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Ma serve davvero a qualcosa?

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  • Ma serve davvero a qualcosa?

    Salve
    Sono uno studente di Economia Aziendale (2° anno).
    Sono in pari con tutti gli esami ed ho una media che, lo dico senza falsa modestia, è più di 29.
    La mia è un'università  di una grande città , lo dico perché conosco per esperienza le ''differenze'' sia di programmi che di modalità  d' esame che si riscontrano in realtà  ''minori'' e di come in certe un 30 non sia veramente un 30.
    Ebbene, lo dico giusto per completare il profilo e per farvi capire, il mio 30 a commerciale è perché sapevo veramente tutto di quei due maledetti volumi, il mio 30 a finanziaria è perché adoro la materia..ecc
    Mi manca ancora tutto un anno di esami per finire la triennale ma, ad oggi, mi sento già  di poter fare un bilancio intermedio: non ho imparato nulla.
    Certo, so fare l'esercizietto di microeconomia, conosco i procedimenti di fusione e scissione d'azienda, so qualcosa sui bilanci d'esercizio, conosco qualche modello o strumento di marketing.
    Praticamente non so niente, ripeto.

    A volte mi chiedo se abbia fatto bene a scegliere una facoltà  pluri-inflazionata come aziendale e delle volte vi giuro che sento di 'stare sprecando tempo', che alla fine prendo comunque una laurea che prenderanno pure tanti, troppi imbecilli (seppur con un voto diverso).
    Mi sento sprecato: brutto da dire, ma è così.

    Voi credete che la triennale sia giusto un 'titolo' e che poi la vera differenza in campo lavorativo/motivazionale la faccia la magistrale? Perché vi giuro che non vorrei dover impararmi tante altre cazzatine astratte per una magistrale per poi sentirmi comunque al punto di partenza.

    Illuminatemi ve ne prego

  • #2
    Il 90% di quello che studi all'Università  non ti servirà  proprio a niente in campo lavorativo. Piuttosto la frequenza dell'Università  ti garantirà  quella elasticità  mentale e quel carico culturale che ti permetteranno di affrontare al meglio i problemi che potrai avere sul posto di lavoro.
    Stai andando molto bene e quindi continua così e non preoccuparti più di tanto. Una volta assunto vedrai che ti faranno la formazione ad hoc e ti insegneranno cos'è il lavoro e come farlo.
    Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
    digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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    • #3
      Qui ti ho praticamente risposto senza saperlo.

      http://www.università .com/discussio...-economia.html

      Il resto te l'ha detto Bmastro: l'università  italiana è FATTA MALE, non prepara al lavoro e se vuoi arrivare pronto devi arrangiarti e farti strada con le tue mani o avere il fondoschiena (assai raro) di trovare persone che durante il periodo di tirocinio ti spiegano bene le cose.

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      • #4
        Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
        ì Piuttosto la frequenza dell'Università  ti garantirà  quella elasticità  mentale e quel carico culturale che ti permetteranno di affrontare al meglio i problemi che potrai avere sul posto di lavoro.

        Si ecco tendenzialmente la penso anch'io così.
        Il punto però è un altro: le magistrali, rimanendo in campo aziendale, di norma, sono altre chiacchiere sul 'creare valore d'azienda' sulla concorrenza di Porter e sulla matrice BCG (a caso) oppure sono più concrete?
        Sto seriamente pensando di trovarmi una magistrale tipo finanza che, seppur legata al campo aziendale, mi sembra meno chiacchierata e meno didattica.
        Ultima modifica di alex94; 09-07-2016, 17:23.

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        • #5
          Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
          Qui ti ho praticamente risposto senza saperlo.

          http://www.università .com/discussio...-economia.html

          Il resto te l'ha detto Bmastro: l'università  italiana è FATTA MALE, non prepara al lavoro e se vuoi arrivare pronto devi arrangiarti e farti strada con le tue mani o avere il fondoschiena (assai raro) di trovare persone che durante il periodo di tirocinio ti spiegano bene le cose.
          Si ma voglio dire.. Se uno si ferma alla triennale alla fine non credo possa puntare, salvo rare scalate, ad uno stipendio molto più alto di quello di un non-laureato no?
          Cioè chiacchiere per chiacchiere, bagaglio per bagaglio, alla fine che ne valga veramente qualcosa in termini di soldi no?

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          • #6
            Non ho mai detto di fermarti, dico solo che le lauree in economia se togliamo qualche esame che le diversifica leggermente sono tutte uguali.
            Voi o fate i commercialisti (spesso con pratiche fittizie) o venite assunti tramite concorsi pubblici o privati.
            Cosa succede in quei concorsi? Prendono il numero della classe dei vostri corsi di laurea (L18 ed L33 per le triennali, LM56 ed LM77 per le specialistiche) e fanno il bando, punto.
            Non c'è una laurea "giusta", ci sono solo classi di corsi di laurea che più si adattano ai concorsi. Non esistono più datori di lavoro che assumono guardando il curriculum studiorum.

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            • #7
              Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
              Non esistono più datori di lavoro che assumono guardando il curriculum studiorum.
              Di solito prestano molta più attenzione alla città  dove si è conseguita la laurea.
              Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
              digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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              • #8
                Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
                Di solito prestano molta più attenzione alla città  dove si è conseguita la laurea.

                Esatto..Io son di Firenze, quindi non proprio una città  insignificante, ma quanto a realtà  universitaria non è comunque la più eccelsa: sto quindi pensando di migrare per una eventuale magistrale verso qualcosa di più 'prestigioso'.

                Anche perché leggendo qualche programma di magistrali in giro per l'Italia in effetti alcune mi sembrano molto ben fatte e molto applicative.
                Anche perché diciamocelo: la triennale in economia (soprattutto aziendale) ce l'hanno cani e porci ormai, ma se non ti specializzi in qualcosa rimani uno dei tanti e butti al cesso tre anni.

                Grazie per le risposte comunque, gentilissimi

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                • #9
                  Chiedo scusa se posso sembrare antipatica ma vi è sfuggito il senso del mio messaggio.
                  La storia del datore di lavoro che assume a tempo indeterminato guardando la carta è una favola: per chi studia economia lo fanno solo alcune banche per stage pagati da fame.
                  Puoi laurearti in una città  prestigiosa, puoi prendere il massimo dei voti, puoi cambiare "ramo" di studi, ma domani non ti telefonerà  la Ferrero dicendo "abbiamo visto il suo curriculum e la vogliamo fra noi".
                  L'accesso al lavoro non avviene più così, conta solo la classe di appartenenza, se è compatibile coi bandi che ti interessano ed eventualmente se incontri un commercialista disposto a farti fare il tirocinio.
                  Capisco che l'intuizione "mi voglio diversificare dagli altri" possa sembrare utile, purtroppo nella realtà  dei fatti tutto questo è inutile.
                  Buon proseguimento.

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                  • #10
                    Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                    Puoi laurearti in una città  prestigiosa, puoi prendere il massimo dei voti, puoi cambiare "ramo" di studi, ma domani non ti telefonerà  la Ferrero dicendo "abbiamo visto il suo curriculum e la vogliamo fra noi".
                    L'accesso al lavoro non avviene più così, conta solo la classe di appartenenza, se è compatibile coi bandi che ti interessano ed eventualmente se incontri un commercialista disposto a farti fare il tirocinio.
                    Capisco che l'intuizione "mi voglio diversificare dagli altri" possa sembrare utile, purtroppo nella realtà  dei fatti tutto questo è inutile.
                    Buon proseguimento.
                    Ma no dai, è una visione veramente ristretta delle cose.
                    Io conosco amici laureati a Bologna in management che finiti gli studi avevano già  il posto assicurato, un mio amico ha fatto il master in corporate banking e grazie al professore ha trovato un posto.
                    E vogliamo parlare della gente in Bocconi?
                    Dove ti laurei conta, conta eccome, gli agganci vengono anche direttamente dall'università  se questa è qualificata e se te vali
                    Ma poi che discorso è 'se incontri un commercialista disposto a farti fare il tirocinio' ..perché economia = commercialista? Assolutamente no, ma figuriamoci.
                    Il mio dubbio era se fossi l'unico a ritrovarmi a con certi dubbi alla fine di una triennale, e se la magistrale fosse qualcosa di più reale o no: la risposta alla fine l'ho trovata da solo.
                    Conta il tipo di magistrale (evitando quindi scienze dell'economia o magistrali improbabili su marketing o altre chiacchiere) e soprattutto dove la fai

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                    • #11
                      Di solo 3 cose.

                      1. Secondo me i tuoi amici sono mosche bianche. In Italia si viene assunti per rari concorsi o conoscenze, non lo dico solo io qui ma anche Bmastro. Mai scritto che economia porta per forza a fare il commercialista.

                      2. La Bocconi non è più prestigiosa di altre università  e se lo credi vuol dire che hanno fatto un ottimo lavoro di marketing in cui hai creduto, ha "solo" più contatti con aziende e garantisce più impieghi (quasi tutti temporanei). Fin qui tutto bello, il problema è che con 10.000 euro di retta trovarti un lavoro stabile con una buona paga è il minimo che dovrebbero fare.
                      Prima che cancellassero una parte del forum di studenti.it c'erano molti masterizzandi Bocconi che si lamentavano di essere stati lasciati soli dopo aver speso euro a palate.

                      3. Ritroviamoci qui fra 2 anni alla fine del tuo percorso e vedrai se non ho ragione. Non per portarti sfiga, ci mancherebbe.
                      Ultima modifica di Marika; 11-07-2016, 17:20.

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                      • #12
                        Ok direi che ciò che dici mi sembra altamente attendibile ahah
                        Sulla parte Bocconi approfondirò un po' su internet dato che, almeno ad una prima web-lettura, mi sembra ci siano tante testimonianze in merito (anche perché in realtà  ci avevo fatto un pensierino ma con qualche riserva)
                        Ma capiscimi sono ancora un ingenuo laureando che crede al lieto fine: sicuramente è come dici te.. Al momento però preferisco la mia versione, perlomeno fin quando sarò laureato, perlomeno rimango motivato ahah

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                        • #13
                          Non mi fraintendere: io ti auguro veramente il meglio, solo che siamo in un paese con poche prospettive.
                          Metti questa discussione fra i preferiti e torna fra 2 anni, se non formatti prima e se ti andrà  tutto bene sarò felicissima di ammettere che avevo torto.

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                          • #14
                            Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                            Non ho mai detto di fermarti, dico solo che le lauree in economia se togliamo qualche esame che le diversifica leggermente sono tutte uguali.
                            Voi o fate i commercialisti (spesso con pratiche fittizie) o venite assunti tramite concorsi pubblici o privati.
                            Cosa succede in quei concorsi? Prendono il numero della classe dei vostri corsi di laurea (L18 ed L33 per le triennali, LM56 ed LM77 per le specialistiche) e fanno il bando, punto.
                            Non c'è una laurea "giusta", ci sono solo classi di corsi di laurea che più si adattano ai concorsi. Non esistono più datori di lavoro che assumono guardando il curriculum studiorum.
                            Non esistono i concorsi nel settore privato.
                            Alcuni grossi privati, solitamente banche, a volte bandiscono concorsi, ma non hanno alcun valore legale. Vale a dire che se il bando viene violato non si gode di quella protezione giuridica speciale che investe il concorso pubblico (obbligatorio ex art. 97 Cost.), per la quale è competente il giudice amministrativo.
                            Nel bando di un grosso istituto bancario anni fa era specificato chiaramente che la società , indipendentemente dall'esito del concorso, si riservava se assumere o non assumere e soprattutto assumere chi vuole, anche che non avesse partecipato al concorso, così come si riservava di ammettere chi non aveva i requisiti formali per parteciparvi. E, last but not least, non pubblicava le graduatorie (cosa che è obbligatoria nella procedura pubblica).
                            Nemmeno gli enti pubblici economici sono obbligati a bandire concorsi, in quanto sono particolari enti pubblici la cui organizzazione è regolata dal diritto privato, anche se, solitamente, la situazione di ente pubblico economico è transitoria verso quella di Srl o SpA. Va detto, comunque, che su questi la giurisprudenza è un po' altalenante: il problema è, in ogni caso, che la competenza non è del giudice amministrativo, ma del giudice ordinario, e il concorso, se ritenuto valido dal giudice, ha natura di contratto tra le parti, non di procedimento amministrativo autoritativo.

                            Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
                            Di solito prestano molta più attenzione alla città  dove si è conseguita la laurea.
                            Se sono ignoranti sì. Se sono meno ignoranti guardano l'università , non la cità .
                            A Milano non è la stessa cosa laurearsi in Statale, Bicocca, Iulm o Bocconi, come a Napoli non è la stessa cosa laurearsi in Federico II, Vanvitelli (ex Sun), Parthenope, Orientale, Suor Orsola Benincasa o”¦ Pegaso.
                            Poi una volta a un colloquio di lavoro l'analfabeta funzionale che era dall'altro lato diede dell'ignorante lui a me perché avevo detto che a Napoli c'erano cinque università : secondo lui intendevo cinque facoltà  (le facoltà  già  non esistevano più) e gli sembravano pure poche, perché a Bologna, dove aveva studiato lui, ce n'erano molte di più. Inutile dire che alzai i tacchi e me ne andai dicendo che con un asino del genere non volevo avere a che fare (per inciso, non mi sono laureato né a Milano né a Bologna né a Napoli).
                            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                            • #15
                              Originariamente inviato da alex94 Visualizza il messaggio
                              Esatto..Io son di Firenze, quindi non proprio una città  insignificante, ma quanto a realtà  universitaria non è comunque la più eccelsa: sto quindi pensando di migrare per una eventuale magistrale verso qualcosa di più 'prestigioso'.
                              Abbiate pazienza, ma cosa c'entra l'università  con la città ? Le università  non sono mica comunali
                              Prima peraltro hai parlato di grande città : subito ho pensato a Milano, Roma o Napoli o tutt'al più a Torino e Palermo; qualificare Firenze come grande città  mi sembra eccessivo. E infatti non avevo capìto: siccome sia a Milano sia a Roma sia a Napoli c'è più di un ateneo (sebbene solo Napoli possa vantare di avere più di una università  storica: su sei atenei, tre sono plurisecolari e uno ha quasi un secolo), volevo farti osservare che anche nelle grandi città  ci sono atenei rinomati e atenei meno (senza entrare nel merito del fondamento della fama, perché altrimenti non ne usciremmo più).
                              Adesso che ho capìto cosa volevi dire, aggiungo che anche nelle città  ove esiste una sola università  la realtà  urbana incide relativamente. Anzi, direi niente. L'Aquila è una città  piccola ma ha una università  che, prima del terremoto, poteva competere per numero di iscritti con l'ateneo fiorentino. L'Università  di Macerata si trova in una città  piccola ma ha un'offerta formativa da fare invidia ad atenei come la Sapienza di Roma ed è sicuramente maggiore di quella della Bicocca e della Parthenope, nonché, ovviamente, di atenei fortemente specializzati come l'Orientale o settoriali come il San Raffaele.
                              Comunque l'Università  di Firenze è un'ottima università , altamente sottovalutata nel panorama italiano. Secondo me per certe cose è migliore dei ben più blasonati atenei pisano e senese (ecco, giusto per rimanere in tema di grandi università  situate in piccole città ).

                              Anche perché leggendo qualche programma di magistrali in giro per l'Italia in effetti alcune mi sembrano molto ben fatte e molto applicative.
                              Anche perché diciamocelo: la triennale in economia (soprattutto aziendale) ce l'hanno cani e porci ormai, ma se non ti specializzi in qualcosa rimani uno dei tanti e butti al cesso tre anni.
                              A dire il vero sono molto diffuse anche le magistrali in questo à mbito.
                              Decisamente più rari sono i titoli in economia politica, cioè in scienza economica anziché in scienze aziendali e arti della fuffa. Ma per affrontarli bisogna avere una reale passione e soprattutto una solida competenza quantitativa.
                              Personalmente rimpiango di non avere affrontato la matematica con uno spirito diverso negli anni più importanti della formazione. A Scienze politiche ho scoperto un interesse per l'analisi quantitativa nelle scienze sociali che non avrei mai immaginato, durante l'adolescenza. Avrei voluto indirizzarla verso l'economia, ma la mia competenza in matematica è troppo frammentaria e superficiale per poterlo fare. Quindi conseguirò, lavoro permettendo (ho vinto tre concorsi pubblici grazie a quella laurea; per le posizioni funzionali direttive la magistrale non serve*. E, per la cronaca, in tutti e tre i concorsi, che erano per soli esami e dunque il mio 110 e lode non valeva più di qualsiasi voto altrui, mi sono piazzato davanti a fior di laureati, anche magistrali, in discipline economiche, Giurisprudenza e affini), una laurea magistrale in Giurisprudenza.


                              ______
                              * Sebbene le categorie giuridiche cambino a seconda dei comparti, in linea generale per operai, esecutori, assistenti e collaboratori occorre scuola dell'obbligo; per gli impiegati di concetto e gli istruttori non direttivi occorre titolo finale di scuola secondaria di secondo grado; per gli istruttori direttivi e i funzionari occorre laurea; per i dirigenti occorrono invece laurea + 5 anni di servizio in posizione funzionale per la quale era richiesta la laurea, ridotti a 3 se il candidato possiede anche la laurea magistrale o altro titolo post lauream (master universitario di primo livello etc.). L'accesso diretto alla carriera dirigenziale è possibile solo mediante superamento di corso-concorso alla Scuola nazionale dell'amministrazione (che accorpa SSPA e SSPAL), per il quale è richiesta laurea magistrale unita a titolo superiore tra dottorato di ricerca, diploma di specializzazione e master universitario di secondo livello.
                              Ultima modifica di dottore; 02-12-2016, 10:18.
                              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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