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Come cambiano le cose, prof. Colorni (il Politecnico di Milano e le telematiche)!

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  • Come cambiano le cose, prof. Colorni (il Politecnico di Milano e le telematiche)!

    Aprile 2010: il professore del Politecnico di Milano Alberto Colorni parlando di università  telematiche e paragonandole al Politecnico di Milano dice: "Qui si parla di percorso didattico e non di esamificio. L'organico è fatto di docenti di ruolo, quindi non ci sono problemi di requisiti minimi. Gli studenti hanno le loro rappresentanze e la possibilità  di valutare la didattica e i bilanci sono pubblici. Tutto è abbastanza trasparente, chiaro e di qualità , il che è un pò diverso dalle università  telematiche in cui ogni tanto ci sono aspetti di opacità " (fonte e video).

    Ottobre 2018: le telematiche fanno il pieno di immatricolazioni, una di queste (l'Uninettuno) ottiene una valutazione ANVUR con cui supera molte statali, altre aprono sedi dovunque fra cui campus di ultima generazione, l'Unimarconi partecipa alla scoperta del bosone di Higgs con due suoi ricercatori. Al Politecnico di Milano durante una lezione in presenza crolla il soffitto di un'aula (fonte e video), fatto che poteva finire in tragedia e che appare strano visto che si tratta di un palazzo che presumibilmente dovrebbe essere una fucina di ingegneri (proprio in quella sede si insegna ingegneria edile e delle costruzioni).

  • #2
    Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
    Al Politecnico di Milano durante una lezione in presenza crolla il soffitto di un'aula (fonte e video), fatto che poteva finire in tragedia e che appare strano visto che si tratta di un palazzo che presumibilmente dovrebbe essere una fucina di ingegneri (proprio in quella sede si insegna ingegneria edile e delle costruzioni).
    E' un sistema innovativo per eliminare i fuoricorso.
    Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
    digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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    • #3
      Meno male che è finita bene!
      Io non so con che testa vedi che ci sono delle infiltrazioni con perdita di acqua abbondante e lo stesso decidi di organizzare una lezione: è chiaro che nessuno studente si sarebbe seduto sotto (perché pioveva dentro l'aula), ma facendo così metti in pericolo tutti.
      Controllando meglio si scopre che Alberto Colorni è diventato professore dell'Uninettuno forse qualche anno dopo le dichiarazioni del 2010: passato al lato "oscuro" della forza?

      P.S. Ovviamente non è stato il docente nominato a decidere di mettere in pericolo i ragazzi, si capisce dal topic.

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      • #4
        Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
        "Qui si parla di percorso didattico e non di esamificio. L'organico è fatto di docenti di ruolo
        Il docente forse ha ragione sulla sua specifica realtà , ma la situazione non era affatto questa nelle università  statali prima dell'intervento della Moratti.
        Nella università  dove io ho iniziato a studiare ”’ statalissima, antichissima e prestigiosissima ”’ era il secondo anno di applicazione della riforma e avevo un piano di studi tutto di esami da 5 crediti, dunque 35 compresa la prova finale, che poi si ridussero a 33 perché due furono ufficialmente accorpati e altri due venivano ufficiosamente accorpati dal docente (altri due ancora venivano accorpati dalla docente solo per i frequentanti).
        I docenti erano di ruolo della facoltà  cui afferiva il corso di laurea solamente per un terzo, tra professori ordinari, professori associati e ricercatori (che all'epoca erano a tempo indeterminato), ammesso che questi ultimi possano essere considerati docenti di ruolo (fanno parte del personale docente ma possono tenere insegnamenti solo per affidamento).
        Un altro terzo di insegnamenti era tenuto per supplenza da docenti di altre facoltà  dell'Ateneo. Oppure veniva direttamente mutuato da altre facoltà .
        Infine, la restante parte degli insegnamenti era in carico a docenti a contratto, che nella maggior parte dei casi erano docenti di ruolo presso altri atenei, ma in molti casi erano assegnisti di ricerca(*), tecnici laureati ed esponenti del mondo delle professioni.

        Contemporaneamente una mia amica studiava in un ateneo ”’ statale e non antico ma di riconosciuto prestigio ”’ in cui aveva esami da 6 e 9 crediti tenuti da docenti interni e poi un sottobosco di esami da 3 crediti tutti ”’ e dico TUTTI ”’ tenuti da docenti a contratto, che o erano esponenti del mondo delle istituzioni e delle professioni (e non sto parlando di personaggi insigni o comunque famosi come i vari Enzo Cheli, Stefano Rodotà , Alessandro Cecchi Paone e Paolo Mieli periodicamente arruolati dalla Università  Suor Orsola Benincasa di Napoli, ma di perfetti sconosciuti, spesso e volentieri neanche laureati; con la legge 240/2010 è obbligatorio che posseggano la laurea magistrale e infatti per Raffaele Bonanni hanno aggirato il problema conferendogliela honoris causā) o addirittura erano dottorandi**.

        D'altro canto una didattica così parcellizzata non sarebbe stata sostenibile per mezzo delle sole risorse interne, a meno da non triplicare gli insegnamenti (e conseguentemente gli impegni complessivi) dei docenti di ruolo, ammesso e non concesso che si rendessero disponibili (dato che sono tenuti a svolgere un certo monte orario a seconda che siano di prima o seconda fascia e i ricercatori neanche quello; tutto il resto è volontariato) togliendo anche spazio alla ricerca. Anzi, l'impressione è che certe cattedre si riproducessero per gemmazione al fine di assecondare le velleità  di qualcuno.

        Ordunque, la situazione si è drasticamente ridimensionata quando è intervenuta la Moratti, che ha fissato contemporaneamente il tetto massimo di esami nelle varie tipologie dei corsi di studio e dei parametri minimi di docenza per l'attivazione di nuovi corsi, parametri rispetto ai quali alle università  telematiche in questi anni i ministri successivi hanno concesso generose deroghe e l'Anvur è stata relativamente clemente in caso di inadempimenti (e comunque il Ministero non ha assunto provvedimenti sulla base delle relative valutazioni, anzi ha approvato l'allargamento delle offerte formative proprio degli atenei più discussi). Secondo me però si è esagerato nell'eccesso opposto: che senso ha stabilire che il 50% di docenza di ruolo debba essere dedicata a un singolo corso di studio? Non sarebbe stato più logico, piuttosto, incentivare l'aggregazione degli insegnamenti uguali per corsi di laurea differenti, come già  facevano alcune università  anche a livello di polo? Che senso ha considerare una mutuazione l'utilizzo dell'insegnamento offerto per un altro corso di studi afferente alla stessa struttura di raccordo (facoltà , dipartimento, scuola), quando adesso addirittura con il superamento delle facoltà  si potrebbe razionalizzare l'offerta formativa all'americana? Secondo me sarebbe stato sufficiente garantire che l'offerta didattica fosse sostenuta da risorse interne all'ateneo, per il 50% o perfino in misura superiore, senza necessità  di reclutamento di risorse apposite (fosse pure a titolo gratuito). Se è vero che quest'intervento ha pienamente centrato l'obiettivo meritorio di far sparire dalla banca dati dell'offerta formativa corsi di laurea ipersettoriali, peregrini o bizzarri e quindi necessariamente inutili, oppure corsi di laurea tenuti in piedi per meno di dieci iscritti, esso si è abbattuto come una mannaia sui piccoli atenei ad elevata specializzazione: in particolare ad averne sofferto di più è stato l'Orientale di Napoli, la cui offerta formativa nel primo ciclo si è ridotta a soli tre corsi di laurea di cui uno interclasse tra Lingue e Lettere (gli altri due afferiscono rispettivamente alla classe di Scienze della mediazione linguistica e a quella di Scienze politiche e delle relazioni internazionali) quando era arrivata ad averne 16. Del resto, già  l'anno prima aveva soppresso il corso di laurea in Linguaggi multimediali e informatica umanistica per carenza di iscritti e aveva accorpato i corsi di laurea della stessa classe o di stretta affinità , infatti dopo molti tagli e poche nuove attivazioni si era stabilizzata su 9 corsi di laurea. Per poi passare, da un anno all'altro, da 9 a 3 (quanti sono, attualmente, anche i dipartimenti. Prima le facoltà  erano 4 e i dipartimenti saranno stati una decina).


        ________
        * In alcuni atenei i contratti di docenza sono incompatibili con la titolarità  di assegni di ricerca per regolamento interno.
        ** Credo che esista una norma generale che vieti che a uno studente di un ateneo siano assegnati incarichi di docenza nello stesso ateneo, e gli iscritti a corsi di dottorato di ricerca sono studenti a tutti gli effetti, ma la norma è facilmente aggirabile, poiché molti corsi di dottorato sono interuniversitari e l'ateneo che ne è sede amministrativa non necessariamente coincide con quello ove è incardinato il tutor del dottorando, che è colui che gli fa da sponsor per fargli avere il contratto di docenza (magari a titolo gratuito).
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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