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Seconda laurea - Giurisprudenza online?

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  • Seconda laurea - Giurisprudenza online?

    Ciao a tutti,

    come da titolo, sono alla ricerca di un consiglio :)
    Ho 28 anni e per il momento lavoro a tempo pieno, dico per il momento perché il mio settore è estremamente (traduzione).
    Ho studiato appunto lingue e traduzione e ora sento l'esigenza di specializzarmi, perché credo sia l'unico modo per tentare di sopravvivere in questo campo, o almeno per aprirmi altri sbocchi.

    Per esigenza lavorativa e alcuni cavilli burocratici (es. diventare periti del tribunale), penso che giurisprudenza potrebbe essere utile, come dicevo anche in ottica futura di cambiare campo (es. competenze specifiche in azienda/traduzioni legali in azienda eccetera, no percorso forense/avvocatura eccetera).

    Ora, le mie domande sono tre:
    1. Può avere senso partire da una triennale di scienze giuridiche, vedere come va ed eventualmente al termine del percorso capire come eseguire il passaggio a giurisprudenza? Devo dire che l'idea di iniziare una laurea a ciclo unico così complessa mi spaventa, dubito di rientrare nei cinque/sei anni.
    2. Da quel che ho capito, alcune telematiche a livello di studio (es. Unimarconi, Uninettuno, Unitelma) sono quasi al pari di università tradizionali: a quel punto tanto vale iscriversi a una tradizionale (per vicinanza, Unibo o Unimore) per la "fama"? Il mio percorso di studi è stato con presenza al 100%, molto seguiti, rapporti personali con i docenti eccetera, l'idea di fare tutto da non frequentante mi destabilizza, forse con le telematiche viene più semplice visto che sono pensate per percorsi a distanza?

    Insomma, sto un po' cercando una mezza via tra mole di studio un pochino più ridotta dato il lavoro, ma possibilmente neanche rivolgermi a un ateneo mal visto solo per avere il "pezzo di carta" della laurea.
    3. Quale potrebbe essere questa mezza via secondo voi? Mi sembra di avere letto (non so più se su questo forum o altrove) che alcune telematiche permettono di non fare il tirocinio, questo per me sarebbe molto vantaggioso e forse motivo di scelta, qualcuno sa qualcosa a riguardo?

    Grazie a chi vorrà rispondere!
    Ultima modifica di dottore; oggi alle, 15:07.

  • #2
    Ciao,

    in primo luogo ti devo dire che in questo forum si parla italiano. Il boldriniano, lo schleiniano, il fedeliano, il gheniano, il malpezziano e anche il salviniano (visto che si è adeguato alla neolingua) non sono graditi, anzi sono proprio estremamente sgraditi, almeno da parte mia. Quindi ho corretto la tua formula di saluto.

    Manca un aggettivo nel predicato nominale al secondo capoverso, che immagino sia precario o qualcosa del genere.

    Per fare il perito di tribunale come traduttore non serve né la laurea in Scienze dei servizi giuridici né la laurea magistrale in Giurisprudenza. Peraltro i tribunali sono pieni di periti nemmeno laureati.

    Seguirò il tuo ordine.

    1. Ha senso cominciare con una laurea in Scienze dei servizi giuridici, specie se, con i titoli accademici eventualmente in tuo possesso, non hai verosimilmente possibilità di ottenere cospicue abbreviazioni. Al termine del percorso transitare a Giurisprudenza sarebbe una follia: a quel punto ti converrebbe conseguire il titolo e successivamente richiedere una nuova immatricolazione per iscriverti al corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza con abbreviazione della carriera.

    2. Io ho studiato in 11 università diverse (Unito, Unifi, Unitelma Sapienza, Mercatorum, Lum, Vanvitelli, Suor Orsola Benincasa, Nettuno per conseguire titoli e per esami singoli; Pegaso e Parthenope solo per esami singoli; Iulm e AMS per carriere interrotte) e ho sempre investito lo stesso impegno. Quello che ho notato e che ho sempre detto in questo forum è che alcune università telematiche sono caratterizzate da modalità di esame standardizzate e orchestrate dall'alto, grazie alle quali viene eliminata quella che secondo me è la variabile maggiormente determinante rispetto alla facilità percepita di un esame: il docente. Dopodiché, quella modalità di esame (scritto a risposta multipla con numero di domande fisso e punteggio automatizzato secondo criteri predeterminati validi per tutti gli esami) è valida per i mediocri, non necessariamente intendendo questo termine negativamente: se ti serve il pezzo di carta, non vuoi stare a ragionare troppo sulle cose e vuoi essere certo che una infarinatura generale puoi comunque superare qualsiasi esame almeno con la sufficienza senza rischiare di essere bocciato, è perfetta. Se invece vuoi affrontare l'università in senso tradizionale, quella modalità di esame può risultare perfino mortificante, perché premia il nozionismo esasperato e la memoria visiva attraverso l'allenamento con i quiz (eccellente per i concorsi semplificati post-CoViD). Per una persona come me la cosa è estremamente frustrante. La nicchia di mercato che si sono create queste università telematiche è costituita proprio da gente senza troppe pretese e questo è confermato dai risultati, che sono ampiamente sia sotto la media sia sotto la mediana sia sotto la moda.
    Su Niccolò Cusano e Nettuno ci sarebbe da fare discorsi a parte e la Leonardo da Vinci è avvolta nel mistero, mentre Iul, Unitelma Sapienza, Guglielmo Marconi, Giustino Fortunato, come tutte le altre università, rimettono ai singoli docenti le modalità di verifica dell'apprendimento e i criteri di valutazione del profitto e per questo sono soggette alle medesime variabili di tutti gli altri atenei.
    Dopodiché è possibile studiare su dispense, appunti, video di YouTube e con l'ausilio di vari chatbots LLM in qualsiasi università; capisco che tutte le persone over age (come me) che si iscrivono nuovamente all'università a distanza di vent'anni da una precedente esperienza, magari non potata a termine, e optano per una telematica rimangano stupidi di ciò e, notando quanto ciò semplifica l'esperienza di apprendimento, inferiscono che sia una caratteristica tipica degli atenei specializzati nell'istruzione a distanza, ma in realtà, semplicemente, sono cambiati i tempi: e nemmeno più nelle università tradizionali, oramai, si fanno file alla segreteria (questa è una frecciatina per i vecchi tromboni che vanno scrivendo sui quotidiani dei boomers che questa è parte dell'esperienza).
    Quanto alla fama, gli ultimi dati sull'occupazione dicono che le telematiche a 5 anni offrono la stessa prospettiva lavorativa delle tradizionali, anzi leggermente superiore (poco più del 76% contro poco più del 77%; peraltro a me 'sti dati sembrano desolanti, e spero di non essere l'unico), e l'Università di Modena e Reggio Emilia è la peggiore in Italia da questo punto di vista. Comunque, il grosso è fatto dalla persona. Io ho un dottorato di ricerca e ho dei titoli che sul mercato del lavoro dovrebbero risultare appetibilissimi, eppure la cosa più gratificante che faccio nella vita, oramai, è dispensare consigli su questo forum. Lavoro per il sostentamento e sono cronicamente depresso e frustrato. Probabilmente qualcuno più furbo di me, più scaltro di me, anche più fortunato di me e più lecchino di me al mio posto sarebbe riuscito a fare un'altra carriera, e ci sono moltissimi che hanno carriere molto più gratificanti della mia pur non avendo i titoli che ho io e nonostante si siano laureati in atenei dalla fama negativa. Tutto è relativo.

    3. I corsi di laurea in Scienze dei servizi giuridici non sempre prevedono il tirocinio e i corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza non lo prevedono quasi mai; in ogni caso in tutti gli atenei, se non accreditabile d'ufficio in qualche modo, è sostituibile con attività sostenibili per chi lavora.
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