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master e lauree magistrali in Data science

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  • #31
    Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
    Sono mosso da queste intenzioni, infatti.
    L'apertura generale di cui parli tu, spesso citata nelle presentazioni dei master, avente la finalità  di comporre una classe eterogenea nei background non la vedo come una cosa negativa in senso assoluto ed anzi può contribuire ad arricchire il percorso formativo con spunti interessanti. Si pensi ad esempio al contributo che può dare un dottore in biologia/biotecnologie all'analisi e allo studio (tipizzato) di un'epidemia, sotto il profilo attinente le sue competenze, e al contributo di un dottore in economia sotto il profilo dell'impatto economico e ancora un dottore in sociologia che vada ad indagare aspetti sociali e comportamentali. Semplifico per ragioni di sintesi. Può uscirne qualcosa di buono (cit).
    In teoria sì, in pratica il vantaggio teorico (perché non è detto che chi partecipa condivida con gli altri la propria esperienza; ho assistito da cultore della materia ad alcuni moduli di master e CdP, alcuni li ho anche tenuti e di norma la partecipazione creativa è molto molto bassa, purtroppo) si scontra con lo svantaggio derivante dal dover costruire una base comune, facendo quindi perdere lezioni (che sarebbero potute essere di approfondimento) agli altri.

    Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
    Tale apertura è condizionata da un manifesto interesse per i dati e per gli utensili del mestiere: diciamocelo, l'umanista o il candidato X che non abbia alcuna dimestichezza o passione per i numeri e per tali arnesi, generalmente, sta ben lontano da questi percorsi e già  questo favorirebbe un minimo di autoselezione; oltretutto, per questi master, i posti riservati ammontano mediamente a 25/35 . Vuoi che la commissione non faccia un minimo di concreta selezione? In definitiva, per queste ed altre ragioni, ritengo l'apertura un'opportunità¡.
    Forse per corsi molto tecnici sì. Posso però dirti che nella maggioranza dei casi non è così. L'anno scorso una università  X ha tenuto un master relativo al diritto scolastico, teoricamente aperto a tutti.
    Ho partecipato con la mia docente al primo modulo di diritto amministrativo; su circa 20-25 persone chi aveva un'idea di cosa fosse un atto amministrativo (inteso come definizione giuridica, non popolare) si poteva contare sulle dita di una mano. Risultato? Su 20 ore di didattica ne abbiamo passate almeno 10 a costruire la base IUS/10 necessaria per proseguire. Se io fossi stato dall'altra parte della cattedra, mi sarei annoiato a morte.
    E se questo è successo a noi, immagino sia successo anche con diritto del lavoro, informatica giuridica, diritto penale e simile.

    Inoltre in media le domande per un master non sono così tante da richiedere severe selezioni, soprattutto in master molto tecnici.

    Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
    Beh ma allora stai utilizzando anche tu un percorso Pivot con informatica umanistica ! Un po' come farei io col master in questione
    Sì e no. L'informatica secondo me è fondamentale in questa società ; ho quindi scelto un percorso di base (sicuramente non è una L-31 o simile) a cui però sto aggiungendo dei sovrannumerari INF/01 e ING-INF/05 che mi servirà  anche per accedere poi all'altra laurea ma che avrei fatto comunque anche senza questo obiettivo.

    Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
    E su questo non posso che darti pienamente ragione. Anche se dovremmo prendere coscienza del fatto che, citando dottore (membro e moderatore del forum),
    i master accademici rilascino un titolo afferente agli studi universitari di secondo ciclo EQ7, esattamente come una laurea magistrale, in accordo col processo di Bologna. Pertanto mi aspetto che sti recruiters fighetti delle grandi aziende si evolvano un po' e magari la smettano di giocare al ribasso in fase di colloquio/assunzione. Aggiungo che potremmo quantomeno tentare di invertire il trend lasciando considerazioni di questo tipo in forma anonima ogni qualvolta enti come Almalaurea ci sottopongono a questionari per la valutazione didattica attraverso le università  e, magari, compiere l'azzardo di scegliere un master di primo livello (compatibilmente con gli sghei). Forse sono un po' visionario ma tant'è.
    Anche qua sì e no... è vero che sono titoli EQ7 ma prima di tutto c'è una differenza (quantomeno teorica) d'impegno 2:1 (120 CFU contro 60 CFU di norma) e, secondariamente, anche fra titoli equivalenti come livello, ci sono e ci possono essere differenze percepite (sia reali che non).

    Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
    Beh che dirti, ti dico già  che non fa per me. Esula anche dai miei interessi ma se tu ne sei davvero motivato ti faccio i miei migliori auguri. Sulla carta è molto interessante, ho sentito di gente che ha lavorato al CERN come data engineer con questo percorso. Attento però che si tratta di un corso LM-44 modellistica matematico fisica per l'ingegneria. Insomma, non proprio una passeggiata..dando un'occhiata all'anagrafe dei laureati, mi pare di aver letto che nel 2019 ci siano stati solo 3/4 laureati di questa classe di laurea. Mehh
    Il mio era un esempio, per dirti di valutare la possibilità  di una LM al posto di un master. Tutto qua

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    • #32
      Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
      Parlando in linea generale, la stragrande maggioranza dei master è, purtroppo, assolutamente generalista. Questo perché, non essendo più un motore di alto profilo per trovare lavoro, non sono più così appetibili e, quindi, per sopravvivere devono incrementare di molto la loro platea d'accesso.

      Un qualunque master che NON richieda titoli specifici né CFU in settori ben codificati per forza di cose sarà  generalistico. Il che implica che al 99% sarà  un master di base.
      Il che è un paradosso.
      Ma a dire la verità  la stragrande maggioranza dei corsi di master è sempre stata aperta a tutti i laureati e questo da sempre (se c'è selezione, è di solito basata su altri parametri).
      Nel caso da te citato, sarei curioso di sapere qual è il criterio che hanno adottato per individuare le classi. La mia impressione è che abbiano tenuto conto di due elementi:
      1. attinenza tra la classe e il mondo dei dati, cioè scelgo la classe in quanto essa investe un à mbito disciplinare che lavora con i dati. Donde l'inserimento di Sociologia e Scienze e tecniche psicologiche, in quanto la psicologia e la sociologia sono discipline che hanno a che fare con la raccolta e il trattamento di dati.
      2. classi i cui laureati si presume abbiano competenze matematiche avanzate, tali da potersi approcciare agevolmente alla data science. E da qui la scelta di inserire Scienze matematiche (ovviamente) e alcune classi ingegneristiche (e non si capisce perché non tutte). Ma effettivamente Biotecnologie non si capisce che c'entri; a questo punto perché non Scienze e tecnologie chimiche, Scienze biologiche e Scienze della Terra?
      Non capisco, piuttosto, perché abbiano inserito Filosofia: è vero che storicamente la filosofia ha uno stretto legame con la matematica, ma credo sia frequentata perlopiù da persone che per la matematica sono negate e, oltretutto, come disciplina in sé non fa uso di metodi quantitativi, né ne ha bisogno. Non mi stupisce invece la presenza di Scienze della difesa e della sicurezza perché, tutto sommato, insieme con Scienze politiche e delle relazioni internazionali, Scienze dell'amministrazione e dell'organizzazione e Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace è una delle classi eredi del corso di laurea in Scienze politiche del previgente ordinamento. Anzi, mi chiedo come mai non abbiano previsto anche le ultime due classi citate.

      Ma tu come hai fatto a conseguire la laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza, il cui corso dura cinque anni, in un anno solo?
      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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      • #33
        Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
        Anche qua sì e no... è vero che sono titoli EQ7 ma prima di tutto c'è una differenza (quantomeno teorica) d'impegno 2:1 (120 CFU contro 60 CFU di norma) e, secondariamente, anche fra titoli equivalenti come livello, ci sono e ci possono essere differenze percepite (sia reali che non).
        Attenzione: nella maggior parte degli stati del processo di Bologna e dello Spazio (o area) europeo dell'istruzione (o educazione o formazione) superiore il secondo ciclo prevede un unico titolo del peso di 60 crediti, che dunque si consegue normalmente in un anno, o al massimo 90, che dunque si consegue normalmente in tre semestri. Personalmente conosco, a parte l'Italia, solo le seguenti eccezioni:
        - in Francia il primo ciclo (licence) dura 3 anni e il secondo 2 anni, ma in alcuni casi (se ho capìto bene) il secondo ciclo spezzato in due anni ed è possible fermarsi al primo conseguendo il master 1 o al secondo conseguendo il master 2. Il secondo anno è necessario per accedere al terzo ciclo, che comprende solo il dottorato. Esistono master a orientamento professionale e master orientati alla ricerca.
        - in Spagna il primo ciclo (grado de licenciado o licenciatura) può durare 3 o 4 anni, il secondo che io abbia visto dura sempre 1 anno, ma in teoria potrebbe durare sino a 2 (con identico valore legale). Nel secondo ciclo ci sono mà¡sters oficiales e mà¡ster propios: i primi sono a catalogo del Ministero, mentre i secondi sono sviluppati e offerti in piena autonomia dalla singola università . I primi danno accesso al terzo ciclo, che anche qui comprende solo il dottorato, e i secondi no.
        - in UK, Irlanda e Malta (e in Svizzera, per scopiazzamento) il titolo di secondo ciclo cambia denominazione a seconda del campo disciplinare, della tipologia, della finalità  e delle tradizioni del singolo ateneo. Ma ha sempre lo stesso valore e generalmente dura 2 o 3 semestri (60 o 90 crediti ECTS). In questi paesi (non in Svizzera) per l'accesso al terzo ciclo è sufficiente il bachelor's degree (titolo finale di primo ciclo).
        Da notare che in tutte le università  europee il secondo ciclo è considerato un ciclo post lauream: in Spagna assume la denominazione di posgrado, ad esempio, mentre in UK, Irlanda e Malta quella di postgraduate programme (e i relativi corsi spesso si tengono nelle graduate schools). In inglese (anche in America) è molto comune presentarsi come grad stud, abbreviazione di graduate student (cioè studente laureato), per chi frequenta un corso di secondo o terzo ciclo (nel terzo ciclo si dice anche PhD candidate).
        Se poi guardiamo alla struttura dei secondi cicli (che peraltro si chiamano master praticamente dappertutto, mentre generalmente il primo ciclo mantiene il nome che tradizionalmente aveva), essi somigliano molto di più ai nostri master universitari che non alle nostre lauree magistrali.
        Eppure, se in Italia si richiede un riconoscimento di un master britannico, spagnolo, francese, elvetico, tedesco, nederlandese and so on, viene riconosciuto come laurea magistrale. Così come ragionevolmente un master universitario di primo livello italiano sarà  riconosciuto in un altro stato dello Spazio europeo dell'istruzione superiore come corrispondente all'unico master ivi esistente. Avete idea degli squilibri che ciò comporterebbe se veramente si creasse un unico mercato competitivo dell'istruzione a livello continentale, così come era nelle intenzioni originarie e la cui attuazione è stata rinviata al 2025?
        Io penso che prima o poi qualche politico si dovrà  porre il problema, ignorando le resistenze degli ordini professionali, che sono i soggetti ai quali vanno addebitate le principali responsabilità  in ordine al disastro che è stata la riforma universitaria.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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        • #34
          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
          Il che è un paradosso.
          Ma a dire la verità  la stragrande maggioranza dei corsi di master è sempre stata aperta a tutti i laureati e questo da sempre (se c'è selezione, è di solito basata su altri parametri).
          Vero ma, come dicevo prima, secondo me l'errore è di fondo in quanto porta a ridurre le richieste agli studenti come sta accadendo sempre di più con le lauree. I livelli degli studenti si abbassano ma le università , d'altro canto, alzano i voti. Siamo arrivati al punto di dover far fare test d'ammissione con comprensione scritta di un brano... una cosa che a me sinceramente fa ridere...

          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
          Non capisco, piuttosto, perché abbiano inserito Filosofia: è vero che storicamente la filosofia ha uno stretto legame con la matematica, ma credo sia frequentata perlopiù da persone che per la matematica sono negate e, oltretutto, come disciplina in sé non fa uso di metodi quantitativi, né ne ha bisogno.
          Credo che il riferimento sia agli studi di filosofia della logica, linguistica, di tutto quell'ambito che esula dalla filofia morale, estetica & co...
          Un percorso di filofosia della logica e del linguaggio estremo potrebbe prescindere da qualunque riferimento umanistico, probabilmente

          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
          Ma tu come hai fatto a conseguire la laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza, il cui corso dura cinque anni, in un anno solo?
          Errore mio.. volevo scrivere "con un anno d'anticipo" e quindi LMG/01 in 4 anni e LM-63 in 1 anno. L'ultima volta (LM-63) ho acquisito molti crediti extra ma non sono arrivato a 300 in un anno... Magari quest'anno sarà  la volta buona (almeno nelle intenzioni... unipi offre un sacco di esami interessanti, da archeologia a sicurezza delle comunicazioni wireless.. dovrò selezionare in qualche modo dalla lista immensa che per ora ho davanti)

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          • #35
            Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
            Attenzione: nella maggior parte degli stati del processo di Bologna e dello Spazio (o area) europeo dell'istruzione (o educazione o formazione) superiore il secondo ciclo prevede un unico titolo del peso di 60 crediti, che dunque si consegue normalmente in un anno, o al massimo 90, che dunque si consegue normalmente in tre semestri.
            Concordo assolutamente; ma a quanto ho capito Drago punta principalmente a uno sbocco nazionale e qua in Italia, per quanto non sia corretto, il master viene visto come inferiore alla laurea magistrale.
            Possiamo non concordare, ovviamente. Ma se si parla di migliorare il CV per il mondo del lavoro attuale io consiglierei una LM-77 rispetto a un master in economia aziendale quasi in ogni caso.

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            • #36
              Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
              Concordo assolutamente; ma a quanto ho capito Drago punta principalmente a uno sbocco nazionale e qua in Italia, per quanto non sia corretto, il master viene visto come inferiore alla laurea magistrale.
              Possiamo non concordare, ovviamente. Ma se si parla di migliorare il CV per il mondo del lavoro attuale io consiglierei una LM-77 rispetto a un master in economia aziendale quasi in ogni caso.

              Si, punto a lavorare in Italia con tutti i pro e contro di questo bel Paese. Ad ogni modo, una LM-77 la farei se e solo se mi convalidano almeno qualche esame del triennio..ho visto che in alcune LM 77-56 telematiche ci sono una buona fetta di esami con stessi codici, programmi e stessi cfu della mia triennale ( a volte anche in eccedenza). Avete esperienze al riguardo? Vi sembrerebbe un'idea sensata in termini di spendibilità ? Sono sincero, iscrivermi in un una LM 77 pubblica che generalmente ripercorre gli stessi esami della triennale non mi alletta affatto. Peraltro dove ho studiato io, ok che non mi sia ammazzato ok che non abbia un IQ elevato, ma diamine non mi hanno regalato mai niente ( con ciò non voglio dire che altrove io mi aspetti che regalino qualcosa o che sia una passeggiata )..insomma non avrei voglia. Piuttosto farei una LM 31 ing.gestionale che almeno darebbe una svolta netta..magari in un buon ateneo in crescita che non sia un lager. Ma temo che sia tardi per valutare adesso...ad ogni modo, io lascio spazio a tutte le possibilità  e sto valutando cmq dei master in ambito analisi dei dati; innovation manager & analytics e , come seconda scelta , uno in amministrazione finanza e controllo. Edit : ho notato che nei form di candidatura per alcune note aziende, nei menù a tendina spunta anche la voce "master/post-laurea" o " master dottorato " nella dichiarazione dei titoli ( oltre diploma scuola superiore, laurea (3anni), laurea magistrale/specialistica...quali conclusioni possiamo trarne? Ne dovrebbero tenere conto o no? ������
              Ultima modifica di Drago; 05-09-2020, 12:42.

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              • #37
                Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                Attenzione: nella maggior parte degli stati del processo di Bologna e dello Spazio (o area) europeo dell'istruzione (o educazione o formazione) superiore il secondo ciclo prevede un unico titolo del peso di 60 crediti, che dunque si consegue normalmente in un anno, o al massimo 90, che dunque si consegue normalmente in tre semestri. Personalmente conosco, a parte l'Italia, solo le seguenti eccezioni:
                - in Francia il primo ciclo (licence) dura 3 anni e il secondo 2 anni, ma in alcuni casi (se ho capìto bene) il secondo ciclo spezzato in due anni ed è possible fermarsi al primo conseguendo il master 1 o al secondo conseguendo il master 2. Il secondo anno è necessario per accedere al terzo ciclo, che comprende solo il dottorato. Esistono master a orientamento professionale e master orientati alla ricerca.
                - in Spagna il primo ciclo (grado de licenciado o licenciatura) può durare 3 o 4 anni, il secondo che io abbia visto dura sempre 1 anno, ma in teoria potrebbe durare sino a 2 (con identico valore legale). Nel secondo ciclo ci sono mà¡sters oficiales e mà¡ster propios: i primi sono a catalogo del Ministero, mentre i secondi sono sviluppati e offerti in piena autonomia dalla singola università . I primi danno accesso al terzo ciclo, che anche qui comprende solo il dottorato, e i secondi no.
                - in UK, Irlanda e Malta (e in Svizzera, per scopiazzamento) il titolo di secondo ciclo cambia denominazione a seconda del campo disciplinare, della tipologia, della finalità  e delle tradizioni del singolo ateneo. Ma ha sempre lo stesso valore e generalmente dura 2 o 3 semestri (60 o 90 crediti ECTS). In questi paesi (non in Svizzera) per l'accesso al terzo ciclo è sufficiente il bachelor's degree (titolo finale di primo ciclo).
                Da notare che in tutte le università  europee il secondo ciclo è considerato un ciclo post lauream: in Spagna assume la denominazione di posgrado, ad esempio, mentre in UK, Irlanda e Malta quella di postgraduate programme (e i relativi corsi spesso si tengono nelle graduate schools). In inglese (anche in America) è molto comune presentarsi come grad stud, abbreviazione di graduate student (cioè studente laureato), per chi frequenta un corso di secondo o terzo ciclo (nel terzo ciclo si dice anche PhD candidate).
                Se poi guardiamo alla struttura dei secondi cicli (che peraltro si chiamano master praticamente dappertutto, mentre generalmente il primo ciclo mantiene il nome che tradizionalmente aveva), essi somigliano molto di più ai nostri master universitari che non alle nostre lauree magistrali.
                Eppure, se in Italia si richiede un riconoscimento di un master britannico, spagnolo, francese, elvetico, tedesco, nederlandese and so on, viene riconosciuto come laurea magistrale. Così come ragionevolmente un master universitario di primo livello italiano sarà  riconosciuto in un altro stato dello Spazio europeo dell'istruzione superiore come corrispondente all'unico master ivi esistente. Avete idea degli squilibri che ciò comporterebbe se veramente si creasse un unico mercato competitivo dell'istruzione a livello continentale, così come era nelle intenzioni originarie e la cui attuazione è stata rinviata al 2025?
                Io penso che prima o poi qualche politico si dovrà  porre il problema, ignorando le resistenze degli ordini professionali, che sono i soggetti ai quali vanno addebitate le principali responsabilità  in ordine al disastro che è stata la riforma universitaria.

                Perché la terra dei cachi è la terra dei cachi.

                Ps: per prima cosa dovremmo riformare la scuola Gentiliana, ristrutturarla da cima a fondo, fondere medie e superiori costituendo una High School e istruire le future generazioni in base a ciò che servirà  (concetto complesso espresso in maniera volutamente molto semplicistica). Non spaccare i c0gl10n1con latino e promessi sposi al liceo Scientifico e qualsiasi altro " lusso inutile" e offrire un'istruzione coerente col percorso intrapreso. Assai più proficuo dare spazio alla storia, alla logica, alla filosofia oltre che all'imprescindibile sapere tecnico scientifico (personalmente ritengo lo studio della storia sapere tecnico scientifico per certi versi e parlo da non appassionato). Poi, pensare all'università , ai master e quant'altro. Ci sarebbe tanto, troppo di cui discutere..

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                • #38
                  Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
                  sarebbe come pubblicizzare un master in Filologia classica sostenendo che possono partecipare anche studenti che non conoscono latino e greco o un master in Fisica dei plasmi senza richiedere nessuna competenza in fisica o matematica.
                  O come pensare di potersi iscrivere a Lettere classiche senza provenire dal liceo classico. Ancora una quindicina d'anni fa era inconcepibile, mentre sento dire che oggi il livello si è abbassato e si ricomincia da capo.

                  Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
                  Vero ma, come dicevo prima, secondo me l'errore è di fondo in quanto porta a ridurre le richieste agli studenti come sta accadendo sempre di più con le lauree. I livelli degli studenti si abbassano ma le università , d'altro canto, alzano i voti. Siamo arrivati al punto di dover far fare test d'ammissione con comprensione scritta di un brano... una cosa che a me sinceramente fa ridere...
                  Guarda, se penso che la Bicocca già  cinque anni fa organizzava incontri università -famiglia e oramai molte università  coinvolgono in qualche modo i genitori degli studenti, allora mi cascano le braccia davvero. Lo trovo perfino più grave dei folli corsi di recupero di lingua italiana / comprensione del testo che credo siano stati lanciati una decina d'anni fa dalla facoltà  di Agraria della Cattolica e che vanno via via diffondendosi. Purtroppo è il prezzo da pagare se si vuole che tutti abbiano una laurea (cosa rispetto alla quale io non sono per niente d'accordo, ma io sono un convinto elitista, dunque non faccio testo).

                  Credo che il riferimento sia agli studi di filosofia della logica, linguistica, di tutto quell'ambito che esula dalla filofia morale, estetica & co...
                  Un percorso di filofosia della logica e del linguaggio estremo potrebbe prescindere da qualunque riferimento umanistico, probabilmente
                  Sì, ma non credo esistano corsi di laurea del genere, perlomeno non nella classe di Filosofia.

                  Errore mio.. volevo scrivere "con un anno d'anticipo" e quindi LMG/01 in 4 anni e LM-63 in 1 anno. L'ultima volta (LM-63) ho acquisito molti crediti extra ma non sono arrivato a 300 in un anno... Magari quest'anno sarà  la volta buona (almeno nelle intenzioni... unipi offre un sacco di esami interessanti, da archeologia a sicurezza delle comunicazioni wireless.. dovrò selezionare in qualche modo dalla lista immensa che per ora ho davanti)


                  Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
                  Concordo assolutamente; ma a quanto ho capito Drago punta principalmente a uno sbocco nazionale e qua in Italia, per quanto non sia corretto, il master viene visto come inferiore alla laurea magistrale.
                  Possiamo non concordare, ovviamente. Ma se si parla di migliorare il CV per il mondo del lavoro attuale io consiglierei una LM-77 rispetto a un master in economia aziendale quasi in ogni caso.
                  Io invece ritengo che il master sia visto come un qualcosa di ulteriore rispetto alla laurea magistrale, anche se di primo livello. Nella mia esperienza di lavoro in università  e nella mia esperienza di vita ho notato che moltissime persone fanno la scelta di conseguire un master dopo la laurea magistrale e la gran parte di questi finisce con l'optare per un master di primo livello a causa della penuria, quando non assenza, di corsi di master di secondo livello nell'à mbito di proprio interesse. Per questa ragione il laureato con master senza laurea magistrale rimane visto come un laureato a metà ; purtroppo questa anomalia italiana non si riesce a superare.

                  Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
                  Si, punto a lavorare in Italia con tutti i pro e contro di questo bel Paese. Ad ogni modo, una LM-77 la farei se e solo se mi convalidano almeno qualche esame del triennio..
                  Non si possono convalidare di un corso di laurea magistrale sulla base della laurea di accesso. Sarebbe come se nel corso di laurea ti avessero convalidato esami sulla base del diploma.

                  ho visto che in alcune LM 77-56 telematiche ci sono una buona fetta di esami con stessi codici
                  Settori scientifico-disciplinari, non codici.
                  Il codice, laddove presente, è un'informazione interna al singolo ateneo che serve per identificare univocamente l'attività  didattica sui sistemi informativi.

                  programmi e stessi cfu della mia triennale
                  I programmi non hanno alcuna rilevanza e i crediti in questo caso non c'entrano niente, poiché tu devi aver conseguito una laurea, con 180 crediti suoi propri, per poter conseguire una laurea magistrale, che ne prevede 120. Possono convalidarti sulla laurea magistrale esami sulla base di master universitari di primo livello, in quanto questi ultimi sono comunque titoli di secondo ciclo, ma non possono prendere in considerazione il titolo utilizzato per l'accesso.
                  Proprio perché le lauree magistrali sono sovente mere ripetizioni delle lauree, spesso noi consigliamo di non indirizzarsi sulle classi percepite come in diretta continuità  (anche se in realtà  tecnicamente non lo è nessuna) ma di sceglierne altre affini.

                  iscrivermi in un una LM 77 pubblica
                  In Italia tutte le università  sono pubbliche e rilasciano titoli in nome della legge e dello Stato. Forse volevi dire statale.

                  che generalmente ripercorre gli stessi esami della triennale non mi alletta affatto.
                  Guarda, all'Università  di Modena e Reggio Emilia ci sono ben 6 corsi di laurea magistrale della classe LM-77 (due sono interclasse, uno con LM-16 e l'altro con LM-63) tutti diversi tra loro. Se sei laureato in un corso L-18 denominato Economia aziendale o simili, sicuramente Relazioni di lavoro, Economia e diritto per le imprese e la pubblica amministrazione e Management della comunicazione d'impresa hanno contenuti prevalentemente, se non esclusivamente, diversi da quello che hai già  studiato. Se invece ti sei laureato in un corso L-18 di altro genere, allora bisogna vedere (ce ne sono pure in marketing e comunicazione aziendale). Inoltre esistono dei corsi LM-56 giuslavoristici a Roma Tre e Link campus. Alla Università  di Firenze c'è un LM-56 con uno dei due indirizzi che è prevalentemente giuridico. Alla Federico II di Napoli la LM-56 Economia e commercio ha molti piani di studio alternativi con esami diversi. Insomma, pur rimanendo in queste due classi ci sono veramente molte differenze.

                  Piuttosto farei una LM 31 ing.gestionale che almeno darebbe una svolta netta
                  Allora mettici il master in mezzo.

                  Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
                  Ps: per prima cosa dovremmo riformare la scuola Gentiliana, ristrutturarla da cima a fondo, fondere medie e superiori costituendo una High School e istruire le future generazioni in base a ciò che servirà  (concetto complesso espresso in maniera volutamente molto semplicistica). Non spaccare i c0gl10n1con latino e promessi sposi al liceo Scientifico e qualsiasi altro " lusso inutile" e offrire un'istruzione coerente col percorso intrapreso. Assai più proficuo dare spazio alla storia, alla logica, alla filosofia oltre che all'imprescindibile sapere tecnico scientifico (personalmente ritengo lo studio della storia sapere tecnico scientifico per certi versi e parlo da non appassionato). Poi, pensare all'università , ai master e quant'altro. Ci sarebbe tanto, troppo di cui discutere..
                  Premesso che «scientifico» si scrive con l'iniziale minuscola e la scuola gentiliana è stata smantellata da un pezzo (in mezzo ci sono state la riforma del 1963, la riforma del 1969, la riforma del 1997, le sperimentazioni Brocca e la riforma permanente iniziata nel 2003 e mai terminata), questo è un discorso che va affrontato in separata sede perché qui già  siamo off topic.
                  BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                  • #39
                    Relativamente al tema della scuola Gentiliana, ritengo non sia stata smantellata affatto giacché, eccettuate le riforme menzionate, la scuola rimane vecchia sotto il profilo sostanziale degli obiettivi formativi e della didattica in senso stretto. Tali riforme non hanno prodotto effetti tali da colmare il gap di 50 anni che l'Italia soffre rispetto agli altri paesi europei, almeno sotto il profilo dell'istruzione di base. Le tecnologie evolvono, le società  cambiano (che evolvano è tutto da dimostrare); l'istruzione deve adeguarsi, cambiare, evolversi. Come mai, frequentando un liceo scientifico, io debba essere costretto a sbattermi su classici latini , interminabili traduzioni e altre inutili velleità , che non contribuiranno al mio futuro, a scapito delle materie scientifiche? Ho fatto più latino che matematica o biologia al liceo. La scuola è vecchia e non prepara al fututo. Non volerlo ammettere conferma il retaggio culturale legato, incredibilmente ancora oggi, a quel modo di intendere la società  e l'istruzione ai tempi di Gentile. Una visione miope e controproducente. E mi fermo qui.
                    Ultima modifica di dottore; 07-09-2020, 13:53. Motivo: rischio flame

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                    • #40
                      Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
                      Relativamente al tema della scuola Gentiliana, ritengo non sia stata smantellata affatto giacché, eccettuate le riforme menzionate, la scuola rimane vecchia sotto il profilo sostanziale degli obiettivi formativi e della didattica in senso stretto. Tali riforme non hanno prodotto effetti tali da colmare il gap di 50 anni che l'Italia soffre rispetto agli altri paesi europei, almeno sotto il profilo dell'istruzione di base. Le tecnologie evolvono, le società  cambiano (che evolvano è tutto da dimostrare); l'istruzione deve adeguarsi, cambiare, evolversi. Come mai, frequentando un liceo scientifico, io debba essere costretto a sbattermi su classici latini , interminabili traduzioni e altre inutili velleità , che non contribuiranno al mio futuro, a scapito delle materie scientifiche? Ho fatto più latino che matematica o biologia al liceo. La scuola è vecchia e non prepara al fututo. Non volerlo ammettere conferma il retaggio culturale legato, incredibilmente ancora oggi, a quel modo di intendere la società  e l'istruzione ai tempi di Gentile. Una visione miope e controproducente. E mi fermo qui.
                      In realtà  sono gli studenti del classico e dello scientifico, quindi coloro che studiano latino e (e, quantomeno i primi,) greco, quelli che ottengono in media i risultati migliori all'università . E gli esperimenti che hanno portato a licei classici senza greco (rectius, compattati in "lingue e letterature classiche") o a scientifici senza latino (come lo scientifico tecnologico) non hanno portato a risultati radicalmente migliori, anzi.

                      Le materie classiche, pur non essendo utili in maniera diretta (salvo che per uno sparuto gruppo di corsi di laurea) ti impongono (se fatte bene) rigore e attitudine al ragionamento logico, al pari di matematica.
                      Ma che la scuola non sia utilitaristica secondo me è decisamente un plus.

                      D'altra parte, per laurearsi a Oxford e Cambridge fino a metà  del secolo scorso era obbligatorio sostenere almeno un esame di latino e uno di greco, qualunque fosse la tua materia. Il vincolo del latino è stato eliminato più di recente, verso gli anni 80-90 (a seconda dei college).
                      Ma stiamo parlando di università ... dove anche se studiavi ingegneria, dovevi sostenere questi esami.
                      E nei college e nelle scuole preparatorie più prestigiose di molti paesi latino e greco sono offerti, cosa che manca invece in molte scuole più "ordinarie".

                      Latino e greco sono stati la base della nostra civiltà , costituiscono ancora oggi l'origine di quasi la totalità  del nostro linguaggio e insegnano a ragionare. Tanto è che la percentuale di laureati del classico è ancora oggi la più alta di tutte in un confronto numero di iscritti / numero di laureati nonché fra i laureati in regola e con i voti più alti.
                      Con lo scientifico (niente greco ma almeno latino) un po' dietro, e tutte le altre abbastanza lontane. Anche nelle lauree scientifiche.

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                      • #41
                        Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio


                        In realtà  sono gli studenti del classico e dello scientifico, quindi coloro che studiano latino e (e, quantomeno i primi,) greco, quelli che ottengono in media i risultati migliori all'università . E gli esperimenti che hanno portato a licei classici senza greco (rectius, compattati in "lingue e letterature classiche") o a scientifici senza latino (come lo scientifico tecnologico) non hanno portato a risultati radicalmente migliori, anzi.




                        Solitamente questa è la risposta di chi tende a sviare il problema credendo che il mondo si fermi al mediterraneo..a quali esperimenti fai riferimento? Sapresti citarmi qualche fonte? Io come fonti sul tema potrei citare Michele Boldrin o Alberto Forchielli giusto per citare qualcuno che ne sa. Non mi pare il caso citare altri personaggi , anche del mondo accademico, con cui ho avuto modo di confrontarmi durante il mio percorso universitario. E ho trovato gente che la pensa come me sul tema. Poi per carità , ciascuno ha le sue opinioni.

                        Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio


                        Le materie classiche, pur non essendo utili in maniera diretta (salvo che per uno sparuto gruppo di corsi di laurea) ti impongono (se fatte bene) rigore e attitudine al ragionamento logico, al pari di matematica.
                        Ma che la scuola non sia utilitaristica secondo me è decisamente un plus.



                        E qui vengono i nodi al pettine. Permettimi, linguaggio C non ti impone rigore e attitudine al ragionamento logico (se fatto bene)? Devi imparare una sintassi, costruire strutture, sottoporre le tue sinapsi a operazioni di codifica/decodifica tipiche di quando ti appresti ad imparare un qualsiasi linguaggio (inglese , tedesco, R, Python, etc.) con la grossa differenza che il primo (linguaggio C) ti permette di comprendere meglio il mondo attuale e di aumentare le tue speranze di trovare lavoro contribuendo produttivamente alla società  attuale (lo stesso dicasi per storia, biologia, chimica, fisica, statistica); il secondo, cioè il latino, no. É uno spreco di tempo e lusso per pochi. Uno può anche leggere Lucrezio, in italiano o latino, come hobby durante l‘estate piuttosto che togliere spazio a biologia,storia,chimica, diritto,fisica,statistica, matematica etc....I classicisti moderni, specie quelli che non occupano le scrivanie di scuole medie e superiori, sanno bene queste cose e sanno bene che la scuola dovrebbe dare primariamente strumenti per conoscere il mondo attuale formando gente sapiente, capace e produttiva e non inutilmente erudita. Il tempo, essendo risorsa limitata per eccellenza, potrebbe e dovrebbe essere gestito diversamente. Preferisco che mio figlio studi basic o mathlab 3 ore la settimana + storia contemporanea 3 ore in più la settimana anziché impiegare 6 ore nello studio del latino o del greco o dei promessi sposi, per n ore, dal terzo al quinto anno di superiori.



                        Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio

                        D'altra parte, per laurearsi a Oxford e Cambridge fino a metà  del secolo scorso era obbligatorio sostenere almeno un esame di latino e uno di greco, qualunque fosse la tua materia. Il vincolo del latino è stato eliminato più di recente, verso gli anni 80-90 (a seconda dei college).
                        Ma stiamo parlando di università ... dove anche se studiavi ingegneria, dovevi sostenere questi esami.
                        E nei college e nelle scuole preparatorie più prestigiose di molti paesi latino e greco sono offerti, cosa che manca invece in molte scuole più "ordinarie".

                        Opinabile.


                        Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio


                        Latino e greco sono stati la base della nostra civiltà , costituiscono ancora oggi l'origine di quasi la totalità  del nostro linguaggio e insegnano a ragionare. Tanto è che la percentuale di laureati del classico è ancora oggi la più alta di tutte in un confronto numero di iscritti / numero di laureati nonché fra i laureati in regola e con i voti più alti.
                        Con lo scientifico (niente greco ma almeno latino) un po' dietro, e tutte le altre abbastanza lontane. Anche nelle lauree scientifiche
                        Sorvolando sulla premessa titilliamoci ancora col Manzoni che arriveremo su Marte Sulle percentuali dei laureati in materie scientifiche, e non, che proverrebbero dal classico, anche qui, essere a conoscenza dell‘amico/a o conoscente che ha avuto una brillante carriera è un‘informazione che non fa statistica e mi pare quantomeno azzardato mettere in correlazione i due fattori (# classico; # laureati) con cotanta sicurezza, specie se parliamo di un proseguio in percorsi universitari STEM. É un po‘ come dire che Bill gates e Steve Jobs ce l‘hanno fatta pur avendo soltanto un diploma; che c‘azzecca? Loro rientrano in quella quota infinitesimale di gente che ce l‘avrebbe fatta comunque anche senza laurea..MA non fanno statistica. Istruirsi (bene) è ormai un obbligo per tutti e sarebbe auspicabile che la scuola offrisse solide basi parametrizzate all‘oggi. In ultimo, topologia in R è praticamente “classico”
                        Lol

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                        • #42
                          Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
                          Solitamente questa è la risposta di chi tende a sviare il problema credendo che il mondo si fermi al mediterraneo..a quali esperimenti fai riferimento? Sapresti citarmi qualche fonte?
                          Come fonte ci sono i dati MIUR. E io considero esperimenti quelli che ti ho citato, tipo il classico europeo o tipo lo scientifico tecnologico.
                          Controlla i dati sugli iscritti e laureati per indirizzo d'accesso e vedrai che il rapporto è più alto al classico, così come i voti.

                          Vedendo gli ultimi dati aggregati disponibili al Politecnico di Milano (scuola prettamente scientifica, dove latino e greco non esistono proprio. L'ho scelta apposta per rendere la vita più difficile agli umanisti) i laureati da 110 e lode e superiori a 106/110 sono rispettivamente:
                          - liceo classico e scientifico: 1/10 (110 e lode) e 1/3 (dal 106 in sù)
                          - liceo delle scienze umane, europeo e linguistico, liceo artistico e tecnologico: 1/18 (110 e lode) e 1/10 (dal 106 in sù)
                          - maturità  tecnica: 1/20 (110 e lode) e 1/5 (dal 106 in sù)
                          - maturità  professionale: 1/50 (110 e lode) e 1/15 (dal 106 in sù)

                          Le scuole con il latino (o latino e greco) dominano nettamente.
                          Fra l'altro, rapporto Almalaurea 2018: laureati dal classico media 105 (totale), laureati dallo scientifico media 103 (totale), laureati dal tecnico media 99,7 (sempre totale). Se invece estraiamo solo i corsi scientifici, classico e scientifico hanno media identica 102,1 (probabilmente approssimata, ma lo scarto è inferiore al decimo).

                          Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
                          E qui vengono i nodi al pettine. Permettimi, linguaggio C non ti impone rigore e attitudine al ragionamento logico (se fatto bene)? Devi imparare una sintassi, costruire strutture, sottoporre le tue sinapsi a operazioni di codifica/decodifica tipiche di quando ti appresti ad imparare un qualsiasi linguaggio (inglese , tedesco, R, Python, etc.) con la grossa differenza che il primo (linguaggio C) ti permette di comprendere meglio il mondo attuale e di aumentare le tue speranze di trovare lavoro contribuendo produttivamente alla società  attuale (lo stesso dicasi per storia, biologia, chimica, fisica, statistica); il secondo, cioè il latino, no.
                          A quanti che lavorano serve il linguaggio C? Saranno più di quelli a cui serve il latino, ma non così tanti di più.
                          Allora se proprio vogliamo parlare di utilità  sarebbe meglio spiegare un po' di diritto pratico, così da capire quando ti iscrivi su un social o firmi qualcosa in banca almeno la metà  di quel che stai sottoscrivendo.
                          Ma, come ripeto, la scuola deve insegnare a ragionare. Attraverso quali materie, sinceramente, mi è abbastanza indifferente.
                          Con in più una nota: latino e greco NON sono solo traduzione, sono anche letteratura, cultura e filosofia di popoli lontani da noi ma che ci hanno influenzato e ci influenzano ancora molto.

                          Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
                          É uno spreco di tempo e lusso per pochi. Uno può anche leggere Lucrezio, in italiano o latino, come hobby durante l‘estate piuttosto che togliere spazio a biologia,storia,chimica, diritto,fisica,statistica, matematica etc....I classicisti moderni, specie quelli che non occupano le scrivanie di scuole medie e superiori, sanno bene queste cose e sanno bene che la scuola dovrebbe dare primariamente strumenti per conoscere il mondo attuale formando gente sapiente, capace e produttiva e non inutilmente erudita.
                          Io sono un classicista moderno. Liceo classico, laurea in giurisprudenza, lavoro in ambito universitario, specializzioni e corsi vari... praticamente dalla prima laurea in poi ho sempre bazzicato il mondo accademico, includendo come esami sovrannumerari sia MAT/* che L-FIL-LET/*, sia INF/* che M-FIL/*. Ma di certo non occupo (né mi interessa farlo) la scrivania di una scuola. E ho una madre docente di lettere classiche e un padre ingegnere informatico (entrambi in pensione).
                          E sia io che loro siamo d'accordo con te nel dire che la scuola dovrebbe dare primariamente strumenti per conoscere il mondo attuale... ma io voglio che insegni a ragionare al meglio. Le basi pratiche le trovi dopo. Il liceo (classico, soprattutto) ti insegna (dovrebbe insegnare) disciplina, metodo di studio e approccio critico, che puoi applicare ovunque.

                          Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
                          Il tempo, essendo risorsa limitata per eccellenza, potrebbe e dovrebbe essere gestito diversamente. Preferisco che mio figlio studi basic o mathlab 3 ore la settimana + storia contemporanea 3 ore in più la settimana anziché impiegare 6 ore nello studio del latino o del greco o dei promessi sposi, per n ore, dal terzo al quinto anno di superiori.
                          E' quello che di solito si è sempre detto delle classi lavoratrici. "Voi imparate il mestiere per lavorare, le altre cose sono oziose, inutili... Perché perder tempo?"
                          Primo perché la vita non va solamente vissuta. Sarebbe anche una ricerca del bello e del dilettevole, anche se inutile.
                          Che poi sia utile o meno appare comunque opinabile.
                          D'altro canto questa è una deriva che ho notato spesso anche in questo forum. Moltissime richieste sulle abbreviazioni di percorso e molte meno sulla validità  dell'insegnamento vero e proprio. Cosa che secondo me è un po' triste (tanto è che NON ho mai richiesto e mai richiederò abbreviazioni di carriera, che fra l'altro spesso sono abbastanza insensate vista la notevole differenza fra programmi. Un mio ING-INF/05 può essere completamente diverso da un altro, uguale per crediti e livello. E poi se sono conoscenze che ho già  - il riconoscimento si basa su questo no?- allora sarà  molto facile superare di nuovo l'esame).

                          Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
                          Opinabile.
                          Esistono delle liste, dei ranking, soprattutto nel mondo anglosassone... dove Eton non è considerata come il college del Sussex Orientale e vanta studenti di livello superiore (basandosi sulle ammissioni e sui voti finali)... E se le guardi, è più facile trovare latino e greco in quelle nella parte alta della graduatoria che in quelle della parte bassa.
                          O per non essere troppo europeistici, alla Townsend Harris High School (forse la scuola più prestigiosa di New York e quella che vanta le performance più elevate) ha due anni obbligatori di greco e latino + 3 come corsi facoltativi. E siamo in un paese molto più lontano dalla cultura classica del nostro.

                          Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
                          Sorvolando sulla premessa titilliamoci ancora col Manzoni che arriveremo su Marte Sulle percentuali dei laureati in materie scientifiche, e non, che proverrebbero dal classico, anche qui, essere a conoscenza dell‘amico/a o conoscente che ha avuto una brillante carriera è un‘informazione che non fa statistica e mi pare quantomeno azzardato mettere in correlazione i due fattori (# classico; # laureati) con cotanta sicurezza, specie se parliamo di un proseguio in percorsi universitari STEM. É un po‘ come dire che Bill gates e Steve Jobs ce l‘hanno fatta pur avendo soltanto un diploma; che c‘azzecca? Loro rientrano in quella quota infinitesimale di gente che ce l‘avrebbe fatta comunque anche senza laurea..MA non fanno statistica.
                          No, guardo le statistiche (vedi risposta alla tua prima questione); e credo che possa accedervi anche tu (io ho l'account universitario e forse vedo qualcosa in più, ma dubito ci sia molta differenza

                          Originariamente inviato da Drago Visualizza il messaggio
                          In ultimo, topologia in R è praticamente “classico”
                          Lol
                          Ammetto di conoscere molto poco di topologia nell'insieme dei numeri reali.
                          Ma quando mi spiegherai come la topologia di ℝ può farmi riflettere sull'etica o sull'epistemologia al livello del "De Rerum Natura", del "Carmide" o del "Compendium theologiae", ne sarò felice.
                          Perché, mi ripeto, latino e greco NON solo solo traduzione ma anche comprensione, interpretazione e ragionamento su quanto letto, sulla cultura e sulla tradizione.

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                          • #43
                            Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
                            Come fonte ci sono i dati MIUR. E io considero esperimenti quelli che ti ho citato, tipo il classico europeo o tipo lo scientifico tecnologico.
                            Controlla i dati sugli iscritti e laureati per indirizzo d'accesso e vedrai che il rapporto è più alto al classico, così come i voti.

                            QUOTE=andreav42;16997]

                            Vedendo gli ultimi dati aggregati disponibili al Politecnico di Milano (scuola prettamente scientifica, dove latino e greco non esistono proprio. L'ho scelta apposta per rendere la vita più difficile agli umanisti) i laureati da 110 e lode e superiori a 106/110 sono rispettivamente:
                            - liceo classico e scientifico: 1/10 (110 e lode) e 1/3 (dal 106 in sù)
                            - liceo delle scienze umane, europeo e linguistico, liceo artistico e tecnologico: 1/18 (110 e lode) e 1/10 (dal 106 in sù)
                            - maturità  tecnica: 1/20 (110 e lode) e 1/5 (dal 106 in sù)
                            - maturità  professionale: 1/50 (110 e lode) e 1/15 (dal 106 in sù)
                            Prendendo per buone tali cifre, il fatto che dal classico 1/10 degli studenti abbia abbia conseguito la laurea con 110 (non importa sapere se al Polimi o altri atenei scientifici) nulla dice, e dico nulla, sulle sorti della "massa" dei liceali. In altri termini, stai considerando la distribuzione sulle code di destra: quella parte di classicisti che eccelle anche al Polimi, trascurando la grande massa. Dovremmo interrogarci sul grosso e non sulle porzioni "piccole". Trarre conclusioni sulla popolazione cercando di estrarre informazioni dalle code generalizzandole sul fenomeno è un grosso errore metodologico. Dopodiché il classico/scientifico poteva essere una scelta sensata forse fino agli anni 80/90. Oggi chi ha avuto grandi carriere uscendo dal classico è in parlamento.

                            [/QUOTE]

                            Le scuole con il latino (o latino e greco) dominano nettamente.
                            Fra l'altro, rapporto Almalaurea 2018: laureati dal classico media 105 (totale), laureati dallo scientifico media 103 (totale), laureati dal tecnico media 99,7 (sempre totale). Se invece estraiamo solo i corsi scientifici, classico e scientifico hanno media identica 102,1 (probabilmente approssimata, ma lo scarto è inferiore al decimo).


                            Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio

                            A quanti che lavorano serve il linguaggio C? Saranno più di quelli a cui serve il latino, ma non così tanti di più.
                            Allora se proprio vogliamo parlare di utilità  sarebbe meglio spiegare un po' di diritto pratico, così da capire quando ti iscrivi su un social o firmi qualcosa in banca almeno la metà  di quel che stai sottoscrivendo.
                            Ma, come ripeto, la scuola deve insegnare a ragionare. Attraverso quali materie, sinceramente, mi è abbastanza indifferente.
                            Con in più una nota: latino e greco NON sono solo traduzione, sono anche letteratura, cultura e filosofia di popoli lontani da noi ma che ci hanno influenzato e ci influenzano ancora molto.
                            Il linguaggio C è una metafora (non del tutto). Certamente serve assai di più del latino e del greco così come serve assai più del latino e del greco sapere
                            il linguaggio del diritto, della biologia, della genetica, della natura, della filosofia, della logica, della matematica, del calcolo combinatorio, della storia. E ti assicuro che insegnano a ragionare eccome.

                            Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio

                            Io sono un classicista moderno. Liceo classico, laurea in giurisprudenza, lavoro in ambito universitario, specializzioni e corsi vari... praticamente dalla prima laurea in poi ho sempre bazzicato il mondo accademico, includendo come esami sovrannumerari sia MAT/* che L-FIL-LET/*, sia INF/* che M-FIL/*. Ma di certo non occupo (né mi interessa farlo) la scrivania di una scuola. E ho una madre docente di lettere classiche e un padre ingegnere informatico (entrambi in pensione).
                            E sia io che loro siamo d'accordo con te nel dire che la scuola dovrebbe dare primariamente strumenti per conoscere il mondo attuale... ma io voglio che insegni a ragionare al meglio. Le basi pratiche le trovi dopo. Il liceo (classico, soprattutto) ti insegna (dovrebbe insegnare) disciplina, metodo di studio e approccio critico, che puoi applicare ovunque.
                            L'approccio critico lo sviluppi anche confrontando le politiche economiche dei vari paesi, analizzando n business Plan , n strategie di marketing, come si è arrivati al fascismo, distinguere una filosofia da una setta e dalle religioni, sapendo il perché montando la panna oltre un certo limite diventa burro o chiedendosi il perché la somma dei numeri naturali sia uguale -1/12.

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                            Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio

                            E' quello che di solito si è sempre detto delle classi lavoratrici. "Voi imparate il mestiere per lavorare, le altre cose sono oziose, inutili... Perché perder tempo?"
                            Primo perché la vita non va solamente vissuta. Sarebbe anche una ricerca del bello e del dilettevole, anche se inutile.
                            Che poi sia utile o meno appare comunque opinabile.
                            D'altro canto questa è una deriva che ho notato spesso anche in questo forum. Moltissime richieste sulle abbreviazioni di percorso e molte meno sulla validità  dell'insegnamento vero e proprio. Cosa che secondo me è un po' triste (tanto è che NON ho mai richiesto e mai richiederò abbreviazioni di carriera, che fra l'altro spesso sono abbastanza insensate vista la notevole differenza fra programmi. Un mio ING-INF/05 può essere completamente diverso da un altro, uguale per crediti e livello. E poi se sono conoscenze che ho già  - il riconoscimento si basa su questo no?- allora sarà  molto facile superare di nuovo l'esame).
                            Sulla ricerca del bello e del dilettevole, anche se inutile, mi trovo d'accordo. E penso che ognuno di noi possa trovare il tempo e le risorse per tale scopo. Infatti nessuno ti vieta di dedicarti al giardinaggio o ai classici o all'algebra superiore. Io stesso suono uno strumento musicale, anche piuttosto male per gli standard "giusti" ufficiali e riconosciuti di un conservatorio..eppure mi piace suonare e sono indulgente con me stesso accettando i miei standard. Per qualcuno può essere bello e dilettevole farsi le **** sull'ontologia di Severino, altri sulla storia dell'alpinismo e altri ancora sulla fotografia o su Alan Turing o approfondendo la genetica. Sono molto d'accordo su questo. Soltanto, questo ragionamento del tutto personale non può essere generalizzato ed esteso ad un dovere/responsabilità  che ha uno stato nei confronti dei cittadini che andrebbero istruiti mediamente bene, quel tanto di bene, tale da contribuire alla minimizzazione delle disparità  sociali e a dare un contributo importante per un futuro in crescita. In sintesi: a me piace il pianoforte, riconosco un grande valore alla musica e al pianoforte, ma mai mi sognerei di occupare tot. ore di lezione in una scuola media o superiore togliendo spazio ad insegnamenti essenziali per la maggior parte della totalità  degli individui del domani.


                            Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio

                            Esistono delle liste, dei ranking, soprattutto nel mondo anglosassone... dove Eton non è considerata come il college del Sussex Orientale e vanta studenti di livello superiore (basandosi sulle ammissioni e sui voti finali)... E se le guardi, è più facile trovare latino e greco in quelle nella parte alta della graduatoria che in quelle della parte bassa.
                            O per non essere troppo europeistici, alla Townsend Harris High School (forse la scuola più prestigiosa di New York e quella che vanta le performance più elevate) ha due anni obbligatori di greco e latino + 3 come corsi facoltativi. E siamo in un paese molto più lontano dalla cultura classica del nostro.
                            A me pervengono altre voci. Ma transeat.


                            Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio

                            No, guardo le statistiche (vedi risposta alla tua prima questione); e credo che possa accedervi anche tu (io ho l'account universitario e forse vedo qualcosa in più, ma dubito ci sia molta differenza



                            Ammetto di conoscere molto poco di topologia nell'insieme dei numeri reali.
                            Ma quando mi spiegherai come la topologia di ℝ può farmi riflettere sull'etica o sull'epistemologia al livello del "De Rerum Natura", del "Carmide" o del "Compendium theologiae", ne sarò felice.
                            Perché, mi ripeto, latino e greco NON solo solo traduzione ma anche comprensione, interpretazione e ragionamento su quanto letto, sulla cultura e sulla tradizione.

                            Nel tempo libero, come già  detto sopra, ci si può dedicare con diletto e bellezza alla contemplazione dei classici latini, matematici, filosofici e della cucina italiana ai tempi del medioevo (un documentario di Barbero me ne fece incuriosire non poco). Sulla topologia in R dovresti chiedere ad un matematico come l'ottimo Odifreddi, classicista nel tempo libero; ma sul concetto di distribuzione, di valor medio e di massa della distribuzione beh qualcosa ho detto e questi strumenti potrebbero essere serviti affinche, nell'ambito di una statistica, tu ponga maggiore attenzione sulla gran parte della popolazione distribuita al centro o, per lo meno, a [mu-3sigma ; mu+ 3sigma ] , cioè coprendo il ~ 99.73% degli individui, e non sulle eccezioni distribuite sulle code
                            (di studenti con grande rendimento, voti alti e ottime prospettive di carriera universitaria/lavorativa, in quel caso). E comunque rimango dell'idea che, oggi, lo studio dei classici sia soltanto un lusso che toglie spazio ad altri insegnamenti fondamentali e di cui la scuola dovrebbe farne a meno.
                            Ultima modifica di Drago; 06-09-2020, 22:45.

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                            • #44
                              Direi che abbiamo deragliato abbastanza.

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                              • #45
                                Rimettiamo il treno sui binari. C‘è qualcuno che ha una qualche esperienza in HR che possa dare una qualche informazione/testimonianza in più su come vengano percepiti i master (in data science e non) dalle aziende ? A proposito, che ne pensate di questo http://www.masterindustry40.it/il-percorso-didattico/ ?
                                Ultima modifica di Drago; 07-09-2020, 12:01.

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