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Anomalia pergamene Unitelma Sapienza

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  • Anomalia pergamene Unitelma Sapienza

    O voi che vi preoccupate della presenza o meno della dicitura «telematica» sulle pergamene delle 11 sorelle diverse, vi siete accorti sulla pergamena di Unitelma Sapienza cosa è scritto?
    «Diploma di laurea universitaria di I livello»
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

  • #2
    Sinceramente non mi sembra un grosso problema, sempre una laurea è.
    Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
    digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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    • #3
      Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
      O voi che vi preoccupate della presenza o meno della dicitura «telematica» sulle pergamene delle 11 sorelle diverse, vi siete accorti sulla pergamena di Unitelma Sapienza cosa è scritto?
      «Diploma di laurea universitaria di I livello»
      Benvenuto nel 1993

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      • #4
        Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
        Sinceramente non mi sembra un grosso problema, sempre una laurea è.
        A parte il fatto che la dicitura è illegale perché, prima che alle indicazioni ministeriali in tema di compilazione delle pergamene (riassunte nella nota prot. 2572 del 26 aprile 2005, nº 2572, firma Masìa), contravviene a delle disposizioni di rango regolamentare e legislativo, in forza delle quali i diplomi universitari sono una cosa, i diplomi di laurea un'altra, le lauree un'altra ancora e non esistono le lauree di primo livello, mettiti nei panni di uno che si è laureato alla Università  di Firenze, alla Università  di Padova, alla Alma mater studiorum di Bologna, alla Federico II di Napoli, all'Orientale di Napoli, alla Sapienza di Roma, alla Marconi di Roma e tiene appesa la sua bella pergamena con scritto «laurea in”¦», poi si iscrive alla Telma per conseguire una seconda laurea e si ritrova una pergamena con sopra quella bizzarra dicitura. Le appende entrambe al muro, una accanto all'altra: il quivis de populo che vi passi davanti e legga sulla prima «laurea» e sulla seconda «diploma di laurea universitaria di primo livello» cosa deve pensare?
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        • #5
          Originariamente inviato da Rael25 Visualizza il messaggio
          Benvenuto nel 1993
          Legge 341/1990
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          • #6
            Oddio, non sarebbe male ripristinare quei titoli. Certo, inquadrarli con il criterio delle classi di laurea attuali sarebbe complicato, ma credo di averti già  espresso il mio pensiero sul fatto che l'università  italiana dovrebbe adottare uno schema fluido come quella britannica.

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            • #7
              Originariamente inviato da Rael25 Visualizza il messaggio
              Oddio, non sarebbe male ripristinare quei titoli. Certo, inquadrarli con il criterio delle classi di laurea attuali sarebbe complicato, ma credo di averti già  espresso il mio pensiero sul fatto che l'università  italiana dovrebbe adottare uno schema fluido come quella britannica.
              I sistemi dei paesi di lingua inglese non sono paragonabili al nostro in quanto tradizionalmente nel common law i titoli di studio non hanno valore legale. Esistono dei sistemi di accreditamento e di riconoscimento, ma in linea di massima chiunque può svegliarsi una mattina e mettersi a rilasciare lauree e nessuno glielo può impedire, in virtù del principio supremo della libertà  di insegnamento (gli anglosassoni sono molti tranchant quando parlano di diritti supremi: anche la libertà  di manifestazione del pensiero e di informazione da quelle parti è da intendersi in senso assoluto, infatti il reato di diffamazione per mezzo della stampa periodica, che nel nostro ordinamento costituisce perfino un delitto, non esiste).

              Per l'accesso al bar exam in America sono richiesti studi giuridici di secondo ciclo (non esistono generalmente bachelor's degree in à mbito giuridico). Nel Regno unito nemmeno: tradizionalmente la professione di avvocato non è stata legata alle università , che solo recentemente stanno cominciando a offrire programmi di studio in legge. Per la presentazione davanti al bar commission sono generalmente richiesti studi accademici undergraduate, ma più che il contenuto degli studi ha importanza dove sono stati svolti: la Thatcher era un apprezzatissimo barrister... con B.Sc. in Chemistry!
              La professione di medico è maggiormente regolamentata. Credo sia l'unica che prevede, per l'abilitazione, uno State exam. La cosa curiosa è che in teoria allo State exam si può accedere dopo un periodo di pratica, cui si viene ammessi se si dimostra di avere un curriculum studiorum in medicina e chirurgia. Attualmente i medici sono tutti laureati in Medicina per il semplice fatto che gli unici luoghi in cui si può svolgere la pratica sono le università , che non ammettono alla pratica chi non sia iscritto ai loro corsi in materia, e per l'accesso all'esame di Stato viene valutato il curriculum studiorum. Ma non è una questione di valore legale, bensì sostanziale.
              Le professioni di ingegnere e architetto, poi, sono totalmente libere. Zaha Hadid ”“ quella che ha progettato, tra le altre cose, la stazione marittima di Salerno e la stazione ferroviaria dell'alta velocità  di Afragola ”“ dopo un B.Sc. in Mathematics conseguito presso una università  di ordinamento americano all'estero (mi pare in Libano), andò in Inghilterra a formarsi presso un'associazione di architetti e di lì a poco si aprì quello che sarebbe destinato a divenire uno dei più famosi studi di architettura del mondo.

              Tanto premesso, in Italia parlare di abolizione del valore legale è utopistico: perché è incostituzionale, perché pur nella remotissima ipotesi in cui si modificasse la Costituzione (complicatissimo in quanto bisogna seguire il procedimento aggravato di cui all'art. 138) rimarrebbe contro i fondamenti stessi della nostra tradizione giuridica etc. etc.. Si potrebbe tuttavia 'allentarlo', e rispetto a ciò a i margini di intervento sono notevolissimi.
              Orbene, il sistema delle classi perseguiva questo obiettivo, ma, in realtà , non ha fatto altro che complicare la situazione.
              Infatti, si era detto che con la riforma le università  sarebbero state molto più libere (diciamo pure che prima non lo erano affatto, ad eccezione delle non statali e degli istituti universitari a ordinamento speciale: di statali, ce ne erano solo cinque di cui due nella sola città  di Napoli) e questo avrebbe reso difficoltoso non solo il riconoscimento dei titoli ma anche l'attribuzione agli stessi del valore legale. Per questo si sono inventati le classi. Ma che cosa è successo? Che, in assenza di alcun limite, gli atenei si sono dati alla pazza gioia attivando sino a cinque-sei corsi di laurea diversi ciascuno nell'à mbito della stessa classe. Moltiplica tutto questo per il numero delle università  italiane e capirai cosa è successo. Sono state rilasciate perfino lauree in Scienze dell'informazione nell'à mbito della classe delle scienze della comunicazione, quando per scienze dell'informazione in Italia sino al giorno prima si era sempre intesa l'informatica. Poi tra Mussi, Moratti e Gelmini, se da un lato si è ulteriormente incrementato il livello di autonomia degli atenei (i crediti vincolati, che comunque erano vincolati per modo di dire essendo riferiti non a singoli settori scientifico-disciplinari, che già  di per sé sono contenitori relativamente ampà®, ma a insiemi di settori; inoltre il secondo ciclo è stato completamente dissociato dal primo), dall'altro è stata introdotta una serie di paletti (in termini di numero di esami, requisiti minimi di docenza, differenziazione dei curricula etc.) che ha portato all'impietosa disattivazione di migliaia di corsi di laurea. Purtroppo il correttivo si è abbattuto come una spada di Damocle sugli atenei minori e fortemente specializzati (vedi l'Orientale di Napoli, che si è visto costretto a decimare la propria offerta formativa), ma la riduzione generale dell'offerta formativa ha apportato complessivamente effetti positivi. Sono però stati introdotti i corsi interclasse e gli atenei sono addirittura incentivati ad attivarli (in quanto separando i corsi dovrebbero garantire una differenziazione di almeno 60 crediti e che almeno il 50% della docenza degli insegnamenti di ogni singolo corso sia di ruolo: a tal fine le mutuazioni, tipica scappatoia del vecchio regime, non valgono)

              Ora, nel vecchio ordinamento esisteva tutto un sistema di equipollenze tale per cui una singola laurea arrivava a essere equipollente ad altre 15. Erano equipollenti ad esempio tutte le lauree rilasciate dalle facoltà  di Scienze economiche commerciali, Economia e commercio ed Economia, dunque Economia e commercio, Economia aziendale, Economia del turismo (Bologna sede Rimini, Perugia sede Assisi), Economia marittima (Navale di Napoli), Commercio internazionale e mercati valutarà® (Navale di Napoli), Economia politica, Discipline economiche e sociali (Calabria, Bocconi), Economia bancaria, finanziaria e assicurativa, Scienze economiche e bancarie, Marketing (Parma), Finanza, Statistica e chi più ne ha più ne metta. Perfino Scienze della comunicazione qualora rilasciata da una facoltà  di Economia (Università  di Modena e Reggio Emilia). Inoltre Scienze politiche era equipollente a Giurisprudenza a tutti i fini tranne le carriere forensi e la carriera notarile, a Sociologia, a Economia e commercio. Sociologia era equipollente a Scienze politiche. Scienze internazionali e diplomatiche era equipollente a Scienze politiche. Scienze dell'amministrazione era equipollente a Scienze politiche.
              Certo, anche all'epoca si verificavano delle ingiustizie (con Scienze politiche si poteva fare il dottore commercialista e con Scienze dell'amministrazione no, perché quest'ultima laurea era equipollente a Scienze politiche ma non a Economia e commercio, e per le equipollenze non valgono né la proprietà  communitativa né la proprietà  transitiva), ma in linea di massima le opportunità  erano di gran lunga maggiore.
              <b>Oggi non è possibile fare il dottore commercialista con una laurea magistrale in Finanzia o in Scienze statistiche e attuariali e nemmeno con una laurea magistrale in Economia del turismo</b>, se afferente alla classe di Scienze economiche per l'ambiente e la cultura, quando prima era possibile farlo perfino con una laurae in Scienze della comunicazione!
              Non parliamo dell'insegnamento, che sino agli anni '90 del secolo scorso è stato l'albero della cuccagna: c'è gente che con la laurea in Sociologia e un unico esame giuridico + un unico esame economico (che magari era Sociologia economica o Sociologia agraria, considerati paradossalmente esami economici) si è ritrovata su cattedre di Diritto ed economia, gente che con la laurea in Scienze biologiche insegna Geografia astronomica senza averla mai studiata, gente che con la laurea in Economia si è ritrovata a insegnare Informatica sempre senza averla mai studiata. Poi hanno introdotto il principio di due annualità  per materia di insegnamento, mentre oggi sono arrivati a quantitativi di crediti assurdi, tanto che si è creato, soprattutto presso le università  telematiche, un vero e proprio mercato degli insegnamenti singoli.

              Dopo anni in cui si è verificato quanto sopra, oggi arriviamo al paradosso che chi, come me, ha sostenuto 12 esami di diritto e 11 di sociologia NON può insegnare né l'una né l'altra materia, mentre l'educazione civica è tradizionalmente associata all'insegnamento di Storia e dunque a gente laureata in Filosofia e in Lettere (esami giuridici e politologici tipicamente zero). Se facessi l'omologazione del mio titolo di studio in Spagna, conseguendo il mà¡ster en profesorado (un anno di posgrado abilitante uuglae per tutti) potrei insegnare storia, scienze umane e scienze aziendali. Se andassi in UK, poi, mi farebbero insegnare tutto lo scibile umano (e non c'è bisogno neanche del master)!
              Un altro paradosso è che chi è iscritto a un corso di laurea interclasse è obbligato a scegliere la classe nella quale conseguire il titolo di studio (e, attualmente, non mi risulta che esistano università  che consentano di iscriversi di nuovo per conseguirlo nell'altra classe con abbreviazione di corso: è considerato un tentativo di conseguire nuovamente lo stesso titolo di studio). Dicono che serve per evitare di incorrere nel divieto di contemporanea iscrizione, la cui ratio è quella di impedirti di conseguire contemporaneamente due titoli accademici legalmente differenti, cosa che accadrebbe conseguendo un titolo di studio valido su due classi, ancorché con gli stessi esami (è come se con il vecchio ordinamento mi fossi iscritto contemporaneamente a DAMS e a Lettere indirizzo moderno con piano di studi del settore musica e spettacolo, che avevano gli esami uguali e quindi reciprocamente riconoscibili). A parte il fatto che quel divieto poteva essere riformato, se non abrogato, dagli stessi poteri che hanno stabilito ciò (e che infatti hanno previsto una deroga per chi intende iscriversi contemporaneamente a università  e conservatorio con il nuovo ordinamento), perlomeno sarebbe intelligente prevedere che, per i corsi interclasse, il titolo conseguito in una classe sia automaticamente equipollente all'altra classe. Non credo che ciò costituirebbe un privilegio di alcuni perché arrecherebbe un ingiusto vantaggio a studenti di specifici corsi limitatamente ad alcune università , in quanto l'equipollenza non è una equivalenza o una piena equiparazione, quindi la classe in cui si sceglie di conseguire il titolo avrebbe comunque rilevanza.

              Sempre per rimanere in termini di paradossi, se io oggi conseguo una laurea magistrale della classe LM-77 dopo una laurea in Beni culturali posso fare il dottore commercialista, mentre se mi fermo alla laurea in Economia aziendale mi devo accontentare di fare l'esperto contabile, che non si capisce neanche bene cos'è, o il consulente del lavoro, quando i vecchi commercialisti con diploma di ragioneria sono stati equiparati ai dottori commercialisti confluendo nella sezione A dell'albo unificato.
              E badate bene che con una laurea in Beni culturali seguìta da una laurea magistrale in Relazioni di lavoro o in Management della comunicazione d'impresa potrei non aver mai sostenuto un esame di economia e/o di scienze aziendali in tutta la mia carriera (per Economia e diritto dell'impresa e della pubblica amministrazione è necessario recuperare qualcosa).

              In realtà , se proprio devo dirla tutta, io farei una riforma di questo tipo (tra l'altro ho letto recentemente un articolo di un docente universitario ”“ purtroppo non ricordo il suo nome né il milieu virtuale di pubblicazione del pezzo ”“ che proponeva sostanzialmente la stessa cosa):
              1. la laurea mantiene il valore legale, ma con drastica contrazione delle classi attuali (che senso ha tenere separate Scienze politiche e delle relazioni internazionali, Scienze dell'amministrazione e dell'organizzazione e Scienze sociali per la cooperazione allo sviluppo? Le accorperei tutte sotto un'unica classe di Scienze politiche).
              2. la laurea può avere una durata normale da un minimo di 6 semestri accademici (3 anni, 180 crediti) a un massimo di 8 semestri accademici (4 anni, 240 crediti) a seconda della progettazione del singolo ateneo e dell'eventuale inclusione all'interno del percorso formativo di un tirocinio/praticantato valido per l'accesso a una professione regolamentata.
              3. unificazione del concetto di laurea magistrale con quello di master, come avviene in tutto il resto d'Europa, ma abolizione del suo valore legale: ogni ateneo è totalmente libero di progettare l'offerta formativa di secondo ciclo e pertanto sono abolite le classi. Il corso post lauream per conseguire un master può avere durata normale da un minimo di 2 semestri accademici (1 anno, 60 crediti) a un masssimo di 4 semestri accademici (2 anni, 120 crediti). Gli atenei possono richiedere requisiti ulteriori rispetto al possesso di una laurea per l'accesso al master, ivi comprese l'attestazione di un'esperienza professionale oppure delle lettere di referenza.
              4. la laurea costituisce veramente il principale titolo rilasciato dagli atenei, pertanto per l'accesso a qualsiasi professione regolamentata dev'essere basato sulla laurea e non sul master. Il master può invece essere abilitante: ad esempio i titolari di laurea in Diritto che vogliano abilitarsi alla professione di avvocato o ad accedere al concorso dela magistratura possono conseguire il master in Professioni forensi, chi volesse conseguire l'abilitazione all'insegnamento può conseguire il master in Didattica.
              5. la tesi non è obbligatoria né per la laurea né per il master. Entrambi possono prevedere come prova finale un saggio breve (paper) o un project work o la relazione di tirocinio, oppure un tema, un test di verifica delle conoscenze acquisite e della capacità  di raccordarle, un colloquio orale etc.. Ma anche niente. Nel caso in cui venga richiesta la discussione pubblica (difesa) di una tesi sotto la guida di uno o più relatori, è obbligatorio il relativo deposito e il titolo di studio deve farne menzione (in UK le lauree con tesi sono i bachelors «with honors» e i masters of philosopy).
              6. per l'accesso al corso di dottorato non è necessario possedere il master. Un master in ricerca può essere rilasciato agli studenti che interrompano il ciclo di dottorato al termine del primo o del secondo anno, superati con profitto.
              7. i concorsi pubblici, salvo che per lo svolgimento di professioni regolamentate all'interno degli enti che li bandiscono, possono richiedere le lauree solamente per raggruppamenti definiti a livello ministeriale: umanistico, sociale, scientifico, tecnologico (l'area sanitaria è per definizione esclusa perché è costituita solo da professioni regolamentate). La laurea, come adesso, è necessaria per l'accesso alle posizioni apicali del lavoro dipendente. Per l'accesso alla qualifica dirigenziale possono essere richiesti in alternativa un certo numero di anni di esperienza come dipendente apicale oppure un titolo post lauream.
              L'ipotesi di cui sopra è pienamente compatibile con il processo di Bologna e lo European qualification network.
              Ultima modifica di dottore; 06-05-2020, 17:22.
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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              • #8
                Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                O voi che vi preoccupate della presenza o meno della dicitura «telematica» sulle pergamene delle 11 sorelle...
                Sorelle solo nei sogni più proibiti di qualcuno.

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                • #9
                  Sulle nuove pergamene (che credo siano stampate in proprio... e a dire il vero sono molto meno attraenti delle precedenti, anche se rispetto a quelle di Firenze di gran lunga migliori) il problema è stato risolto.
                  Ultima modifica di dottore; 06-05-2020, 17:21.
                  BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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