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Scelta magistrale post L-36

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  • Scelta magistrale post L-36

    Buongiorno a tutti,
    sono un ragazzo di 27 anni e sto per iniziare il terzo anno di scienze politiche e delle relazioni internazionali L-36 (Unisalento). Dopo varie vicissitudini personali, a 25 anni ho deciso di riprendere gli studi e ho scelto questa laurea. Ora, al terzo anno e con più consapevolezza, ho seri dubbi nel continuare nello stesso ambito con una laurea magistrale LM-62 in studi geopolitici e internazionali a causa dei pochi possibili sbocchi lavorativi.
    Nella testa in realtà mi è sempre frullata l’idea dell’insegnamento di storia e filosofia (magari la ricerca accademica, ma quasi impossibile), quindi ho pensato di recuperare quest’anno i CFU necessari (24) per poter accedere alla magistrale in scienze filosofiche LM-78.
    Tuttavia ho molti dubbi anche qui: vale la pena creare un percorso per la classe di concorso A-19 (non ho abbastanza CFU per A-18) senza aver conseguito una laurea in filosofia L-5 e avere quindi una preparazione “monca”? Soprattutto, com’è la situazione in questa classe di concorso?
    E come vedete la LM-62 dell’Unisalento? Mi sembra quasi una ripetizione della L-36, in più non darebbe molte possibilità lavorative nel privato oltre a qualche concorso pubblico in più.
    Infine, lascio la porta aperta anche per la LM-Data dell’Unisalento, potrebbe essere interessante ma prima devo verificare se ho i CFU necessari (e se statistica mi piace).
    Vi chiedo quindi qualsiasi opinione, chiarimento, esperienza su questi miei dubbi. Grazie

  • #2
    Dato che citi la LM-Data di Unisalento, ti chiedo se tu abbia valutato anche la LM-91 di Unifg: non è un corso “puro” di data science ma è multidisciplinare incentrato su discipline informatiche e sociali

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    • #3
      Grazie della risposta. No, non vorrei spostarmi e se dovessi farlo lo farei per altre mete.
      Comunque com’è la situazione lavorativa con una LM di quel tipo?

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      • #4
        I dati di Almalaurea non sembrano malvagi. Comunque, la LM-91 in questione è interateneo Unifg/Iul e gli insegnamenti sono erogati online. Gli esami si possono sostenere a Foggia o nei poli didattici di Iul, la discussione della tesi è in presenza a Foggia.

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        • #5
          Grazie mille.
          Comunque invoco il famoso “dottore”, ho visto che è molto ferrato su questi argomenti, soprattutto per quanto riguarda i concorsi pubblici.
          In più: dovessi optare per una LM in ambito economico senza però avere alcuna base di matematica e affini (tranne un esame di economia politica, ma molto teorico e per nulla quantitativo, e statistica), quale potrei puntare? È importante che non abbia requisiti molto stringenti per l’accesso, che sia per nulla o quasi quantitativa e che magari possa essere orientata alla sostenibilità ambientale e sociale

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          • #6
            Ciao,

            tutte le magistrali suggerite, proposte o anche semplicemente percepite come «naturali prosecuzioni» (cit.) sono generalmente fotocopie sbiadite o rimpicciolite della laurea. Non è una peculiarità dell'Università del Salento, ma un elemento intrinseco del sistema per come è strutturato. Se non vuoi una laurea magistrale fotocopia:
            • o ti iscrivi a un corso di laurea magistrale di una classe che nel tuo ateneo non è suggerita come in continuità. In questo caso, se ti fossilizzi sul tuo ateneo potresti avere molti crediti da recuperare, mentre in altri atenei potresti avere l'accesso senza obblighi formativi aggiuntivi. Pensiamo ad esempio a corsi delle classi LM-56 e LM-77, di cui spesso parliamo sul forum: in alcuni atenei (Unimore, Pegaso, Mercatorum, eCampus, Sapienza, Roma Tre, Salerno, Bologna, Marconi etc.) è possibile, o è stato possibile per anni, accedervi senza obblighi formativi aggiuntivi, o con debiti molto contenuti (max 30 crediti), con le stesse lauree che in altri atenei (Federico II, Parthenope, Vanvitelli, Firenze, Tor Vergata) richiedono di dover recuperare dai 60 ai 90 crediti o che addirittura precludono completamente l'accesso. Alla Bocconi addirittura per anni è stato possibile accedere a tutti i corsi di laurea magistrale con qualsiasi laurea (fermo restando che per i laureati in altri atenei occorreva un nulla osta motivazionale del direttore di ciascun corso);
            • oppure ti iscrivi a uno di quei corsi di laurea magistrale che sono per loro natura trasversali perché afferiscono a classi che non trovano corrispondenze 'condivise' nel primo ciclo (i.e. LM-data).
            In ogni caso gli atenei più lungimiranti consentono sempre l'accesso senza obblighi formativi aggiuntivi ai laureati di almeno 3-4 classi per ogni corso di laurea magistrale, spesso al fine di attrarre laureati di altri atenei.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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            • #7
              Ciao! Grazie mille della risposta.
              Ho trovato su Unimore un corso interessante interclasse LM-77/LM-63: Economia e diritto per la sostenibilità delle organizzazioni. Sai dirmi qualcosa su questo, soprattutto a livello lavorativo? Se ho ben capito potrei accedere già con la L-36 ma con un test su discipline che non ho mai studiato (segnalano però i libri su cui studiarle).
              E poi volevo chiederti opinioni e qualche “dato” su quella che sarebbe la mia prima scelta, cioè LM-78 (due esami da dare quest’anno per poter accedere) e proseguire con l’insegnamento in classe A-19. Infine informazioni sui concorsi pubblici: basta la L-36 per concorsi da funzionario in enti locali o ministeri? Non serve la laurea magistrale? Nel caso, la LM-78 può darmi accesso a qualche concorso di questo tipo?

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              • #8
                Originariamente inviato da Roger Visualizza il messaggio
                Ho trovato su Unimore un corso interessante interclasse LM-77/LM-63: Economia e diritto per la sostenibilità delle organizzazioni. Sai dirmi qualcosa su questo, soprattutto a livello lavorativo?
                Sarebbe il restyling di Economia e diritto per le imprese e le pubbliche amministrazioni (EDIPA), un corso che abbiamo consigliato spesso nel forum, specie a laureati in classi deboli e/o in àmbito più squisitamente umanistico, visto che sino a poco tempo fa consigliava l'accesso agevolato a laureati di alcune classi linguistico-letterarie. Ultimamente i criteri di accesso si sono fatti leggermente più restrittivi, ma niente di insormontabile, specie considerando le modalità semplificate del superamento dei debiti.
                Se si sceglie la classe LM-77, il corso è sicuramente un'ottima scelta. Da valutare anche Economia, governo e amministrazione alla UniSa, interclasse LM-56 e LM-77 (in questo caso conviene scegliere la LM-56).
                Ricordo che con le classi LM-56 e LM-77 è possibile accedere al praticantato che consente di sostenere l'esame di Stato per ottenere l'abilitazione alla professione di dottore commercialista.

                E poi volevo chiederti opinioni e qualche “dato” su quella che sarebbe la mia prima scelta, cioè LM-78 (due esami da dare quest’anno per poter accedere) e proseguire con l’insegnamento in classe A-19.
                Classe abbastanza pienotta.

                Infine informazioni sui concorsi pubblici: basta la L-36 per concorsi da funzionario in enti locali o ministeri? Non serve la laurea magistrale?
                Per enti locali, agenzie fiscali, regioni e ministeri la laurea magistrale non serve né da legge né da contratto. Da quando c'è stata la riforma universitaria possiamo scandire 4 periodi:
                • il periodo iniziale (1999-2004), in cui le amministrazioni non erano a conoscenza della riforma e dunque per loro la laurea era una sola. In questo periodo, i laureati del nuovo ordinamento venivano ammessi ai concorsi a parità di condizioni con i laureati del vecchio. Ho personalmente registrato qualche caso di rigetto della domanda quando il candidato scriveva (all'epoca le domande si redigevano quasi esclusivamente a mano) «laurea triennale» (memorabile il caso di un comune che a riscontro dell'istanza di revisione in autotutela scrisse una cosa tipo «l'ordinamento universitario vigente, contenuto nella legge 341/1990, prevede una durata almeno quadriennale per i corsi di laurea e biennale o triennale per i corsi di diploma, dunque il suo è un diploma universitario, anche se comunemente viene detto laurea breve ve o triennale»), ma se scriveva «laurea» e basta non c'erano problemi.
                • un periodo intermedio (2004-2009), in cui, nonostante circolari del Dipartimento della funzione pubblica (PCM) e della Ragioneria generale dello Stato (MEF) risalenti già al 2000, c'è stata una fortissima resistenza amministrazioni ad accettare la laurea. Tale periodo è cessato sotto la spinta della giurisprudenza (perlopiù non in sede amministrativa ma civile, per procedure interne di assegnazione di posizioni organizzative e di progressioni orizzontali, cioè economiche, o di carriera, cioè verticali: la maggiore diffusione di lauree del previgente ordinamento prima e il tasso di prosecuzione degli studi nel secondo ciclo pressoché totalitario per i laureati post reformam, se escludiamo quelli nelle professioni sanitarie infermieristiche, della riabilitazione, tecniche e della prevenzione, hanno prevenuto o abbattuto fortemente il contenzioso esterno) e dei concorsi bandire da grossi enti, in primis l'Agenzia delle entrate (che è stata forse l'unico ente a poter indire procedure selettive di una certa consistenza numerica più volte durante il periodo del blocco delturn over).
                • un terzo periodo (2009-2023) in cui la quasi totalità dei concorsi per laureati ha previsto la sola laurea, salvo qualche singolo e isolato concorso per pochi posti (quasi sempre meno di 10 e spesso uno solo) indetto da qualche minuscola amministrazione. Durante questo periodo si sono riscontrate sacche di resistenza solo nei concorsi per la dirigenza (il cui accesso è comunque limitato a dipendenti di ruolo che abbiano 5 anni di servizio in posizioni funzionali richiedenti laurea).
                • un quarto periodo (dal 2023 a tutt'oggi) in cui alcuni stanno interpretando un'ambigua formulazione lessicale contenuta nei CCNL 2019-2021 (sottoscritti nel 2023 e nel 2024) nel senso che è a discrezione della singola amministrazione stabilire se l'accesso dall'esterno debba avvenire con laurea o con laurea magistrale, ragion per cui anche l'Agenzia delle entrate e l'Inps, che non avevano mai richiesto la laurea magistrale prima, hanno indetto procedure con laurea magistrale, talvolta escogitando profili specifici. Alcuni ministeri hanno addirittura sdoppiato i medesimi profili in uno di base e uno avanzato in funzione del titolo di studio, salvo che quest'ultimo prevedesse comunque l'inquadramento in terza area (e non nella nuova quarta area, delle elevate professionalità, istituita per legge PNRR allo scopo di attrarre tecnici). Si tratta comunque di casi isolati, poiché in linea di massima la laurea continua a costituire il titolo di accesso largamente maggioritario.

                Nel caso, la LM-78 può darmi accesso a qualche concorso di questo tipo?
                Non ricordo di avere mai visto un concorso in cui la LM-78 figurasse tra i titoli ammissibili, comunque ce ne sono alcuni in cui va bene qualsiasi laurea (o qualsiasi laurea magistrale).
                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                • #9
                  Grazie mille.
                  Quindi ricapitolando possiamo dire che anche nei concorsi pubblici sta diventando più “appetibile” una LM-77 rispetto a una LM-62 (o una semplice L-36 per ovvi motivi). La LM-78 solo se sono convinto dell’insegnamento quindi.
                  Tornando al corso della Unimore: guardando il piano di studi, gli esami di economia sono più quantitativi o qualitativi? Come prospettive di lavoro, l’ambito “sostenibilità” può essere una buona scelta (remunerativa e “quantitativa” per numero di opportunità)? Dalle esperienze di qualche conoscente che ha frequentato un corso di laurea/laurea magistrale all’Unimore mi sembra un ottimo ateneo, sbaglio?
                  Infine vorrei quest’anno sostenere un esame di economia aziendale, per avere almeno un minimo di basi

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                  • #10
                    Originariamente inviato da Roger Visualizza il messaggio
                    Ciao! Grazie mille della risposta.
                    Ho trovato su Unimore un corso interessante interclasse LM-77/LM-63: Economia e diritto per la sostenibilità delle organizzazioni. Sai dirmi qualcosa su questo, soprattutto a livello lavorativo? Se ho ben capito potrei accedere già con la L-36 ma con un test su discipline che non ho mai studiato (segnalano però i libri su cui studiarle).
                    E poi volevo chiederti opinioni e qualche “dato” su quella che sarebbe la mia prima scelta, cioè LM-78 (due esami da dare quest’anno per poter accedere) e proseguire con l’insegnamento in classe A-19. Infine informazioni sui concorsi pubblici: basta la L-36 per concorsi da funzionario in enti locali o ministeri? Non serve la laurea magistrale? Nel caso, la LM-78 può darmi accesso a qualche concorso di questo tipo?

                    Da docente che lavora da anni nella scuola, ti dico che probabilmente, se conseguirai una LM-78, insegnerai lettere (previa integrazione del piano di studi) per diversi anni prima di accumulare un punteggio sufficiente per passare a filosofia e storia. Quest’ultima classe di concorso, infatti, è satura all’inverosimile ovunque in Italia.
                    Se riuscissi a orientarti verso una LM-Data o una LM-91, avresti il vantaggio di possedere un titolo utile per la scuola, poiché ti consentirebbe l’accesso all’insegnamento della matematica (sempre previa integrazione del piano di studi), che in genere è abbastanza richiesto. Naturalmente, però, qui entra in gioco la questione del sentirsi adeguato alla materia.
                    Con una LM-56 o una LM-77, invece, avresti buone possibilità in gran parte dei concorsi pubblici, tranne che per la scuola, dove con questi titoli si fatica abbastanza ad entrare.

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                    • #11
                      Originariamente inviato da bach94 Visualizza il messaggio


                      Da docente che lavora da anni nella scuola, ti dico che probabilmente, se conseguirai una LM-78, insegnerai lettere (previa integrazione del piano di studi) per diversi anni prima di accumulare un punteggio sufficiente per passare a filosofia e storia. Quest’ultima classe di concorso, infatti, è satura all’inverosimile ovunque in Italia.
                      Se riuscissi a orientarti verso una LM-Data o una LM-91, avresti il vantaggio di possedere un titolo utile per la scuola, poiché ti consentirebbe l’accesso all’insegnamento della matematica (sempre previa integrazione del piano di studi), che in genere è abbastanza richiesto. Naturalmente, però, qui entra in gioco la questione del sentirsi adeguato alla materia.
                      Con una LM-56 o una LM-77, invece, avresti buone possibilità in gran parte dei concorsi pubblici, tranne che per la scuola, dove con questi titoli si fatica abbastanza ad entrare.


                      Grazie mille della risposta. Quello che più mi preoccupa per la LM-77 è la presenza della matematica, che purtroppo per me è sempre stata un problema, ora ancora più grande visto la mia età. Fossi più giovane non avrei dubbi su filosofia, ma ora devo tornare con i piedi per terra e creare un qualcosa che possa assicurarmi un lavoro.

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                      • #12
                        Originariamente inviato da Roger Visualizza il messaggio
                        Quindi ricapitolando possiamo dire che anche nei concorsi pubblici sta diventando più “appetibile” una LM-77 rispetto a una LM-62 (o una semplice L-36 per ovvi motivi).
                        Purtroppo non ti si può dare una risposta univoca. Una volta sicuramente i concorsi per funzionario (o istruttore direttivo) amministrativo prevedevano indifferentemente la laurea in Giurisprudenza (alla quale erano equipollenti Scienze politiche e Scienze dell'amministrazione), Scienze politiche (alla quale erano equipollenti Sociologia, Scienze dell'amministrazione, Scienze della comunicazione e alcune di àmbito statistico) ed Economia e commercio (alla quale erano equipollenti tutte le lauree inizianti con la parola "Economia" nonché Sociologia e alcune di àmbito statistico). Quelli per funzionario economico-finanziario stessa cosa. Quindi ai soli fini della partecipazione ai concorsi una valeva l'altra.
                        Ho notato poi una tendenza a restringere il campo dei profili economico-finanziari-contabili/statistici alle sole lauree economiche (o economico-statistiche) e quella dei profili amministrativi/giuridici/legislativi alle sole lauree giuridiche. In tutto questo la L-36 e la L-16 facevano da jolly poiché solitamente almeno una delle due (ma se c'è Scienze politiche l'equipollenza ad essa di Scienze dell'amministrazione è generalmente riconosciuta anche con il nuovo ordinamento) dava accesso sia ai profili di un gruppo sia a quelli dell'altro.
                        Poi c'è stato un generale accorpamento, specie in regioni ed enti locali, dei profili amministrativo ed economico nell'unico profilo amministrativo-contabile, recepito dai profili esemplificativi dell'ultimo CCNL, dunque siamo tornati a una vale l'altra, mentre di contro una maggiore differenziazione nelle funzioni centrali, in cui invece avevo sempre registrato maggiore elasticità. In linea di massima ti posso dire che nei concorsi con molti posti, in cui si ha l'esigenza di buttare dentro molte persone e dunque allargare la partecipazione, si tendeva prima come oggi a essere più larghi, ma questo in particolare per i profili giuridico-amministrativi, in cui non è stato raro vedere concorsi aperti a tutte le lauree sociali, tutte le lauree umanistico-sociali e finanche tutte le lauree tout court. I profili economico-finanziari sono considerati più tecnici e dunque è raro che si comportino in questo modo, fermo restando che non è raro che una risorsa reclutata come amministrativo venga sovente effettivamente impiegata come contabile, con o senza cambio profilo (è capitato a me).
                        Diciamo che per massimizzare le possibilità conviene differenziare tra primo e secondo ciclo: se nel primo ciclo hai L-36 e nel secondo opti per LM-62 o LM-63 non fai che sostanzialmente replicare le stesse possibilità, mentre con una LM-77 o una LM-56 ti apri la possibilità di concorrere (per il principio dell'assorbenza del titolo superiore) laddove sono richieste la L-18 e la L-33 (che viaggiano quasi sempre in coppia).

                        La LM-78 solo se sono convinto dell’insegnamento quindi.
                        E tenendo presente che le classi di insegnamento secondario A-18 e A-19 sono sature o quasi: se vuoi accedere all'insegnamento le porte principali sono o il sostegno (per quanto mi riguarda, che Dio ce ne scampi) o le discipline letterarie (per le quali ti consiglio di valutare anche LM-1 e LM-65).

                        Tornando al corso della Unimore: guardando il piano di studi, gli esami di economia sono più quantitativi o qualitativi?
                        Non lo so, ma considera che le prime persone che hanno conseguito EDIPA che io abbia conosciuto erano laureate in Lettere, Lingue e Scienze della comunicazione e a loro dire non avevano riscontrato alcun problema.

                        Come prospettive di lavoro, l’ambito “sostenibilità” può essere una buona scelta (remunerativa e “quantitativa” per numero di opportunità)?
                        A me fa abbastanza cacare, ma, considerati i tempi e il marxismo culturale che malauguratamente li caratterizza penso che sia secondo solo a quell'altra capzata cosmica del diversity & inclusion. Prima o poi l'umanità tornerà alla normalità se non vuole estinguersi, ma nel frattempo…

                        Dalle esperienze di qualche conoscente che ha frequentato un corso di laurea/laurea magistrale all’Unimore mi sembra un ottimo ateneo, sbaglio?
                        Recentemente un sito di clic baiting titolava «Questa è la peggiore università d'Italia» sulla base di un ranking che la collocava ultima per risvolti occupazionali, non ricordo se sulla base della retribuzione a 5 anni dal conseguimento del titolo o sul numero di occupati nello stesso tempo. Ma secondo te, seriamente, l'università ha un ruolo in questo? Se l'anno prossimo nella stessa classifica si posizionasse seconda (perché il primo posto è sempre saldamente della stessa, ma lì c'è una ragione, e cioè i 60mila euro come minimo che ti fanno pagare per darti il pezzo di carta ) la cosa non mi meraviglierebbe minimamente.
                        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                        • #13
                          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                          Purtroppo non ti si può dare una risposta univoca. Una volta sicuramente i concorsi per funzionario (o istruttore direttivo) amministrativo prevedevano indifferentemente la laurea in Giurisprudenza (alla quale erano equipollenti Scienze politiche e Scienze dell'amministrazione), Scienze politiche (alla quale erano equipollenti Sociologia, Scienze dell'amministrazione, Scienze della comunicazione e alcune di àmbito statistico) ed Economia e commercio (alla quale erano equipollenti tutte le lauree inizianti con la parola "Economia" nonché Sociologia e alcune di àmbito statistico). Quelli per funzionario economico-finanziario stessa cosa. Quindi ai soli fini della partecipazione ai concorsi una valeva l'altra.
                          Ho notato poi una tendenza a restringere il campo dei profili economico-finanziari-contabili/statistici alle sole lauree economiche (o economico-statistiche) e quella dei profili amministrativi/giuridici/legislativi alle sole lauree giuridiche. In tutto questo la L-36 e la L-16 facevano da jolly poiché solitamente almeno una delle due (ma se c'è Scienze politiche l'equipollenza ad essa di Scienze dell'amministrazione è generalmente riconosciuta anche con il nuovo ordinamento) dava accesso sia ai profili di un gruppo sia a quelli dell'altro.
                          Poi c'è stato un generale accorpamento, specie in regioni ed enti locali, dei profili amministrativo ed economico nell'unico profilo amministrativo-contabile, recepito dai profili esemplificativi dell'ultimo CCNL, dunque siamo tornati a una vale l'altra, mentre di contro una maggiore differenziazione nelle funzioni centrali, in cui invece avevo sempre registrato maggiore elasticità. In linea di massima ti posso dire che nei concorsi con molti posti, in cui si ha l'esigenza di buttare dentro molte persone e dunque allargare la partecipazione, si tendeva prima come oggi a essere più larghi, ma questo in particolare per i profili giuridico-amministrativi, in cui non è stato raro vedere concorsi aperti a tutte le lauree sociali, tutte le lauree umanistico-sociali e finanche tutte le lauree tout court. I profili economico-finanziari sono considerati più tecnici e dunque è raro che si comportino in questo modo, fermo restando che non è raro che una risorsa reclutata come amministrativo venga sovente effettivamente impiegata come contabile, con o senza cambio profilo (è capitato a me).
                          Diciamo che per massimizzare le possibilità conviene differenziare tra primo e secondo ciclo: se nel primo ciclo hai L-36 e nel secondo opti per LM-62 o LM-63 non fai che sostanzialmente replicare le stesse possibilità, mentre con una LM-77 o una LM-56 ti apri la possibilità di concorrere (per il principio dell'assorbenza del titolo superiore) laddove sono richieste la L-18 e la L-33 (che viaggiano quasi sempre in coppia).


                          E tenendo presente che le classi di insegnamento secondario A-18 e A-19 sono sature o quasi: se vuoi accedere all'insegnamento le porte principali sono o il sostegno (per quanto mi riguarda, che Dio ce ne scampi) o le discipline letterarie (per le quali ti consiglio di valutare anche LM-1 e LM-65).


                          Non lo so, ma considera che le prime persone che hanno conseguito EDIPA che io abbia conosciuto erano laureate in Lettere, Lingue e Scienze della comunicazione e a loro dire non avevano riscontrato alcun problema.


                          A me fa abbastanza cacare, ma, considerati i tempi e il marxismo culturale che malauguratamente li caratterizza penso che sia secondo solo a quell'altra capzata cosmica del diversity & inclusion. Prima o poi l'umanità tornerà alla normalità se non vuole estinguersi, ma nel frattempo…


                          Recentemente un sito di clic baiting titolava «Questa è la peggiore università d'Italia» sulla base di un ranking che la collocava ultima per risvolti occupazionali, non ricordo se sulla base della retribuzione a 5 anni dal conseguimento del titolo o sul numero di occupati nello stesso tempo. Ma secondo te, seriamente, l'università ha un ruolo in questo? Se l'anno prossimo nella stessa classifica si posizionasse seconda (perché il primo posto è sempre saldamente della stessa, ma lì c'è una ragione, e cioè i 60mila euro come minimo che ti fanno pagare per darti il pezzo di carta ) la cosa non mi meraviglierebbe minimamente.

                          Grazie mille. Insomma o il dottorato (non so se dire “magari” o “dio ce ne scampi”) o mi tocca sopportare un po’ di matematica per poter avere un minimo di possibilità di lavorare ahaha
                          Ma invece qualche master di primo livello (sempre su temi HSE/sostenibilità)? Avete qualcosa da consigliate?

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                          • #14
                            Originariamente inviato da Roger Visualizza il messaggio
                            Ma invece qualche master di primo livello (sempre su temi HSE/sostenibilità)? Avete qualcosa da consigliate?
                            Il master ha senso se prevede uno stage che offra concrete opportunità lavorative e non costi un rene.
                            Se invece non offre sbocchi lavorativi concreti, può essere utile solo per accumulare titoli qualora contenga crediti riciclabili in un corso di laurea magistrale in modo da poter conseguire quest'ultimo nella metà del tempo. Ma se lo scopo è solo questo deve costare quanto o meno di un corso di laurea magistrale, altrimenti non ne vale la pena.
                            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                            • #15
                              Grazie a tutti delle risposte, scusa il ritardo.
                              Riapro la discussione spostando il focus. Ho visto alcune lauree (LM-77 o anche addirittura LM-16) a cui potrei accedere con la L-36. Ad esempio ho visto la LM-77 della UniTo “Finanza aziendali e mercati finanziari”. Avete delle opinioni, esperienze, consigli su questo corso? Mi interesserebbe anche nell’ottica di poter affrontare un concorso della Banca d’Italia o altre autorità indipendenti.

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