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Laurea magistrale dopo Scienze della comunicazione
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Lasciate ogni speranze o voi che entrate
Salve ragazzuoli, come va, tutto bene?
Vi scrivo a distanza di diversi mesi da quel maledetto momento in cui ho scelto di prendere questa "stupenda" facoltà .
Siccome mi era stata caldamente sconsigliata persino dal mio relatore di tesi (tra l'altro direttore di dipartimento, quindi tutto dire), non avevo grandi aspettative, tutt'altro. Il problema è stato che neppure nel peggiore dei miei incubi avrei immaginato di trovarmi di fronte a un indirizzo così BRUTTO, terrificante oserei dire. Siccome non ho modo di danneggiare questa specialistica in alcun modo se non facendo cattiva pubblicità , eccomi quindi qui a scrivere una sorta di "recensione", se così vogliamo chiamarla, un avvertimento per qualunque stolto voglia anche solo pensare di dirigersi verso un corso simile.
Comincio col dire che i direttori del corso ci hanno presi tutti per i fondelli, a partire dal bellissimo poster pubblicitario che presenta il corso affisso in ogni parte dell'ateneo: "Comunicazione pubblica sociale e d'impresa ti prepara al mestiere più richiesto del mondo" e altre menate simili: già qui ci sarebbe da denunciarli per pubblicità ingannevole. Ci era stato promesso che questa specialistica sarebbe stata più pratica, ci avrebbe preparato al mondo del lavoro, ci sarebbero stati tirocinii con le aziende, insomma un sacco di bei discorsi preparati ad hoc, il coinvolgimento di Francesco Giorgino nel programma di studi, ecc. Ed ecco qui: quasi Nessuna di queste promesse si è rivelata ad oggi veritiera.
Comunicazione pubblica sociale e d'impresa in sostanza è tutto quello che un corso universitario NON dovrebbe assolutamente essere, a partire dalle lezioni/appelli piazzati in fasce orarie ai limiti dell'assurdo (si passa dalle 8 di mattina alle 14 di pomeriggio alle 19 di sera). Ma con calma, con calma, analizziamo dunque materia per materia questo stupendo concentrato di schifo:
1). Sociologia dei processi comunicativi . Oh nouz, una materia che abbiamo già affrontato nel primo anno alla triennale di comunicazione, tra l'altro. Il manuale principale si chiamava "Capitale Comunicativo", ed era essenzialmente una sorta di elenco telefonico/lista della spesa con tutta una serie di modelli comunicativi delle aziende (e visto il linguaggio abbastanza forbito con la quale era scritto, era palesemente un manuale per tecnici specializzati in quel preciso settore). Interessante direte voi? Non esattamente, soprattutto quando cominciavi a leggere robe del tipo "il driver del capitale comunicativo","dimensione quali-quantitativa" “kpi del capitale narrativo” e amenità varie. Una celebrazione dello "studio" mnemonico più spudorato, un elenco senza capo né coda che ti dimenticherai 5 minuti dopo l'appello e che non ti servirà a nulla nè nell'immediato, nè in un improbabile futuro lavorativo. L'esonero scritto su questo libro fu qualcosa di davvero comico: la "professoressa" (metto tra virgolette perchè non riesco a concepire questa gente come docenti) non sapeva neanche rispondere a domande di delucidazione sui quesiti posti (!). Pensate che a un ragazzo quella mattina aveva risposto (visibilmente dubbiosa e senza saper che pesci prendere): "Eh guardi, non si preoccupi, questa domanda è nel programma, glielo assicuro!". Come direbbe Sora Lella in questi casi: "Ah, annamo bene, annamo proprio bene!". Fortunatamente quell'esonero si rivelò in realtà meno terrificante del previsto: riuscì persino a prendere 25 visto che la "professoressa" valutò le risposte date come se fossero un "tema", della serie qualsiasi cosa scrivevi te la valutava.
Stendo un velo pietoso sull'appello orale che ho sostenuto per completare l'esame: sebbene gli altri due libri erano (incredibilmente, visto il resto degli insegnamenti) persino interessanti, la mia interrogazione si è risolta in una sola unica domanda (a cui ho risposto bene, tra l'altro), dopodiché la signora si è lasciata andare a tutta una serie di sue considerazioni sui libri che aveva scelto per il programma di studio della materia. Si è lamentata del fatto che erano libri troppo semplici e che l'anno prossimo non li avrebbe fatti portare più, mi ha narrato tutta l‘esperienza della sua vita, di come li aveva scelti, quando li aveva letti, ecc. ecc. A momenti più che un esame mi sembrava di stare in un salotto a intrattenere una conversazione borghese, mancavano solo il tè ed i biscotti.
Ah, beffa delle beffe: mi aveva messo 26 come voto finale, ma sul sito mi ha verbalizzato 25.

. Ovviamente ho accettato, però che disagio ragazzi.
2). Statistica . Per carità . Un'altra materia già fatta a comunicazione tanto per cambiare, e pensate che all'appello era presente il nostro prof della triennale: era praticamente lo STESSO esame, con lo stesso programma!
Ovviamente ho studiato quest'esame con la stessa voglia di un koala di fare ginnastica atletica: ne è risultato un 20 risicato con l'assistente della docente che voleva bocciarmi a tutti i costi per farmi avere un voto migliore al successivo appello, non immaginando tuttavia neanche lontanamente che a me non interessava nulla nè di lei, nè della statistica in generale, e quindi logicamente non mi interessava nulla anche del voto. Quindi ecco la barzelletta servita: a Statistica della triennale avevo 27, a Statistica della specialistica ho avuto 20. E' vero che all'esame della triennale fui particolarmente fortunato (il prof mi chiese proprio le poche cose che sapevo), ma un simile distacco di valutazione per un esame che comprendeva gli stessi identici argomenti (a momenti pure le slides da studiare erano le stesse), mi pare un tantino tragicomico. Ah vabbè, senza contare che anche qui siamo di fronte ad un'altra materia che NON SERVE a meno che non vuoi andare a lavorare nell'ISTAT, ma uno che vuole lavorare nell‘ISTAT e sceglie questa facoltà , merita la disoccupazione a vita a mio avviso.
3. Laboratorio ufficio stampa . Che bello, finalmente un laboratorio, finalmente qualcosa di interessante, finalmente ci stacchiamo un pò da questi libri, finalmente usciamo un attimo dalla mentalità da scuola superiore! Ah, mi state dicendo che una signora che va per i settanta ci deve insegnare come funziona il web, gli articoli ed i comunicati stampa? Ah, mi state dicendo che devo farmi 4 ore di treno per mettere una firma alle lezioni, assolutamente non interattive e non interessanti? Ah, mi state dicendo che per soli 3 CFU mi devo fare oltre 25 pagine di esercitazioni e rispondere anche a delle domande alla verbalizzazione? Scusate, forse forse Sociologia non era così male dai.
Scherzi a parte, oltre alla mole di spaventoso e tedioso lavoro che ci era richiesto fare, mi ha stupito la meravigliosa incoerenza che regna sovrana in questo corso. Laboratorio ufficio stampa: "I comunicati stampa sono fondamentali nella contemporaneità per comunicare informazioni ai media e alla società ". Sociologia: "I lunghi e noiosi comunicati stampa non servono più oggigiorno. Per comunicare adesso basta un tweet o un breve post su facebook".
Oh, quando vi mettete d'accordo su quale pappardella vi dobbiamo andare a vomitare agli appelli, avvisateci eh!
4) Demografia. Siccome il bello arriva alla fine come il dolce, eccoci qui arrivati all'ultima materia che mi resta da scontare per il semestre. E che non so come farò a studiare, visti i precedenti. Anche qui, che spoiler, siamo di fronte ad un altro insegnamento preso pari pari dalla triennale!!! Ma è “scienze della comunicazione 2 ”“ la vendetta” o che cosa? Fateci capire un attimo! Inoltre, una pericolosa aggravante: se alla triennale fui costretto a studiare l‘ospizio di Real Giovinazzo (che sembra il nome di una di quelle squadre di calcetto ignorante da provincia), qui da portare all‘appello abbiamo un ricco polpettone domenicale a triplo strato della nonna, quelle robe che poi per digerire impieghi tutta la giornata di lunedì e parte del martedì, per intenderci. A sole 300 slides strapiene di formule (DI NUOVO?) avremo infatti inculcati nella testa altri concetti davvero molto applicabili al mondo lavorativo, pensate! Anzi come diceva il cartellone, loro ci preparano ai mestieri più richiesti al mondo, mica sono fessi! D‘altronde come potremmo mai pensare di vivere la vita di tutti i giorni senza sapere come calcolare il tasso di fecondità annuo o le misure degli ordini di nascita? Suvvia dai, tutto è cultura.
Menzione onorabile per il povero Giorgino , che poteva essere scelto al posto di sociologia: rivendicato da molti studenti come il salto di qualità che avrebbe concesso alla nostra specialistica di emergere, appena la gente si è resa conto che il programma del suo insegnamento comprendeva qualcosa come 900 e passa pagine, se l‘è data letteralmente a gambe levate. Meglio impararsi l‘ave maria dei modelli comunicativi, vah!
In conclusione: scienze della comunicazione pubblica e d‘impresa prende tutti i difetti di scienze della comunicazione e li eleva alla massima potenza. Mi viene da pensare che questa specialistica sia una sorta di punizione divina , probabilmente per quel che mi riguarda persino meritata viste le mie continue indecisioni su cosa fare della mia esistenza che mi hanno condotto sino a questo punto di non-ritorno. Che poi, anche facendo un analisi della parola “specialistica”, in cosa veniamo specializzati noi di grazia se facciamo materie che sembrano essere scelte a caso da un pallottoliere girevole? Per fare un parallelo, è come se un vostro amico vi invitasse a cena e mettesse nel frullatore tutto quello che c‘è nel frigorifero pur di farvi mangiare qualcosa. Ecco, scienze della comunicazione pubblica e d‘impresa è proprio un bel frullato, di tutto e di niente allo stesso tempo. E magari il vostro amico ci rimane anche male se vi disgustate dinnanzi alla brodaglia fumante davanti ai vostri occhi (“vi prepariamo a intraprendere i mestieri più richiesti del mondo11!!” ci dovete essere grati a vitah! Pagate troppe poche tasse per questa bellezza, ingrati!”).
Insomma, se vi volete bene fate un favore a voi stessi: non vi ingabbiate in una specialistica del genere, che di specialistico ha solo il nervoso sicuro che fa venire alla gente. Andate a pattinare, osservate i cantieri come i vecchietti, fate bird-watching, frequentate un corso per schiacciarvi i brufoli. QUALSIASI cosa voi desideriate fare sarà comunque più istruttiva e produttiva di questo corso. E siamo solo all'inizio: nel prossimo semestre ci aspetta economia aziendale, English for business (??? ahahahah), esami in lingua francese
insomma chi più ne ha più ne metta. Mi immagino la conversazione tipo tra chi redige i piani di studio e chi li approva:
A ”“ “Ehy dobbiamo fare il piano di studio per scienze della comunicazione pubblica e d‘impresa.
B ”“ Ah sì? ”¦ mmm”¦. Senti io ci metterei qualche esamino di chimica e biologia applicata, tanto per cambiare, sennò qui i ragazzi fanno sempre le stesse cose!
A ”“ Ma scusa, che cosa c‘entra chimica e biologia applicata con la comunicazione e il web marketing?
B ”“ Eh vabbè, i comunicatori devono sapere tutto di tutto e di tutti, sennò che razza di comunicatori sono?
A ”“ Si ma ti ho detto che questi insegnamenti non c‘entrano null..
B ”“ SENTI QUA DECIDO IO, DEVONO FARE CHIMICA E BIOLOGIA APPLICATA. Mettiamoci anche quell‘esame di quella facoltà strana, come si chiamava... ethical hacking o ethical training”¦ vabbè dai visto che sono nel dubbio metti entrambi.
A ”“ Oh, il capo sei tu.”
Altro che scienze delle merendine, questa è SCIENZA DEL MINESTRONE! Aggiornatevi, miei cari bulletti del web!
In questo momento mi sento come quei poveri fessi convinti dagli operatori dei call center a comprare qualcosa che non vogliono avere a prezzi assurdi, ovviamente mascherati sotto maestrali giri di parole. Ecco, non potevo trovare una metafora più calzante. Tra parentesi, l'operatore di call center è un mestiere che ironicamente sto svolgendo anch'io part-time in modo da avere un minimo d'indipendenza economica, però questa è un‘altra (triste) storia.
Comunque spero di avervi fatto sorridere, tenendo conto che purtroppo ho solo scrostato la punta dell'iceberg, tutto è se possibile anche peggio di come l'ho descritto. Che ne pensate? Cosa dovrei fare? Terminare la "specialistica" (tra mille virgolette) alla meno peggio? Prendere quel corso nominato prima da me per imparare a schiacciarsi i brufoli? Sono aperto a commenti, opinioni e sberleffi. Prego!
Ultima modifica di dave96; 28-02-2019, 21:51.
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Dave96, anche se con i tacchi a spillo e il frustino qualcuno mi vedrebbe volentieri, non voglio fare la maestrina e dirti «te lo avevo detto», se non altro perché (do per scontato che quel numero rappresenti il tuo anno di nascita) io penso che una persona di 23 anni vada trattata per quello che è, cioè una persona adulta, tanto più che è stato capace di prendersi un diploma e una laurea.
Anzi, io credo che uno dei grossi limiti della nostra società (segnatamente di quella euromediterranea, con particolare riferimento a quella italiana, ma vedo che il problema si sta espandendo a macchia d'olio) è la mancata responsabilizzazione dei giovani; so che quest'affermazione fa inorridire gli adepti di quella setta di fanatici che è a mio avviso il Moige, ma sono convinto che il modello di istruzione professionale germanico (cioè dei paesi di lingua tedesca, Tirolo compreso), che è prima di tutto un modello culturale, sia vincente perché tratta gli adolescenti come adulti.
Tanto premesso, e scusandomi per la divagazione, vorrei far presente che i problemi che tu hai riscontrato nel tuo corso di laurea magistrale (e non nella facoltà : le facoltà non esistono più all'Università di Bari e comunque, anche qualora esistessero, in ogni caso tu non hai «preso», rectius scelto, la facoltà , ma il corso di laurea magistrale; quando c'erano le facoltà , tale corso afferiva alla medesima facoltà della tua laurea) sono comuni a quasi tutti i corsi di laurea magistrale (e non specialistica: le specialistiche sono state poste ad esaurimento quando tu ancora dovevi conseguire il diploma conclusivo del primo ciclo di istruzione, che per i miei coetanei che non lo sapessero è quel bizzarro titolo che accorpa le precedenti licenze elementare e media; la scuola primaria non rilascia più titolo di studio e infatti non si conclude con un esame) di à mbito comunicazionale (o comunicativo, se preferisci, ma sono due concetti un po' differenti). I problemi si possono concentrare in due macro-ordini:
1. si studiano le stesse cose che nel corso di laurea;
2. si studia fuffa.
Mi dispiace dirlo, ma il punto numero 1 di cui al paragrafo precedente è comune a moltissime aree disciplinari. La funzione della laurea magistrale non è quella di specializzare (ecco perché la precedente denominazione era campata in aria) ma quella di fornire un'elevata preparazione idonea a ricoprire ruoli di massima responsabilità in contesti professionali specifici (il travisatissimo aggettivo "specialistica" era a ciò dovuto, ma veniva sistematicamaente equivocato). A tal fine dovrebbe svolgere la funzione che nel mondo anglo-americano è svolta dai post-graduate programmes in cui i graduate students (cioè studenti che hanno già un grado accademico, solitamente quello di bachelor) conseguono i master's degree, cui appunto si ispira la laurea magistrale (che è appunto la traduzione di tale ultima locuzione in lingua inglese). Il problema è che, per quanto le università possano sforzarsi, per come è strutturata l'università italiana è inevitabile finire a ripetere gli stessi concetti. Oramai si è persa anche l'abitudine di attribuire agli insegnamenti delle denominazioni fantasiose che nella sostanza vogliono dire la stessa cosa, oppure, come era d'abitudine a Firenze e Bologna, aggiungere tra parentesi la misteriosa sigla «C.A.», che sta per "corso avanzato", locuzione che, come l'analoga "corso progredito", funge da mero specchietto per le allodole.
D'altro canto, in un paese in cui la quasi totalità dei laureati si riversa sulle lauree magistrali, con la significativa eccezione dei soli corsi che preparano a professioni regolamentate alle quali in precedenza si accedeva con diploma universitario (cioè le professioni sanitarie), strutturare i corsi di laurea magistrale così come sono i postgraduate programmes in UK sarebbe impresa assai ardua, se non impossibile. E qui veniamo alle colpe della politica, che, nella foga di recepire il processo di Bologna al fine di dimostrare all'Europa che una volta tanto noi eravamo più bravi, tra i ben 48 stati aderenti allo Spazio europeo dell'istruzione superiore Members - European Higher Education Area and Bologna Process è stato il primo ad attuare una riforma, prima ancora che l'accordo per lo Spazio europeo (convenzione di Lisbona) venisse firmato. La dichiarazione della Sorbona risale al 25 maggio 1998 (tra soli 4 stati) e il processo di Bologna risale al 18 e il 19 giugno del 1999 (tra 29 stati): essi prevedevano la realizzazione di un unico sistema di istruzione e di ricerca da attuarsi entro il 2010. L'Italia aveva già iniziato a riformare prima ancora di firmare la dichiarazione della Sorbona, portandosi avanti con l'articolo 15, comma 95, della legge 127/1997, che assegnò al ministero competente il potere di emanare, per regolamento, le norme sugli ordinamenti didattici universitari. Il 3 novembre 1999 il ministro dell'Università e della ricerca scientifica e tecnologica emanò il primo regolamento attuativo (D.M. 509) e nell'anno accademico 2000-2001 già partirono i primi corsi di laurea di durata triennale presso le università che decisero di avviare la sperimentazione, senza possibilità , per chi si immatricolava a tali università , di optare per il vecchio ordinamento. Nell'anno accademico 2001-2002 la riforma, fatte salve deroghe più uniche che rare (solamente per il corso quadriennale in Scienze della formazione primaria fu prevista una deroga generalizzata, prorogata sino all'anno accademico 2010-2011, quando fu approvata la nuova classe LM-85bis, che entrò in vigore l'anno successivo; per il resto io sono a conoscenza di sole altre due deroghe, quella riconosciuta all'Università di Perugia per il corso di laurea in Odontoiatria e protesi dentaria, che rimase in vigore per un solo anno, e quella in favore di Tor Vergata per il corso di laurea in Giurisprudenza, che fu concessa per sedare lo sciopero a oltranza dei docenti e fu prorogata annualmente sino al cambio di ordinamento dal D.M. 509/1999 al 270/2004), entrò a regime in tutte le sedi. Non era mai successo prima, in Italia, che una riforma entrasse in vigore in tempi così rapidi e senza prevedere alcun regime transitorio. La maggior parte degli altri stati aderenti al processo ha atteso la scadenza del termine del 2010 per cominciare ad attuare la riforma: l'ultimo è stato il Regno unito (benché oggettivamente avesse ben poco da riformare), quest'anno. Altri stati, come la Francia, la Germania e la Polonia, hanno preferito optare per il regime misto, con due ordinamenti paralleli.
Non ho voglia in qusta sede di elencare tutte le storture che quanto sopra ha comportato; sarebbe un esercizio di prosospopea inutile, anche perché i risultati del fallimento della riforma sono sotto gli occhi di tutti. Molte cose dovevano essere previste dai ministri e dal legislatore e, se non ci fosse stata la pretesa di fare tutto e subito ma di arrivare a una conclusione solo dopo la dovuta, attenta, riflessione, oggi non saremmo in questa situazione. Non posso neanche dire che l'impazienza fosse dovuta a motivazioni elettoralistiche (anzi, come d'altronde era prevedibilissimo la riforma causò moltissimo malcontento e infatti, pur essendo stata fatta da Berlinguer, Zecchino e De Mauro, è stata a lungo attribuita alla Moratti con l'intento di screditare i governi Berlusconi III e IV): la loro preoccupazione era aumentare il numero di laureati nel più breve tempo possibile al fine di riscattarci agli occhi dell'Europa. Cosa che in effetti avvenne: grazie ai transiti dal vecchio al nuovo ordinamento e al riconoscimento di crediti ad libitum in virtù di progetti come Laureare l'esperienza, ci fu un boom di laureati senza precedenti, i quali risultavano tutti in corso (o addirittura precoci). Questo contribuì anche a diffondere l'idea (assurda) che l'università neo-ordinamentale è più facile, che ha avuto effetti nefasti sul mercato del lavoro (oggi magari non accade più perché oramai i laureati ante-riforma sono diventati troppo vecchi di età e ”“ almeno si spera ”“ si sono più o meno collocati tutti, ma ricordo che nei primissimi tempi, quando sul piano formale la laurea nuova valeva esattamente quanto quella vecchia e la laurea specialistica era un qualcosa in più, mentre il vecchio diploma universitario valeva meno, i datori di lavoro (spesso non laureati) privati preferivano sempre i laureati del vecchio ordinamento, sia ai laureati nuovi sia addirittura ai laureati nuovi con laurea specialistica). Ciliegina sulla torta (per non dire colpo di grazia) è arrivata quando Brunetta, stavolta sì per motivi elettoralistici, ha equiparato i vecchi diplomi di laurea alle lauree magistrali ai fini dell'accesso ai concorsi pubblici, per non parlare dell'assoluta indecenza dell'equiparazione dei vecchi diplomi universitari alle lauree (peraltro in beffa di quanti si erano iscritti ai corsi di laurea al fine di 'convertire' il proprio DU, sostenendo a tal fine sino a una decina di esami e dovendo presentare una nuova tesi. La Regione Lombardia incentivava questo percorso per gli infermieri dipendenti di strutture sanitarie del Servizio sanitario regionale, che grazie a questa trasformazione passavano dall'essere inquadrati in categoria C alla categoria D senza concorso).
In Spagna hanno ragionato in modo molto diverso, con l'attenta riflessione necessaria per una questione così delicata. Ho vissuto per un breve periodo nella terra del re Borbone (che rivendica anche i troni di Napoli e Sicilia, mantenendo il titolo di roy de dos Sicàlias, ndr) e ricordo che i primi cursos de grado y posgrado partivano quell'anno; sarà stato il 2012. Il mà¡ster in Spagna ha una funzione completamente diversa dalla nostra laurea magistrale, molto più affine a quella del master's degree anglo-americano seppur nel contesto di uno stato in cui esiste il valore legale del titolo di studio e le professioni sono pesantemente regolamentate.
Tralasciando la parte sugli orari (perché il fatto che le lezioni siano collocate spezzando dalle 8 di mattina alle 2 del pomeriggio, ovvero alle 14, è una questione id organizzazione logistica che non c'entra niente né con i contenuti né con la qualità del corso), vengo adesso alla fuffa, che invece è più tipica dei corsi di area comunicazione e che avresti trovato paro paro a Torino (con magari l'attenuante di non ripetere le stesse e identiche cose, giusto perché eri in un'altra sede). Abbi pazienza, ma a leggere i nomi degli esami, cosa che presumo tu abbia fatto prima dell'immatricolazione, tu ti sia accorto che avevano gli stessi nomi di esami già sostenuti per la laurea; avresti potuto consultare anche i programmi.
Più che il titolo del libro, per capire qualcosa dovremmo conoscerne l'autore.
Lessico forbito non significa gergo tecnico, bensì semplicemente curato, e comunque da quello che tu riporti non mi sembra né forbito né settoriale, bensì semplicemente fuffaro.
Sicuro che la docente sia un professore, o comunque un docente strutturato? Perché per questi corsi a presunto taglio pratico viene spesso fatto ricorso a docenze a contratto di esperti, o presunti tali, esterni. Comunque ti saresti potuto far correggere il voto.
Mi dispiace deluderti, ma la statistica è fondamentale sia per occuparsi di ricerca sociale, nella quale i metodi matematici sono imprescindibili e indispensabili, sia per occuparsi di marketing; ecco perché in quest'ultimo campo hanno più successo i laureati in Economia aziendale e non quelli in Scienze della comunicazione e affini, i quali sono erroneamente convinti di andare a studiare qualcosa di umanistico.
Certo, non serve conoscere né modelli matematico-statistici di livello avanzato né ricordarsi tutte le formule a memoria, ma almeno sapere cosa si deve calcolare e a quale fine è una cosa fondamentale in determinati lavori; poi per fare i conti materialmente ci sono le calcolatrici scientifiche e Internet.
La statistica è bellissima perché è la scienza sociale più concreta, che ti consente di assumere decisioni razionali in condizioni di incertezza. Certo, applicare modelli matematici (dunque ideali e perciò perfetti) a processi umani come l'economia, la politica, la comunicazione, le vendite conserva sempre un margine di indefinitezza e imprevedibilità , in quanto inevitabilmente tu devi basare i tuoi calcoli su alcune variabili scartandone altre, secondo un processo inevitabilmente e invariabilmente arbitrario. Ma certamente è meglio che andare «a sentimento».
Aggiungo che se i giornalisti sapessero qualcosa di statistica e di diritto farebbero a meno di sparare il 90% delle caxxate su cui si basa la loro produzione.
Personalmente la statistica è stata la disciplina che mi ha fatto riconciliare con la matematica, perché mi ha fatto capire che la matematica serve a qualcosa oltre che a farsi pippe mentali. Tutto questo grazie a un'amica e a un docente che mi ci ha fatto appassionare. Un veterano della disciplina, forse uno dei pionieri in Italia, di scuola napoletana (come tutti i grandi, da Aurelio Pane a Mimmo Piccolo passando per Luciano Matrone), di più di ottant'anni. Lo avessi conosciuto prima, o avessi avuto alle scuole medie (quando subii un trauma per la matematica) un insegnante di matematica decente, avrei compiuto tutte altre scelte. Ma non sono pentito del mio percorso.
Certo, ora che leggo che c'è anche un esame di Demografia obbligatorio mi sembra troppo. Tanto più che anche questo è una ripetizione e dunque sei a 4 insegnamenti statistici uguali per coppie.
Inutile che tu faccia l'analisi della parola "specialistica", che non esiste più (quella che conseguirai è una laurea magistrale) e che non indicava nessuna specializzazione (il diploma di specializzazione è un alatro e distinto titolo di studio universitario).
Piuttosto, chiediti se non avrebbe avuto senso seguire i nostri consigli.
Che comunicazione fosse fuffa si sa (e tieni presente che le materie non sono scelte da un pallottoliere girevole, ma si devono comunque basare, perlomeno in parte, sui settori scientifico-disciplinari previsti dalle tabelle delle classi previste dai decreti ministeriali e, comunque, non possono prescindere dalle risorse presenti in ateneo), mentre l'unico modo per aggirare la ripetizione è iscriversi a una laurea magistrale di à mbito disciplinare diverso da quello della laurea, rifuggendo in primo luogo quei corsi di laurea magistrale che, pur non essendo ufficialmente in diretta continuità (in quanto le linee-guida ministeraili vietano di stabilire una correlazione diretta tra lauree e lauree magistrali) con le lauree, sono percepiti (magari con una spinta) come tali.
Non c'è nessuna conversazione tra chi redige i piani di studio e chi li approva in quanto si tratta di attività collegiali nell'à mbito di iter estremamente complessi che coinvolgono centinaia di soggetti. E comunque tu, il piano di studi, te lo saresti dovuto leggere prima di immatricolarti.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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PS
Andare a fare l'operatore di call center outbound con una laurea è ciò che NON si dovrebbe fare mai in quanto questa è una delle classiche cose che contribuisce a sminuirne il valore e, dunque, deprezzarne il portatore. Scommetto che tu ti sei ancora presentato al colloquio come uno studente.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Dottore, apprezzo come sempre le tue risposte molto chiare ed espansive. Cerco di risponderti a punti, così da organizzare una sorta di discorso.
Il programma di studi lo avevo letto e ne ero rimasto particolarmente inorridito. Purtroppo siccome non ho avuto letteralmente il coraggio di fare un'altra scelta (perchè volevo rimanere altri due anni nella mia città , principalmente per aspettare la laurea della mia partner così da andarcene insieme da qualche parte). Si lo so, sono un idiota a dipendere da qualcun'altro. Il problema è che quest'estate l'ho passata a scandagliare siti e forum per cercare qualcosa che mi potesse attrarre: nulla ha davvero stuzzicato la mia attenzione, quindi a quel punto ho pensato in testa mia "vabbeh, tanto vale restare qui". Però, a ben pensarci e visto il presente pessimo in cui mi trovo, probabilmente sarebbe stato meglio scegliere QUALUNQUE cosa rispetto al rimanere qua a fare la muffa.
Per quanto riguarda capitale comunicativo: era un manuale palesemente fatto per tecnici del settore perchè aveva un linguaggio molto "tecnico" e forbito appunto, ma era tecnico e forbito a fregatura diciamo. Come hai detto giustamente tu, è tutto un bluff, tutta una fuffa.
Non mi sento neanche lontanamente invogliato o motivato nel terminare un percorso simile: tra due anni non cambierà nulla, avrò solamente un pezzo di carta in più da appendere alla parete, di una laurea che è più aria fritta della precedente, se possibile. E mi sento particolarmente in disagio quando cerco di spiegare questa semplice verità ai miei genitori o alla mia partner; mi viene sempre detto "eh, ma tu non ti interessi alle cose! Eh ma tu non vai a seguire le lezioni! Eh ma tu colà ". Essì, però sfido chiunque ad interessarsi a queste sante putt***te, sfido chiunque a farsi venire la voglia di imparare elenchi di formule da recitare come un rosario agli appelli. Magari sono strano io, ma queste materie oltre a non c'entrare quasi nulla con il nostro pseudo-percorso di studi, sono terribilmente noiose e tedianti. Anche i "docenti" poi, cioè un minimo di coscienza ce l'hanno? Ma dormono sogni tranquilli questi la notte, sapendo di farci studiare 'ste robe qui? Io sono veramente scandalizzato.
Questa gente a mio avviso non sa neanche lontanamente cosa voglia dire "insegnare" , se vogliono ai propri appelli dei pappagalli ammaestrati. Sorpresa delle sorprese, non basta prendere un libro in mano e chiedere a qualcuno di ripeterne tutto il contenuto comprese le virgole per essere considerato un docente. A me fanno tenerezza anche i miei compagni di corso, a cui tutto ciò sembra andar bene e stanno lì imperterriti a forzarsi tutta questa serie di stringhe nel cervello solo per avere il voto alto sul libretto elettronico a momenti. A me del voto non interessa nulla, men che meno un voto che prende come estremi di valutazione recitazione e ripetizione mnemonica totalmente fine a sè stessa. Questo NON è studiare, a tutti questi "docenti" consiglierei un bel corso per imparare a insegnare, perchè ripeto se vuoi che al tuo appello io debba vomitarti tutta una serie di formule o modelli a mò di pappardella (o mappazzone come direbbe chef Barbieri), davvero, cambia mestiere perchè insegnare non fa per te. Stop. Ognuno ha il suo talento e la sua predisposizione, purtroppo per te questo lavoro non ti riguarda, stop. Semplice.
L'essere umano deve sentirsi realizzato mentre studia qualcosa, la vita è troppo breve per imparare cose che non ci interessano neanche lontanamente. Ma proprio alla base della pedagogia spicciola è questo assunto eh, se tu non riesci a far sentire uno studente motivato, a farlo interessare, a fargli capire la produttività che inneschi nel momenti in cui tu studi quella determinata cosa, beh, sei un fallimento come professore/insegnante/docente. Questo è il mio pensiero.
Mi sembra veramente di essere tornato in un liceo superiore, qui si studia per l'interrogazione, non ci vengono fornite nè competenze nè conoscenze. Tutto quello che facciamo non serve nè ora, nè adesso, nè dopo. Puoi capire la mia frustrazione? O mi volete dire che quando (se) lavoreremo andremo nei posti di lavoro con i formulari? con la lista dei modelli comunicativi? Dai suvvia, non ci mascheriamo dietro frasi fatte come "tutto è cultura". No, non funziona così. In una magistrale io pretendo di studiare cose che mi possano dare un futuro lavorativo, altrimenti è tutto tempo perso.
Un mio compagno di corso ascoltando le mie considerazioni e lamentele mi ha dato assoluta ragione, ma mi ha anche detto "ormai siamo qui, balliamo, andiamo avanti". Che è una filosofia di vita che onestamente non mi pare proprio idonea, il fare tanto per fare, però rispetto la sua posizione.
Comunque, questo è tanto. Hai ragione, voi "me l'avevate detto", e io non ho ascoltato come un pirla. Faccio mea culpa, infatti ho scritto anche che probabilmente questa magistrale è una sorta di punizione divina per la mia indolenza, una giusta punizione.
Per il resto non so cosa fare. La cosa più triste è che o vado avanti o mi fermo comunque la situazione non cambia. Potrei stringere (tantissimo) i denti, tirare avanti la carretta e poi buttarmi su qualche master che possa anche lontanamente interessarmi. Mah, non saprei. L'unica certezza che ho è che io la mia vita me la sono fottuta quando ho scelto Scienze Della Comunicazione, quello si, vi do ragione.
Ah, ieri notte mi arriva un sms dal call center in cui mi è stato comunicato il licenziamento. Sono in realtà felicissimo, il problema è che cosa trovare ora nel frattempo: fermo due anni non ci voglio stare.
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Dave, voglio raccontarti un'esperienza di vita per aggiungere qualcosa al topic e magari riflettere insieme.
Io seguo una squadra di uno sport che qui non specifico da anni e un giorno ho visto che il giornalista n. 1 che seguiva questa squadra era anche il professore di un ateneo.
Un giorno gli ho scritto per farmi firmare un suo libro e lui mi ha dato appuntamento all'università alla fine di una lezione, inutile dirti che sto parlando di scienze della comunicazione.
Non voglio offendere nessuno ma per curiosità sono andata ad ascoltare la lezione: entro e vedo un'aula in cui ci sono 100 persone di cui alcune per terra, quasi tutte sono ragazze tiratissime e truccatissime, il docente inizia a spiegare e racconta ovvietà sul giornalismo televisivo, vedo gente che scrive avidamente cose scontate, altri che fanno domande da quinta elementare come se da queste dipendesse la loro esistenza e rimango scioccata.
In quel momento dando un'occhiata a quella schiera di futuri disoccupati (o almeno la maggior parte di loro) penso alle povere famiglie che hanno pagato per gli studi ma anche a chi a pochi passi da lì sta facendo un esame di statistica per le applicazioni economiche e mi rendo conto della diversità pazzesca fra corsi di laurea.
Arrivo stralunata davanti al professore e a quel punto mi chiedo come abbia ottenuto il posto che sta ricoprendo, gli porgo il libro salutandolo, me lo firma ed esco quasi barcollando in mezzo a studenti sorridenti che si incamminano verso i bar mentre nella mia mente li vedo in un angolino a tenersi le gambe mentre piangono lacrime amare.
Io ho una certa esperienza indiretta in ambito giornalistico perchè un mio caro amico si è fatto tutta la gavetta anche per testate importanti e si è ridotto a fare lo pseudo-specialista SEO-marketing-webmaster per qualche spicciolo al mese.
Adesso capisci come mai tutti i consigli precedenti? Tu sei partito per la tangenziale addirittura coi videogiochi e tanti sono come il te di quel periodo, ma bisogna stare coi piedi per terra.
Nessuno qui ti salterà addosso e io personalmente ho apprezzato la tua onestà e il tuo essere aperto, ma tutti i consigli dati sono stati pubblicati con cognizione di causa.
Concordo con gli ulteriori consigli di Dottore e ti invito a non buttarti immediatamente nel mondo del lavoro per rivalsa perchè potresti avere esperienze molto negative.
Evita come la peste i master perchè nel tuo caso non saranno mai qualificanti per il mondo del lavoro.
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Cara Marika, apprezzo molto anche il tuo messaggio e sono molto amareggiato nel leggere queste righe.
Sostanzialmente cosa dovrei fare quindi ormai arrivato a questo punto? Prendermi un anno sabbatico e ritirarmi definitivamente da questa pseudo-magistrale? Vedere se posso ancora rimettere in piedi e raddrizzare la mia esistenza in qualche modo? Per quanto riguarda l'ambito lavorativo, non è che mi ci butto per rivalsa. O meglio, non solo per quella motivazione. E' solo che arrivati ad una certa età si comincia a desiderare proprio la voglia di avere una minima indipendenza economica da mamma e papà , tutto qui.
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Se ti devi fare due-tre ore di viaggio evidentemente non sei nella tua cittàOriginariamente inviato da dave96 Visualizza il messaggioIl programma di studi lo avevo letto e ne ero rimasto particolarmente inorridito. Purtroppo siccome non ho avuto letteralmente il coraggio di fare un'altra scelta (perchè volevo rimanere altri due anni nella mia città
Cioè mi stai dicendo che ti sei rovinato la vita per qualche scopata in più. Ma bravo!,principalmente per aspettare la laurea della mia partner così da andarcene insieme da qualche parte).
Quando alcuni uomini smetteranno di ragionare con la testa di sotto e utilizzeranno di più quella di sopra, allora può darsi che cresceranno (e si faranno anche soggiogare di meno da donne gelose e che sanno di avere un enorme potere in mezzo alle gambe). E non mi dire che non si tratta di questo, perché l'amore non implica limitazioni del genere. Il tuo partner non vuole che tu vada via? Si cerca di farlo ragionare, oppure si cambia partner. Uno che ti obbliga a studiare fuffa per trombare con te non è te che ama, ma sé stesso.
Scusami se uso un linguaggio esplicito, ma è inutile girarci intorno.
Il rapporto di coppia deve essere paritetico. Se ci fosse un figlio di mezzo, allora sarebbe diverso. Ma siete due persone adulte.
Sì con l'accento e qualcun altro senz'apostrofo.Si lo so, sono un idiota a dipendere da qualcun'altro.
Allora non ti offendere se ti dico che il problema è tuo.Il problema è che quest'estate l'ho passata a scandagliare siti e forum per cercare qualcosa che mi potesse attrarre: nulla ha davvero stuzzicato la mia attenzione
Dave96, ti rendi conto che impiegando lo stesso sforzo puoi iscriverti a un corso di laurea magistrale LM-77? Ma perché cacchio dovete fare tutti quanti gli stessi errori.
Amore mio, non è questione di posto, ma di indirizzo di studi. Credi che andando a studiare Teorie della comunicazione a Firenze o Semiotica a Bologna studieresti cose più formative? Forse più interessanti, se sei orientato alle discipline umanistiche. Ma in questo caso non credi che sarebbe stato meglio studiare Filosofia o Lettere, anziché Scienze della comunicazione?quindi a quel punto ho pensato in testa mia "vabbeh, tanto vale restare qui".
Scienze della comunicazione non è un corso di laurea umanistico, come non lo è Scienze politiche, a meno che tu (come nella classificazione interna della Federico II ai fini della contribuzione) non consideri umanistici anche i corsi eredi di Giurisprudenza ed Economia e commercio. Questa cosa dev'essere chiara. Se un corso di laurea in Scienze della comunicazione è basato sulla semiotica o sulla filosofia e se anche prevede un solo esame di lingua o letteratura, è un corso di laurea inutile. Sono inutili anche i minestroni. Diciamo che in generale Scienze della comunicazione è un corso inutile proprio perché non si capisce bene cosa sia (e questo vale perfino per il ben più consolidato Scienze politiche, considerato estremamente prestigioso in Francia a causa della diversa cultura dello Stato che caratterizza i nostri cugini d'Oltralpe e che probabilmente è l'unica cosa che ci distingue da loro, giubbetti gialli permettendo), ma se dentro ci si mette cose che con le SCIENZE (sociali, ma pur sempre scienze) non ha niente a che fare diventa ancora più inutile.
Ma se si trattasse di una pubblicazione ad elevato contenuto tecnico questo non sarebbe un male. A me sembra fuffa a cominciare dal titolo. Ma per caso è Misurare il capitale comunicativo di Stefania Romenti, editore FrancoAngeli?Per quanto riguarda capitale comunicativo: era un manuale palesemente fatto per tecnici del settore perché aveva un linguaggio molto "tecnico" e forbito appunto, ma era tecnico e forbito a fregatura diciamo. Come hai detto giustamente tu, è tutto un bluff, tutta una fuffa.
Sarò più franco del solito se possibile: i genitori non si scelgono, il partner sì.mi viene sempre detto "eh, ma tu non ti interessi alle cose! Eh ma tu non vai a seguire le lezioni! Eh ma tu colà ".
Non aggiungo altro.
Il verbo «non c'entrare» non esiste; nella tipica locuzione «non c'entra niente» (che gli analfabeti strumentali scrivono «non centra niente») «ci» (eliso) è un avverbio che esprime il complemento di stato in luogo (attenzione: esiste anche il ci pronome personale, o particella pronominale, con valore di complemento oggetto o complemento di termine riferito alla prima persona plurale). Quindi all'infinito diventa «oltre a non entrarci nulla», in quanto trattasi di voce verbale che prevede l'assimilazione del clitico.Essì, però sfido chiunque ad interessarsi a queste sante putt***te, sfido chiunque a farsi venire la voglia di imparare elenchi di formule da recitare come un rosario agli appelli. Magari sono strano io, ma queste materie oltre a non c'entrare quasi nulla con il nostro pseudo-percorso di studi, sono terribilmente noiose e tedianti.
Forse sarebbe il caso (mi sono ripromesso di farlo) di fare uno schema con le varie tipologie di persone che insegnano all'università , distinguendolo tra docenti strutturati (ivi compresi i ruoli ad esaurimento e quelli estinti) e docenti non strutturati.Anche i "docenti" poi, cioè un minimo di coscienza ce l'hanno? Ma dormono sogni tranquilli questi la notte, sapendo di farci studiare 'ste robe qui? Io sono veramente scandalizzato.
In questa sede la faccio breve: i docenti strutturati sono principalmente i professori e i ricercatori. Sia i professori che i ricercatori hanno come attività fondamentale la ricerca, con la differenza che i professori sono titolari di insegnamenti (una volta erano titolari di cattedra, ma le cattedre non esistono più da quando sono stati introdotti i settori scientifico-disciplinari), che possono ricoprire anche per supplenza, mentre i ricercatori possono esserne affidatarà®. In genere si parla di responsabile dell'insegnamento per indicare il docente che tiene le lezioni e che, di norma, è presidente della commissione d'esame (laddove non siano previste le commissioni monocratiche).
Dalla riforma di cui alla legge 230/2005, gli obblighi didattici dei professori universitari sono, sia per i professori di prima fascia (ordinari) sia per quelli di seconda fascia (associati), 350 ore annue di cui 120 di didattica frontale se a tempo pieno, 250 ore di cui 80 di didattica frontale se a tempo definito. In base al DPR 382/2010 per attività didattiche si intendono insegnamenti ufficiali, seminarà®, laboratorà®, esercitazioni, ricevimento studenti, tutoraggio per tesi di laurea ed esami di profitto e di laurea.
I ricercatori non hanno obblighi di didattici, che possono essere loro conferiti, con il loro consenso, per affidamento.
Nei fatti, i ricercatori sono utilizzati (con il loro consenso) come terza fascia di docenza, tant'è vero che la Moratti, per evitare che venissero perseguiti per usurpazione di titolo (art. 498 cod. pen., oggi depenalizzato), si inventò per loro il titolo di «professore aggregato», che può essere utilizzato nel solo esercizio delle attività didattiche loro affidate e limitatamente all'anno accademico in cui esse sono svolte. In tal senso, mentre ci sono atenei che utilizzano allegramente il termine "professore" per chiunque si sieda dietro a una cattedra, il rettore di un ateneo napoletano, se non sbaglio Parthenope, emanò una circolare in cui invitava al rispetto rigoroso della normativa, ricordando che lui e i colleghi sono pubblici ufficiali e in quanto tali tenuti a denunciare qualsiasi reato di cui vengano a conoscenza nell'esercizio delle proprie funzioni.
Ai fini dei requisiti minimi di docenza dei corsi di studio, si computano anche i ricercatori.
Oltre ai docenti di cui sopra ci sono una pletora di figure soppresse o ad esaurimento (liberi docenti, professori incaricati stabilizzati, assistenti; i collaboratori dei docenti che gli studenti, specie nei grandi atenei, sono soliti chiamare "assistenti" in realtà non sono nessuno) e poi una serie di figure che NON fanno parte del personale docente:
1. cultori della materia. Sono delle persone (di solito titolari di dottorato di ricerca) alle quali gli organi accademici (variabili a seconda dell'ateneo) riconoscono la particolare competenza in una determinata disciplina, consentendo loro di collaborare ufficialmente con i docenti e di far parte di commissioni di esami senza che ciò implichi l'instaurazione di un contratto di lavoro o dia luogo alla corresponsione di emolumenti o compensi di qualsivoglia natura (in alcuni atenei hanno diritto a rimborsi di spese documentate). Non mi risultano norme vigenti dello Stato che prevedano questa figura, che è regolamentata da singoli atenei (alcuni li hanno espressamente aboliti o semplicemente non lo prevedono) ed è dunque ascrivibile al diritto privato.
2. laureati frequentatori. A Tor Vergata sono medici e odontoiatri che volontariamente 'frequentano' gli ambulatorà®, senza essere retribuiti. Rapporto di diritto privato a mio avviso assimilabile alla fattispecie di tirocinio formativo e di orientamento.
3. assegnisti di ricerca. Titolari di dottorato di ricerca ai quali viene conferita, sulla base di una selezione comparativa pubblica previamente bandita, una borsa di studio (definita "assegno") su un progetto di ricerca specifico, finanziata da fondi interni all'ateneo, ministeriali o europei. Con il titolare della borsa può essere stipulato un contratto che può prevedere obblighi didattici, solitamente integrativi delle docenze ufficiali (ma a volte vengono affidati loro insegnamenti veri e propri). Possono far parte ufficialmente di commissioni di esame). Il loro rapporto è strettamente privatistico e dunque non fanno parte del personale docente (nemmeno se insegnano). Sono infatti dei parasubordinati (il loro contratto è sostanzialmente assimilabile alla coordinazione coordinata e continuativa).
4. esercitatori e tutors. Sono dei parasubordinati come al punto precedente, oppure sono degli studenti borsisti (ad esempio quelli delle famose «150 ore») o volontari, variamente coordinati a seconda dell'ateneo.
5. collaboratori esperti linguistici (cosiddetti lettori di madrelingua). Sebbene in alcuni atenei (vedi Firenze) siano attribuiti loro insegnamenti per affidamento (in quanto tecnici laureati; vedi punto successivo), in realtà il loro ruolo è quello di assistere gli insegnanti di lingue e letterature moderne con i lettorati. Fanno parte del personale tecnico-amministrativo e vengono assunti con un concorso che per legge prevede la deroga al requisito della cittadinanza (che normalmente per l'accesso al pubblico impiego dev'essere italiana, europea o equiparata a quella italiana o quella europea).
6. tecnici laureati. Sono dipendenti dell'università , laureati, inquadrati nei ruoli del personale tecnico-amministrativo. Non è chiaro cosa intenda la legge, risalente a prima dell'attuale sistema di inquadramento privatistico (vedi ultra), per «tecnici»: secondo alcuni il legislatore intendeva riferirsi ai tecnici di laboratorio e dunque l'affidamento delle docenze è da intendersi limitato a coloro che sono inquadrati nell'area tecnico, tecnico-scientifica ed elaborazione dati; secondo altri si intende chiunque sia laureato e sia assunto in funzione della laurea (dunque nelle attuali categorie D ed EP, oltre che i dirigenti), indipendentemente dall'area di afferenza. Si consideri che non c'è unanimità di interpretazione contrattuale sui profili; ad esempio alla Università di Firenze i dipendenti addetti agli uffici che si occupano della comunicazione istituzionale sono inquadrati nell'area tecnica, tecnico-scientifica ed elaborazione dati, mentre alla Bicocca di Milano nell'area amministrativa e amministrativo-gestionale. Si badi che prima della legge 240/2010 i professori universitari non dovevano essere necessariamente laureati (e ci sono stati casi famosi di professori di ruolo che non lo erano, ad esempio Philippe Daverio). La legge prevedeva l'obbligo di laurea, invece, per i tecnici laureati.
7. docenti a contratto o professori a contratto. Sono persone ESTRANEE all'ambiente accademico con i quali l'università stipula un contratto di collaborazione, anche a titolo gratuito (nella maggior parte dei casi il compenso è molto contenuto, nell'ordine dei mille-duemila euro per l'intero anno accademico), per ricoprire docenze di singoli insegnamenti. Queste figure furono create per favorire l'osmosi tra l'università e il mondo delle professioni. Con la frammentazione didattica inizialmente determinata dalla riforma universitaria alcuni atenei arrivarono a ricoprire il 50% delle docenze per contratto. Le università telematiche non ne parliamo. Adesso sono stati posti dei freni, anche perché la legge 240/2010 (c.d. riforma Gelmini) ha stabilito che i docenti a contratto debbono possedere come minimo la laurea magistrale (per l'accesso ai ruoli del personale docente è invece necessario il dottorato di ricerca), dunque inevitabilmente sono venuti meno tantissimi personaggi famosi, tra cui Maurizio Costanzo e perfino Giovanni Rana (che esordì in aula a Firenze dicendo di non avere neanche terminato la scuola elementare), che venivano utilizzati dagli atenei come leve di marketing.
N.B.: all'università i docenti hanno un rapporto di lavoro esclusivamente pubblicistico in quanto fanno parte di quelle categorie non interessate dalla riforma nota come privatizzazione del pubblico impiego. Il personale tecnico-amministrativo è invece assunto sulla base di un procedimento amministrativo, dunque pubblicistico (il concorso, per titoli ed esami o per soli titoli o per soli esami), ma poi viene inquadrato in regime privatistico, in forza del CCNL di comparto.
Quanto sopra per evidenziare che all'università , diversamente che a scuola, non esiste nessuna figura che svolga come mestiere primario quello dell'insegnamento. Malgrado tutte le riforme, il mondo accademico (e per fortuna, direi) si basa ancora sulla ricerca, non sulla didattica.
Vedi supra.Questa gente a mio avviso non sa neanche lontanamente cosa voglia dire "insegnare"
Se vuole (la gente, singolare).se vogliono
Il mestiere di queste persone non è insegnare.cambia mestiere perchè insegnare non fa per te
Come si vede che ai miei tempi la scuola secondaria superiore era diversaMi sembra veramente di essere tornato in un liceo superiore, qui si studia per l'interrogazione
Quando frequentavo io il liceo, dovevi studiare tutti i giorni perché tutti i giorni potevi essere interrogato, e c'erano professori che per verificare se avevi studiato ti interrogavano anche il giorno dopo. Una mia insegnante di italiano e latino diceva con disprezzo di alcuni suoi alunni di un'altra classe che prima che arrivasse lei si erano abituati al «metodo universitario perfetto» per intendere che studiavano con la finalità di superare l'interrogazione in giorni programmati, ma con lei la musica era cambiata.
Dunque secondo te al liceo non dovrebbero essere fornite né competenze né conoscenzenon ci vengono fornite nè competenze nè conoscenze.
Credo sia almeno la terza volta che lo ripeti, ma nessuno ha usato questa frase.non ci mascheriamo dietro frasi fatte come "tutto è cultura"
Ti svelo un segreto: in realtà è la laurea che ha la funzione istituzionale di formare professionalmente, mentre la laurea magistrale è più come l'M.Phil. anglo-americano (mentre il master universitario somiglia un po' di più ad altri tipi di master's degree del mondo anglo-americano).No, non funziona così. In una magistrale io pretendo di studiare cose che mi possano dare un futuro lavorativo, altrimenti è tutto tempo perso.
Quanto *questo è tanto.
Lascia il Padreterno da parte e pensa a te, alle tue responsabilità a quello che puoi fare per rimediare (sei ampiamente in tempo). Se ti iscrivi a un corso LM-77 è facile che ti convalidino pure gli esami. Il problema è che a te fondamentalmente l'à mbito delle scienze sociali non interessa (chissà perché ti sei iscritto a Scienze della comunicazioneprobabilmente questa magistrale è una sorta di punizione divina per la mia indolenza, una giusta punizione.
). Ti interessa l'à mbito umanistico, dunque cerca di virare su qualcosa che ti possa dare accesso a insegnamento di materie letterarie o filosofiche: che ne dici?
Vedo che sei recidivo.poi buttarmi su qualche master che possa anche lontanamente interessarmi.
Non è vero.io la mia vita me la sono fottuta quando ho scelto Scienze Della Comunicazione
Errare umanum est, perseverare autem diabolicum.
Magari ricordarti di essere laureato e presentarti ai colloqui come tale, anziché come studente?Ah, ieri notte mi arriva un sms dal call center in cui mi è stato comunicato il licenziamento. Sono in realtà felicissimo, il problema è che cosa trovare ora nel frattempo: fermo due anni non ci voglio stare.
Te lo dico chiaramente: nel mondo della comunicazione come in altri campi, il possesso di una laurea è molto relativo; spesso le agenzie di relazioni pubbliche negli annunci richiedono una generica «cultura universitaria», locuzione che può essere sostituita da «laurea o cultura equivalente» ma non «formazione universitaria», con la quale si esprimerebbe un altro significato. E non fa molta differenza ai fini della ricerca di lavoro che si sia laureati in Scienze della comunicazione o in altro. E più che in altri campi la laurea magistrale non cambia granché: potrebbe fare la differenza se fosse in un altro campo ancorché affine, ma non certamente se, come in questo caso, viene percepita come una mera continuazione (rectius ripetizione) della laurea.
In altre parole: cerca lavoro sin da adesso in un campo pertinente ai tuoi studi; tieni presente che se non sono passati 18 mesi da quando hai conseguito la laurea (o comunque se hai meno di 30 anni e sei disoccupato di lunga e in ogni caso se sei inoccupato o disoccupato di lunga durata secondo la definizione di legge) puoi svolgere un tirocinio formativo e di orientamento, che è il modo migliore per farsi conoscere. Tieni presente che con la riforma Fornero non è più possibile svolgere un tirocinio curriculare a titolo gratuito. L'impresa ospitante e/o il soggetto promotore è tenuta a corrisponderti un rimborso spese, la cui entità è stabilita da norme regionali.
Puoi anche svolgere il tirocinio come studente universitario, che dev'essere comunque rimborsato qualora non curriculare (cioè non finalizzato a maturare crediti necessari a conseguire il titolo di studio), ma non ti conviene perché le imprese che offrono questo genere di tirocinio generalmente non sono orientate a conoscere qualcuno da assumere, cosa che invece sono più propense a fare quando offrono stages per neolaureati, specialmente se a tal fine sono costrette almeno a un minimo esborso. Per il tirocinio curriculare tendono a prendere chiunque mandi loro l'università e spesso non gli fanno fare niente nella logica del do ut des; quando devono cacciare soldi ci pensano su due volte ma lo fanno anche per un interesse, evidentemente.
Rivolgiti all'ufficio job placement del tuo ateneo o, se vuoi farlo come disoccupato, al centro per l'impiego competente per il tuo comune di residenza o quello in cui sei stabilmente domiciliato, dove ti sapranno dare anche indicazioni su come aderire a progetti co-finanziati da Stato e Unione europea, tipo Garanzia giovani (in Toscana c'è anche il progetto regionale GiovaniSì; so che la Puglia ha fatto dei progetti analoghi ma non ho approfondito).
Di fare impresa direi che non è proprio il caso di parlare perché, in tutta onestà , mi pare che tu non ne abbia proprio la testa.
Tieni presente che sino a 29 anni e 364 giorni puoi anche firmare un contratto di apprendistato; io sono contrario all'uso di questo genere di contratti per laureati, ma magari (presumibilmente dopo lo stage) ti può aiutare nell'inserimento lavorativo.
Vedrai che se sarai gratificato dal lavoro sarai anche più motivato a portare a termine gli studi. Almeno per me così è stato e così è, e capita anche con le materie che mi piacciono (anche perché io ci lavoro, con le materie che mi piacciono, quindi bene o male verifico l'utilità pratica di ciò che studio). Ti dico altresì per esperienza che 4-6 ore di call center stressano di più, e provano emotivamente, rispetto anche a 9 ore di lavoro più qualificato. E io ho lavorato in contact centers di sola assistenza clienti e non vendita, peraltro in gruppi specializzati, in cui ho svolto anche la mansione di team support. Non oso immaginare come puoi sentirti tu dopo ore di teleselling.
Ah, dimenticavo: guarda anche qui e qui.
Sicura che non fosse un docente a contratto?Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggioIo seguo una squadra di uno sport che qui non specifico da anni e un giorno ho visto che il giornalista n. 1 che seguiva questa squadra era anche il professore di un ateneo.
Con la nuova normativa ci sono criteri ben precisi sia per i ricercatori (che adesso sono solo a tempo determinato) sia per i professori. Con la vecchia un po' meno, anche perché non c'era (più) l'abilitazione scientifica nazionale, ma la discriminante era sempre l'attività di ricerca svolta, che veniva valutata attraverso le pubblicazioni.Arrivo stralunata davanti al professore e a quel punto mi chiedo come abbia ottenuto il posto che sta ricoprendo
Ma in questo caso credo che si trattasse di un giornalista di professione, che non ricopriva alcun posto all'università ma semplicemente svolgeva una docenza per contratto, non su un insegnamento ufficiale vacante ma su uno di quelli considerati a contenuto tecnico-professionale e dunque affidati per 'statuto' a esperti esterni (tipo quelli che iniziano con la locuzione «Teorie e tecniche di»).
I contratti di cui sopra sono di tipo privatistico. Li trovi facilmente in Rete; molte università li pubblicano alla sezione "Amministrazione trasparente" o equivalente dei loro siti, anche se non mi pare sia obbligatorio. Rimarrai tu stessa sorpresa dai compensi ridicoli che (spesso non) prevedono.
Qui trovi qualche esempio di contratti a titolo gratuito:
https://www.unipr.it/ugov/trasparenza/43032
https://www.unime.it/it/node/102163
https://web.uniroma1.it/fac_economia...015_5_2015.pdf
Sino a prima della proposizione coordinata pensavo che il tuo amico fossi ioIo ho una certa esperienza indiretta in ambito giornalistico perchè un mio caro amico si è fatto tutta la gavetta anche per testate importanti e si è ridotto a fare lo pseudo-specialista SEO-marketing-webmaster per qualche spicciolo al mese.
Non avevo neanche capìto che fosse la stessa persona.Adesso capisci come mai tutti i consigli precedenti? Tu sei partito per la tangenziale addirittura coi videogiochi e [URL="http://www.università .com/i-servizi-di-orientamento-universitario/2361-miglior-universit%C3%A0-scienze-informatiche.html"]
Non l'ho capìta, questa.Concordo con gli ulteriori consigli di Dottore e ti invito a non buttarti immediatamente nel mondo del lavoro per rivalsa perchè potresti avere esperienze molto negative.
Io gli suggerisco di cercare solo lavoro qualificato e regolarmente retribuito. Al massimo preceduto da uno stage con rimborso spese (obbligatorio ai sensi della legge attuale) finalizzato all'inserimento
Evita come la peste i master perchè nel tuo caso non saranno mai qualificanti per il mondo del lavoro.Confermo.Originariamente inviato da dave96 Visualizza il messaggioCara Marika, apprezzo molto anche il tuo messaggio e sono molto amareggiato nel leggere queste righe.
Avrebbe avuto senso il giochino L+M1+LM per avere tre titolo di studio al 'prezzo' (in termini di impegno) di due, ma il percorso L+LM+M (che quasi sempre è M1 perché nel settore gli M2 non esistono) no.
Si evitino, inoltre, i costosissimi sedicenti master offerti da scuole private anche dai nomi altisonanti e che dietro hanno imprese blasonate, compresi quelli che vantano collaborazioni con tutto il mondo imprenditoriale e dintorni. Non hanno più senso.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Non ho avuto mai il coraggio di fare un passo in più
Dottore, cosa posso dirti, se non darti ragione?
Non ho più in mano la mia vita. Sto dando massima priorità ad una persona che per quanto di fondamentale importanza per la mia esistenza (stiamo insieme da 7 anni), purtroppo non mi darà mai dei soldi e un futuro lavorativo, triste da dire ma è così. E vedo lei che è felice, che studia architettura perchè le piace, si sbatte, non dorme la notte per studiare. Ma è contenta perlomeno, è appassionata di ciò che fa. Io questa sensazione probabilmente sono destinato a non provarla mai.
Purtroppo la tratta Matera-Bari è coperta malissimo. Sono appena 70 km, ma con il treno che si ferma in ogni paesino arrivi a due ore e passa di viaggio.Se ti devi fare due-tre ore di viaggio evidentemente non sei nella tua città
Sono consapevole della mia indolenza e della mia colpa. Anche il mio relatore di tesi mi disse qualche tempo fa "io te l'avevo detto". Arrivati a questo punto tuttavia, ritengo opportuno tentare di riprendere le redini della mia vita, quantomeno provarci appunto. Non posso continuare a vivere così, trascinato dalla marea. Mi ritrovo in una magistrale che non solo non mi interessa neanche minimamente, ma che non mi darà lavoro al 99%. Peggio di così...Allora non ti offendere se ti dico che il problema è tuo.
Dave96, ti rendi conto che impiegando lo stesso sforzo puoi iscriverti a un corso di laurea magistrale LM-77? Ma perché cacchio dovete fare tutti quanti gli stessi errori.
Approvo in pieno. Si, mi piacciono decisamente le materie umanistiche, però non so se considerare facoltà di giurisprudenza o economia "umanistiche", o meglio non so fino a che punto.in generale Scienze della comunicazione è un corso inutile proprio perché non si capisce bene cosa sia (e questo vale perfino per il ben più consolidato Scienze politiche, considerato estremamente prestigioso in Francia a causa della diversa cultura dello Stato che caratterizza i nostri cugini d'Oltralpe e che probabilmente è l'unica cosa che ci distingue da loro, giubbetti gialli permettendo), ma se dentro ci si mette cose che con le SCIENZE (sociali, ma pur sempre scienze) non ha niente a che fare diventa ancora più inutile.
Perbacco sì, ahahah. Se vuoi datti una sfogliata giusto per curiosità , renditi conto di cosa ci hanno fatto portare ad un esame. Che scandalo.Ma se si trattasse di una pubblicazione ad elevato contenuto tecnico questo non sarebbe un male. A me sembra fuffa a cominciare dal titolo. Ma per caso è Misurare il capitale comunicativo di Stefania Romenti, editore FrancoAngeli?
Vabbè, bisogna anche mettersi nei suoi panni. Lei lo fa per incoraggiarmi, per darmi una spinta motivazionale. Purtroppo però come ho spiegato sopra, lei si trova in una situazione totalmente opposta alla mia in ambito universitario, non è facile immedesimarsi l'un l'altro se non si provano, certe condizioni.Sarò più franco del solito se possibile: i genitori non si scelgono, il partner sì.
Non aggiungo altro.
Con "essere tornati ai tempi del liceo" intendevo che in questa magistrale si va lì a studiare per l'interrogazione, come se appunto, fossimo in una scuola superiore quando ti chiama la professoressa alla cattedra ad esporre. Si studia per prendere il votino sul libretto, non per applicare quelle conoscenze in un ambito lavorativo.Come si vede che ai miei tempi la scuola secondaria superiore era diversa
Quando frequentavo io il liceo, dovevi studiare tutti i giorni perché tutti i giorni potevi essere interrogato, e c'erano professori che per verificare se avevi studiato ti interrogavano anche il giorno dopo. Una mia insegnante di italiano e latino diceva con disprezzo di alcuni suoi alunni di un'altra classe che prima che arrivasse lei si erano abituati al «metodo universitario perfetto» per intendere che studiavano con la finalità di superare l'interrogazione in giorni programmati, ma con lei la musica era cambiata.
No attenzione, non volevo dire questo. Al liceo ti vengono fornite competenze e conoscenze, in questa magistrale nel modo più assoluto NO . Un appello di demografia dove ti vengono chiesti tassi, mortalità , fecondità e un elenco telefonico di formule, a mio avviso non ti da competenze nè conoscenze, non ti apre il cervello, non ti fa ragionare, è il vuoto cosmico più totale. Vai solamente lì a ripetere una sorta di poesia a memoria, nulla di più, nulla di meno. Il problema è che io posso "accettare" questa cosa per un esame, due. Non posso farmi due anni così a ridere e a scherzare. E ripeto, non comprendo assolutamente come ai miei compagni di corso possa andar bene questa situazione.Dunque secondo te al liceo non dovrebbero essere fornite né competenze né conoscenze
Dico che dopo aver provato questa magistrale potrebbe sembrarmi affascinante ed attraente anche scienze biologiche o matematiche. Ironia a parte, dipende cosa si intende per scienze sociali: io sono portato per le materie umanistiche, quindi potrebbe anche interessarmi fare una LM-77. Basta che anche lì non se ne vengono con interi formulari da presentare agli appelli o roba economica.Lascia il Padreterno da parte e pensa a te, alle tue responsabilità a quello che puoi fare per rimediare (sei ampiamente in tempo). Se ti iscrivi a un corso LM-77 è facile che ti convalidino pure gli esami. Il problema è che a te fondamentalmente l'à mbito delle scienze sociali non interessa (chissà perché ti sei iscritto a Scienze della comunicazione ). Ti interessa l'à mbito umanistico, dunque cerca di virare su qualcosa che ti possa dare accesso a insegnamento di materie letterarie o filosofiche: che ne dici?
L'insegnamento era un altra strada che avevamo valutato insieme nel corso del topic, se ben ricordo. Potrebbe essere una soluzione, solo che poi avrei paura di fare il precario e girarmi cattedre fino a 45 anni prima di trovare un occupazione fissa.
Mi sono iscritto a scienze della comunicazione poichè, adesso proprio come allora, non ho la minima idea di cosa farò "da grande". Per tenere a bada i miei e per non sentirmi dire che "non facevo nulla", ho scelto comunicazione, fine. A ben pensarci, se tornassi indietro forse sceglierei Lettere o Filosofia: sarei comunque un disperato destinato alla disoccupazione, MA perlomeno avrei studiato cose interessanti, che anche un minimo mi piacevano. La vita sarebbe andata sicuramente meglio e non percepirei questo continuo senso di oppressione e di fallimento, non credi?
Master sono completamente inutili a tuo avviso, dunque? Qualsiasi tipo di master?poi buttarmi su qualche master che possa anche lontanamente interessarmi.
Per quanto riguarda il tirocinio, mboh, non so quanto sia fattibile farmi fare un tirocinio formativo, considerando che mi sono laureato ad ottobre circa. Per quanto riguarda il lavoro, dottore, se vedi un attimo le offerte lavorative presenti nella mia città ti metti le mani nei capelli: qui trovi solo porta a porta, "procacciatore di affari" (ma che cos'è? ahahah), call center e lavapiatti. Però siamo capitale della cultura 2019 eh, attenzione!
Purtroppo la mia esperienza nei call center è stata doverosa perchè non c'è essenzialmente altro da fare, perlomeno nella mia città . Potrei provare a vedere su Bari, ma per trovare un impiego semi-serio basta un semplice titolo triennale che sappiamo entrambi essere fuffa allo stato puro?
Se fosse possibile tornerei volentieri a Gamestop. I mesi di lavoro in quel negozio li ricordo con positività , ero in un ambiente che conoscevo e che mi piaceva (i videogiochi), che mi metteva a mio agio. Purtroppo non mi rinnovarono il contratto perchè a detta loro ero "poco aggressivo a livello commerciale" con i clienti e non riuscivo a gestire i momenti di pressione estrema, quando c'erano calche di clienti da servire. Però ti ripeto, è un lavoro che rifarei sicuramente. Con i call center ho chiuso, spiace per quelli che ci lavorano e ci campano intere famiglie, ma quel "mestiere" per quel che mi riguarda è un insulto all'intelligenza umana e alla parola intesa come strumento per comunicare pensieri. Parlo di outbound , perchè principalmente io ho fatto quello.
Comunque in definitiva, mi stai consigliando di far valere il mio pezzo di carta, facendo un tirocinio presso il mio ateneo o rivolgendomi al job placement della mia università , e nel frattempo continuare questa stupenda magistrale?Ultima modifica di dave96; 03-03-2019, 12:22.
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LM-77 a Bari .
Mi basta dare un occhiata al percorso di studi per capire che non mi potrebbe mai piacere una roba del genere.
Di LM-77 si trova anche Economia Aziendale, Finanza ed impresa, ecc., ma ripeto, evitiamo. Sono cose che non solo non mi interessano, ma che nella quale non riuscirei per nulla ad applicarmi.
di questo cosa ne pensate? .
Per corsi sull'insegnamento di materie umanistiche se non sbaglio dovrei andare a scandagliare le pagine precedenti di questo thread.
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Dave96, vedo che proprio non riesci a stare lontano dalla fuffa.
Come ti è già stato detto in tutte le lingue possibile, se vuoi avere qualcosa di utile per il lavoro devi evitare come la peste la classe LM-59 e ancor di più la LM-19.
Per quanto concerne la classe LM-77, esplicitamente non ti si è suggerito di optare, nell'à mbito di questa classe, per corsi orientati all'economia aziendale o a settori affini stricto sensu, bensì al management della comunicazione; una magistrale LM-77 in comunicazione è attiva anche alla Sapienza ed è richiamata proprio alla pagina da te linkata: è Economia e comunicazione per il management e l'innovazione. Ma c'è qualcosa di ancora più alla tua portata all'Unimore.
Altrimenti, della pagina che hai indicato, il primo corso potrebbe essere interessante scegliendo il curriculum afferente alla classe LM-88, ma offre una formazione spiccatamente orientata alla ricerca, che andrebbe completata con un dottorato, e francamente per le condizioni emotive nelle quali ti trovi non credo sia il caso di ipotizzare un percorso accademico finalizzato a rimanerci, nell'università .
Quindi alla fine l'unica cosa interessante che rimane in quella pagina è la laurea magistrale in Comunicazione scientifica e biomedica, interclasse LM-59 e LM-9; ai laureati in Scienze della comunicazione e affini viene consigliato di scegliere la classe LM-59, ma nulla ti impedirebbe di scegliere la LM-9, che ti consentirebbe perfino di dare l'esame di Stato per l'abilitazione alla professione di biologo! Secondo me con questa laurea magistrale, che ovviamente va bene per te solo se sei dotato di una curiosità eclettica che investa il campo della divulgazione nell'à mbito delle scienze naturali, le opportunità di lavoro si allargano a dismisura, ma d'altro canto devi tener presente i limiti tipici del corso unico nel suo genere e sinceramente ti dico che se non cambi il tuo modo di porti non riuscirai a trovarle, queste opportunità , neanche se ti pioveranno addosso servite in un piatto d'argento.
Per l'insegnamento, bisogna vedere che cosa ti piacerebbe insegnare. Con la LM-59 potresti insegnare sulla classe A-65 (Teoria e tecnica della comunicazione negli istituti professionali) con almeno 12 crediti nel settore SPS/08 nonché sulla classe A-18 (Filosofia e scienze umane nei licei delle scienze umane) con almeno 96 crediti così ripartiti:
- 24 tra M-FIL/01, M-FIL/02, M-FIL/03 o 04, M-FIL/06 o 07 o 08, M-STO/05;
- 24 tra M-PED/01, M-PED/02, M-PED/04;
- 24 tra: M-PSI/01, M-PSI/02, M-PSI/04, M-PSI/05 o 06;
- 24 tra: SPS /07, SPS/08, SPS/09, SPS/11, SPS12.
Pur non prescindendo dal possesso della LM in una classe di laurea magistrale che dà accesso alla classe di abilitazione all'insegnamento secondario, i crediti possono essere stati conseguiti in qualsiasi momento della carriera universitaria, dunque certamente per la A-65 possiedi già i crediti perché te li porti dietro dalla laurea, mentre per la A-18 potresti dovere integrare parecchio. Se il tuo obiettivo è l'insegnamento sulla A-65, dunque, ti converrebbe virare su lauree magistrali di classi che ugualmente dà nno accesso all'insegnamento ma consentono di conseguire al loro interno gran parte dei crediti necessari, evitando che tu ti debba svenare negli anni successivi per integrare con insegnamenti singoli. Giova però precisare che la A-65 è una classe le cui graduatorie sono abbastanza piene, mentre la A-18 è una classe piuttosto rara negli indirizzi di studio.Ultima modifica di dottore; 13-12-2020, 22:35.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Non esiste in italiano questa magistrale?Il Corso di Laurea Magistrale in "Economia e comunicazione per il management e l‘innovazione” si affianca agli altri Corsi di pari livello erogati dall‘Ateneo nella classe LM-77, ponendosi in posizione di continuità con riferimento agli obiettivi di qualificazione della componente economico-aziendale, ma distinguendosi, poi, per la componente fortemente pluridisciplinare e di taglio spiccatamente internazionale.
Le attività didattiche del corso si svolgono interamente in lingua inglese.
All'Unimore intendi questo corso? .
Comunicazione scientifica e biomedica potrebbe anche essere interessante, ma suppongo ci saranno dei crediti da colmare e non potrei farmi convalidare nessuno esame fra quelli fatti fin'ora nella mia magistrale.
Per quanto riguarda la classe A-18 quale magistrale dovrei prendere eventualmente? E insegnerei Filosofia e scienze umane nei licei? Perchè se mi confermi questo be, sarei interessatissimo. Sono proprio le materie che al mio liceo adoravo di più, fra l'altro. Non per fare il modesto ma in Filosofia i miei voti passavano dall'8 al 9. Più che altro mi piacevano proprio come insegnamenti, riuscivo ad applicarmi senza sforzo poichè ne ero fortemente interessato.
Piccola digressione a parte, ora c'è da capire cosa fare per salvare quest'anno e non buttarlo alle ortiche:
1. Terminare alla meno peggio questa magistrale infernale dando qualche altro esame nella sessione estiva, in modo da avere CFU da far valere in un eventuale cambio di facoltà .
2. Lasciare perdere tutto e concentrarmi già da adesso sulla ricerca di una magistrale fra quelle da voi proposte, magari nel frattempo se possibile trovarsi un lavoretto per non stare sei mesi con le mani in mano.
3. Lasciar stare tutta questa faccenda, stringere tantissimo i denti, e terminare i due anni di questa magistrale alla meno peggio. Opzione della "sicurezza" ma che è quella più debole essenzialmente.
C'è anche da spiegare tutto questo casino ai miei... abbiamo già pagato tassa d'iscrizione e prima rata nella mia magistrale. Non so come spiegare 'sto macello.
P.S.: Mia cugina mi ha detto che cercavano impiegati di tutti i livelli alla Lavazza di Torino, che dite, lo mando un CV a tempo perso?
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In effetti dovresti colmare 36 crediti, ma ti farebbero uno sconto del 75%.Originariamente inviato da dave96 Visualizza il messaggioComunicazione scientifica e biomedica potrebbe anche essere interessante, ma suppongo ci saranno dei crediti da colmare e non potrei farmi convalidare nessuno esame fra quelli fatti finora nella mia magistrale.
Classe A-18 (Filosofia e scienze umane)Per quanto riguarda la classe A-18 quale magistrale dovrei prendere eventualmente? E insegnerei Filosofia e scienze umane nei licei?
Questa classe di abilitazione corrisponde agli insegnamenti di Filosofia, Pedagogia, Psicologia e Sociologia nei corsi del liceo delle scienze umane e del liceo delle scienze umane a opzione economico-sociale.
- Laurea magistrale in una delle seguenti classi: LM-1 (Antropologia culturale ed etnologia), LM-50 (Programmazione e gestione dei servizi educativi), LM-51 (Psicologia), LM-57 (Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua), LM-59 (Scienze della comunicazione pubblica e d'impresa e pubblicità ), LM-62 (Scienze della politica), LM-64 (Scienze delle religioni), LM-78 (Scienze filosofiche), LM-85 (Scienze pedagogiche), LM-87 (Servizio sociale e politiche sociali), LM-88 (Sociologia e ricerca sociale), LM-93 (Teorie e metodologie dell'e-learning e della media education)
- Almeno 96 crediti così ripartiti:
24 tra M-FIL/01, M-FIL/02, M-FIL/03 o 04, M-FIL/06 o 07 o 08, M-STO/05 (devono essere rappresentati tutti tranne dove sta scritto «o»);
24 tra M-PED/01, M-PED/02, M-PED/04 (devono essere rappresentati tutti);
24 crediti tra M-PSI/01, M-PSI/02, M-PSI/04, M-PSI/05 o 06 (devono essere rappresentati tutti tranne dove sta scritto «o»);
24 crediti tra SPS/07, SPS/08, SPS/09, SPS/11, SPS/12 (devono essere rappresentati tutti)
Classe A-19 (Filosofia e storia)
Questa classe corrisponde agli insegnamenti di Filosofia e Storia ed educazione civica nei licei classico e scientifico.
- Laurea magistrale in una delle seguenti classi: LM-1 (Antropologia culturale ed etnologia), LM-50 (Programmazione e gestione dei servizi educativi), LM-57 (Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua), LM-64 (Scienze delle religioni), LM-78 (Scienze filosofiche), LM-84 (Scienze storiche), LM-85 (Scienze pedagogiche).
- Almeno 60 crediti così suddivisi:
12 M-STO/01, 12 M-STO/02 o 04, 12 L-ANT/02 o 03 + 24 tra M-FIL/01 (obbligatorio), M-FIL/06 (obbligatorio) e M-FIL/02 o 03 o 04 o 05.
Solo per le classi LM-78 (Scienze filosofiche) e LM-84 (Scienze storiche) cambiano i requisiti:
- per la LM-78 almeno 12 crediti in M-STO/01, 12 in M-STO/02 o 04, 12 L-ANT/02 o 03;
- per la LM-84 almeno 12 crediti in M-FIL/01, 12 in M-FIL/02 o 03 o 04 o 05, 12 M-FIL/06.
Classe A-65 (Teoria e tecnica della comunicazione)
Questa classe di abilitazione corrisponde a insegnamenti presenti in indirizzi professionali (e forse qualche indirizzo tecnico).
- Laurea magistrale di una delle seguenti classi: LM-19 (Informazione e sistemi editoriali), LM-59 (Scienze della comunicazione pubblica e d'impresa e pubblicità ), LM-88 (Sociologia e ricerca sociale), LM-92 (Teorie della comunicazione).
- Almeno 12 crediti nel settore SPS/08.
Riferimenti normativi: DD.MM. 39/1998, 22/2005, 92/2016, 259/2017.
Sic stantibus rebus, per massimizzare il risultato nel minor tempo possibile e senza perdere il resto di quest'anno ti conviene iscriverti a Scienze pedagogiche alla Pegaso o a Pedagogia alla Marconi. Se l'Università di Bari non accetta domande di trasferimento in uscita in questo periodo, puoi presentare rinuncia agli studi: sia la Marconi sia la Pegaso ti riconoscono comunque gli esami senza problemi e senza esborsi aggiuntivi. Il tuo anno decorre dalla tua iscrizione e dunque non perdi neanche i soldi.
Puoi anche fare rinuncia agli studi, iscriverti a un corso di master annuale alla Pegaso e conseguire il master, quindi immatricolarti direttamente al secondo anno del corso di laurea magistrale facendoti abbreviare il corso sulla base dei crediti del master e quelli che hai sostenuto sinora all'Università di Bari per la LM-59 ove compatibili. Consegui due titoli di studio nelo stesso tempo, spendi qualcosa in meno e avrai 2 punti aggiuntivi per l'iscrizione nelle graduatorie.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Ancora con 'sta facoltà sempre in bocca...Terminare alla meno peggio questa magistrale infernale dando qualche altro esame nella sessione estiva, in modo da avere CFU da far valere in un eventuale cambio di facoltà .
Io credo che tu abbia già commesso un errore a monte, poiché una persona appassionata di filosofia non si iscrive a Scienze della comunicazione, a meno da non andare a Bologna a studiare semiotica credendo che quelle siano scienze della comunicazione. Comunque anche a Bologna le cose sono molto cambiate: con la riorganizzazione dell'ateneo collegata all'abolizione delle facoltà la laurea in Scienze della comunicazione (L-20) è andata sotto la scuola di Lettere e beni culturali, che ha raccolto l'eredità della fu facoltà di Lettere e filosofia insieme con la magistrale in Semiotica (LM-92), mentre la magistrale in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica (LM-59, che peraltro ha cambiato nome) è passata alla scuola di Scienze politiche, dove è presente anche anche la magistrale in Mass media e politica (LM-62).C'è anche da spiegare tutto questo casino ai miei... abbiamo già pagato tassa d'iscrizione e prima rata nella mia magistrale. Non so come spiegare 'sto macello.
All'Orientale di Napoli la laurea in Filosofia e comunicazione (vecchia classe 14, corrispondente all'attuale L-20) pure è stata soppressa e all'Università della Calabria la laurea in Filosofie e scienze della comunicazione e della conoscenza con il passaggio dall'ordinamento ex DM 509/1999 a quello di cui al 270/2004 è stata accorpata con DAMS in un corso interclasse.
Sono dunque scomparsi in tutta Italia i corsi di laurea in Scienze della comunicazione a trazione semiotica, anche se quello della Calabria e quello di Bologna rimangono più umanistici. A Milano alla Cattolica e alla Statale ce ne sono rispettivamente uno umanistico e uno più scientifico-sociale (rispettivamente Linguaggi dei media e Comunicazione e società e Scienze umanistiche per la comunicazione e Comunicazione e società ), mentre alla Bicocca ce n'è uno a orientamento linguistico (Comunicazione interculturale) e uno a orientamento psicologico e psico-sociale (Comunicazione e psicologia). Infine, a Firenze c'erano Comunicazione linguistica e multimediale, a orientamento più umanistico, e Media e giornalismo, a orientamento socio-politico e professionalizzante. Quest'ultimo è stato prima trasformato in curriculum del corso di laurea unificato in Scienze politiche (assorbendone la classe) e poi è stato completamente superato con le due successive revisioni dell'offerta formativa.
Mandalo, ma non a tempo perso. Se non hai intenzione di presentarti nel caso venissi convocato per un colloquio, lascia perdere. Ché (aferesi di perché), anche se vietato, le imprese hanno le black lists.P.S.: Mia cugina mi ha detto che cercavano impiegati di tutti i livelli alla Lavazza di Torino, che dite, lo mando un CV a tempo perso?BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Comunque sì, il corso LM-77 di Unimore più adatto a chi proviene da Sdc e vuole rimanere in quel campo è quello.
Ma a questo punto ritengo il discorso superato: è chiaro che a te sono altre le cose che ti interessano.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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