E' come il famoso principio "I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it": giustissimo, moralmente ineccepibile ma assolutamente autolesionistico. La libertà di parola, se reale, deve permettere anche il pieno dissenso.
Una democrazia reale NON solo dovrebbe poter far eleggere anche degli incompetenti, ma anche degli antidemocratici.
Le donne una volta non potevano votare perché si diceva che non erano in grado di comprendere la materia politica e giuridica e quindi non avrebbero potuto votare con cognizione di causa. E la stessa motivazione si dava per sancirne l'ineleggibilità .
Lo stesso vale per le persone di colore: anche dopo l'abolizione della schiavitù, il diritto di voto attivo e passivo non era esteso a tutti e con quali argomentazioni: i bianchi facevano meglio, erano più capaci di prendere decisioni e quindi permettere anche alle persone di colore di essere elette o di eleggere avrebbe portato a un corpus politico più debole.
Il vulnus operativo invece riguarda la possibilità di selezionare la competenza: una persona competente otterrà risultati migliori, riuscirà a perdere meno tempo e a realizzare un'azione più efficace.
Le due cose non stanno bene assieme. Non c'è modo di farle coesistere.
Più lascio aperte "le gabbie" più garantisco la democraticità e meno garantisco l'efficienza. Più limito elettori e/o eleggibili più garantisco un sistema valido ma meno garantisco la democraticità .

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