normale 6, 7 o 8 semestri);
                - master di peso viariabile tra 60, 90 e 120 crediti ECTS (durata normale 2, 3 o 4 semestri);
                - dottorato.
                D'accordo su tutto quello che viene proposto, tranne che sul dottorato, che suppongo venga adattato con accesso "all'inglese" (direttamente dalla bachelor e con il master che fa solo ulteriore curriculum). A mio avviso, la possibilità  di partecipare ai bandi dottorali dovrebbe essere sempre post-master e non solo postgraduate.

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                • #9
                  Non sono d'accordo, Rael25, in quanto nel quadro di cui sopra il master ha una finalità  specifica che rispetto al dottorato non aggiunge niente.
                  BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                  • #10
                    Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                    Non sono d'accordo, Rael25, in quanto nel quadro di cui sopra il master ha una finalità  specifica che rispetto al dottorato non aggiunge niente.
                    Ecco perché sono un sostenitore degli M.Res...

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                    • #11
                      Comunque, se le indicazioni del MIUR restassero le stesse e il CNF desse parere positivo sull'essere titolo di accesso, io sta magistrale me la carrerei subito.

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                      • #12
                        Originariamente inviato da Rael25 Visualizza il messaggio
                        Comunque, se le indicazioni del MIUR restassero le stesse e il CNF desse parere positivo sull'essere titolo di accesso, io sta magistrale me la carrerei subito.
                        Io purtroppo non posso svolgere il praticantato; è incompatibile con il mio lavoro.
                        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                        • #13
                          Però, giusto per voler fare gratuitamente il complottista, una mossa del genere non potrebbe essere considerata un "attacco" alle lauree del settore politico-sociale?
                          Mi spiego: esistono già  nelle università  italiane lauree di classe LMG/01 con percorsi o profili di tipo politico-istituzionale, politico-europeo/internazionale e politico-economico, atte a far proseguire negli studi di magistrale i laureati L-16 e L-37 (due classi già  di per sé non fortunatissime, visto quante poche ne sono attivate rispetto alle L-36) che non hanno magistrali della propria area attivate in quegli stessi atenei, oppure per laureati L-14 per cui erano stati configurati percorsi omologhi ai suddetti. Per farla breve, attivando delle magistrali di classe LM/SC-GIUR con percorsi politico-istituzionale o politico-internazionale (quindi, si suppone, con ancora minore enfasi sulla parte privatistica e penalistica del diritto), non si rischia di andare ad erodere ancor di più le competenze assimilabili in classi magistrali come LM-63, LM-81 o LM-90, che stanno venendo già  pian piano soppresse e sostituite con percorsi specifici di LM-52 o LM-62 in molte università ?

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                          • #14
                            In realtà  la LMG/01 è una classe blindata che prevede il divieto di suddivisione in curricula e il divieto di istituzione di più corsi nella stessa classe (salvo che ciò siano tenuti in sedi diverse dello stesso ateneo. Mi pare che non sia ammessa neanche la deroga per cattedre e infatti la Federico II, che aveva due corsi in Scienze giuridiche, peraltro non identici, tra i quali gli studenti venivano ripartiti a seconda non ricordo se il numero di matricola o l'iniziale del cognome, ha dovuto attivarne uno solo). I percorsi sono solo piani di studio guidati all'interno del medesimo ordinamento.
                            A Firenze se sei laureato nel corso interno in Scienze dei servizi giuridici e ti iscrivi al corso di laurea magistrale LMG/01 vai in ogni caso al quarto anno. Se sei laurato nellla vecchia classe 2 ti rimangono da sostenere 108 oppure 117 crediti a seconda del curriculum di SSG, oltre ai 24 della tesi; se sei laureato nella classe L-14 ti rimangono da sostenere 96 crediti, oltre ai 24 della tesi. La cosa bella è che 108+24 fa 132 e 117+24 fa 141, mentre 96+24 fa esattamente 120, il che significa che i laureati in SSG attuali non perdono neanche un credito. Questo perché gli esami per i soli laureati (non per chi effettua il passaggio) vengono riconosciuti senza tener conto dei crediti, tuttavia con la vecchia 2 si perde comunque qualcosa (per gli esami si beccano 12 crediti in più, ma poi tra tesi e tirocinio ne vanno persi altrettanti e con un curriculum si perde pure un esame da 9 che nella LMG/01 non esiste e non può essere riconosciuto in quanto lo spazio per gli esami a scelta è esaurito), mentre con la L-14 vengono riconosciuti crediti in più perfettamente compensati da quelli, che vanno persi, relativi al tirocinio e alla prova finale.
                            A Pisa c'è invece uno specifico percorso biennale per chi ha conseguito nello stesso ateneo una laurea della classe di Scienze dei servizi giuridici (sin dai tempi di Diritto applicato).

                            Per quanto concerne l'altra questione, il problema fondamentalmente è che gli atenei non hanno risorse per tenere in piedi troppi corsi di laurea magistrale. I requisiti di docenza imposti sin dai tempi della Moratti rappresenta un limite insormontabile da questo punto di vista. Secondo me il provvedimento della Moratti era giusto nell'intento ma andrebbe corretto, perché è finito con l'ottenere spiacevoli effetti collaterali a quello desiderato. Non solo ha colpito atenei piccoli fortemente specializzati (vedi l'Orientale di Napoli, la cui offerta formativa è stata decimata), il che è già  un peccato, ma è finita col penalizzare anche atenei grandi ma non dotati di risorse finanziarie adeguate all'assunzione di nuovo personale docente.
                            Allo stato attuale non è possibile attivare un corso di studi se non si garantisce almeno una certa percentuale di docenti di ruolo e non è possibile tenere in vita un corso se non si ha un certo numero di iscritti. Orbene, io addirittura aumenterei il primo parametro, tuttavia eliminerei il legame attualmente esistente tra un insegnamento e un corso di laurea; vale a dire che se io ho un insegnamento di Istituzioni di diritto pubblico lo posso tranquillamente offrire per tutti i corsi dello stesso ciclo che intendono avvalersene e a quel punto il fabbisogno di personale di ruolo per il singolo corso si ridurrebbe drasticamente. Quando io mi sono iscritto per la prima volta all'università  era così: erano le facoltà  che attivavano gli insegnamenti e c'erano dei casi in cui essi venivano reiterati per più corsi (per ragioni di programma, per il sovraffollamento o per altre ragioni), ma in linea di massima l'insegnamento era lo stesso per qualsiasi corso di laurea che lo prevedesse; gli insegnamenti in alcuni atenei erano articolati per blocchi chiamati moduli e a ognuno di essi corrispondeva un certo numero di crediti (per multipli), sicché c'erano corsi che frequentavano tutti i moduli e altri che ne frequentavano solo alcuni. Adesso invece gli insegnamenti sono legati al singolo corso di studi e ci sono limiti alle mutuazioni; ne consegue che il limite sulla docenza di ruolo, che aveva lo scopo di evitare di abusare dell'istituto della docenza a contratto (che era nato per esigenze ben diverse rispetto a quelle che venivano perseguite), diventa un limite all'attivazione di nuovi corsi.
                            E comunque, per quanto mi riguarda, le classi sono troppe. Io promuoverei una fortissima semplificazione:
                            - eliminerei la distinzione tra attività  di base, caratterizzanti e affini e integrative. Semplicemente ogni classe dovrebbe prevedere un numero minimo di crediti per ogni gruppo di settori, con un massimale variabile a seconda della classe e comunque non superiore al 50% del monte crediti previsto da quel corso. Il resto dovrebbe essere deciso dalla singola sede, fermo restando che la suddivisione in curricula dovrebe essere ammessa solo se si distinguono per almeno 30 crediti e più corsi della stessa classe dovrebbero essere ammessi solo se si distinguono per almeno 60 crediti.
                            - liberalizzerei i corsi interclasse. Prevederei un sistema informatico progettato dal Cineca: tu ci metti dentro una tabella di distribuzione di crediti per classi e lui ti dice tutte le classi che sono compatibili. Il conseguimento di una laurea interclasse dovrebbe valere per tutte le classi di afferenza, altrimenti non avrebbe senso. In questo modo si aggiraerebbe il divieto di contemporanea iscrizione e si risolve pure il problema economico denunciato da Marika.
                            - visto che non c'è unanimità  di vedute circa la validità  del sistema delle equipollenze per il nuovo ordinamento, normativa che stabilisca che l'accesso ai concorsi pubblici debba avvenire per aree, o tutt'al più per gruppi omogenei di classi, e non per singole classi. Così finisce la storia che un'amministrazione mette solo la classe di Scienze politiche e delle relazioni internazionali e un'altra solamente la classe di Scienze dell'amministrazione e dell'organizzazione per l'accesso al ruolo di funzionario con profilo amministrativo.
                            - accorpamento di alcune classi.
                            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                            • #15
                              La mia era ovviamente una provocazione, in cui ho volontariamente omesso la menzione di tutte le regolamentazioni su classi e docenza stabilizzata date da Moratti, Mussi, Gelmini e Giannini. Però, a pensarci un secondo, l'argomento resta: è vero che la LMG/01 è una classe blindata in termini di profili e crediti, ma la L-14 non lo è, e di conseguenza potrebbe esserla ancor meno la LM/SC-GIUR. La prevalenza (che sicuramente conosci 100 volte meglio di me) di attività  di tipo B e C nelle magistrali potrebbe consentire alle università  di strutturare percorsi molto più elastici pur se afferenti alla stessa classe, favorendo soppressioni di corsi ("Perché tenere in piedi una LM-63 o una LM-90 autonome quando possiamo fare una LM/SC-GIUR identica per 60-66 CFU alle suddette mutuando tutti i docenti dalla LMG/01 che abbiamo già  e non reclutare altro personale stabilizzato?", si chiederanno molti rettori), accorpamenti di dipartimenti ed un ricorso ancora maggiore alla docenza a contratto rispetto a quella tenure-track.

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