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Magistrale dopo L36

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  • Magistrale dopo L36

    Ciao a tutti, vi scrivo perché sono in una situazione un po’ complicata con la scelta della Laurea Magistrale e vorrei sentire il parere di chi magari ha già fatto questi percorsi o conosce bene il mondo del lavoro.

    Mi sono laureato con lode all’Università L’Orientale di Napoli in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, curriculum Asia. Durante la triennale ho cercato soprattutto di costruirmi un profilo internazionale: ho fatto un Erasmus, uno scambio in Svizzera, studio cinese e parlo francese e spagnolo a livello C1. Ho avuto anche alcune esperienze lavorative/stage in ambito istituzionale e internazionale: ho lavorato in una Camera di Commercio occupandomi di attività legate all’internazionalizzazione e ho fatto un’esperienza presso un consolato straniero in Italia.

    Per la magistrale vorrei cercare di costruire un profilo che mi permetta di avere diverse possibilità in futuro. Mi interessano soprattutto MAECI, ICE, istituzioni europee e organizzazioni internazionali, ma allo stesso tempo vorrei avere la possibilità di lavorare nel settore privato, soprattutto nell’internazionalizzazione delle imprese, export o aziende che lavorano con l’estero.

    Il mio problema principale è che il mio percorso finora è stato molto poco economico e quantitativo.

    Ho frequentato un liceo linguistico, quindi alle superiori ho avuto una preparazione matematica praticamente nulla. All’università ho sostenuto soltanto Economia politica, Scienza delle finanze e un esame di Statistica. Non ho quindi mai studiato seriamente matematica, econometria ecc. e partirei da una base decisamente più debole rispetto a uno studente proveniente da Economia.

    Per questo sto valutando diverse strade.
    La prima è International Politics and Economics (LM52) a UNIBO. Mi interessa parecchio perché sarebbe un modo per aggiungere al mio profilo una componente economica che oggi mi manca completamente. Il problema è che dovrei trasferirmi a Forlì e soprattutto ho il dubbio concreto di riuscire ad affrontare una magistrale del genere partendo praticamente da zero in matematica ed economia.

    La seconda possibilità è la LM-52 in Relazioni Internazionali alla Federico II. In questo caso rimarrei a Napoli e continuerei nell’ambito che conosco già, ma il corso ha anche una componente di economia internazionale, economia europea, diritto e studi europei. Mi sembra una soluzione abbastanza equilibrata, però ho il dubbio che, avendo già una triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, alla fine aggiunga meno competenze nuove.

    La terza è Relazioni e Istituzioni dell’Asia e dell’Africa (LM52) all’Orientale, con specializzazione sulla Cina. Questa sarebbe probabilmente la scelta più coerente con il mio percorso, perché potrei continuare a sviluppare il cinese e costruire una specializzazione precisa sull’Asia. Ci sono anche possibilità di doppio titolo con università straniere, cosa che mi interessa molto. Però anche qui mi chiedo se sia strategicamente conveniente specializzarmi ancora nelle relazioni internazionali e nell’Asia, invece di usare la magistrale per aggiungere una competenza diversa.

    Il dubbio quindi è fondamentalmente questo: nel mio caso, sarebbe più intelligente usare la magistrale per aggiungere una competenza economica forte, facendo molta fatica, oppure continuare a costruire un profilo internazionale specializzato, sfruttando il cinese?

    Vi ringrazio.

  • #2
    Ciao,
    Per i percorsi magistrali in econonia ti serviranno competenze di matematica di base, niente di piu'. Non so per quale strano motivo si associno competenze matematiche progretive allo studio dell'economia o, peggio, alla statistica.

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    • #3
      Buongiorno,

      Per la magistrale vorrei cercare di costruire un profilo che mi permetta di avere diverse possibilità in futuro. Mi interessano soprattutto MAECI, ICE, istituzioni europee e organizzazioni internazionali
      Siamo sempre allo stesso cortocircuito logico: per fare il funzionario la laurea magistrale non serve; è sufficiente la laurea (c.d. triennale). Se nel frattempo escono bandi di concorso e tu te li perdi perché sei impegnato a conseguire la magistrale, quando avrai conseguito quest'ultima non tornare qui a lamentarti dicendo che sei costretto ad accontentarti di un posto da istruttore/assistente, per il quale basta il diploma di scuola secondaria superiore, perché non vi sono posti da funzionario. Film già visto e rivisto svariate volte. Uomo avvisato.
      Ti avviso pure che nel pubblico impiego conta unicamente il valore legale del titolo di studio.

      Quanto alla magistrale, la LM-52 è la scelta meno indicata che tu possa fare. Perdi praticamente il tuo tempo, perché è la replica in piccolo di quello che hai già studiato. Questo vale sia per quella dell'Alma mater studiorum sia per quella della Federico II sia per quella dell'Orientale; poi non capisco chi ti abbia messo in testa che per affrontare la prima delle tre tu debba avere chissà quali competenze matematiche. Quanto a quelle economiche e statistiche, Economia politica + Scienza delle finanze + Statistica (generale) non sono né più né meno degli esami dei settori SECS presenti in alcuni interi corsi di classe L-18 (Scienze dell'economia e della gestione aziendale).

      Avrebbe molto più senso proseguire gli studi su un settore affine ma diverso. In tal senso, la LM-77 (Scienze dell'economia e della gestione aziendale) sarebbe una soluzione di compromesso sia per la pubblica amministrazione (in cui, come detto, a meno che tu non intenda accedere a carriere speciali come quella prefettizia, quella diplomatica e quella di segretario degli enti locali la laurea è sufficiente, ma una laurea magistrale di classe LM-77, anziché replicare le stesse opportunità che ti fornisce la L-36, ti consentirebbe di accedere a concorsi in cui vengono richieste lauree economiche e aziendali e la L-36 non è ammessa) sia per il privato, che tende a percepire gli studi economici come più seri rispetto a quelli in Scienze politiche et similia.
      Ti devo però dare una brutta notizia: i requisiti di accesso ai corsi di laurea magistrale delle classi LM-77 e LM-56 in quasi tutte le università campane sono storicamente piuttosto stringenti e, sebbene siano stati allentati negli ultimi anni, sono ancora costruiti in maniera tale da scoraggiare fortemente, se non impedire, l'accesso a laureati di classi diverse da L-33 e L-18 (alla Federico II addirittura la relazione è biunivoca). Senza integrazioni curriculari puoi accedere solo al corso interclasse LM-63+LM-56 (ovviamente ti conviene scegliere quest'ultima) "Economia, governo e amministrazione" alla Università degli studi di Salerno, sede di Fisciano. Altri corsi LM-56 o LM-77 fiscianesi ti richiederebbero di recuperare sino a 90 crediti, e non mi sembra il caso; alla Parthenope invece si va dai 54 crediti del corso di laurea magistrale in Scienze economiche per la finanza, le aziende e la sostenibilità sino ai 78 di Marketing e management internazionale e Amministrazione, finanza e consulenza aziendale. Alla Unisob dovresti recuperare sino a 90 crediti, 69 alla Unisannio. Rimangono la Fortunato, che per la sua LM-77 a laureati di classi diverse da L-18 e L-33 richiede 'solo' 36 crediti in ingresso, la Pegaso, che per la propria LM-56 ne richiede 30, e la Vanvitelli, che, sia per la LM-56 sia per la LM-77, entrambe con sede a Capua, ne richiede 40. Assumendo che i tuoi tre esami economici e statistici siano da 6 crediti ciascuno e rispettivamente sui settori SECS-P/01, SECS-P/03 e SECS-S/01, alla Pegaso e alla Fortunato i crediti che dovresti effettivamente recuperare sono solo 18, mentre alla Vanvitelli 22 sul corso LM-56 e 26 sul corso LM-77. Dunque io, volendo rimanere in Campania, prenderei in considerazione Unisa, Vanvitelli, Fortunato e Pegaso, non necessariamente in quest'ordine.

      Un'ultima precisazione: la laurea magistrale in lingua inglese in Economics and finance della Federico II quest'anno ha allargato enormemente i requisiti di accesso, prevedendo come classi che consentono l'accesso anche L-36, L-41 e perfino L-7, L-8, L-9 e L-30, praticamente secondo una vecchia tradizione sapientina ora superata (in quel di Roma, al contrario, hanno chiuso i rubinetti). Tuttavia, subordina l'ammissione a «una solida preparazione di base in economia, matematica e statistica» (da regolamento didattico) da verificarsi mediante un colloquio obbligatorio per tutti, compresi i laureati L-18 e L-33. Viepiù, è effettivamente un corso molto più quantitativo rispetto ai corsi di classe LM-77 più comuni.
      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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      • #4
        dottore

        Grazie mille per la risposta, è stata davvero utile.
        Il mio problema principale è che, sinceramente, non mi sento per niente incline alle materie di stampo aziendale. Tra economia aziendale, management ecc. temo di ritrovarmi in un percorso che offre buone opportunità lavorative, ma che non rispecchia molto quello che vorrei fare. Preferirei di gran lunga valorizzare il cinese e orientarmi, eventualmente, verso l’internazionalizzazione e l’import/export (magari con la Cina).

        Per questo il dubbio su IPE a Forlì rimane: da un lato penso che aggiungere una componente economica al mio profilo potrebbe essere molto utile, dall’altro ho paura che la quantità di materie quantitative e la mole di studio possano rallentarmi parecchio, considerando le mie basi di matematica piuttosto deboli.
        Anche Economics and Finance alla Federico II, pur essendo interessante dal punto di vista delle opportunità, credo sia troppo quantitativo e comunque non rispecchi molto il tipo di lavoro verso cui vorrei orientarmi.
        Purtroppo, inoltre, per motivi economici non posso prendere in considerazione università private o telematiche, quindi dovrei necessariamente rimanere nell’ambito delle pubbliche.

        Alla luce di questo, secondo lei quale sarebbe la strada più sensata da prendere? In particolare, pensa che abbia senso affrontare IPE a Forlì per aggiungere una competenza economica al mio profilo, oppure sarebbe meglio puntare sulla specializzazione in Asia/Cina e cercare di costruire il profilo sull’internazionalizzazione e sull’import/export con esperienze e magari master?

        Grazie ancora per il tempo che mi ha dedicato e per la risposta molto dettagliata.

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        • #5
          E aggiungo, il corso di Forlì è una LM56 (International Politics and Economics), non una LM52. Mi scuso per il refuso nel primo messaggio.

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          • #6
            Originariamente inviato da gim02 Visualizza il messaggio
            Purtroppo, inoltre, per motivi economici non posso prendere in considerazione università private o telematiche, quindi dovrei necessariamente rimanere nell’ambito delle pubbliche.
            Le università in Italia possono essere solo pubbliche; ci sono quelle pubbliche statali (che poi sono enti autonomi e dunque, secondo la giurisprudenza, non statali) e quelle pubbliche non statali.
            Le telematiche sono pubbliche non statali.

            Alla luce di questo, secondo lei quale sarebbe la strada più sensata da prendere? In particolare, pensa che abbia senso affrontare IPE a Forlì per aggiungere una competenza economica al mio profilo
            Per il pubblico, quella competenza non produce nessun vantaggio dato che il valore legale rimane quello di una qualsiasi altra LM-52. Ci sono LM-77 meno economiche (vedi a Urbino, Modena e Reggio Emilia, Parma), che però sono LM-77.
            Per il privato, quella competenza non produce nessun valore perché per il privato il pregiudizio conta più di ogni altra cosa, ahinoi.

            oppure sarebbe meglio puntare sulla specializzazione in Asia/Cina e cercare di costruire il profilo sull’internazionalizzazione e sull’import/export con esperienze e magari master?
            L'import-export richiede competenze di tipo giuridico ed economico: va' a vedere quali sono le materie da studiare per l'esame di Stato di spedizioniere doganale.
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            • #7
              dottore

              Grazie ancora per la precisazione. Per la fretta, mi ero effettivamente sbagliato su IPE a Forlí dove il titolo rilasciato è effettivamente una LM-56.

              A questo punto, considerando anche quello che mi ha detto, vorrei chiederle un ultimo parere. Io sono sinceramente molto interessato all’Asia e in particolare alla Cina, anche perché studio cinese ormai da anni e mi piacerebbe riuscire a trasformare questa competenza in uno sbocco professionale concreto, o utilizzarla come competenza ulteriore in eventuali concorsi pubblici per il MAECI.

              Secondo lei, avrebbe quindi più senso per me fare una LM-52 in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Orientale, dove potrei continuare a specializzarmi sull’Asia e sul cinese, piuttosto che cercare una LM-52 più generalista altrove?

              Grazie ancora, davvero, per la disponibilità e per le precisazioni: mi stanno aiutando a ragionare sulla scelta in maniera molto più concreta.

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              • #8
                Un’ultima cosa: nel caso in cui propendessi per una LM52, cosa ne pensate di Scienze Internazionali – China and Global Studies dell’Università di Torino?

                Il punto è che, non avendo la possibilità di trasferirmi a Torino, seguirei il corso a distanza e mi recherei a UniTo esclusivamente per gli esami, almeno per il primo anno. Vorrei quindi sapere soprattutto cosa ne pensate di questa modalità: secondo voi è una scelta sensata per una magistrale di questo tipo o rischia di penalizzare la formazione e le opportunità?

                L’alternativa sarebbe Relazioni e istituzioni dell’Asia all’Orientale di Napoli, dove invece vivo e dunque potrei frequentare normalmente.

                Cosa ne pensate?

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                • #9
                  gim02, mi dispiace smontare i tuoi entusiasmi, ma nei concorsi pubblici le competenze specialistiche non rilevano; ciò che conta è solo il valore legale dei titoli. E per fare il funzionario al MAECI la L-36 basta (altra cosa se vuoi fare il diplomatico, ma quella è una carriera speciale a ordinamento pubblicistico).
                  Dopodiché, un'eventuale specializzazione in un dato settore può servire a te per superare i concorsi, ma si può ottenere anche mediante studio individuale, che comunque per superare i concorsi è necessario, e non necessariamente conseguendo titoli.

                  Una volta che sarai dentro, sta' sicuro che dei tuoi titoli non fregherà niente a nessuno. La mia esperienza personale è emblematica. Non ho voglia di raccontarla anche per non scadere nella fallacia aneddotica, ma fìdati di quello che ti dico, altrimenti dopo te ne pentirai. Altrimenti arriverai ad essere uno dei primi in Italia ad avere un dottorato di ricerca in Diritto dell'intelligenza artificiale e poi quando nella tua amministrazione si aprirà la posizione organizzativa responsabile dell'attuazione dei processi di integrazione digitale e AI risk management essa sarà conferita a un collega nel cui atto di nomina leggerai parole come «vista la particolare qualificazione scientifica, attestata da un certificato di qualifica di operatore di terminali conseguito nel 1989» (parafrasi di un caso reale), per non parlare di quando viene preferita una donna in quanto femmina a causa di un malinteso senso della parità.

                  Tanto premesso, ho dato un'occhiata al corso IPE a Forlì, che è un interclasse LM-56 e LM-62, e ti dico con tutta franchezza che non mi sembra un corso idoneo a chi è quasi completamente a digiuno di economia ed è asseritamente non interessato alle discipline economiche e aziendali.
                  Il mio consiglio di optare per una LM-77 o una LM-56 rimane valido, ma l'approccio dev'essere più soft. Ci sono moltissimi corsi di classe LM-56 e, soprattutto, di classe LM-77 che forniscono una preparazione interdisciplinare non tanto dissimile da quella che potresti trovare in corsi di classe LM-62, in cui l'economia svolge un ruolo tutto sommato marginale, ma che aprono porte sul mercato del lavoro privato che la LM-62 non apre. Tanto per fare un esempio, Poste italiane per i promotori finanziari chiede la laurea magistrale tassativamente in discipline economiche; conosco personalmente diversi ingaggiati che l'avevano conseguita alla Mercatorum, mentre gente con LM-62 a forte componente economica non viene neanche presa in considerazione.

                  La LM-52 è una classe che sconsiglio in ogni caso, anche a chi voglia intraprendere la carriera diplomatica. Per affrontare il concorso diplomatico è necessaria una preparazione immensa alla quale l'università contribuisce relativamente fornendo quel contributo molto più in corsi di primo ciclo L-36 a indirizzo internazionalistico che in corsi di secondo ciclo LM-52. Al concorso diplomatico si può accedere anche con altre classi, che però consentono di costruirsi parallelamente un piano B.
                  BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                  • #10
                    dottore
                    La ringrazio davvero tantissimo per la disponibilità e per il tempo che sta dedicando a rispondermi, mi sta aiutando molto a ragionare sulla scelta.

                    Per quanto riguarda le LM-77 più “soft” che potrebbero fare al caso mio, secondo lei a quali corsi potrei dare un’occhiata? So già che dovrei probabilmente recuperare alcuni CFU, ma il problema è che, volendo rimanere a Napoli o comunque in Campania, non riesco proprio a trovare un corso fattibile.

                    Per la LM-52 capisco perfettamente il suo ragionamento e lo tengo in considerazione. Diciamo però che, nel peggiore dei casi, sarebbe probabilmente la scelta più sensata per me, anche per il mio percorso e per il fatto che vorrei continuare a studiare l’Asia e il cinese.

                    A questo proposito, le chiederei un ultimo parere: tra Relazioni e istituzioni dell’Asia dell’Orientale e Scienze Internazionali (China and Global Studies) di UniTo, quale vedrebbe meglio? Soprattutto considerando che UniTo dovrei seguirla a distanza, andando a Torino solamente per gli esami, mentre all’Orientale potrei frequentare normalmente. Ha senso intraprendere un percorso a distanza? A prescindere dalla classe di laurea.

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                    • #11
                      Originariamente inviato da gim02 Visualizza il messaggio
                      Per quanto riguarda le LM-77 più “soft” che potrebbero fare al caso mio, secondo lei a quali corsi potrei dare un’occhiata? So già che dovrei probabilmente recuperare alcuni CFU, ma il problema è che, volendo rimanere a Napoli o comunque in Campania, non riesco proprio a trovare un corso fattibile.
                      A Napoli a parte la Pegaso non c'è nulla cui tu possa accedere senza un bagno di sangue in termini di obblighi formativi aggiuntivi, ma ci sono posti raggiungibili con più facilità rispetto a Forlì. A Roma da Napoli arrivi in un'ora e mezza scarsa; poi dipende dalla zona di Napoli in cui abiti, perché se qualcuno ti accompagna ad Afragola magari è più facile prendere il treno da lì e sono solo 50 minuti (prima le tracce ufficiali andavano dai 54 ai 56 minuti, ma il treno arrivava sempre in anticipo; adesso hanno abbassato a 52 mi pare… e comunque in anticipo arriva, specie Italo).

                      Per la LM-52 capisco perfettamente il suo ragionamento e lo tengo in considerazione. Diciamo però che, nel peggiore dei casi, sarebbe probabilmente la scelta più sensata per me, anche per il mio percorso e per il fatto che vorrei continuare a studiare l’Asia e il cinese.
                      Qui è proprio sbagliato il ragionamento. Non è scritto da nessuna parte che la laurea magistrale debba essere una prosecuzione della laurea, anzi è proprio contrario allo spirito della riforma, per la quale il master non è l'allungamento del bachelor finalizzato a portarlo al livello della laurea a ciclo unico del previgente ordinamento. È proprio un'altra cosa.
                      Anche se tu abbandoni l'aspetto internazionalistico e approfondisci un altro àmbito, non è che perdi la formazione precedente: semplicemente, la inquadri diversamente, abbinandola ad altre conoscenze e competenze anziché rimestare nella stessa minestra.

                      Se proprio vuoi rimanere in Campania c'è Economia, governo e amministrazione all'Università di Salerno, ma la sede è a Fisciano e da Napoli ci puoi arrivare solo in autobus. Si tratta di un corso interclasse LM-56 e LM-63; i curricula sono due e puoi sceglierne indifferentemente l'uno o l'altro a prescindere dalla classe in cui scegli di conseguire il titolo (che ovviamente dev'essere LM-56, perché se scegli LM-63 ti tiri la zappa sui piedi).
                      Molto simile Economia e diritto per la sostenibilità delle organizzazioni, interclasse LM-77 e LM-63, alla Unimore, sede di Reggio nell'Emilia, collegatissima con l'alta velocità. Corso storico precedentemente denominato Economia e diritto per le imprese e le pubbliche amministrazioni, è molto frequentato da lavoratori e vi si sono laureate, quando aveva la vecchia denominazione, generazioni di gente passata per questo forum, spesso laureata in Lettere, Lingue e altri improbabili corsi umanistici, sino a quando sono arrivate bacchettate da tutte le parti e l'Ateneo si è ritrovato costretto a restringere i requisiti di accesso. Per un laureato L-36, è fattibilissimo, ma, scegliendo la classe giusta, gli consente di fare il dottore commercialista, cosa che, per assurdo, se optassi per il corso forlivese IPE scegliendo la classe LM-62 anziché la classe LM-56 non potresti fare, pur avendo studiato molta più economia. Sempre alla Unimore c'è Management e comunicazione d'impresa, che, come del resto l'altro corso, a un laureato L-36 chiede 'in più' solo la conoscenza della lingua inglese a livello QCER B1, che è poco più di una formalità.
                      La UniPr invece per International business and development chiede il B2 in inglese.
                      Ho escluso Direzione aziendale alla Unibo, pur accessibile nel tuo caso senza integrazioni curriculari, purché conseguita con una media ponderata dei voti degli esami di profitto non inferiore a 25/30 indipendentemente dal voto finale e anche qui B1 in inglese, perché è più marcatamente aziendalistica e non ibrida; per lo stesso motivo ho escluso Economia dell'ambiente, del lavoro e dello sviluppo sostenibile a Roma Tre. Tornando alla Unibo ho escluso anche Economia e diritto, per la quale pure sono sufficienti L-36 e B1 di inglese e non serve neanche la media, poiché a quello che ho capìto il diritto non è nelle tue corde.
                      Entro la forbice di 16–30 crediti da recuperare, che poi nel tuo caso potrebbero ridursi sensibilmente perché già hai almeno 18 crediti in settori SECS-P e SECS-S e dunque probabilmente già hai una parte consistente dei crediti richiesti da regolamento, c'è della bella robetta alla Statale di Milano (Economics and political science interclasse LM-56 e LM-62; Management delle aziende sanitarie e del settore salute, LM-77), alla Uniurb, alla Unifi, alla Unitelma Sapienza.

                      Quanto ai corsi a distanza: oramai quasi tutti i corsi sono blended e la Unimore registra tutte le lezioni. Come detto, la succitata EDIPA/EDSO di quest'ultima è stata conseguita con soddisfazione da molti studenti lavoratori non frequentanti. Anni fa passò sul forum una che andava a sostenere gli esami a Reggio nell'Emilia dal Trentino: ti assicuro che, a meno che non ci vai con l'auto (e anche su quello avrei qualche dubbio, quando nevica), è più facile farlo da Napoli.
                      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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