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Laurea magistrale dopo Scienze della comunicazione
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Ah, delle classi di concorso per l'abilitazione all'insegnamento citate nessuna è sulla scuola secondaria di primo grado (scuola media), la A018 è sul liceo delle scienze umane e se non sbaglio sul liceo linguistico, la A021 e la A046 sono su istituti tecnici e liceo delle scienze umane con opzione economico-sociale, la A045 e la A047 sono su istituti tecnici e professionali.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Rifletterò su quello che mi avete detto.
Vi ringrazio per la disponibilità , comunque vi chiedo: in zona Milano/Torino c'è qualcosa che potrebbe fare al mio caso? A questo punto riconsideriamo la faccenda, lasciamo stare il giornalismo e proviamo a puntare a qualcos'altro... una facoltà /master che mi consentirebbe di non rendere vani questi 3 anni di università ? Oppure se vogliamo proprio cambiare strada e lasciar perdere la comunicazione... quali sono le alternative in queste 2 città ?
Tenendo sempre conto che ho una predilizione per le materie umanistiche, in linea di massima.
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Lascia perdere i master, in questo momento sarebbero solo deleteri, specie quelli di I livello che in certi casi attestano solo il rimandare l'entrata nel mondo del lavoro.
Poi sulla linea di Dottore che è molto bacchettone ma in fondo un simpaticone ti dico che tu non cerchi una facoltà ma un corso di laurea.
Le scelte sono tante, io prediligerei una LM77 con poca matematica, più tardi se ho tempo cerco qualcosa ma non farei niente che puoi fare anche tu con una ricerca di un'oretta.
Buona fortuna!
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A volte taglio e faccio discorsi sbrigativi per arrivare al punto, so di commettere alcuni errori ma lo faccio in buona fede.Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggioFinché sono esistite le facoltà , Scienze della comunicazione solo in alcune sedi era sotto Lettere; nella maggior parte delle università , ove non ci fosse una facoltà specifica, era sotto Sociologia, Scienze politiche, Scienze della formazione, in qualche caso Giurisprudenza. Padova e Perugia interfacoltà Lettere - Scienze politiche. Insubria Scienze matematiche, fisiche e naturali (vabbe' che qui era una barzelletta perché gli insegnamenti erano tutti coperti per contratto), MoRe Economia e Cassino interfacoltà tra Lettere, Giurisprudenza, Economia, Ingegneria. Statale di Milano un corso sotto Lettere e un altro sotto Scienze politiche, molto diversi tra loro, più uno a indirizzo musicale sotto Scienze mm.ff.nn.. Bicocca un corso sotto Psicologia, un corso sotto Scienze della formazione e un corso magistrale, a indirizzo informatico, sotto Scienze mm.ff.nn..
E ti posso assicurare che i corsi si caratterizzavano in maniera completamente diversa a seconda della facoltà di afferenza.
Se ti laureavi in Media e giornalismo all'Università di Firenze su 180 crediti ne avevi 140 in comune con Scienze politiche e non più di 12 in comune con Comunicazione linguistica e multimediale. Entrambi i corsi facevano parte della classe di scienze della comunicazione, il primo sotto Scienze politiche e il secondo sotto Lettere e filosofia. Non per niente anche con le vecchie specialistiche (non le attuali magistrali) da Media e giornalismo ci si riusciva facilmente a iscrivere a corsi di area politico-economica, o magari storica, senza o con pochi debiti formativi, mentre da Scienze della comunicazione di Bologna, tanto per fare un esempio, era impossibile.
Comunque ti segnalo che le facoltà esistono ancora, ad esempio nella mia uni.
Sulla parte sottolineata: non stento a crederlo.
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In Italia i rosiconi mettono sempre dentro il CEPU ogni volta che si parla di pubbliche non statali ma stavolta è vero: il CEPU controlla il 51% dell'ateneo.Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggioAttenzione: la Link campus da filiazione italiana dell'Università di Malta (che rilasciava titoli accademici inglesi, anche se su alcuni corsi garantiva il doppio titolo in convenzione con atenei italiani) è diventata una università a sé, di dritto italiano. Non sapevo fosse in qualche modo collegata al Cepu, francamente. Suo fondatore è considerato l'ex parlamentare Scotti.
Comunque la Link a parte Scotti ed DC ha sicuramente contatti con la politica, vedi la presenza della Giannetakis che Di Maio ha candidato come Ministro degli Interni per il M5S.
Confermo che dal 2011 è diventata una "privata" italiana... con ben 1.900 studenti.
Cioè praticamente nessuno.
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Ma figurati: non è per il gusto di correggere l'errore. É che proprio si tratta di corsi diversi. Come saprai nel vecchio ordinamento era diverso in quanto i corsi erano definiti a livello ministeriale; solo con la legge 341/1990 fu introdotta un'autonomia delle università , comunque limitatissima rispetto ad oggi, ad eccezione che nei pochissimi istituti universitari a ordinamento speciale.Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggioA volte taglio e faccio discorsi sbrigativi per arrivare al punto, so di commettere alcuni errori ma lo faccio in buona fede.
Sostanzialmente il Ministero faceva i corsi, di cui sceglieva anche le denominazioni e insegnamenti statutari; l'autonomia degli atenei era limitata agli indirizzi attivabili (ad esempio la tabella XL, relativa a Scienze della comunicazione, prevedeva 3 indirizzi, ma l'indirizzo Giornalismo, che prevedeva una convenzione con l'Ordine, fu attivato solo in Lumsa e all'UniPa, mentre l'indirizzo Comunicazione istituzionale e di impresa fu attivato in tutti gli atenei ad eccezione dell'AMS-UniBo e l'indirizzo Comunicazioni di massa fu attivato in tutti) e agli insegnamenti a libera scelta, che comunque erano sovente vincolati dalle tabelle ministeriali. Tali tabelle stabilivano pure quali erano le facoltà che potevano attivare i corsi e, infatti, Scienze della comunicazione poteva essere attivata dalle facoltà di Sociologia, Scienze politiche, Magistero e Lettere e filosofia (l'UniMo fu poi autorizzata ad attivare il corso sotto Economia). Però il fatto che l'ordinamento venisse definito a livello centrale garantiva in qualche modo che il corso fosse sostanzialmente identico in tutte le sedi. Ovviamente nelle sedi che lo avevano sotto Lettere l'insegnamento di Diritto dell'informazione e della comunicazione era sovente coperto per contratto, affidamento o supplenza, dato che a Lettere è difficile trovare docenti di ruolo in materie giuridiche, e così sempre nelle sedi che lo avevano sotto Lettere non era offerto l'insegnamento complementare di Istituzioni di diritto pubblico, se non per mutuazione. Ma grossomodo il corso era quello.
La legge 240/2010 sancisce l'obbligo per gli atenei di riformare i propri statuti in maniera tale:Comunque ti segnalo che le facoltà esistono ancora, ad esempio nella mia uni.
- da avere come organi obbligatorà® il rettore, il senato accademico, il consiglio di amministrazione, il collegio dei revisori dei conti, il nucleo di valutazione e il direttore generale;
- da attribuire al senato accademico molte delle funzioni di indirizzo in materia didattica, di ricerca e di servizi agli studenti che prima erano proprie delle facoltà e dei dipartimenti, nonché la facoltà di attivare e disattivare corsi, istituire e sopprimere strutture didattiche e amministrative etc.;
- da semplificare la macchina amministrativa interna, con contestuale attribuzione ai [b]dipartimenti[/i] delle funzioni finalizzate allo svolgimento materiale sia della ricerca scientifica sia delle attività didattiche e formative;
- di riorganizzare i preesistenti dipartimenti in maniera tale che a ciascuno di essi afferisca un numero complessivo di professori (di prima e seconda fascia), ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato non inferiore a 35, ovvero 40 negli atenei che hanno più di mille docenti, afferenti a settori scientifico-disciplinari omogenei;
- facoltativamente, di potere istituire strutture di raccordo interdiparrtimentale, comunque denominate, con funzioni di coordinamento e razionalizzazione delle attività didattiche, con qualche limitazione in relazione alle dimensioni dell'ateneo.
La vecchia facoltà , svuotata completamente delle sue funzioni, è dunque invariabilmente soppressa, e si è assistito dappertutto a una notevole contrazione del numero di dipartimenti. In alcuni casi, anziché riorganizzare i dipartimenti, gli atenei hanno preferito sopprimere i dipartimenti e trasformare le preesistenti facoltà in dipartimenti.
Le strutture di racordo interdipartimentale, laddove previste, possono essere denominate come ciascuna sede ritiene opportuno: all'Università di Firenze e alla Bicocca sono state chiamate "scuole", mentre l'Università di Salerno inizialmente le aveva chiamate "facoltà ", fermo restando che esse non hanno niente a che fare con le facoltà di cui all'ordinamento previgente. Tempo un paio d'anni e l'Università di Salerno ha varato una nuova riforma interna che ha superato completamente il termine "facoltà ". Se non sbaglio una cosa del genere è accaduta anche all'Università del Salento.
La legge 240/2010, però, per il criterio di specialità , non si applica alle università non statali ed è per questo che ad esempio la Suor Orsola Benincasa ha ancora le facoltà . Le telematiche ovviamente, in quanto università pubbliche non statali (compresa la Università Leonardo da Vinci, anche se è promossa da una università statale: anche la Kore di Enna e la Freie Università¤t Bozen, nonché l'Università di Urbino prima che venisse statalizzata, erano università non statali i cui soggetti promotori erano enti pubblici) sono un caso a parte perché ”“ non so se sia il caso della Marconi ”“ sono atenei di istituzione relativamente decente e la maggior parte di esse non ha ancora delle vere e proprie strutture didattiche (con consigli, rappresentanze degli studenti etc.), ma sta ancora con i comitati tecnici ordinatori/organizzatori.
Ed è quello uno dei grandi punti di debolezza di Scienze della comunicazione, a mio avviso: l'interlocutore, ivi compreso il potenziale datore di lavoro, sostanzialmente non sa che cosa hai studiato. E, mentre prima poteva informarsi univocamente, ora cosa hai studiato veramente può variare profondamente da sede a sede!Sulla parte sottolineata: non stento a crederlo.
Questo è un estratto del piano di studi di una persona di mia conoscenza laureata in Media e giornalismo:
- Istituzioni di diritto pubblico (IUS/09)
- Diritto dell'informazione (IUS/09)
- Diritto costituzionale comparato (IUS/21)
- Diritto parlamentare ovvero La comunicazione nel sistema politico-istituzionale (IUS/08)
- Diritto elettorale (IUS/08)
- Diritto amministrativo (IUS/10)
- Diritto penale (IUS/17)
- Istituzioni di diritto privato (IUS/01)
- Scienza politica (SPS/01)
- Politica comparata (SPS/04)
- Istituzioni di sociologia (storia della sociologia + sociologia generale + elementi di sociologia economica) (SPS/07)
- Sociologia della comunicazione e cultural studies (SPS/08)
- Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa (SPS/08)
- Teorie e pratiche del giornalismo d'attualità (SPS/08)
- Teorie e tecniche della comunicazione pubblica (SPS/08)
- Storia contemporanea (M-STO/04)
- Storia del giornalismo (M-STO/04)
- Statistica (SECS-S/01)
- Economia politica (SECS-P/01)
- Politica economia (SECS-P/02)
- Geografia politico-economica (M-GGR/02)
- Lingua inglese C1 (L-LIN/12)
- Letteratura anglo-americana (L-LIN/11)
- Lingua spagnola (L-LIN/07)
Questo è invece un estratto del piano di studi che avevo io a Scienze della comunicazione a Bologna (molto simile a Filosofia e comunicazione presso l'UniOr e Filosofie e scienze della comunicazione e della conoscenza presso l'UniCal) prima di scapparmene:
- Semiotica generale (M-FIL/05)
- Semiotica del testo (M-FIL/04)
- Semiotica narrativa (M-FIL/05)
- Semiotica delle arti (L-ART non mi ricordo cosa)
- Semiologia dei media (M-FIL/05)
- Semiotica dei nuovi media (M-FIL/05)
- Sociologia (SPS/07)
- Sociologia della comunicazione (SPS/08)
- Psicologia cognitiva (M-PSI/01)
- Psicologia della comunicazione (M-PSI/01) == attenzione! Era focalizzato sulla comunicazione interpersonale con approccio cognitivista (gli esami relativi alla psicologia delle comunicazioni di massa afferiscono solitamentre al settore M-PSI/05, psicologia sociale).
- Linguistica italiana (L-FIL-LET/12)
- Idoneità di lingua inglese.
Inutile dire che avevo solamente 10 crediti a scelta veramente libera; tutte le altre scelte erano vincolate a opzioni predeterminate e tra queste, ahimè, predominavano materie prettamente umanistiche.
Ebbene, cosa hanno in comune questi due corsi di laurea, a parte il valore legale? Purtroppo, esso, determinato dalla classe di afferenza, è l'unica cosa che condividono. Ma il primo corso è praticamente Scienze politiche con indirizzo politico-sociale del vecchio ordinamento, il secondo invece è focalizzato praticamente su una branca della filosofia, la semiotica appunto, con qualche elemento di comunicazione.
La cosa bella è che se chiedi in giro cosa si studia a Scienze della comunicazione ti rendi conto che la gente non ne ha veramente la più pallida idea. Molti pensano che sia un corso per aspiranti veline, in quanto focalizzato sullo spettacolo. Diciamo che il minimo comun denominatore è che vi sia un rimando a discipline squisitamente umanistiche. Ma quello dipende anche dal fatto che in Italia il concetto di scienza sociale è abbastanza misconosciuto.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Guarda, l'attuale legislazione italiana vieta di costituire le università in forma societaria, quindi io credo che tu ti riferisca alla Società di gestione della Link campus University of Malta S.r.l., società che gestiva in Italia la filiazione italiana della University of Malta e che risulta ancora iscritta al registro delle imprese come operativa e non in liquidazione (d'altronde credo che ci vorranno ancora degli anni perché l'attività dell'ateneo statale maltese in Italia si esaurisca completamente).Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggioIn Italia i rosiconi mettono sempre dentro il CEPU ogni volta che si parla di pubbliche non statali ma stavolta è vero: il CEPU controlla il 51% dell'ateneo.
Un soggetto privato può essere invece coinvolto nel comitato promotore di una università non statale, ma di solito si tratta di soggetti senza finalità di lucro (vedi ad esempio l'Associazione amici dell'università di Pollenzo: mi pare si chiamasse così quella che ha poi condotto all'istituzione della UniSG); nel caso di specie, esiste una fondazione chiamata Link campus, ma non so se si tratti del soggetto promotore o di uno dei soggetti promotori dell'attuale UniLink oppure sia stata costituita successivamente.
Ovviamente sto parlando in via di ufficialità . Poi, di commistioni, ce ne possono essere quante ne vogliamo. A tal riguardo, ho letto sicuramente un rapporto Anvur in cui si evidenziavano degli 'strani' legami tra eCampus e un Cepu da cui questa non riusciva a recidere il cordone ombelicale, mentre invece la UniCusano mi sembra abbastanza slegata da Universitalia così come Pegaso dagli istituti Jervolino.
Uhm, non mi pare che la UniBz ne abbia molti di piùConfermo che dal 2011 è diventata una "privata" italiana... con ben 1.900 studenti.
Cioè praticamente nessuno.
BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Ragazzi salve, spulciando un pò su internet ho notato questa sorta di accademia di comunicazione a Milano:
https://www.accademiadicomunicazione.org/
che ve ne pare? Secondo voi è fattibile come strada?
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Ragazzi, qui la faccenda si sta facendo piuttosto grave.
Ho assodato ormai il fatto di lasciar perdere il giornalismo e dunque è venuta meno anche la mia scelta iniziale di prendere comunicazione tre anni fa per collegarmi poi ad un eventuale facoltà di giornalismo. Ho preso atto del fatto (piuttosto scontato in verità ) che comunicazione è una facoltà inutile , che non da una preparazione adeguata, e il dispreggiativo scienze delle merendine in realtà nasconde molte più verità a discapito della sua ironia.
Mi sto rendendo conto che tutte le specialistiche/master che potrei tentare tratterebbero di marketing ed economia, settori comunque lontani dai miei interessi e preferenze (materie umanistiche).
Prospettive lavorative tangibili ed effettive sono quelle di lavorare in aziende o comunque nell'ambito della Comunicazione persuasiva e visiva (marketing, pubblicità , relazioni pubbliche, graphic design e tutte le tecnologie relative a questi ambiti professionali). Tradotto: inventarsi ogni giorno nuovi modi per fregare la gente.
Non so ragazzi, mi sembra che la vita mi stia sfuggendo di mano per l'ennesima volta (anche se non saprei dire se l'ho mai avuta in pugno, effettivamente). Finirò come il 90% della popolazione italiana a fare un lavoro per cui non si prova alcun interesse o soddisfazione, solo per poter portare a casa la pagnotta? Molto probabilmente si, se gli scenari rimangono questi.
D'altro canto i miei hanno bocciato completamente l'idea di ricominciare daccapo con una nuova facoltà , quindi in un modo o nell'altro, volente o nolente devo continuare sulla strada della comunicazione. C'è da dire che mi sono fatto fuori "da solo" tre anni fa con le mie scelte, e la storia si ripete dunque, come con il geometra (evento che ho narrato nel primo post). Anche li tutto mi è sembrato così immediato, neanche finita la maturità e dovevamo scegliere cosa fare della nostra esistenza: per questo ho sempre invidiato a morte chi una strada ce l'ha, chi magari addirittura fin da piccolo sapeva che cosa fare. Quanta invidia.
Avrei voluto applicare le mie passioni ad un mestiere, far ricredere mio padre sul fatto che i videogiochi potessero essere un mezzo per arrivare a dei guadagni, mandarlo in crisi con tutti i suoi pregiudizi e la sua mentalità . Invece adesso si sente più forte che mai, ancora di più rimarca il fatto che a suo parere potevo e dovevo continuare il geometra, perchè lui aveva uno studio avviato, e tante altre cose che mi fanno sentire a questo punto della mia vita ciò che sono, ovvero un fallito , uno che non ha mai saputo che cosa fare esattamente, uno che ha paura delle scelte e che non sa viverci in una società così calcolatrice e spietata.
Oggi il futuro è un pò più nero del solito, se possibile.
Vi ringrazio per l'attenzione che mi dedicate.
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Prima di tutto non è colpa tua se le cose sono andate "male", il problema è che siamo in troppi e tanti settori sono diventati inflazionati.
Poi... "male"... vogliamo parlarne?
Finchè hai le spalle coperte economicamente e la salute fisica cerca di stare tranquillo: controlla i bandi dei concorsi per la tua classe di laurea e cerca di farti le ossa in campo giornalistico.
Questione genitori: abbiamo tutti avuto screzi col papà e la mamma e in campo universitario non è sempice confrontarsi fra generazioni perchè la mentalità è completamente diversa. Tanti genitori sono arrivati a pensioni faraoniche senza laurea o sono entrati nel mondo del lavoro con un colloquio di 5 minuti, adesso le cose sono molto diverse e non possono capirci al 100%.
Non abbatterti, io insisto col consiglio della classe LM77. A parte che apre le porte a moltissimi concorsi, praticamente puoi farci tutto, anche il giornalismo.
Per fare un paragone bellico, se finisci con la LM77 è come andare in battaglia con un fucile mitragliatore, se finisci con SdC è come essere paracadutato in mezzo alle truppe nemiche con un coltellino svizzero.
Stai tranquillo, non sei un fallito: come me e tanti altri sei stato solo sfigato per essere finito in questa generazione, in un pediodo storico penoso.
Ciao e coraggio!
Ultima modifica di Marika; 18-03-2018, 18:39.
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Non riesco a inquadrare bene di cosa si tratta, forse Dottore può dirci di più.Originariamente inviato da dave96 Visualizza il messaggioRagazzi salve, spulciando un pò su internet ho notato questa sorta di accademia di comunicazione a Milano:
https://www.accademiadicomunicazione.org/
che ve ne pare? Secondo voi è fattibile come strada?
Si parla di master e corsi di laurea ma non vedo il nome di alcuna università collegata.
Leggo.
Fondazione Accademia di Comunicazione è Istituzione accreditata di formazione professionale permanente ex Legge Regionale 6 agosto 2007 n. 19. I Corsi rilasciano attestato di competenza con valore pubblico che certifica l'idoneità professionale in coerenza con le direttive e i regolamenti comunitari della UE.
Sembra più un qualcosa che si avvicina a un'università popolare che un qualcosa di riconosciuto dal MIUR.
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Ti ringrazio tantissimo per le tue parole Marika, sono davvero di conforto in un periodo in cui tutto mi sembra oscuro veramente. Comunque con LM77, a cosa ti riferisci esattamente? Potresti passarmi qualche link? Grazie ancora.Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggioPrima di tutto non è colpa tua se le cose sono andate "male", il problema è che siamo in troppi e tanti settori sono diventati inflazionati.
Poi... "male"... vogliamo parlarne?
Finchè hai le spalle coperte economicamente e la salute fisica cerca di stare tranquillo: controlla i bandi dei concorsi per la tua classe di laurea e cerca di farti le ossa in campo giornalistico.
Questione genitori: abbiamo tutti avuto screzi col papà e la mamma e in campo universitario non è sempice confrontarsi fra generazioni perchè la mentalità è completamente diversa. Tanti genitori sono arrivati a pensioni faraoniche senza laurea o sono entrati nel mondo del lavoro con un colloquio di 5 minuti, adesso le cose sono molto diverse e non possono capirci al 100%.
Non abbatterti, io insisto col consiglio della classe LM77. A parte che apre le porte a moltissimi concorsi, praticamente puoi farci tutto, anche il giornalismo.
Per fare un paragone bellico, se finisci con la LM77 è come andare in battaglia con un fucile mitragliatore, se finisci con SdC è come essere paracadutato in mezzo alle truppe nemiche con un coltellino svizzero.
Stai tranquillo, non sei un fallito: come me e tanti altri sei stato solo sfigato per essere finito in questa generazione, in un pediodo storico penoso.
Ciao e coraggio!
Comunque si aspettiamo il Dottore per avere pareri su quest'accademia.
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Figurati, sono momenti importanti della vita e vanno presi seriamente.
Riguardo la LM77 mi riferivo a questo (messaggio di Dottore).
Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggioNon possono non riconoscerla; tutt'al più potrebbe non costituire un titolo di accesso ai sensi del regolamento (comunque in larga parte questi regolamenti sono solo indicativi, nel senso che facilmente vengono aggirati con deliberazioni della struttura didattica competente, che ha facoltà di derogarli in quanto si tratta dello stesso potere che ha emanato i regolamenti stessi, dunque in virtù di atti equiordinati).
Questa è LM-77 e da requisiti di accesso ci rientra senza obblighi formativi aggiuntivi.
Ah, dimenticavo: con la LM-77 si può accedere al praticantato per l'abilitazione alla professione di dottore commercialista e insegnare su svariate classi: A021 e A46 con integrazioni, A045 e A047 senza integrazioni (sembrerà ridicolo dato l'oggetto di queste due classi, ma è così).
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Ti rispondo napoletanamente: LM. Che sta per «leva mano».Originariamente inviato da dave96 Visualizza il messaggioRagazzi salve, spulciando un pò su internet ho notato questa sorta di accademia di comunicazione a Milano:
https://www.accademiadicomunicazione.org/
che ve ne pare? Secondo voi è fattibile come strada?BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Un'eventuale si scrive con l'apostrofo e le facoltà di giornalismo non esistono e non sono mai esistite.Originariamente inviato da dave96 Visualizza il messaggioHo assodato ormai il fatto di lasciar perdere il giornalismo e dunque è venuta meno anche la mia scelta iniziale di prendere comunicazione tre anni fa per collegarmi poi ad un eventuale facoltà di giornalismo.
Benvenuto nel club. E non perché hai studiato Scienze della comunicazione.Finirò come il 90% della popolazione italiana a fare un lavoro per cui non si prova alcun interesse o soddisfazione, solo per poter portare a casa la pagnotta? Molto probabilmente si, se gli scenari rimangono questi.
Questo non è affatto vero.volente o nolente devo continuare sulla strada della comunicazione.
Se proprio non ti interessano le scienze sociali ma sei più orientato sull'area umanistica, potresti vedere di prendere una laurea magistrale di à mbito storico o linguistico, ad esempio, nell'ottica di accedere all'insegnamento.
La geografia ti interessa?
Tuo padre sa che non è più possibile accedere al praticantato per la professione di geometra, e dunque all'esame di Stato, con il solo diploma?dovevo continuare il geometra, perchè lui aveva uno studio avviato
Ascoltami bene. Scusami se sono spietato. Il problema è tuo padre, non tu. Smettila di colpevolizzarti.e tante altre cose che mi fanno sentire a questo punto della mia vita ciò che sono, ovvero un fallito
Non proprio. Diciamo piuttosto una società rovinata da gente che si è fatta i cazzi suoi a scapito di chi ancora doveva nascere.una società così calcolatrice e spietata.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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