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  • #46
    Originariamente inviato da Diego87 Visualizza il messaggio
    Allora, io sono laureato in radiologia
    Semmai in Tecniche di radiologia medica.
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    • #47
      Originariamente inviato da homersimpson Visualizza il messaggio
      Buongiorno, e scusate la mia assenza, ma per motivi di lavoro ero piuttosto impegnato.
      Allora, Diego, mi dispiace che tu abbia avuto un' esperienza simile, in fondo è proprio per evitare che succedano cose come questa che ho aperto questo topic.
      Il tuo problema deriva dalla somma di 2 fattori:
      1) l' età  pensionabile è notevolmente aumentata, e non per abbatterti ulteriormente, ancora aumenterà  (nel 2017, probabilmente ci sarà  un' ulteriore riforma), quindi non c'è ricambio, e ce ne sarà  sempre meno.
      2) è un tipo di lavoro in cui l' offerta non è assolutamente flessibile, in pratica, quella è, e quella rimane, mentre ad aumentare costantemente è la domanda di lavoro. Quante strutture pubbliche o private, richiedono radiologi? Quante università  hanno facoltà  di radiologia che OGNI ANNO, immettono nel mercato radiologi? Solo Padova mi pare abbia 3 o 4 sedi per radiologia, se non sbaglio, Bmastro potrà  correggermi, se sbaglio.
      Da un punto di vista più ampio invece, come ho detto, radiologia è molto, ma molto specialistica come laurea, e come stai purtroppo sperimentando tu, oltre al radiologo, altro non puoi fare.
      Non puoi, per esempio, nemmeno aprire una struttura tua, quindi non hai molte possibilità  di sbocco sul mercato.
      1. Si continua a fare confusione tra radiologi e tecnici di radiologia.
      2. Sorvolo sulle virgole tra soggetto e predicato.
      3. Non esistono e non sono mai esistite le facoltà  di Radiologia.
      Comunque interroghiamoci sul fatto che l'Italia è l'unico stato in Europa in cui ci sono più medici che infermieri, oltre allo stato europeo con il maggior numero di medici in rapporto alla popolazione.
      Se tanto mi dà  tanto, la crisi occupazionale delle professioni sanitarie minori può essere dovuta a una sola cosa
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      • #48
        Originariamente inviato da homersimpson Visualizza il messaggio
        5) Il 90% di noi, parte con una laurea che non ha sbocchi nemmeno nel paese di destinazione, (magari addirittura triennale!)
        Torno a ripetere che la laurea che tu chiami triennale all'«estero» (le virgolette sono d'obbligo perché cosa significa all'estero?) è la normalità . In UK e in tutti i paesi di lingua inglese, compresi Usa e Malta, la vera laurea è il bachelor; il master è un di più che spesso ci si prende avanti con gli anni.
        In molti programmi di master non esistono neanche esami propriamente intesi, ma si portano solo project works, spesso fatti a casa senza alcun controllo da parte dei docenti, o lavori di gruppo. Il figlio di una mia collega ha mandato il paper finale alla sua 'relatrice' (non so neanche se si chiami così) tramite e-mail e poi si è presentato direttamente con la madre alla proclamazione (non esiste discussione come da noi. La difesa pubblica della tesi è prevista solo per i dottorati e infatti solo per essi viene adoperato il termine "thesis". Solitamente per i bachelor's degrees with honors si parla di final dissertation, per i bachelor's degrees semplici non è previsto nulla e per i master's degrees c'è solo un banale paper).
        Altra cosa: le lauree magistrali a ciclo unico italiane vengono considerate alla stregua di bachelors. Ogni università  è autonoma nel riconoscimento dei titoli esteri e sinora non ne ho trovata una sola (eppure mi sono molto informato) che consideri un unico titolo comprensivo di bachelor e master: il principio è che non è possibile aver conseguito un master senza aver prima conseguito un bachelor, a nulla rilevando il nome del titolo né la durata del corso in termini di anni (loro ragionano più che altro in semestri) accademici o crediti ECTS. In compenso è possibile accedere ai corsi di dottorato di ricerca (Ph.D. programmes) solo con il bachelor.
        Solo con il bachelor è altresì la norma insegnare, fare gli architetti, fare gli ingegneri etc. etc.

        con il pensiero:"Massì, intanto faccio il lavapiatti, poi sicuramente trovo! Cavolo, ho una laurea, ti pare che non mi offrano un lavoro in quella fantastica terra delle opportunità  quel' è .....(qualsiasi paese vogliate)".
        Il 99% di coloro che fanno questo ragionamento torna inevitabilmente a casa.
        Oppure continua a fare il lavapiatti.
        Questo è vero.
        Vale pure per i cosiddetti meridionali che vanno nel cosiddetto Nord.

        Quindi, RIPETO PER L ENNESIMA VOLTA: valutate bene la facoltà 
        Corso di studio, non facoltà .
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        • #49
          Originariamente inviato da homersimpson Visualizza il messaggio
          INGEGNERIA, tutte quante, gli ingegneri trovano occupazione praticamente subito, o comunque più velocemente degli altri ANCHE IN ITALIA
          Triennale, trovi lavoro, ma è sconsigliato fermarsi alla L breve.
          La L breve non esiste: la L, cosiddetta triennale, è laurea e basta, e non è breve (la magistrale direi che è più breve: sono 2 anni anziché 3, meno esami e maggior crediti investiti per la tesi...).
          Poi non condivido affatto questo ragionamento perché è alla base dell'inflazionamento dei titoli che contribuisce alla loro perdita di valore sul mercato.

          Estero, con la specialistica, ed un Erasmus, potete far parte del 10% che va con qualcosa di concreto, e con ottime possibilità  di andare per rimanere.
          Non sono affatto d'accordo perché in Italia dopo la laurea proseguono quasi tutti, quindi quelli che vanno all'estero quasi sempre hanno la laurea magistrale (che tu chiami erroneamente specialistica). In UK, invece, è molto raro che una persona laureata alla ricerca della prima occupazione la possegga.

          INFORMATICA, sia ingegneria, sia una vera e propria laurea in informatica, è in assoluto una delle migliori. In tutti i paesi.
          I miei amici con laurea in Informatica (non ingegneria) sono tutti a spasso.
          Quelli che invece hanno Statistica e informatica hanno trovato qualcosa.

          Triennale, assolutamente no, se non volete sprecare solo tempo. O 5 anni o niente!
          Non è tecnicamente possibile sprecare tempo con una «triennale» dato che bisogna conseguirla per forza per poter accedere al biennio per conseguire la laurea magistrale.
          Infatti, i corsi di 5 anni negli à mbiti da te indicati non esistono.
          Inoltre dimostri di non conoscere bene il funzionamento dell'università  italiana perché, oltre ad adoperare una terminologia tutta sbagliata, non sai che i due percorsi di L e LM sono totalmente indipendenti l'uno dall'altro: la L è semplicemente precondizione di accesso ai corsi di LM, esattamente come il diploma di scuola secondaria di secondo grado costituisce prerequisito di accesso ai corsi di L.

          Ah, visto che hai scritto «tutte le scienze tranne politiche e statistiche», intendevi pure Scienze sociologiche, Scienze filosofiche e Scienze del servizio sociale?

          ARCHITETTURA, offre ancora ottimi sbocchi, sia in proprio, che come dipendenti in qualche studio associato, all estero però non so dirvi.
          I laureati in Architettura in Italia? Ma stai scherzando? Li trovi a lavorare all'IKEA e sono pure contenti. Stai dando consigli del tutto sballati.

          GIURISPRUDENZA, è in forte rivalutazione, in ambito nazionale.
          Vabbe', ciao, come no.

          MEDICINA, in assoluto il TOP, forse meglio di ingegneria. Per contro, percorso di studi spaventoso, e in alcuni casi, vita di sacrifici. Dovete avere una vocazione.
          Talmente spaventoso che i laureati in Medicina mediamente hanno un punteggio finale di dieci punti più elevato rispetto alla media di TUTTI I CORSI DI STUDIO (compreso il loro, che contribuisce a innalzarla enormemente), con università  che rasentano il 100% di laureati con almeno 110 come la Federico II di Napoli e il 100% di laureati con 110 e lode come la Sun.
          Inoltre è l'unico corso di studi in cui la quasi totalità  degli studenti si laurea in corso, mentre in tutti gli altri la stragrande maggioranza si laurea fuori corso (e i 110 e lode costituiscono una esigua minoranza).
          Ho la conferma definitiva: non sai di cosa parli. Secondo me non hai mai consultato uno studio, che sia di AlmaLaurea o altri.

          ATTENZIONE!! Medicina e Sanitarie, all' estero: DOVETE CONOSCERE LA LINGUA DEL PAESE DI DESTINAZIONE NON BENE, DI PIà™. IL CHE FIDATEVI, É PIUTTOSTO DIFFICILE.
          L'ostacolo fondamentale è legato alla burocrazia, perché i titoli di studio non sono automaticamente validi fuori dai confini dello Stato (vale anche l'inverso: i titoli stranieri non hanno automaticamente valore in Italia).
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          • #50
            Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
            Ti sei dimenticato che la laurea in giurisprudenza è abilitante per l'avvocatura, la magistratura e il notariato
            Non è affatto abilitante!
            Per l'accesso all'avvocatura bisogna svolgere un praticantato di 18 mesi. Attualmente i diplomi di specializzazione di SPISA-UniBo e SSPL, nonostante i due anni di corso, riducono il praticantato di soli 6 mesi. Dopo il praticantato, esame di Stato.
            Per l'accesso al notariato sono necessari praticantato e concorso (che è una cosa diversa dall'esame di Stato). Il praticantato si può svolgere in parte all'interno del corso di studi (se vi dico qual è l'unica università  che conosca che ha attivato una convenzione in tal senso non ci credereste mai ).
            Per la magistratura attualmente vi sono diversi canali di accesso; l'unico titolo di accesso senza essere mai stati avvocati è il diploma di specializzazione rilasciato dalla SSPL o dalla SPISA-UniBo. Poi ovviamente bisogna vincere il concorso, cosa non da poco.

            apre anche le porte della polizia, dei carabinieri e della pubblica amministrazione.
            Sia i concorsi per dirigenti di polizia e ufficiali militari (non solo Carabinieri) sia quelli per i funzionari della pubblica amministrazione aperti ai laureati in Giurisprudenza lo sono per legge anche ai laureati in Scienze politiche ed Economia. Anzi, se vogliamo dirla tutta la prima laurea richiesta è Scienze politiche, che è quella espressamente concepita allo scopo.
            La laurea magistrale a Giurisprudenza dà  accesso anche alla carriera diplomatica, sempre in virtù dell'equipollenza con Scienze politiche.
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            • #51
              Originariamente inviato da homersimpson Visualizza il messaggio
              Grande Marika! Grazie per le correzioni!
              Per quanto riguarda lo spettro più ampio di scienze politiche, rispetto a giurisprudenza, ammetto che non deriva da esperienze mie personali, ma da voci di corridoio, parlando con personaggi del settore pubblico (organico amministrativo), molti mi dissero che i laureati in scienze politiche potevano trovare facilmente lavoro in aziende statali e parastatali, nelle ambasciate e anche come insegnanti di diritto, con alcuni esami integrativi.
              Quanta confusione!
              Hai mai letto l'articolo 97 della Costituzione? Il concetto di concorso pubblico ti dice niente?
              L'accesso alla pubblica amministrazione ”“ e io ci lavoro ”“ non potrà  mai essere una cosa semplice, finché ci sarà  la media di 50 candidati per ogni posto bandito (le ambasciate, poi, figurati... Ma dove vivi, nel mondo dei sogni? ).
              Come diceva Marika, nella P.A. tutto ciò cui si può accedere con la laurea in Scienze politiche è accessibile con la laurea in Giurisprudenza.
              Piuttosto, è tendenzialmente vero che in linea di massima i laureati in Scienze politiche tendono a vincere i concorsi più dei laureati in Giurisprudenza (anche se i secondi hanno la magistrale, che non occorre per la qualifica di funzionario), cosa che personalmente mi spiego (allargando gli orizzonti al previgente ordinamento) con le seguenti motivazioni:
              1. i laureati in Scienze politiche (non potendo fare gli avvocati, ad esempio) fanno più concorsi e dunque statisticamente debbono essere per forza più presenti nella P.A. rispetto a quelli in Giurisprudenza.
              2. i laureati in Scienze politiche hanno studiato un ampio spettro di materie che spaziano su almeno 5 aree disciplinari, quella giuridica, quella economica, quella politologica, quella sociologica e quella storica, più due lingue straniere (ad eccezione del derivato Scienze dell'amministrazione, in cui se ne fa una sola e peraltro di solito come idoneità ). Sono pertanto generalmente già  preparati a monte su tutte le materie richieste dai concorsi pubblici e, comunque, essendo abituati allo studio pluridisciplinare e anche interdisciplinare e a padroneggiare metodi propri di diversi saperi è più facile per loro assimilare nozioni e concetti, laddove invece i laureati in Giurisprudenza conoscono solo il diritto (compreso quello processuale, che nei concorsi pubblici non verrà  mai richiesto salvo che per funzionari avvocati abilitati al patrocinio). I laureati in Economia, di contro, sono spesso carenti in diritto e anche in quei settori dell'economia la cui conoscenza è di solito richiesta nei concorsi pubblici, essendo i corsi di laurea in Economia in Italia quasi tutti rivolti precipuamente all'à mbito aziendale con la pretesa (direi pure la velleità ) di formare managers del settore privato.
              3. Last but not least, i laureati in Scienze politiche spesso sono indotti a studiare di più, probabilmente a causa di un complesso di inferiorità  o di insicurezza, e magari, impegnandosi a superare l'ansia da prestazione, lo fanno anche meglio.
              La carriera diplomatica, essendo ambitissima, vede anche moltissimi partecipanti laureati magistrali in Giurisprudenza, ma non c'è storia: è sistematico che vincano i titolari di lauree magistrali in Relazioni internazionali e altre dell'area politologica, poiché i laureati in Giurisprudenza sistematicamente cadono sulle domande di storia, scienza politica, storia militare e tutte le materie che non siano prettamente giuridiche, ma anche diritto internazionale, diritto dell'Unione europea e diritto pubblico comparato, per non parlare delle loro scarse performances in fatto di lingue.
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              • #52
                Originariamente inviato da Rot Visualizza il messaggio
                Ciao a tutti!
                Ho letto la discussione e ho pensato di dire la mia.
                ho visto che trattate molto di radiologia e lauree triennali sanitarie.
                io sono radiologo. Diego, se ti può essere di conforto siamo in 2 (e anche molti di più) messi in ginocchio. I radiologi non sono nemmeno più cercati all' estero. Ho fatto 1 anno in Australia, 10 mesi in Inghilterra, e 5 in Danimarca. Il settore sanitario è più considerato rispetto a noi, ma è saturo. Quindi, homersimpson, hai scritto cose giustissime, ma all' estero, oltre al conoscere la lingua sono messi come qui.
                Un disastro.
                O sei un medico, e non uno qualsiasi, la fuori prendono solo i migliori, o sei un ingegnere, anche in questo caso, uno sveglio, con dei signori voti, e possibilmente con esperienza.
                In alternativa SE AVETE FORTUNA, cercano gente con corso OSS, che con l' università  non centra nulla, ma ha più sbocchi, anche in italia.

                Io personalmente credo che mi butterò su ingegneria, intanto, 3 anni li ho buttati, ma con questa laurea non ci faccio proprio nulla! E la cosa che più da fastidio è che entrare è anche considerato un privilegio, dati i posti, che sono veramente pochissimi! in molti casi invece ingegneria ha corsi ad accesso libero, con solo una prova d'ingresso, e per alcuni corsi non ha nemmeno l' obbligo di frequenza!

                Ma chi me l' ha fatto fare!!

                Scusate lo sfogo.
                Non so in Australia, UK e Danimarca, ma in Italia se ti presenti come radiologo dopo una laurea cosiddetta triennale si applicano gli articoli 348 e 498 del codice penale.
                Ingegneria è ad accesso libero dappertutto e spesso non prevede neanche una prova di verifica delle conoscenze non selettiva.
                Ah, il verbo centrare non c'entra niente.
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                • #53
                  Originariamente inviato da homersimpson Visualizza il messaggio
                  Frequentare serve, anche se non è obbligatorio.
                  A cosa servirebbe esattamente?
                  Secondo te è più proficuo stare a casa a studiare, magari con tutti i mezzi di supporto che la Rete offre, oppure farsi venire il mal di schiena e il torcicollo a tentare di seguire una lezione in una ex sala cinematografica, male illuminata per sua caratteristica intrinseca, da 600 posti tutti occupati con altre 400 persone in piedi o per terra e il docente che si vede dal maxischermo e si sente da un impianto acustico che si ricorda Ultimo tango a parigi?
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                  • #54
                    Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                    Non vorrei offendere nessuno ma sostanzialmente per come sono stati ideati i corsi di laurea attuali scienze politiche è la sorella minore di economia e giurisprudenza, sono lauree (triennale e quinquennale) monche che non abilitano a diventare commercialisti, avvocati, ecc ma che danno una preparazione generica che in teoria va bene per tutto ma in pratica è svalutata.
                    Chi riesce ad arrivare alla carriera diplomatica ha alle spalle anni passati all'estero, comunque con scienze politiche quinquennale si può partecipare a praticamente tutti i concorsi della pubblica amministrazione.
                    Aggiungo che comunque cos'è il ramo amministrativo? E' diritto pubblico/costituzionale, è giurisprudenza.
                    1. La laurea in Scienze politiche quinquennale non esiste (il corso di vecchio ordinamento era quadriennale e comunque consentiva l'accesso alla professione di dottore commercialista).
                    2. Per l'accesso ai concorsi della carriera direttiva nella pubblica amministrazione è sufficiente la laurea. La magistrale, oltre che per la carriera diplomatica e l'insegnamento, serve per l'accesso alla qualifica dirigenziale dall'esterno, che attualmente tuttavia è sospesa in attesa del riordino della Scuola nazionale dell'amministrazione (che accorpa le precedenti Scuola superiore della pubblica amministrazione, Scuola superiore della pubblica amministrazione locale e Scuola superiore dell'economia e delle finanze), quindi è prevista solo sulla carta. Alla carriera dirigenziale dall'interno si accede invece con 5 anni di servizio nella carriera direttiva, che possono essere ridotti a 4 se si possiede un titolo superiore alla laurea.
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                    • #55
                      Originariamente inviato da homersimpson Visualizza il messaggio
                      So che infermieristica, radiologia, e anche fisioterapia, sono presenti in moltissimi atenei, quindi hanno saturato il mercato
                      Anche qui dimostri di essere poco informato.
                      I corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e chirurgia, Odontoiatria e protesi dentaria, Medicina veterinaria, Scienze della formazione primaria, classe di Farmacia e farmacia industriale, classe di Architettura e ingegnerìa edile e i corsi di laurea abilitanti alle professioni sanitarie sono ad accesso programmato nazionale. Il Ministero stabilisce i posti e li distribuisce tra le sedi. Se apre una sede nuova, sottrae posti ad altre (vedi Università  di Salerno).
                      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                      • #56
                        Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                        la (tanti dicono "lo") IULM:
                        La Iulm = attuale denominazione, cioè Iulm - Libera università  di lingue & comunicazione.
                        Lo IULM = vecchia denominazione, cioè Istituto universitario di lingue moderne, di cui IULM era un acronimo.
                        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                        • #57
                          Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                          Scusa se non mi faccio i fatti miei ma dal who is del sito
                          Ma perché, esiste davvero?
                          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                          • #58
                            La laurea in Scienze politiche quinquennale non esiste
                            Mi è sfuggito, eppure sapevo bene che anche scienze politiche è finita nell'inghippo del 3+2.

                            Per l'accesso ai concorsi della carriera direttiva nella pubblica amministrazione è sufficiente la laurea.
                            Meno male, perchè nei Ministeri abbiamo qualche problemino.
                            Abbiamo il ministro della giustizia non laureato e la ministra dell'istruzione con la licenza media.

                            Non è affatto abilitante!
                            Per l'accesso all'avvocatura bisogna svolgere un praticantato di 18 mesi. Attualmente i diplomi di specializzazione di SPISA-UniBo e SSPL, nonostante i due anni di corso, riducono il praticantato di soli 6 mesi. Dopo il praticantato, esame di Stato.
                            Per l'accesso al notariato sono necessari praticantato e concorso (che è una cosa diversa dall'esame di Stato). Il praticantato si può svolgere in parte all'interno del corso di studi (se vi dico qual è l'unica università  che conosca che ha attivato una convenzione in tal senso non ci credereste mai ).
                            Per la magistratura attualmente vi sono diversi canali di accesso; l'unico titolo di accesso senza essere mai stati avvocati è il diploma di specializzazione rilasciato dalla SSPL o dalla SPISA-UniBo. Poi ovviamente bisogna vincere il concorso, cosa non da poco.
                            Mi hai preso troppo alla lettera, intendevo dire che giurisprudenza "abilita ad essere abilitati".
                            Non puoi diventare magistrato con la laurea in scienze economiche.
                            Comunque ora ti "correggo" io.
                            C'è un'altra strada per entrare in magistratura senza mai essere stati avvocati: aver fatto il tirocinio da un giudice.

                            https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_3_10_3.page

                            Spesso chi risponde ai requisiti lo fa per un anno e per il tempo restante si fa assumere da un avvocato per avere la porta aperta dell'avvocatura oltre a quella della magistratura.
                            Come vedi vale anche per un anno di tirocinio notarile.

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                            • #59
                              Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                              Mi è sfuggito, eppure sapevo bene che anche scienze politiche è finita nell'inghippo del 3+2.
                              In realtà  per Scienze politiche hanno combinato un autentico casino, creando più classi sin dal primo ciclo e mandando al manicomio le università  per la trasformazione dei corsi. La maggior parte degli atenei si regolò in questo modo:
                              - vecchio ordinamento indirizzo politico-internazionale ====> trasformato in un corso di laurea della classe di Scienze politiche e delle relazioni internazionali;
                              - vecchio ordinamento indirizzo politico-sociale ====> trasformato in un corso di laurea della classe di Scienze sociologiche;
                              - vecchio ordinamento indirizzo politico-amministrativo ====> trasformato in un corso di laurea della classe di Scienze dell'amministrazione;
                              - vecchio ordinamento indirizzo politico-economico ====> soppresso (raramente lo hanno trasformato in un corso della classe di Scienze economiche) oppure confluito, ove attivato, in un corso afferente alla classe di Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace (che comunque ha implicato dappertutto una progettazione ex novo dell'offerta formativa, spesso coinvolgendo altre facoltà );
                              - vecchio ordinamento indirizzo storico-politico ====> sostanzialmente soppresso.
                              Gli orientamenti economico e storico sono vagamente sopravvissuti solo laddove si è deciso di istituire due distinti corsi in Scienze politiche da un lato e in Relazioni internazionali (o Studi internazionali) dall'altro pur in presenza di una classe unica, il che è accaduto generalmente presso le sedi che con il previgente ordinamento avevano attivato il corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche.
                              Il pacco più grande è stata la conversione (avvenuta a Messina e a Firenze ad esempio) del vecchio indirizzo sociale in un corso della classe di Scienze sociologiche: l'unica cosa che si poteva fare con una laurea in Scienze politiche, cioè accedere ai (pochi) concorsi pubblici, è stata preclusa

                              Abbiamo il ministro della giustizia non laureato e la ministra dell'istruzione con la licenza media.
                              Non voglio fare l'avvocato del diavolo (anche perché non sono abilitato ), e lungi da me anche la sola idea di spezzare una lancia a favore di certi politici, ma ho studiato le composizioni di tutti i governi dal Risorgimento a oggi e francamente, di non laureati, ne ho trovati a bizzeffe (altresì in parlamento erano sempre stati la maggioranza sino all'ultima legislatura), compresi i capi, quindi la cosa non mi scandalizza.
                              Il problema della Fedeli, che io comunque chiamo ministro e non ministra in ossequio a una vecchia regola che non mi risulta superata, è che aveva mentito, dichiarandosi spudoratamente laureata (non solo nel curriculum pubblicato sul suo sito e nell'altra sua versione circolante in Rete, ma anche nella scheda di accreditamento al Senato) e addirittura accettando la nomina a ministro con la qualifica accademica usurpata dinnanzi al nome.

                              Non puoi diventare magistrato con la laurea in scienze economiche.
                              Salvo che nelle giurisdizioni superiori: ai sensi dell'art. 135 Cost. «I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università  in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio»; una norma simile è prevista per la Corte suprema di cassazione (art. 1, c. 1 l. 303/1998; cfr. art. 106, u.c. Cost.). Ebbene, siccome tra i docenti universitari di materie giuridiche tantissimi non sono laureati in Giurisprudenza, allora può capitare che nelle giurisdizioni superiori finiscano magistrati non laureati in Giurisprudenza.
                              Giusto per fare un esempio famoso: Carlo Fusaro, autore insieme con Augusto Barbera di quello che è attualmente il manuale di diritto pubblico più diffuso nell'università  italiana, è laureato in Scienze politiche (indirizzo politico-internazionale), è professore ordinario incardinato sul settore IUS/21 (Diritto pubblico comparato; ha insegnato per supplenza sul settore IUS/09, Istituzioni di diritto pubblico, e attualmente si occupa soprattutto di diritto elettorale) ed è stato presidente dell'Associazione italiana costituzionalisti, oltre che giudice della Corte costituzionale della Serenissima Repubblica di San Marino (che ovviamente non c'entra niente con quella italiana, ma ha la particolarità  di poter essere composta per principio, come tutte le giurisdizioni della piccola repbublica, solo da stranieri).
                              Silvano Tosi, che credo sia considerato il maggiore studioso di diritto parlamentare in Italia, di cui è stato sicuramente il fondatore, è stato titolare della prima cattedra del genere in Italia, istituita nel 1969 alla facoltà  di Scienze politiche "Cesare Alfieri" dell'ateneo fiorentino, la stessa in cui lui si era laureato (proprio in Scienze politiche, anche perché era l'unica laurea che all'epoca essa rilasciava). Ed è stato membro laico del Consiglio superiore della magistratura.
                              Altra costituzionalista laureata in Scienze politiche è Laura Sturlese, che ha iniziato la sua carriera accademica conseguendo l'abilitaizone di libero docente (figura oggi non più esistente) di Storia delle istituzioni politiche nel 1967, per poi essere incaricata in questa disciplina nel 1969 sempre alla Cesare Alfieri. Nel 1981 divenne professore associato di Diritto pubblico comparato e da allora, oltre la materia propria della cattedra e discipline correlate (giuspubblistiche), ha continuato a insegnare Storia delle istituzioni sino al 1994. É stata collocata fuori ruolo nel 2008.
                              Tra i professori di Filosofia del diritto (che è considerata una materia giuridica) e Diritto canonico è molto diffusa la laurea in Filosofia (ricordo peraltro che i professori di prima e seconda fascia e i ricercatori del ruolo ad esaurimento, purché in discipline giuridiche, sono considerati automaticamente abilitati alla professione di avvocato, che possono esercitare previa iscrizione all'albo speciale degli avvocati docenti universitari, anche se non hanno mai sostenuto l'esame di Stato né il praticantato e non posseggono il titolo accademico di accesso a quest'ultimo).


                              Comunque ora ti "correggo" io.
                              C'è un'altra strada per entrare in magistratura senza mai essere stati avvocati: aver fatto il tirocinio da un giudice.

                              https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_3_10_3.page

                              Spesso chi risponde ai requisiti lo fa per un anno e per il tempo restante si fa assumere da un avvocato per avere la porta aperta dell'avvocatura oltre a quella della magistratura.
                              Come vedi vale anche per un anno di tirocinio notarile.
                              Il link non mi si apre, ma che io ricordi dopo che hai vinto il concorso devi svolgere un corso di sei mesi presso la Scuuola superiore della magistratura e solo allora vieni nominato uditore giudiziario e vieni assegnato a un magistrato per un tirocinio (non ricordo se di 18 mesi o biennale). Non è che dopo la laurea puoi andare così a fare il praticantato da un giudice, anche perché il giudice non è mica un libero professionista (solo i magistrati onorari sono lavoratori autonomi, ma qua stiamo parlando di magistrati togati, cioè di ruolo, detti anche «di carriera»).
                              Poi potrei sbagliarmi, anche perché la materia è stata oggetto di un paio di riforme (e di numerose promesse di ulteriori riforme), ma comunque è una strada complessa e tortuosa.
                              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                                Salvo che nelle giurisdizioni superiori: ai sensi dell'art. 135 Cost. «I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università  in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio»; una norma simile è prevista per la Corte suprema di cassazione (art. 1, c. 1 l. 303/1998; cfr. art. 106, u.c. Cost.). Ebbene, siccome tra i docenti universitari di materie giuridiche tantissimi non sono laureati in Giurisprudenza, allora può capitare che nelle giurisdizioni superiori finiscano magistrati non laureati in Giurisprudenza.
                                Giusto per fare un esempio famoso: Carlo Fusaro, autore insieme con Augusto Barbera di quello che è attualmente il manuale di diritto pubblico più diffuso nell'università  italiana, è laureato in Scienze politiche (indirizzo politico-internazionale), è professore ordinario incardinato sul settore IUS/21 (Diritto pubblico comparato; ha insegnato per supplenza sul settore IUS/09, Istituzioni di diritto pubblico, e attualmente si occupa soprattutto di diritto elettorale) ed è stato presidente dell'Associazione italiana costituzionalisti, oltre che giudice della Corte costituzionale della Serenissima Repubblica di San Marino (che ovviamente non c'entra niente con quella italiana, ma ha la particolarità  di poter essere composta per principio, come tutte le giurisdizioni della piccola repbublica, solo da stranieri).
                                Silvano Tosi, che credo sia considerato il maggiore studioso di diritto parlamentare in Italia, di cui è stato sicuramente il fondatore, è stato titolare della prima cattedra del genere in Italia, istituita nel 1969 alla facoltà  di Scienze politiche "Cesare Alfieri" dell'ateneo fiorentino, la stessa in cui lui si era laureato (proprio in Scienze politiche, anche perché era l'unica laurea che all'epoca essa rilasciava). Ed è stato membro laico del Consiglio superiore della magistratura.
                                Altra costituzionalista laureata in Scienze politiche è Laura Sturlese, che ha iniziato la sua carriera accademica conseguendo l'abilitaizone di libero docente (figura oggi non più esistente) di Storia delle istituzioni politiche nel 1967, per poi essere incaricata in questa disciplina nel 1969 sempre alla Cesare Alfieri. Nel 1981 divenne professore associato di Diritto pubblico comparato e da allora, oltre la materia propria della cattedra e discipline correlate (giuspubblistiche), ha continuato a insegnare Storia delle istituzioni sino al 1994. É stata collocata fuori ruolo nel 2008.
                                Tra i professori di Filosofia del diritto (che è considerata una materia giuridica) e Diritto canonico è molto diffusa la laurea in Filosofia (ricordo peraltro che i professori di prima e seconda fascia e i ricercatori del ruolo ad esaurimento, purché in discipline giuridiche, sono considerati automaticamente abilitati alla professione di avvocato, che possono esercitare previa iscrizione all'albo speciale degli avvocati docenti universitari, anche se non hanno mai sostenuto l'esame di Stato né il praticantato e non posseggono il titolo accademico di accesso a quest'ultimo).
                                Non era questo il mio discorso e lo sai bene.
                                Citami il nome di un laureato in scienze politiche che fa l'avvocato.
                                Comunque a parte gli scherzi, non so se l'hai già  scritto, si può diventare giudice onorario minorile senza laurea in giurisprudenza.

                                https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_3_4_14.page

                                Secondo me è normale che i Governi del passato abbiano avuto pochi laureati (tu asserisci di aver guardato le composizioni di tutti i Governi dal Risorgimento in poi, ma seriamente o lo dici così per dire?), adesso però, almeno per i Ministri, ci si aspetta una maggiore specializzazione, soprattutto in ambito economico, medico e di diritto.

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