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  • MBA

    Buongiorno,

    https://www.saamanagement.it/master-...2/#testimonial

    ditemi cosa ne pensate di questo MBA, sopratutto considerando il fatto che sia offerto a distanza oltre che da un buon ateneo ad un costo che definirei onesto, rispetto ad altri atenei "top".

    Personalmente lo sto valutando per un eventuale upgrade di carriera, ditemi la vostra.

  • #2
    Io lo reputo assolutamente interessante e lo ho anche valutato in passato. Hai informazioni riguardo agli esami a distanza? Come vengono svolti?
    Piu' che altro questo fa riferimento alla edizione 2021, mi sbaglio?

    L'unica cosa che mi lascia perplesso e'
    La selezione avverrà tramite valutazione dei titoli e del CV del candidato e consisterà in un colloquio motivazionale in presenza o tramite piattaforma webex.
    ma quanti posti ci sono?

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    • #3
      Non ho idea di quanti posti vi siano.

      Questa è la pagina 2022, bastava scorrere sull'elenco laterale, non cambia nulla se non le date.

      https://www.saamanagement.it/master-...a-a-2022-2023/

      Lo hai valutato in passato e poi, cosa è successo?

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      • #4
        Se mi dovessi basare sulla pagina web di presentazione, direi che non ci siamo proprio:
        • «è rivolto a laureati di I o II livello». 1. Non esistono laureati di primo e di secondo livello. Esistono laureati e laureati magistrali e, comunque, il master di primo livello è normativamente rivolto ai primi; poi è ovvio che vi possano essere ammessi anche i secondi (anche se a ciclo unico secondo il criterio dell'assorbenza).
        • «Q-Institute è una Business School internazionale con sede a Malta autorizzata a operare nei 49 Paesi dello spazio europeo dell’istruzione superiore (EHEA) – Convenzione di Bologna. I titoli di studio rilasciati (corsi di laurea triennali, magistrali, post laurea) sono quindi riconosciuti in tutti e 49 i Paesi EHEA». Innanzitutto «corsi di laurea triennali, magistrali, post laurea» non sono titoli di studio rilasciati, ma semmai corsi finalizzati a conseguire i titoli. I titoli sono laurea (non laurea triennale; «corsi di laurea triennali» va bene in quanto l'aggettivo è concordato con il sostantivo "corsi" e il corso ha appunto durata triennale), laurea magistrale (in questo caso non esistono i corsi di laurea magistrali, perché magistrale è la laurea, non il corso), mentre non si capisce cosa si intenda per titoli post laurea (o meglio post lauream): a Malta si considerano postgraduate il master (cioè la laurea magistrale) e il dottorato. Ma la cosa più grave è l'affermazione secondo cui l'istituto è autorizzato a operare nei 49 paesi, rectius stati, dello Spazio europeo dell'istruzione superiore. In realtà ciascuna istituzione accademica può operare esclusivamente secondo le leggi di un unico stato, dopodiché i suoi titoli non sono automaticamente validi nel resto dell'Area, ma devono essere sottoposti a procedure di riconoscimento che in alcuni ordinamenti – quello italiano, per quanto ci concerne possono risultare particolarmente onerosi. Quindi il conseguimento abbreviato a Malta di una laurea magistrale in Management (cioè di un altro master) con la convalida di 60 crediti su 120 non implica che al rientro si possa ottenere una laurea magistrale italiana, poiché andando a fare domanda per il conseguimento del titolo italiano corrispondente bisognerebbe documentare che metà dei crediti della laurea magistrale maltese già sono stati ottenuti dal riconoscimento di un master italiano, quindi si rischia di entrare in un loop. Si potrebbe ottenere facilmente, invece, il riconoscimento finalizzato a partecipare a concorsi pubblici, ma come si sa è una procedura che va espletata per ogni singolo concorso.
        La cosa più grave, comunque, è che, riprendendo una vecchia ossessione politica e giornalistica, si richiamano frequentemente le piccole e medie imprese, cui viene attribuito un ruolo in realtà inesistente, cioè quello di locomotiva e leva del cambiamento dell'economia italiana. Il direttore del corso parla addirittura di ruolo trainante. Retorica allo stato puro. In realtà, chiunque abbia studiato economia seriamente sa che in Italia il 94% delle imprese ha meno di 10 (dieci) addetti e questo significa che non è né piccola né media, ma micro o nano, che è una cosa diversa. E le imprese nano e micro, che solitamente non impiegano nessuno se non l'imprenditore proprietario di diritto (esercente ditta individuale) o di fatto (titolare del 100% delle quote di società di capitali a socio unico) stesso e, al più, i suoi familiari conviventi (spesso neanche assunti come dipendenti ma coaudiutori ovvero lavoratori a nero) e altri parenti stretti e affini, sono la sciagura della nostra economia, perché:
        - non fanno ricerca e dunque non promuovono sviluppo e innovazione;
        - non creano occupazione e quel poco di occupazione che creano non è occupazione di qualità;
        - evadono le imposte in maniera dilagante;
        - laddove non evadano, risultano comunque piccoli contribuenti anche a causa delle politiche fiscali e tributarie che incentivano la creazione e il mantenimento di imprese finalizzate all'auto-occupazione;
        - non fanno rete;
        - non vendono nel resto dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo, pur essendo un mercato unico, e non esportano (a dire la verità spesso non vendono neanche al di là di una ben definita porzione di territorio italiano);
        - fanno sempre le stesse cose e le fanno sempre nello stesso modo, non evolvendosi;
        - siccome spesso costituiscono l'indotto di imprese più grandi o di pubbliche amministrazioni, risultano estremamente vulnerabili, non sono in grado di sviluppare anticorpi alle crisi sistemiche non sopravviendo sovente anche a piccoli cambiamenti eteroprodotti;
        - sono guidate da gente senza arte né parte (il classico imprenditore padre-padrone semicolto per usare un eufemismo) incapace di vedere al di là del proprio naso, senza una vision e senza una mission, che è solo un lavoratore travestito da imprenditore e temporaneamente arricchitosi.
        Questa tipologia di imprese, che già normalmente non assume laureati, non ha sicuramente bisogno di gente con MBA. O meglio ne avrebbe un disperato bisogno, ma non lo sa e certa gente non si può convincere di cose che non capisce.
        Gente con MBA starebbe benissimo nelle piccole e medie imprese. Ma quante sono le piccole e medie imprese in Italia? Togliendo le micro e le nano, che sono il 94%, e le grandi, che sono uno scarso 0.1%, rimane meno del 6%.
        Ed è inutile specificare che il 99% delle imprese dell'Unione europea è piccola o media. Questo dato viene fuori dal fatto che nel diritto comunitario sono considerati imprenditori anche i liberi professionisti, in quanto titolari di partita IVA, poiché non c'è distinzione tra impresa e lavoro autonomo, distinzione invece ben delineata nel codice civile italiano (infatti i nostri medici di medicina generale mica sono iscritti al registro delle imprese). Ciò che viene omesso è che quelle che in sede comunitaria vengono classificate come microimprese sono in realtà quasi esclusivamente lavoratori autonomi, perché la (sotto)cultura della ditta individuale, cioè della persona fisica esercente attività economica accollandosene il rischio con il proprio patrimonio, indistinto da quello dell'impresa, è una (sotto)cultura tutta mediterranea; non a caso ci superano per numero di partite IVA individuali in rapporto alla popolazione solo Grecia e Portogallo e, al di fuori dell'Unione, Turchia.

        Poi, per carità, malgrado la pessima presentazione sarà un ottimo MBA, ma onestamente se dovessi fare un percorso del genere per andare a fare il contabile per una bottega di quartiere, mansione al più da diplomato in ragioneria, magari inquadrato in un livello contrattuale che richiede la licenza media, eviterei certamente in partenza.

        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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        • #5
          e' successo che non ho piu' combinato nulla per problemi di tipo economico e anche perche' non sono certo della spendibilita' del titolo non avendo mai incontratto nessuno che lo abbia frequentato

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          • #6
            Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
            Se mi dovessi basare sulla pagina web di presentazione, direi che non ci siamo proprio:
            • «è rivolto a laureati di I o II livello». 1. Non esistono laureati di primo e di secondo livello. Esistono laureati e laureati magistrali e, comunque, il master di primo livello è normativamente rivolto ai primi; poi è ovvio che vi possano essere ammessi anche i secondi (anche se a ciclo unico secondo il criterio dell'assorbenza).
            • «Q-Institute è una Business School internazionale con sede a Malta autorizzata a operare nei 49 Paesi dello spazio europeo dell’istruzione superiore (EHEA) – Convenzione di Bologna. I titoli di studio rilasciati (corsi di laurea triennali, magistrali, post laurea) sono quindi riconosciuti in tutti e 49 i Paesi EHEA». Innanzitutto «corsi di laurea triennali, magistrali, post laurea» non sono titoli di studio rilasciati, ma semmai corsi finalizzati a conseguire i titoli. I titoli sono laurea (non laurea triennale; «corsi di laurea triennali» va bene in quanto l'aggettivo è concordato con il sostantivo "corsi" e il corso ha appunto durata triennale), laurea magistrale (in questo caso non esistono i corsi di laurea magistrali, perché magistrale è la laurea, non il corso), mentre non si capisce cosa si intenda per titoli post laurea (o meglio post lauream): a Malta si considerano postgraduate il master (cioè la laurea magistrale) e il dottorato. Ma la cosa più grave è l'affermazione secondo cui l'istituto è autorizzato a operare nei 49 paesi, rectius stati, dello Spazio europeo dell'istruzione superiore. In realtà ciascuna istituzione accademica può operare esclusivamente secondo le leggi di un unico stato, dopodiché i suoi titoli non sono automaticamente validi nel resto dell'Area, ma devono essere sottoposti a procedure di riconoscimento che in alcuni ordinamenti – quello italiano, per quanto ci concerne possono risultare particolarmente onerosi. Quindi il conseguimento abbreviato a Malta di una laurea magistrale in Management (cioè di un altro master) con la convalida di 60 crediti su 120 non implica che al rientro si possa ottenere una laurea magistrale italiana, poiché andando a fare domanda per il conseguimento del titolo italiano corrispondente bisognerebbe documentare che metà dei crediti della laurea magistrale maltese già sono stati ottenuti dal riconoscimento di un master italiano, quindi si rischia di entrare in un loop. Si potrebbe ottenere facilmente, invece, il riconoscimento finalizzato a partecipare a concorsi pubblici, ma come si sa è una procedura che va espletata per ogni singolo concorso.
            La cosa più grave, comunque, è che, riprendendo una vecchia ossessione politica e giornalistica, si richiamano frequentemente le piccole e medie imprese, cui viene attribuito un ruolo in realtà inesistente, cioè quello di locomotiva e leva del cambiamento dell'economia italiana. Il direttore del corso parla addirittura di ruolo trainante. Retorica allo stato puro. In realtà, chiunque abbia studiato economia seriamente sa che in Italia il 94% delle imprese ha meno di 10 (dieci) addetti e questo significa che non è né piccola né media, ma micro o nano, che è una cosa diversa. E le imprese nano e micro, che solitamente non impiegano nessuno se non l'imprenditore proprietario di diritto (esercente ditta individuale) o di fatto (titolare del 100% delle quote di società di capitali a socio unico) stesso e, al più, i suoi familiari conviventi (spesso neanche assunti come dipendenti ma coaudiutori ovvero lavoratori a nero) e altri parenti stretti e affini, sono la sciagura della nostra economia, perché:
            - non fanno ricerca e dunque non promuovono sviluppo e innovazione;
            - non creano occupazione e quel poco di occupazione che creano non è occupazione di qualità;
            - evadono le imposte in maniera dilagante;
            - laddove non evadano, risultano comunque piccoli contribuenti anche a causa delle politiche fiscali e tributarie che incentivano la creazione e il mantenimento di imprese finalizzate all'auto-occupazione;
            - non fanno rete;
            - non vendono nel resto dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo, pur essendo un mercato unico, e non esportano (a dire la verità spesso non vendono neanche al di là di una ben definita porzione di territorio italiano);
            - fanno sempre le stesse cose e le fanno sempre nello stesso modo, non evolvendosi;
            - siccome spesso costituiscono l'indotto di imprese più grandi o di pubbliche amministrazioni, risultano estremamente vulnerabili, non sono in grado di sviluppare anticorpi alle crisi sistemiche non sopravviendo sovente anche a piccoli cambiamenti eteroprodotti;
            - sono guidate da gente senza arte né parte (il classico imprenditore padre-padrone semicolto per usare un eufemismo) incapace di vedere al di là del proprio naso, senza una vision e senza una mission, che è solo un lavoratore travestito da imprenditore e temporaneamente arricchitosi.
            Questa tipologia di imprese, che già normalmente non assume laureati, non ha sicuramente bisogno di gente con MBA. O meglio ne avrebbe un disperato bisogno, ma non lo sa e certa gente non si può convincere di cose che non capisce.
            Gente con MBA starebbe benissimo nelle piccole e medie imprese. Ma quante sono le piccole e medie imprese in Italia? Togliendo le micro e le nano, che sono il 94%, e le grandi, che sono uno scarso 0.1%, rimane meno del 6%.
            Ed è inutile specificare che il 99% delle imprese dell'Unione europea è piccola o media. Questo dato viene fuori dal fatto che nel diritto comunitario sono considerati imprenditori anche i liberi professionisti, in quanto titolari di partita IVA, poiché non c'è distinzione tra impresa e lavoro autonomo, distinzione invece ben delineata nel codice civile italiano (infatti i nostri medici di medicina generale mica sono iscritti al registro delle imprese). Ciò che viene omesso è che quelle che in sede comunitaria vengono classificate come microimprese sono in realtà quasi esclusivamente lavoratori autonomi, perché la (sotto)cultura della ditta individuale, cioè della persona fisica esercente attività economica accollandosene il rischio con il proprio patrimonio, indistinto da quello dell'impresa, è una (sotto)cultura tutta mediterranea; non a caso ci superano per numero di partite IVA individuali in rapporto alla popolazione solo Grecia e Portogallo e, al di fuori dell'Unione, Turchia.

            Poi, per carità, malgrado la pessima presentazione sarà un ottimo MBA, ma onestamente se dovessi fare un percorso del genere per andare a fare il contabile per una bottega di quartiere, mansione al più da diplomato in ragioneria, magari inquadrato in un livello contrattuale che richiede la licenza media, eviterei certamente in partenza.
            Doc, posto che posso essere d'accordo con tutto il tuo discorso, di certo non ho intenzione di giocare al ribasso in termini di condizione retributiva ma semmai il contrario, il mio target continuerà a rimanere "la multinazionale".

            Tutto ciò premesso, penso che lo valuterò visto il prezzo che si può ritenere onesto in confronto ad altre realtà, nonostante non sia così incuriosito da come hanno strutturato il percorso.

            PS. Quanto a mission e vision potremmo aprire un capitolo a sé stante, ma questa è un'altra storia.

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            • #7
              Originariamente inviato da BeardedSnow Visualizza il messaggio

              Doc, posto che posso essere d'accordo con tutto il tuo discorso, di certo non ho intenzione di giocare al ribasso in termini di condizione retributiva ma semmai il contrario, il mio target continuerà a rimanere "la multinazionale".
              Non ti seguo. Proprio perché sei d'accordo con me, non hai intenzione di giocare al ribasso in termini di condizione retributiva ma semmai il contrario e il tuo target continuerà a rimanere la multinazionale. Se dici «posto che» è come se dicessi «fermo restando che», «nonostante».
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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              • #8
                Forse era scritto un po' di fretta, il senso del discorso era che ero d'accordo con te fino a qui
                - sono guidate da gente senza arte né parte (il classico imprenditore padre-padrone semicolto per usare un eufemismo) incapace di vedere al di là del proprio naso, senza una vision e senza una mission, che è solo un lavoratore travestito da imprenditore e temporaneamente arricchitosi.
                Questa tipologia di imprese, che già normalmente non assume laureati, non ha sicuramente bisogno di gente con MBA. O meglio ne avrebbe un disperato bisogno, ma non lo sa e certa gente non si può convincere di cose che non capisce.
                Gente con MBA starebbe benissimo nelle piccole e medie imprese. Ma quante sono le piccole e medie imprese in Italia? Togliendo le micro e le nano, che sono il 94%, e le grandi, che sono uno scarso 0.1%, rimane meno del 6%.
                Ed è inutile specificare che il 99% delle imprese dell'Unione europea è piccola o media. Questo dato viene fuori dal fatto che nel diritto comunitario sono considerati imprenditori anche i liberi professionisti, in quanto titolari di partita IVA, poiché non c'è distinzione tra impresa e lavoro autonomo, distinzione invece ben delineata nel codice civile italiano (infatti i nostri medici di medicina generale mica sono iscritti al registro delle imprese). Ciò che viene omesso è che quelle che in sede comunitaria vengono classificate come microimprese sono in realtà quasi esclusivamente lavoratori autonomi, perché la (sotto)cultura della ditta individuale, cioè della persona fisica esercente attività economica accollandosene il rischio con il proprio patrimonio, indistinto da quello dell'impresa, è una (sotto)cultura tutta mediterranea; non a caso ci superano per numero di partite IVA individuali in rapporto alla popolazione solo Grecia e Portogallo e, al di fuori dell'Unione, Turchia.
                E semplicemente asserivo che il mio obiettivo non fosse quello di puntare a una micro impresa o quel che è, ritenendo che questo MBA sia tranquillamente spendibile in grandi realtà, nonostante anche lì oramai si stia giocando al ribasso.

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                • #9
                  BeardedSnow ti chiedo dato che stai cercando.. Hai alternative valide a questo MBA?

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                  • #10
                    Non proprio Marius, avevo visto anche l'MBA della Marconi ma potendo scegliere preferirei questo.

                    In realtà me ne interessa anche un altro ma non è a distanza ed è in project management, quindi tutt'altra parrocchia.

                    Non so poi come siano certificati i crediti, se tramite singoli insegnamenti o a "pacchetto unico", anche relativamente a questo bisogna indagare.

                    Tu avevi trovato altro sulla fascia 5/6000 euro?

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                    • #11
                      Il nulla piu' assoluto.
                      Solo in Spagna ci sono degli MBA "economici" anche a distanza, ma non so quanto possano poi essere spendibili.

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                      • #12
                        Master in project management =====> MBA in Project management.

                        Quello che molti non capiscono è che MBA nei sistemi di lingua inglese è una classe di master, non un master specifico. Faccio alcuni esempi:
                        - MA = master of arts;
                        - MSc = master of sciences;
                        - MBA = master of business administration;
                        - MEng = master of engineering;
                        - MEd = master of education;
                        - LLM = master of laws.
                        Poi accanto è di solito indicato il major, come per esempio MBA in Management sta per master of business administration in General management.
                        Qualsiasi LM-77 italiana nella maggior parte delle università inglesi e americane sarebbe un MBA. Ad esempio MBA in Management, MBA in Accounting etc.. Non esiste il master *in* business administration (a meno che non sia un MA o un MSc in Business administration, perché poi la classificazione MA, MSc etc. è data dalla tradizione del singolo ateneo).
                        Purtroppo in Italia siamo ignoranti e sulla nostra ignoranza si fondano offerte formative farlocche e al limite del truffaldino e, ahinoi, i datori di lavoro sono più ignoranti dell'utenza.
                        L'apoteosi sta nei MBA italiani offerti come master universitari di secondo livello, quando in nessun altro ordinamento a 3 cicli è immaginabile che per l'accesso a un corso di master sia necessario possedere un altro master. Può essere richiesta, semmai, esperienza lavorativa.
                        Alcune università più serie traducono in lingua inglese le proprie LM-77 usando la locuzione "business administration", che, del resto, altro non vuol dire che quello che noi chiamiamo scienze economico-aziendali.
                        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                        • #13
                          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                          In realtà, chiunque abbia studiato economia seriamente sa che in Italia il 94% delle imprese ha meno di 10 (dieci) addetti e questo significa che non è né piccola né media, ma micro o nano, che è una cosa diversa. E le imprese nano e micro, che solitamente non impiegano nessuno se non l'imprenditore proprietario di diritto (esercente ditta individuale) o di fatto (titolare del 100% delle quote di società di capitali a socio unico) stesso e, al più, i suoi familiari conviventi (spesso neanche assunti come dipendenti ma coaudiutori ovvero lavoratori a nero) e altri parenti stretti e affini, sono la sciagura della nostra economia, perché:
                          - non fanno ricerca e dunque non promuovono sviluppo e innovazione;
                          - non creano occupazione e quel poco di occupazione che creano non è occupazione di qualità;
                          - evadono le imposte in maniera dilagante;
                          - laddove non evadano, risultano comunque piccoli contribuenti anche a causa delle politiche fiscali e tributarie che incentivano la creazione e il mantenimento di imprese finalizzate all'auto-occupazione;
                          - non fanno rete;
                          - non vendono nel resto dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo, pur essendo un mercato unico, e non esportano (a dire la verità spesso non vendono neanche al di là di una ben definita porzione di territorio italiano);
                          - fanno sempre le stesse cose e le fanno sempre nello stesso modo, non evolvendosi;
                          - siccome spesso costituiscono l'indotto di imprese più grandi o di pubbliche amministrazioni, risultano estremamente vulnerabili, non sono in grado di sviluppare anticorpi alle crisi sistemiche non sopravviendo sovente anche a piccoli cambiamenti eteroprodotti;
                          - sono guidate da gente senza arte né parte (il classico imprenditore padre-padrone semicolto per usare un eufemismo) incapace di vedere al di là del proprio naso, senza una vision e senza una mission, che è solo un lavoratore travestito da imprenditore e temporaneamente arricchitosi.
                          Questa tipologia di imprese, che già normalmente non assume laureati, non ha sicuramente bisogno di gente con MBA.
                          Beh, ricordiamoci comunque che le più grandi aziende in circolazione sono partite proprio da nano imprese. Basta ricordarsi da dove arrivano Gates, Brin, Page, Zuckerberg, Musk, Bezos, Jack Ma, ecc. Magari mettiamoci anche Renzo Rosso, Del Vecchio, Berlusconi... tanto per citare qualche italiano. Le micro e nano imprese sono un humus culturale e produttivo che può dar luogo ad importantissime realtà anche internazionali.
                          Definirle la sciagura della nostra economia è un'esagerazione visto che in Italia abbiamo a che fare ogni giorno con criminalità organizzata, lavoro nero, evasione, disoccupazione e corruzione. Queste sono le vere sciagure, non la gente che lavora.
                          Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
                          digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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                          • #14
                            Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
                            Beh, ricordiamoci comunque che le più grandi aziende in circolazione sono partite proprio da nano imprese.
                            Stiamo parlando dell'Italia.

                            Basta ricordarsi da dove arrivano Gates, Brin, Page, Zuckerberg, Musk, Bezos, Jack
                            Arrivano da ordinamenti in cui non esiste l'incentivazione legale a rimanere piccoli perché se sposti di 1 euro il fatturato ti passa l'aliquota sui redditi dal 15 al 47%. Arrivano inoltre dalla cultura anglosassone, che prevede la delega a chi ne sa più di te e non il padre-padrone.

                            Ma, ecc. Magari mettiamoci anche Renzo Rosso, Del Vecchio, Berlusconi...
                            Berlusconi non è mai stato una nanoimpresa a e ha costituito sin da subito società di capitali, non società di persone, né tantomeno ha esercitato attività imprenditoriali titolo personale sotto ditta individuale. E non ha mai fatto il padre-padrone, ma ha sempre delegato: a persone molto fidate con cui aveva rapporti di amicizia e non reclutate sul mercato, ma comunque si trattava di gente più esperta di lui e quindi capace di attuare quello che lui aveva in mente.
                            Non conosco le storie degli altri due, ma scommetto che sono le classiche eccezioni che confermano la regola.

                            Le micro e nano imprese sono un humus culturale e produttivo che può dar luogo ad importantissime realtà anche internazionali.
                            Può dar luogo, non dà luogo se viene mantenuto appositamente, forzatamente (per non dire forzosamente) e artificialmente piccolo e gli viene impedito di crescere sia dall'interno sia dall'esterno. Una cosa è dire che un'impresa prima di diventare grande nasce piccola, altra cosa è tarpare le ali alle imprese con la retorica «piccolo è meglio». Piccolo è appena accettabile, nano e micro non serve a niente se non nella misura in cui può crescere. E la tipica micro o nano impresa italiana non cresce, non assume, non produce niente se non il reddito di sussistenza per l'imprenditore padre-padrone (magari sotto nome della moglie, prestato per accedere ai cospicui finanziamenti per l'imprenditorialità femminile, un'altra cosa disgustosa), dunque non apporta in quanto tale nessun beneficio alla società.

                            in Italia abbiamo a che fare ogni giorno con criminalità organizzata, lavoro nero, evasione, disoccupazione e corruzione.
                            Tutte cose strettamente legate a un tessuto produttivo fatto di micro e nano imprese. Sono quelle che assumono in nero, non di certo Telecom Italia e Vodafone. Sono quelle che evadono alla grande, non di certo che le grandi imprese (che fanno ottimizzazione fiscale, che è cosa ben diversa dall'evasione. Al massimo fanno elusione, che è un'altra cosa e non è illecita). Sono quelle che causano disoccupazione, visto che il padre-padrone non assume nessuno al di fuori della sua famiglia. Sono quelle che corrompono gli amministratori locali. E sono anche quelle che sono spesso legate a doppio filo alla criminalità organizzata: la quasi totalità delle imprese confiscate ai sensi del codice antimafia è classificabile come micro o nano impresa. Spesso si tratta di scatole vuote oppure di imprese di comodo e di copertura di attività criminose, cioè sostanzialmente delle lavatrici e riciclatrici di denaro sporco.
                            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                            • #15
                              Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                              Master in project management =====> MBA in Project management.
                              CIao Dottore,
                              scusami cosa intendi?
                              Io sarei interessato a specializzarmi anche nella parte manageriale(ho un bachelor in Ing. Inf) ed ero appunto indeciso se fare un MBA alla SAA di Unito oppure un Master in Project Management ed Innovazione che viene offerto anche a distanza all'Unipadova, quindi li stavo valutando entrambi prima di scegliere.
                              Ti ringrazio

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