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eCampus o Mercatorum?

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  • eCampus o Mercatorum?

    Ciao a tutti!
    Dopo anni, mi sono finalmente decisa ad iscrivermi alla triennale di Scienze e Tecniche Psicologiche e, facendo un po' di ricerche, ho trovato solo due università con sedi a me vicine: eCampus e Mercatorum. Il mio piano sarebbe di completare la triennale in una telematica, per poi spostarmi alla statale per la magistrale.
    Per vostra esperienza, come sono percepite queste due a livello reputazionale? Vorrei evitare di fare una scelta che possa in qualche modo penalizzarmi, o che mi faccia percepire come quella che "si è comprata la laurea".
    Tolto questo, mi interessa anche sapere quale consigliate, quali sono le vostre opinioni, le eventuali criticità, punti di forza etc. Ho già provato a cercare online, ma ovviamente le recensioni sono quasi tutte negative (dico "ovviamente" perché ho riscontrato essere una costante per quasi tutte le università).
    Specifico di essere più orientata per Mercatorum al momento.
    Grazie a chiunque vorrà darmi una mano.

  • #2
    Ciao,

    innanzitutto non completi la triennale ma ti laurei, che è diverso.

    A livello reputazionale forse la Mercatorum è un pochino più sopra della eCampus, ma occhio ai piani di studio, perché i due corsi hanno obiettivi formativi specifici diversi:
    • la eCampus (facoltà di Psicologia) propone un corso orientato alla psicologia clinica e di comunità e alla psicopatologia. Questo si riflette nel piano di studi, che include esami di psicologia generale, psicologia clinica, psicologia dinamica, psicologia dello sviluppo, biologia, neurofisiologia, psichiatria, antropologia e filosofia. Certo, ci sono anche un esame di psicologia del lavoro e uno di psicologia delle organizzazioni entrambi obbligatori al terzo anno, ma l'orientamento generale è autoevidente e confermato da attività seminariali (soprattutto Dinamiche intrapsichiche e interpersonali in contesti giudiziari, Aspetti neurobiologici delle dipendenze, La stesura di progetti nell’ambito della psicologia di comunità, ma anche gli altri due non scherzano) e dagli esami a scelta (Motivazione e crescita personale, Psicologia della disabilità, Criminologia clinica e psicopatologia forense, Psicologia della salute e poi un insegnamento specifico su quella puctanata maxima della violenza de-genere, che tanto sta bene su ogni minestra come il prezzemolo). Psicologia della comunicazione (obbligatorio) ed Etica della comunicazione (a scelta) non saprei di che settori scientifico-disciplinari sono e dunque al riguardo non ti posso dire niente (in àmbito psicologico la locuzione "psicologia della comunicazione" è ambigua perché nel settore M-PSI/01, che è quello della psicologia generale, vi è un filone che si occupa dell'interazione verbale e non verbale tra individui, del linguaggio, della seduzione, della mimica facciale*, mentre nel settore M-PSI/05, che è quello della psicologia sociale, si studiano i mezzi e i fenomeni delle comunicazioni di massa e della pubblicità, analizzando i meccanismi psicosociali alla base della comunicazione, l'impatto dei media sulla psiche individuale e collettiva, le tecniche di persuasione e il comportamento d'acquisto. Visto l'orientamento generale del corso mi aspetto che la psicologia della comunicazione studiata sia la prima, che annovera parecchi studiosi italiani come ad esempio Luigi Maria Tarcisio Anolli, Rita Bressan, Luisa Perotti, Renata Galatolo, Marina Mizzau, i quali non a caso hanno lavorato moltissimo con i semiologi e anche qualche linguista di formazione filosofica come Gabriele Pallotti). La laurea in Scienze e tecniche psicologiche della eCampus ti fornisce una buona base anche se vuoi proseguire gli studi in àmbito psicopedagogico.
    • la Mercatorum (facoltà di Scienze della società e della comunicazione e in precedenza facoltà di Economia) offre un corso di laurea che, per quanto abbia comunque l'impronta pluridisciplinare che caratterizza oramai da anni i corsi di questo tipo (nonostante la minore autonomia didattica c'era infatti maggiore differenziazione con il decreto MURST 509/1999, tanto che all'epoca eravamo arrivati a 55 corsi di laurea della classe 34, corrispondente all'attuale L-24, in 33 atenei, dopo averne avuti 52 in soli 24 atenei, mentre oggi, se ho fatto bene i conti, ne abbiamo 43 in 37 atenei, con soli 2 atenei che seguitano a differenziare nel primo ciclo), ha un'attenzione molto più mirata verso le applicazioni della psicologia all'interno delle organizzazioni: selezione, gestione (ovviamente non amministrativo-contabile), sviluppo e formazione delle risorse umane; psicologia scolastica; ricerche di mercato; promozione del benessere all'interno dei luoghi di lavoro e dei contesti organizzativi in generale. Questo si riflette nel piano di studi, che, accanto ai classici esami onnipresenti di Psicologia clinica, Psicologia dinamica e Neuropsicolologia, e senza nessun esame di Psicologia generale, pone un'attenzione particolare alla psicometria (c'è un insegnaemtno di Metodi di ricerca psicologia e analisi dei dati da 9 crediti oltre a quello classico di Psicometria anch'esso da 9, per un totale di ben 18 crediti nel settore) e prevede come esami obbligatori Formazione continua, Progettazione e valutazione dell'e-learning, Metodi e tecniche di osservazione del comportamento nei contesti educativi e sociali, Psicologia delle relazioni interpersonali e di gruppo, neanche a dirlo Psicologia del lavoro e delle organizzazioni, Psicologia dei processi motivazionali e decisionali. In questo progetto formativo al posto di Filosofia e Antropologia, che sono in qualche modo materie retrostanti alla psicologia, trovano spazio Sociologia dei media digitali ed Economia e gestione delle imprese, che sono discipline complementari agli àmbiti occupazionali previsti per i laureati (dato che teoricamente il corso dovrebbe essere fine a sé stesso, anche se di fatto proseguono gli studi nel secondo ciclo praticamente tutti).
    * La PNL (programmazione neuro-linguistica), a lungo considerata una tecnica pseudoscientifica ma che da qualche anno ha trovato cittadinanza nelle università, è strettamente legata a questo àmbito di ricerca.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Grazie per la tua risposta, è stata veramente molto esaustiva.
      In linea generale, per attinenze personali, preferisco il piano di studi di eCampus, però alcune cose mi fanno propendere per Mercatorum...Te le illustro, così magari potrai darmi una mano nel dissipare i miei dubbi. Ho adocchiato il corso di laurea magistrale in Psicologia giuridica, forense e criminologica alla Sapienza, nel cui bando di quest'anno sono indicati i seguenti requisiti di ammissione:
      - laurea di primo livello o di vecchio ordinamento quinquennale;
      - il possesso di 90 Crediti formativi Universitari (CFU) in almeno sei dei Settori Scientifico Disciplinari M-PSI/01, M-PSI/02, M-PSI/03, M-PSI/04, M-PSI/05, M-PSI/06, M-PSI/07 e M-PSI/08 per almeno 4 CFU per ciascun Settore Scientifico Disciplinare considerato;
      - almeno 9 CFU nel Settore Scientifico Disciplinare M-PSI/03;
      - il possesso di almeno 32 CFU nei settori scientifici disciplinari M-PSI/01, M-PSI/05, M-PSI/08;
      - conoscenza avanzata della lingua inglese (almeno pari al livello B2).

      Facendo un rapido calcolo, il piano di studi di Mercatorum soddisfa questi requisiti molto più di quello di eCampus; di contro, però, le materie d'esame della prova scritta sono pari pari quelle di alcuni esami di eCampus, mentre con Mercatorum avrei varie lacune (prima fra tutte psicologia generale).
      Secondo te? Il mio ragionamento, al momento, è quello di puntare più sui requisiti, in ottica di poter recuperare il resto con uno studio personale, però non so.

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      • #4
        Perdonami ma, a parte il fatto che secondo me stai consultando un regolamento didattico vecchio perché quello da me trovato è assai semplificato, mi pare che entrambi i corsi soddisfino i requisiti da te indicati; se per «molto di più» intendi che supera i crediti richiesti, questo è del tutto irrilevante ai fini dell'ammissione.
        Comunque la criminologia e la psicologia giuridico-forense sono molto più fini alla psicologia del lavoro e delle organizzazioni che non a alla psicologia clinica e di comunità.
        La criminologia nasce durante l'illuminismo come ramo della scienza giuridica penalistica, fortemente influenza dalle dottrine liberali al tempo in voga. Successivamente si è sviluppata all'interno del positivismo, il movimento filosofico dal quale sono nate l'antropologia, la sociologia e la psicologia, e si è sviluppata lungo due direttrici: quello biologico, con Cesare Lombroso, con scarsissimi risultati, e quello politologico e sociologico, con i seguaci di Cesare Beccaria, che invece ha avuto una grandissima influenza. Ancora più tardi, nel XX secolo, la prima ha assunto un indirizzo patologico sviluppandosi soprattutto in àmbito medico (psichiatrico), mettendo in ombra la seconda, che in Italia si è divisa tra l'approccio pseudoscientifico marxista e la messa all'angolo da parte degli avversari delle scienze sociali (peraltro secondo me le due cose sono legate a doppio filo, nel senso che la sottoconsiderazione che Gentile aveva per le scienze sociali era conseguenza e non causa del fatto che su di esse dominava la scuola di Francoforte e dunque la teoria critica. Anche se non se lo ricorda nessuno, è che con la riforma Gentile che sono nati i primi corsi di laurea in Scienze politiche e amministrative e le scuole di scienze economiche e commerciali e di scienze sociali sono state erette al rango di facoltà universitarie).
        Oggi a livello internazionale la criminologia è fondamentalmente una branca della sociologia, e in effetti nell'accademia italiana l'unico settore scientifico-disciplinare in cui la criminologia è effettivamente riconosciuta è sociologico (SPS/12 Sociologia giuridica e della devianza e mutamento sociale, oggi GSPS-07/B, Sociologia del diritto e della devianza); tuttavia alla criminologia contribuiscono diversi campi di studio, con una fortissima prepotenza della psicologia non tanto a livello scientifico quanto a livello di visibilità, dato che i media dedicano molto spazio ai criminologi di formazione psicologica (e in passato quella medica). Tuttavia c'è una bella differenza tra criminologia clinica, che effettivamente è legata alla psicologia (e alla psichiatria, che è una branca della medicina), e criminologia tout court, alla quale concorrono perlopiù la sociologia, le scienze giuridiche, la scienza politica e la psicologia sociale, che è una cosa diversa dalla psicologia (per qualcuno nemmeno è psicologia).
        Se posso esprimere un'opinione, la criminologia clinica non è vera criminologia, poiché non si occupa del fenomeno criminoso, ma, semmai, della diagnosi e della cura del reo. Se accettiamo che la criminologia sia lo studio del crimine come fenomeno, allora la «vera» criminologia non guarda al singolo individuo come a un malato da curare (a parte il fatto che se uno delinque in quanto malato, cioè è affetto da una patologia che colpisce la sua capacità intendere e/o altera la volizione, non è punibile, ma sorvoliamo), ma guarda al reato come a un fatto sociale (Durkheim). La criminologia clinica, concentrandosi sulla diagnosi e sulla prognosi di recidiva del singolo (teoricamente il reo, anche se la criminologia televisiva si concentra quasi esclusivamente su indagati e al più imputati), si occupa d'altro, riducendosi a corollario della pratica forense, ancillare alle attività del giudice, senza interrogarsi sulle cause strutturali della devianza.
        ***

        La criminologia clinica accetta la definizione di criminale fornita dal codice penale in modo acritico: Tizio è un criminale perché ha violato la legge, e ora dobbiamo capire che cosa non va nella sua testa.
        La criminologia scientifica e forense problematizza la definizione stessa: si chiede perché quella condotta è definita reato in quel momento storico, chi ha il potere di definire le norme (teorie del conflitto) e come i processi di etichettamento (labeling approach) creino il criminale. Si tratta di un campo di ricerca che non lavora nel sistema per gestirlo, ma osserva il sistema per spiegarlo. Il vero criminologo fa questo: il criminologo clinico non è un criminologo, ma uno psicologo o un medico.
        L’idealismo gentiliano mal sopportava la frammentazione empirica delle scienze sociali, positiviste per eccellenza, preferendo una visione unitaria dello spirito; a questo si aggiungeva la diffidenza verso un certo tipo di sociologia marxisteggiante. Questo ha lasciato campo libero in Italia, tra il governo Mussolini e il secondo dopoguerra, all'alleanza tra giuristi conservatori e medici psichiatri (gli psicologi ancora non esistevano, o meglio non erano riconosciuti nel nostro ordinamento: la psicologia era ancora considerata una branca della filosofia se non addirittura una pseudoscienza e la psicologia come professione sarebbe stata istituita, o meglio riconosciuta e regolamentata dato che di fatto già esisteva, solo con la legge 56/1989): ai primi serviva qualcuno che legittimasse la pena con una patina di scientificità costituita la perizia, ai secondi serviva un nuovo àmbito di potere professionale.
        ***
        Riassumendo, criminologia clinica non è criminologia in senso stretto, bensì una branca della psicopatologia forense o della medicina penitenziaria. La criminologia in senso stretto è una branca della sociologia. La prima fa chiacchiere ammantate da scientificità, la seconda invece studia la genesi della norma penale, la fenomenologia della devianza e la reazione sociale secondo rigorosi modelli quali-quantitativi su larga scala anche in rapporto alle implicazioni politiche, giuridiche ed economiche.
        Purtroppo la confusione tra lo studio del crimine e la cura del reo è un errore prospettico alimentato dai mezzi di (dis)informazione di massa, che esercitano al riguardo una enorme fascinazione (tanto per rimanere in àmbito psicologico), il che spiega il successo dei corsi di studio di area psicologica nonostante offrano possibilità di occupazione rasenti lo zero.
        Fatta la lunga parentesi, cerca di capire quale tipo di criminologia interessa a te, tenendo presente che se sei interessata alla criminologia in senso proprio dovresti orientarti sulla psicologia sociale (o proprio lasciar perdere la psicologia, che con la criminologia ha ben poco a che fare), mentre se sei interessata a diventare una di quelle che vanno in televisione a pontificare in maniera non dissimile a come fanno le comari dal parrucchiere, solo apparentemente più raffinata perché buttano lì ogni tanto qualche parolina magica, allora la psicologia generale e clinica va benissimo.

        Ti invito, viepiù, a verificare la differenza tra criminologia e criminalistica, che è ancora un'altra cosa e ha a che fare più con la biologia (in particolare la genetica, ma non solo) e la fisica che con le scienze sociali.
        Ultima modifica di dottore; 25-11-2025, 19:44.
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        • #5
          Ti copio e incollo quello che mi ha risposto il chatbot dell'intelligenza artificiale Claude usata con il LLM Sonnet 2.5:

          La tua ricostruzione storica ed epistemologica della criminologia è articolata e pone questioni fondamentali sulla natura disciplinare di questo campo. Provo a completare il ragionamento che hai abbozzato.

          Se accettiamo la distinzione che proponi, il nucleo del problema è definire cosa sia propriamente oggetto della criminologia. La tua tesi — che la criminologia clinica non sia "vera criminologia" — si fonda sull'idea che la criminologia debba occuparsi del crimine come fenomeno sociale, non del singolo criminale come caso clinico. In quest'ottica, la criminologia clinica sarebbe piuttosto una forma di psicopatologia applicata o psichiatria forense: utile all'amministrazione della giustizia, certamente, ma estranea all'analisi delle dinamiche collettive, strutturali e culturali che producono la devianza.

          Questa posizione trova sostegno nella tradizione sociologica che da Durkheim in poi ha considerato il crimine un fatto sociale normale, espressione delle tensioni e delle contraddizioni di una data organizzazione sociale. Da questo punto di vista, la criminologia propriamente detta dovrebbe concentrarsi su:
          • Le cause sociali, economiche e politiche della criminalità (diseguaglianza, esclusione, processi di etichettamento, dinamiche di potere);
          • I meccanismi istituzionali di controllo sociale (sistema penale, polizia, carcere) e i loro effetti;
          • Le rappresentazioni culturali del crimine e della devianza;
          • Le politiche criminali e il loro impatto sulla società.
          La criminologia clinica, invece, si muove su un piano individuale e terapeutico: valuta la pericolosità sociale, la capacità di intendere e volere, le possibilità di recupero del singolo. È funzionale al sistema giudiziario, ma non ne interroga i presupposti né studia il crimine come prodotto storico e strutturale.

          In altre parole, la criminologia clinica medicalizza ciò che la criminologia sociologica politicizza. La prima cerca anomalie nel soggetto; la seconda cerca contraddizioni nel sistema. Non è un caso che storicamente la criminologia positivista lombrosiana, con il suo determinismo biologico, abbia finito per legittimare politiche repressive e di controllo sociale, mentre la tradizione sociologica — da Beccaria alla criminologia critica contemporanea — abbia sempre mantenuto un atteggiamento problematizzante nei confronti del potere punitivo.

          La tua osservazione finale mi sembra dunque coerente: se la criminologia è scienza del crimine come fenomeno, allora la diagnosi e la cura del reo appartengono semmai alla penologia applicata, alla psichiatria forense o alla psicologia giuridica, ma non al cuore teorico della disciplina criminologica.
          A parte il termine "penologia", chiaro calco sull'inglese penology, direi che ci ha preso in pieno. Ho interrogato anche ChatGPT (plus) e Gemini (pro) e in estrema sintesi dicono che la criminologia di area psicologica finisce per spostare l'asse portante dell'analisi dal crimine all'individuo e che quindi, in sostanza, non è criminologia.
          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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