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Consigli telematica

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    Buonasera a tutti,scrivo per avere dei consigli e schiarirmi le idee sperando mi aiutino a scegliere il corso di laurea a cui iscrivermi. Sono un militare in servizio e per questo escludo la possibilità dell'uni "classica" a causa di difficoltà a seguire le lezioni ed un trasferimento entro fine anno. Cercavo qualcosa che mi potesse sia dare un valore interno, sia creare un valido piano b nel mondo civile non solo nel mondo dei concorsi pubblici ma anche nel privato..inizialmente pensavo ad l-36 date le mie passioni in geopolitica,lingue ecc. anche se ne sento parlare spesso come una laurea inutile e/o con pochi sbocchi nel concreto. Questo mi ha portato a sottovalutarla e,data l'altra passione in lingue e il voler portare due o tre lingue straniere a livello professionale,stavo valutando lingue e mercati di mercatorum (L-12). Avrei diverse domande,qualcuno saprebbe dirmi qualcosa in merito?sia riguardo l'università che il corso.Vorrei fare inglese e francese e,se il piano fosse personalizzabile,anche spagnolo(ho gia un b2/c1). Pensavo poi come magistrale lm-52 relazioni internazionali indirizzo classico,si accede tranquillamente o bisogna recuperare qualcosa?Ho anche un erasmus+ post diploma in spagna,sapete se da qualche vantaggio nel corso di laurea tipo qualche riconoscimento? Per ultimo,a me sono venuti in mente solo questi due corsi di laurea;sapete altri corsi che potrebbero fare al mio caso con solidi sbocchi lavorativi?Non ho problemi di studio,sono solo molto indeciso.Ho delle lacune in matematica e questo mi ha portato ad escludere corsi come quelli di ingegneria.Grazie a tutti!

  • #2
    Ciao,
    A livello di sbocchi lavorativi e di materie affrontate, una L-36 e' sicuramente superiore ad corso di lingue.
    In mercatorum sono previsti solo esami a crocette (l'orale e' previsto solo nella sede di Roma). Questo, a mio giudizio, toglie molto all'esperienza universitaria.
    Sia per L-36 che L-12 non occorre frequentare. Puoi tranquillamente laurearti in un ateneo trafizionale lavorando full time come hanno fatto e fanno tantissimi studenti di corsi ben più complessi. Oggi passa il messaggio che la telematica sia l' unica possibilità per un lavoratore di laurearsi. Niente di più sbagliato.

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    • #3
      Originariamente inviato da JMaskelyne Visualizza il messaggio
      Oggi passa il messaggio che la telematica sia l' unica possibilità per un lavoratore di laurearsi. Niente di più sbagliato.
      Certo, non è l'unica possibilità, ma avere a disposizione i materiali didattici in una piattaforma digitale accessibile in qualsiasi momento è un bel vantaggio.

      Dopo la fine della pandemia di Covid-19, molte università tradizionali si sono dimostrate resilienti, nel senso negativo del termine, tornando a offrire esclusivamente una didattica convenzionale. Se avessero accolto la sfida iniziando seriamente a offrire una didattica blended, credo che ci troveremmo a fare discorsi diversi.

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      • #4
        Buongiorno,

        1. L-36 è probabilmente una laurea inutile, mentre L-11 e L-12 sono sicuramente lauree inutili.

        2. se vuoi migliorare la tua capacità di usare lingue veicolari, l'università non è la scelta indicata, anzi non è per niente la scelta indicata. È molto ingenuo credere di poter imparare le lingue attraverso un corso di laurea (in Lingue poi ); per quello esistono i corsi di lingue. L'università, peraltro, offre una formazione di livello accademico, non professionale.

        3. a meno che non si abbia intenzione di accedere a una professione regolamentata o a una carriera che richiedano legalmente una laurea magistrale afferente a una determinata classe, non si pianifica il percorso universitario a partire da una laurea magistrale, che è un di più e non una componente essenziale. Comunque, non esiste un indirizzo «classico» della LM-52 e i criteri di accesso variano da ateneo ad ateneo, ma i criteri possono variare anche annualmente, dunque non ha proprio senso parlarne adesso.

        4. dulcis in fundo, ci sono fior di studenti lavoratori che si laureano anche nelle università tradizionali in tempi normali. Non è necessario frequentare.
        Ultima modifica di dottore; 17-08-2025, 08:53.
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        • #5


          Grazie a tutti, apprezzo molto qualsiasi consiglio.
          Riconosco i limiti dei corsi L-36 e L-12: penso quindi che abbia più senso seguire le lingue tramite corsi dedicati e scegliere una laurea che dia competenze più concrete.Quali corsi consigliate che ultimamente abbiano buona riconoscibilità e competenze richieste nel mondo del lavoro “civile/privato”? Ho alcune lacune in matematica, ma se non sono troppo estreme posso recuperare.Riguardo il fatto che potrei frequentare un’università tradizionale, è vero, ma con il mio lavoro sono spesso fuori città e con impegni diversi, una telematica mi permetterebbe di seguire le lezioni negli orari più comodi e di avere diverse sedi in Italia per sostenere gli esami.
          Grazie ancora a tutti per il vostro aiuto!

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          • #6
            Per poterti dare un consiglio in merito, bisognerebbe conoscere meglio la tua situazione. Quale ruolo ricopri nel servizio militare? Hai pensato a intraprendere un percorso formativo legato alla tua carriera, come Scienze Strategiche, Ingegneria Aerospaziale o Navale, oppure la Scuola Ufficiali?

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            • #7


              Ci ho pensato, ma al momento non rientra tra le mie aspirazioni. Quello che cerco è una laurea che sia abbastanza spendibile anche nel settore privato, così da avere un buon piano B. Ho valutato anche Economia, ma non ho ancora le idee del tutto chiare.Ingegneria mi piacerebbe, ma sono consapevole di avere lacune importanti in matematica che mi darebbero non poca difficoltà in esami come Analisi, quindi non so se sarebbe una scelta realistica per me.L’importante sarebbe scegliere una telematica che offra un buon livello di insegnamento, in modo da apprendere davvero e non limitarmi solo a prendere il titolo.Non sto cercando scorciatoie, sto solo cercando di capire bene cosa fare ed esserne convinto prima di iniziare.

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              • #8
                Originariamente inviato da Lara_S Visualizza il messaggio
                Per poterti dare un consiglio in merito, bisognerebbe conoscere meglio la tua situazione. Quale ruolo ricopri nel servizio militare? Hai pensato a intraprendere un percorso formativo legato alla tua carriera, come Scienze Strategiche, Ingegneria Aerospaziale o Navale, oppure la Scuola Ufficiali?
                Ma alla scuola ufficiali, o meglio accademia (navale a Livorno, della GdF a Bergamo, aeronautica a Pozzuoli, militare dell'Esercito a Modena) si accede per concorso e ci sono pure i limiti di età. Inoltre i percorsi affini alla carriera seguìti da civili (anche se sei militare, se lo fai per conto tuo lo fai da civile) non servono a niente: paradossalmente, se sei già laureato e vinci il concorso di allievo ufficiale, devi ripetere tutto da capo, fosse pure che hai già la stessa laurea!
                Ultima modifica di dottore; 21-08-2025, 09:52.
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                • #9
                  Originariamente inviato da Gian1 Visualizza il messaggio

                  Ci ho pensato, ma al momento non rientra tra le mie aspirazioni. Quello che cerco è una laurea che sia abbastanza spendibile anche nel settore privato, così da avere un buon piano B. Ho valutato anche Economia, ma non ho ancora le idee del tutto chiare.Ingegneria mi piacerebbe, ma sono consapevole di avere lacune importanti in matematica che mi darebbero non poca difficoltà in esami come Analisi, quindi non so se sarebbe una scelta realistica per me.L’importante sarebbe scegliere una telematica che offra un buon livello di insegnamento, in modo da apprendere davvero e non limitarmi solo a prendere il titolo.Non sto cercando scorciatoie, sto solo cercando di capire bene cosa fare ed esserne convinto prima di iniziare.
                  Se ti spaventa la matematica, devi scegliere un corso di laurea a indirizzo economico che non abbia esami di matematica; ce ne sono diversi. Tieni comunque presente che spesso la matematica è roba tipo Matematica finanziaria o Metodi matematici per l'economia e le scienze attuali e finanziarie, che nei fatti sono esami di statistica, non di matematica, e non sono particolarmente complicati. Solo in pochissimi atenei nei corsi di classe L-33 ci sono esami del settore MAT, e nei corsi di classe L-18 ancora meno.
                  Altrimenti potresti valutare la L-16 di UnitelmaSapienza.
                  BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                  • #10
                    Va fatta una scelta: provare a colmare le lacune in matematica oppure orientarsi verso un percorso che non la includa.
                    Se opti per la prima strada, uno degli ambiti più spendibili è quello della sicurezza informatica.
                    Al tuo posto seguirei prima un corso di riallineamento in matematica e, successivamente, uno in fisica: se riuscissi a colmare le lacune, potresti valutare una laurea STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), che offre ottime prospettive anche in ambito civile.
                    In alternativa, potresti considerare Scienze della comunicazione o Marketing, percorsi spendibili soprattutto nel digitale (social media, content strategy, PR, pubblicità online), dove figure come digital strategist, copywriter e brand manager sono molto richieste.

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                    • #11
                      Originariamente inviato da Lara_S Visualizza il messaggio
                      In alternativa, potresti considerare Scienze della comunicazione o Marketing, percorsi spendibili soprattutto nel digitale (social media, content strategy, PR, pubblicità online), dove figure come digital strategist, copywriter e brand manager sono molto richieste.
                      Sì, ma sono anche piene di improvvisati senza arte né parte! Ora tu ingenuamente mi risponderai che se si hanno competenze di livello universitario è facile emergere tra gli improvvisati senza arte né parte, ma in realtà le cose non stanno in maniera così semplice. Le agenzie di comunicazione e i reparti comunicazione delle imprese (le poche che si possono permettere una risorsa interna che si occupi di questo) sono piene di gente laureata nelle materie più disparate, da Lettere a… Chimica (caso da me personalmente conosciuto, a quanto pare raro ma non unico); la laurea in Scienze della comunicazione è semplicemente una delle tante e non è nemmeno particolarmente apprezzata in quanto tale. Spesso è maggiormente apprezzato un diploma professionale in grafica pubblicitaria di una laurea.
                      Se poi andiamo nelle imprese molto strutturate, spesso le funzioni comunicazione sono affidate a gente laureata in Economia, se non addirittura in Ingegneria. In àmbito marketing, poi, prevalgono certamente Economia e Statistica.

                      Il problema dei corsi di laurea in Scienze della comunicazione, oltre alla campagna denigratoria che hanno subìto per anni e che ha visto schierarsi contro di essi, tra gli altri, Bruno Vespa, Maria Stella Gelmini e Claudio Cerasa (che è laureato in Scienze della comunicazione), oltre al fatto che veniva chiamata «scienze delle merendine» (qui la testimonianza più vecchia che abbia trovato sul web), è che sostanzialmente non si capisce cosa siano. Questo è un problema di tutti i corsi che cominciano con la parola "scienze" seguìta da un complemento di specificazione o da un aggettivo, ma, mentre in altri casi la tradizione consolidata ha reso quantomeno identificabili i settori di studio, in questa fattispecie vige l'anarchia più totale, e così abbiamo ai due estremi opposti corsi di laurea in Scienze della comunicazione che sono praticamente come Lettere moderne senza latino e corsi di laurea in Scienze della comunicazione che sembrano corsi di laurea in Economia aziendale con in mezzo tutte le combinazioni possibili. Questo problema è in parte intrinseco nel concetto stesso di scienze della comunicazione, che è un campo epistemologico interdisciplinare talmente vasto che dentro di fatto ci può finire di tutto, in parte dovuto alle dinamiche di potere che si creano all'interno delle università (vedi infra).

                      Breve excursus storico. I corsi di laurea in Scienze della comunicazione nacquero con il vecchio ordinamento nel 1989 (decreto MURST 31/10/1991 di introduzione della tabella XL nel TUIS) e il piano di sviluppo del sistema universitario per il quadriennio 1989-1993 (DPCM 12/05/1989 in GU 111/1989) lanciò il corso nelle prime due sedi – Salerno, Siena e Torino – a partire dall'anno accademico 1990-1991. Il successivo piano triennale (DPR 28/10/1991) estese il corso a Roma Sapienza e Bologna. Poi si aggiunsero, ma non ricordo in quale ordine, Padova, Palermo, Perugia, Macerata, Teramo, Torino, Urbino. Quanto alle non statali, nel 1994-1995 il corso approdò alla romana Lumsa (con Palermo e IULM una delle sole tre in cui era attivo l'indirizzo Giornalismo), nel 1997-1998 arrivò la meneghina Cattolica, nel 1998-1999 si aggiunse l'Istituto universitario di lingue moderne di Milano e l'ultima arrivata è stata, nel 2000-2001, la partenopea Suor Orsola Benincasa (sebbene il corso presso di essa fosse già previsto dal DPR 28/10/1991, quando si chiamava Istituto universitario pareggiato di magistero "Suor Orsola Benincasa"). Già allora i corsi erano attivati presso a seconda della sede presso facoltà di Lettere e filosofia, Scienze della formazione ex Magistero, Sociologia, Scienze politiche, Economia e risentivano della facoltà di afferenza, che influiva in misura determinante sulle loro caratteristiche, perché è vero che all'epoca i corsi di laurea erano definiti da un unico ordinamento nazionale (nel caso di specie, quello di cui alla tabella XL), ma l'attivazione degli indirizzi e degli insegnamenti complementari faceva la differenza e su questo la facoltà di afferenza influiva (ad esempio alla Unibo era attivo il solo indirizzo Comunicazioni di massa e l'offerta di insegnamenti complementari copriva l'intera gamma o pressoché l'intera gamma delle discipline semiotico-filosofiche, linguistico-letterarie e storico-artistiche, mentre era carente sugli altri àmbiti). Erano tutti a numero programmato, tranne quello della Sapienza, la quale, decorso il periodo in cui il corso era considerato di nuova istituzione e vigeva l'obbligo di programmazione degli accessi, decise di abolire la programmazione e subì un boom di iscrizioni. Non appena partì la riforma, a regime dall'anno accademico 2001-2002, i corsi di laurea della classe 14 (futura L-20) cominciarono a moltiplicarsi, quasi tutti a numero aperto (ad accesso programmato che io ricordi rimasero solo le sedi storiche di Unibo, Unisa e Unisob) perché le università fiutarono l'affare: decine e decine di immatricolazioni facili. In alcune sedi furono attivati corsi del genere perfino presso facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali (Uninsubria, Unimi), Lingue (Unibg, Units, Unica, Unict), Psicologia (Bicocca), senza considerare quei corsi interfacoltà ai quali partecipavano tutte le facoltà dell'ateneo tra cui Ingegneria e Giurisprudenza (Unicas). C'era una tale euforia intorno a quella classe, che lo stesso singolo ateneo arrivò ad attivare sino a 6 corsi di laurea della stessa classe contemporaneamente (Palermo). Scoppiò anche un fenomeno inedito, quello della concorrenza tra facoltà dello stesso ateneo: non era raro imbattersi in corsi della stessa classe attivati da diverse facoltà della stessa università (vedi Unimi, Unimib, Unicatt, Unifi, Unict, Unime, Uniss, Units, Uniud, Uniurb). Mentre prima della riforma i corsi erano appena 13 (cui si aggiungevano 8 corsi di diploma universitari collegati*, per un totale di 21 corsi in 16 atenei), nell'anno accademico 2001-2002 da banca dati OFF.F risultavano attivati ben 66 corsi di laurea in 42 atenei; l'anno dopo erano già 74 in 44 atenei (solo due in più). L'anno dopo ancora erano 81 in 45 università. L'anno di picco fu il 2004-2005, con 83 in 45 università, ma quell'anno si registrò il crollo della domanda, cui sicuramente aveva contribuito in misura determinate la campagna diffamatoria coeva. Molti atenei corsero immediatamente ai ripari accorpando e disattivando, mentre altri atenei avevano chiesto l'accreditamento di corsi della classe 14 e oramai furono costretti ad attivarli: il bilancio nell'anno accademico 2005-2006 fu comunque al ribasso, con i corsi ridotti a 76 in 47 università. L'anno dopo ancora, con una università in più, Uninettuno (la quale partì con gli stessi corsi che erano erogati per le università tradizionali dal consorzio Nettuno), il saldo salì a 77, ma in 49 università. Solo per il corso di laurea in Media e giornalismo dell'Università di Firenze le immatricolazioni nel 2004-2005 erano salite e nel 2005-2006, superato il tetto dell'utenza sostenibile, stimato in 300 unità, si fu costretti a programmare gli accessi: nell'anno accademico 2006-2007 al concorso di ammissione partecipò un numero di aspiranti superiore di poche unità rispetto ai posti disponibili (alla fine con tutti gli scorrimenti rimasero dei posti liberi, tanto che il garante di ateneo diede ragione ad alcuni studenti che chiesero di potere ricoprire quei posti senza aver partecipato al concorso), mentre nel 2007-2008 le domande furono addirittura meno e la prova non si tenne. A partire dall'anno accademico 2008-2009, con il passaggio al decreto MIUR 270/2004, il corso fu soppresso. Quell'anno tra corsi di classe 14 non ancora riformati e corsi di classe L-20 ce n'erano 68 in 48 atenei. Oggi ci sono 56 corsi in 45 atenei con tutto che vi sono tre new entries (Link campus, eCampus e Mercatorum; la prima non è suddivisa in facoltà, la seconda aveva collocato il corso nella facoltà di Psicologia per poi trasferirlo a quella di Giurisprudenza e la terza aveva inizialmente collocato il corso nella facoltà di Economia, poi con la riorganizzazione nella nuova facoltà di Scienze della società e della comunicazione). Di questi 56 corsi, peraltro, due sono interclasse (Uniud, molto originale, con L-31, Unime con L-19; in precedenza sono stati sperimentati "interclassismi", poi abbandonati, con L-3 in Unilink e Unical e se non ricordo male da qualche parte anche con L-5).

                      Ebbene, nel periodo in cui si raggiunse il picco della domanda la logica per cui si faceva la corsa ad attivare corsi della classe 14 (corrispondente all'attuale L-20) è quella di cui ho accennato sopra: accaparrarsi quante più matricole è possibile. Poi si organizzava la didattica come si poteva, traendo dalle risorse interne ove rappresentative di settori scientifico-disciplinari compatibili con l'ordinamento della classe (e anche lì con i meccanismi dell'avvalimento, degli affidamenti delle supplenze ne ho viste di tutti i colori che non vi sto a raccontare per carità di patria) e facendo un massiccio ricorso di docenti a contratto per gli altri (all'epoca non c'erano limite). Si vennero a creare dei veri e propri centri di potere in funzione del numero di iscritti che i corsi riuscivano ad attirare: spesso le facoltà ove venivano attivati i corsi di classe 14 conoscevano un exploit nel numero di iscritti perché era il corso di classe 14 a risultare particolarmente attrattivo e a trainare gli altri. Laddove ciò accadeva, i corsi di studio divenivano dei piccoli baronati internamente alle facoltà e le facoltà lo divenivano in seno agli atenei. A seconda di chi assumeva il potere e riusciva a consolidarlo venivano fuori corsi di un tipo o di un altro e ci sono state generazioni di studenti illuse, per non dire ingannate: gente che si è laureata in Scienze della comunicazione sostenendo esami di Storia della lingua italiana, Letteratura italiana e Storia dell'arte medievale senza uno straccio di esame di Sociologia della comunicazione o Teorie tecniche delle comunicazioni di massa; gente che ha studiato la semiologia in tutte le salse possibili e immaginabili mentre altri buttavano il sangue per esami di Istituzioni di diritto pubblico da 6 crediti con programmi più ampi di Diritto costituzionale da 9 a Giurisprudenza.

                      Personalmente a chi è interessato a lavorare nella comunicazione d'impresa mi sento di consigliare maggiormente una laurea L-18, che è sicuramente più riconoscibile in quanto viene in qualche modo "identificata", in quanto non è questione di apprezzamento, ma proprio di comprensione degli studi svolti. Per i crediti a scelta sostiene un paio di esami SPS/08 e alla fine, oltre a essere maggiormente riconosciuto dai potenziali datori di lavoro, avrà a mio avviso una formazione per lavorare nella comunicazione migliore della maggior parte dei laureati nella classe L-20. E comunque ci sono anche corsi di classe L-18 orientati alla comunicazione d'impresa:
                      • Management dell'informazione e della comunicazione aziendale alla Unito;
                      • Management e marketing alla Unibo;
                      • Marketing e organizzazione d'impresa alla Unimore;
                      • Digital marketing alla Unimore;
                      • Marketing e comunicazione d'azienda alla Uniba;
                      • Marketing e comunicazione per le aziende alla Uniurb;
                      • Marketing, comunicazione aziendale e mercati globali alla Unimib.

                      Ah, dimenticavo: quanto detto sopra a proposito di corsi di laurea in Scienze della comunicazione vale al netto di alcune sedi in cui il placement funziona molto bene, come Iulm e Sob. In queste sedi, al di là delle qualità intrinseche dei corsi di studio, il quid che fa la differenza è il servizio di collocamento che offre l'ateneo (spesso al termine o durante i corsi di laurea magistrale di classe LM-59, ma con maggiore efficacia se ci si è laureati nella stessa sede nel corso di laurea di classe L-20).



                      _______________
                      * Tabella XL-bis, diploma universitario in Tecnica pubblicitaria: Unistrapg (facoltà di Lingua e cultura italiana), Unipa (facoltà di Magistero, poi Scienze della formazione), Units (facoltà di Magistero Scienze della formazione), Lumsa (facoltà di Lettere e filosofia), Uniurb (facoltà di Sociologia).
                      Tabella XL-ter, diploma universitario in Giornalismo: Unipa (facoltà di Magistero, poi Scienze della formazione), Unige (facoltà di Scienze politiche), Unige (facoltà di Magistero, poi Scienze della formazione).
                      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                      • #12
                        Originariamente inviato da Lara_S Visualizza il messaggio
                        Va fatta una scelta: provare a colmare le lacune in matematica oppure orientarsi verso un percorso che non la includa.
                        Se opti per la prima strada, uno degli ambiti più spendibili è quello della sicurezza informatica.
                        Al tuo posto seguirei prima un corso di riallineamento in matematica e, successivamente, uno in fisica: se riuscissi a colmare le lacune, potresti valutare una laurea STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), che offre ottime prospettive anche in ambito civile.
                        In alternativa, potresti considerare Scienze della comunicazione o Marketing, percorsi spendibili soprattutto nel digitale (social media, content strategy, PR, pubblicità online), dove figure come digital strategist, copywriter e brand manager sono molto richieste.
                        Purtroppo il marketing e la comunicazione sono ancora percepiti come costi fini a se stessi con profitti difficilmente quantificabili nel breve periodo.
                        Anche nelle aziende più strutturate, la tendenza e' quella di esternalizzare tutto quello che e' inerente la comunicazione digitale, affidandosi ad agenzie esterne. Inoltre, nelle realtà in cui ho lavorato, i colleghi dei dipartimenti marketing e comunicazione avevano background eterogenei (comunicazione, economia, beni culturali, filosofia, molti solo diplomati), cosa che non ho riscontrato in altri dipartimenti.

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                        • #13
                          Notavo che l’azienda per cui lavoro ha assunto una figura di questo tipo; non so se si tratti di una tendenza diffusa o di un caso isolato. In passato il servizio era esternalizzato, ma evidentemente si è percepita l’esigenza di avere un professionista interno. Si tratta di una ragazza neolaureata in Scienze della comunicazione. Probabilmente il suo compito riguarda la realizzazione di campagne di marketing più mirate, la pubblicazione regolare delle foto dei cantieri sui social, la gestione delle domande con risposte ben strutturate e l’aggiornamento del sito e del blog aziendale.

                          Nell’epoca attuale, in cui l’immagine ha un peso rilevante, diventa fondamentale anche saper comunicare correttamente attraverso i social.
                          Capisco tuttavia le vostre perplessità: anche da noi circola l’idea che abbiano assunto una sorta di “specialista della frittura dell’aria”.

                          Trovo invece sicuramente più interessante – e anche meglio percepito – l’ambito della cybersecurity, che richiede però una solida base di competenze matematiche.

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                          • #14
                            Originariamente inviato da Lara_S Visualizza il messaggio
                            Notavo che l’azienda per cui lavoro ha assunto una figura di questo tipo; non so se si tratti di una tendenza diffusa o di un caso isolato. In passato il servizio era esternalizzato, ma evidentemente si è percepita l’esigenza di avere un professionista interno. Si tratta di una ragazza neolaureata in Scienze della comunicazione. Probabilmente il suo compito riguarda la realizzazione di campagne di marketing più mirate, la pubblicazione regolare delle foto dei cantieri sui social, la gestione delle domande con risposte ben strutturate e l’aggiornamento del sito e del blog aziendale.

                            Nell’epoca attuale, in cui l’immagine ha un peso rilevante, diventa fondamentale anche saper comunicare correttamente attraverso i social.
                            Capisco tuttavia le vostre perplessità: anche da noi circola l’idea che abbiano assunto una sorta di “specialista della frittura dell’aria”.
                            Probabilmente non mi sono spiegato bene. A parte il fatto che l'immagine ha sempre avuto un certo peso e ciò che è cambiato con i media digitali è solo la sua maggiore esposizione, il punto è che si tratta di un àmbito lavorativo in cui la concorrenza con persone laureate in altre discipline è fortissima, poiché non viene comunemente percepita alcuna specificità dei percorsi di studio in àmbito comunicazione. Ma tale specificità esiste? Evidentemente no, se andiamo a vedere cosa ha studiato chi è laureato in Scienze della comunicazione. Qui di séguito metto i piani di studio di alcuni corsi della classe L-20 (nonché del corso di laurea in Media e giornalismo dell'Università di Firenze, della corrispondente vecchia classe 14, che è oramai completamente disattivo dato che fu messo ad esaurimento con l'introduzione dei corsi riformati ai sensi del decreto MIUR 270/2004), cosicché possa valutare tu stessa, come gli altri che ci leggono, se effettivamente un laureato in questa classe in determinati corsi di determinate sedi ha più competenze per occuparsi di comunicazione di un laureato in Scienze politiche o Economia o perfino in Lettere. E vedi per carità di patria ti ho risparmiato i piani di studio che potrebbero essere scambiati per corsi di laurea in Beni culturali, in Lingue, in Filosofia o in Scienze e tecniche psicologiche perché per fortuna quelli sono casi più unici che rari (il problema è che nel loro complesso sono tutt'altro che unici, anzi sono troppi!). Ti ho pescato dei corsi piuttosto rappresentativi del panorama generale; non c'è bisogno neanche che ti dica quale sia il più valido e quali sono completamente inutili perché ciò risalta ictu oculi. Tuttavia il fatto che la validità (e bada bene che qui non si parla di eccellenza, ma di ciò che dovrebbe essere ordinaria) costituisca un'isolata eccezione la dice lunga. Prego te e gli altri lettori di prestare particolare attenzione ai corsi che hanno la stessa denominazione e trarne le uniche considerazioni possibili.

                            Scienze della comunicazione Unisob, indirizzo Comunicazione pubblica e d'impresa
                            Economia politica, Inglese I, Introduzione alle scienze giuridiche, Semiotica, Sociologia generale, Storia contemporanea dell'età globale, Teorie e tecniche dei media, Piano di comunicazione d'impresa, Comunicazione pubblica, Diritto dell'informazione nel mondo globale, Economia dell'impresa, Inglese II, Metodologia della ricerca sociale, Organizzazione delle aziende e delle amministrazioni pubbliche, Sociologia dei processi culturali, [i]Web[/b] e nuove tecnologie, un laboratorio a scelta vincolata, due laboratori a scelta libera, Comunicazione d'impresa, Marketing, Tecniche della comunicazione pubblicitaria, Web marketing, Inglese per la comunicazione, 12 crediti a scelta libera, stage da 6 crediti, prova finale.

                            Scienze della comunicazione Unisob, indirizzo Media e culture
                            Economia politica, Inglese I, Introduzione alle scienze giuridiche, Semiotica, Sociologia generale, Storia contemporanea dell'età globale, Teorie e tecniche dei media, Processi culturali e videoanalisi, Antropologia dei media, Comunicazione e culture digitali, Inglese II, Sociologia dei processi culturali, Storia del pensiero politico, Storia del giornalismo, Teoria del linguaggio politico, [i]Web[/b] e nuove tecnologie, Redazione giornalistica, due laboratori a scelta libera, Culture e identità, New media e gestione dell'informazione, Reportage, Topografie dello spazio sociale, Inglese per media e culture, 12 crediti a scelta libera, stage da 6 crediti, prova finale.

                            Scienze della comunicazione Unisob, indirizzo Cinema e televisione
                            Economia politica, Inglese I, Introduzione alle scienze giuridiche, Semiotica, Sociologia generale, Storia contemporanea dell'età globale, Teoria e tecniche dei media, Produzione degli immaginari, Inglese II, Narrazione e progettazione trans mediale, Sociologia dei processi culturali, Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico, Teorie e tecniche del linguaggio televisivo, [i]Web[/b] e nuove tecnologie, Redazione giornalistica, Il mondo a puntate nella serialità televisiva, due laboratori a scelta libera, Cinema e cultura visuale, Inglese per cinema e TV, Cinematografia documentaria, Comunicazione e linguaggi musicali, Strategie di produzione crossmediale, Linguaggi e formati del media entertainment, 12 crediti a scelta libera, stage da 6 crediti, prova finale.

                            Scienze della comunicazione Unibo
                            Geografia, Laboratorio di scrittura e argomentazione, Linguaggi e generi dei media, Psicologia cognitiva, Semiotica, Sociologia della comunicazione, Storia delle comunicazioni di massa, Comunicazione e narrazione interpersonale (suddiviso nei moduli Psicologia della narrazione e Tecniche di comunicazione interpersonale), Diritto dell'informazione e dei media, Idoneità di lingua inglese (livello QCER B1), Semiotica e storytelling, un esame a scelta da 6 crediti o due da 12 in un gruppo di insegnamenti la maggior parte dei quali afferisce al settore M-FIL/05 (tra cui Semiotica dell'arte, «Web search e intelligenza artificiale: prospettive filosofiche» e Intelligenza artificiale, problem solving e web semantico, che lascio immaginare al lettore se afferenti al settore della filosofia del linguaggio cosa sono; tra quelli afferenti ad altri settori: Psicologia del benessere; Mente, cognizione e cervello; Cognizione, azione e contesti); idoneità lingua francese/tedesca/spagnola (livello QCER B1); un insegnamento a scelta da 6 crediti tra Letteratura italiana contemporanea, Linguistica applicata, Linguistica generale e sociolinguistica; 18 crediti a scelta (12+6 o 6+6+6) in esami che spaziano da Analisi della comunicazione visiva a Semiotica del teatro, da Psicologia discorsiva a Tecniche di comunicazione nei conflitti, da Psicologia della comunicazione interculturale a Semiotica degli spazi urbani, da Storia della filosofia all'immancabile Gender studies (che è fuffa per antonomasia); Media e geografia; due laboratori da 12 crediti a scelta oppure tirocinio da 12 crediti; 12 crediti a scelta libera; prova finale.

                            Scienze umanistiche per la comunicazione Unifi
                            Lingua inglese; Teorie dei processi comunicativi e formativi; Letteratura italiana moderna e contemporanea; Linguaggio e comunicazione; Teoria e metodi del ragionamento; Filosofia della società digitale; a scelta tra Modelli retorici e strategiche classiche di persuasione, laboratorio di argomentazione, retorica e comunicazione, laboratorio di scritture creative; Estetica; Storia sociale della comunicazione; Teorie e tecniche della comunicazione; a scelta tra Diritto della comunicazione, Socioloinguistica italiana, Lingua italiana e comunicazione, Statistica sociale, Pensiero critico e strategie argomentative, Antropologia filosofica, Lingua italiana e politica, Marketing e comunicazione d'impresa, Semiotica dei nuovi media, Scienza, società e comunicazione, Letteratura teatrale italiana, Letteratura e retorica; 6 crediti a sceltra tra Tirocinio 150 ore, Storia del teatro e dello spettacolo, Storia dei processi comunicativi, Lingua, cultura e mass media, Geografia della comunicazione, Abilità informatiche per gli studi umanistici, Cinema e cultura visuale, Mente, linguaggio e comunicazione, Conoscenza lingua francese/spagnola/portoghese/tedesca (livello B1 oppure B2 a scelta), Storia e forme dell'argomentazione, Teoria e pratiche della danza, «laboratorio di composizione digitale: media e intelligenza artifiicale», prova finale.

                            Scienze umanistiche per la comunicazione Unimi
                            Accertamento di lingua inglese - livello B1; Comunicazione letteraria nell'Italia novecentesca; Estetica; Lingua inglese; Storia contemporanea; a scelta tra Storia della musica moderna e contemporanea, Storia dell'arte contemporanea e Storia e critica del cinema; due esami a scelta (in due anni diversi) tra Teorie e tecniche della comunicazione giornalistica, Teorie e tecniche della comunicazione pubblicitaria e della promozione d'immagine, Teorie e tecniche della comunicazione web; 9+9 crediti da acquisire in due anni diversi tra Archivistica, Bibliografia, Biblioteconomia, Drammaturgia musicale, Economia e cultura delle aziende cooperative, Economia e storia della globalizzazione, Letteratura francese/inglese/italiana/tedesca, Letteratura russa contemporanea, Letteratura spagnola contemporanea, Retorica, Storia della comunicazione politca dall'antichità al tempo presene, Storia della stampa e dell'editoria, Storia economica, Storia istituzionale dei mezzi di comunicazione; Fondamenti di informatica per le scienze umanistiche; Linguistica generale; Public history; Storia del teatro e dello spettacolo; a scelta tra Diritto costituzionale e Diritto dell'informazione; 12 crediti a scelta acquisibili in due esami da 6 oppure in uno da 9 con modulo aggiuntivo da 3 oppure con iterazione di un esame già sostenuto; accertamento di seconda lingua dell'Unione europea tramite centro linguistico di ateneo; Lingua italiana e comunicazione; a scelta tra Filosofia del linguaggio, Teorie del linguaggio e della mente, Semiotica; a scelta tra Antropologia culturale, Archeologia dei media, Psicologia sociale e ambientale, Sociologia della comunicazione; a scelta tra Storia del giornalismo, Storia della radio e della televisione, Storia della comunicazione scientifica; 3 laboratori da 3 crediti cadauno; tirocinio da 3 crediti; prova finale.

                            Comunicazione e società Unimi
                            Economia e industria dei media; Informazione e costituzione; laboratorio di scrittura di lingua italiana; Lingua inglese; Psicologia della comunicazione; Sociolinguistica; Sociologia e cultura; Storia della comunicazione contemporanea; Culture della comunicazione; Informatica generale; Marketing e strategie d'impresa; Media digitali; Metodi e tecniche della ricerca sociale; Sociologia dei media; Storia sociale della tecnologia; Languages of the media; a scelta tra Economia e tecnica della pubblicità e Libertà di espressione; a scelta tra Genere, famiglia e società, Sociologia dei processi culturali e Ricerca qualitativa nelle organizzazioni sociali; a scelta tra Global information processes, Media e dati, Organizzazione e risorse umane; a scelta tra Diritto europeo della comunicazione e Sociologia digitale e politiche globali; 12 crediti a scelta libera; 6 crediti in accertamento delle competenze informatiche; prova finale.

                            Comunicazione e società Unicatt
                            Informatica per la comunicazione; Italiano per la comunicazione (laboratorio); Metodi per la ricerca sociale (con laboratorio di statistica sociale); Microeconomia; Psicologia sociale (con laboratorio di comunicazione pubblica online); Sociologia generale; Teoria della comunicazione e dei media; Comunicazione e persuasione; Diritto europeo dell'informazione; Macroeconomia; Media digitali e società; Sociologia della comunicazione (con laboratorio); Storia contemporanea; 2 esami a scelta tra Comunicazione d'impresa, Comunicazione pubblicitaria, Comunicazione visiva e audiovisiva, Comunicazione e scrittura professionale; Lingua inglese per la comunicazione; Politica e comunicazione; Economia aziendale (con laboratorio di innovation by design); Economia dell'informazione e della comunicazione (con laboratorio); a scelta tra Sociologia e comunicazione della scienza e Produzione culturale; IA per la creatività e la comunicazione; 12 crediti a scelta libera; stage da 3 crediti o attività alternativa (laboratorio); prova finale.

                            Comunicazione e multimedialità Unimercatorum
                            Semiotica generale; Storia contemporanea; Metodologia della ricerca nella società digitale; Sociologia della comunicazione; Semiotica dei media; Comunicazione interna nell'organizzazione aziendale; Abilità informatiche e telematiche; Processi economici e produttivi delle media company; Search engine optimization; Tecniche della rappresentazione digitale; Arti visuali e nuove tecnologie rappresentative; Tecnologie digitali e processi cognitivi; Narratologia e storytelling; Community management; Audiovisivi digitali; Elementi di marketing e digital advertising strategy; Digital and social media management; Diritto pubblico, dell'informazione e della comunicazione; un unico insegnamento a scelta da 12 crediti; idoneità di lingua straniera; ulteriori conoscenze linguistiche; prova finale.

                            Media e giornalismo Unifi (disattivato; vado a memoria)
                            Vecchio piano di studi: Scienza politica; Governo locale; Istituzioni di diritto pubblico; La comunicazione nel sistema politico-istituzionale (IUS/08, praticamente diritto parlamentare e una parte di diritto della comunicazione); Educazione ai media I (sociologia); Educazione ai media II (pedagogia); Sociologia della comunicazione; Sociologia dei processi culturali; Teoria e tecniche della comunicazione di massa; Teorie e tecniche della comunicazione pubblica;M Storia contemporanea; Geografia politica ed economica; Telecomunicazioni ING-INF/05 (non ricordo se ci fosse anche Informatica INF/01 o ci fosse solo questo); Lingua inglese (9 crediti); Lingua francese (6 crediti); laboratori (Scrittura creativa e Public speaking); ben 30 crediti in esami a scelta vincolata che spaziavano da Giornalismo d'inchiesta, Giornalismo d'agenzia e Giornalismo televisivo a Storia del giornalismo, Storia sociale dei media e Cultural studies; ben 30 crediti in esami a scelta libera; a scelta tra tirocinio esterno da 300 ore (12 crediti) + prova finale da 6 crediti oppure tesi d'eccellenza (obbligatoriamente sperimentale) da 18 crediti.
                            Nuovo piano di studi: Scienza politica; Politica comparata; Istituzioni di diritto pubblico; La comunicazione nel sistema politico-istituzionale SPS/08; Estetica; Filosofia del linguaggio; Filosofia dell'educazione; Informatica; Sociologia della comunicazione; Sociologia dei processi culturali; Teorie e tecniche della comunicazione di massa; Sociologia della comunicazione pubblica; Cultura e società in Italia; Geografia economico-politica; lingue come se non ci fosse stato un domani (Lingua inglese C1 da 9 crediti + seconda lingua da 9 crediti a scelta tra francese B2, spagnolo B2 e tedesco A2, tutti col voto, più prova di lingua da 3 crediti, che era un'idoneità, + Letterature anglo-americane da 6 crediti, con voto); esami a scelta vincolata (tra cui Economia politica, Politica economica, Scienza delle finanze, Contabilità di Stato, Storia del giornalismo, Storia dei media, Storia sociale della comunicazione, Comunicazione di marketing, Teorie e pratiche del giornalismo d'attualità, Fonti e processi produttivi nel giornalismo, Teorie e pratiche della comunicazione cinematografica, Sociologia dell'opinione pubblica, Sociologia, Diritto dell'informazione, Istituzioni di diritto privato, Diritto penale, Psicologia della comunicazione, Politiche delle telecomunicazioni, Analisi culturale dei miti, Religioni e società); 12 crediti a scelta libera; redazione e discussione della tesi-progetto.

                            Se poi andiamo sulle lauree magistrali, lì ci sarebbe veramente da ridere se non ci fosse da piangere. La classe LM-59 (Scienze della comunicazione pubblica e d'impresa e pubblicità) annovera corsi di Iulm e Unisob, che potrebbero essere ascritti alla classe LM-77 (Scienze economico-aziendali) più di quanto lo siano corsi di quest'ultima classe orientati alla comunicazione (Unipr, Unimore, Uniurb), ma anche un corso della Unibo interclasse con LM-19 (Informazione e sistemi editoriali) e un corso della Unisa che è interclasse addirittura con la LM-92 (Teorie della comunicazione). Questo dipende dal fatto che sulle classi delle lauree magistrali la quota di crediti di sede è largamente preponderante: i crediti vincolati ai sensi del decreto MUR 1649/2023 sono solo 48 su 120 e sono vincolati per modo di dire, poiché in realtà possono essere distribuiti tra gruppi di settori lunghissimi, poi in un funzione della classe possono essere suddivisi in un unico o più àmbiti, con una rappresentativa minima di ogni àmbito, il quale comunque comprende molti settori. Ad esempio la classe LM-59 prevede 30 crediti in un àmbito che comprende 25 settori e 18 crediti in un àmbito che comprende 13 settori. Per ogni àmbito è obbligatorio rappresentare un solo settore.
                            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                            • #15
                              dottore riguardo le scuole militari hai ragione in parte:nel senso che generalmente è così ma ci sono concorsi specifici a nomina diretta dove si accede solo con specifica laurea richiesta e con limiti di età molto più alti (es. ufficiali accedendo con lm-77 e altre lm tipo ingegneria o sottufficiali con alcune lauree sanitarie) che diminuiscono di molto il periodo di formazione. Ma non sono interessato al momento,pur avendo 22 anni quindi in piena età per i concorsi. Al momento sto bene dove sto,voglio solo arricchire il mio bagaglio ed avere una laurea che sia un buon piano b nel civile. Riguardo il messaggio precedente per economia,ho dato un'occhiata ad l-18 ed escludendo marconi dato un esame di matematica generale che mi darebbe non pochi problemi,ho notato gestione d'impresa di mercatorum con un indirizzo in partnership con Sole 24 Ore Formazione. Sai dirmi com'è, se viene ben considerato nel privato e principali sbocchi? Grazie

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