annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

Il presidente di Confindustria attacca le università telematiche

Comprimi
X
 
  • Filtro
  • Ora
  • Visualizza
Elimina tutto
nuovi messaggi

  • Il presidente di Confindustria attacca le università telematiche

    Università, Confindustria attacca le telematiche: “Serve una grande lotta, vanno limitate” (la Repubblica)

  • #2
    L'articolo è pagamento, mi sa che pochi lo potranno leggere. Lo incollo qua:


    ROMA – Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervenendo all'evento “Industria e Università, insieme per l'innovazione”, ha attaccato senza mezzi termini il mondo delle università telematiche. "Farò una grande lotta affinché vengano limitate e regolate", ha detto in apertura. Quindi ha sottolineato: "Laddove c'è un rapporto di un docente a 385 studenti formati da un video, non si tiene in considerazione l'aspetto umano", a differenza delle "nostre università dove il rapporto è di 1 a 35, al massimo 1 a 40". Ancora: "Abbiamo università eccellenti in tutto il territorio nazionale, mi auguro che la ministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, metta occhio in modo rapido su questa ingiustizia".

    Orsini ha voluto mettere in risalto la differenza tra i due sistemi formativi e i loro risultati: "Credo che tutti quelli che interloquiscono con un ragazzo uscito dall'università”, ha detto, “debbano capire da dove esce. Lavoriamo insieme su questa cosa, in maniera seria, perché lo dobbiamo a tutti i ragazzi, che devono sapere che c'è una differenza e deve essere rimarcata". Il presidente di Confindustria ha puntualizzato, infine: “Non parlo di una questione soggettiva, come sapete la Confindustria detiene un ateneo, la Luiss”. Un’università privata con sede a Roma, appunto.Confindustria è intenzionata ad aprire un focus sulla questione telematiche, non limitandosi all’intervento al convegno organizzato dall'Associazione degli industriali e dalla Conferenza dei rettori delle università italiane.

    United: “Il 70% degli iscritti sono lavoratori”

    In serata è arrivata la replica di United, l’associazione che raggruppa le università telematiche (eccetto Unicusano). "Apprendiamo con sorpresa e sgomento le dichiarazioni del presidente Orsini nei confronti delle università telematiche, che oggi, in un Paese penultimo in Europa per numero di laureati, intercettano le esigenze di oltre 250.000 studenti, ossia il 13 per cento del totale degli studenti universitari italiani. Non si può ignorare che oltre il 70 per cento dei nostri studenti è composto da lavoratori che non avrebbero alcuna possibilità di accedere all’università tradizionale. Tra l’altro, dispiace che queste frasi provengano dal presidente dell'associazione italiana degli imprenditori - proprietaria dell'Università Luiss Guido Carli - che tante volte ha sottolineato la centralità della formazione continua nell’odierno mercato del lavoro”.

    Ancora United: “Parlare di ‘assenza di rapporto umano’, senza conoscere le dinamiche e i modelli didattici della formazione online, significa sminuire il percorso di migliaia di giovani che ogni giorno scelgono un’istruzione flessibile, di qualità e compatibile con la propria vita professionale e personale. Le università telematiche offrono tutoraggio personalizzato, interazioni in tempo reale, ambienti collaborativi e canali di confronto continui con docenti e colleghi. I rapporti umani non scompaiono, ma si adattano alle esigenze del presente, rendendo l’accesso all’istruzione più inclusivo e sostenibile, dando un contributo alla ineludibile necessità di una maggiore digitalizzazione del Paese”.

    Il decreto in vigore l’11 agosto

    La Crui, attraverso la sua presidente Giovanna Iannantuoni, vicina alla scadenza del mandato, si è sempre dichiarata contro lo spazio pubblico concesso agli atenei online (Gruppo Multiversity, eCampus e Unicusano sono le tre capofila).

    La ministra Bernini, in verità, ha già messo mano all’argomento, firmando un decreto il 6 dicembre 2024 (entrerà in vigore il prossimo 1 agosto). Il Decreto 1835 ha già scontentato i due mondi – università tradizionale e università online -. Di fatto, ha confermato la liceità della presenza di 11 atenei telematici sul territorio italiano. Il ministero dell’Università e della Ricerca sostiene che il tavolo sul tema resta comunque sempre aperto.

    Commenta


    • #3
      Originariamente inviato da justzax Visualizza il messaggio
      L'articolo è pagamento, mi sa che pochi lo potranno leggere. Lo incollo qua:


      ROMA – Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervenendo all'evento “Industria e Università, insieme per l'innovazione”, ha attaccato senza mezzi termini il mondo delle università telematiche. "Farò una grande lotta affinché vengano limitate e regolate", ha detto in apertura. Quindi ha sottolineato: "Laddove c'è un rapporto di un docente a 385 studenti formati da un video, non si tiene in considerazione l'aspetto umano", a differenza delle "nostre università dove il rapporto è di 1 a 35, al massimo 1 a 40". Ancora: "Abbiamo università eccellenti in tutto il territorio nazionale, mi auguro che la ministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, metta occhio in modo rapido su questa ingiustizia".

      Orsini ha voluto mettere in risalto la differenza tra i due sistemi formativi e i loro risultati: "Credo che tutti quelli che interloquiscono con un ragazzo uscito dall'università”, ha detto, “debbano capire da dove esce. Lavoriamo insieme su questa cosa, in maniera seria, perché lo dobbiamo a tutti i ragazzi, che devono sapere che c'è una differenza e deve essere rimarcata". Il presidente di Confindustria ha puntualizzato, infine: “Non parlo di una questione soggettiva, come sapete la Confindustria detiene un ateneo, la Luiss”. Un’università privata con sede a Roma, appunto.Confindustria è intenzionata ad aprire un focus sulla questione telematiche, non limitandosi all’intervento al convegno organizzato dall'Associazione degli industriali e dalla Conferenza dei rettori delle università italiane.

      United: “Il 70% degli iscritti sono lavoratori”

      In serata è arrivata la replica di United, l’associazione che raggruppa le università telematiche (eccetto Unicusano). "Apprendiamo con sorpresa e sgomento le dichiarazioni del presidente Orsini nei confronti delle università telematiche, che oggi, in un Paese penultimo in Europa per numero di laureati, intercettano le esigenze di oltre 250.000 studenti, ossia il 13 per cento del totale degli studenti universitari italiani. Non si può ignorare che oltre il 70 per cento dei nostri studenti è composto da lavoratori che non avrebbero alcuna possibilità di accedere all’università tradizionale. Tra l’altro, dispiace che queste frasi provengano dal presidente dell'associazione italiana degli imprenditori - proprietaria dell'Università Luiss Guido Carli - che tante volte ha sottolineato la centralità della formazione continua nell’odierno mercato del lavoro”.

      Ancora United: “Parlare di ‘assenza di rapporto umano’, senza conoscere le dinamiche e i modelli didattici della formazione online, significa sminuire il percorso di migliaia di giovani che ogni giorno scelgono un’istruzione flessibile, di qualità e compatibile con la propria vita professionale e personale. Le università telematiche offrono tutoraggio personalizzato, interazioni in tempo reale, ambienti collaborativi e canali di confronto continui con docenti e colleghi. I rapporti umani non scompaiono, ma si adattano alle esigenze del presente, rendendo l’accesso all’istruzione più inclusivo e sostenibile, dando un contributo alla ineludibile necessità di una maggiore digitalizzazione del Paese”.

      Il decreto in vigore l’11 agosto

      La Crui, attraverso la sua presidente Giovanna Iannantuoni, vicina alla scadenza del mandato, si è sempre dichiarata contro lo spazio pubblico concesso agli atenei online (Gruppo Multiversity, eCampus e Unicusano sono le tre capofila).

      La ministra Bernini, in verità, ha già messo mano all’argomento, firmando un decreto il 6 dicembre 2024 (entrerà in vigore il prossimo 1 agosto). Il Decreto 1835 ha già scontentato i due mondi – università tradizionale e università online -. Di fatto, ha confermato la liceità della presenza di 11 atenei telematici sul territorio italiano. Il ministero dell’Università e della Ricerca sostiene che il tavolo sul tema resta comunque sempre aperto.
      Un presidente di Confindustria, nemmeno laureato ma con solo il diploma, critica i lavoratori che si laureano studiando a distanza?
      Senza nemmeno avere la più pallida idea di come funzionino?
      Ok fa già abbastanza ridere così senza nemmeno aver bisogno di approfondire…

      Commenta


      • #4
        Nessuno gli ha fatto presente che confindustria collaborava col consorzio nettuno che ha fondato uninettuno

        Commenta


        • #5
          Originariamente inviato da Nyko683 Visualizza il messaggio

          Un presidente di Confindustria, nemmeno laureato ma con solo il diploma, critica i lavoratori che si laureano studiando a distanza?
          Senza nemmeno avere la più pallida idea di come funzionino?
          Ok fa già abbastanza ridere così senza nemmeno aver bisogno di approfondire…
          Che interviene ad un evento con nome “Industria e Università, insieme per l'innovazione”, parlando di grande lotta per limitarle... incommentabile.

          Poi i vado pazzo quando leggo l'accostamento 1 professore 385 studenti mentre in quelle tradizionali siamo 1 a 35. Ma se le lezione sono asincrone possono essere anche 1 milione gli studenti cosa cambia? Se l'esame poi sarà scritto l'università poi dovrà trovare aule per 1 milione di studenti.

          Quanto ero all'università "Tradizionale" facevamo lezioni nei teatri perché eravamo 1 professore 300/400 persone, gli orali venivano svolti in sessioni di settimane dividendo gli studenti in ordine alfabetico per i vari giorni.

          Bel rapporto c'era con il professore.

          Commenta


          • #6
            Avevo già visto nei giorni scorsi l'articolo citato ma avevo evitato di commentare perché, dopo aver visto la firma di chi lo ha scritto (un passacarte di cui si è parlato più volte su questo forum, che da una veloce e approssimativa ricerca online parrebbe essere simpatizzante di ambienti dell'estrema sinistra genovese), e non volendo ancora tirare in ballo Umberto Eco, avevo scelto di seguire il vecchio adagio attribuito a Mark Twain "Never argue with an idiot. They will drag you down to their level and beat you with experience". Naturalmente lascio a voi l'indovinare chi è l'idiota (che poi sarebbero addirittura due a voler puntualizzare).

            Visto poi il giornale sul quale è pubblicato l'articolo (giornale che non userei neppure per metterci il pesce comprato dal pescivendolo, perché poi mi fa puzzare il pesce) non mi sorprende affatto trovare un concentrato di siffatte fesserie. Non mi sorprende neppure leggere i commenti dei lettori in fondo all'articolo nella versione online, peraltro sempre uguali a corredo di ogni articolo in cui si parla di università telematiche, in quanto confermano il livello di ignoranza dell'italiano medio, laureati compresi.

            La cosa divertente, come è già stato sottolineato, è che nè il presidente di confindustria (scritti in minuscolo) nè il sopra citato giornalaio sembrerebbero essere laureati. Entrambi hanno fatto il liceo scientifico (il giornalaio nel suo profilo Linkedin sottolinea con orgoglio anche le scuole elementari e medie frequentate) ma, sempre per il giornalaio, in uno dei CV che circolano in rete si trova scritto "avvia il suo percorso universitario alla Facoltà di Lettere dell’Università di Genova" lasciando supporre che questo percorso, dopo la fase di avviamento, non sia mai arrivato al termine.

            Trovo però preoccupante che a parlare di università oggi siano questi due soggetti, che fanno dell'incompetenza il loro cavallo di battaglia, ricordandomi in tal senso i numerosi "tuttologi" che affollano i programmi televisivi nazionali, e non dei veri esperti del settore.

            Commenta


            • #7
              Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervenendo all'evento “Industria e Università, insieme per l'innovazione”, ha attaccato senza mezzi termini il mondo delle università telematiche. "Farò una grande lotta affinché vengano limitate e regolate"
              Un imprenditore illiberale: direi che non fa una piega. Del resto in Italia siamo abituati al cosiddetto capitalismo di relazione, quindi non sorprende che il mondo delle imprese abbia certe posizioni politiche bislacche.
              Del resto abbiamo anche i liberali per la regolamentazione, tipo il generale Carlos Callende.

              un rapporto di un docente a 385 studenti [/URL]formati da un video, non si tiene in considerazione l'aspetto umano", a differenza delle "nostre università dove il rapporto è di 1 a 35, al massimo 1 a 40.
              Il rapporto umano all'università. Certo, come no. Questo non ha la più pallida idea di come funzioni l'università e non sa nemmeno che il rapporto di 1:35 o 1:40 è un dato medio, che comprende i corsi di studi con zero iscritti (i.e. Lingua e cultura italiana all'Università per stranieri di Perugia) e quelli con migliaia di iscritti.

              Ancora: "Abbiamo università eccellenti in tutto il territorio nazionale, mi auguro che la ministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, metta occhio in modo rapido su questa ingiustizia".
              Già che la chiama «ministra» la dice lunga sul suo livello intellettuale e umano.

              “Non parlo di una questione soggettiva, come sapete la Confindustria detiene un ateneo, la Luiss”.
              La Luiss Guido Carli come tutte le università è un ente autonomo dotato di personalità giuridica e autonomia patrimoniale perfetta, non detenuto da nessuno e vigilato e controllato da nessun altro che non dal competente dicastero della Repubblica. Essendo una università non statale è promossa da un soggetto diverso dallo Stato, che è l'Associazione per la Libera università internazionale degli studi sociali, con l'ulteriore supporto dell'Associazione amici della Luiss (art. 2 dello Statuto). Confindustria non ha nessun rapporto amministrativo con l'ateneo; probabilmente avranno un collegamento in via indiretta perché sarà socia di una o entrambe le associazioni che lo promuovono.
              Per la cronaca, la Luiss è nata come una università cattolica (in realtà mai formalmente riconosciuta come tale, come la Libera università San Pio V, poi Libera università per l'innovazione e le organizzazioni e infine Università degli studi internazionali di Roma, la Lumsa e la Uer) con il nome di Pro Deo, e assunse l'attuale denominazione in séguito a una modifica statutaria promossa dopo il cambio del soggetto promotore, che non è mai stata Confindustria. Non risulta nessuna relazione formale tra Confindustria e la Luiss, infatti Confindustria non nomina nella Luiss nemmeno un membro del Consiglio di amministrazione. Il rapporto tra la Luiss e Confindustria è probabilmente un mero accordo di co-branding, come quelllo tra la Universitas Mercatorum (il cui soggetto promotore attuale, dopo che è cambiato varie volte, è la società a r.l. Unimercatorum, controllata da Multiversity S.p.a., che tuttavia, alla faccia di chi è pronto a [sper]giurare che Pegaso e Mercatorum sono la stessa cosa, non ne è socio unico: il 33.33% è detenuto dalla società cooperativa/consortile a r.l. "Si.Camera", i cui soci sono UnionCamere, l'associazione delle camere di commercio, per il 93.23%, le camere di commercio territoriali con piccole partecipazioni per un totale del 6.20%, altre società controllate dal sistema camerale per lo 0.33% e le associazioni regionali delle camere di commercio per lo 0.24%) e il sistema delle camere di commercio. Stessa cosa vale per la Liuc, che (come da art. 2 dello Statuto) è promossa dalla Associazione per il Libero istituto universitario Carlo Cattaneo e non dall'Unione degli industriali della provincia di Varese (Confindustria Varese). Scommetto che il presidente pro tempore di Confindustria neanche l'ha mai sentita nominare.

              In serata è arrivata la replica di United, l’associazione che raggruppa le università telematiche (eccetto Unicusano).
              Unicusano non aderisce in quanto aspira alla trasformazione in università presenziale. Il bello è che di fatto già lavora allo stesso modo della Unimore e di alcuni dipartimenti della Vanvitelli, con la differenza che i corsi di Unimore sono accreditati come convenzionali e quelli della Vanvitelli come misti (convenzionale + teledidattico, c.d. blended).

              presidente dell'associazione italiana degli imprenditori - proprietaria dell'Università Luiss Guido Carli
              Le università non hanno proprietari.
              Ultima modifica di dottore; 22-07-2025, 09:56.
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

              Commenta


              • #8
                https://www.lastampa.it/cronaca/2025...-15240096/amp/


                Ora ci si mette pure la stampa

                Commenta


                • #9
                  Io vado pazzo quando parlano di "Laureifici" solo perchè:

                  «L’esperienza in presenza prevede laboratori, seminari, didattica integrativa. Non possono essere acquisite tramite la didattica da remoto. No, proprio no».

                  Io ho dato 19 esami presso "Università Tradizionale", non ho mai fatto un laboratorio, forse un seminario perchè mi interessava e mai didattica integrativa, quindi gli esami che ho sostenuto hanno un valore inferiore o non hanno valore secondo il ragionamento di questa...Signora?

                  Inoltre lei non ha mai visto come funziona una una università online, dove ci sono laboratori, seminari e didattica integrativa. Non sanno niente e parlano.

                  Il vero problema è che a queste persone gli sta scricchiolando i terreno sotto i piedi e se la fanno sotto.

                  Commenta


                  • #10
                    E vedi se non devo stare a commentare gente che dice «ministra», «lavoratrici e lavoratori» e altre amenità tra il Boldrinish e il woke. Ma vogliamo parlare di quest'articolo, sgrammaticato oltre che delirante nei contenuti, e interamente basato sulla fallacia logica secondo cui le università statali prevedono («esiguono», cit.) l'obbligo di frequenza?
                    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

                    Commenta

                    Sto operando...
                    X