annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

Rapporto ANVUR

Comprimi
X
 
  • Filtro
  • Ora
  • Visualizza
Elimina tutto
nuovi messaggi

  • #16
    Ah, io non mi preoccuperei troppo per l'Unicusano, nel senso che a meno di sorprese incredibili dovrebbe ricevere una valutazione positiva.
    Se non sbaglio la critica n. 1 era la mancanza di docenti, hanno posto rimedio già  a partire da qualche anno fa.
    Più che altro se fossi una cusanina io mi farei alcune domande, ad esempio: come mai l'acquisto della Ternana in concomitanza con l'aumento delle rette?
    E cos'ha a che fare questo con l'università ?
    Nessuna polemica, solo domande lecite.
    Non spetta all'ANVUR curiosare queste cose, ma ritengo che fossero soldi che si potevano usare per aumentare la qualità  dell'ateneo.
    Le potenzialità  dell'Unicusano sono immense, ma andrebbero concentrate sull'università  e sullo studente.

    Commenta


    • #17
      Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
      La situazione dell'Unipegaso è interpretabile...
      Per adesso l'Uninettuno è sulla Luna anche rispetto alla Marconi e infatti la mia preoccupazione principale per la Marconi ... che si avvicini più al voto della Pegaso che a quello della Nettuno...
      E sempre lì andiamo a parare... se la Marconi avrà  una buona votazione, simile alla Pegaso (che non conosco affatto e che non ho mai frequentato) vorrà  dire che nel tempo le due università  avranno raggiunto (relativamente ai parametri valutativi ANVUR) livelli sovrapponibili.
      Questo costituisce il dato, tutte le altre saranno legittime valutazioni ed interpretazioni personali.

      Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
      Ah, io non mi preoccuperei troppo per l'Unicusano, nel senso che a meno di sorprese incredibili dovrebbe ricevere una valutazione positiva.
      Se non sbaglio la critica n. 1 era la mancanza di docenti, hanno posto rimedio già  a partire da qualche anno fa.
      Più che altro se fossi una cusanina io mi farei alcune domande, ad esempio: come mai l'acquisto della Ternana in concomitanza con l'aumento delle rette?
      E cos'ha a che fare questo con l'università ?
      Nessuna polemica, solo domande lecite.
      Non spetta all'ANVUR curiosare queste cose, ma ritengo che fossero soldi che si potevano usare per aumentare la qualità  dell'ateneo.
      Le potenzialità  dell'Unicusano sono immense, ma andrebbero concentrate sull'università  e sullo studente.
      Personalmente dell'acquisto di una squadra di calcio o di una navicella spaziale da parte della Unicusano non me ne può interessare di meno... ed effettivamente questa cosa la conoscevo a stento.
      Potrei risponderti che l'acquisto della squadra da parte di una università  potrebbe essere visto come un ottimo strumento per incentivare la promozione delle attività  sportive nell'ottica di una sano sviluppo psico-sociale... oppure più concretamente potrei dirti che per una università  non statale l'acquisto della squadra (con conseguente logo sulle maglie ipotizzo) costituisca una buon canale pubblicitario.
      Alla fine le Università  non statali rimangono strutture che devono produrre utili e preferisco che lo facciano anche attraverso attività  di marketing volte ad aumentare la visibilità  piuttosto che abbassando la qualità  del propria didattica.
      Se avessi visto una involuzione del servizio didattico, un peggioramento della qualità  dell'insegnamento un allentamento dei controlli, ti avrei dato ragione, ma siccome in questi anni di studio ho visto aumentare i docenti, aumentare i corsi di studio, modificare e potenziare l'impianto informatico e tutta la piattaforma e-learning, aumentare le attività  didattiche, considero la sponsorizzazione della squadra come un ulteriore tassello di quell'ambizioso percorso di crescita che sta affrontando l'Unicusano.
      Se questo la farà  primeggiare tra le telematiche o le si ritorcerà  contro, solo il tempo potrà  dircelo.

      P.S.
      Hanno investito su tutto tranne che sulla maledetta pergamena!

      Commenta


      • #18
        Sicuramente torneremo su alcuni discorsi, per adesso è prematuro.
        Per ora il più grande mistero sull'Unipegaso che mi riprometto di spiegare (o che forse in futuro potrà  spiegare Dottore, il problema è che il tempo è poco) è: come ha fatto ad aumentare i corsi, avere 157 master, 102 corsi di alta formazione e 26 corsi di perfezionamento e aver convinto l'ANVUR che può garantire continutà  e regolarità  nella didattica.
        Per fare un parallelo con la Marconi: Unimarconi 17 master (di cui solo 9 di II livello) e 4 corsi di perfezionamento.
        Prendo una statale a caso e tolgo l'area medico sanitaria: Bicocca 18 master.
        Spiegatemi razionalmente come l'Unipegaso riesce a gestire 157 master e perchè "va bene così".

        Commenta


        • #19
          Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
          La Marconi ha inserito i nuclei di valutazione addirittura nel suo statuto.
          Che sia specificato nello statuto o meno (forse è obbligatorio; sinceramente non me ne sono mai posto il problema), è obbligatorio per legge averlo. E la legge prevale sullo statuto.

          Originariamente inviato da Nico74 Visualizza il messaggio
          se l'ultimo rapporto ANVUR relativo alla Unicusano risale al 2016 e i rapporti sono quinquennali, come mai si prevede l'uscita di un nuovo rapporto ANVUR entro qualche settimana? Non dovrebbe uscire nel 2021?
          In caso di valutazione positiva l'accreditamento vale 5 anni per le sedi e 3 per i corsi di studio.
          In caso di valutazione condizionata l'accreditamento vale in base a una scadenza fissata dalla stessa valutazione, di norma di durata inferiore, entro la quale è richiesto che vengano sanate o superate le criticità  emerse dal rapporto valutativo.

          Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
          Le valutazioni ANVUR che in realtà  sono accreditamenti periodici dovrebbero essere quinquennali per le sedi e triennali per i corsi
          Salvo che siano condizionati.

          Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
          Fermo restando che le valutazioni ANVUR sono un indice fra i tanti sull'affidabilità  di un ateneo
          Secondo me anche un indice meno importante di altri, considerando che esiste da relativamente pochissimo tempo e, a differenza di improbabili classifiche redatte ad mentula canis da testate giornalistiche (che paradossalmente risultano molto più famose in Italia rispetto a rankings di assoluto prestigio generalmente riconosciuto a livello internazionale), è pressoché sconosciuto al di fuori della ristretta cerchia degli addetti ai lavori e di pochi appassionati.
          Io come saprete in una università  ho lavorato, e posso testimoniare che miei colleghi che si occupavano di attività  colleterali a quelle strettamente universitarie (ad esempio gli informatici) non sapevano neanche l'Anvur cosa fosse, a meno che non fossero stati assunti sulla base di un concorso recente e dunque fossero stati costretti a studiare la normativa aggiornata per vincerlo o perlomeno risultarvi idonei.

          come ho già  spiegato per me la prima caratteristica che deve avere una telematica è preparare a un lavoro e a mio avviso non tutte ci riescono.
          In realtà  temo che non ci riesca nessuna.
          Bocconi e Iulm e, in misura minore, Luiss e Lumsa garantiscono il lavoro non per la qualità  della formazione (e non perché in sé sia bassa, ma semplicemente perché le due cose prescindono l'una dall'altra), ma per la rete di relazione che hanno e, almeno per quanto riguarda la Bocconi, per il nome che si sono costruite. Nome che evidentemente non necessariamente corrisponde alle valutazioni Anvur, ma chi se ne cale? La stessa Unitelma Sapienza ha avuto una valutazione condizionata dall'Anvur, ma continua a far leva sulla nomea positiva che le dà  il fatto di essere di fatto un'emanazione della Sapienza, in quanto questa è il socio di maggioranza del consorzio che l'ha promossa e che le fornisce supporto operativo, partecipato esclusivamente da enti pubblici e soggetti ad essi a loro volta direttamente collegati (c'è anche un consorzio controllato dall'Università  di Palermo). In Italia infatti il concetto di università  privata, oltre a essere giuridicamente inesistente, è visto molto negativamente (la gente crede che basti pagare; a dire il vero c'è anche chi si meraviglia quando gli spiego che anche l'università  statale è a pagamento, ma questo è un altro paio di maniche).

          Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
          Più che altro se fossi una cusanina io mi farei alcune domande, ad esempio: come mai l'acquisto della Ternana in concomitanza con l'aumento delle rette?
          E cos'ha a che fare questo con l'università ?
          Non so niente di questa cosa, ma tieni presente che la Bicocca ha un complesso sportivo che si chiama proprio Bicocca stadium. L'unica cosa che so è che prima si chiamava Pro patria e non so a che titolo sia diventato un impianto della Bicocca; fatto sta che la manutenzione viene effettuata dalla Bicocca medesima a prescindere da chi ne sia il proprietario, quindi le spese ci sono.
          Poi quasi tutti gli atenei milanesi e dei dintorni (segnatamente: UniMi, UniMiB, PoliMi, UniCatt, Bocconi, Iulm, San Raffaele e Humanitas; forse aderiscono anche le due accademie di belle arti) sono soci all'associazione Cus (Centro universitario sportivo) e hanno ciascuna una squadra maschile e una femminile di basket, di calcio (a 11 quella maschile, a 5 quella femminile) e di volley.
          La Bicocca ha anche una palestra, quella di sua proprietà .

          Originariamente inviato da Nico74 Visualizza il messaggio
          Alla fine le Università  non statali rimangono strutture che devono produrre utili
          E qui casca l'asino.
          In Italia l'istruzione universitaria privata è VIE-TA-TA e le università  pubbliche non statali sono pur sempre pubbliche e, in quanto tali, non possono in alcun modo perseguire fini di lucro. Questo principio è inderogabile.
          Nel pubblico non esiste il concetto di utile; esiste il concetto di avanzo di bilancio, che è una cosa diversa. L'obiettivo è il pareggio. Non ci può essere utile se non esistono soci cui questo va eventualmente distribuito.

          considero la sponsorizzazione della squadra
          La sponsorizza o l'ha proprio comperata come dice Marika?

          Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
          Sicuramente torneremo su alcuni discorsi, per adesso è prematuro.
          Per ora il più grande mistero sull'Unipegaso che mi riprometto di spiegare (o che forse in futuro potrà  spiegare Dottore, il problema è che il tempo è poco) è: come ha fatto ad aumentare i corsi, avere 157 master, 102 corsi di alta formazione e 26 corsi di perfezionamento e aver convinto l'ANVUR che può garantire continutà  e regolarità  nella didattica.
          L'Anvur si occupa solamente di corsi di laurea e corsi di laurea magistrale; i corsi di dottorato attengono ad altro genere di valutazioni in quanto sono considerati parte del sistema della ricerca.
          I master hanno una caratteristica particolare, cioè sono titoli di studio ma sono attivabili in totale autonomia da parte degli atenei; non debbono neanche essere inseriti nella banca dati dell'offerta formativa, che è il catalogo dei corsi ufficiali delle università  italiane. Eppure sono titoli di studio a tutti gli effetti (anche se la Pegaso non rilascia pergamene per essi, il che è molto triste e oltretutto può creare problemi per il riconoscimento all'estero; l'Università  di scienze gastronomiche al primo giro rilasciava una targa in metallo, che non so se sostituisse la pergamena o si affiancasse ad essa; tutti gli altri atenei che io sappia rilasciano pergamene e nella maggior parte dei casi che abbia visto sono uguali a quelle delle lauree, delle lauree magistrali, dei diplomi di specializzazione e dei dottorati di ricerca), anche se il loro valore legale è incerto in quanto non hanno alcun tipo di classificazione a livello ministeriale.
          I corsi di alta formazione e i corsi di perfezionamento non rilasciano invece alcun titolo avente valore legale. Praticamente frequentarli è come sostenere esami singoli.

          Per fare un parallelo con la Marconi: Unimarconi 17 master (di cui solo 9 di II livello) e 4 corsi di perfezionamento.
          «Solo» 9? Guarda che 9 di secondo livello son tanti. Molte università  non ne offrono proprio, di master di secondo livello. Alcune università  organizzano lo stesso corso al termine del quale ti rilasciano il titolo di master universitario di primo livello se hai una laurea e quello di secondo se hai una LM, una LS o un DL (cosa che secondo me non è giuridicamente corretta, ma lasciamo perdere).

          Spiegatemi razionalmente come l'Unipegaso riesce a gestire 157 master e perchè "va bene così".
          A parte il fatto che loro contano tutti i master attivati nella storia dell'ateneo, la maggior parte dei quali durati un solo ciclo e poi soppressi, o meglio non replicati (in altri casi, invece, sono stati rinnovati con qualche piccola modifica sotto altro codice, quindi si conteggiano in aggiunta), devi tener presente che i 157 master pescano dalla stessa offerta di insegnamenti. Vale a dire, ad esempio, che Pegaso ha un unico insegnamento della stessa materia e ciascun master che la preveda fa riferimento alle relative lezioni, per un numero di moduli proporzionale al numero di crediti previsto.
          In effetti Unitelma Sapienza fa così anche in relazione ai corsi di laurea, ad esempio l'insegnamento di Economia aziendale del corso di laurea in Scienze dell'amministrazione corrisponde a quello di Economia aziendale I del corso di laurea in Scienze dell'economia aziendale, con stesse videolezioni, stessi esami etc.. Solo che per i corsi di studio ci sono i requisiti minimi di docenza e la didattica in comune è considerata una mutuazione (cioè l'insegnamento risulta sulla carta attivo per un solo corso e mutuato da un altro), il che è consentito entro certi limiti dalla vigente normativa, che prevede che almeno il 50% della didattica di un corso debba essere tenuta da docenti strutturati (ivi compresi quelli dei ruoli ad esaurimento* professori straordinari a t.d. e forse anche ricercatori a t.d., purché facciano parte del personale docente interno all'ateneo; sono dunque esclusi i docenti a contratto nonché i tecnici laureati e i collaboratori esperti linguistici, ex lettori, in quanto facenti parte del personale tecnico-amministrativo e non di quello docente), il che obbliga gli atenei a garantire che almeno il 50% della didattica di ogni corso sia offerto specificamente per quel corso. Questa è una cosa che francamente non mi trova d'accordo: secondo me, anche in ottica di razionalizzazione ed efficientamento, un corso dovrebbe essere incardinato nella struttura di raccordo (scuola, dipartimento, facoltà  o quel che sia) senza una collegamento con un corso specifico; anzi, secondo me la norma dovrebbe essere che se ne avvalgono tutti i corsi che ne hanno bisogno a meno che qualcuno non richieda espressamente di organizzare un insegnamento ad hoc in relazione a peculiarità  del corso stesso. Questo consentirebbe un enorme risparmio economico e per gli atenei telematici non si pone neanche il problema di dover duplicare gli insegnamenti per evitare il sovraffollamento delle aule. Invece nei nostri atenei assistiamo all'organizzazione di insegnamenti di insegnamenti-fotocopia, i quali impegnano inutilmente docenti che potrebbero dedicarsi ad altre attività  (il loro impegno precipuo dovrebbe essere nella ricerca), peraltro creando palesi squilibri (ad esempio a Firenze anni fa il programma di Istituzioni di diritto pubblico che si faceva nella maggior parte dei corsi di laurea di primo ciclo della facoltà  di Scienze politiche e in alcuni corsi di primo ciclo della facoltà  di Economia, da 6 crediti, corrispondeva alla somma tra i programmi di Diritto costituzionale generale, obbligatorio, e Diritto costituzionale speciale, complementare, ciascuno da 9 crediti, che si facevano nel corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e nel corso di laurea in Scienze dei servizi giuridici, alla facoltà  di Giurisprudenza).

          ___________
          * ricercatori a t.i., assistenti (ne sono rimasti 6 in tutta Italia) e professori incaricati stabilizzati (ne sono rimasti 5 in tutta Italia).
          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

          Commenta


          • #20
            Dottore, potresti essere un pochino più specifico per quanto riguarda la parte del discorso in cui sostieni che nessuna telematica prepara a un lavoro?
            Non te lo chiedo con una punta di irritazione ma per curiosità , te l'assicuro.
            Perchè mi sembra che tu abbia diviso la questione della qualità  degli insegnamenti preparatori a svolgere un lavoro da quella dei contatti col mondo del lavoro che hanno alcuni atenei.
            Quindi ti chiedo direttamente: da laureato statale e ora da studente dell'Unitelma, con la tua esperienza aggiuntiva professionale che ti ha portato a lavorare direttamente nelle università , ritieni che l'Unitelma come qualità  possa effettivamente preparare a un lavoro?
            Cioè, se io sono una ragazza di 25 anni che vuole avere una triennale e mi iscrivo all'Unitelma, esco da quell'ateneo che sono predisposta a un impiego oppure è come se non avessi fatto nulla durante i miei studi?
            E sull'argomento quali sono le differenze principali, a tuo avviso, con le migliori statali?

            ad mentula canis
            Questa è per intenditori.

            P.S. Non per darti torto ma non mi risulta che la LUMSA garantisca molto lavoro. Da anni gira perfino la chiacchiera di proposte di lavoro con la frase "eccetto laureati LUMSA".

            Commenta


            • #21
              Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
              Dottore, potresti essere un pochino più specifico per quanto riguarda la parte del discorso in cui sostieni che nessuna telematica prepara a un lavoro?
              Veramente ho detto che nessuna università  (telematica o meno) prepara a un lavoro.
              E, francamente, non ci trovo niente di strano.
              Sino a qualche anno fa le università  non avevano nemmeno statutariamente questo scopo.
              I primi corsi universitari che prevedevano il concetto di sblocchi professionali nella progettazione dell'offerta formativa (che tuttora a mio avviso lasciano il tempo che trovano) furono quelli progettati dopo la legge 341/1990.

              ritieni che l'Unitelma come qualità  possa effettivamente preparare a un lavoro?
              No, come non ha preparato a nessun lavoro l'università  precedente.
              Ma non ci trovo niente di scandaloso. Non è una questione di mancanza di qualità , anzi. Lo scopo precipuo dell'università  sarebbe, storicamente, quello di trasmettere sapere speculativo per imparare a fare ricerca. Non sono centri di formazione o addestramento professionale.

              Cioè, se io sono una ragazza di 25 anni che vuole avere una triennale e mi iscrivo all'Unitelma, esco da quell'ateneo che sono predisposta a un impiego oppure è come se non avessi fatto nulla durante i miei studi?
              Francamente non capisco la domanda.
              Il fatto che la laurea non insegni un lavoro non significa che è come non aver fatto niente durante gli studi.
              Essere predisposti a un impiego (rectius a un lavoro) non significa peraltro essere stati formati/addestrati professionalmente. L'università  offre una preparazione di tipo culturale. E, soprattutto, un metodo.

              E sull'argomento quali sono le differenze principali, a tuo avviso, con le migliori statali?
              Proprio nessuna, come ho già  scritto precedentemente. Unitelma è Sapienza, con i suoi pregi e i suoi difetti. Ho trovato gli esami didatticamente più carichi a parità  di crediti rispetto alla precedente statale, ma sarà  stato un caso.

              Da anni gira perfino la chiacchiera di proposte di lavoro con la frase "eccetto laureati LUMSA".
              Se è per questo anche "no Iulm". I dati sull'occupazione dei laureati però sembrano smentire la cosa e ricondurla nell'alveo del chiacchiericcio, se non in quello della leggenda.
              Ultima modifica di dottore; 12-04-2020, 11:28.
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

              Commenta

              Sto operando...
              X