Come ricorderete, a gennaio ho conseguito un master universitario di primo livello presso la Università Lum di Casamassima.
Per varie motivazioni non ho potuto proseguire gli studi, come originariamente previsto, nel corso di laurea magistrale in Economia e management della Lum medesima, con cui peraltro, a dire il vero, non ho avuto una bellissima esperienza (poi magari vi racconterò).
Mi sono pertanto informato presso vari atenei, anche statali, per conseguire una laurea magistrale LM-56 o LM-77 con abbreviazione di corso. Sapendo che gli atenei tradizionali non hanno servizi ufficiali di prevalutazione carriere ho contattato dei docenti (i presidenti degli organi collegiali cui è demandata la governane dei corsi, i coordinatori dei corsi medesimi o i delegati delle apposite commissioni ove istituite) per avere informazioni. Ho anche fatto amicizia con un bravissimo professore, che potrebbe essere un mio fratello maggiore, il quale ha tentato di dissuadermi in tutti i modi dal compiere questa scelta.
Gli atenei che mi risposero quasi subito furono Pegaso e Mercatorum: Pegaso mi risposte che non riconosceva più i crediti maturati nell'àmbito di corsi di master (se ne è già parlato nel forum: dall'anno accademico entrante non riconoscerà più nemmeno i propri) e dunque mi sarei dovuto fare due anni pieni e anche un esame aggiuntivo (OFA), mentre Mercatorum mi proponeva un anno di corso con 4 esami convalidati, uno per il riconoscimento di abilità e competenze professionali e 3, tra cui quello a scelta libera, dal master (che aveva in tutto 8 moduli raggruppati in 4 esami integrati), oltre all'esonero dal tirocinio, per un totale di una quarantina di crediti. Ci pensai per una settimana, poi mi iscrissi.
Successivamente all'iscrizione ho ricevuto le prevalutazioni di San Raffaele Roma e Giustino Fortunato: decisamente più generose (soprattutto quella della San Raffaele), ma con piani di studio molto meno confacenti ai miei interessi (quello della Mercatorum è più giuridico). E, comunque, oramai mi ero iscritto alla Mercatorum. A dire la verità molto più tardi (quando avevo terminato gli esami praticamente) mi sono arrivati anche i riscontri dei docenti dell'Università di Modena e Reggio Emilia: come convalida degli esami stavamo lì (anzi, in un corso anche qualcosa in più), ma non mi sarei potuto iscrivere prima di settembre 2020 e per sostenere gli esami avrei dovuto attendere una delibera che sarebbe potuta arrivare anche a marzo. Alla fine a cosa mi sarebbe servito essere iscritto direttamente al secondo anno non lo so: sarei finito sicuramente fuori corso. Per questo non ho avuto ripensamenti sulla scelta della Mercatorum.
Contemporaneamente ho fatto la follia di iscrivermi a 57 crediti di corsi singoli all'Università degli studi di Firenze, al fine di portarmi avanti anche per una eventuale ulteriore laurea magistrale in Giurisprudenza (piano B se non riesco ad accedere al corso di dottorato di ricerca).
Oggi eccomi qui: da marzo a giugno ho maturato 57 crediti di esami all'Università di Firenze (6 esami, di cui 3 sostenuti in presenza e 3 via web) e più di 62 crediti (7 esami) alla Mercatorum, mantenendo la mia solita media altissima (malgrado abbia dovuto ripetere più volte alcuni esami a causa degli annullamenti di cui accenno qui), e il 23 luglio ultimo scorso dopo aver discusso la tesi tramite Google Meet sono stato proclamato, con il massimo dei voti e la lode, dottore magistrale in Management (classe LM-77, Scienze economico-aziendali), con tanto di complimenti da parte del presidente della commissione malgrado le difficoltà di connessione (chissà se hanno davvero capìto qualcosa della mia tesi. Per la cronaca, i voti degli altri erano tutti sotto il 100, in qualche caso anche sotto il 90, tranne un 102).
Sebbene sia felice di aver tagliato quest'ennesimo traguardo e ovviamente fiero dei miei successi accademici, non sono contento della mia esperienza con l'ateneo in questione.
Per quanto concerne gli esami, le mie aspettative sono state ampiamente confermate: li ho trovati esattamente corrispondenti a quelle che sono le mie impressioni che vado raccontando da anni in questo forum. Ho trovato però i docenti particolarmente ostili per usare un eufemismo: ed è stato veramente un miracolo che sia riuscito a conseguire il titolo a luglio (il mio obiettivo era terminare per giugno, ma non ce l'ho fatta e oltretutto mi sono perso il concorso per la dirigenza Sna per 8 giorni), considerati i loro atteggiamenti. Senza voler entrare nel merito delle esperienze che ho avuto con ognuno (tutte negative a parte una), vi dico soltanto che la mia impressione generale è che tutti, nessuno escluso, si comportino come se avessero a che fare con degli ignoranti che non hanno voglia di studiare e che si sono iscritti a quell'ateneo con l'idea di comprarsi il pezzo di carta. Una sintesi analitica delle mie interazioni con loro:
- noto che le prove di autovalutazione di un esame sono tutte sbagliate, nel senso che alcuni quesiti ricorrenti riportano quattro risposte tutte e quattro inesatte o comunque fortemente imprecise, oppure più risposte esatte, oppure errori macroscopici nei riferimenti normativi, insomma cose piuttosto gravi. Raccolgo i cinque-sei esempi più grossolani e scrivo sia al docente titolare del corso sia al tutor segnalando gli errori e facendo presente che tali domande errate condizionano pesantemente gli esiti delle mie prove di autovalutazione. Il tutor non mi risponde, mentre il professore (che, per inciso, ha la mia età) replica piccato che le prove di esame non vengono predisposte da lui (e da chi, sennò?
) e che prima di osare mettere in dubbio la sua competenza mi sarei dovuto informare su chi le fa. Allega una copia in PDF di un suo libro che ha un prezzo di copertina di 40 euro dicendomi «visto che lei è tanto bravo, le mando la monografia con cui ho vinto il concorso da associato: sono sicuro che lei, da abile correttore di bozze quale è, saprà trovarmi tutti gli errori presenti nel volume da segnalare all'editore per la prossima edizione». Insomma, è passato dal «lei non sa chi sono io» al sarcasmo (se non allo scherno bello e buono). Gli rispondo cercando di ricomporre la situazione, facendogli presente che non avevo mai neanche pensato di mettere in dubbio la sua competenza ma che ero semplicemente preoccupato del fatto che, essendo la valutazione automatizzata, l'errore della coppia domanda/risposta era idoneo a determinare un'alterazione del risultato. Lui non si scusa esplicitamente ma dalle parole e dai toni traspare che si rende conto di avere esagerato e mi dice che gli farebbe sinceramente piacere che facessi la tesi con lui.
Inutile dire che quesiti sbagliati sono usciti anche all'esame e alla fine per farmi attribuire il voto corretto ho dovuto tribolare. Avevo risposto correttamente a tutte le domande compresa la trentunesima, ma il sistema marcava come sbagliate ben 4 risposte, ragion per cui mi aveva assegnato 26. Per riuscire a ottenere l'assegnazione del voto corretto, cioè 30 e lode, ho dovuto tribolare per giorni. - chiedo la tesi a un docente a marzo/aprile. Mi risponde che siccome siamo in piena emergenza non se ne può parlare prima di settembre perché le biblioteche sono chiuse. Gli rispondo che vorrei fare un lavoro compilativo con materiale reperibile sul web, anche perché il nostro ateneo non dispone di una biblioteca e l'accesso alla biblioteca dell'università a me più vicina è riservato agli iscritti (sì, so che è illegale perché dovrebbe essere pubblica e l'unica cosa riservabile sarebbe il prestito, ma questo discorso va eventualmente affrontato a parte), ma lui declina. In questo caso l'interazione è stata comunque abbastanza rispettosa ed educata.
- chiedo la tesi al docente di cui al primo punto di questo elenco, scrivendogli grossomodo «Egregio professore, siccome sto per terminare gli esami del corso di laurea magistrale in Management, al suo esame ho avuto 30 e lode e ho un particolare interesse per l'area giuridica e in particolare per il suo àmbito disciplinare, anche per via degli studi pregressi, desidererei sapere se lei fosse ancora disponibile a seguirmi come relatore per la tesi, come mi aveva proposto. Certo di un cortese riscontro, la saluto cordialmente». Questo va proprio in escandescenze! Innanzitutto, mentre lui si firma con tutti i titoli e le qualifiche, accademici e professionali, in posizione appositiva davanti al proprio nome, declassa me da dottore a signore, ben sapendo che per essere iscritto a un corso di laurea magistrale devo essere come minimo laureato, in un patetico tentativo di umiliarmi. Usa espressioni pazzesche come «non è questo il modo di rivolgersi a un docente», come se gli avessi mancato di rispetto, e mi scrive in sostanza che non avrei dovuto formulare una simile proposta perché lo studente si deve solo informare (possibilmente tramite la segreteria e non osando contattare direttamente il docente) se il docente è disponibile a seguire dei laureandi, dopodiché è il docente che assegna la tesi. Infine, mi accusa di non essermi presentato, chiedendomi come mi fossi permesso di adoperare un tono così confidenziale (?) senza neanche dirgli chi sono. In realtà lui sapeva benissimo chi sono, sia perché mi ero presentato nel corpo del testo (certo, non gli ho fatto tutta la mia biografia né gli ho declinato i dati anagrafici: ma gli ho detto ciò che interessava a lui, cioè che ero uno studente del corso di laurea magistrale in Management prossimo alla conclusione degli esami, firmandomi alla fine con nome e cognome) sia perché alla fine della mail c'era l'etichetta automatica con nome e cognome (questa volta con la qualifica accademica davanti), indirizzo stradale, indirizzo PEC, numero di cellulare, oltre al fatto che lui stesso si era proposto a me qualche tempo prima, tant'è che gli avevo giustappunto scritto «mi chiedo se lei fosse ANCORA interessato». Sulla questione delle presentazioni glisso elegantemente, mentre sul resto replico: «Guardi, professore, che è stato lei, circa un mese fa, a proporsi a me come relatore, facendomi anche gentile omaggio della sua ultima fatica; io ho preso tempo perché ancora dovevo sostenere l'esame». Mi scrive imbufalito, dopo diversi giorni, che lui ha altro a cui pensare e che in ogni caso, se voglio fare la tesi con lui, devo ricordarmi che da regolamento devo scrivere non meno di 90 pagine (in realtà il regolamento ne prevede 60) e che il titolo è "…". Siamo completamente al di fuori del mio campo di interesse e non gli rispondo proprio più, anche perché se quelle erano premesse sarebbe stata impossibile una collaborazione proficua.
- nel frattempo siamo arrivati al mese di maggio e io scrivo, disperato, a un altro docente, dicendogli chiaramente che vorrei conseguire il titolo alla prima sessione utile. Questo comincia a mandarmi materiale all'inverosimile; ogni sua mail ha almeno una decina di allegati. Mi ci vorranno diversi giorni per capire le sue intenzioni. Malgrado mi dica sempre di sì e accetti sempre le mie proposte, di fatto mi trascina in un vortice da cui, se avessi accettato di fare la tesi con lui, sicuramente ancora non sarei uscito. Per ragioni di riservatezza non posso scrivere di che si tratta; posso solo dire che voleva che io iniziassi un lavoro di ricerca che non sarebbe potuto durare meno di 6-8 mesi nonostante gli avessi detto chiaramente che era mia intenzione conseguire il titolo alla prima sessione utile con una tesi compilativa su un argomento già piuttosto dibattuto in dottrina (per quanto fosse mia intenzione presentarlo sotto una certa prospettiva ancora inesplorata). Devo dire la verità: se avessi avuto più tempo davanti a me avrei accettato volentieri di lavorare con lui; sarebbe stata una sfida faticosa, ma probabilmente avvincente. Ma, date le premesse, non era proprio possibile.
- scrivo a un'altra docente, questa volta di materia aziendale (quelle giuridiche erano finite), molto accondiscendente, anche se ho l'impressione che i suoi messaggi siano copia e incolla (avevo ricevuto diversi segnali al proposito, anche dal confronto con dei colleghi, sino ad avere conferma definitiva da questa impressione dal fatto che a distanza di giorni mi ha inviato una mail identica a una precedente in risposta a una mia completamente diversa). Prima mi chiede se ho già in mente un argomento, quindi le rispondo scegliendo un argomento all'interno di una lista da lei pubblicata nella pagina del suo insegnamento. Lei però me lo cambia indicandomi proprio quello che io avevo scartato a priori. Mi spiega che l'argomento da lei scelto è più adatto alle mie esigenze, poiché, trattandosi di mera teoria, meglio si presta a una tesi compilativa, visto che io avevo specificato che essendo uno studente lavoratore non potevo fare lo stage e per ragioni di servizio non potevo fare un'analisi di caso nell'ente dove lavoro. Mi fa lavorare sino a giugno. Dice sempre che va tutto bene. Alla fine mi dice che manca l'analisi di caso. Ma noi avevamo concordato sin dalla seconda mail che l'analisi di caso non ci sarebbe stata per le ragioni anzidette, donde anche la scelta dell'argomento, tant'è vero che l'analisi di caso non era presente nell'indice concordato (tra l'altro da lei approvato con qualche correzione, dunque non si può dire che non se lo fosse letto). Lei nega di avermi autorizzato a fare una tesi senza case study, finché non mi costringe a rimandarle la mail di un mese prima in cui mi aveva detto esplicitamente che mi aveva assegnato un argomento puramente teorico proprio per consentirmi di affrontarlo senza analisi di caso. Non avendo più potuto negare di avere affermato ciò, ha fatto finta di niente ma ha cominciato a dirmi cose strane, del tipo che il plagio è un reato e la tesi è una cosa seria. Insomma, stava insinuando che io avessi copiato (cosa mai fatta in vita mia). Ma quando le chiedevo quali passaggi secondo lei erano copiati senza citazione della fonte (ma figuriamoci: c'era una media di tre note a pagina) non entrava nel merito: continuava a ripetermi come un disco incantato (copia e incolla dai messaggi precedenti, secondo me) che le tesi non si copiano e non si comprano. Ho dovuto mandarla a quel paese, anche perché io non ho voglia di essere umiliato in questo modo.
- ho dovuto scegliermi il relatore definitivo a giugno e raffazzonare una tesi (che però a lei è piaciuta!) in poco più di una settimana (8 giorni, se non ricordo male. Ho dovuto prendere ferie da lavoro) per poter conseguire il titolo a luglio. Partivo da 108 e dunque il 110 era inevitabile, ma probabilmente se mi fossi ritrovato in commissione i docenti dei punti precedenti (non è capitato) non avrei avuto la lode, che dev'essere concessa all'unanimità. Invece l'ho avuta, con tanto di complimenti del presidente per il brillante curriculum accademico.
A proposito, molti docenti non rispondono proprio.






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