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NO TAX AREA università statali
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Buongiorno.
Innanzitutto chiamarla «no tax area» non è corretto in quanto in inglese tax non significa tassa, bensì imposta. L'IRPEF e l'IVA sono imposte, cioè prelievi coattivi di ricchezza in favore della pubblica autorità per non specifiche finalità di interesse pubblico. Le tasse universitarie sono per l'appunto tasse, in inglese fees (tuition fees per la precisione), cioè corrispettivi per il servizio, il cui gettito non è destinato all'Erario ma direttamente al gestore del servizio. La tassa si differenzia dal prezzo perché è relativa a un servizio pubblico (anche se eventualmente gestito da privati in regime di appalto, affidamento, concessione, licenza) e poiché, a differenza del prezzo, non è determinata secondo parametri di mercato e normalmente copre solo una parte delle spese per il servizio, che per il resto vengono assoggettate alla fiscalità generale (cioè sono finanziate per l'appunto dalle imposte).
Ti invito altresì a non tenere in considerazione ciò che potrai leggere in Rete tra i primi risultati di Google. Ci sono siti sedicenti specializzati in materia universitaria che affermano testualmente «Le università pubbliche presentano delle tasse unificate a livello nazionale [WTF?
] e, come è ben risaputo, inferiori rispetto agli importi delle tasse negli atenei privati [eeeeh?
]». In realtà le università in Italia sono tutte pubbliche; semmai la norma de qua si applica solo a quelle statali, le quali, comunque, hanno autonomia finanziaria e potere di determinare autonomamente l'importo della contribuzione e la relativa fasciazione per reddito, entro certi limiti piuttosto blandi imposti a livello centrale. Alcune università non statali possono costare meno rispetto alle non statali, specie per chi rientrerebbe nelle fasce di reddito superiori (il che peraltro non significa essere ricchi, visto che di solito la fascia più elevata parte da v valori ISEE pari a 45mila euro).
D'altronde su un altro sito specializzato qualche giorno fa avevo letto che i corsi di studio si possono differenziare tra le varie università in funzione del numero dei cc.ff.uu. necessari per conseguire il titolo
Una soglia di esenzione prima poteva essere prevista dal singolo ateneo, mentre con la legge 232/2016 (finanziaria per il 2017) è stata stabilita l'esenzione totale dal contributo onnicomprensivo unico (comprensivo delle tasse) sino ai 13mila euro di ISEE, con facoltà per gli atenei di innalzare questa soglia e per il dicastero competente di adeguarla annualmente con decreto del Ministro. La soglia è stata dunque innalzata con decreto MIUR 1014/2021, per l'anno accademico 2021-2022 e i successivi, a 22mila euro.
Le norme prevedono altresì delle consistenti riduzioni dai 22 ai 30mila euro.
Siccome la soglia di riduzione obbliga gli atenei a rinunciare alla quasi totalità del costo standard, molti di essi – forse la maggior parte – hanno preferito innalzare la soglia di esenzione (ad esempio UniTo l'ha innalzata a 23mila, l'UniPr inizialmente a 24500 e poi a 27mila, l'UniBa Aldo Moro e l'UniPa a 25mila, il PoliMi a 27740, la Federico II a 26mila, l'Alma mater studiorum a 27mila, la Parthenope a 28mila, l'UPO "Amedeo Avogadro" e l'UniSa addirittura a 30mila) e aumentare la contribuzione a quelli che pagano.
È importante sapere che:- l'esenzione vale solo per immatricolazioni e iscrizioni ai corsi di laurea e di laurea magistrale (anche a ciclo unico). Non si applica ad altre tipologie di corso di studi né agli eventuali servizi aggiuntivi.
- l'esenzione non ha impatto sulla tassa regionale per il diritto allo studio universitario (il cui ordinamento varia da regione a regione) e, ovviamente, sull'imposta di bollo (che è un'imposta e non una tassa). Il premio assicurativo potrebbe inoltre essere posto a carico dello studente. L'importo effettivamente a carico dello studente potrebbe dunque variare, a seconda degli atenei, dai 16 euro sino ai 150 circa. Naturalmente in caso di più istanze bisogna calcolare i 16 euro di imposta su ogni istanza.
- l'obbligo di esenzione sussiste solo per gli anni della durata normale del corso (anche se di solito gli atenei lo estendono almeno sino al primo anno fuori corso).
- l'esenzione è incondizionata al primo anno, mentre è legata, a partire dal secondo anno, al mantenimento di blandi requisiti di merito: al secondo anno bisogna aver maturato almeno 10 crediti nel periodo tra l'11 agosto dell'anno precedente e il 10 agosto dell'anno successivo; negli eventuali anni successivi bisogna avere maturato almeno 25 crediti nello stesso periodo. La media di profitto non ha rilevanza. Ovviamente gli atenei possono autonomamente decidere di rinunciare, parzialmente o totalmente, a dette condizioni.
BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Aggiungo un commento per evidenziare un fenomeno che è stato già descritto nel post precedente di dottore.
Molte università statali hanno innalzato la soglia di esenzione ed aumentato la contribuzione degli studenti che pagano. Non la trovo una misura giusta. Viene scaricato il costo dell'intera istruzione universitaria su persone con redditi normali e non certo elevati. Non vedo perché queste persone debbano pagare anche per l'istruzione degli esenti, peraltro molto numerosi.
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