annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

Perchè la qualità della scuola italiana è così bassa?

Comprimi
X
 
  • Filtro
  • Ora
  • Visualizza
Elimina tutto
nuovi messaggi

  • Perchè la qualità della scuola italiana è così bassa?

    Salve a tutti.

    Mi presento: sono un professionista nel campo dell'IT e da pochi anni ho intrapreso una brillante carriera all'estero, ricca di soddisfazioni e avanzamenti.

    Tutto ciò che ho realizzato lo devo a me e alla mia caparbietà . Ho iniziato a darmi da fare fin da quando ero al liceo. Né le elementari, né le medie, né il liceo, né l'università mi hanno aiutato a realizzare ciò che ho realizzato, anzi: il tempo che ho dedicato alla scuola è stato tutto tempo sottrattomi al lavoro.

    Alla luce delle mie esperienze, penso di poter dire con assoluta certezza che la scuola italiana è sbagliata. Ci si concentra su problemi che non esistono, e si dimenticano le problematiche veramente importanti. Certe volte gli insegnamenti sono tremendamente sbagliati, anche in materie scientifiche come la matematica o l'informatica, dove verificare un risultato è facilissimo.

    Quello che mi chiedo, e che mi sono sempre chiesto, è: perché? La risposta ovvia la conosco: i professori sono impreparati e, spesso, non hanno mai lavorato un solo giorno nella loro vita. É ovvio che non hanno fatto esperienza e non sono interessati a farla: ripetono solo ciò che è stato impartito loro. Quello che vorrei sapere è: perché deve essere così? Possibile che a nessuno importi avere dei ragazzi di 20 anni già formati e pronti per fare esperienza? Mi è capitato di incontrare alcuni docenti con passione per ciò che insegnano. Perché la loro passione non li spinge a verificare l'accuratezza di quello che dicono?

  • #2
    Premesso che ci sarebbero delle distinzioni geografiche da fare sulla preparazione degli studenti, la qualità  della scuola italiana è mediamente bassa sostanzialmente per i vecchi criteri di arruolamento del corpo insegnante e la mancanza di una adeguata verifica della loro preparazione e capacità  d‘insegnamento.

    Un tempo si entrava in ruolo facendo domanda di supplenza appena dopo la laurea, in genere senza aver la minima idea di come si facesse ad insegnare. Dopo un tot di supplenze, si accumulava il punteggio necessario per entrare in ruolo. Ma una semplice laurea non garantisce la capacità  d‘insegnamento, come del resto non garantisce nemmeno la preparazione dell‘insegnante stesso. Oltre a ciò, la continua mancanza della verifica della preparazione degli insegnanti ha portato a dei clamorosi fenomeni di incompetenza, con professori che per anni non hanno né preparato le lezioni per insegnarle al meglio, né approfondito le proprie conoscenze per ottimizzare la propria preparazione. Purtroppo devo dire che il diffuso lassismo nel settore statale crea inevitabilmente delle situazioni in cui il personale latita nel lavoro, o addirittura si imbosca clamorosamente. La mancanza dei dovuti controlli non fa che alimentare queste situazioni di degrado.
    Di fronte ad una situazione del genere, puoi facilmente capire che il focalizzare la preparazione in un'ottica lavorativa è spesso una sorta di utopia, sarebbe già  tanto che i neodiplomati avessero le basi che in teoria gli insegnanti dovrebbero fornire.
    Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
    digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

    Commenta


    • #3
      Scusami Saratoga ma non ho capito bene il tuo punto di vista.
      Ti presenti sul forum scrivendo che sei un professionista con una brillante carriera all'estero "ricca di soddisfazioni e avanzamenti" e poi concludi sostenendo che ci si concentra su problemi che non esistono e che i professori sono impreparati.
      Esempi? Nomi dei docenti?
      Sui ragazzi non formati per il mondo del lavoro non ci piove ma questo lo sanno tutti da almeno 15 anni.

      Commenta


      • #4
        Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
        Esempi? Nomi dei docenti?
        Per carità ... non facciamo nomi!
        Sennò dopo mi tocca cancellare i messaggi per evitare querele a destra e a manca.
        Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
        digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

        Commenta


        • #5
          Per carità , lungi da me mettere nei guai il forum ma secondo me si possono fare esempi senza arrivare alla diffamazione.
          Lasciato così è un topic vuoto, senza offesa.

          Commenta


          • #6
            Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
            Scusami Saratoga ma non ho capito bene il tuo punto di vista.
            Ti presenti sul forum scrivendo che sei un professionista con una brillante carriera all'estero "ricca di soddisfazioni e avanzamenti" e poi concludi sostenendo che ci si concentra su problemi che non esistono e che i professori sono impreparati.
            Cos'è che non capisci esattamente? La mia carriera non è quella del professore, se è quello che pensi, quindi non c'è nessuna contraddizione.

            Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
            Esempi? Nomi dei docenti?
            Sui ragazzi non formati per il mondo del lavoro non ci piove ma questo lo sanno tutti da almeno 15 anni.
            Vorrei evitare di fare i nomi, in parte perché me ne ricordo solo alcuni, in parte perché non voglio trasformare la discussione in un'inutile lamentela. Se è vero quello che dici, ossia che il problema è noto da almeno 15 anni, come mai nessuno è intervenuto? Come si può pensare di essere un paese competitivo con dei neolaureati che non conoscono nemmeno i nomi delle tecnologie che li circondano? É per rispondere a queste domande che ho aperto la discussione.

            Se proprio vuoi degli esempi... io ho frequentato il Politecnico di Milano. Come ti dicevo non ricordo i nomi, e non ricordo neanche bene i corsi. Molti professori mettono il materiale (testi, esercitazioni) online, ma francamente non ho voglia di controllarlo in questo momento. Però c'è una cosa che mi riguarda: durante i primi tre anni avrò fatto sì e no otto esami di elettronica, e due esami di informatica (uno di questi era informatica teorica). Non trovi anche tu che ci sia qualcosa di strano?

            Commenta


            • #7
              Ah, e adesso che ci penso. Ricorderò sempre queste parole pronunciate il primo anno, il primo giorno, all'inizio della mia prima lezione: "l'informatica è la programmazione". Con questo credo di aver detto tutto.

              Commenta


              • #8
                Originariamente inviato da Saratoga Visualizza il messaggio
                Ah, e adesso che ci penso. Ricorderò sempre queste parole pronunciate il primo anno, il primo giorno, all'inizio della mia prima lezione: "l'informatica è la programmazione". Con questo credo di aver detto tutto.
                Ma come trovi la tua preparazione generale rispetto ai tuoi colleghi stranieri? Da molti nella tua stessa situazione ho avuto indicazioni spesso chiare in merito: la mole di studio che l'università  italiana ti obbliga ad affrontare inevitabilmente ti dà  una preparazione generica di base relativamente molto più solida, magari a scapito di 2-3 anni di vita passati sui libri più di loro.
                Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
                digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

                Commenta


                • #9
                  Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
                  Ma come trovi la tua preparazione generale rispetto ai tuoi colleghi stranieri? Da molti nella tua stessa situazione ho avuto indicazioni spesso chiare in merito: la mole di studio che l'università  italiana ti obbliga ad affrontare inevitabilmente ti dà  una preparazione generica di base relativamente molto più solida, magari a scapito di 2-3 anni di vita passati sui libri più di loro.
                  Ho avuto modo di parlare di queste cose con americani e inglesi. Da tutti ho sentito che il loro approccio allo "studio" è molto pratico: viene data molta importanza ai progetti svolti in autonomia, senza l'aiuto del professore. Questo sia alle scuole superiori che all'università .

                  Alcuni, i più curiosi, mi hanno chiesto di descrivere nel dettaglio come funziona l'università  italiana. E anche senza che io arricchissi la descrizione con opinioni personali, sono stati tutti stupiti di come l'università  fosse "tutto studio e niente arrosto". Ricordo uno in particolare che ha paragonato la nostra scuola ad una fabbrica di enciclopedie umane.

                  Per quanto riguarda la preparazione più solida: quando parlavo di lavoro con i miei compagni di università , ricordo che molti o non avevano la minima idea di cosa avrebbero fatto, oppure pensavano che sarebbero stati degli operai in una catena di montaggio: il capo da del lavoro, tu lo svolgi come ti è stato insegnato e poi passi alla prossima cosa da fare. Per alcuni con cui sono rimasto in contatto è stato così anche per qualche anno dopo la laurea.

                  Io invece vedo molti americani junior, magari appena laureati, che hanno già  delle esperienze alle spalle. A volte queste esperienze sono state svolte all'interno del campus, altre volte no (mi viene in mente Google Summer of Code: quanti futuri ingegneri informatici italiano lo conoscono?)

                  Ma soprattutto: quello che vedo nei giovani statunitensi è la curiosità . In Italia invece vedevo spesso l'arroganza, sia nei professori, sia negli studenti: tutti convinti di essere già  arrivati, di sapere già  tutto. Quando invece, spesso, non si sa nemmeno quello che si insegna...

                  Commenta


                  • #10
                    Io penso che i giovani americani abbiano una società  molto diversa dalla nostra: in USA c'è il mito del self made man e se occupi un posto di rilievo vuol dire che te lo sei meritato, in Italia c'è una grandissima invidia nei confronti di tutto e tutti e ci si mette i bastoni fra le ruote a vicenda.
                    In USA i giovani hanno dei miti come Steve Jobs, qui Jobs non avrebbe nemmeno trovato i soldi per pagarsi il garage da cui sono nate le sue invenzioni.
                    Precisato questo secondo me è bene dire che la preparazione americana a livello culturale è molto bassa: prima dell'università  i ragazzi vengono valutati in base ai compiti a casa e all'università  vanno spesso di crocette, la grande differenza tra noi e loro e che loro quando nascono hanno già  le carte per essere inseriti in società , noi viviamo in un paese più povero e rancoroso che non è riuscito a sfruttare il boom economico a causa di una generazione di fancazzisti.
                    Il MIUR dovrebbe innanzitutto ridurre il numero delle università  (specialmente sfoltire le telematiche e togliere gli atenei delle città  più piccole), controllare di più i piani di studio delle materie e assicurarsi che gli studenti comincino a lavorare sul campo (si potrebbe ideare la figura del tirocinante studente).

                    Commenta


                    • #11
                      Originariamente inviato da Saratoga Visualizza il messaggio
                      Ricordo uno in particolare che ha paragonato la nostra scuola ad una fabbrica di enciclopedie umane.
                      Direi che è una frase abbastanza calzante.
                      Effettivamente bisognerebbe focalizzare la preparazione degli universitari in modo più pragmatico finalizzandola al lavoro, ma spesso non c'è nemmeno la volontà  di farlo.
                      Molti degli insegnanti che abbiamo avuto, tra l'altro, non sono nient'altro che ricercatori che vanno a tappare i buchi d'insegnamento, a titolo gratuito. Quindi spesso può capitare che uno vada ad insegnare una materia sulla quale non ha particolari competenze, figuriamoci se riesce ad affrontarla da un punto di vista pratico (spesso è già  tanto se ha il tempo di prepararsi la lezione).
                      Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
                      digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

                      Commenta


                      • #12
                        Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
                        Direi che è una frase abbastanza calzante.
                        Effettivamente bisognerebbe focalizzare la preparazione degli universitari in modo più pragmatico finalizzandola al lavoro, ma spesso non c'è nemmeno la volontà  di farlo.
                        Molti degli insegnanti che abbiamo avuto, tra l'altro, non sono nient'altro che ricercatori che vanno a tappare i buchi d'insegnamento, a titolo gratuito. Quindi spesso può capitare che uno vada ad insegnare una materia sulla quale non ha particolari competenze, figuriamoci se riesce ad affrontarla da un punto di vista pratico (spesso è già  tanto se ha il tempo di prepararsi la lezione).
                        Le metodologia d'insegnamento dipendono molto dalla nostra storia e la nostra cultura. In Italia come in Francia si ha un approccio più "filosofico" (scusate magari l'ho detta proprio male) che riflette anche il nostro tipo di accademia.

                        A favore degli insegnanti italiani posso dire che vivono in una profonda crisi e nella precarietà  più totale...non so se avete visto lo speciale di Presa Diretta (un programma di attualità ) che ha ben descritto le condizioni della scuola italiana...

                        Commenta


                        • #13
                          Infatti io sono convinta che il problema non sia tanto universitario (dove non si discute il livello di cultura rispetto a quello americano da crocette) ma che nasca dalla scuola.
                          Nei paesi del nord i ragazzi vengono preparati al lavoro già  dalle superiori.

                          Commenta

                          Sto operando...
                          X