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magistrale Ingegneria meccanica: PoliTo vs UniPd

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  • magistrale Ingegneria meccanica: PoliTo vs UniPd

    Salve a tutti,
    vorrei iscrivermi al corso di laurea magistrale in Ingegneria Meccanica ed ero interessato ai due atenei indicati nel titolo.
    Il primo anno è abbastanza simile nei due mentre al secondo le cose cambiano un po': a Padova ci sono due indirizzi che mi interessano, Costruzioni meccaniche con corsi su progettazione FEM e simulazione multibody e Automazione con corsi come robotica e azionamenti, con la possibilità di personalizzare il piano di studi scegliendo le materie che più interessano. A Torino mi interessano similmente gli indirizzi Automazione e Progettazione meccanica; tuttavia, al PoliTO, il piano non è personalizzabile per cui si seguirebbero materie esclusivamente su automazione (che però darebbero una formazione più completa sull'argomento) come Meccatronica e Automazione a fluido, trattate parzialmente presso UniPD, oppure sulla progettazione con Progettazione prodotto/processo, anche quì con la percezione di una formazione più ampia ma su un indirizzo ben preciso.

    Vorrei quindi chiedere se l'università di Padova sia vista allo stesso modo del politecnico a livello nazionale/internazionale, nelle aziende e università, se ha un buon network, paragonandola al poli, con professori noti e con legami al di fuori dell'università. I politecnici, da quanto ho capito, riservano accessi preferenziali nelle realtà migliori: studiando a Padova sarebbe poi difficile avere le stesse opportunità, soprattutto fuori regione?

    Un percorso che unisce i campi della progettazione e automazione, che meno approfondisce una specifica area ma permette di avere conoscenze su più settori, è migliore o peggiore di uno che ne approfondisce meglio uno solo?
    Non voglio dilungarmi ulteriormente, concludo chiedendo se questi profili siano quelli più al passo col mondo del lavoro (soprattutto progettazione) o ce ne siano altri oggi richiesti, come quelli legati all'indirizzo di produzione meccanica, più che progettazione.

    Ringrazio in anticipo chi saprà aiutarmi.

  • #2
    Ciao,

    nel titolo non ci sono due atenei ma due città, quindi lo correggo.

    Nel merito, non credo che troverai risposte così tecniche nel forum in quanto gli studenti di ingegneria sono pochi; in ogni caso spero che ti si possa dare una mano.

    Su una cosa ti rispondo io: il blasone dell'ateneo in Italia conta pochissimo (zero nel pubblico e per l'abilitazione alla professione di ingegnere, per cui rileva iil solo valore legale) e all'estero le università italiane sono tutte uguali, nel bene e nel male.

    Non so cosa tu intenda per legami al di fuori dell'università: i docenti di ruolo a tempo pieno teoricamente non ne potrebbero avere, infatti, per citare due casi noti, Gaetano Manfredi è stato condannato a versare nelle casse della Università Federico II di Napoli oltre 300mila euro (la porocura della Corte dei conti gliene contestava oltre 763mila) e recentemente ne sono stati contestati a Marco Perona dell'Università di Brescia più di 200mila. Questo perché in quanto dipendenti pubblici non possono svolgere un secondo lavoro e neanche attività libero-professionale, di lavoro autonomo o di consulenza se non previamente autorizzata ed entro determinati limiti (piuttosto risibili), altrimenti tutto quello che incassano deve essere riversato nelle casse dell'amministrazione di appartenenza (c'è addirittura una scuola di pensiero che ritiene che si tratta di denaro di proprietà pubblica ex tunc e non che lo diventi con il versamento, di conseguenza se si è dei meri tramiti e pertanto se non lo riserva tempestivamente nelle casse dell'Ente si configura il reato di peculato).

    Comunque i laureati in Ingegneria che conosco io, tranne informatica e gestionale, sono tutti occupati a ottimi livelli, da qualsiasi ateneo essi provengano.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Grazie mille per la risposta,

      dopo tante ricerche online, si ha l'impressione che i politecnici garantiscano vie di accesso privilegiate nelle aziende più note e che siano gli unici conosciuti all'estero per ingegneria.

      Si dice poi che il network di aziende sia importante (al di là del fatto che se un'università si trova in un territorio "fertile" da questo punto di vista, i suoi laureati ne avranno giustamente vantaggio), oltre che per possibilità di accedervi, per esempio anche per opportunità di tirocini e tesi o per far sì che il corso di laurea sia sempre aggiornato secondo le richieste del mondo del lavoro.
      Inoltre, dicono che i professori potrebbero segnalare gli studenti alle aziende o aprire opportunità in università estere connesse per tesi o altre attività, rimanendo sempre nel legale.

      Spero che certi siano solo preconcetti nella mente di pochi, questo mi toglierebbe un peso nella scelta dell'università.

      Grazie

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      • #4
        Originariamente inviato da svt_ccc Visualizza il messaggio
        dopo tante ricerche online, si ha l'impressione che i politecnici garantiscano vie di accesso privilegiate nelle aziende più note e che siano gli unici conosciuti all'estero per ingegneria.
        Fuori dall'Italia generalmente le lauree italiane sono tutte uguali. E non è un complimento.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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        • #5
          L'utente "Dottore" afferma che il “blasone” di un ateneo in Italia conta pochissimo, sostenendo che "zero nel pubblico" e per l’abilitazione alla professione d’ingegnere. Questa è una semplificazione esagerata e fuorviante. È vero che esiste il valore legale del titolo di studio, ma ridurre tutto a questo è un errore. Nella pratica, il prestigio di un ateneo può influenzare le opportunità di networking, la qualità della didattica, i contatti con l'industria e, non da ultimo, la percezione dei datori di lavoro. Università come il Politecnico di Milano o la Scuola Superiore Sant'Anna, ad esempio, godono di una reputazione superiore rispetto ad altre per qualità dei corsi, collegamenti internazionali e progetti di ricerca. Negare l’importanza del prestigio dell’ateneo è un modo superficiale di trattare la questione.

          L'utente, inoltre, cade in un errore grave. L’idea che “all’estero le università italiane sono tutte uguali” è una generalizzazione infondata. Le università italiane, come in qualsiasi altro Paese, hanno valutazioni diverse a seconda del ranking internazionale, della reputazione e delle partnership con altre istituzioni estere. Alcuni atenei italiani, come il già citato Politecnico di Milano, Bocconi o il Politecnico di Torino, sono ben conosciuti e rispettati all'estero, specialmente per alcuni corsi di laurea e aree disciplinari. Altri atenei possono avere un minore riconoscimento, ma l'affermazione che "sono tutte uguali" dimostra una scarsa comprensione di come funzionino i sistemi educativi globali e il riconoscimento delle istituzioni. I ranking universitari globali come QS e Times Higher Education differenziano chiaramente la qualità delle università in modo dettagliato, e i datori di lavoro all'estero ne tengono conto.

          L'utente cita casi di docenti come Gaetano Manfredi e Marco Perona per argomentare che i docenti non possono avere legami professionali al di fuori dell’università. Ma la questione è più complessa di così. Se da una parte è vero che i docenti di ruolo a tempo pieno devono rispettare determinate regole, esistono meccanismi per cui attività esterne possono essere autorizzate dall’ateneo, soprattutto in ambiti come la consulenza o la ricerca applicata. Inoltre, l'attività accademica spesso si integra con il mondo professionale attraverso collaborazioni e progetti con enti privati. Parlare di questo tema come se fosse una violazione sistematica di norme senza sfumature, denota una visione riduttiva del rapporto tra università e settore privato.

          La citazione della "scuola di pensiero" sul denaro pubblico "ex tunc" è quasi una forzatura retorica: è una questione molto marginale e ipotetica che non ha nulla a che vedere con il tema pratico in discussione. Invece di fornire un’analisi utile, l’utente inserisce un cavillo tecnico privo di reale applicabilità nella vita quotidiana degli studenti di ingegneria o di chi cerca consigli sulle università.

          L’utente afferma, inoltre, che tutti i laureati in ingegneria che conosce, ad eccezione degli informatici e gestionali, sono "tutti occupati a ottimi livelli". Questa affermazione è sbrigativa e generalizzante. La verità è che la situazione occupazionale dei laureati in ingegneria varia notevolmente in base a diversi fattori: specializzazione, mercato del lavoro regionale, università frequentata, e capacità individuali. L’ingegneria informatica, ad esempio, è uno dei settori con la maggiore domanda nel mondo del lavoro, quindi è bizzarro che l’utente la citi come eccezione. L’affermazione sembra basata su un’impressione personale e non su dati reali. La situazione è molto più articolata di così, e diversi rapporti AlmaLaurea e altre ricerche sulla condizione occupazionale dei laureati lo dimostrano.

          L'ultima frase "Fuori dall'Italia generalmente le lauree italiane sono tutte uguali. E non è un complimento" è una conclusione qualunquista e malinformata. Generalizzare in questo modo le lauree italiane è non solo ingiusto ma anche palesemente sbagliato. La qualità di molte lauree italiane è riconosciuta in vari contesti internazionali, e ciò dipende anche dal corso di studi specifico, dal prestigio dell'ateneo e dalle esperienze pratiche che gli studenti accumulano. Gettare un'ombra negativa su tutto il sistema universitario italiano non solo non aiuta chi cerca orientamento, ma denota anche una visione pessimista e disinformata della realtà.

          Il messaggio di questo utente è pieno di generalizzazioni infondate, affermazioni retoriche e una visione troppo rigida di questioni complesse. Il risultato è un consiglio superficiale e, in molti casi, sbagliato, che non aiuta davvero chi cerca informazioni dettagliate e precise. Smontando i suoi argomenti, emerge chiaramente la mancanza di conoscenza approfondita e un approccio eccessivamente presuntuoso, che non contribuisce in modo costruttivo al dibattito.

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          • #6
            Originariamente inviato da sahomo1990 Visualizza il messaggio
            L'utente "Dottore" afferma che il “blasone” di un ateneo in Italia conta pochissimo, sostenendo che "zero nel pubblico" e per l’abilitazione alla professione d’ingegnere. Questa è una semplificazione esagerata e fuorviante. È vero che esiste il valore legale del titolo di studio, ma ridurre tutto a questo è un errore.
            Nel pubblico e per l'abilitazione professionale conta esclusivamente quello. È una cosa talmente autoevidente che non c'è bisogno neanche di discuterla.

            Nella pratica, il prestigio di un ateneo può influenzare le opportunità di networking
            Che con il pubblico e l'abilitazione professionale non c'entrano niente

            la qualità della didattica
            La qualità della didattica è una variabile indipendente rispetto al prestigio.

            i contatti con l'industria
            Idem ut supra.

            e, non da ultimo, la percezione dei datori di lavoro.
            Non quelli pubblici.

            Università come il Politecnico di Milano o la Scuola Superiore Sant'Anna, ad esempio, godono di una reputazione superiore rispetto ad altre per qualità dei corsi, collegamenti internazionali e progetti di ricerca.
            La Scuola superiore Sant'Anna non rilascia né lauree né lauree magistrali, i collegamenti internazionali sono una variabile indipendente rispetto al discorso de quo e la ricerca, che dovrebbe essere il parametro principe per la valutazione di un ateneo, è scollegata dal prestigio, che è una mera questione di percezione, altrimenti l'Università San Raffaele Roma dovrebbe essere percepita come una delle migliori università in Italia e l'Università vita-salute San Raffaele una delle peggiori, invece è il contrario.

            L'utente, inoltre, cade in un errore grave. L’idea che “all’estero le università italiane sono tutte uguali” è una generalizzazione infondata. Le università italiane, come in qualsiasi altro Paese, hanno valutazioni diverse a seconda del ranking internazionale
            Non esiste uno solo ranking. Esistono decine di rankings diversi e, tolte le solite quattro o cinque università anglo-americane che si contendono il podio, le università dopo sembrano buttate a caso, se consideriamo che quelle italiane, ove presenti, occupano posizioni molto diverse nelle varie graduatorie.
            Se prendiamo i QS top university rankings, che censisce quelle che a suo avviso sono le migliori 1500 università nel mondo intero, in quelli del 2025 2025 (le classifiche vengono stilate in anticipo per l'anno successivo) sono presenti 42 università italiane, che non sono poche. La prima italiana si posiziona 111 ed è il Politecnico di Milano. Poi ci sono, nell'ordine, Sapienza, Unibo, Unipd, Polito, Unimi, Napoli Federico II, Unito, Unifi, Unipi, UniHSR, Roma Tor Vergata, Unipv, Cattolica, Unitn, Unimib, Unige, Poliba, Ca' Foscari, Unibz, Unibs, Unisi, Unimore, Units, Università politecnica delle Marche, Unime, Univr, Aldo Moro di Bari, Unisa, Unipg, Unife, Unipa, Unict, Unical, Unitus, Roma Tre, Unipr e, oltre il millesimo posto, Gabriele d'Annunzio, Napoli Parthenope, Uniud, Salento, Unibg. Tanto per fare un parallelo, Unical e Unisa sono state più volte sul podio della classifica Censis (Unical è stata anche prima) e, in linea generale, non si può di certo dire che l'ordine nella graduatoria corrisponda alla percezione comune, che è il reale quid che condiziona i datori di lavoro: è un bias che li guida, mica criteri razionali. Peraltro i pregiudizi variano localmente, e, sebbene mutino lentamente, anche nel tempo, oltre che nello spazio. Poi ci sono variabili innumerevoli, ad esempio io più di una volta mi sono scontrato con persone che pensavano che la Federico II fosse una università "privata" perché a loro dire che non era possibile che una università statale avesse un nome o una intitolazione (ti sto parlando di trent'anni fa, quando effettivamente questo era un fatto raro; tuttora ci sono persone che parlando tradiscono una fallacia logica di fondo secondo cui esisterebbe un'unica università statale con sedi in varie città) e/o che l'Orientale fosse un modo di dire per indicare la fantomatica facoltà di Lingue orientali della Federico II, perché non era possibile che in una città ci fossero più atenei (ed effettivamente all'epoca Napoli era l'unica città d'Italia con più uni. Una volta ho assistito (senza partecipare) a una discussione su LinkedIn sotto a un post in cui una tizia che si occupava di reclutamento di risorse umane aveva scritto candidamente se su un curriculum legge il nome di una università privata lo cestina diretamente, facendo poi un elenco esemplificativo: peccato che tale elenco, che iniziava con eCampus e comprendeva solo università telematiche, terminasse con una università statale, peraltro dalla storia plurisecolare, che non c'entrava niente. Scattò uno shit storming contro di lei che la costrinse a rimuovere il post.

            Bocconi
            La Bocconi nei QS non esiste, e non ve n'è traccia in molte altre graduatorie internazionali. Nel THE world university rankings si trovava al duecentesimo posto nel 2021, poi è sparita dalla circolazione. Le italiane presenti nella graduatoria del 2024 sono, nell'ordine, Unibo, SNS (che non offre né lauree né lauree magistrali e dunque c'entra come cavoli a merenda, visto che loro non valutano solo la ricerca), Sapienza, Unipd, Polimi, Sant'Anna (idem come la SNS), Humanitas, UniHSR, Cattolica, Unipv, Tor Vergata, Unifi, Unibz, Unimi, Unimib, Federico II di Napoli, Unitn, Unibs, Campus bio-medico, Unict, Unige, Unimore, Unipi, Polito, Unito, Univr, Univaq, Ca' Foscari, Unical, Unife, Poliba, Unisa, Unis, Units, Piemonte orientale Amedeo Avogadro, Bari Aldo Moro, Unifg, Gabriele d'Annunzio di Chieti e Pescara, Insubria, Politecnica delle Marche, Unipa, Parthenope di Napoli, Salento, Sannio, Sassari, Tuscia, Udine, Unibg, Camerino, Kore di Enna e, oltre il millesimo posto, Carlo Bo di Urbino, Unimc e Iulm, che chiude la classifica con un dignitosissimo ultimo posto (mentre in Italia non gode di chissà quale reputazione ed è valutata non proprio lusinghieramente anche dall'Anvur).
            Curioso osservare non solo che l'ordine tra QS e THE è ben diverso, ma che tutti gli atenei presenti nel QS sono anche nel THE, che però ne include anche altri, per un totale di ben 57.

            I ranking universitari globali come QS e Times Higher Education differenziano chiaramente la qualità delle università in modo dettagliato, e i datori di lavoro all'estero ne tengono conto.
            Quindi considerano la Bocconi una università di scarsa qualità. Ne prendo atto. Comunque sin qui si parlava del contesto italiano e il tipico datore di lavoro italiano neanche ha idea di cosa siano QS e THE; mi ci giocherei i genitali.

            L'utente cita casi di docenti come Gaetano Manfredi e Marco Perona per argomentare che i docenti non possono avere legami professionali al di fuori dell’università.
            Niente affatto. Li ho citati per richiamare alla memoria, a titolo di esempio, casi noti alle cronache in quanto molto eclatanti. Ma non procedo certamente in modalità ascendente per irsalire alla regola.

            esistono meccanismi per cui attività esterne possono essere autorizzate dall’ateneo, soprattutto in ambiti come la consulenza o la ricerca applicata. Inoltre, l'attività accademica spesso si integra con il mondo professionale attraverso collaborazioni e progetti con enti privati.
            Mai negato.

            Ci sono dei passaggi che nemmeno cito perché non ho intenzione di perderci tempo.

            L’ingegneria informatica, ad esempio, è uno dei settori con la maggiore domanda nel mondo del lavoro, quindi è bizzarro che l’utente la citi come eccezione.
            Perché è al contempo quella che soffre maggiormente della concorrenza: un ingegnere civile/edìle non temerà mai la concorrenza di un architetto, mentre un laureato In ingegneria informatica deve competere con programmatori e sistemisti laureati in altre discipline (Informatica e Scienze dell'informazione, ma non solo), diplomati in indirizzi informatici, persone con o senza titoli di studio (secondari o superiori) specifici che hanno acquisito certificazioni (ne esistono di ogni sorta). Un mio vecchio amico fa il sistemista in una società per azioni ed è laureato in Filosofia, tanto per dire, e ha iniziato in tempi non sospetti.

            L’affermazione sembra basata su un’impressione personale e non su dati reali. La situazione è molto più articolata di così, e diversi rapporti AlmaLaurea e altre ricerche sulla condizione occupazionale dei laureati lo dimostrano.
            In questo forum richiamiamo AlmaLaurea e altre fonti, tra cui ANSU U-Stat, in continuazione. Questo non c'entra con una discussione in cui si parla asseritamente di percezioni.

            L'ultima frase "Fuori dall'Italia generalmente le lauree italiane sono tutte uguali. E non è un complimento" è una conclusione qualunquista e malinformata. Generalizzare in questo modo le lauree italiane è non solo ingiusto ma anche palesemente sbagliato. La qualità di molte lauree italiane è riconosciuta in vari contesti internazionali, e ciò dipende anche dal corso di studi specifico, dal prestigio dell'ateneo e dalle esperienze pratiche che gli studenti accumulano. Gettare un'ombra negativa su tutto il sistema universitario italiano non solo non aiuta chi cerca orientamento, ma denota anche una visione pessimista e disinformata della realtà.
            Ancora una volta non hai capìto niente.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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