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  • #16
    Originariamente inviato da Redom Visualizza il messaggio
    Durante il mio percorso di studi ho superato con ottimi voti esami economici (es. politica economica, economia politica, statistica economica, etc.) [...] Anche la comunicazione e il marketing
    Oltre alle già  citate lauree magistrali delle classi LM-77 e LM-56, provo a darti un altro input.
    Se ti interessano sia la statistica che il marketing, a Bologna c'è la Laurea Magistrale in Statistica, Economia e Impresa (LM-82, scienze statistiche). Conosco personalmente laureati in scienze politiche che hanno frequentato questo corso, essere ammessi non è difficile (se non hai tutti i CFU necessari vieni sottoposto a una prova e a un colloquio, gli argomenti non sono molto diversi da quelli che si affrontano in un normale esame di Statistica in un corso di laurea L-36).
    All'interno di questa è inoltre possibile scegliere il curriculum Marketing e ricerche di mercato. Credo che un profilo del genere possa essere molto richiesto nel privato. Prova a dare un'occhiata e valuta se è compatibile con i tuoi interessi e capacità .

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    • #17
      Ti ringrazio innanzitutto per il suggerimento. Credo sia alla portata delle mie capacità  avendo già  dato due esami di Statistica, ma non si avvicina ai miei interessi. Diciamo che sono molto più affascinato dalle analisi socio-economiche e riguardanti la ricerca sociale in generale, ma ho messo sempre da parte il mio grande desiderio di iscrivermi a una laurea magistrale in Sociologia e ricerca sociale (LM 88) a causa degli scarsi sbocchi lavorativi, ma soprattutto per via del fatto che - a mio parere inspiegabilmente - non offre opportunità  concrete per quanto riguarda l'insegnamento (la A-65 è come se non esistesse e per la A-18 servirebbero tantissime integrazioni).

      Sinceramente più "sviscero" i contenuti delle lauree magistrali (in ambito economico-aziendale o politico-sociale) e più mi rendo conto dell'inutilità  di queste ultime. Molto spesso non sono altro che semplici ripetizioni o approfondimenti di contenuti che si affrontano durante un percorso triennale in Scienze politiche di ramo economico-giuridico (come appunto una L-36 ben strutturata). Probabilmente sbaglio, ma non me la sento di scegliere una LM 77 solo per scrivere sul curriculum il termine "economia" e provare a fare colpo su qualche azienda. Conosco colleghi che lo hanno fatto e molti sono finiti a lavorare nell'ambito delle assicurazioni, della consulenza o nella contabilità  cioè in ruoli raggiungibili anche con una laurea in Scienze politiche o persino con il diploma. Altri - e io sono uno di questi - passano da tirocinio in tirocinio perché alle aziende conviene far così. Avrebbe un senso fare questa scelta se fossi interessato alla professione di dottore commercialista, ma non è il mio caso. Una magistrale interessante di ramo economico (LM-56), legata all'ambiente e alla sostenibilità , la avevo letta tempo fa scorrendo le proposte dell'Università  di Siena, ma non ho approfondito perché per ragioni famigliari preferisco non spostarmi in un'altra regione.

      Sto giungendo alla conclusione che uno sbocco concreto che a me manca e che solo un corso magistrale può offrirmi è essenzialmente l'insegnamento. Ovviamente dico ciò perché a me piacerebbe tantissimo insegnare, altrimenti non ne varrebbe neanche la pena. Devo trovare in questo senso la magistrale giusta e sono giorni che esco pazzo con questo ******************** di tabella https://www.istruzione.it/allegati/2..._Tabella_A.pdf. Tutto è disciplinato malissimo e senza un fottuto senso, accedere all'insegnamento - anche solo per le scuole medie - è diventato un ostacolo non da poco. Sto valutando la LM14 e la LM85, ma per quest'ultima dovrei integrare degli esami. Accetto consigli, partendo dal presupposto che le materie che mi piacerebbe insegnare sono Italiano, Storia, Geografia e Filosofia.

      Nel contempo continuo a studiare per provare a vincere qualche concorso, purtroppo per un laureato in Scienze Politiche (e non solo ovviamente) è questa la strada primaria per raggiungere un impiego stabile.

      Alla fine dei conti, se non ti laurei in Ingegneria o in Medicina, non hai qualcuno che per conoscenze possa inserirti da qualche parte, non hai un ufficio o un'azienda o un negozio di un parente, è molto dura per chiunque lavorare con una certa regolarità  e poter progettare un futuro. Un errore molto grave che ho fatto è stato quello di andare al liceo perché in questo periodo storico non ti offre alcuna possibilità . Un diploma in un indirizzo tecnico invece ti lascia sempre una porta aperta al mondo del lavoro, a volte anche più di una laurea.

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      • #18
        La prima magistrale economica/economico-aziendale legata all'ambiente (che a me personalmente non interessa proprio) è stata alla Suor Orsola Benincasa; poi c'è un curriculum del genere in quella in Scienze dell'economia dell'Università  di Firenze.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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        • #19
          Segnalo anche Resource Economics and sustainable development all'UniBo, Campus Rimini.
          Specifico che l'Unibo non mi paga per trovare matricole, semplicemente è l'unico ateneo che conosco bene

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          • #20
            Buonasera, ho proseguito le mie ricerche e ho individuato diversi corsi di laurea magistrale che potrebbero interessarmi. Sono legati a "rami" diversi perché gli studi che ho affrontato nel corso di "Scienze politiche e delle relazioni internazionali" mi hanno fatto appassionare alla sociologia, così come all'economia, alla storia, alla filosofia e al diritto. Ciò che vorrei capire è in cosa consistono nello specifico gli sbocchi lavorativi che potrei ottenere da una scelta piuttosto che un'altra. Vorrei avere qualche sbocco significativo in più rispetto a quelli ottenuti con la L-36 (che si basano principalmente sull'accesso a diversi concorsi).

            1. "Programmazione e gestione dei servizi sociali" (LM-87) dell'Università  di Parma; "Sociologia e servizio sociale" (LM-88 o LM-87) dell'UniBo; "Scienze criminologiche per l'investigazione e la sicurezza" (LM-88) sempre dell'UniBo, ma con sede a Forlì. Per quanto riguarda la LM-87 non mi è chiaro se permette di accedere sia alla professione di "assistente sociale specialista" che a quella di "assistente sociale" (ossia se sarà  possibile accedere a entrambe le sezioni dell'albo o se la sezione A incorpora anche le mansioni della B).

            2. "Scienze pedagogiche" (LM-85) dell'UniMore.

            3. "Management e Comunicazione d'Impresa" (LM-77) dell'UniMore; "Economia per l'ambiente e la sostenibilità " (LM-56) dell'Università  di Siena.

            4. "Filosofia e Storia" (LM-78 o LM-84) dell'Università  di Siena;

            5. "Filosofia" (LM-78) all'Università  di Parma; "Lettere classiche e moderne" (LM 14 o LM 15) dell'Università  di Parma.

            Preciso che: sono interessato all'insegnamento; non ho intenzione di intraprendere il percorso per diventare dottore commercialista; i corsi di laurea dei punti 2 e 5 per essere intrapresi necessitano di 15 cfu da integrare; non sono interessato a eventuali corsi in lingua inglese (grazie lo stesso Luchi, gentilissimo).

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            • #21
              Originariamente inviato da Redom Visualizza il messaggio
              1. "Programmazione e gestione dei servizi sociali" (LM-87) dell'Università  di Parma; "Sociologia e servizio sociale" (LM-88 o LM-87) dell'UniBo; "Scienze criminologiche per l'investigazione e la sicurezza" (LM-88) sempre dell'UniBo, ma con sede a Forlì. Per quanto riguarda la LM-87 non mi è chiaro se permette di accedere sia alla professione di "assistente sociale specialista" che a quella di "assistente sociale" (ossia se sarà  possibile accedere a entrambe le sezioni dell'albo o se la sezione A incorpora anche le mansioni della B).
              La classe LM-88 non consente di accedere ad alcuna professione regolamentata.
              Con la classe LM-87 puoi fare l'esame di Stato per l'abilitazione alla professione di assistente sociale specialista; ai sensi del DPR 328/2001, formano oggetto di questa professione anche le attribuzioni dell'assistente sociale semplice. Se vuoi diventare assistente sociale, dopo la laurea questa è la via più semplice e rapida, che ti consente di risparmiare il tirocinio e ottenere un titolo superiore. Se invece ti fossi laureato in classe L-39, ti sconsiglierei di proseguire gli studi sulla classe LM-87 perché tanto di fatto l'assistente sociale semplice fa le stesse cose che fa lo specialista, posto che a) per l'attribuzione di funzioni di responsabilità  delle strutture, coordinamento e posizioni organizzative il possesso di una laurea specialistica o magistrale non è dirimente (tanto per dire, nel mio ufficio due persone delle tre che sono titolari di posizioni organizzative non posseggono neanche una laurea: sono entrambi ex C divenuti D per progressioni verticali in deroga al titolo di studio, effettuate ai tempi d'oro); b) per l'accesso alla dirigenza ora occorre la laurea magistrale, ma i dirigenti dei servizi sociali non devono essere abilitati alla professione di assistente sociale. Conosco personalmente dirigenti dei servizi sociali laureati in Sociologia, Pedagogia, Scienze politiche e Materie letterarie o Lettere (tutti con il vecchio ordinamento).

              Preciso che: sono interessato all'insegnamento; non ho intenzione di intraprendere il percorso per diventare dottore commercialista; i corsi di laurea magistrale dei punti 2 e 5 per essere intrapresi necessitano di 15 cfu da integrare
              Non sono tanti.
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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              • #22
                Escludendo momentaneamente le lauree magistrali economiche (quindi le varie LM 56 e LM 77), secondo te quale potrebbe essere una laurea magistrale di stampo umanistico o inerente alle scienze sociali da prendere maggiormente in considerazione? Quali invece scartare?

                Vorrei inoltre chiederti, dato che ho letto (anche su un altro forum nel quale scrivi) che hai vinto alcuni concorsi pubblici, secondo te su quali dovrei puntare?

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                • #23
                  Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                  Attenzione: è più che sufficiente se partecipi a concorsi per diplomati o per chi ha solo la scuola dell'obbligo. Altrimenti è sufficiente, non più che sufficiente.
                  Se non sbaglio in alcuni concorsi richiedono uno specifico diploma e la laurea è idonea solo se include determinate discipline, ad esempio per un concorso aperto a diplomati in ragioneria può partecipare un laureato in economia ma non è detto che un laureato in scienze politiche abbia sostenuto un esame che comprenda determinate nozioni economiche tipiche del diploma di ragioneria, ho capito bene?


                  Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                  Faccio presente, comunque, che nelle amministrazioni molto strutturate, provviste di dirigenza, di fatto diplomati e i laureati, anche se sul piano formale svolgono funzioni differenti, svolgono sovente le stesse mansioni,
                  Quindi da questo punto di vista consiglieresti ad un dipendete pubblico cat C di non perdere tempo laureandosi?

                  Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                  Se invece hai la fortuna di capitare in un ente di dimensioni medie (quelli piccoli hanno altri problemi)
                  Scusa ma quali sarebbero i problemi che hanno i piccoli enti? Anche in questo caso c'è una qualche problematica funzionale per i laureati?
                  Ultima modifica di dottore; 15-06-2020, 22:13.

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                  • #24
                    Originariamente inviato da Redom Visualizza il messaggio
                    Escludendo momentaneamente le lauree magistrali economiche (quindi le varie LM 56 e LM 77), secondo te quale potrebbe essere una laurea magistrale di stampo umanistico o inerente alle scienze sociali da prendere maggiormente in considerazione? Quali invece scartare?
                    Dipende da quello che ci devi/vuoi fare.

                    Vorrei inoltre chiederti, dato che ho letto (anche su un altro forum nel quale scrivi) che hai vinto alcuni concorsi pubblici, secondo te su quali dovrei puntare?
                    Dipende da tanti fattori.
                    Solitamente ai cosiddetti concorsoni i concorrenti sono proporzionalmente molti di più, poiché i candidati sono in misura esponenziale rispetto ai posti. Questo per tre ordini di ragioni:
                    1. i concorsi grandi vengono pubblicizzati sui giornali, se ne parla in televisione etc.. Dunque ne viene a conoscenza anche il grande pubblico, quello che non consulta la Gazzetta ufficiale e addirittura coloro che ignorano che c'è obbligo di pubblicazione di tutti i bandi in Gazzetta.
                    2. dei concorsi piccoli, con pochi posti, la gente non si fida: si pensa a chissà  quali macchinazioni o raccomandazioni. Una mia parente mi diceva sempre: «Ma chi te lo fa fare? Sono sicuramente già  assegnati!». In realtà  questo non è vero; a volte, anzi, gli enti più piccoli hanno difficoltà  a coprire l'organico perché indicono concorsi ai quali non si presenta nessuno. É peraltro diffusa l'abitudine di organizzare le prove in maniera tale da renderle anonime, dunque si 'rischia' di vincerle anche se ci sono dei raccomandati.
                    3. la maggior parte dei piccoli concorsi riguarda comuni di piccole dimensioni situate magari in zone remote, dove nessuno vuole andare a lavorare.
                    Poi mettici il fatto che un posto non vale l'altro, nel senso che fare il funzionario a Roma capitale non è come farlo alla Regione Toscana df ed è ancora diverso che farlo in comuni di dimensioni medie o piccole (i comuni piccolissimi non ce li hanno proprio, i funzionarà®, mentre quelli medi spesso non hanno i dirigenti).
                    Inoltre anche nello stesso ente c'è una bella differenza tra fare il funzionario all'ufficio che si occupa dei fondi comunitarà® per la politica agricola comune oppure all'ufficio stampa oppure all'amministrazione del personale: lavori completamente diversi, competenze effettivamente necessarie completamente diverse”¦ ma formalmente sono lo stesso lavoro e l'assegnazione alle varie strutture negli enti molto complessi avviene in maniera pressoché casuale (nel mio ente ad esempio è così e avere la mobilità  interna è quasi impossibile ”’ io ci sto provando da 5 anni).

                    Diciamo che in linea di massima più grande è l'ente e meno si lavora, ma si hanno anche meno soddisfazioni. Già  lo stipendio è basso, poi essere considerati solo un numero non è bello.
                    Inoltre molto dipende dal rapporto numerico tra dirigenti e personale non dirigente: ci sono enti (soprattutto regioni) che hanno un dirigente ogni 10-20 persone ed enti che hanno un dirigente ogni 500-1000 persone. In questi ultimi il funzionario svolge effettivamente il ruolo apicale che gli competerebbe. Nei primi praticamente si ritrova compresso tra gli impiegati di concetto (chiamati nella maggior parte degli enti istruttori, in qualcuno assistenti o collaboratori*) e i dirigenti, i quali, specie dove è presente la dirigenza a due fasce, tendono ad avocare a sé le attribuzioni dei dei funzionarà®.
                    In molti comuni sprovvisti di dirigenza il dipendente di categoria D dal punto di vista funzionale è un padreterno, ma ha una responsabilità  diretta (anche penale!) praticamente su tutto e pur essendo di ruolo deve rispondere alla Giunta (cioè ai politici), il che significa che gli pende continuamente sul collo la spada di Damocle del ricatto politico e siccome è lui che deve mettere le firme sugli atti, e non il politico”¦ In compenso prende un po' di più rispetto a quello che prenderebbe in un ente provvisto di dirigenza in quanto la responsabilità  della struttura gli attribuisce automaticamente, e in via permanente, la posizione organizzativa.

                    Io sono in un ufficio di coordinamento di vari enti e per quello che vedo i peggiori in cui lavorare sono quelli del Servizio sanitario nazionale, in cui il personale amministrativo è trattato veramente uno schifo dai medici, i quali si sentono superiori, guardano dall'alto in basso chiunque non sia medico, considerano il personale amministrativo di categoria D alla stessa stregua degli addetti alle pulizie e non riconoscono le competenze di nessuno. Loro vengono assunti sempre come dirigenti in quanto hanno diritto alla qualifica dirigenziale ope legis, anche se sono dei pivelli che hanno appena conseguito il diploma di specializzazione. Molti di loro sono adibiti a funzioni amministrative e personalmente sono quelli che detesto di più perché prendono uno stipendio tre volte il mio per fare le stesse cose (oltretutto MOLTO PEGGIO di come le faccia io, perché tipicamente non sanno neanche il diritto amministrativo cosa sia). Inoltre essendo tantissimi, come è ovvio, quando si tratta di distribuire posizioni dirigenziali amministrativi vengono sempre scelti loro per primi, dato che i dirigenti amministrativi nati come tali sono pochissimi. Qualche eccezione che conferma la regola c'è, ma in linea di massima sono insofferenti pure alla spendita della qualifica accademica di dottore da parte del personale non medico, convinti di essere dottori solo loro.


                    * In alcuni enti l'assistente è superiore al collaboratore e in altri il contrario. Nel comparto Sanità , il collaboratore amministrativo professionale è il dipendente di categoria D.
                    Ultima modifica di dottore; 15-06-2020, 22:12.
                    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                    • #25
                      Originariamente inviato da DavideBu Visualizza il messaggio
                      Se non sbaglio in alcuni concorsi richiedono uno specifico diploma e la laurea è idonea solo se include determinate discipline, ad esempio per un concorso aperto a diplomati in ragioneria può partecipare un laureato in economia
                      Quelli sono concorsi per la carriera di concetto nei quali l'Ente, per evitare una valanga di ricorsi da parte di chi non possiede il diploma specifico ma possiede una laurea considerabile assorbente quel diploma sul piano sostanziale, si cautela (peraltro spesso richiamando espressamente la giurisprudenza in materia) includendo determinate lauree come alternative al diploma. Se vinci il concorso vieni comunque inquadrato nella posizione che richiede il diploma anche se sei laureato.

                      Quindi da questo punto di vista consiglieresti ad un dipendete pubblico cat C di non perdere tempo laureandosi?
                      Se io avessi saputo che avrei fatto questa fine, avrei preferito farla subito dopo il diploma e magari successivamente laurearmi per soddisfazione personale e poi fare concorsi per accedere alla carriera superiore (in verità  quando mi sono diplomato io esistevano ancora le progressioni verticali interne).

                      Scusa ma quali sarebbero i problemi che hanno i piccoli enti?
                      In Molise e sulle montagne piemontesi, tanto per fare due esempi distanti, ci sono comuni al di sotto dei mille abitanti che hanno tre, due e a volte anche un solo dipendente.

                      Anche in questo caso c'è una qualche problematica funzionale per i laureati?
                      I comuni al di sotto di una certa classe di popolazione non hanno personale di categoria D e quando sono proprio minuscoli nemmeno di categoria C.
                      I comuni provvisti di tutto il personale dalla A alla dirigenza sono solo quelli delle classi IA, IB e II, cioè saranno a occhio e croce 200 comuni in tutta Italia, su circa 8mila, considerando anche quelli che sono inclusi in classe superiore a quella che spetterebbe loro per popolazione, sulla base della rilevanza economica o di altre esigenze, per decreto ministeriale (ora non ricordo se del Ministro dell'interno o del PCM).
                      Nei comuni al di sotto di 5mila abitanti altresì non vige la distinzione tra organi di indirizzo e organi di gestione di cui alla riforma Bassanini.
                      Ultima modifica di dottore; 20-06-2020, 15:48.
                      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                      • #26
                        Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                        Se io avessi saputo che avrei fatto questa fine, avrei preferito farla subito dopo il diploma e magari successivamente laurearmi per soddisfazione personale e poi fare concorsi per accedere alla carriera superiore (in verità  quando mi sono diplomato io esistevano ancora le progressioni verticali interne).
                        Concordo con te, ed è un po' quello che voglio fare. Esistevano ancora le progressioni verticali interne? non so perché ma ti facevo più giovane.


                        Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                        In Molise e sulle montagne piemontesi, tanto per fare due esempi distanti, ci sono comuni al di sotto dei mille abitanti che hanno tre, due e a volte anche un solo dipendente.
                        Ah ok, pensavo ti riferissi ad altri problemi.

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                        • #27
                          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio

                          Poi mettici il fatto che un posto non vale l'altro....
                          Cavolo secondo quanto dici tu sono finito in uno dei pochi enti esente da questi problemi, forse perché non è né troppo piccolo né troppo grande, onestamente credevo che nelle aziende ospedaliere si stesse relativamente bene. Verissimo che i concorsi negli enti piccoli o nei paesini desolati sono poco gettonati ma per alcuni versi forse sono più facili da vincere perché si presentano pochi candidati.
                          Ultima modifica di dottore; 20-06-2020, 15:47.

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                          • #28
                            Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                            Dipende da quello che ci devi/vuoi fare.
                            Vorrei conseguire una laurea magistrale che possa aprirmi qualche strada concreta (per quanto ciò sia possibile) in più. Studiare per me è un piacere quindi non è un sacrificio sotto questo punto di vista. Non vado a perderci neanche economicamente perché ho i requisiti per accedere alla borsa di studio. Al momento svolgo attività  lavorative non a tempo pieno perciò ho anche il tempo necessario da impiegare per raggiungere questo obiettivo senza impiegare troppo tempo.

                            Partendo da una laurea in "Scienze politiche e delle relazioni internazionali" (L36) posso accedere a diversi magistrali, ma gran parte di queste non solo mi sembrano delle semplici ripetizioni di studi già  affrontati, ma non offrono chissà  quali migliorie in termini di sbocchi occupazionali (in rapporto a quelli che già  possiedo). So che optare per una laurea magistrale del ramo economico può essere in linea teorica una buona soluzione, ma non ne sono pienamente convinto perché tramite esperienze dirette e indirette sono giunto alla conclusione che gran parte dei laureati in economia occupano ruoli che io avrei già  potuto svolgere (ma che ho scartato) o per le quali ho sostenuto alcuni colloqui prima che scoppiasse questa tragedia. Questa è anche una delle ragioni per le quali nei dati statistici i laureati in economia mantengono ottime percentuali di occupazione nonostante l'enorme mole di laureati.

                            Per questo sto valutando e cercando una magistrale che mi apra una strada diversa. Il problema, tuttavia, consiste nel fatto che non riesco a inquadrare quale sia la scelta migliore. Potrei optare per una magistrale in Filosofia (LM 78) o Storia (LM 84) e aprirmi la porta dell'insegnamento (anche se so bene i problemi di precariato degli insegnanti), potrei accedere all'albo degli assistenti sociali specialisti conseguendo una LM 87, etc. "Scienze pedagogiche" e "Progettazione e gestione dei servizi educativi" sono altre due lauree alle quali potrei accedere o con piccole integrazioni o in alcuni atenei in maniera diretta, ma non capisco bene quali opportunità  offrono, per esempio: il pedagogista può svolgere anche il ruolo di educatore?; offre più possibilità  lavorative rispetto a quelle legate all'assistente sociale?. Vi sono poi la LM19 e la LM 88 che non riesco a inquadrare come sbocchi concreti.

                            Commenta


                            • #29
                              Originariamente inviato da DavideBu Visualizza il messaggio
                              Esistevano ancora le progressioni verticali interne?
                              Sì, sì.

                              non so perché ma ti facevo più giovane.
                              Purtroppo so' vecchio

                              Originariamente inviato da DavideBu Visualizza il messaggio
                              Cavolo secondo quanto dici tu sono finito in uno dei pochi enti esente da questi problemi, forse perché non è né troppo piccolo né troppo grande, onestamente credevo che nelle aziende ospedaliere si stesse relativamente bene. Verissimo che i concorsi negli enti piccoli o nei paesini desolati sono poco gettonati ma per alcuni versi forse sono più facili da vincere perché si presentano pochi candidati.
                              Originariamente inviato da Redom Visualizza il messaggio
                              Partendo da una laurea in "Scienze politiche e delle relazioni internazionali" (L36) posso accedere a diversi magistrali
                              Con una laurea in Scienze politiche hai i requisiti per accedere, in almeno una università  in Italia, a corsi di classi che vanno dalla storia alla finanza passando per la filosofia, la sociologia, le scienze aziendali, l'economia, la statistica, ma anche la geografia, le discipline demo-etno-antropologiche, i servizi sociali, il turismo e perfino le lingue. Oltre ovviamente a tutto il ramo politologico e amministrativo.

                              ma gran parte di queste non solo mi sembrano delle semplici ripetizioni di studi già  affrontati
                              Se ti riferisci a LM-52, LM-62 e LM-90, generalmente lo sono. LM-63 e LM-81 dipende.

                              optare per una laurea magistrale del ramo economico può essere in linea teorica una buona soluzione, ma non ne sono pienamente convinto perché tramite esperienze dirette e indirette sono giunto alla conclusione che gran parte dei laureati in economia occupano ruoli che io avrei già  potuto svolgere (ma che ho scartato) o per le quali ho sostenuto alcuni colloqui prima che scoppiasse questa tragedia. Questa è anche una delle ragioni per le quali nei dati statistici i laureati in economia mantengono ottime percentuali di occupazione nonostante l'enorme mole di laureati.
                              Questo è vero. Come ho già  scritto, i dati occupazionali ci raccontano che la gente lavora, non che lavoro fa.

                              il pedagogista può svolgere anche il ruolo di educatore?
                              Il principio dell'assorbenza è di gran lunga attestato giurisprudenzialmente, ma in questo caso, essendo previsti sulla L-19 percorsi formativi specifici per essere abilitati, ho qualche dubbio che sia applicabile.

                              offre più possibilità  lavorative rispetto a quelle legate all'assistente sociale?
                              Secondo me no.

                              Vi sono poi la LM19 e la LM 88 che non riesco a inquadrare come sbocchi concreti.
                              LM-19 totalmente inutile (per fare il giornalista non serve e per lavorare nelle case editrici si è soggetti alla concorrenza di tutti i laureati in discipline umanistiche).
                              LM-88 praticamente solo se vuoi proseguire con la ricerca in à mbito sociologico.
                              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                              • #30
                                Originariamente inviato da DavideBu Visualizza il messaggio
                                Verissimo che i concorsi negli enti piccoli o nei paesini desolati sono poco gettonati ma per alcuni versi forse sono più facili da vincere perché si presentano pochi candidati.
                                A volte non si presenta nessuno; se invece si presenta uno solo, spesso è del posto ed è conosciuto e se gli metti i bastoni tra le ruote puoi immaginare le conseguenze. Tuttavia tu ti trasferiresti in un posto impervio, lontano da tutto, pur di avere un'occupazione? A cosa sei risposto a rinunciare?
                                Poi comunque considera che i piccoli comuni non necessariamente sono sperduti. Capri e Anacapri sono due cittadine isolate (essendo isolane ), ma sperdute non sono. Il problema è il seguente: vacci tu, a vivere sull'isola di Capri, ove fittare una stanza ti costa 1000 euro al mese in inverno, con 1300-1400 euro di stipendio, rischiando pure di essere cacciato fuori di casa dal proprietario quando comincia la stagione turistica.
                                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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