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Non so cosa scegliere e a chi credere

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  • Non so cosa scegliere e a chi credere

    Buon pomeriggio a tutti. Sono Francesca e vengo da Napoli.
    A giugno concluderò i miei studi liceali (liceo linguistico), e in visione di un prosieguo universitario sto sondando varie opzioni.
    Scrivo soprattutto per ricevere un consiglio, e spero che magari ci sia qualcuno che frequenti gli indirizzi dei quali parlerò per una dritta da esperto.
    Dunque, la cosa più logica sarebbe chiaramente proseguire le lingue (alla Federico II). Ahimè, c‘è un ”˜ma‘.
    Scegliere lingue mi sembra comunque qualcosa di molto generico, che non m‘inserisce in un settore preciso. La mia professoressa di storia e filosofia sostiene lo stesso. Mi ha addirittura detto che oggi non mi offrirebbe un lavoro immediato.
    Quello che davvero mi ha accattivato, come indirizzo, è stato ”˜Fotografia, cinematografia e sceneggiatura‘ all‘accademia di belle arti.
    Questa scelta avrebbe comunque un significato: sono già  ferrata nell‘uso di programmi per il montaggio e per la fotografia; mi piace scrivere e ho fatto teatro con un regista nostrano; per non parlare del fatto che il mio più grande sogno resta quello di creare storie e renderle realtà  attraverso lo schermo.
    Detto questo, alcune persone (anche i miei genitori) non sono sicurissime che sia l‘indirizzo ideale. Perché? Perché sostengono sia un mondo particolare, al quale è difficile accedere se non con degli “aiuti”.
    Il loro pensiero ha iniziato ad influenzarmi. Insomma, voglio seguire le mie passioni, ma dopo l‘università  vorrei comunque entrare subito nel mondo del lavoro e temo che nessuna delle mie scelte me lo consenta, se non indirizzi come giurisprudenza, economia o medicina ai quali non vorrei approdare.
    Di quest‘ambito ne so davvero poco, quindi vorrei un aiuto da voi che già  ci avete a che fare. Gli orientamenti sembrano vendere solo parole belle per ottenere “clientela”. Magari mi sto lasciando sopraffare e condizionare dai giudizi altrui, magari sono loro ad avere ragione, o magari esistono altre opzioni che non contemplo.
    Cosa mi suggerite di fare?

  • #2
    Buonasera, Francesca, e benvenuta.

    Una domanda: come mai per Lingue hai pensato alla Federico II e non all'Orientale o alla Suor Orsola Benincasa?

    Corretto che i corsi di laurea in Lingue offrono una preparazione molto generica. Anzi, sarò ancora più brutale: non servono a niente. Oggi sul mercato del lavoro conta che tu abbia competenze specifiche e sappia parlare altre lingue (l'inglese è dato per scontato), anche con riferimento ai lessici specialistici del mestiere che devi fare. Sapere parlare delle lingue senza saper fare altro non è una cosa particolarmente apprezzata, la letteratura men che meno. Va anche detto che se la classe di Lingue e culture moderne è sostanzialmente la classe di Lettere in lingue straniere. Potresti tranquillamente farti tre anni con la media del 30 senza imparare nessuna lingua, in quanto magari nel tuo corso sono previsti solo esami di letteratura e sono in italiano. La classe di Scienze della mediazione linguistica è invece orientata all'interpretariato, ma per quello ci sono le scuole interpreti, molto più formative e che oggi sono in grado di rilasciare titoli di livello universitario (non ricordo se sono equipollenti o addirittura equiparati alla laurea; in ogni caso consentono anche la prosecuzione degli studi in à mbito universitario).
    Tuttavia ti devo dire di lasciar perdere anche quello che ti dice la tua insegnante quando ti dice «addirittura» che non offrirebbe un lavoro immediato. Non capisco il senso di quell'avverbio, con i tassi di disoccupazione che ci sono oggi. Io ho a occhio e croce il doppio degli anni tuoi e francamente nella mia generazione non ho visto nessun titolo di studio, accademico o non, in grado di offrire un lavoro immediato, a parte quelli dell'à mbito sanitario (nel senso più ristretto possibile). D'altro canto, ti dico che per quando tu avrai completato gli studi lo scenario del mercato del lavoro potrebbe essere completamente mutato, quindi, come è inutile farsi illusioni non ha nemmeno senso il catastrofismo.

    Ciò premesso, l'à mbito di cui tu parli è molto ambìto (perdonami per il gioco di parole) e non prevede percorsi istituzionali per l'accesso. Le relazioni umane in certi settori sono indispensabili e certamente più importanti dei titoli di studio. Per questo motivo io suggerisco sempre agli appassionati di questi mondi di costruirsi un percorso alternativo in maniera tale da lasciarsi aperta in concreto un'altra strada nel caso in cui il proprio sogno non si realizzasse.

    Non so chi ti ha inculcato l'idea che con Giurisprudenza ed Economia si entri immediatamente nel mondo del lavoro. Posso capire Economia (o Economia aziendale, che non è la stessa cosa), ma Giurisprudenza conosce una crisi occupazionale iniziata ben prima della riforma universitaria del 1999 e che non accenna a risolversi.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Innanzitutto, grazie.

      Dunque, per quanto riguarda la prima domanda la risposta è abbastanza semplice: mia madre (attualmente insegna - una professione che non è tra i miei interessi) ha frequentato la Federico II, la quale a sua volta ha una reputazione storica che la precede.
      L‘Orientale ho sentito dire essere abbastanza disorganizzato, mentre il Suor Orsola Benincasa comunque non al livello di una Federico II.

      Ti ringrazio per il chiarimento riguardo le facoltà . Non nascondo che anche io avevo visto nella mediazione linguistica un‘opzione ma, inseguendo quell‘ideale del “studiare qualcosa che piace per fare il lavoro che piace”, ho pensato di dover andare più a fondo nella mia ricerca.

      Parlando invece del “percorso alternativo”: in pratica mi stai consigliando di coltivare fotografia e cinematografia parallelamente ad altro?
      Mi spiego: conosco un appassionato di fotografia che ha anche lavorato come assistente, ma al contempo studiava ingegneria. Forse potrei fare anche io questo, ma a quel punto penso che lingue continui ad essermi inutile, soprattutto alla luce di ciò che mi hai detto.

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      • #4
        Originariamente inviato da Francesca_ Visualizza il messaggio
        Dunque, per quanto riguarda la prima domanda la risposta è abbastanza semplice: mia madre (attualmente insegna - una professione che non è tra i miei interessi) ha frequentato la Federico II, la quale a sua volta ha una reputazione storica che la precede.
        Francesca, abbi pazienza, ma questa è una leggenda nella quale siete rimasti in pochissimi a credere.
        Al Nord (e non sto parlando di leghisti della prima ora che a stento hanno terminato la scuola dell'obbligo, pensano che il Sud sia il quarto mondo e se sanno che ti sei laureato lì esclamano «Ma perché, laggiù avete pure università ?», senza sapere che l'università  più antica di Milano, il Politecnico, ha appena un secolo e mezzo mentre la Federico II ne ha più di otto) neanche sanno che a Napoli esiste più di una università  e se nomini la Federico II al di fuori dell'ambiente accademico (e talvolta anche all'interno dell'ambiente accademico) non capiscono tu di cosa stia parlando. Ci sono università  del Nord che sul proprio sito ufficiale scrivono di essere seconde per fondazione solo all'ateneo bolognese, quando al Sud abbiamo università  più antiche dell'Alma mater studiorum stessa.
        Purtroppo devo dire che mi è capitato di scontrarmi con un pregiudizio negativo nei confronti delle università  situate a sud di Roma, e sovente anche delle stesse università è romane.
        A onor del vero devo dire che d'altro canto ho conosciuto, ad esempio a Bologna, cosiddetti bene informati che invece avevano un pregiudizio positivo nei confronti di una generica università  di Napoli, ignorando completamente che ne esiste più d'una.

        Quanto sopra non per risponderti con l'aneddotica, ma proprio per farti capire che l'aneddotica lascia il tempo che trova. I pregiudizi esistono, ma variano nel tempo e nello spazio. Quello che per te può essere ovvio a Napoli o ad Afragola o a Caserta non sarà  percepito nello stesso modo a Fiumefredo Bruzio o a Courmayeur.
        Quindi, per cortesia, evita di scegliere l'università  per il prestigio. Usa altri parametri di valutazione, più oggettivi e verificabili.

        Poi, se vuoi sapere la mia, io francamente credo che la fama della Federico II sia fondata sulle stesse motivazioni su cui sono fondate quelle della Sapienza, dell'Aldo Moro, dell'Università  di Palermo e dell'Università  di Catania. Si tratta di università  di dimensioni mastodontiche in cui sono ancora presenti (o perlomeno lo erano sino a qualche anno fa, visto che il tempo passa per tutti) professoroni della vecchia scuola, con i tipici atteggiamenti che una volta si sarebbero detti baronali, i quali fanno di tutto per complicarti la carriera accademica. Poi vedi gli stessi docenti fare gli agnellini in altre università  in cui insegnano per contratto, specie dopo essere andati in pensione. In questo modo l'università  viene considerata «prestigiosa» perché conquista la fama di essere «difficile», ma in realtà  non ti offre una preparazione realmente migliore di altre.

        Infine, onestamente credo la Federico II abbia fatto delle scelte negli ultimi anni che l'hanno fatta scadere parecchio. Io ho due lauree: per conseguire la prima, che era stata attivata in base al D.M. 509/1999 (primo regolamento attuativo della riforma), ho dovuto sostenere 35 esami, mentre il piano di studi della seconda ne prevedeva 20. Per la prima laurea ho discusso una tesi di un centinaio di pagine, per la seconda di 135. Alla Federico II ci sono corsi di laurea (ad esempio Storia ed Economia aziendale) che hanno solo 15-17 esami, compresi quelli a scelta, e come prova finale non prevedono la tesi. Ora tu, che sicuramente conosci l'ordinamento universitario, mi risponderai che i crediti sono 180 e dunque meno esami significa che gli esami hanno pesi specifici maggiori. Questo è vero, ma che senso ha dare un esame da 15 crediti di Diritto privato se poi mi si deve sacrificare Diritto commerciale? Capisco che la frammentazione che c'era col D.M. 509/1999, in cui si arrivava addirittura a organizzare corsi di laurea basati su esami da 3 crediti, non consentiva di maturare una preparazione adeguata, ma qui siamo all'eccesso opposto. Poi ti dico per esperienza ”“ avendo sostenuto esami da 3, 5, 6, 8, 9, 10 e 12 crediti ”“ che all'aumentare del numero di crediti la densità  dei programmi proporzionalmente scende; in altri termini, sostenere un unico esame da 12 crediti significa lavorare meno rispetto a sostenerne due da 6, senza considerare che ogni momento di valutazione comporta in ogni caso tutta una serie di adempimenti (anche emotivi) e aumenta il rischio di ritardo negli studi.

        L‘Orientale ho sentito dire essere abbastanza disorganizzato
        Che l'Orientale sia disorganizzata è un'altra leggenda alla quale non corrisponde niente di concreto.

        Ti ringrazio per il chiarimento riguardo le facoltà .
        Le facoltà  non esistono più

        Parlando invece del “percorso alternativo”: in pratica mi stai consigliando di coltivare fotografia e cinematografia parallelamente ad altro?
        Esatto.

        Mi spiego: conosco un appassionato di fotografia che ha anche lavorato come assistente, ma al contempo studiava ingegneria. Forse potrei fare anche io questo, ma a quel punto penso che lingue continui ad essermi inutile, soprattutto alla luce di ciò che mi hai detto.
        Infatti l'alternativa non sarebbe studiare Lingue, ma magari Economia aziendale, Servizi giuridici, Servizio sociale (dico per dire) o la magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza. Nessuno di questi corsi ti garantisce il lavoro il giorno dopo la proclamazione, ma quantomeno ti aprono altre strade.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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        • #5
          Non mi sento in grado di darti consigli, ma posso darti un'informazione aggiuntiva; Potresti pensare a conseguire una laurea in lingue e una laurea magistrale in un ambito più utile ai fini lavorativi. Non tutti i corsi di laurea magistrali non prettamente umanistici - ad esempio alcuni di quelli della classe LM-77- precludono l'accesso ai laureati in discipline umanistiche, e possono essere per loro interessanti e non particolarmente ardui. Magari dai un'occhiata a questo sito https://www.universitaly.it/index.ph...rsi/universita
          seleziona una classe di laurea magistrale e avrai davanti tutti o quasi i corsi in italia afferenti a essa. Confrontando i requisiti di una o più corsi con il piano di studi della tua eventuale laurea in lingue, puoi determinare se quest'ultima ti consentirebbe accesso alla laurea magistrale prescelta.
          Attenzione, però: le offerte formative e/o i requisiti di accesso di un corso possono cambiare nel tempo

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          • #6
            Grazie a tutti per i consigli :)
            Adesso consulterò il sito indicato

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            • #7
              Effettivamente il corso di laurea magistrale in Economia e diritto per le imprese e la pubblica amministrazione dell'Università  di Modena e Reggio Emilia ha molti iscritti laureati in Lettere, Lingue e Mediazione linguistica.
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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