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Ingegneria Informatica (L8) - UniNettuno o UniMarconi?

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  • Ingegneria Informatica (L8) - UniNettuno o UniMarconi?

    Buongiorno a tutti,
    premetto di aver letto varie discussioni del forum e opinioni sul web in merito alle due università.
    Inoltre ho anche contattato i tutor di entrambe le università per cercare di togliermi qualsiasi dubbio e ho già ottenuto una prevalutazione CFU in merito agli esami da sostenere (sono già laureato triennale in Economia e Commercio, magistrale in Finanza e Master di II livello in Data Science, tutti titoli conseguiti presso l'Università degli Studi di Bari).

    Sono arrivato ad escludere le altre telematiche ma ora sono terribilmente indeciso tra UniNettuno e UniMarconi per l'iscrizione alla Triennale in Ing. Informatica.
    Dovrei sostenere un numero di CFU identico suddiviso tra UniNettuno 15 esmai e UniMarconi 16 esami.
    Entrambe dovrebbero essere tra le migliori per ciò che riguarda la preparazione e le più vicine ad una università tradizionale.

    Il problema è che UniNettuno non prevede la possibilità di iscriversi part-time, mentre UniMarconi sì e questo influenzerebbe anche i costi: in entrambe partirei dal secondo anno ma per pareggiare i costi di iscrizione part-time in Unimarconi (suddivisione percorso in 4 anni), in UniNettuno dovrei laurearmi in 3 anni e non so se potrei riuscirci o meno.
    Vorrei una vostra opinione circa i carichi di studio in entrambe e attività formative obbligatorie da sostenere eventualmente, e dunque quale potrebbe conciliare meglio con il mio lavoro full time (8-17.30 da lunedì a venerdì).

    Infine quale delle due trova maggiore riscontro nel mondo del lavoro privato e nelle valutazione dei recruiter?
    Vorrei cambiare settore lavorativo ma non essere valutato meno dei miei colleghi laureati nelle università tradizionali (avrei i titoli già conseguiti a riprova che la telematica è stata una scelta per poter gestire meglio i carichi di lavoro e studio).

    Grazie mille!

  • #2
    Benvenuto nel forum.

    Se già possiedi un titolo di primo ciclo, uno di secondo e uno di terzo, è del tutto inutile ripartire dal primo ciclo.
    Ti consiglio di orientarti su un corso di laurea magistrale di classe LM-32, sul quale probabilmente ti verranno convalidati gli stessi crediti che sulla laurea di classe L-8 (crediti a scelta libera + max 12 crediti per attività professionale) ma, al lordo di quelli, avrai 120 crediti da maturare e non 180 e attraverso questi 120 avrai acquisito un titolo superiore. Probabilmente hai qualche credito da recuperare in ingresso, ma in tutto non arriverai a 180 e, pure se ci dovessi arrivare, acquisirai comunque un titolo di valore più elevato in meno tempo.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Grazie, anche se mi ero iscritto già tempo addietro.

      L'iscrizione al corso di Laurea Magistrale di Ing. Informatica non è mi è concesso da parte di UniMarconi in quanto per poter accedere avrei necessità di recuperare un numero di CFU superiore a 12, limite massimo previsto dall'UniMarconi.
      In realtà non mi è stato concesso anche da altre telematiche come la Mercatorum (che tuttavia ho scartato in ogni caso).

      L'unica che prevede la possibilità di iscriversi direttamente alla Magistrale sarebbe la Uninettuno a patto di sostenere i seguenti esami singoli:
      Ingegneria del Software e programmazione ad oggetti
      Reti di calcolatori
      Sistemi informativi e basi di dati
      Architettura dei calcolatori e progettazione di sistemi digitali
      Sistemi operativi
      Elettronica e misure elettroniche
      Comunicazioni elettriche
      Dopodichè, al netto di alcuni esami riconosciuti, dovrei sostenere 10 esami per l'ottenimento della Laurea Magistrale in Ing. Informatica indirizzo Big Data.

      Mi consigliate questa strada? agli occhi di un recruiter non so come potrebbe sembrare il fatto di non aver conseguito la Laurea Triennale.
      Che ne pensate?

      Inoltre rinnovo la mia domanda sul efficacia lavorativa: quale delle due trova maggiore riscontro nel mondo del lavoro privato e nelle valutazione dei recruiter?
      Vorrei cambiare settore lavorativo ma non essere valutato meno dei miei colleghi laureati nelle università tradizionali (avrei i titoli già conseguiti a riprova che la telematica è stata una scelta per poter gestire meglio i carichi di lavoro e studio).

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      • #4
        Innanzitutto il verbo corretto è "consentire" e non "concedere". Concedere infatti significa costituire un diritto inesistente sino al momento della concessione.

        La cosa migliore è indubbiamente quella da te prospettata presso la Nettuno. Fatti quegli esami singoli, anche altrove (tenendo presente che non fanno media), e con 17 esami totali avrai una laurea magistrale, titolo di valore superiore rispetto a una laurea semplice, che, ancorché a torto, in Italia viene sovente percepita come incompleta, in quanto mero step per arrivare alla laurea magistrale.

        agli occhi di un recruiter non so come potrebbe sembrare il fatto di non aver conseguito la Laurea Triennale.
        Il 90% dei recruiters pensa che laurea magistrale significhi 5 anni.

        Inoltre rinnovo la mia domanda sul efficacia lavorativa: quale delle due trova maggiore riscontro nel mondo del lavoro privato e nelle valutazione dei recruiter?
        Dipende: chi conosce il mondo delle telematiche sicuramente tende a sopravvalutare Nettuno, Marconi e Unitelma Sapienza rispetto alle altre. Chi non lo conosce potrebbe gettare tutto in un unico calderone. Sicuramente a livello di reputazione stanno guadagnando terreno Cusano e Pegaso; quanto alla Mercatorum, la mia esperienza mi conferma che non gode affatto di cattiva fama, infatti da quando ho conseguito la laurea magistrale lì sto ricevendo offerte di lavoro che prima non mi sarei neanche sognato (purtroppo sono generalmente rivolte a profili, se non proprio entry level, comunque iuniores e quindi mi scartano per l'età, indipendentemente dal fatto che utilizzino lo strumento contrattuale dell'apprendistato o meno). I miei colleghi minori di trent'anni si sono ben collocati in imprese del calibro di Poste italiane e grosse società di consulenza (compresa qualcuna delle big four, oltre ad Accenture e Business integration partners), indipendentemente dal possedere o meno già esperienze professionali, e questo sia grazie al servizio di job placement di ateneo (che non sarà quello della Bocconi, ma di sicuro è migliore di quello dell'Università di Firenze, sul quale stenderei un velo pietoso) sia grazie all'iniziativa autonoma.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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        • #5
          Grazie mille, i tuoi consigli sono preziosi.
          Alla fine ho deciso di orientarmi verso la scelta da te suggerita.

          Riflettendoci è la soluzione migliore in quanto mi consentirebbe in circa 3 anni (si tratta pur sempre di 17 esami e tesi finale) di fare un percorso tale da conseguire la Laurea Magistrale in Ing. Informatica indirizzo Big Data che completerebbe le competenze già acquisite attraverso il Master.
          Inoltre mi sono reso conto che i 7 esami assegnati come prerequisito per l'iscrizione sono "esami chiave" del corso Triennale in Ing. Informatica e dunque non perderei molto a livello di preparazione.
          Andrei a saltare alcuni esami di base quali Chimica, Fisica, Economia Aziendale, Analisi II, statistica.
          Tuttavia le competenze di Economia, Statistica, Probabilità, Analisi I, Algebra Lineare sono state già acquisite nei precedenti percorsi e, trovandomi davanti espressioni matematiche più complesse, approfondendo autonomamente dovrei riuscire a comprendere l'argomento.

          Un dubbio:
          hai sottolineato il discorso anagrafico.
          Io attualmente ho quasi 29 anni e dunque al termine del percorso avrei presumibilmente 32 anni.
          Credi che a quel punto sia troppo tardi per cambiare settore e accedere a determinate realtà nonostante le competenze di Ing. Informatica siano molto richieste?

          Grazie.

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          • #6
            Luigim6604, purtroppo su quello non ti so rispondere. Nella vita ho avuto l'occasione di conoscere diversi medici che si sono laureati in tarda età (40 anni e oltre, in un caso addirittura più di 50), non sempre dopo un'altra laurea, e per loro l'accesso e lo sviluppo di carriera è stato identico a quello dei neolaureati in età giovanile, ma quello del medico è un percorso regolamentato e totalmente lineare, in cui non esiste discrezionalità da parte di chi ti deve dare il lavoro. Nel caso dell'ingegneria è diverso perché è vero che una professione regolamentata esiste, ma si deve comunque confrontare col mercato; e, comunque, l'ingegnere che si apre uno studio generalmente è quello che fa progettazione architettonica (non a caso la professione di ingegnere edìle è riconosciuta a livello europeo come architetto), anche perché tutti gli altri settori dell'ingegneria non sono riservati. Per questo motivo è inutile nasconderci che tra te e il potenziale datore di lavoro ci sarà inevitabilmente il filtro del pregiudizio. Tuttavia hai dalla tua parte diversi elementi positivi:
            1. 32 anni sono comunque pochi; molte persone trovano a quest'età la prima occupazione seria (quando non la prima occupazione in assoluto).
            2. l'ingegneria industriale e dell'informazione (ivi compresa l'ingegneria gestionale) presenta significative aree di sovrapposizione lavorativa con l'economia aziendale e la statistica. Quindi tu avresti dalla tua un'esperienza valida che sarebbe il quid che ti differenzierebbe da un qualsiasi trentenne neolaureato in ingegneria (chi ha conseguito una laurea magistrale in diretta continuità con la laurea e senza aver lavorato prima viene percepito, e conseguentemente trattato, come un neolaureato).
            3. gli studi ingegneristici godono di un forte pregiudizio positivo. I laureati in discipline ingegneristiche nell'àmbito del management aziendale vengono sovente preferiti a laureati in materie palesemente più pertinenti rispetto ai ruoli da ricoprire in quanto considerati, come dire, più quadrati

            Ovviamente quanto dico vale per l'Italia. Fuori dall'Italia c'è letteralmente un altro mondo. Tanto per tornare a parlare dei medici, considera che in Italia un dirigente medico – che nel fantasioso lessico giuslavoristico italiano è un normale medico ospedaliero che non svolge alcuna funzione dirigenziale – percepisce grossomodo 65mila euro lordi annui per 36 ore di lavoro settimanali, mentre un medico di medicina generale massimalista (cioè con 1500 pazienti assistiti) con le indennità di medicina di gruppo e uso delle attrezzature informatiche arriva a 90mila (con rapporto convenzionale, dunque di lavoro autonomo, e obbligo di ricevimento del pubblico di sole 5 ore settimanali ogni 500 assistiti). Per farti capire, il reddito medio italiano è di poco superiore ai 30mila euro e il reddito mediano non arriva a 18mila, quindi un medico in Italia certamente non è ricco (salvo che tu sia di estrema sinistra come Landini e Fratoianni, nel qual caso lo considererai ricco sfondato, sebbene nell'imbarazzo di non nominarlo mai espressamente perché la narrativa dominante vuole che i medici e i sanitari in genere siano degli eroi sottopagati), ma se la passa piuttosto bene rispetto alla maggioranza della popolazione. In Germania, Svizzera, Austria, Regno unito non è affatto così e questo a mio avviso spiega per quale ragione in Italia (nonché in Spagna, Grecia e Portogallo: chissà perché proprio questi paesi ) la domanda di accesso agli studi universitari di medicina è così elevata, mentre altrove il numero chiuso non è neanche necessario. Se poi ci vogliamo raccontare la favoletta della vocazione, allora raccontiamocela, ma la verità è che Medicina è un corso di studi tutto sommato facile (è l'unico in cui la quasi totalità degli studenti consegue il titolo in corso e i titoli vengono rilasciati con un voto medio che secondo AlmaLaurea – che computa il 110 e lode come 113 – oscilla tra il 108 e il 112 a seconda della sede, a fronte di voti medi di poco superiori al 90 nella stragrande maggioranza degli altri corsi) che rappresenta di fatto uno straordinario ascensore sociale, nel quale si esaurisce gran parte del suo fascino.
            Fuori dall'Italia nella maggior parte d'Europa i medici, oltre a non godere di un'ammirazione quasi idolatrante, non hanno redditi così elevati in rapporto ad altri laureati, con la conseguenza che non c'è una corsa a diventare medici.
            Non per niente, checché raccontino in televisione, abbiamo il numero di medici più elevato in Europa. Ricordiamoci del resto che ancora oggi in Italia Medicina è la laurea più diffusa in Italia, seguìta a ruota dal gruppo economico e dal gruppo ingegneristico; Giurisprudenza è solo al quarto posto, seguìta – udite udite – da Lettere (dati Istat). Il tutto a dispetto di una narrazione secondo cui gli studenti italiani sarebbero un esercito di scansafatiche che si iscrivono a Dams, Scienze politiche e Scienze della comunicazione. Corsi che peraltro sono comunemente denigrati (e torniamo sempre allo stesso discorso) non rispetto ai loro contenuti, ma rispetto alla posizione sociale che da essi ci si aspetta di poter perseguire; prova ne sia che in Francia, ove lo Stato gode di un'aurea quasi sacrale, gli studi di scienze politiche e dell'amministrazione sono considerati i più prestigiosi, in quanto consentono l'accesso alle pubbliche carriere, che oltralpe sono assai ambìte (e sono retribuite decisamente meglio che da noi), mentre da noi sono percepite come ripieghi per minus habentes.
            Quanto sopra mi porta a ipotizzare, in via analogica, che il preconcetto di cui gode la parola "ingegneria" in Italia non trovi riscontro in altri paesi. Ovviamente potrei sbagliarmi.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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            • #7
              Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
              Se poi ci vogliamo raccontare la favoletta della vocazione, allora raccontiamocela, ma la verità è che Medicina è un corso di studi tutto sommato facile (è l'unico in cui la quasi totalità degli studenti consegue il titolo in corso e i titoli vengono rilasciati con un voto medio che secondo AlmaLaurea – che computa il 110 e lode come 113 – oscilla tra il 108 e il 112 a seconda della sede, a fronte di voti medi di poco superiori al 90 nella stragrande maggioranza degli altri corsi) che rappresenta di fatto uno straordinario ascensore sociale, nel quale si esaurisce gran parte del suo fascino.
              Penso che possa sembrare facile se ci si basa sul voto di laurea, ma dobbiamo tener presente che c'è una notevole scrematura a monte che va a selezionare una gran quantità di studenti con solide basi e una notevole predisposizione allo studio. Molti hanno anche parenti stretti già medici e quindi si ritrovano in un humus culturale particolarmente favorevole.
              Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
              digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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              • #8
                1. 32 anni sono comunque pochi; molte persone trovano a quest'età la prima occupazione seria (quando non la prima occupazione in assoluto).
                2. l'ingegneria industriale e dell'informazione (ivi compresa l'ingegneria gestionale) presenta significative aree di sovrapposizione lavorativa con l'economia aziendale e la statistica. Quindi tu avresti dalla tua un'esperienza valida che sarebbe il quid che ti differenzierebbe da un qualsiasi trentenne neolaureato in ingegneria (chi ha conseguito una laurea magistrale in diretta continuità con la laurea e senza aver lavorato prima viene percepito, e conseguentemente trattato, come un neolaureato).
                3. gli studi ingegneristici godono di un forte pregiudizio positivo. I laureati in discipline ingegneristiche nell'àmbito del management aziendale vengono sovente preferiti a laureati in materie palesemente più pertinenti rispetto ai ruoli da ricoprire in quanto considerati, come dire, più quadrati

                Sono d'accordo con te, anche per esperienze di diretti amici/conoscenti, per quanto riguarda i punti 1 e 3.
                Tuttavia per il punto 2 è vero che avrei dalla mia parte già una discreta esperienza lavorativa (a 32 anni sarebbero 5 anni e più) ma si tratterebbe comunque di un lavoro completamente diverso.
                Attualmente mi occupo di consulenza in materia di finanziamenti e investimenti per un noto istituto bancario nazionale.

                Credi possa essere comunque elemento distintivo nonostante non riguardi l'ingegneria informatica?
                Punto anche a crearmi un portfolio di progetti e simili su github da mettere in mostra.

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                • #9

                  luigim6604, a mio parere per essere uno che ha 3 titoli di alto livello ed è in procinto di iniziare un percorso per conseguirne un quarto, ti fai un po' troppe p*ppe mentali, a 32 anni sei sufficientemente giovane per virare su qualsiasi carriera e o strada tu voglia.

                  Come diceva il buon doc: moltissime persone attorno ai 30 sono a malapena alla prima occupazione decente, per cui evita di segarti le gambe da solo e vai convinto, l'insicurezza è una caratteristica che notano in negativo i selezionatori, non 4 titoli di alto livello.

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                  • #10
                    Come diceva sempre un mio amico, le seghe vanno fatte a mezza altezza
                    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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