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Seconda magistrale dopo una Telematica

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  • Seconda magistrale dopo una Telematica

    Ciao a tutti e grazie per questo fantastico forum!
    Ho appena conseguito una laurea magistrale in Psicologia Clinica e della riabilitazione (LM-51) presso l'Università  Unicusano. A breve inizierò il tirocinio per poi sostenere l'esame di Stato per l'iscrizione all'albo degli psicologi.
    Pur avendo appena terminato gli studi, stavo pensando di prendere una seconda laurea magistrale per ampliare il mio bagaglio professionalizzante e acquisire un ulteriore titolo di studio, sempre utile per esempio in caso di concorsi.
    Vorrei farmi convalidare il maggior numero di esami possibile quindi stavo pensando di prendere una laurea nella stessa classe LM-51 anche alla luce del parere generale favorevole del Consiglio Universitario Nazionale 14/04/2004 n.102 (Iscrizione ad un corso di studio da parte di laureati in altro corso di studio della stessa Classe).
    Secondo voi qual è la strada migliore da percorrere per conseguire una seconda laurea della stessa classe facendomi convalidare il maggior numero di esami?
    Grazie a chiunque mi aiuterà !

  • #2
    Ma a che pro?
    Non ho capito, scusami.
    Ammesso che si possa fare ti troveresti una laurea-doppione che non attesterebbe nulla in più della prima.

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    • #3
      Anche in caso di concorsi non credo che la stessa laurea dia punteggio aggiuntivo, tanto che nel campo dedicato per la candidatura devi metterci un'università  specifica.

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      • #4
        Ciao Marika, prima di tutto grazie per la tua velocissima risposta notturna!
        Di essere possibile credo lo sia perché previsto dalla normativa.
        I motivi per cui voglio farlo sono prima di tutto perché in generale nella p.a. per esempio per insegnare, per fare supplenze, una seconda laurea anche se della stessa classe dà  punteggio in più.
        In secondo luogo... proprio tu me lo chiedi perché voglio farlo!?!?!
        In ogni post, leggo che l'Unicusano viene dipinta come una mezza schifezza, come una uni telematica considerata negativamente nel mondo del lavoro et similia.
        Io personalmente (e forse a questo punto ingenuamente?) ho scelto la Unicusano senza avere nessuna convenzione e senza appartenere a nessuna categoria particolare. L'ho scelta perché tra le varie Università  (telematiche e non) aveva un'organizzazione didattica per me comoda e perché il personale mi è sembrato molto professionale. Non a caso mi sono messo a studiare a testa bassa esame dopo esame di giorno (e molto spesso anche di notte), rinunciando a tempo libero quotidiano, week end e alla mia compagna.
        Sarà  che mi sono trovato a studiare nel periodo in cui il MIUR ha fatto un giro di vite sulle Università  telematiche, ma il carico di lavoro non è stato mai leggero. Videolezioni da seguire quasi sempre obbligatoriamente con sistema di controllo tramite domande random durante la lezione (se rispondi correttamente vai avanti, se sbagli il contatore si azzera e devi seguire la lezione dall'inizio) contatori del tempo trascorso e del materiale fruito in piattaforma. Attività  accessorie a corredo dell'esame chiamate "etivity" (molto spesso ricerche in inglese dai siti scientifici da elaborare e commentare) a cui i docenti mettono il voto (voto che conta in fase d'esame). Dispense molto corpose, spesso non sotto le 200 pagine in formato (A4), oltre slides e testi consigliati a corredo.
        Gli esami, in sede a Roma quasi sempre orali, ad eccezione di alcune materie (come Analisi dei Dati) sia in forma scritta (esercizi) che orale (teoria), si svolgono nè più nè meno come tutti gli esami delle Università , in forma pubblica con assistenti che ti fanno le prime domande e poi ti passano ai professori per ulteriori domande su tutto il programma e il voto. Gente promossa, gente bocciata, ragazzi che si siedono tremanti, qualcuno che fa la sceneggiata per strappare un 18, qualcuno che chiede una domanda in più per un voto più alto, qualcuno che riceve i complimenti dai professori.
        Gli esami scritti poi, sono costituiti nella quasi totalità  da 3 domande a risposta aperta (7 punti massimi ad ogni aperta) e 3 a risposta multipla (3 punti ad ogni corretta).
        Sono sempre iper controllati con 3-5 persone di cui due professori/assistenti da Roma. L'ambiente è quello di un concorso (buste sigillate aperte in pubblico, controllo delle identità , testimoni scelti a caso tra gli studenti per verificare e firmare le procedure, divieto di fiatare, usare appunti e cellulari, posti distanziati, personale che gira e controlla durante tutta la durata della prova). Ho assistito personalmente a ragazze che singhiozzavano perché non riuscivano a rispondere alle domande ed era la terza volta che provavano a fare l'esame, a ragazzi sbattuti fuori perché cercavano di prendere qualche appunto.
        Alla fine di questo percorso mi sono sentito orgoglioso di avercela fatta proprio perché ho dovuto sudare per arrivare alla meta e perché nessuno mi ha regalato niente. Seriamente non ho mai avuto la percezione che questa laurea fosse una scorciatoia.
        Attenzione non sto dicendo che l'Unicusano sia perfetta, ANZI! Ho rilevato parecchie criticità . Per esempio alle volte le dispense danno per scontati dei concetti che scontati non sono per niente e quindi se non si vuole aspettare la risposta de tutor o il ricevimento del professore, bisogna darsi da fare da soli per cercare altrove la spiegazione. Le correzioni degli esami in forma scritta sono spesso molto lente e possono arrivare dopo l'ultima data utile per la prenotazione dell'esame successivo e questo è problematico se uno vuole rifare lo stesso esame o se vuole farne un altro vincolato da propedeuticità  rispetto a quello appena svolto. La biblioteca online non è molto vasta infatti credo che non la usi praticamente nessuno. Ho avuto poi la percezione che gli studenti che hanno la possibilità  di frequentare l'università  e le lezioni in presenza a Roma siano, come dire, trattati e seguiti meglio come se l'università  per dimostrare di non essere solo telematica curi con particolare attenzione gli studenti del campus.
        Alla luce di tutto ciò , il giorno che mi è arrivata la mail con la comunicazione di aver superato l'ultimo esame (non credevo di passarlo e siamo stati promossi in pochissimi) ho guardato negli occhi la mi compagna e come due scemi ci siamo messi a piangere perché sapevamo entrambi quanti sacrifici e quante rinunce ci sono state per arrivare fino lì.
        Dopo tutto questo, pur essendo sicuro di me e del mio percorso, sono davvero amareggiato dalle tante considerazioni negative che si fanno sulle telematiche e su quella in cui ho studiato io.
        Ecco perché oltre ai motivi elencati all'inizio vorrei prendere un ulteriore titolo, anche nella stessa classe.
        Ultima modifica di Nico74; 11-11-2018, 11:09.

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        • #5
          Ciao Marika, prima di tutto grazie per la tua velocissima risposta notturna!
          Mi dispiace non essere stata in grado di risponderti più che altro, per il resto non c'è problema: ultimamente lavoro di notte e ogni tanto apro il forum.

          In ogni post, leggo che l'Unicusano viene dipinta come una mezza schifezza, come una uni telematica considerata negativamente nel mondo del lavoro et similia.
          Diciamo "ni": ci sono telematiche con criticità  e valutazioni condizionate dell'ANVUR, ma più o meno si stanno riprendendo tutte: se prima le uniche valutate positivamente erano la Nettuno e la Marconi adesso lo sono anche la Pegaso, la Mercatorum e la Fortunato. La valutazione ANVUR della Cusano uscirà  fra poco e già  ha ricevuto note di merito per la ricerca in ingegneria, io ho previsto che sarà  positiva, abbi fede.

          Gli esami scritti poi, sono costituiti nella quasi totalità  da 3 domande a risposta aperta (7 punti massimi ad ogni aperta) e 3 a risposta multipla (3 punti ad ogni corretta).
          Questo è un metodo di esaminare che già  condivido di più rispetto a quello dell'Unipegaso (30 crocette + 1 per la lode), tuttavia torno a ripetere che io abolirei le crocette come alla Marconi e alla Nettuno per due motivi: il primo è che si permette allo studente di valorizzare ciò che sa e di valorizzarsi, il secondo è che con le crocette il metodo non è più accademico ma letteralmente da scuola guida, evitabile direi.

          Sono sempre iper controllati con 3-5 persone di cui due professori/assistenti da Roma. L'ambiente è quello di un concorso (buste sigillate aperte in pubblico, controllo delle identità , testimoni scelti a caso tra gli studenti per verificare e firmare le procedure, divieto di fiatare, usare appunti e cellulari, posti distanziati, personale che gira e controlla durante tutta la durata della prova). Ho assistito personalmente a ragazze che singhiozzavano perché non riuscivano a rispondere alle domande ed era la terza volta che provavano a fare l'esame, a ragazzi sbattuti fuori perché cercavano di prendere qualche appunto.
          Alla luce di tutto ciò , il giorno che mi è arrivata la mail con la comunicazione di aver superato l'ultimo esame (non credevo di passarlo e siamo stati promossi in pochissimi) ho guardato negli occhi la mi compagna e come due scemi ci siamo messi a piangere perché sapevamo entrambi quanti sacrifici e quante rinunce ci sono state per arrivare fino lì.
          Dopo tutto questo, pur essendo sicuro di me e del mio percorso, sono davvero amareggiato dalle tante considerazioni negative che si fanno sulle telematiche e su quella in cui ho studiato io.
          Siete stati tutti vittime di questo scandalo del 2013 (risposta del Rettore a Repubblica) e di un servizio delle Iene precedente. Alla fine i controlli si sono raddoppiati e avete faticato parecchio. Conosco bene la sofferenza degli studenti Unicusano perchè ne ho incrociato qualcuno on line e oggigiorno, nel 2018, sono ancora molto restii ad aprirsi e raccontare come funziona la loro università , perchè ne sono rimasti traumatizzati.

          Attenzione non sto dicendo che l'Unicusano sia perfetta, ANZI! Ho rilevato parecchie criticità . Per esempio alle volte le dispense danno per scontati dei concetti che scontati non sono per niente e quindi se non si vuole aspettare la risposta de tutor o il ricevimento del professore, bisogna darsi da fare da soli per cercare altrove la spiegazione. Le correzioni degli esami in forma scritta sono spesso molto lente e possono arrivare dopo l'ultima data utile per la prenotazione dell'esame successivo e questo è problematico se uno vuole rifare lo stesso esame o se vuole farne un altro vincolato da propedeuticità  rispetto a quello appena svolto. La biblioteca online non è molto vasta infatti credo che non la usi praticamente nessuno. Ho avuto poi la percezione che gli studenti che hanno la possibilità  di frequentare l'università  e le lezioni in presenza a Roma siano, come dire, trattati e seguiti meglio come se l'università  per dimostrare di non essere solo telematica curi con particolare attenzione gli studenti del campus.
          Il campus alla lunga si è rivelato una lama a doppio taglio perchè i costi di mantenimento e alcune decisioni della dirigenza hanno portato all'aumento esponenziale delle rette: sulla carta poteva diventare un grandissimo ateneo "privato", paradossalmente è proprio il campus che si è rivelato d'intralcio.
          A proposito, giusto per curiosità : come sono le camere? Mensa? Vita nel campus? Se c'è puoi raccontarci un'asperienza che ti ha colpito in positivo?
          Mi sono giunte voci di campus vuoto con studenti che vanno e vengono in giornata solo per fare gli esami: balle?

          Ecco perché oltre ai motivi elencati all'inizio vorrei prendere un ulteriore titolo, anche nella stessa classe.
          Io qua alzo le mani perchè l'esperto è Dottore, per me è completamente inutile, alcuni studenti telematici potrebbero dirti che è quasi offensivo.

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          • #6
            Caro Nico74,

            benvenuto nel forum.

            Ti faccio presente che, ammesso e non concesso che l'ateneo presso cui chiedi di iscriverti, sapendo che hai già  un titolo di studio avente identico valore legale (e penso proprio che tu glielo dichiareresti, al fine di ottenere l'abbreviazione di corso), ti consenta di compiere questa follia, visto che il parere del Cun non produce di per sé alcun effetto giuridico, non potresti utilizzare per nessun motivo due titoli di studio della stessa classe in un concorso pubblico, poiché agli effetti dei concorsi pubblici vale solo ed esclusivamente il valore legale e due titoli di studio con valore legale identico significa due titoli di studio uguali. Tutt'al più potresti far prevalere quello con il voto più favorevole, sempre che non debba essere stato conseguito entro una data antecedente.

            Il parere del Cun, che come accennavo non produce obblighi in capo agli atenei e al momento non ha dato luogo ad alcun provvedimento normativo (legge o regolamento) o atto di prassi vincolante per motivi gerarchici (circolare ministeriale), e neanche ad atti di indirizzo, risponde più che altro a un'esigenza spesso manifestata nell'à mbito dei corsi di laurea abilitanti a professioni sanitarie, poiché nell'à mbito di una singola classe sanitaria vi possono essere più lauree abilitanti a professioni sanitarie diverse. Ma in quel caso la questione è particolarissima in quanto, se da un lato i titoli di studio hanno identico valore legale, alle professioni ci si abilita mediante un esame di Stato che è integrato nella prova finale per conseguire tali titoli, la quale, a sua volta, è differente a seconda degli obiettivi e dei contenuti formativi, anche di natura tecnico-pratica, dei relativi corsi, i quali sono differenziati a seconda della professionalità  che intendono a formare. Quindi se si intende abilitarsi sia a una professione sanitaria sia a un'altra non c'è altra via che seguire separatamente due corsi che condurranno comunque a ottenere lo stesso titolo di studio. Del resto, lo stesso Cun specifica che il possesso di titoli di studio differenti afferenti alla stessa classe nulla apporta «alla loro spendibilità  legale rispetto al possesso di un solo titolo di studio», cioè in sostanza sono legalmente spendibili come un unico titolo (nel caso delle professioni sanitarie, il titolo è sempre unico, ma cambiano le abilitazioni).

            Aggiungo, infine, che il parere del Cun non tiene conto che, se è vero che nell'à mbito di una medesima classe possono presentarsi corsi di studio aventi obiettivi formativi anche molto diversi, è anche vero che quando si tratta di abbreviare i corsi le università  riconoscono e convalidano esami anche per affinità  e congruità  e addirittura talvolta tengono conto non dell'ordinamento del singolo corso ma proprio di quello della classe (vedi Tor Vergata), proprio per agevolare il candidato. Così facendo, questi conseguirebbe un titolo solo nominalmente diverso, in cui non solo la forma (determinata dalla classe) sarebbe identica ma a questo punto anche la sostanza, il che farebbe venir meno la motivazione per la quale il Cun ritiene che il conseguimento di un secondo titolo avente lo stesso valore debba essere consentito.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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            • #7
              Originariamente inviato da Nico74 Visualizza il messaggio
              Di essere possibile credo lo sia perché previsto dalla normativa.
              Il parere del Cun non è normativa

              I motivi per cui voglio farlo sono prima di tutto perché in generale nella p.a. per esempio per insegnare, per fare supplenze, una seconda laurea anche se della stessa classe dà  punteggio in più.
              Falso. Nella P.A. un secondo titolo della stessa classe è lo stesso titolo. E lo dice anche il Cun.

              Gli esami, in sede a Roma quasi sempre orali, ad eccezione di alcune materie (come Analisi dei Dati) sia in forma scritta (esercizi) che orale (teoria), si svolgono nè più nè meno come tutti gli esami delle Università , in forma pubblica con assistenti che ti fanno le prime domande e poi ti passano ai professori per ulteriori domande su tutto il programma e il voto.
              Innanzitutto sfatiamo un mito.
              Gli assistenti, previsti dalla legge 349/1958, non esistono più, in quanto il loro ruolo fu messo ad esaurimento dal decreto-legge 1º ottobre 1973, nº 580, convertito con modificazioni in legge legge 30 novembre 1973, nº 766. Quelli che molti di noi erroneamente chiamano assistenti sono nella maggior parte dei casi dei collaboratori volontari dei singoli docenti non aventi alcuna relazione lavorativa con gli atenei. In alcuni casi, hanno incarichi di tutorato o sono stati nominati cultori della materia, il che non implica alcun rapporto di lavoro né la percezione di un compenso ma, a seconda dell'ordinamento interno del singolo ateneo, può costituire il diritto a far parte ufficialmente delle commissioni d'esame.
              Comunque io nella mia carriera ho sostenuto quasi 40 esami, quasi tutti nella stessa università  statale, e nella stragrande maggioranza dei casi ho avuto a che fare esclusivamente con il docente responsabile (per titolarità , affidamento, supplenza o contratto) dell'insegnamento. In pochissimi casi sono stato interrogato da assistenti e quando ciò è avvenuto l'esame è finito lì. In un solo caso un docente a contratto (esperto esterno non accademico) prima interrogava lui e poi faceva svolgere una seconda interrogazione a un suo collega (del suo lavoro esterno non accademico) che si portava dietro. In qualche altro caso mi è capitato che il docente interrogasse e poi chiedesse al cosiddetto assistente (di solito un dottorando di ricerca) se volesse aggiungere qualche domanda prima che il docente stesso stabilisse il voto.
              Quindi attenti a prendere per consuetudine ciò che consuetudine non è. Al massimo è prassi locale.

              L'ambiente è quello di un concorso (buste sigillate aperte in pubblico, controllo delle identità , testimoni scelti a caso tra gli studenti per verificare e firmare le procedure, divieto di fiatare, usare appunti e cellulari, posti distanziati, personale che gira e controlla durante tutta la durata della prova).
              Queste a dire il vero sono cose molto da telematica. Nel senso che le telematiche sapendo di stare nell'occhio del mirino tendono a iper-burocratizzare alcuni processi, in maniera tale da non avere niente di formalmente contestabile in caso di ispezioni. Nelle università  statali tipicamente gli esami sulla carta sono tutti orali e i docenti organizzano eventuali prove scritte, che per l'appunto non godono di carattere di ufficialità , come meglio credono. Non ho mai visto buste chiuse e tutte 'ste formalità , ma al massimo la richiesta di ammucchiare borse e zaini e non tenere i cellulari sui banchi. Solo una volta rammento di un controllo maniacale dei documenti (da parte di un docente notoriamente 'particolare'). Nella maggior parte dei casi fogli non vidimati in alcun modo; qualcuno più pignolo li forniva timbrati.
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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              • #8
                Grazie mille Marika e Dottore per le vostre indicazioni!
                Rispondo ad entrambi nello stesso post nella speranza di rendere più comoda la lettura delle mie risposte e di non violare nessuna regola del forum!

                Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                La valutazione ANVUR della Cusano uscirà  fra poco e già  ha ricevuto note di merito per la ricerca in ingegneria, io ho previsto che sarà  positiva, abbi fede.
                Che tu sappia quando dovrebbe uscire approssimativamente?

                Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                ...Alla fine i controlli si sono raddoppiati e avete faticato parecchio.
                Personalmente ho apprezzato i controlli e la fatica perché hanno dato maggior "valore personale" al mio titolo.

                Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                A proposito, giusto per curiosità : come sono le camere? Mensa? Vita nel campus? Se c'è puoi raccontarci un'asperienza che ti ha colpito in positivo?
                Mi sono giunte voci di campus vuoto con studenti che vanno e vengono in giornata solo per fare gli esami: balle?
                Il campus nel complesso è molto bello e imponente. Niente di super lusso però, dà  molto di "vissuto", onestamente assomiglia più ad un edificio statale che ad una struttura privata.
                Alla mensa si mangia bene (self service) e dormire è economico anche se essendo ovviamente pieno di studenti, può capitare che ci sia un po' di casino la sera... non ci sono stanze singole.
                La cosa che mi ha impressionato è la presenza della palestra (anche in questo caso niente di extralusso), in cui di sera ti trovi studenti e personale che si allenano.
                Abitando molto distante da Roma sono uno di quelli che è andato in università  soprattutto per fare gli esami e per la discussione della Tesi. Tutte le volte che ci sono andato ho trovato molto movimento sia di mattina che di sera, sia negli uffici che nelle aree didattiche. Seguendo le lezioni a distanza, ho notato sempre l'interazione dei professori con gli studenti in aula però non so se fossero fisicamente presenti 20 o 200 persone a seguire.
                In linea di massima ho sempre avuto l'idea che ci fosse parecchio movimento.

                Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                Io qua alzo le mani perchè l'esperto è Dottore, per me è completamente inutile, alcuni studenti telematici potrebbero dirti che è quasi offensivo.
                Io ovviamente non voglio offendere nessuno, semplicemente ciò che per qualcuno può risultare inutile per qualcun altro può avere un personalissimo criterio di utilità .
                Infatti il motivo della mia richiesta è inerente alla fattibilità  della cosa e non alla sua utilità , anche se un parere nel merito è anche molto ben accetto e gradito!


                Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                Caro Nico74... Ti faccio presente che, ammesso e non concesso che l'ateneo presso cui chiedi di iscriverti... ti consenta di compiere questa follia...
                E già  qui è più che chiaro il tuo parere in merito alla mia idea
                Comunque la tua precisissima spiegazione è davvero molto, molto tecnica e dettagliata e prendo atto io per primo della "singolarità " della mia richiesta.
                Avendo una laurea magistrale in Psicologia Clinica e della Riabilitazione (dal 2017 divenuta Professione Sanitaria), vorrei acquisire una laurea in Psicologia del Lavoro. In questo senso mi sembrava si ravvisassero tutti quegli elementi favorevoli a conseguire una seconda laurea nella stessa classe LM-51.
                Leggendo infatti questo parere generale, ho interpretato che la cosa fosse proprio riferita al mio caso quando testualmente si dice "...il possesso di titoli di studio diversi, nell‘ambito di una stessa classe, nulla apportando alla loro spendibilità  legale rispetto al possesso di un solo titolo di studio, comporta tuttavia l‘acquisizione di competenze differenziate orientate a diversi sbocchi professionali.
                ...Pertanto, il CUN ritiene che la possibilità  di iscrizione a corsi di studio da parte di laureati in corsi di studio appartenenti alla stessa classe sia coerente con il nuovo sistema formativo e del tutto legittimo
                ."
                In definitiva (tralasciando tutte le motivazioni inerenti al "prestigio" del titolo) volendo prendere la seconda laurea della stessa classe per accrescere il mio corredo culturale ed aprirmi ad ulteriori sbocchi professionali, per quanto singolare, la cosa non sarebbe fattibile?

                Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                Innanzitutto sfatiamo un mito.
                Gli assistenti, previsti dalla legge 349/1958, non esistono più... convertito con modificazioni in legge legge 30 novembre 1973, nº 766. ...In pochissimi casi sono stato interrogato da assistenti...
                Nel tuo caso erano assistenti perché ti sei laureato quando ancora erano in carica?
                Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                Quindi attenti a prendere per consuetudine ciò che consuetudine non è. Al massimo è prassi locale.
                Al di là  del piacere di imparare una cosa nuova di cui non ero a conoscenza e di cui ti ringrazio, non ho ben capito il senso del consiglio finale: attenti a prendere per consuetudine ciò che consuetudine non è. Ti riferisci al fatto di usare il termine corretto o al fatto che questa è una prassi negativa delle delle telematiche? Perché ho centinaia di amici che vanno alle statali e la maggior parte viene interrogata prima dal "cultore della materia" e poi dal professore.

                Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                Queste a dire il vero sono cose molto da telematica. Nel senso che le telematiche sapendo di stare nell'occhio del mirino tendono a iper-burocratizzare alcuni processi, in maniera tale da non avere niente di formalmente contestabile in caso di ispezioni.
                Si però mettiamoci d'accordo su quello che vogliamo da questo sistema universitario. Cioè... fanno male le telematiche ad essere fiscali perché facendo le cose in maniera ligia e precisa dimostrano di avere qualcosa da nascondere?
                Per la serie, io poliziotto ti faccio la multa per guida pericolosa perché siccome ti ho fermato e indossi la cintura, sicuramente quando non ti vedo guidi come un pazzo!

                Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                Nelle università  statali tipicamente gli esami sulla carta sono tutti orali e i docenti organizzano eventuali prove scritte, che per l'appunto non godono di carattere di ufficialità , come meglio credono. Non ho mai visto buste chiuse e tutte 'ste formalità , ma al massimo la richiesta di ammucchiare borse e zaini e non tenere i cellulari sui banchi. Solo una volta rammento di un controllo maniacale dei documenti (da parte di un docente notoriamente 'particolare'). Nella maggior parte dei casi fogli non vidimati in alcun modo; qualcuno più pignolo li forniva timbrati.
                Bè... le non statali vengono spesso accusate di cose poco piacevoli e lo sappiamo, ma non è che le statali se la passino proprio benissimo quanto a reputazione e questi che hai raccontato costituiscono degli esempi lampanti. Comunque credo che le procedure molto rigide e formali siano imposte (alle non statali) dal MIUR.

                Scusate per la lunghezza del messaggio, ma i punti a cui rispondere erano tanti!
                Grazie in anticipo per le vostre risposte!
                Ultima modifica di Nico74; 12-11-2018, 17:38.

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                • #9
                  Originariamente inviato da Nico74 Visualizza il messaggio
                  Che tu sappia quando dovrebbe uscire approssimativamente?
                  Come sempre invito a non sopravvalutare le valutazioni Anvur, non perché non abbiano valore, per carità , a perché vanno prese per quello che sono, altrimenti si rischia di caricarsi di eccessive aspettative e poi rimanere delusi.
                  Nessuno al di fuori di Marika, me, qualcun altro che frequenta questo forum, oltre agli addetti ai lavori (e forse nemmeno tutti), sa cos'è l'Anvur e che funzione istituzionale persegue, garantito.

                  Il campus nel complesso è molto bello e imponente. Niente di super lusso però, dà  molto di "vissuto", onestamente assomiglia più ad un edificio statale che ad una struttura privata.
                  Infatti non è una struttura privata.

                  La cosa che mi ha impressionato è la presenza della palestra (anche in questo caso niente di extralusso), in cui di sera ti trovi studenti e personale che si allenano.
                  Ce l'hanno anche Bicocca e credo Iulm, e comunque tantissime università  tradizionali aderiscono ai Centri universitari sportivi.

                  Avendo una laurea magistrale in Psicologia Clinica e della Riabilitazione (dal 2017 divenuta Professione Sanitaria)
                  Per lauree abilitanti alle professioni sanitarie si intendono solo quelle che hanno l'esame di Stato integrato con la prova finale, che abilitano perlopiù a quelle professioni che un tempo si sarebbero definite paramediche.

                  vorrei acquisire una laurea in Psicologia del Lavoro. In questo senso mi sembrava si ravvisassero tutti quegli elementi favorevoli a conseguire una seconda laurea nella stessa classe LM-51.
                  Ti conviene allora prenderti una magistrale in Sociologia mettendo qualche esame M-PSI/05 e M-PSI/06.

                  questo parere generale[/URL], ho interpretato che la cosa fosse proprio riferita al mio caso quando testualmente si dice "[I]...il possesso di titoli di studio diversi, nell‘ambito di una stessa classe, nulla apportando alla loro spendibilità  legale rispetto al possesso di un solo titolo di studio, comporta tuttavia l‘acquisizione di competenze differenziate orientate a diversi sbocchi professionali.
                  Potresti fare questo ragionamento per la professione di dottore in tecniche psicologiche (già  psicologo iunior, sezione B dell'albo degli psicologi), che si suddivide nei due rami dei servizi alla persona e alla comunità  e dei contesti sociali, organizzativi e del lavoro, ma l'abilitazione alla professione di psicologo (sezione A dell'albo) è unica, quindi lo sbocco delle due lauree magistrali sarebbe il medesimo.
                  Già  oggi moltissimi psicologi clinici di formazione lavorano nei contesti organizzativi e del lavoro. Un mio amico si laureò con il vecchio ordinamento nell'indirizzo clinico sulla carta ma sostenendo come esami a scelta solo esami dell'indirizzo del lavoro.

                  In definitiva (tralasciando tutte le motivazioni inerenti al "prestigio" del titolo) volendo prendere la seconda laurea della stessa classe per accrescere il mio corredo culturale ed aprirmi ad ulteriori sbocchi professionali, per quanto singolare, la cosa non sarebbe fattibile?
                  Come già  detto, nel pubblico varrebbe un solo titolo. Nel privato, sei sicuro che chi ti dovrebbe offrire il lavoro capirebbe la differenza?

                  Nel tuo caso erano assistenti perché ti sei laureato quando ancora erano in carica?
                  No: perché ho avuto un lapsus freudiano.
                  Ai miei tempi comunque c'era ancora qualche assistente del ruolo ad esaurimento (tipo cinque-sei in tutta Italia), e anche qualche professore incaricato stabilizzato (io ho avuto il piacere di sostenere un bellissimo esame con l'ultimo rimasto, Gian Claudio de Cesare). Ai fini della didattica erano considerati i primi assimilati ai ricercatori di ruolo (anch'essi ad esaurimento in base alla legge 240/2010: ora ci sono solo i ricercatori a tempo determinato) e i secondi ai professori di seconda fascia (associati).

                  Al di là  del piacere di imparare una cosa nuova di cui non ero a conoscenza e di cui ti ringrazio, non ho ben capito il senso del consiglio finale: attenti a prendere per consuetudine ciò che consuetudine non è. Ti riferisci al fatto di usare il termine corretto o al fatto che questa è una prassi negativa delle delle telematiche?
                  Mi riferisco al fatto che la consuetudine, o uso, è una fonte del diritto, ancorché subordinata a tutte le fonti scritte, mentre la prassi non lo è. Quindi una prassi valevole in un ateneo potrebbe non vigere altrove. Inoltre anche una consuetudine potrebbe essere solo di quello specifico ateneo, in virtù dell'autonomia.

                  Perché ho centinaia di amici che vanno alle statali e la maggior parte viene interrogata prima dal "cultore della materia" e poi dal professore.
                  Anche i miei amici fridericiani e sapientini mi raccontano così, ma dove ho studiato e lavorato io (al Nord, in Toscana e alla Parthenope di Napoli) non l'ho mai visto.

                  Si però mettiamoci d'accordo su quello che vogliamo da questo sistema universitario. Cioè... fanno male le telematiche ad essere fiscali perché facendo le cose in maniera ligia e precisa dimostrano di avere qualcosa da nascondere?
                  Non era un giudizio di valore il mio. Era solo per dire che una certa rigidità  formale può essere semplicemente dovuta al timore di essere sotto controllo. La qualità , a mio avviso, si vede in altro. E oltretutto mettere tensione e ansia addosso alle persone che senso ha?

                  Per la serie, io poliziotto ti faccio la multa per guida pericolosa perché siccome ti ho fermato e indossi la cintura, sicuramente quando non ti vedo guidi come un pazzo!
                  Il poliziotto neanche ti può fare la multa, pensa un po'. La sanzione amministrativa pecuniaria è comunemente chiamata multa ma non è una multa. Le multe sono pene pecuniarie previste per le contravvenzioni, cioè i reati minori. Le sanzioni amministrative sono sanzioni che non hanno carattere neanche penale e non sono di norma irrogate dal giudice, ma sono conseguenza di un'infrazione non penalmente rilevante rilevata e verbalizzata da un pubblico ufficiale.
                  BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                  • #10
                    Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                    Come sempre invito a non sopravvalutare le valutazioni Anvur...
                    Assolutamente nessuna sopravvalutazione dell'ANVUR, però ho letto molte volte su questo forum che Marika stessa ha utilizzato lo strumento dell'ANVUR come "termometro" ufficiale per il "buon nome" delle università  (soprattutto delle telematiche). D'altra parte con tutte le limitazioni e cautele del caso, rimane uno strumento istituzionale che il cittadino ha per valutare una università . Diversamente dovrebbe fidarsi solo delle voci di corridoio, miti e leggende, servizi delle Iene...
                    Quindi spero sappiate dirmi approssimativamente quando dovrebbe uscire la valutazione Anvur della Cusano.

                    Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                    Ce l'hanno anche Bicocca e credo Iulm, e comunque tantissime università  tradizionali aderiscono ai Centri universitari sportivi.
                    WoW allora siamo solo in tre in italia!


                    Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                    Ti conviene allora prenderti una magistrale in Sociologia mettendo qualche esame M-PSI/05 e M-PSI/06.
                    Perchè?

                    Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                    Potresti fare questo ragionamento per la professione di dottore in tecniche psicologiche (già  psicologo iunior, sezione B dell'albo degli psicologi), ... ma l'abilitazione alla professione di psicologo (sezione A dell'albo) è unica, quindi lo sbocco delle due lauree magistrali sarebbe il medesimo.
                    Già  oggi moltissimi psicologi clinici di formazione lavorano nei contesti organizzativi e del lavoro. ...

                    Come già  detto, nel pubblico varrebbe un solo titolo. Nel privato, sei sicuro che chi ti dovrebbe offrire il lavoro capirebbe la differenza?
                    Ottime argomentazioni e spunti su cui riflettere assolutamente, ma siccome sono un testone cocciuto e tu sei preparatissimo, sarebbe comunque secondo te fattibile la cosa (da te definita follia )della seconda laurea stessa classe?

                    Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                    ...Non era un giudizio di valore il mio. Era solo per dire che una certa rigidità  formale può essere semplicemente dovuta al timore di essere sotto controllo.
                    Menomale che hanno questo timore, ben venga questo timore!

                    Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                    La qualità , a mio avviso, si vede in altro.
                    Io direi anche in altro e comunque non va fatto passare il rispetto delle regole formali per mancanza di qualità .

                    Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                    E oltretutto mettere tensione e ansia addosso alle persone che senso ha?
                    Le procedure formali mi hanno sempre dato un senso di "istituzionalità " che mi ha fatto piacere e non dato tensione (parlo per me ovviamente). Invece i controlli continui e certi atteggiamenti aggressivi di alcuni del personale durante i controlli in effetti mettevano parecchio nervosismo.

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                    • #11
                      Originariamente inviato da Nico74 Visualizza il messaggio
                      Assolutamente nessuna sopravvalutazione dell'ANVUR, però ho letto molte volte su questo forum che Marika stessa ha utilizzato lo strumento dell'ANVUR come "termometro" ufficiale per il "buon nome" delle università  (soprattutto delle telematiche).
                      Marika veramente mi pare l'abbia usata per quello che è, cioè un metro ”“ l'unico ufficiale in Italia ”“ di misurazione della qualità . Il nome è un'altra cosa e non dipende certo da un'istituzione che nessun datore di lavoro conosce (e che gli enti pubblici non possono prendere in considerazione perché per essi conta solo il valore legale). Per la fama entrano in gioco decine di altre variabili, non ultimo, purtroppo, il pregiudizio, che ha una tradizione ben più lunga delle valutazioni Anvur. Sino a poco tempo fa l'accreditamento neanche esisteva e tuttora ha un valore puramente simbolico, dal momento che esso ha ragion d'essere quale alternativa al valore legale dei titoli, mentre, laddove il valore legale esiste, l'accreditamento non produce alcun effetto concreto.

                      D'altra parte con tutte le limitazioni e cautele del caso, rimane uno strumento istituzionale che il cittadino ha per valutare una università .
                      Veramente non persegue questa funzione. L'Anvur agisce infatti come organo di supporto agli attori della governance del mondo universitario; la sua attività  non è rivolta agli utenti finali.

                      Diversamente dovrebbe fidarsi solo delle voci di corridoio, miti e leggende, servizi delle Iene...
                      E sono quelli che orientano i datori di lavoro, infatti.

                      Perchè?
                      Perché con una laurea magistrale in Sociologia completeresti la tua formazione (i corsi di area psicologica orientati al lavoro e alle organizzazioni comprendono psicologia sociale e materie affini quali sociologia, a volte anche economia, scienze aziendali e diritto) e contemporaneamente arricchiresti il tuo curriculum studiorum di un ulteriore titolo autonomamente spendibile e valido anche ai fini dei concorsi pubblici.

                      Ottime argomentazioni e spunti su cui riflettere assolutamente, ma siccome sono un testone cocciuto e tu sei preparatissimo, sarebbe comunque secondo te fattibile la cosa (da te definita follia )della seconda laurea stessa classe?
                      Dipende dall'ateneo.

                      Io direi anche in altro e comunque non va fatto passare il rispetto delle regole formali per mancanza di qualità .
                      Ribadisco che non si tratta di regole, ma di mera prassi.
                      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                      • #12
                        Ciao.
                        Scusate se intervengo ora, ma ho preferito attendere i pareri e le informazioni pratiche di Marika e i consueti consideranda torrenziali del Dottore (che sicuramente mi dirà  che ho usato il termine in maniera errata) sulla questione. Io ritengo che i miei fellow senior users abbiano ragione sulla questione di fondo: per quanto due lauree magistrali denominate "Psicologia clinica" e "Psicologia del lavoro" possano differire per orientamento dei corsi, peso in crediti nei settori scientifici ed esperienze diverse di inserimento/tirocinio, penso che sia quasi impossibile trovarle in una classe diversa dalla LM-51 (nonché che i pareri espressi sull'ammissione di candidati per l'accesso a lauree di pari livello appartenenti alle stesse classi si contino sulle dita di una mano). Io sono generalmente ostile al concetto di master universitario italiano, tranne per casi come questo, cioè quelli di laureati magistrali che intendono espandere le proprie conoscenze in campi non toccati ma molto prossimi a quelli dei propri titoli originali (per i fini più diversi, incluso anche il conseguire punteggi più alti nelle valutazioni dei titoli nei concorsi pubblici). Ci sono numerosi master di II livello, anche in teledidattica, che si occupano di questi temi (lascia perdere quelli di I livello, ma questa è un'opinione personale). Poi, se proprio desideri conseguire un'altra magistrale, ci sono molte classi interessanti, generalmente tutte afferenti alle aree didattiche universitarie 13 (Scienze economiche e statistiche) e 14 (Scienze politiche e sociali), come LM-56, LM-59, LM-62, LM-77 e LM-88, per non parlare di quella probabilmente più pertinente per te, la LM-85 (Scienze pedagogiche, anche se fa parte dell'area 11, come d'altronde le magistrali in psicologia).

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                        • #13
                          Originariamente inviato da Rael25 Visualizza il messaggio
                          per quanto due lauree magistrali denominate "Psicologia clinica" e "Psicologia del lavoro" possano differire per orientamento dei corsi, peso in crediti nei settori scientifici ed esperienze diverse di inserimento/tirocinio, penso che sia quasi impossibile trovarle in una classe diversa dalla LM-51 (nonché che i pareri espressi sull'ammissione di candidati per l'accesso a lauree di pari livello appartenenti alle stesse classi si contino sulle dita di una mano).
                          Buongiorno. In realtà  non è così impossibile. Qualcosa di più o meno vagamente simile si può trovare anche si può trovare anche nelle classi LM-57 (Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua) e, come da te segnalato, LM-59 (Scienze della comunicazione pubblica e d'impresa e pubblicità ), LM-88 (Sociologia e ricerca sociale, già  richiamata da me precedentemente) e perfino LM-77 (Scienze economico-aziendali, ad esempio il CdLM in Management della comunicazione d'impresa alla UniMoRe), ma anche nella classe LM-92 (Teorie e metodologie dell'e-learning e della media education). Ricordiamoci che psicologia del lavoro e delle organizzazioni significa soprattutto selezione e formazione di risorse umane. Poi, in molte organizzazioni vi sono psicologi liberi professionisti che svolgono consulenze per migliorare la vita dei lavoratori, ma questa è più roba da clinici secondo me, o perlomeno nella mia limitata esperienza iniziative di questo genere sono sempre state condotte con occhio e approccio tipici del clinico.

                          Io sono generalmente ostile al concetto di master universitario italiano, tranne per casi come questo, cioè quelli di laureati magistrali che intendono espandere le proprie conoscenze in campi non toccati ma molto prossimi a quelli dei propri titoli originali (per i fini più diversi, incluso anche il conseguire punteggi più alti nelle valutazioni dei titoli nei concorsi pubblici).
                          Ma tanto oramai i concorsi con valutazione dei titoli sono quasi estinti.

                          Ci sono numerosi master di II livello, anche in teledidattica, che si occupano di questi temi (lascia perdere quelli di I livello, ma questa è un'opinione personale).
                          Anche io gli direi di lasciare quelli di primo livello, dato che possiede una laurea magistrale.
                          Il punto è che la stragrande maggioranza dei master universitari è di primo livello.
                          Dal punto di vista didattico non c'è alcuna differenza. A riprova di ciò ti dico che alcuni atenei prevedono corsi unici che rilasciano master universitari di primo livello se il candidato ha usato come titolo di accesso una laurea o un DU, di secondo se ha usato un DL, una LS o una LM.

                          Ah, dimenticavo: un'altra ragione ostativa per l'iscrizione a un altro corso di LM-51 è che se è già  abilitato alla professione di psicologo non può ripetere il praticantato. Ergo, se il corso prevede un tot di crediti da maturare attraverso un tirocinio in convenzione con l'Ordine che implichi l'iscrizione al registro dei praticanti, ciò diventa un problema.

                          Poi, se proprio desideri conseguire un'altra magistrale, ci sono molte classi interessanti, generalmente tutte afferenti alle aree didattiche universitarie 13 (Scienze economiche e statistiche) e 14 (Scienze politiche e sociali), come LM-56, LM-59, LM-62, LM-77 e LM-88, per non parlare di quella probabilmente più pertinente per te, la LM-85 (Scienze pedagogiche, anche se fa parte dell'area 11, come d'altronde le magistrali in psicologia).
                          A mio avviso la classe più simile è la LM-55, Scienze cognitive, seguìta dalla LM-85 ma anche dalla LM-78 (Scienze filosofiche). Ma a me pare che lui cerchi qualcosa di connotato più dall'attenzione ai contesti sociali. Quindi queste classi non vanno bene, salvo un corso LM-55 marcatamente orientato all'ergonomia cognitiva e all'intelligenza artificiale applicata al lavoro, ma qua entriamo in settori estremamente complessi e compositi in cui entrano in gioco numerose discipline, dall'informatica alla biologia., alla neurologia e perfino all'ingegneria, infatti i corsi di questa classe un minimo seri sono davvero pochi: e certamente sono rivolti a menti particolarmente eclettiche. Se è per questo pure la LM-1 (Antropologia culturale ed etnologia) e la LM-87 (Servizio sociale e politiche sociali) presentano numerosi punti di contatto, ma non credo che rispondano agli interessi e alle esigenze del nostro.
                          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                          • #14
                            Mi è venuta in mente una cosa difficile da scrivere, ma ci proverò lo stesso.
                            Premesso che non voglio cadere in interpretazioni estensive errate o stupidaggini a livello giuridico, lo scrivo solo per curiosità , ma qual è il motivo di una persona laureata in una telematica per cercare di laurearsi nella stessa classe in una statale?
                            La risposta è solo una: poter dichiarare di essersi laureato in una statale.
                            Ma qui sopraggiunge la mia domanda e cioè: ammesso che si possa fare, non è che si dichiara comunque il falso?
                            Mi spiego: quando un datore di lavoro chiede l'alma mater, ammesso che non sia ignorante a 360 gradi, vuole conoscere la tua università  di provenienza e cioè dove sei stato formato.
                            Esempio: a Milano c'è molta richiesta da parte degli studi legali di giuristi dalla Cattolica per via della qualità  degli insegnamenti e dei docenti (che, inutile dirlo, sono in contatto con gli studi legali stessi).
                            Il mio ragionamento è questo e se sbaglio mi scuso, in caso mi correggerà  Dottore: se io faccio passare quella che in fin dei conti è un'omologazione del titolo presso altro ateneo (telematico) come 5 anni di formazione reale non commetto un reato penale ma dichiaro comunque il falso rispetto a ciò che vuole veramente sapere il mio datore di lavoro.
                            In pratica si tratterebbe di una vita lavorativa basata su una bugia che potrebbe essere facilmente "sgamabile", non me ne voglia Nico che rispetto e che ho letto sempre con piacere.

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                            • #15
                              Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                              Premesso che non voglio cadere in interpretazioni estensive errate o stupidaggini a livello giuridico, lo scrivo solo per curiosità , ma qual è il motivo di una persona laureata in una telematica per cercare di laurearsi nella stessa classe in una statale?
                              La risposta è solo una: poter dichiarare di essersi laureato in una statale.
                              Ma qui sopraggiunge la mia domanda e cioè: ammesso che si possa fare, non è che si dichiara comunque il falso?
                              No, perché se effettivamente la statale ha rilasciato il titolo esso sarà  un titolo vero.
                              Il problema sorge a mio avviso solo rispetto alla pubblica amministrazione. Lì come sappiamo conta il valore legale, che è ciò che produce effetti giuridici in capo alla persona cui è stato conferito il titolo. Orbene, se io conseguo il titolo il 13 novembre 2018 gli effetti giuridici decorrono da quella data. Se io riconseguo lo stesso titolo il 13 novembre 2019, dichiarando solo quest'ultimo dichiaro che l'effetto giuridico è decorso un anno più tardi, il che è un falso.

                              Mi spiego: quando un datore di lavoro chiede l'alma mater, ammesso che non sia ignorante a 360 gradi, vuole conoscere la tua università  di provenienza e cioè dove sei stato formato.
                              Infatti a Milano finalmente hanno capìto che se uno dichiara solo la laurea magistrale non sono cinque anni di studi ma due, quindi stanno cominciando a chiedere «dove hai fatto i primi tre anni di università ». Vabbe' che la richiesta è formulata male, vabbe' che l'esigenza di saperlo è in funzione antimeridionale (molte hanno un pregiudizio negativo nei confronti delle università  del Sud, comprese quelle che si mangiano in un sol boccone Statale, Bicocca e francamente anche Bocconi), ma sta di fatto che pian piano ci stanno arrivando. Personalmente chiedevo già  in tempi non sospetti (primi anni 2000) non solo dove avessero conseguito la precedente laurea (domanda tecnicamente più corretta), ma soprattutto in cosa e con quale voto. E sistematicamente venivano fuori gli altarini. Del resto, per quale oscura ragione uno dovrebbe omettere le informazioni sulla propria laurea, dichiarando solo la magistrale, se non per nascondere qualcosa? Vedi come quelli che hanno avuto 110 e lode ne vanno orgogliosi, e magari specificano pure la media dei voti degli esami.

                              Il mio ragionamento è questo e se sbaglio mi scuso, in caso mi correggerà  Dottore: se io faccio passare quella che in fin dei conti è un'omologazione del titolo presso altro ateneo (telematico) come 5 anni di formazione reale non commetto un reato penale ma dichiaro comunque il falso rispetto a ciò che vuole veramente sapere il mio datore di lavoro.
                              I reati penali non esistono; il concetto di reato per definizione attiene alla sfera penale.
                              Il falso in scrittura privata costituiva reato fino a poco tempo fa; è stato oggetto di 'declassamento' a illecito amministrativo/civile (se non a derubricazione tout court; dovrei andare a controllare) in uno degli ultimi provvedimenti di delegificazione. Comunque il curriculum costituisce un atto unilaterale e dunque non integra a mio avviso il concetto di scrittura privata agli effetti di questa norma.
                              Dal punto di vista morale, comprendo il tuo discorso e ti dirò che lo condivido pienamente.
                              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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