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  • #16
    Concordo completamente con te Rael, mi permetto di aggiungere però che sulla L14 e la L16 ci sono varie scuole di pensiero.
    Per esempio l'Unimarconi ha completamente disattivato la L16 e la sua magistrale e ha aggiunto degli indirizzi alla L14, l'Unitelma invece ha puntato molto su quel corso.
    Non te lo dico da marconiana ma perchè la penserei comunque così indipendentemente da dove ho studiato: per quanto possa valere la L16 che è un buon corso e per quanto la L14 abbia un problema strutturale (bella la definizione di "piccolo Frankestein"), secondo me la Marconi ha fatto bene perchè invoglia al riconoscimento crediti per giurisprudenza.
    Alla Marconi la L14 (indirizzo standard) combacia quasi perfettamente con la LMG01 e mi pare che per accedervi basti fare un esame singolo prima dell'immatricolazione al quarto anno, secondo me è una scelta intelligente perchè garantisci più strade ai tuoi studenti e non li mandi allo sbaraglio verso "relazioni internazionali" e "studi europei".
    Ovviamente ciò che penso è opinabile e dipende da come sono strutturati i corsi delle università .

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    • #17
      Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
      Fammi un esempio concreto di come un indirizzo può attirare di più rispetto al nome canonico del corso.
      Non parlo di indirizzi (cioè suddivisioni interne al singolo corso), ma proprio della denominazione del corso.
      Ricordiamoci che la riforma universitaria di attuazione dell'articolo 15, comma 95 della legge 127/1997 ha distinto il valore accademico del titolo di studio da quello legale. Il primo attiene all'autonomia universitaria, il secondo invece a dei contenitori ministeriali che, come sai meglio di me, sono detti classi.
      Con il 509 il singolo ateneo era arrivato ad attivare sino a una decina corsi di laurea nell'à mbito della stessa classe (vedi la Sapienza e Firenze con la classe 34, Palermo con la classe 14). Adesso non si può fare più perché la Moratti ha introdotto delle forti limitazioni alla possibilità  di attivare più corsi nella stessa classe, la maggiore delle quale è che si devono differenziare per almeno 60 crediti (ma debbono averne 60 in comune da collocarsi idealmente al primo anno: è la famosa Y. Quindi di fatto la forbice è tra 60 e 120). Anzi, sono favoriti gli accorpamenti dei corsi, anche di classe diversa in quanto nel caso in cui il corso soddisfi i requisiti di due classi esso può essere attivato come corso unico, fermo restando che lo studente deve scegliere in quale dei due conseguire il titolo legale.

      Tanto premesso, l'autonomia degli atenei è stata addirittura incrementata, poiché nelle tabelle di classe la porzione di crediti vincolati (che poi come saprai sono vincolati per modo di dire, poiché, tra ampiezza degli intervalli e natura intrinseca dei settori scientifico-disciplinari, per non parlare delle affinità , la discrezionalità  è di fatto indefinita) è stata ulteriormente ridotta. Quindi rimane di fatto la possibilità  per gli atenei di sfruttare una classe per attivare corsi che snaturano completamente la natura della classe stessa. Faccio degli esempi:
      - corso di laurea in Scienze e tecnologie della comunicazione musicale, facoltà  di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'Università  di Milano. Tale corso afferiva alla classe 14 (Scienze della comunicazione), ma non aveva neanche un esame in comune con gli altri due corsi di laurea di classe 14 attivati dallo stesso ateneo (Scienze umanistiche per la comunicazione alla facoltà  di Lettere e Comunicazione e società  alla facoltà  di Scienze politiche). Con il passaggio dal 509 al 270, l'ateneo ha deciso di inquadrare il corso non nella corrispondente classe L-20, ma nella L-31 (Scienze e tecnologie informatiche, corrispondente alla vecchia 26).
      - corso di laurea in Media e giornalismo, facoltà  di Scienze politiche "Cesare Alfieri" dell'Università  di Firenze. Tale corso afferiva alla classe 14 (Scienze della comunicazione), ma nasceva dalla trasformazione dell'indirizzo politico-sociale del corso di laurea in Scienze politiche del previgente ordinamento. Con il passaggio dal 509 al 270, è diventato un curriculum del corso di laurea unificato in Scienze politiche, denominato "Comunicazione, media e giornalismo" (poi ribattezzato "Studi in comunicazione" e infine "Comunicazione e media").
      - corso di laurea in Marketing e comunicazione d'azienda, facoltà  di Economia dell'Università  di Urbino. Classe 17 prima, classe L-18 adesso, cioè Scienze dell'economia e della gestione aziendale. Ma, di fatto, è come un corso di laurea di classe 14/L-20 orientato alla comunicazione d'impresa.
      - corso di laurea in Culture digitali e della comunicazione, facoltà  di Sociologia della Federico II. Classe 36 prima, L-40 adesso.
      Se poi andiamo tra le magistrali, troviamo davvero di tutto. Noi stessi qui sopra abbiamo consigliato più di una volta, a chi era in possesso di lauree deboli, di iscriversi a corsi di laurea magistrale LM-77 a contenuto per niente quantitativo, e spesso anche poco (o punto) economico ed economico-aziendale, per sfruttare l'opportunità  di conseguire un titolo con un certo valore legale ma con contenuti sostanzialmente propri di altri à mbiti disciplinari, magari contigui ma comunque differenti.

      É chiaro che le classi che si prestano maggiormente a queste ambiguità  sono quelle di area sociale (in particolare Scienze dell'economia e della gestione aziendale, Scienze politiche e delle relazioni internazionali, Scienze della comunicazione), che per loro natura sono molto ampie e sovrapponibili, oppure in à mbito umanistico, ove però l'efficacia sul mercato del lavoro non è granché influenzata dal fatto che si sia specializzati in storia medievale o in storia contemporanea oppure che si abbia studiato teatro o cinema (però nell'à mbito della classe in cui sono tipicamente inquadrati i corsi di laurea in DAMS si trova anche roba come Progettazione della moda dell'UniFi, che ha una vocazione estremamente professionalizzante in un settore specifico), ma come ho detto prima il problema è un altro: così come abbiamo osservato che moltissimi studenti (e perfino, in alcuni casi, laureati) ignorano il concetto di classe, figuriamoci se esso è conosciuto sul mercato del lavoro.
      In uno dei lavori che ho fatto non avevamo una figura specializzata nelle risorse umane, per cui quando c'era bisogno di reclutare qualcuno facevamo un po' a turno. Per un periodo mi sono occupato in prima persona della scrematura dei curricula che arrivavano, che costituiva già  una drastica selezione. Ebbene, in centinaia di documenti che mi sono passati sotto agli occhi non ce n'è stato uno solo in cui la denominazione dei titoli di studio conseguiti fosse accompagnata dalla classe. Mentre invece ho notato alcune furbizie, tipo specificare il nome della classe oppure quello del corso a seconda di come ritenuto più conveniente rispetto all'obiettivo di volta in volta perseguito(*), oppure specificare la sola laurea magistrale per chi l'aveva conseguita, cosa che personalmente mi irritava parecchio ma cui i miei colleghi, specie quelli di una certa età , neanche facevano caso: malgrado avessi spiegato svariate volte a una collega che laurea magistrale non significa 5 anni ma 2 dopo la laurea, che è una cosa diversa, la sua mente continuava a rifiutarsi di concepire che una persona potesse conseguire una laurea magistrale in Economia aziendale dopo una laurea in Lettere, quindi, a differenza di me, non guardava quei curricula con sospetto, ma dava per scontato che i percorsi formativi fossero continui e coerenti e peraltro apprezzava il voto dichiarato solo per la laurea magistrale, escludendo che fosse uno stratagemma per non far capire al selezionatore che il voto della laurea era stato sensibilmente più basso.

      Ordunque, proprio perché non è molto noto sul mercato del lavoro privato cosa siano le classi, sugli annunci continueremo a leggere che si cercano laureati in Ingegneria gestionale, anche se una classe così denominata non esiste: e non credo che in risposta a quegli annunci abbiano una efficacia diversa le lauree in Ingegneria gestionale afferenti alla classe di Ingegneria dell'informazione rispetto a quelle rilasciate nell'à mbito della classe di Ingegneria industriale o viceversa, mentre è facile che se uno dichiara di essere laureato in Ingegneria dell'informazione o in Ingegneria industriale non venga preso in considerazione per lo step successivo.



      ______
      * In tal senso posso citare proprio un ragazzo laureato in Media e giornalismo, il quale a colloquio, a mia precisa domanda di fronte alla quale si mostrò piuttosto meravigliato, rispose che lui scrive «Media e giornalismo» nei curricula che manda alle testate giornalistiche e «Scienze della comunicazione» in quelli che manda alle agenzie di relazioni pubbliche e alle imprese che cercano un addetto alle relazioni esterne.
      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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      • #18
        Originariamente inviato da Sara123 Visualizza il messaggio
        Grazie Marika
        In effetti sulla Uninettuno si è scritto molto, sulla San Raffaele ho trovato molto poco. Dunque tu una L14 non la consideri sufficientemente valida per il privato?
        Ne abbiamo parlato qui.

        http://www.università .com/giurispru...olt%C3%A0.html

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        • #19
          Originariamente inviato da Sara123 Visualizza il messaggio
          Dunque tu una L14 non la consideri sufficientemente valida per il privato?
          La L-14 ha lo scopo precipuo di formare personale destinato agli uffici giudiziarà®, anche se la normativa non è ancora stata riformata e per fare il cancelliere è ancora sufficiente il diploma.
          Il giurista d'impresa è una figura poco o punto presente in Italia e, comunque, è rappresentata da un'associazione professionale che, sebbene in quanto semplice associazione (istituto di diritto privato) non ha certamente la potenza di un ordine (ente a carattere pubblicistico), osteggia fortemente i laureati L-14: ammette all'interno di essa esclusivamente laureati del previgente ordinamento in Giurisprudenza e laureati magistrali LMG/01.
          L'unico sbocco nel privato è l'accesso al praticantato per la professione di consulente del lavoro, cui è possibile accedere anche con altre classi e rispetto al quale la classe che probabilmente prepara meglio è la L-16 (ovviamente non nei curricula orientati alla criminologia e alla sicurezza).
          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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          • #20
            Originariamente inviato da Rael25 Visualizza il messaggio
            Qualunque laurea è valida, se fatta con interesse. Diciamo che la L-14 ha un problema strutturale, ovverosia di essere una "sorella troppo minore" della LMG-01, la laurea a ciclo unico in Giurisprudenza, nonché di subire la completa assenza di magistrali nella sua stessa area didattica. La maggior parte dei laureati L-14 che ho visto sono confluiti "per disperazione" nella LMG-01 (spesso rimettendoci pure qualche esame), alcuni si sono iscritti alla LM-63 (Scienze delle pubbliche amministrazioni), altri sparuti audaci si sono sparpagliati tra LM-52 (Relazioni internazionali), LM-56 (Scienze dell'economia), LM-62 (Scienze della politica), LM-77 (Studi aziendali) e LM-90 (Studi europei).
            Io penso che questo ragionamento sia sbagliato in partenza. La riforma universitaria puntava a creare un maggior numero di laureati nel primo ciclo e a far sì che solo una minoranza di persone interessate a svolgere ruoli di elevatissimo livello proseguisse gli studi. Chi si iscrive a un corso L-14 dovrebbe farlo perché gli interessa immettersi sul mercato del lavoro subito dopo la laurea, come chi si iscrive a Infermieristica (a proposito, Infermieristica, Infermieristica pediatrica e Ostetricia fanno parte della stessa classe, ma preparano a un esame di Stato, integrato con la prova finale, diverso e dunque l'abilitazione professionale che si consegue è diversa).
            In ogni caso gli atenei dovrebbero garantire la possibilità  di iscrizione ad almeno un corso di laurea magistrale interno senza obblighi formativi aggiuntivi (purtroppo al momento non mi sovvengono gli estremi della norma e non ho il tempo di cercare; se li ritrovo li posto).

            con l'esclusione di qualche concorso ministeriale aperto ai triennalisti, dove questa classe appare quasi sempre
            Non solo ministeriale. Anche agenzie fiscali, regioni ed enti locali.

            Scienze Giuridiche è una laurea che "obbliga a continuare"
            Scienze dei servizi giuridici.
            Scienze giuridiche era la vecchia 31 e non esiste più, come nel secondo ciclo non esiste più Teorie e tecniche della nromazione e dell'informazione giuridica (102/s).

            ossia o diventi un giurista full, o traslochi fra scienziati politici o gli economisti).
            Su questo vorrei fare un appunto.
            Un laureato o un laureato magistrale in Giurisprduenza non è un giurista, così come un laureato in Scienze politiche non è un politologo e un laureato in Economia non è un economista (figuriamoci in Economia aziendale, poi, che non è economia: le scienze aziendali sono un'altra cosa).
            Se per giurista intendiamo un esperto/studioso di discipline giuridiche, allora in Italia ci sono fior di accademici nei settori scientifico-disciplinari IUS che non sono laureati in Giurisprudenza. Il caso più famoso credo sia quello di Carlo Fusaro: laureato in Scienze politiche a indirizzo politico-internazionale con tesi in Diritto internazionale in tempi in cui la laurea era l'unico titolo accademico esistente, oggi professore ordinario inquadrato settore IUS/21 (Diritto pubblico comparato), è stato presidente dell'Associazione italiana costituzionalisti e ha scritto uno dei manuali più utilizzato negli insegnamenti di Istituzioni di diritto pubblico e Diritto costituzionale in tutte le università  italiane. Considerato l'erede di Silvano Tosi (anche lui laureato in Scienze politiche, fondatore del filone degli studi parlamentari in Italia: è stato titolare della prima cattedra di Diritto parlamentare), ha insegnato Istituzioni di diritto pubblico, Diritto costituzionale italiano e comparato, Diritto dell'informazione e della comunicazione, Diritto delle assemblee parlamentari, Diritto elettorale. É stato giudice della Corte costituzionale della Serenissima repubblica di San Marino (che ha la particolarità  di essere composta solo da forensi, cioè stranieri). Non fa l'avvocato, ma la legge gli consente di farlo, previa iscrizione all'elenco speciale degli avvocati docenti universitari dell'albo di un ordine territoriale.
            Inoltre ai sensi del combinato disposto tra l'art. 134 della Costituzione, la legge costituzionale 1/1953 e la legge 87/1956, alcuni membri della Corte costituzionale vengono scelti tra i professori ordinari di materie giuridiche, che per l'appunto non necessariamente laureati in Giurisprudenza (in teoria potrebbero essere perfino non laureati: obblighi in merito ai titoli di studio minimi sono stati introdotti solo con la legge 240/2010). Stessa cosa vale per la Corte di cassazione.
            Un'ultima curiosità , direi una chicca: il corso di laurea in Scienze politiche, su modello della Francia napoleonica, fu istituito dalla riforma Gentile con l'obiettivo di formare alti funzionarà® dello Stato. Sembrerà  assurdo, ma all'epoca la scienza politica non esisteva. Anzi, non solo non esisteva, ma lo stesso Gentile osteggiava strenuamente l'evoluzione della sociologia politica in scienza, tanto che tre-quattro decenni più tardi Giovanni Sartori, il primo e maggiore politologo italiano, praticamente il padre della scienza politica in questo paese, dichiarerà  che per l'introduzione della scienza (della) politica avrà  dovuto lottare contro il materialismo marxista a sinistra e l'idealismo crociano a destra, due estremismi opposti in tutto tranne che nell'antipositivismo, uniti e coesi nel rifiuto dell'uso del metodo sperimentale e dell'applicazione del metodo quantitativo allo studio dei fenomeni umani. Ecco perché in Italia (e in Francia) si parla di scienze politiche al plurale: si intendono il diritto, l'economia, la sociologia, la storia sociale e solo infine la politologia, ultima arrivata. Nei paesi di lingua inglese invece ci si laurea in Political science, cioè proprio in scienza politica.
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            • #21
              Dimenticavo il caso più eclatante di titoli della stessa classe che dà nno esiti diversi (a parte quello delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche): ai sensi del combinato disposto tra la direttiva 1985/384/CE, il DPR 328/2000 e i due decreti interministeriali del 09/07/2009, le lauree afferenti alle classi denominate "Scienze dell'architettura e dell'ingegneria edìle" (4), "Scienze dell'architettura" (L-17), "Ingegneria civile e ambientale" (8, L-7) e Scienze e tecniche dell'edilizia (L-23) dà nno accesso sia all'esame di Stato per l'abilitazione alla professione di architetto iunior che a quella di ingegnere iunior; analogamente, le lauree specialistiche o magistrali (a ciclo unico quinquennale ovvero di secondo ciclo di durata biennale) nella classe denominata "Architettura e ingegneria edìle" (4/S) e nella corrispondente classe denominata "Architettura e ingegneria edìle - architettura) (LM-4) dà nno accesso all'esame di Stato di ingegnere e a quello di architetto. Però i corsi di laurea e di laurea magistrale in (Scienze dell')Architettura e da un lato e quelli in Ingegneria civile/edìle (o anche in Ingegneria civile - architettura) dall'altro sono piuttosto diversi tra loro; in particolare tipicamente ad Architettura ci sono tantissimi insegnamenti di storia e qualcuno anche di filosofia (Estetica per esempio), nonché di disegno artistico, storia dell'arte e altre materie umanistiche, del tutto inesistenti a Ingegneria.
              Paradossalmente, le lauree specialistiche e magistrali delle classi 3/s e LM-3 (Architettura del paesaggio) non dà nno accesso all'esame di ingegnere ma solo a quello di architetto, pur essendo non dissimili tali percorsi di studio rispetto alla 4/S e alla LM-4 biennali; allo stesso modo, le lauree specialistiche della classe 28/S (Ingegneria civile) e le lauree magistrali nelle classi LM-23 (Ingegneria civile) e LM-24 (Ingegneria dei sistemi edilizi), così come ogni altra laurea specialistica o magistrale in ingegneria, non dà nno accesso all'esame di Stato di architetto.
              Tutte le classi citate dà nno comunque accesso, previo praticantato, agli esami di Stato per l'abilitazione alle professioni di geometra e perito industriale.
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              • #22
                Sara, secondo me ti conviene leggere questo messaggio.

                http://www.università .com/discussio....html#post7582

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                • #23
                  Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                  Anche alla UniFi, presso la allora facoltà  di Scienze politiche "Cesare Alfieri", c'erano ben due corsi di laurea della vecchia classe 38 (Scienze dell'amministrazione)
                  Rectius classe 19.
                  BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                  • #24
                    Ciao Sara123 Uninettuno è una buona università  con rette giuste.
                    É una buona scelta.

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