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Telematiche, servono a qualcosa?

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  • #16
    Santuc, quelli Anvur sull'accreditamento sono dati per gli addetti ai lavori, che non devono riguardare lo studente. Oltretutto sono dati che nulla hanno a che fare con la preparazione degli studenti in uscita né con i risvolti dedi titoli rilasciati sul mercato del lavoro. E ovviamente non hanno nemmeno a che fare con i pregiudizi radicati, infatti come puoi vedere la Pegaso, che è quella con la fama peggiore, ha un giudizio superiore a UnitelmaSapienza, Iul e Unidav, che sono legate a università statali (rispettivamente Sapienza e UniPa, UniFg e in precedenza anche altre tra cui UniFi, UniChPe). A proposito di università statali, nonché di università non statali tradizionali, vogliamo parlare di queste? Hanno quasi tutte giudizio C. Comunque la tua tabella si riferisce al ciclo AVA 2, perché con l'AVA 3 le fasce paiono essere state ridotte da 5 a 4 (accreditamento pienamente soddisfacente, accreditamento soddisfacente, accreditamento condizionato e non accreditamento) ed è stata abolita la distinzione tra telematiche e presenziali; i lavori dell'AVA 3 sono tuttavia appena iniziati.
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    • #17
      Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
      Santuc, quelli Anvur sull'accreditamento sono dati per gli addetti ai lavori, che non devono riguardare lo studente. Oltretutto sono dati che nulla hanno a che fare con la preparazione degli studenti in uscita né con i risvolti dedi titoli rilasciati sul mercato del lavoro. E ovviamente non hanno nemmeno a che fare con i pregiudizi radicati, infatti come puoi vedere la Pegaso, che è quella con la fama peggiore, ha un giudizio superiore a UnitelmaSapienza, Iul e Unidav, che sono legate a università statali (rispettivamente Sapienza e UniPa, UniFg e in precedenza anche altre tra cui UniFi, UniChPe). A proposito di università statali, nonché di università non statali tradizionali, vogliamo parlare di queste? Hanno quasi tutte giudizio C. Comunque la tua tabella si riferisce al ciclo AVA 2, perché con l'AVA 3 le fasce paiono essere state ridotte da 5 a 4 (accreditamento pienamente soddisfacente, accreditamento soddisfacente, accreditamento condizionato e non accreditamento) ed è stata abolita la distinzione tra telematiche e presenziali; i lavori dell'AVA 3 sono tuttavia appena iniziati.
      Grazie per la giusta precisazione
      Non sapevo che l'UniFg fosse promotrice della IUL

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      • #18
        Originariamente inviato da Santuc Visualizza il messaggio
        Non sapevo che l'UniFg fosse promotrice della IUL
        L'ente promotore della Iul è l'omonimo consorzio, composto da Indire e UniFg. Gli originari soci però erano Indire, UniFi UniFg, UniCt, Unidav (che a sua volta era promossa dalla Fondazione Università Gabriele d'Annunzio, che sostiene e finanzia anche la UniCh e fornisce alla Unidav anche supporto gestionale), UniMc, UniMiB, UniPa, Lumsa e De Agostini scuola. Capofila era l'UniFi e si vede, visto che le procedure amministrative della Iul sono molto simili a quelle della UniFi (è palese che siano redatte le une sulla falsariga delle altre, se non proprio trascritte col copia e incolla).
        Per la cronaca, la Parthenope, una delle 4 statali di Napoli, ha un accordo scientifico-didattico con la Mercatorum, oltre a una partecipazione in quota minoritaria, ma comunque rilevante, in una società della galassia Multiversity. E la Mercatorum rimane ateneo ufficiale del sistema pubblico camerale.
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        • #19
          Tra L-18 e L-33 ci sono differenze sostanziali, soprattutto in ottica di gestione d'impresa?

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          • #20
            Originariamente inviato da Santuc Visualizza il messaggio
            Tra L-18 e L-33 ci sono differenze sostanziali, soprattutto in ottica di gestione d'impresa?
            Vi possono essere differenze significative tra uno specifico corso e un altro specifico corso, anche della stessa classe. In linea di massima L-18 di studi aziendali puri (cioè senza esami economici) e L-33 di studi economici puri (cioè senza esami aziendalistici) non esistono, perché, anche a causa di vincoli delle classi, tutti i corsi di laurea a indirizzo economico prevedono esami aziendalistici e tutti i corsi di laurea in discipline aziendali prevedono esami economici.
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            • #21
              Confrontando gli insegnamenti tra telematica e università tradizionale notavo che quest'ultima ha 1-2 insegnamenti in più ad anno quindi, scusate la domanda stupida, vuol dire svolgere più esami?

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              • #22
                Originariamente inviato da Santuc Visualizza il messaggio
                Confrontando gli insegnamenti tra telematica e università tradizionale notavo che quest'ultima ha 1-2 insegnamenti in più ad anno quindi, scusate la domanda stupida, vuol dire svolgere più esami?
                Il carico didattico con il previgente ordinamento era misurato in annualità, con il nuovo ordinamento è misurato in crediti.

                Prima della riforma, che è a regime dall'anno accademico 2001-2002, i corsi di studio erano stabiliti a livello nazionale. Essi si basavano sulle tabelle allegate al regio decreto 1592/1938, periodicamente aggiornate, le quali prevedevano per ogni corso le attività didattiche (esami di profitto e di idoneità) obbligatorie, di solito chiamate discipline fondamentali, e quelle a scelta dello studente, generalmente definite discipline complementari. Più raramente prevedevano materie opzionali, cioè gruppi di materie tra cui era possibile scegliere. L'ordinamento del corso poteva altresì prevedere esami biennali, oppure la possibilità, per lo studente, di iterare un esame, cioè ripeterlo; anche se in realtà l'insegnamento biennale propriamente detto si concludeva con un unico esame mentre in questo caso si sostenevano due esami distinti (il secondo ripetendo la frequenza dello stesso insegnamento in un anno accademico diverso o, più spesso, concordando un programma individuale oppure seguendo un seminario monogafico appositamente offerto), tale facoltà in gergo veniva detta biennalizzazione e si era diffusa in particolare dopo l'anno accademico 1996-1997, quando il Ministero cominciò a stablire che per poter accedere all'insegnamento secondario bisognava aver maturato due annualità per ciascuna materia. L'autonomia degli atenei si esauriva nella scelta degli indirizzi attivabili, tra i vari previsti dalla tabella qualora il corso fosse articolato in indirizzi, nella possibilità di suddividere gli insegnamenti annuali in due esami semestrali e nel numero di insegnamenti complementari e opzionali attivabili, che limitava la scelta dello studente nella formulazione del piano di studi. Grazie alla legge Codignola (legge 910/1969), era però possibile proporre alla struttura didattica piani di studi individuali. Quello fissato dalla normativa nazionale era il numero minimo di annualità, dopodiché lo studente poteva aggiungere esami in più nel proprio piano di studi oppure sostenere esami fuori piano.
                La legge 168/1989 trasformò le università da sedi periferiche del competente dicastero, che sino ad allora era il Mpi e da allora in avanti sarebbe stato il Murst, istituito dalla legge stessa (oggi, dopo varie riunificazioni e riseparazioni, è il Mur), in enti autonomi; naturale conseguenza fu la legge 341/1990, che introdusse una prima liberalizzazione degli ordinamenti didattici. Senza voler entrare in dettagli oggi come oggi irrilevanti, in estrema sintesi ti dico che l'85% dell'offerta formativa universitaria rimase uguale e le tre principali innovazioni successive (Scienze dell'educazione, Scienze della formazione primaria, Scienze della comunicazione) furono tutte e tre calate dall'alto. Il restante 15% era costituito perlopiù dagli istituti universitari a ordinamento speciale (Orientale e Navale di Napoli, Stranieri Perugia, Stranieri Siena, Iuav) e dalle università pubbliche non statali (già libere), che già godevano di maggiori spazi di autonomia in precedenza.
                Il sistema dei crediti fu adottato sperimentalmente per i corsi di laurea di nuova istituzione attivati dalle facoltà di Scienze della formazione, già Magistero, a partire da un determinato anno accademico, che non ricordo quale sia, ma non precedente al 1996-1997. L'ultimo corso di questo tipo è stato il corso di laurea in Scienze della comunicazione della Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, attivato nell'anno accademico 2000-2001, in cui gli insegnamenti annuali sono valorizzati come da 8 crediti, quelli semestrali da 4, per un totale di 300 in 5 anni. Una curiosità: siccome nell'anno accademico successivo, 2001-2002, fu attivato il corso di laurea omonimo con il nuovo ordinamento, che nasceva dalla trasformazione di quello dell'anno precedente, nell'anno accademico 2003-2004 vi furono già i primi laureati del nuovo ordinamento (terzo anno del primo ciclo del n.o.), mentre per i primi laureati del vecchio si sarebbe dovuto attendere il 2004-2005, cioè l'anno successivo (quinto anno dell'unico cilco mai attivato del v.o.).

                A partire dall'anno accademico 2001-2002, in applicazione del decreto MURST 509/1999 (attuativo dell'art. 17, c. 95, della legge 127/1997), ogni corso di studi è strutturato secondo i seguenti criteri:
                • 60 crediti formativi universitari medi all'anno, con totale fisso (dunque 180 crediti per la laurea), o 60 crediti minimi per i master;
                • è ribaltato il sistema di istituzione, cioè adesso è l'università che istituisce il corso decidendone tutto, compresa la denominazione;
                • per mantenere il valore legale dei titoli di studio, sono previsti dei contenitori nazionali detti "classi" (attualmente le classi sono previste solo per lauree, lauree specialistiche, lauree magistrali, scuole di specializzazione di area medica);
                • per garantire che allo stesso valore legale corrisponda un certo profilo culturale e competenziale in uscita, una certa quota dei crediti è vincolata a determinati settori scientifico-disciplinari e tale quota è innalzata per i corsi preordinati all'esercizio di professioni regolamentata dall'Unione europea e in generale per i corsi di laurea magistrale a ciclo unico in quanto finalizzati all'accesso all'abilitazione a professioni specifiche.
                Con il decreto MIUR 270/2004 e i decreti conseguenti e correlati, oltre ad aver sostituito le lauree specialistiche con le nuove lauree magistrali, si sono fissati dei tetti al numero di esami e in particolare:
                • ciascun corso di laurea può avere prevedere un massimo di 20 esami;
                • ciascun corso di laurea magistrale può prevedere un massimo di 12 esami;
                • ciascun corso di laurea magistrale a ciclo unico può prevedere un massimo di 30 esami se di durata quinquennale, 36 se di durata sesennale.
                Il computo del numero degli esami viene effettuato tenendo conto delle attività di base, caratterizzanti e affini integrative, cioè TAF A, B, C (e R per la classe LMG/01), ovvero, sostanzialmente, gli esami obbligatori e quelli a scelta tra opzioni predefinite (gruppi chiusi detti talvolta "rose"). Non concorrono le attività formative TAF E, F (idoneità linguistiche, informatiche, telematiche e relazionali, prova finale, altre conoscenze di contesto, tirocinî, cliniche, seminarî, laboratorî…), facilmente riconoscibili poiché quasi sempre sono sprovviste di settore scientifico-disciplinari e spesso non prevedono valutazione di profitto, ma solo di approvazione (ad esempio approvato/riprovato, idoneo / non idoneo, superato / non superato, effettuato; più raramente, prevedono una valutazione di profitto espressa con un misuratore qualitativo, come «sufficiente», «buono», «ottimo», anziché il classico voto numerico in base 30). Inoltre non integrano il limite le attività formative TAF D, cioè a scelta libera dello studente, anche se dotate di SDD e valutate in trentesimi, poiché a seconda di come lo studente decide di maturare i relativi crediti il numero di esami potrebbe variare. Quindi il numero effettivo di registrazioni in carriera per le lauree potrebbe arrivare, orientativamente, a 25, di cui sino a 22 esami.
                L'intervento si era reso necessario per evitare l'eccessivo frazionamento delle attività didattiche che aveva caratterizzato i primi corsi di laurea post reformam, con atenei che erano arrivati a prevedere solo esami da 5, 4, 3 e addirittura in qualche caso perfino 2 crediti, spesso frazionando in più parti Una frammentazione così spinta delle attività didattiche era insostenibile per gli studenti (apparentemente non c'erano fuoricorso solo grazie alle lauree conferite dalla sera al mattino con il progetto "Laureare l'esperienza"; non appena si esaurirono queste, prima ancora che venisse posto un freno al riconoscimento dei crediti, venne fuori la realtà in tutta la sua drammaticità: per laurearsi con il nuovo ordinamento occorreva il doppio del tempo che col vecchio a fronte di una durata nominale inferiore dei corsi) ma anche per gli atenei, che non avevano le risorse umane per poter tenere tutti quegli insegnamenti e tutti i conseguenti esami. Il risultato fu una generalizzata e drastica riduzione degli appelli, mentre le miriadi di insegnamenti venivano affidati perlopiù a docenti a contratto a titolo gratuito o con compensi simbolici, gente del tutto estranea al mondo accademico, sovente nemmeno laureata, con le immaginabili conseguenze in termini di qualità (per non parlare di cosa accadeva per gli studenti che non rimanevano in pari con gli esami, che poi come detto erano la maggioranza: purtroppo ho vissuto sulla mia pelle quella fase, infatti conseguire la prima laurea è stata una tragedia perché dovevo occuparmi personalmente di reperire il docente di ruolo disposto a esaminarmi sulla materia del docente a contratto dissoltosi nel nulla). Per questo motivo fu anche stabilito che ciascun esame dovesse pesare almeno 6 crediti e che almeno il 50% degli insegnamenti dovesse essere assicurato da docenti strutturati (ivi compresi i ricercatori del ruolo ad esaurimento e, oggi, i ricercatori a tempo determinato); inoltre la successiva riforma Gelmini (legge 240/2010) ha introdotto ulteriori forti limitazioni per il ricorso alle supplenze mediante contratti di diritto privato, che il legislatore aveva concepito per la didattica integrativa e perlopiù come naturali punti di contatto, e ponti di raccordo, tra l'accademia e il mondo del lavoro e alle quali è stata restituita la dignità, rionconducendole quasi del tutto alla loro originaria funzione e ponendo dei paletti in ordine ai requisiti che devono possedere i soggetti destinatari degli incarichi.
                Qualora la parcellizzazione degli insegnamenti sia inevitabile o funzionale alla didattica, è necessario provvedere alla previsione di un esame integrato, cioè di un'unica seduta di esame, con un unico voto finale, nella quale vengono affrontati gli argomenti di due insegnamenti. Questo accade soprattutto a Medicina, ove vengono integrati insegnamenti di materie affini appartenenti a settori scientifico-disciplinari differenti che per vincoli della classe devono essere entrambi rappresentati, ma potrebbe accadere anche per scelte programmatiche; ad esempio nel mio corso di laurea magistrale in Scienze della politica c'era un esame da 12 crediti che in realtà era l'integrazioen di due esami di due settori diversi, SPS/01 e SPS/04, cioè Filosofia politica e Scienza politica. In quest'ultimo caso i due esami sono stati accorpati perché altrimenti sarebbe stato impossibile rispettare il tetto dei 12 esami (era un corso di laurea magistrale) senza sacrificarne altri. Infatti non di rado ho visto integrazioni tra esami dei settori SPS/01, 02, 03 e 04. Nel mio caso devo dire che l'integrazione non era solamente formale perché di fatto io ho sostenuto un unico esame con un unico docente (è vero che le lezioni dei due moduli erano impartite da due docenti diversi, ma poi in sede di esame ciascuno dei due esaminava i candidati su entrambi i moduli), mentre per quello che ho visto altrove aggirano la norma costrigendo gli studenti a sostenere di fatto più esami, anche in date diverse, e poi verbalizzarli come se fossero uno solo facendo la media dei voti conseguiti (gli esami preliminari, ovviamente, vengono svolti al di fuori degli appelli ufficiali e magari vengono fatti passare per prove infracorso o esercitazioni). Comunque in linea di massima l'obiettivo di evitare la polverizzazione delle attività didattiche può dirsi raggiunto, mentre purtroppo manteniamo il record europeo in ordine a ritardi e dispersione.

                Per i motivi di cui sopra, puoi trovare corsi di laurea afferenti alla stessa classe con più o meno esami. Questo a prescindere dall'ateneo: non è una questione di telematica o tradizionale, ma semmai di quale specifica telematica e quale specifica tradizionale. Tanto per dire, il corso di laurea in Storia della Federico II di Napoli, università tradizionale che più tradizionale non si può, prevede solo 15 esami: nessun ateneo telematico ha un corso con così pochi esami.
                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                • #23
                  Viste le vs. esperienze, per chi lavora, ha una fidanzata e qualche hobby, è più fattibile il part time all'università tradizionale o il full time alla telematica?

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                  • #24
                    Alla fine mi sono iscritto alla Mercatorum, L18 gestione di impresa.
                    Ci provo.

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