annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

Laurea magistrale dopo Scienze della comunicazione

Comprimi
X
 
  • Filtro
  • Ora
  • Visualizza
Elimina tutto
nuovi messaggi

  • Guarda, ho i tuoi medesimi dubbi su questa magistrale di Bari, anche perchè praticamente nel piano di studio ho visto che diverse volte sono presenti le stesse materie con gli stessi insegnanti (assurdo), quindi non so davvero a cosa mi potrebbe mai servire una specialistica simile. Non parliamo poi degli orari delle lezioni che hanno piazzato, se te li faccio vedere ti metti le mani nei capelli (soprattutto per un pendolare come me poi, sono a dir poco mortiferi).
    Tieni conto comunque che questi difetti me li sta evidenziando anche il mio relatore di tesi(che, tra parentesi è capo di dipartimento quindi non esattamente l'ultimo arrivato). Oggi pomeriggio ci ho parlato al telefono e alla domanda "Prof ma lei come la vede questa facoltà ?" mi ha risposto, testuali parole: "Male, molto male".
    Lui incoraggia parecchio una mia possibile partenza, anche come esperienza di vita. Se rimango qui non ci sono possibilità  di crescita e di formazione a suo avviso, e su questo mi sento di dargli totale ragione.

    Dimmi dottore, in zona Torino cosa trovo di LM-77? Anzi estendiamo la ricerca in tutta l'Italia, teoricamente più vicino è, meglio è. Ti sto dicendo Torino poichè lì ho i parenti, come avevo scritto nei primi post, quindi questa cosa mi potrebbe facilitare un inserimento nella città  e nell'ambiente universitario.

    Il mio relatore mi sta consigliando anche una LM-59, così come mi ha detto che gli sembrava interessante Comunicazione e cultura dei media (a Torino), tu però avevi detto che ti sembrava inutile.

    Commenta


    • Originariamente inviato da dave96 Visualizza il messaggio
      Guarda, ho i tuoi medesimi dubbi su questa magistrale di Bari, anche perchè praticamente nel piano di studio ho visto che diverse volte sono presenti le stesse materie con gli stessi insegnanti (assurdo)
      Non è assurdo. É così dappertutto. Solo che cambiando università  non te ne accorgi.
      Diciamoci, piuttosto, una triste e banale quanto inconfessabile verità : le lauree magistrali non servono a niente.

      --------------------------[LUNGA DIGRESSIONE]---------------------------------
      Sulla carta la laurea magistrale ha lo scopo di formare i laureati a ricoprire ruoli di elevatissima responsabilità  e alta responsabilità  in à mbiti specifici. Originariamente era così anche per le lauree specialisitche. Nelle intenzioni del legislatore, con la riforma si sarebbero dovuto ottenere due risultati: l'incremento del numero di laureati e la drastica riduzione dei tempi per conseguire la laurea (un secondo step sarebbe stato quello di ridurre di un anno la scolarità  per l'acesso all'università  al fine di allinearci ai parametri europei). L'obiettivo dichiaratamente perseguito era quello di raddoppiare il numero di laureati nel medio periodo e si prevedeva che la prosecuzione nel secondo ciclo (all'epoca chiamato secondo livello) dovesse riguardare al massimo il 40% dei laureati.
      Il processo di Bologna è iniziato nel 1995 e l'Italia, recependolo nel 1997 e attuandolo nel 1999, con avvio in alcune sedi già  nell'anno accademico 2000-2001 ed entrata a regime ordinario salvo isolate deroghe già  l'anno dopo, è stata il primo stato firmatario a varare la riforma e l'unico a farla entrare immediatamente in vigore senza sperimentazioni. Tanto per fare gli esepi più noti, in Germania e Francia il nuovo sistema è corso parallelamente al vecchio per una decina d'anni e in Spagna hanno cominciato ad avviarlo nel 2012; in UK non è mai stato implementato (e avevano un sistema solo apparentemente già  simile).

      Inizialmente i numeri diedero ragione al riformatore: la riforma sembrò un successone, perché ci fu un boom di laureati e soprattutto laureati in corso. Sembrava incredibile. In realtà  i dati erano completamente drogati dai passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, che riportò in corso gente che era fuoricorso da anni, e da un'eccezionale ondata di immatricolazioni con abbreviazioni di corso, concesse sulla base di riconoscimenti di carriere annullate per effetto di decadenza o rinuncia che magicamente gli atenei potevano riportare in vita (bastava pagare i cosiddetti contributi di ricognizione) e a richieste di conversione in laurea dei diplomi universitari. Con la scusa che con il vecchio ordinamento non esistevano i crediti, gli esami sostenuti ante-riforma furono letteralmente supervalutati; ricordo che a Bologna, ove le lauree del nuovo ordinamento erano inizialmente basate su esami da 5 crediti e pertanto prevedevano oltre 30 esami in 3 anni (e si trattava tipicamente di tutti gli esami previsti nei vecchi corsi quadriennali e quinquennali più qualcun altro), gli esami vecchi (che fosssero annuali o semestrali non aveva importanza) venivano valutati per 10 crediti e usati ciascuno come fonte della convalida di due esami, il primo uguale e il secondo affine (ove il concetto di affinità  era molto blando, favorito dal fatto che con il v.o. non c'erano i settori scientifico-disciplinari), sicché c'è gente che si ritrovò Storia contemporanea riconosciuto per Storia contemporanea e Storia moderna, se non anche Storia contemporanea e Storia del teatro, Economia politica per Economia politica e Politica economica e addirittura Istituzioni di diritto pubblico per Istituzioni di diritto pubblico e Diritto privato. Per le conversioni dei diplomi universitari gli esami venivano convalidati tutti e agli studenti veniva consentito di riciclare la tesi già  discussa.
      A quanto sopra si aggiunse un altro fenomeno: l'iniziativa "Laureare l'esperienza", con la quale sono state rilasciate decine di migliaia di lauree a persone che in molti casi non avevano mai sostenuto un esame universitario con valutazione del profitto.
      Le università  ne approfittavano per fare cassa e gli illusi gridavano alla vittoria, anche perché la prosecuzione degli studi dopo la laurea era effettivamente una rarità  (un buon numero di lauree era stato rilasciato a persone che di fatto non avevano mai studiato all'università ; conseguire una laurea specialistica avrebbe implicato farlo), posto che, prima che ci si mettessero gli ordini professionali di mezzo, c'è stato un periodo felice in cui l'efficacia della laurea sul mercato del lavoro era effettivamente pari a quella del vecchio ordinamento: nel pubblico impiego poiché non c'erano state riforme, nel privato perché la riforma era ancora poco conosciuta e anche chi la conosceva non poteva immaginare che una persona che avesse una certa età , e che quindi si fosse presumibilmente immatricolata all'università  anni prima, avesse conseguito una laurea «triennale».

      Sinceramente se non ci si fossero messi la Moratti, Mussi e la Gelmini a limitare la riconoscibilità  di crediti per presunte competenze maturate al di fuori dall'università  e a vietare le convenzioni in tal senso (che spesso si estendevano ai familiari: ad esempio se eri figlio o coniuge di un poliziotto l'università  ti convalidava all'iscrizione gli stessi crediti che convalidava al poliziotto stesso) non so se la bolla sarebbe scoppiata; fatto sta che ciò è accaduto e siamo stati prepotentemente ricondotti alla realtà , una realtà  in cui per conseguire una laurea ci si impiega mediamentre oltre 7 anni, che per alcuni à mbiti disciplinari è più di quanto ci si impiegava prima, quando i corsi duravano 4 e 5 anni e non 3.
      Inoltre subito ci si è accorti che la maggior parte dei laureati percepivano la laurea specialistica non come un titolo ulteriore bensì come un completamento della laurea già  posseduta; del resto, questa percezione si manifesta chiaramente dal lessico adoperato dai laureati: mentre nei paesi di lingua inglese gli studenti di master si definiscono graduated studentes (cioè studenti laureati) e i loro corsi post-grad program(me)s, in Italia chi frequenta i corsi di secondo ciclo tipicamente non dice di essere laureato ma dice di essere uno studente, non si presenta come dottore, tende a chiamare il titolo che ha già  conseguito «la triennale», come se fosse un sostantivo, e non «laurea», dice «mi laureo» quando consegue la laurea magistrale (in alcuni casi ho addirittura sentito dire «sto al quarto anno». Una volta ho incontrato un mio vecchio collega e gli ho chiesto se si fosse laureato: mi rispose «ancora no». Poi ho scoperto che in realtà  si era laureato con 110 e lode già  da diversi anni). Ancora oggi incontro difficoltà  a far capire a chicchessia che se su un bando di concorso c'è scritto che ci vuole la laurea, la laurea non può essere altro che quella che lui chiama «triennale».

      Il Ministero, che ha ricevuto praticamente una delega in bianco dalla legge 127/1997, ha affrontato il problema con il decreto 270/2004, il quale non ha semplicemente cambiato il nome da "laurea specialistica" a "laurea magistrale", ma ne ha proprio modificato le caratteristiche, staccandola completamente dalla laurea: essa non assorbe più i crediti di questa, ma consta esclusivamente dei 120 suoi propri. Quindi viene rimarcato il fatto che laurea e laurea magistrale sono due titoli distinti e la seconda non è consequenziale alla prima (infatti è stato derubricato il concetto di livello). C'è stata però una forte resistenza da parte degli atenei. Quelli più conservatori, soprattutto del Sud, hanno reagito introducendo dei paletti increibili per l'accesso ai corsi di laurea magistrale, i quali in molti casi limitano di fatto l'accesso a tali corsi ai laureati interni o, perlomeno, ai laureati di un'unica classe. Così, se mentre in alcuni atenei milanesi abbiamo raggiunto il paradosso di poterci iscrivere a Finance con una laurea in Ostetricia, alla Federico II di Napoli abbiamo visto gli eccessi opposti: per fortuna le cose con un po' di ritardo sono cambiate, ma non tantissimi anni fa ogni corso di laurea magistrale consentiva l'accesso senza debiti esclusivamente con una specifica laurea interna e talvolta addirittura con uno specifico curriculum; in questo modo ciascun laureato aveva un'unica scelta possibile per la prosecuzione degli studi, il che vanificava completamente lo spirito del decreto che aveva sostituito il 509/1999. Addirittura una mia amica laureata in Statistica con indirizzo economico-finanziario non ha potuto proseguire gli studi in Economia!

      Come se non bastasse, ci si è messa poi la levata di scudi delle file di disoccupati laureati con il previgente ordinamento, i quali tanto che hanno fatto sono riusciti a fare equiparare le loro lauree alle magistrali del nuovo ai fini dei concorsi pubblici. Una cosa completamente priva di senso dal momento che per l'accesso ai ruoli apicali la laurea è generalmente sufficiente, ma molto significativa dal punto di vista simbolico. Ancora oggi io mi chiedo come faccia una laurea a essere equiparata a un titolo post-lauream: un nonsense tutto italiano che ha reso gente che ha sostenuto dai 19 ai 24 esami in 4-5 anni a persone che in 5 anni hanno superato sino a 60 esami e 2 tesi di laurea studiando cose che con il vecchio ordinamento neanche esistevano.

      Considerato che, di fatto, i corsi di laurea magistrale, così come quelli vecchi di laurea specialistica, non fano altro che riproporre, nella migliore delle ipotesi, un aggiornamento o approfondimento di quanto già  studiato nel corso di laurea, almeno però grazie al D.M. 270/2004 è consentito studiare qualcosa di nuovo cambiando ateneo, e in ogni caso è possibile sfruttare l'architettura degli studi universitari per allargare gli orizzonti a un campo disciplinare attiguo, in maniera tale da evitare inutili ripetizioni e magari approfondire veramente una singola materia studiata in un corso a caratterizzazione interdisciplinare.

      In tutto questo gli ordini professionali, che avevano preteso che per l'accesso alle professioni per le quali prima ci voleva la laurea fosse necessaria la laurea specialistica (e addirittura è necessaria la laurea magistrale pure per fare quello che prima si faceva col diploma di ragioneria), sono gli unici a cui il piagnisteo si è ritorto contro, in quanto prevedono l'accesso sulla base della LM indipendentemente dalla L conseguita preceentemente. Ed è questo a mio avviso che dobbiamo sfruttare. Se obtorto collo ci vediamo infatti costretti a proseguire gli studi perché così fan tutti (anche se io non mi stancherò mai di sottolineare che la vera laurea è la L, non la LM), almeno cerchiamo di farlo in maniera intelligente, traendone vantaggio.

      Oltretutto il giochetto è stato perfettamente compreso da alcuni esperti. Leggevo tempo addietro un articolo di un professore (non era Di Maio della Bocconi, il quale pure ha scritto cose interessanti al riguardo in passato, e purtroppo al momento non mi sovviene) che suggeriva di togliere il valore legale alle sole lauree magistrali, in maniera tale da abolirle di fatto e indurre gli atenei ad attivarle solo per finalità  specifiche ben determinate, ad esempio per l'abilitazione all'insegnamento in convenzione con il MIUR oppure per l'abilitazione alla professione di avvocato in collaborazione con il CNF. In effetti così funziona in Spagna, dove effettivamente il titolo principale, e quello da cui dipende l'accesso a professioni regolamentate, è il grado, mentre il posgrado è costituito da mà¡ster oficiales tipo Abogadà­cia e Profesorado e mà¡ster propios, che non fanno parte del catalogo dei corsi approvati dal Ministero (tà­tulos oficiales) ma sono rilasciati sotto la responsabilità  dell'ateneo che li attiva, un po' come i nostri master universitari.
      ------------------------[FINE LUNGA DIGRESSIONE]-----------------------------

      quindi non so davvero a cosa mi potrebbe mai servire una specialistica simile.
      Non esistono più le lauree specialistiche.

      Non parliamo poi degli orari delle lezioni che hanno piazzato, se te li faccio vedere ti metti le mani nei capelli (soprattutto per un pendolare come me poi, sono a dir poco mortiferi).
      Per me la frequenza è una perdita di tempo, quindi non mi sono neanche posto il problema di farci caso.

      come la vede questa facoltà ?
      Non è una facoltà .

      Dimmi dottore, in zona Torino cosa trovo di LM-77?
      La LM-77 è presente praticamente in tutti gli atenei d'Italia.
      Dobbiamo restringere però il campo ai corsi LM-77 che abbiano caratteristiche che si confacciano alle tue esigenze, cioè possibilità  di accesso e contenuti prevalentemente qualitativi. Questo, escludendo le telematiche, mi rimanda invariabilmente sull'Università  di Modena e Reggio Emilia.

      Il mio relatore mi sta consigliando anche una LM-59, così come mi ha detto che gli sembrava interessante Comunicazione e cultura dei media (a Torino), tu però avevi detto che ti sembrava inutile.
      Io penso sinceramente che tu abbia le idee piuttosto confuse. L'indecisione tra LM-59 e la LM-77 ci sta tutta perché siamo sempre in à mbito aziendale, ma Comunicazione e cultura dei media alla UniTo è una LM-92, classe spiccatamente umanistica, infatti è incardinata nel dipartimento di Filosofia e scienze dell'educazione, che fa parte del polo di Scienze umanistiche e dell'omonima scuola.
      Ti elenco gli esami obbligatori di questo corso: Storia del cinema e dei media, Filosofia dell'educazione, Linguaggio giornalistico oppure Interactive storytelling and art, Epistemologia delle scienze umane oppure Estetica oppure Estetica oppure Etica oppure Letteratura italiana contemporanea oppure Ontology oppure Semiotica della cultura, Comunicazione visiva oppure Popolar music (sì, proprio con la o ) oppure Storia e critica della televisione”¦ e ancora leggo amenità  del tipo Semiotica della cultura, Semiotics of the body, Semiotica del gender. Passiamo insomma da materie eminentemente umanistiche ad autentica fuffa pura e applicata, che è quanto di più distante ci possa essere dalla concretezza dell'impresa.
      Se vuoi buttare due anni (almeno) della tua vita e tanti soldi, tanto vale che rimani a Bari, guarda. Anzi probabilmente con il corso barese, pur con tutti i suoi difetti, avrai più possibilità  (fermo restando che secondo me il lavoro va cercato adesso e non con una laurea magistrale, che rappresenta un di più).
      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

      Commenta


      • Dottò, secondo te sarebbe sufficiente la laurea per insegnare nella scuola secondaria (magari affiancata dai 24 CFU Fedeli o da qualche altro mini-master di ambito psicopedagogico)?

        Commenta


        • Laurea + master, come in Spagna.
          E il master deve durare un anno e non due, o al massimo un anno e un semestre, come avviene nel resto del mondo civile.
          La Fedeli, per quanto mi riguarda, sarebbe sopravvalutata pure a fare il capo della squadra che all'università  pulisce i cessi.
          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

          Commenta


          • Non mi pongo il problema di chi sia il ministro, visto che i Ddl non li scrive quasi mai il politico nell'incarico al vertice (che al massimo gli può dare uno sfumato indirizzo) ma il gruppo di dirigenti amministrativi che lo circondano (che devono essere, giocoforza, qualificati), dunque l'idea dei 24 CFU non è sicuramente da attribuire alla ex sindacalista. Ritengo che la Giannini, ordinario, rettore e rappresentante dei rettori (quindi una che sicuramente ci metteva molto di più il naso nella stesura); abbia fatto danni ben peggiori della Fedeli, che invece doveva solo riempire una poltrona in attesa delle elezioni.

            Commenta


            • Per la scuola primaria la laurea (3 anni) sarebbe più che sufficiente. Per la scuola dell'infanzia diploma.
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

              Commenta


              • Originariamente inviato da Rael25 Visualizza il messaggio
                Non mi pongo il problema di chi sia il ministro, visto che i Ddl non li scrive quasi mai il politico nell'incarico al vertice (che al massimo gli può dare uno sfumato indirizzo)
                Queste materie sono regolate per decreto ministeriale, che è un atto regolamentare emanato monocraticamente dal Ministro. Il quale ministro, peraltro, in quanto tale non può depositare disegni di legge: l'iniziativa legislativa gli compete in quanto parlamentare, se lo è, altrimenti è del governo in composizione collegiale.

                ma il gruppo di dirigenti amministrativi che lo circondano (che devono essere, giocoforza, qualificati)
                Non sono i dirigenti a scrivere i testi, ma i funzionarà®, con il supporto degli impiegati, e i cosiddetti portaborse. I funzionarà® sono dipendenti dei Ministeri e delle camere. I portaborse invece sono dipendenti o collaboratori dei singoli politici.
                Quanto all'indirizzo politico, non è affatto sfumato. Non credere alla favoletta che ti raccontano i Cinque stelle, i quali soffrono di manie di persecuzione. Non c'è nessun potere occulto che scrive le leggi e i regolamenti al posto dei politici. Innanzitutto perché in prima battuta di queste cose si occupano i portaborse di cui sopra e gli uffici di diretta collaborazione del ministro, come il gabinetto, i quali sono costituiti da dipendenti assunti senza concorso con un contratto a termine correlato al mandato politico. Spesso questi uffici chiedono al loro volta il supporto di strutture specializzate, ma dicono espressamente cosa va tradotto in atto normativo e fanno da filtro e controllo. Io faccio questo mestiere, eh.

                Fedeli, che invece doveva solo riempire una poltrona in attesa delle elezioni.
                In realtà  lo scopo della sua nomina era un altro, ma non divaghiamo.
                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

                Commenta


                • Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                  Non sono i dirigenti a scrivere i testi, ma i funzionarà®, con il supporto degli impiegati, e i cosiddetti portaborse. I funzionarà® sono dipendenti dei Ministeri e delle camere. I portaborse invece sono dipendenti o collaboratori dei singoli politici.
                  Quanto all'indirizzo politico, non è affatto sfumato. Non credere alla favoletta che ti raccontano i Cinque stelle, i quali soffrono di manie di persecuzione. Non c'è nessun potere occulto che scrive le leggi e i regolamenti al posto dei politici. Innanzitutto perché in prima battuta di queste cose si occupano i portaborse di cui sopra e gli uffici di diretta collaborazione del ministro, come il gabinetto, i quali sono costituiti da dipendenti assunti senza concorso con un contratto a termine correlato al mandato politico. Spesso questi uffici chiedono al loro volta il supporto di strutture specializzate, ma dicono espressamente cosa va tradotto in atto normativo e fanno da filtro e controllo.
                  Io scrivo in assoluta buona fede, sempre convinto che la migliore politica sia data dal giusto equilibrio fra politica attiva (o ideologica, o partitica) e amministrazione "neutra". Anzi, secondo me un politico è tanto più capace quanto più sa valorizzare il lavoro di chi lo circonda facendosi aiutare, specialmente se ricopre un ruolo ministeriale. Un ministro che fa tutto da solo o è un ideologo privo di nozione amministrativa i cui provvedimenti finiranno per schiantarsi contro le (giuste) rigidità  di leggi e regolamenti; oppure è un mero "commissario", ma sicuramente non un politico, incapace di dare una svolta "positiva" alle dinamiche di ciò che amministra.
                  Se credessi alle favolette non avrei questa fiducia, e probabilmente voterei ed avrei votato partiti a vocazione maggioritaria (etichetta in cui i Cinque Stelle si sono sempre rispecchiati alla perfezione, altro che outsider), ma vengo da un altro sistema di valori, perciò se il consesso maggioritario della nazione ha deciso che devo beccarmi Di Maio e Salvini me li becco. Ce sformo, ma loro restano legittimi, come lo erano i luogotenenti di Renzi, e prima di loro la miscellanea di Letta e la gang accademica di Monti.

                  Commenta


                  • Originariamente inviato da Rael25 Visualizza il messaggio
                    Io scrivo in assoluta buona fede, sempre convinto che la migliore politica sia data dal giusto equilibrio fra politica attiva (o ideologica, o partitica) e amministrazione "neutra". Anzi, secondo me un politico è tanto più capace quanto più sa valorizzare il lavoro di chi lo circonda facendosi aiutare, specialmente se ricopre un ruolo ministeriale.
                    Uhm, mi sa che tu non hai ben presente come funziona la pubblica amministrazione dopo le riforme Bassanini, che oramai hanno più di vent'anni.
                    Se escludiamo i piccoli enti locali, che sono sprovvisti di dirigenza, in tutte le altre amministrazioni sussiste una netta separazione tra gli organi di indirizzo politico (o comunque gli organi di presidenza: non tutti gli enti hanno un indirizzo politico) e gli organi amministrativi. Ti faccio un esempio: quando io lavoravo in università , il mio capo al vertice della linea gerarchica era il direttore generale (e, prima della riforma, il direttore amministrativo), non il rettore. Che invece è il capo del personale docente (di cui non fanno parte i professori a contratto e i collaboratori esperti linguistici, cosiddetti lettori, nonché i tecnici laureati con attività  di insegnamento, che sono personale tecnico-amministrativo). Ora che lavoro in una giunta regionale, il mio capo non è il presidente della Giunta, ma il dirigente preposto alla mia struttura (dirigente di seconda fascia, superiore diretto dal momento che tra me e lui non c'è nessun altro lungo la linea di comando), che risponde a sua volta al dirigente preposto alla direzione generale (dirigente di prima fascia); a capo di tutti c'è il direttore generale, che, sebbene legato da un rapporto fiduciario con il presidente della Giunta, è un dirigente di ruolo.
                    L'attività  amministrativa interna è svolta direttamente da noi, ciascuno nel proprio à mbito di competenza. Noi siamo personale strutturato, di ruolo oppure a tempo determinato.
                    Esistono però degli uffici di diretta collaborazione degli organi politici, chiamati uffici di staff o di gabinetto. Il personale di tali uffici è nominato in via fiduciaria (intuitu personà¦), senza concorso, dagli organi esecutivi quando vengono eletti (i membri del consiglio, che è l'assemblea legislativa, invece, possono avere del personale parasubordinato o subordinato loro, e non dell'Ente, che però può conferir loro una indennità  per pagarli), con un contratto legato al tempo di permanenza degli organi politici stessi: con il termine naturale della consiliatura ovvero le dimissioni dei politici automaticamente decadono pure loro e rimangono in regime di prorogatio sino all'insediamento degli organi nuovi. Il loro trattamento stipendiale è comunque identico al nostro: sono dipendenti a tutti gli effetti, a tempo determinato, non stabilizzabili. Possono essere assunti, come noi, in categoria A, B, C o D; è comunque necessario rispettare le prescrizioni legislative e contrattuali in merito ai requisiti per l'inquadramento nelle varie categorie giuridiche (scuola dell'obbligo per le categorie A e B, diploma per la C, laurea per la D; requisiti culturali o professionali per specifiche mansioni ove prescritto dalla legge).
                    I testi normativi solitamente escono dagli uffici di diretta collaborazione dei politici. Quando questi però hanno bisogno di supporti specialistici, chiedono, più o meno formalmente, la collaborazione delle direzioni generali e degli specifici settori. Anche io mi sono ritrovato a redigere testi di delibere e, in collaborazione con i colleghi, pure qualche disegno di legge. Ma sulla base di indirizzi precisi ricevuti. Non è che facevamo di testa nostra. Infatti mi sono dovuto turare il naso su cose rispetto alle quali non ero assolutamente d'accordo.
                    Inoltre noi scriviamo le risposte dei membri della Giunta (Presidente e assessori) alle lettere e agli esposti dei cittadini e alle interrogazioni consiliari. Quella è praticamente la norma, perché gli uffici di diretta collaborazione non hanno la più pallida idea delle singole materie e se non si rivolgessero a noi non saprebbero cosa replicare.

                    Un ministro che fa tutto da solo o è un ideologo privo di nozione amministrativa i cui provvedimenti finiranno per schiantarsi contro le (giuste) rigidità  di leggi e regolamenti
                    Forse non sono stato chiaro.
                    Un decreto ministeriale è esso stesso un regolamento, ed è monocratico del ministro. Ciò significa non che il ministro se lo scrive da solo (è così solo sul piano formale), ma che non passa per il Parlamento.
                    Le materie di cui stavamo discutendo sono regolate per decreto ministeriale, non per legge, quindi non esiste un disegno di legge a monte del decreto; al massimo esiste la bozza di decreto.
                    E, comunque, un ministro da solo non può proporre un disegno di legge. L'iniziativa legislativa (artt. 71, 87, 99, 121, 132 e 133 Cost.) compete al governo nella sua collegialità , a ciascun parlamentare, al corpo elettorale (c.d. proposte di legge di iniziativa popolare), ai consigli regionali e all'Assemblea regionale siciliana (i quali sono di per sé assemblee legislative e in quanto tali approvano leggi regionali, ma qui si sta parlando di potere di iniziativa rispetto a leggi dello Stato) e, per quel che conta, al Cnel.
                    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

                    Commenta


                    • Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                      Non è assurdo. É così dappertutto. Solo che cambiando università  non te ne accorgi.
                      Diciamoci, piuttosto, una triste e banale quanto inconfessabile verità : le lauree magistrali non servono a niente.
                      Lo so, alla fine la farò solo per completare il ciclo di studi a Bari, una magistrale in più fa sempre CV, teoricamente potrei avere più possibilità  di trovare lavoro rispetto al possedere una semplice triennale.

                      Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                      Per me la frequenza è una perdita di tempo, quindi non mi sono neanche posto il problema di farci caso.
                      Mi trovi totalmente d'accordo. In questi 3 anni di Comunicazione ho seguito abbastanza materie, ma credimi a parte rarissimi casi, nessun corso mi è stato seriamente d'aiuto per la preparazione degli esami. E' brutto da dire, ma (in linea di massima) seguire le lezioni serve solo per farti prendere voti più alti agli appelli facendoti prendere in simpatia dai prof.

                      Poi ripeto, hanno messo degli orari così assurdi che onestamente anche se volessi seguire non so come potrei fare, se non prendendo una casa a Bari. Al di là  di questo comunque, non ho nessuna intenzione di svegliarmi alle 5 del mattino per andarmi a seguire lezioni di Statistica o Demografia, discipline che tra l'altro ho già  affrontato nella triennale.
                      Ho un laboratorio il martedì che suppongo sia obbligatorio, però andare un giorno a Bari avanti e indietro e solo per le due ore di laboratorio non mi peserebbe più di tanto.

                      Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                      Io penso sinceramente che tu abbia le idee piuttosto confuse. L'indecisione tra LM-59 e la LM-77 ci sta tutta perché siamo sempre in à mbito aziendale, ma Comunicazione e cultura dei media alla UniTo è una LM-92, classe spiccatamente umanistica, infatti è incardinata nel dipartimento di Filosofia e scienze dell'educazione, che fa parte del polo di Scienze umanistiche e dell'omonima scuola.
                      Ti elenco gli esami obbligatori di questo corso: Storia del cinema e dei media, Filosofia dell'educazione, Linguaggio giornalistico oppure Interactive storytelling and art, Epistemologia delle scienze umane oppure Estetica oppure Estetica oppure Etica oppure Letteratura italiana contemporanea oppure Ontology oppure Semiotica della cultura, Comunicazione visiva oppure Popolar music (sì, proprio con la o ) oppure Storia e critica della televisione”¦ e ancora leggo amenità  del tipo Semiotica della cultura, Semiotics of the body, Semiotica del gender. Passiamo insomma da materie eminentemente umanistiche ad autentica fuffa pura e applicata, che è quanto di più distante ci possa essere dalla concretezza dell'impresa.
                      Se vuoi buttare due anni (almeno) della tua vita e tanti soldi, tanto vale che rimani a Bari, guarda. Anzi probabilmente con il corso barese, pur con tutti i suoi difetti, avrai più possibilità  (fermo restando che secondo me il lavoro va cercato adesso e non con una laurea magistrale, che rappresenta un di più).
                      Cultura dei media descritta così mi fa rabbrividire. In ogni caso si, alla fine credo che sono arrivato alla tua stessa conclusione. L'importante, come mi sottolinei, è trovare comunque un lavoretto da fare in questi due anni e non starsene con le mani in mano. Ho già  cominciato a scandagliare offerte di lavoro su Subito.it o Indeed, purtroppo a Matera c'è il deserto. Tu pensa che ho rimandato il CV al call center, vedi un pò come stiamo messi.

                      Stavo pensando di estendere la ricerca anche su Bari, magari lì riesco a trovare qualcosina in più, non so vediamo. Ho anche rimandato il CV a Gamestop, che è un altro negozio dove ho lavorato lo scorso anno per qualche mesetto. 2 anni fermo non ci voglio stare assolutamente, anche perchè sono arrivato ad una certa età  e vorrei un minimo d'indipendenza economica.

                      Commenta


                      • Originariamente inviato da dave96 Visualizza il messaggio
                        Lo so, alla fine la farò solo per completare il ciclo di studi a Bari, una magistrale in più fa sempre CV, teoricamente potrei avere più possibilità  di trovare lavoro rispetto al possedere una semplice triennale.
                        Questo è un ragionamento sbagliatissimo, una delle tante concause che ci ha portato nella situazione melmosa in cui ci troviamo.
                        Quella che tu definisci «una semplice triennale» si chiama solo laurea e in mezza Europa ti consente di fare più di quello che in Italia si faceva con le lauree del vecchio ordinamento, mentre nella restante parte d'Europa equivale a una laurea italiana del vecchio ordinamento.
                        La laurea magistrale dovrebbe essere un di più, finalizzato ad assumere ruoli di particolare ed elevata responsabilità  in à mbiti specifici, e non una cosa da prendere tanto per avere il curriculum un po' più denso al fine di avere qualche chance in più di essere assunti per lo stesso lavoro di cacca, per il quale magari è più che sufficiente il diploma, rispetto a chi non ce l'ha. Tanto alla fine sempre lo stesso lavoro ci si ritrova a fare, ritardando l'ingresso sul mercato del lavoro con tutto quel che ne consegue non solo in termini retributivi, ma anche contributivi.

                        seguire le lezioni serve solo per farti prendere voti più alti agli appelli facendoti prendere in simpatia dai prof.
                        Ho una laurea con 110 e lode presa senza seguire una lezione (a parte un paio di corsi intensivi per lavoratori da due brevi incontri ciascuno e qualcosa per curiosità , per quattro-cinque ore complessive) e sto per conseguirne un'altra presumibilmente con lo stesso voto (vista la media del 29) senza neanche aver mai visto di persona il relatore della tesi. Ma magari è solo aneddotica.

                        Cultura dei media descritta così mi fa rabbrividire.
                        Cultura dei media fa rabbrividire, a prescindere dalla descrizione.
                        Ti do un consiglio spassionato: se proprio ti interessa il settore della comunicazione evita come la peste l'Università  di Siena, l'Università  di Torino e, soprattutto, l'Alma mater studiorum Università  di Bologna, in quanto sono eccessivamente sbilanciate a favore dell'area umanisica. Se vuoi masturbarti con la semiotica fa' pure, ma non avrai la mia approvazione. Almeno l'Orientale ha avuto il buon gusto di disattivare il corso di laurea in Filosofia e comunicazione; l'Unical (Arcavà cata) lo ha invece fuso con Dams, in interclasse, e peggio mi sento.
                        Anche a Fisciano il corso ha una tradizione (e una trazione) umanistica, ma almeno lì si faceva linguistica computazionale in collaborazione con gli informatici e i cognitivisti. Tutta un'altra storia.
                        A Bologna comunque sono stati fatti passi avanti, con la frattura definitiva tra i semiologi e i sociologi che prima erano costretti a convivere nel dipartimento di Discipline della comunicazione. Con la riforma dei dipartimenti sono confluiti nel dipartimento di Filosofia e comunicazione, da cui però poi c'è stata la diaspora dei sociologi, che si sono rifugiati nel nuovo dipartimento di Scienze politiche e sociali riuscendo a portare con sé il corso di laurea magistrale in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica, che è diventato Comunicazione pubblica e d'impresa ed è confluito nella scuola di Scienze politiche, mentre prima afferiva a quella di Lettere e beni culturali (e originariamente alla facoltà  di Lettere e filosofia). Questo ha determinato finalmente una cesura tra l'à mbito fuffologico (infatti la laurea magistrale in Semiotica è rimasta dov'era) e l'à mbito scientifico, riportando anche gli scienziati sociali che prima erano come pesci fuor d'acqua in quel dipartimento nella loro sede naturale. Presso la scuola di Scienze politiche è altresì attivo il corso di laurea magistrale in Mass media e politica, con sede a Forlì. Questo ha più che altro il vantaggio di conseguire una laurea magistrale di classe LM-62 (Scienze della politica) studiando materie relativamente leggere; con una laurea di classe L-20 e una magistrale di classe LM-62 si dovrebbe riuscire alla totalità  dei concorsi pubblici per funzionari amministrativi, giuridici, contabili e della comunicazione, cioè alla maggioranza dei concorsi nei comparti regioni ed enti locali, funzioni centrali (ministeri etc.), nelle agenzie fiscali, nelle autorità  amministrative indipendenti e per personale tecnico-amministrativo delle università . La laurea per fare il funzionario (e anche per l'accesso indiretto alla dirigenza, che da anni è praticamente la norma) è sufficiente, ma se non si possiede una laurea in Scienze politiche le amministrazioni tendono ad ammettere con la laurea magistrale in una delle classi equiparate ai fini dei concorsi all'omonimo DL del previgente ordinamento, anche se non espressamente richiamato nel bando, in quanto titolo di valore superiore.
                        Infine, la laurea magistrale in Management e comunicazione d'impresa di Unimore e quella in Marketing e comunicazione per le aziende di Uniurb pure possono essere scelte interessanti, in quanto simili per piani di studio alle LM-59 ma afferenti alla LM-77. La LM-77 va bene per l'accesso ai concorsi pubblici di cui sopra perché fa parte della triade; per quelli della comunicazione ti basta la L-20 ma nel caso conseguissi la LM con un voto più elevato potresti tentare di sfruttare la denominazione del titolo, contenente la parola "comunicazione", per sostenere che si tratti di titolo assimilato alle lauree in Scienze della comunicazione e Relazioni pubbliche agli effetti della legge 150/2000 e del DPR 422/2001.

                        L'importante, come mi sottolinei, è trovare comunque un lavoretto da fare in questi due anni e non starsene con le mani in mano.
                        Attenzione: io parlo di lavoro, non di lavoretto. Capisco che di questi tempi è abbastanza improbabile, ma conosco gente che per proseguire gli studi ha rinunciato a occasioni che aspettava da una vita per poi ritrovarsi, dopo il conseguimento del titolo, con un pugno di mosche in mano. E magari a distanza di dieci anni sta ancora lì ad attendere che il treno ripassi.
                        Non ci illudiamo che i pezzi di carta incrementino necessariamente le opportunità . Magari allargano i nostri orizzonti, ma non mutano la situazione rispetto a lavori che rientrano nelle nostre ambizioni che potrebbero essere svolti anche senza.
                        Personalmente sono riuscito a ricollocarmi più che dignitosamente, ma ogni tanto mi prende la nostalgia della mia vecchia vita e mi chiedo come sarebbe oggi la mia esistenza se non avessi mandato all'aria la mia carriera lavorativa per assecondare le aspettative dei miei genitori, con cui mi ero stufato di litigare. E non ti nego che ogni tanto provo un senso di rimpianto (e anche un rimorso per aver sprecato un talento).
                        Ti invito a non commetter e il mio stesso errore. Se ti si presentano delle occasioni, cogli la palla al balzo, a maggior ragione in considerazione del periodo storico.
                        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

                        Commenta


                        • Se vuoi masturbarti con la semiotica fa' pure, ma non avrai la mia approvazione.


                          Questa è da firma.

                          Commenta


                          • Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                            Ho una laurea con 110 e lode presa senza seguire una lezione (a parte un paio di corsi intensivi per lavoratori da due brevi incontri ciascuno e qualcosa per curiosità , per quattro-cinque ore complessive) e sto per conseguirne un'altra presumibilmente con lo stesso voto (vista la media del 29) senza neanche aver mai visto di persona il relatore della tesi. Ma magari è solo aneddotica.
                            Il tuo è un caso più unico che raro, confermo anche io il parere di dave96: meglio seguire i corsi e farsi vedere bene da chi li sta tenendo. Logicamente il discorso è completamente diverso per le telematiche.
                            Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
                            digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

                            Commenta


                            • Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                              Personalmente sono riuscito a ricollocarmi più che dignitosamente, ma ogni tanto mi prende la nostalgia della mia vecchia vita e mi chiedo come sarebbe oggi la mia esistenza se non avessi mandato all'aria la mia carriera lavorativa per assecondare le aspettative dei miei genitori, con cui mi ero stufato di litigare. E non ti nego che ogni tanto provo un senso di rimpianto (e anche un rimorso per aver sprecato un talento).
                              Parli del giornalismo? Confesso di aver saltato qualche tuo passaggio autobiografico e non mi ricordo se rimpiangi quel periodo. Sinceramente mi parrebbe strano visto che fra le mie conoscenze tutti quelli che hanno lavorato in quell'ambito si sono sentiti sfruttati e umiliati a ripetizione.
                              Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
                              digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

                              Commenta


                              • Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
                                Parli del giornalismo? Confesso di aver saltato qualche tuo passaggio autobiografico e non mi ricordo se rimpiangi quel periodo. Sinceramente mi parrebbe strano visto che fra le mie conoscenze tutti quelli che hanno lavorato in quell'ambito si sono sentiti sfruttati e umiliati a ripetizione.
                                Diciamo che io sono stato relativamente fortunato, ma non ho saputo/voluto cogliere l'opportunità . Non posso neanche dire che non mi rendessi conto che il treno non sarebbe ripassato, perché ero già  abbastanza razionale (e pessimista) all'epoca. Il problema è che ho preferito scientemente operare una scelta non razionale. Non posso spiegarti però di cosa si tratta, non in questa sede: non mi va di scavare troppo nel personale e, soprattutto, di riaprire capitoli che hanno segnato profondamente la mia sfera intima in senso negativo. Magari in privato, con calma.
                                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

                                Commenta

                                Sto operando...
                                X