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la laurea magistrale più opportuna per il mercato del lavoro dopo L36

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  • la laurea magistrale più opportuna per il mercato del lavoro dopo L36

    Salve a tutti. Mi ripresento: sono Gabriele e frequento il corso di Scienze Politiche (L36) all’UniBa. Pur essendo relativamente lontano dal termine naturale del corso, sono già colto dal naturale turbamento a cui conduce l’incertezza in ambito lavorativo: apprendo da alcune conversazioni precedenti l’apparente (quanto assoluta, a dire di molti) inutilità, nel mercato del lavoro, di qualunque corso di laurea magistrale che sia propaggine di L36. Conscio quindi della spiccata utilità di corsi di questo tipo nell’ambito dei concorsi pubblici, vi rivelo comunque, di bramare un impiego nel privato italiano che si riferisca alle mie competenze (chiaramente, future ed eventuali). Apprendo quindi il valore pressoché assoluto dei corsi tenuti dalla LUISS nell’ambito public affairs e lobbying, ma riconosco di non poter sostenere il peso economico di un corso di laurea magistrale nell’ateneo privato romano; il reale sogno, quindi, sarebbe accedere alla Scuola Superiore Sant’Anna, il cui titolo mi pare piuttosto rilevante nel settore stesso. Posta quindi la difficoltà di questi due percorsi, mi rivolgo a voi: è meglio il corso in International Relations di Bologna, evidentemente preso a sé insufficiente, ma più versatile (i miei interessi culturali si rivolgono soprattutto verso i security studies, e mi piacerebbe davvero lavorare nel settore, questo esclusivamente pubblico ed evidentemente difficile da perseguire come obiettivo), o il Politica, amministrazione e organizzazione, nella stessa UniBo, col curriculum Public Affairs? Avrete capito che è mia premura trovare un compromesso tra la stabilità lavorativa (da intendersi come discreta certezza di ottenere un impiego correlato alle mie competenze) e i miei interessi, che posso certamente accantonare (il settore security è limitato all’ambito pubblico, mi affascina molto, a titolo informativo, l’idea di un corso post-laurea al Centro alti studi per la difesa: ritenete che questo sia un sogno da accantonare del tutto?). Suggerite altre destinazioni? Mi riferisco ad UniBo in quanto ha il brand, tra le pubbliche, più forte; ho preso visione anche dei piani di studio di altri corsi, in particolare l’APP della Statale di Milano e RI alla Sapienza: sono forse queste scelte migliori? In conclusione, ritenete forse sia meglio interessarmi ai soli concorsi pubblici, se i miei interessi non coprono anche discipline economiche e quindi magistrali di questa fattura.

  • #2
    Piccola aggiunta :) ritenete che un master di II livello alla LUISS possa rendere il mio profilo appetibile nel mercato, dopo qualunque corso di laurea magistrale?

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    • #3

      Ciao,

      salvo poche eccezioni, peraltro invero non di rado illegittime, il titolo utile per l'accesso alla carriera direttiva della PA è la laurea, non la laurea magistrale. Sicché la «spiccata utilità di corsi di questo tipo nell'ambito dei concorsi pubblici» è falsa; anzi, risulta certamente più utile una L-36 rispetto a una LM-52, che non è prevista praticamente mai, e ancora meglio sarebbe una L-16.

      La Luiss Guido Carli non è un ateneo privato, ma pubblico non statale. Il quale rispetta pienamente il d.lgs. 68/2012 e, pertanto, non fa pagare neanche un centesimo di tasse e contributi ai borsisti (i 16 euro di imposta di bollo vanno allo Stato, non all'università).

      Quanto alla Sant'Anna, vorrei capire di quale titolo parli, dato che la Sant'Anna come titoli propri rilascia solo master di primo e secondo livello, nessuno dei quali mi pare nemmeno prossimo all'àmbito di tuo interesse, e dottorati di ricerca (o meglio perfezionamenti equiparati ai dottorati ai sensi dell'art. 2, c. 3, della legge 41/1987; sebbene dopo la riforma sull'autonomia possano rilasciare teoricamente tutti i titoli universitari esistenti e dunque anche i dottorati di ricerca). Altrimenti con il corso di laurea si è contemporaneamente iscritti all'Università di Pisa oppure, da qualche anno, all'Università degli studi di Trento o all'Università degli studi di Firenze, optando obbligatoriamente per uno dei corsi convenzionati e collegati alla classe concorsuale della Sant'Anna medesima; al termine del ciclo, l'università, presso cui bisogna sostenere gli esami (per Trento non credo che sia necessario arrivare sin là, almeno mi auguro che non sia così), rilascia la laurea o la laurea magistrale, mentre la Sant'Anna rilascia rispettivamente il diploma di secondo livello, che non serve a niente, e il diploma di licenza, che da qualche anno è equiparato al master di secondo livello.
      Da qualche anno la Sant'Anna offre anche alcuni corsi di laurea magistrale, che sono tutti interuniversitari (con Pisa e Trento); forse ti riferisci a uno di quelli? Non mi risulta che siano particolarmente prestigiosi: se la Normale è tanto famosa da fagocitare la fama stessa dell'Università di Pisa, i cui studenti brillano di luce riflessa e ne beneficiano indirettamente e immeritatamente, la Sant'Anna è nota in àmbito scientifico-accademico, non in àmbito professionale.
      Viepiù, la Sant'Anna è una delle istituzioni accademiche più woke che esistano. Basti consultare il suo sito web istituzionale, a cominciare dalla home page: il tutto sembra redatto direttamente dallo spin doctor di Elena Ethel Schlein.

      è meglio il corso in International Relations di Bologna
      Ma per l'amor di Dio.

      i miei interessi culturali si rivolgono soprattutto verso i security studies
      Allora c'è questa.

      il settore security è limitato all’ambito pubblico, mi affascina molto, a titolo informativo, l’idea di un corso post-laurea al Centro alti studi per la difesa
      All'àmbito pubblico, a meno che non si tratti di incarichi fiduciari o pseudo-fiduciari conferiti da organi politici, si accede per concorso. Nei concorsi conta nient'altro che il valore legale del titolo posseduto e il superamento delle prove concorsuali.

      Mi riferisco ad UniBo in quanto ha il brand, tra le pubbliche, più forte
      1. In Italia le università sono tutte pubbliche.
      2. L'Italia è piena di università migliori di quella che tu hai citato per ben tre volte da nord (Padova) a sud (Calabria).
      3. Il brand nei concorsi pubblici non ha alcun valore.

      Originariamente inviato da gabriele27 Visualizza il messaggio
      Piccola aggiunta :) ritenete che un master di II livello alla LUISS possa rendere il mio profilo appetibile nel mercato, dopo qualunque corso di laurea magistrale?
      Io non capisco questa ossessione che molti di voi hanno per gli studi da intraprendere successivamente a quelli che ancora dovete concludere, in questo caso addirittura che dovete ancora iniziare.
      A parte il fatto che quando avrai conseguito la laurea magistrale magari quel master neanche esisterà più, pianificare percorsi di formazione così lunghi così, random, semplicemente nell'ottica di accumulare cartucce e spararle nel mucchio, non ha proprio senso.
      Ultima modifica di dottore; 05-06-2026, 09:05.
      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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      • #4
        Ciao e grazie per la risposta.

        Per quanto concerne la Scuola Superiore Sant’Anna, mi riferivo al concorso per i Corsi Ordinari di II livello, che prevedono un programma aggiuntivo a quello di UniFi, UniPi o UniTrento e che rilascia, al termine del percorso, un master di secondo livello; come sai, l’ammissione è cosa rara: ritieni che anche questo tipo di percorso non abbia rilevanza nel settore lobbying e public affairs?

        Sulla LUISS, ti ringrazio per le precisazioni. Confermi il massimo prestigio, e quindi la maggior spendibilità di un titolo LUISS nel settore citato?

        Riguardo alle lauree magistrali tenute alla Sant’Anna, mi interessa il corso di International Security Studies, in convenzione con l’Università di Trento; come ti dicevo, mi era parso opportuno accantonare i miei interessi in questo senso in virtù della certa inutilità nel privato di studi di questo genere, rivolgendomi quindi verso lauree magistrali con focus sul lobbying e il public affairs. Apprendo quindi del “vantaggio” di LUISS e di Milano.

        Posso chiederti, infine, quali prospettive possono derivare da un corso di laurea magistrale come quello che mi hai consigliato alla Federico II?

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        • #5
          Secondo ciclo, non secondo livello.

          Non credo che oggi come oggi sia così difficile accedere.
          Non ritengo altresì che il percorso faccia veramente la differenza rispetto alle tue ambizioni; tuttavia, non pagheresti nulla nemmeno per vitto e alloggio e, considerato anche che dopo potresti accedere ai concorsi pubblici direttamente per dirigenti (corso-concorso SNA), potrebbe essere un buon investimento (sempre se gli esami della UniTn si possano sostenere in loco).

          La Luiss per l'àmbito lobbying e relazioni istituzionali secondo me in Italia è il top, non a livello di preparazione che offre (nel merito della quale non intendo entrare), bensì di prestigio.

          Il corso della Federico II è nuovo e dunque è una scommessa. Però corrisponde esattamente a ciò che avevi detto tu, perciò l'avevo tirato fuori.
          Ultima modifica di dottore; 22-06-2026, 14:35.
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          • #6
            [QUOTE=dottore;n48932]

            Non credo che oggi come oggi sia così difficile accedere.
            Non ritengo altresì che il percorso faccia veramente la differenza rispetto alle tue ambizioni; tuttavia, non pagheresti nulla nemmeno per vitto e alloggio e, considerato anche che dopo potresti accedere ai concorsi pubblici direttamente per dirigenti (corso-concorso SNA), che sarebbe un ottimo piano B, potrebbe essere un buon investimento (sempre se gli esami della UniTn si possano sostenere in loco).


            Il punto è che per i corsi ordinari i posti sono solo quattro, e il corso di laurea magistrale in International Studies con Trento, è certamente inutile nel privato.

            Quale ritieni essere l’università, dopo la LUISS, che dà più benefici nel privato? Posto che, con ogni probabilità, sono intenzionato a iscrivermi a un corso di Relazioni internazionali, per il puro fine di tenermi aperte più strade (come dicevo, un master alla LUISS in lobbying se focus sul privato, tentare un concorso, sperare in un dottorato o chissà), e mi pare di capire che Bologna sia una sciagura, che fare? Suggerisci altre lauree magistrali già incentrate sul settore public affairs per avere più chance nel mondo del lavoro? Oppure, escludendo dal computo la LUISS su Roma, l’esistenza di un reale mercato del lavoro di questo tipo è una chimera?

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            • #7
              Dati i costi della LUISS, ponendo che la Sant’Anna in quanto specializzata abbia una valenza nel privato ma che sia di difficile accesso, la mia domanda è volta a capire quale sarebbe il giusto piano C perché il mio profilo sia appetibile nel settore lobbying e public affairs, sempre che lo sia realmente senza la rete LUISS in Italia (il master dopo RI sarebbe quindi volto a rendere il mio profilo spendibile, altrimenti via di concorsi).
              Mi scuserete per le tante domande, ma è da qualche tempo che il conflitto interiore sul futuro mi tormenta: per questo, caro Dottore, chiedo il massimo della schiettezza, anche in generale su quale sia il sentiero opportuno per me.

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              • #8
                Ribadisco che i costi della Luiss si possono abbattere: basta essere idonei alla borsa di studio LazioDisco, anche senza percepirla.
                La Sant'Anna valenza nel privato solo immaginaria, come ho già detto, però potrebbe essere nota in settori di nicchia molto specializzati (tieni in ogni caso presente che tu risulterai laureato magistrale alla UniTn, non alla Sant'Anna).

                I master in quanto tali hanno molto più senso di primo livello che di secondo, per tutta una serie di ragioni, e la laurea magistrale è più che sufficiente (ma molto più che sufficiente) a occuparsi di di lobbying.

                Hai uno stage obbligatorio attualmente da svolgere?
                Ultima modifica di dottore; 22-06-2026, 14:35.
                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                • #9
                  No, comunque per scienze politiche con Sant’Anna è prevista l’iscrizione o a Firenze o a Pisa; per ISS il primo anno è a Trento e il secondo a Pisa.
                  Per te è meglio, con lauree di questo tipo, tentare subito i concorsi?

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                  • #10
                    Mi pare di capire da quel che dici che Sant’Anna va bene per ogni finalità, che siano i concorsi o che sia il privato; la LUISS va bene per il privato; tutto il resto invece è praticamente inutile nel privato, qualunque magistrale di qualunque università?

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                    • #11
                      Carissimo gabriele27, ho come l'impressione che tu sia venuto su questo forum per cercare conferme; stai palesemente sollecitando risposte che confortino le tue idee preconcette (non nel senso di pregiudizievoli, quanto più di tesi precedentemente costituite, magari anche all'esito di un ragionamento, che però palesemente poggiava su basi erronee). Questo ti porta a leggere quello che io ti scrivo con il filtro del bias di conferma.
                      L'alternativa è che tu non capisca ciò che scrivo perché sei un analfabeta funzionale, ma tenderei a escluderla, visto il modo in cui scrivi.

                      Ribadisco certi concetti sperando che tu li legga e li interpreti letteralmente:
                      1. per partecipare ai concorsi per la carriera direttiva la laurea è sufficiente. Traduco: la laurea magistrale non serve, tanto più se si tratta di una laurea magistrale in fotocopia. La laurea magistrale occorre solo per concorsi estremamente competitivi, spesso non da sola (per il corso-concorso SNA, per esempio, ci vuole anche un titolo di terzo ciclo, in assenza del quale occorre essere di ruolo nella PA con 5 anni di servizio in carriera direttiva, variamente riducibili ma non azzerabili). Se ti interessassero carriere speciali come quella diplomatica o quella prefettizia, per le quali sussistono limiti di età, non avresti aperto questa discussione, dunque non le ho prese in considerazione; pure le forze armate e le forze di polizia mi pare siano da escludere. Se ti interessasse fare il segretario degli enti locali, sicuramente avresti pensato alla LM-63 o alla LMG/01 (in realtà vanno bene tutte le politologiche e perfino LM-88, ma è chiaro che se uno vuole fare quello ne sceglierà una più pertinente, che gli possa offrire parte della preparazione necessaria per affrontare il concorso), dunque non ho tenuto conto neanche di quella.
                      2. non esiste università che non sia adatta per i concorsi in quanto per essi conta unicamente il valore legale di ciascun titolo conseguito, che dipende ala classe. Ogni altra considerazione è ultronea.
                      Altresì ti avevo chiesto se devi svolgere uno stage curriculare e la domanda ha una logica ben precisa: se interpreti lo stage come occasione non solo per cumulare crediti ma per farti conoscere dall'impresa in vista di una successiva collaborazione, magari potresti trovare lavoro. Volendo puoi pure farne uno extracurriculare entro 12 mesi dal conseguimento del titolo.
                      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                      • #12
                        Ti ringrazio per la pazienza.
                        Ammetto che la tua lettura è corretta: ho già stilato una scrupolosa “classifica” (nei limiti delle informazioni che possiedo) delle lauree magistrali che gradisco, utilizzando come parametri la “brand” e dati Almalaurea, pur conscio che gli ultimi due criteri certo non si possono riferire al solo privato, che è fondamentalmente il centro della mia classifica (mi riferisco all’unico settore esistente nel privato correlato agli studi: lobbying e public affairs).
                        Su questo, immagino storcerai il naso.
                        Cercando forum sul tema, ho trovato una vostra conversazione, risalente all’anno scorso, in cui ti riferivi alle lauree magistrali afferenti a L36 come del tutto inutili nel privato. E allora volevo vederci più chiaro. Avrei forse dovuto stracciare la mia classifica?
                        Spero che possa ora capire la ratio dietro i nostri discorsi. Non ho ben in mente cosa fare in futuro, ma mi piacerebbe immaginarmi in pace, sicuro del mio lavoro: e allora le digressioni sui concorsi. Certamente proseguirò gli studi, conservando quel po’ d’ambizione, o di superbia, che ancora possiedo. E lo farò in quella sede che mi permetterà di ottenere un profilo con qualche forza nel privato (immagino quelle magistrali con curriculum in public affairs).
                        Non voglio prendere altro tuo tempo. Un’ultima curiosità: ho notato che UniBo non ti piace affatto. Come mai? Avrai capito che i suoi corsi erano in top 3 nella mia famosa classifica :)

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                        • #13
                          Nel privato, sinteticamente, I principali settori (a livello impiegatizio) sono: finance (contabilità, tesoreria, cost controlling..), marketing, logistica e supply chain, acquisti, planning, data science e BI, risorse umane HR, legal, facility, construction, IT, produzione, commerciale (sviluppo e offerte). Mi vengono in mente questi.
                          Poi, in base al settore merceologico, ne trovi di più specifici (per esempio in consulenza c'è il project management, nella moda l'ufficio stile è il visual merchandising, nei settori tecnologici l'area innovation, ed engineering, nelle grandi multinazionali puoi trovare il dipartimento che si occupa delle gare).
                          Negli ultimi anni ho visto realtà aziendali che hanno introdotto figure relativamente nuove in vari ambiti (Hse, sostenibilità, inclusione, ambiente, ecc..)
                          ​​​​​​
                          Gabriele ti consiglio di individuare già un settore (o più settori) che ti interessano e indirizzare la formazione in tal senso. Se ci dici le tue attitudini, magari possiamo consigliati.

                          ​​

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                          • #14
                            Non esistono lauree magistrali afferenti a L-36.
                            Il decreto MIUR 270/2004 ha innovato rispetto al decreto MURST 509/1999 proprio in tal senso:
                            • le vecchie lauree specialistiche era collegata a una laurea, secondo un meccanismo che prevedeva tabelle di classe strutturate su 300 crediti, non su 120, cioè su 5 anni, non su 2. Ciascuna tabella prevedeva 198 crediti vincolati e 102 liberi (in cui inserire però pure la prova finale, che, salvo un caso che conosco in cui era valorizzata solo 6 crediti, pesava quasi sempre dai 20 ai 30 crediti). L'università virtualmente riconosceva i 180 crediti portati in dote dalla laurea, che veniva assorbita dalla laurea specialistica (pur restando il titolo conseguito un titolo distinto e autonomo), e poi andavano maturati i restanti 120. Nella progettazione del corso, i primi 3 anni dovevano per forza essere assolti attraverso una laurea offerta dallo stesso ateneo che veniva qualificata come «in continuità» con la laurea specialistica, in quanto ti consentiva di accedere automaticamente con l'integrale riconoscimento di 180 crediti sui 300 di quest'ultima. Ovviamente questi 180 crediti facevano quasi sempre parte dei 198 vincolati, il che lasciava agli atenei un margine di autonomia più ampio. Siccome i 198 vincolati erano sempre in gran parte comuni con classi che il regolatore ministeriale aveva concepito come affini (anche se non erano espressamente dichiarate tali), nella quasi totalità degli atenei l'accoppiata L+LS era sempre fissa: salvo poche eccezioni (ad esempio alla UniGe e e alla UniMe c'erano corsi di classe 13/S — Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo — collegati a corsi di classe 15 — Scienze politiche e delle relazioni internazionali — anziché, come nella totalità delle altre sedi, a corsi di classe 14 — Scienze della comunicazione). Quasi sempre frequentare un corso di laurea specialistica in un ateneo diverso da quello in cui ci si era laureati per la prima volta comportava un bagno di sangue: anche se la propria laurea era della stessa classe di quella in continuità, le divergenze dei piani di studi comportavano debiti anche molto cospicui. Questo perché veniva effettuata un'istruttoria in ingresso che, nella stragrande maggioranza delle sedi, comportava il confronto tra i soli titoli di accesso, lasciando intatti i piani di studi dei corso di laurea specialistica (al massimo alcuni atenei facevano lo sforzo di preconfezionare piani personalizzati per l'accesso senza debiti formativi a laureati di altri corsi sempre loro interni, diversi da quello in continuità). In pochissime sedi invece il confronto era tra la tua laurea e l'intero piano quinquennale della laurea specialistica, composto dalla combinazione tra la laurea in continuità e il biennio. Questo comportava debiti sul triennio ma crediti sul biennio con i quali andavi in compensazione. A Ferrara fecero così con una mia amica, laureata in Scienze della comunicazione (classe 14) in quel di Bologna e che a Ferrara si iscrisse al corso di laurea specialistica in Studi culturali, letterari, linguistici e filologici (classe 42/s), che era di altra area (sociale vs umanistica; oggi sono state accorpate) ed era collegato alla laurea in Lingue e letterature straniere (classe 11) rilasciata dallo stesso ateneo. Oltre a individuare una marea di debiti sul triennio, che dovette colmare andando a sostenere esami nell'àmbito giustappunto del corso di laurea in Lingue, le convalidarono diversi esami sul biennio, ragion per cui si ritrovò comunque con un piano di studi totale da 300 crediti e conseguentemente 120 crediti da maturare, compresi i ben 30 solo per la tesi; tra l'altro credo che risultò avvantaggiata rispetto ai colleghi laureati in loco in Lingue poiché gli esami sostenuti per colmare debiti non facevano media (non so se nella fattispecie fosse prevista un'eccezione, ma non credo) e a Ferrara mi sa che non facevano media nemmeno i convalidati, come a Bologna. Il problema è che il tutto fu fatto sulla base di regole non scritte e adottate al momento ad hoc per la fattispecie, del tutto nuova e amministrativamente inesplorata (il sistema a cicli era partito da 3 anni e quelli erano i primissimi corsi di laurea specialistica attivati) ma soprattutto non tipizzabile, poiché il numero di combinazioni era indefinito (se non proprio infinito, essendo le offerte formative in continuo mutamento). Alla lunga la cosa non sarebbe risultata sostenibile perché la domanda di immatricolazioni al secondo ciclo da parte di gente laureata altrove, che all'epoca rappresentava un'ipotesi del tutto eccezionale e residuale, sarebbe certamente cresciuta, e questa incertezza nelle prassi da adottare, senza criteri univoci nemmeno nella singola sede, è uno dei motivi che ha spinto il regolatore ad adottare un diverso sistema. Personalmente non credo che la cosa avrebbe scoraggiato la mobilità dei laureati sul territorio nazionale: tanti anni di confronto con gli studenti in questo forum e nella vita di relazione analogica hanno ingenerato in me la convinzione che in tema di ordinamenti universitari l'ignoranza domina incontrastata (salvo quel poco che posso fare nel mio piccolo), sicché molta gente si sarebbe iscritta a scatola chiusa per poi avere delle grosse sorprese. La sorpresa negativa però spinge il malcapitato a informarsi e questo avrebbe dato il la a notevole contenzioso, dovuto alla disomogeneità dei criteri adottati (l'imparzialità cui si deve conformare la PA per principio costituzionale implica anche il divieto di disparità di trattamento).
                              Il sistema prevedeva 42 classi di lauree e 104 di lauree specialistiche (oltre a quelle speciali delle professioni sanitarie e nel comparto difesa e sicurezza). Molte classi di lauree specialistiche annoveravano meno di 10 corsi in tutta Italia (talvolta anche uno solo) e la complessità dell'architettura dei corsi di laurea specialistica può facilmente fare intuire il perché.
                            • le nuove lauree magistrali sono del tutto indipendenti dalle lauree. A meno che non parliamo delle lauree magistrali a ciclo unico, la tabella di ciascuna classe di laurea magistrale consta solo dei 120 crediti suoi propri, di cui solo 40 vincolati, e non assorbe il titolo di accesso. Ciascun ateneo nella progettazione di un corso di laurea magistrale definisce in autonomia i criteri di accesso, fermo restando l'obbligo di una laurea o di un diploma universitario oppure di un analogo titolo conseguito in base a ordinamento straniero e riconosciuto idoneo. Non è consentito, anzi è espressamente vietato dalla normativa, riservare l'accesso a un corso di laurea magistrale ai titolari di una specifica laurea rilasciata dallo stesso o comunque da un particolare ateneo. Espressioni come «il corso di laurea magistrale rappresenta il proseguimento ideale degli studi per i laureati in» o «questo corso di laurea magistrale si pone in stretta continuità con la laurea in», pur frequenti nella comunicazione ufficiale dell'offerta didattica (pagine web istituzionali al di fuori degli obblighi pubblicazione obbligatoria per trasparenza ex d.lgs. 33/2013 e altro materiale con valore meramente informativo, promozionale e pubblicitario) e anche formale (regolamenti didattici e schede SUA), seppur tollerati, sono incoerenti con il dettato normativo e devono pertanto intendersi quali semplici suggerimenti in alcun modo vincolanti. I requisiti non dovrebbero essere concepiti in maniera tale da eludere divieti e obblighi. Se escludiamo alcuni casi particolari (tipo quello dei due dipartimenti economici della Federico II di Napoli, in cui i requisiti per l'accesso ai corsi di laurea magistrale appaiono a mio avviso chiaramente elusivi della normativa nella misura in cui sono volti a, se non impedire, limitare fortemente l'accesso degli outsiders), effettivamente le università, per quanto si sbizzarriscano nell'individuare i criteri più originali e a volte bizzarri, tendono a favorire l'inclusione (quanto odio questa parola) di laureati di altri atenei. D'altro canto, non avrebbero ragione di aggirare quella che è a tutti gli effetti un'espressione del principio del favor partecipationis poiché è nel loro interesse incrementare le immatricolazioni.
                            Purtroppo, nonostante il nuovo sistema, che si somma all'anomalia intrinseca del fatto che quasi tutti proseguono gli studi nei corsi di laurea magistrale subito dopo la laurea al punto che i corsi di master di primo livello sono largamente frequentati da laureati magistrali, è rimasto il bias tale per cui la quasi totalità dei laureati che prosegue gli studi (che sono giustappunto la maggior parte) lo fa sempre nelle stesse lauree magistrali.
                            Poi ci si lamenta di essere poco competitivi sul mercato del lavoro, ma in realtà uno dei motivi sono proprio questi percorsi che appaiono come fotocopie seriali.

                            L'Alma mater studiorum Università di Bologna non è che non mi piaccia, ma è veramente tutto fumo e niente arrosto. Oltre a essere un vivaio del wokeism che più wokeism non si può.
                            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                            • #15
                              Originariamente inviato da JMaskelyne Visualizza il messaggio
                              Nel privato, sinteticamente, I principali settori (a livello impiegatizio) sono: finance (contabilità, tesoreria, cost controlling..), marketing, logistica e supply chain, acquisti, planning, data science e BI, risorse umane HR, legal, facility, construction, IT, produzione, commerciale (sviluppo e offerte). Mi vengono in mente questi.
                              Poi, in base al settore merceologico, ne trovi di più specifici (per esempio in consulenza c'è il project management, nella moda l'ufficio stile è il visual merchandising, nei settori tecnologici l'area innovation, ed engineering, nelle grandi multinazionali puoi trovare il dipartimento che si occupa delle gare).
                              Negli ultimi anni ho visto realtà aziendali che hanno introdotto figure relativamente nuove in vari ambiti (Hse, sostenibilità, inclusione, ambiente, ecc..)
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                              Gabriele ti consiglio di individuare già un settore (o più settori) che ti interessano e indirizzare la formazione in tal senso. Se ci dici le tue attitudini, magari possiamo consigliati.

                              ​​

                              Mi interessano le relazioni internazionali, gli studi strategici di sicurezza e difesa come ambiti di studio. Come ho già detto sono a conoscenza delle scarse possibilità nel privato delle lauree di questo genere, quantomeno come applicazione delle competenze nel proprio impiego: è per questo che considero come coerente una laurea magistrale orientata al settore del public affairs. Avrete capito che son entrato qui per ottenere informazioni sulla veridicità delle conoscenze che avevo sulla consistenza del settore citato e per essere orientato sull’università in questo senso più spendibile. Con Dottore abbiamo appurato che questa è la LUISS. Con le competenze ottenute da laurea magistrale X e un eventuale ciclo di studi ulteriore, potrei anche tentare il corso-concorso SNA. La laurea magistrale che mi pare più opportuna per le necessità che ho posto è quindi una LM-63 con curriculum in public affairs. Ecco tutto.

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                              Sto operando...
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