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Gli istituti tecnici superiori hanno tassi di occupazione delll'80% a 1 anno dal conseguimento del titolo, nel 92% dei casi in area coerente con l'indirizzo di studi. I corsi (come quelli degli istituti di istruzione e formazione tecnica superiore) sono gratuiti per gli iscritti in quanto finanziati da fondi europei, dal Fondo per l'istruzione tecnologica superiore e da contributi di privati interessati ad assorbire come propri dipendenti le risorse che essi formano. Non so se legalmente sia possibile richiedere qualcosa direttamente agli studenti, ma personalmente non ho mai visto un corso ITS/IFTS a pagamento; alcuni bandi comunque prevedono il limite di età a 29 anni. Purtroppo sono poco conosciuti e molti li scoprono dopo essersi laureati, ragion per cui si immettono fortemente in ritardo sul mercato del lavoro, dopo non essere riusciti a combinare niente con la laurea (se non addirittura con studi ulteriori dopo la laurea). Così come da anni assistiamo a un boom di formazione di nuovi operatori socio-sanitari, figura per la quale basta la licenza media, dotati di lauree magistrali umanistiche.Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggioBA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Per quel che mi riguarda, se magicamente mi offrissero un lavoro come insegnante delle scuole superiori, ergo all'incirca 1500 euro per lavorare 18 ore settimanali, per quanto a contatto con il pubblico, ci metterei la firma col sangue. Penso sia il lavoro per antonomasia con meno ore di lavoro e stipendio spoporzionatamente alto (seppur oggettivamente basso), oltre al fatto che ci ho visto una quantità di fannulloni non indifferente. Certo, quest'ultimi non è che possono macchiare un'intera categoria, però lascia pensare il fatto che ce li abbi visti rimanere lì fino al pensionamento - cosa che lavorando per un privato sarebbe molto difficile. Il punto è questo.Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggioDopodiché nella pubblica amministrazione (che è un sottoinsieme del comparto pubblico, che comprende anche magistratura, parlamento, Presidenza della Repubblica etc.) hai voglia se non ci sono lavori a contatto col pubblico, dall'insegnante al medico passando per l'ufficiale di anagrafe e di stato civile, da chi svolge funzioni di sportello all'Agenzia delle entrate al docente universitario. Insomma, se ci aggiungiamo pure le forze di polizia abbiamo un campionario di stress non indifferente, e si tratta quasi sempre di stress sottopagato.
Mi riferisco a posizioni in cui occorre una laurea.All'Onu ci sono diverse job positions che richiedono solo la secondary education.
Non mi pare di aver detto il contrario.5 anni di università è più di una laurea.
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Io non conosco le dinamiche dell*insegnamento e i relativi CCNL, ma 1500 € mese che dovrebbero essere 26-27k l'anno per 18 ore (se vero) mi sembrano ottimi... Considerando che nel privato se ne lavorano 40 (se va bene).
Vero e' che un insegnante entra a 26k e chiude a 26k. Zero incentivi, zero bonus legati alle prestazioni, zero incrementi annuali di RAL, zero benefits.. Pero' quelle 18 ore...
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JMaskelyne considera che nel privato i part-time partono praticamente tutti dalle 20 ore (possono esistere da meno, ma sono pressoché inesistenti) e gli straordinari sono la norma. Un insegnante di scuola media o superiore fa meno ore di un part-time. Poi, se li senti, ti raccontano la storia che loro hanno "i compiti da correggere", quando in media in una classe ci sarà una verifica scritta al mese o ogni due mesi, che non mi pare grande fatica, oltre al fatto che pressoché in tutti i lavori qualificati è norma portarsi il lavoro a casa. Senza dimenticare le vacanze durante l'anno, in particolare quelle estive.Originariamente inviato da JMaskelyne Visualizza il messaggioIo non conosco le dinamiche dell*insegnamento e i relativi CCNL, ma 1500 € mese che dovrebbero essere 26-27k l'anno per 18 ore (se vero) mi sembrano ottimi... Considerando che nel privato se ne lavorano 40 (se va bene).
Vero e' che un insegnante entra a 26k e chiude a 26k. Zero incentivi, zero bonus legati alle prestazioni, zero incrementi annuali di RAL, zero benefits.. Pero' quelle 18 ore...
Sarà che io ho ancora vividi gli anni delle scuole medie e superiori, ma ti dico che ho visto spesso un livello di nullafacenza (e direi pure, incompetenza) impressionante, tra cui:
- un insegnante che si portava in classe il giornale o il computer, chiedendo agli studenti di leggere a mente durante la sua ora in cui nessuno doveva fiatare, e che saltava ogni incontro scuola-famiglia o ricevimento, e dato che lavorava pure come avvocato visto che "insegnava" part-time per avere un introito in più, sapeva bene le norme a sua tutela;
- un insegnante che perennemente entrava in classe dopo la sbronza della sera prima, con gravissimi problemi psichici che lo portavano a prendere di mira e umiliare costantemente in ogni classe uno studente necessariamente maschio, e che a determinate studentesse (soprattutto una, di bella presenza) dedicava poesie e trattava egregiamente. Inutile dire che in classe non spiegasse assolutamente nulla;
- la moglie di quest'ultimo, persona furbissima e spietata, che per coprire il marito aveva assunto un determinato ruolo nell'istituto, e che quindi arrivava in classe di norma con 40 minuti di ritardo, se non addirittura a mancare per l'intera ora, se non per due ore consecutive;
- un'insegnante con problemi psichici che per fortuna non la portavano ad essere aggressiva, ma aveva perennemente uno sguardo assente, e si rifiutò di far parte della commissione dell'esame di Stato (maturità) perché "troppo stressante", quindi dovettero mettere un altro docente al suo posto
Considera ti ho fatto un elenco nemmeno esaustivo, con esperienza da più istituti sia di scuola media che superiore (per motivi personali fui costretto a cambiare istituto, quindi ho anche una visione variegata), ma se queste persone avessero dovuto lavorare per un privato, a maggior ragione se a contatto con il pubblico (dato che il privato ha tutto l'interesse ad avere buoni rapporti con il pubblico), le avrebbero fatte correre immediatamente, e sicuramente anche in qualche paese estero come negli Stati Uniti.
Certo, se uno va a vedere, ha molte più responsabilità e lavora moltissimo, seppur a parità di stipendio, un medico ospedaliero rispetto al medico burocrate che sta alla ASL e che non combina un tubo, quindi generalizzare pure nel pubblico è sbagliato. Però in determinati settori del pubblico, è proprio palese che sia la patria della nullafacenza, fermo restando che determinati soggetti non macchiano un'intera categoria, però è pur vero che io trovo sorprendente che gli stessi soggetti siano lì rimasti tranquillamente.
Nel privato, pure per lavori qualificati, si fa un full-time 40 ore (come dici te, se va bene) per guadagnare poco più di 1500 euro. A questo punto conviene molto di più fare l'insegnante, lavori quelle 18 ore a settimana e ti fai la tua vita serena con responsabilità bassissime, perché pure se hai evidenti problemi mentali, lì rimani: https://www.youtube.com/watch?v=RF3Z-mj-wNU&t=11s
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JMaskelyne ah, dimenticavo: non solo 18 ore per circa 1500 euro (poi chiaro che dipende dall'anzianità), ma se si insegnano determinate materie diffuse che risultano ostiche come matematica o latino, se sei molto bravo e ti fai un nome puoi sempre arrotondare di molto con le ripetizioni private. Dalle mie parti c'era un insegnante di liceo con una certa propensione, che con le ripetizioni di matematica ci ha costruito un impero, chiaramente tutto in nero. Pensa che oltre alle ripetizioni a "tu per tu", faceva pure quelle di gruppo tra studenti di diverse scuole/classi, riuscendo a seguire al contempo più ragazzi, e se ricordo bene c'era anche qualche universitario. Sono sicuro che alla fine della fiera guadagnasse almeno il doppio.
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Sono 25 ore nell'infanzia, 22 alla primaria e 18 alle secondarie. Non te lo offrono, ma se ti interessa così tanto sappi che all'insegnamento è molto più facile accedere che a qualsiasi altro àmbito della PA, anche perché l'insegnante è l'unica cosa che puoi fare anche per quarant'anni di fila senza aver mai superato un concorso (altrove devi aver superato un concorso anche per contratti a tempo determinato della durata di pochi mesi).Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggioPer quel che mi riguarda, se magicamente mi offrissero un lavoro come insegnante delle scuole superiori, ergo all'incirca 1500 euro per lavorare 18 ore settimanali
Non è oggettivamente basso; semmai è nominalmente basso, o soggettivamente basso, ma in senso oggettivo è alto proprio in quanto sproporzionato rispetto alle ore di lavoro.Penso sia il lavoro per antonomasia con meno ore di lavoro e stipendio spoporzionatamente alto (seppur oggettivamente basso)
In effetti pochi lo sanno, ma lo stipendio degli insegnanti è perametrato su 36 ore settimanali; il contratto, che riproduce le vecchie leggi del periodo ante-privatizzazione (sino al 1993 il pubblico impiego era regolato esclusivamente da fonti di diritto pubblcio), prevede infatti un certo numero di ore di lezione frontale o a disposizione (vedi commento al quote precedente) e il resto che forfetariamente dovrebbe ripagare i rimanenti impegni, per i quali è previsto un tetto di ore annuo.
Infatti, nei rari casi in cui è consentita a un insegante la mobilità in uscita verso altre amministrazioni, in posizione di comando essi vengono inquadrati nei ruoli del comparto Ministeri (attuale CCNL Funzioni centrali) nell'area I (operatori o esecutori) se insegnanti di scuola dell'infanzia (già IV qualifica funzionale), nell'area II se insegnanti di scuola primaria (già V qualifica) oppure insegnanti non laureati di scuola secondaria (già VI qualifica), nell'area III (funzionari) se insegnanti laureati di scuola secondaria (già VII qualifica), ove vanno a svolgere 36 ore di servizio mantenendo lo stesso stipendio (che peraltro, in funzione della fascia economica, che per gli insegnanti viene maturata per anzianità, potrrebbe essere più elevato).
Ma non è vero perché tutto il post era fondato sul Leitmotiv secondo cui per fare la maggior parte dei lavori la laurea non è necessaria, poi chiosava più o meno con «Certo, per lavorare alle Nazioni unite lo è, altrimenti non puoi proprio fare la domanda a priori, mentre se vuoi fare l'addetto alla segreteria in una multinazionale, il giornalsita etc. etc. non è affatto indispensabile». Allora io ti rispondo che no, non è necessario avere una laurea neanche per lavorare all'Onu. Poi, è ovvio che laddove la laurea sia richiesta quale requisito obbligatorio (per legge, regolamento o contratto) essa è imprescindibile, e questo vale anche per l'Onu, che in quanto organismo di diritto pubblico ha parametri regolamentari ben precisi (benché assuma secondo una modalità molto distante dal classico concorso della tradizione latina e obiettivamente più vicina a quella di privati).Mi riferisco a posizioni in cui occorre una laurea.
In un discorso nel quale si parlava di una laurea, avevi scritto «rispetto a farti minimo cinque anni di università». Io avrei detto «minimo tre anni».Non mi pare di aver detto il contrario.
Il CCNL è uno solo.Originariamente inviato da JMaskelyne Visualizza il messaggioIo non conosco le dinamiche dell*insegnamento e i relativi CCNL
Sono circa 22mila euro lordi annui + tredicesima. Le ore settimanali sono 18. Stiamo parlando di insegnanti laureati di scuola secondaria. Viepiù, sulla carta hanno 30 giorni di ferie, ma non avendo obbligo di presenza in servizio nei periodi di sospensione delle attività didattiche di fatto i giorni di libertà sono più di 60. Il che fa di loro in proporizone i dipendenti più pagati di tutta la PA, più dei dirigenti medici (N.B.: tutti i medici dipendenti di imprese ed enti del SSN sono dirigenti).ma 1500 € mese che dovrebbero essere 26-27k l'anno per 18 ore (se vero) mi sembrano ottimi...
Ma guarda che in tutto il resto della pubblica amministrazione se ne lavorano 36 sulla carta e almeno 45-50 di fatto senza che nessuno ti paghi gli straordinari. Quando io lavoravo in Regione avevo addirittura una regola secondo cui tutto il servizio prestato oltre tra le 17 e le 8 non veniva pagato a meno che non vi fosse un espresso atto autorizzativo preventivo del dirigente, sicché se un giorno arrivavo tardi al lavoro non potevo completare l'orario e dovevo recuperare nei giorni successivi. Ma la cosa più odiosa è che i corsi di formazione obbligatoria venivano fissati tutti tra le ore 15 e le 20 e ogni volta regalavo 3 ore all'Amministrazione – senza considerare la pausa pranzo saltata in quanto erosa nelv viaggio tra la mia sede di servizio e la sede del corso – perché il dirigente – ovviamente illegalmente, ma secondo te mi mettevo a fare causa? – si rifiutava di firmarmi l'autorizzazione alla presenza in servizio oltre le 17. Si badi bene che io non chiedevo che mi fossero monetizzate le ore in più, ma solo autorizzate affinché le potessi compensare! Le uniche ore che riuscivo a compensare erano quelle in eccesso maturate entro le ore 17, che si portavano in automatico al mese successivo: tuttavia, per poterle conservare per più di un mese ti dovevi fare autorizzare ex post dal dirigente. Per evitare eccesso di foglietti volanti, noi avevamo un accordo col dirigente in base al quale lei le autorizzava a tutti con un atto unico mese per mese, senza che dovessimo cheidere niente. Un anno capitò che mi portavo dietro 30 ore in più da mesi e in una riunione il dirigente ci invitò a scomputare un po' di ore per evitare di doverne portare troppe all'anno successivo. Arrivato a dicembre mi accorsi che avevo 30 ore da novembre e allora feci 5 ore e mezza in meno, dunqeu all'anno successivo ne avrei dovute portare 24 e mezza. Sennonché nel cedolino di febbraio dell'anno successivo mi trovai una decurtazione come arretrato a debito dell'anno precedente. Chiesi spiegazioni all'ufficio Trattamento economico del personale e mi fu detto che erano 6 ore di servizio (si arrotondava per eccesso) poiché avevo chiuso il mese di dicembre con un negativo di 5 ore e mezza, peraltro non autorizzato. Vado dal dirigente e scopro che la maledetta non mi aveva confermato, in dicembre, le ore di novembre, per cui nelle ore in eccesso arretrate risultava 0 (zero) e quindi io avevo fatto 5 ore e mezza in meno pensando di scomputare un eccesso che in realtà non avevo. Non solo si rifiutò di regolarizzare la cosa (sebbene comunque l'ufficio preposto avrebbe fatto storie dicendo che oramai era troppo tardi: sempre quando fa comodo a loro, visto che quando si tratta di riscuotere ti vanno a cercare pure se sei cessato da due anni dal servizio, mentre quando devi incassare tu stranamente non hanno voglia di lavorare), ma quasi quasi dovevo anche ringraziarla per non avermi fatto un procedimento disciplinare per aver fatto ore in meno senza autorizzazione. Ho lavorato tre anni presso un privato e non avevo mai sperimentato, lì, comportamenti similmente vessatorî.Considerando che nel privato se ne lavorano 40 (se va bene).
Ah, dimenticavo: se sei un funzionario titolare di posizione organizzativa o incarico di elevata qualificazione / elevata responsabilità / alta professionalità / particolare specializzazione, o semplicemente eserciti i poteri dirigenziali in un ente sprovvisto di dirigenza, il lavoro eccedente le 36 ore non ti può essere retribuito né può andare a compensazione da contratto, in quanto si considera assorbito dall'indennità legata alla specifica funzione.
Lo stipendio annuo è più basso, ma comunque quello che dici non è vero visto che gli insegnanti, il personale ATA della scuola e i dirigenti medici (e assimilati) sono gli unici dipendenti della PA che hanno mantenuto gli scatti economici per anzianità, uno o ogni due anni, passando indenni in tal senso alle riforme Bassanini, Brunetta e Madìa.Vero e' che un insegnante entra a 26k e chiude a 26k. Zero incentivi, zero bonus legati alle prestazioni, zero incrementi annuali di RAL, zero benefits.. Pero' quelle 18 ore...
Gli incentivi nella PA sono una cosa rara e di certo non fanno una gran differenza, comunque nella scuola ci sono e sono prevalentemente legati ai progetti a valere dei fondi europei, ai corsi di recupero in orario extracurriculare, agli incarichi di funzione (funzione obiettivo, funzione strumentale) e di collaborazione col dirigente (il collaboratore vicario o primo collaboratore prende qualcosina), però sono tutte cose che estendono l'orario di lavoro effettivo ben oltre le 18 ore e tutto il supplementare se dovesse essere pagato come straordinario sarebbe retribuito ben più rispetto ai quattro soldi che si prendono. Dopo la riforma che ha introdotto l'autonomia scolastica, gli insegnanti comunque hanno un regime giuridico particolare: anche se ciascuna scuola è diventata un'amministrazione autonoma, dotata di personalità giuridica propria, il personale è rimasto dipendente statale, afferente all'attuale Ministero dell'istruzione e del merito e pagato dal Ministero dell'economia e delle finanze (come tutti i ministeriali civili, posti a carico dell'ex Tesoro) e collocato permanentemente in servizio presso un'istituzione scolastica. Questo fa sì che abbiano un trattamento giuridico simile a quello dei distaccati e dei comandati: l'ente di appartenenza (in questo caso, essendo lo Stato, il Ministero dell'economia, che provvede su proprio bilancio alle retribuzioni per tutti i dicasteri) paga loro il trattamento base, mentre la scuola paga l'eventuale trattamento accessorio, rendicontato in un distinto e separato cedolino, che viene emesso solo se c'è qualcosa da pagare. Ci sono miei familiari che hanno fatto 43 anni di servizio in ruolo di cui 20 in regime privatizzato (contrattuale), dei quali 15-16 con l'autonomia scolastica, e hanno avuto il secondo cedolino solo due volte, tanto per farti capire qual è l'incidenza del salario accessorio.
18 ore nella scuola non è part time. È full time.Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggioJMaskelyne considera che nel privato i part-time partono praticamente tutti dalle 20 ore (possono esistere da meno, ma sono pressoché inesistenti)
Il part time è un'altra cosa e cioè una riduzione dell'orario di lavoro con riduzione proporzionale dello stipendio, che esiste anche nella scuola. Esso può essere di due tipi:
1. uno è regolato per legge e, per quanto non previsto dalla legge, dai contratti collettivi e consiste di solito nell'esercizio della prestazione lavorativa per il 75, per il 50, per il 66 o per il 33.3% delle ore di lavoro corrispondenti al tempo pieno, con riduzione articolata in maniera orizzontale e/o verticale, con possibilità nel privato di fare ore supplementari, retribuite con una maggiorazione, sino a raggiungere l'orario di lavoro a tempo pieno, cosa che nella PA invece è tassativamente vietata (parlo di PA e non di pubblico in genere perché il pubblico in regime pubblicistico è un mondo a parte).
Il privato, come la PA, è obbligato per legge a trasformare un rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale, per la percentuale di ore richiesta dal lavoratore, su domanda di quest'ultimo giustificata da comprovate esigenze che possono essere ragioni di cura di sé o di terzi. Tra le ipotesi espressamente previste dalla legge vi sono patologie oncologiche, assistenza nei confronti di figli minori di 3 anni, assistenza a familiari non autosufficienti. Il lavoratore ha diritto in qualsiasi momento a richiedere il ripristino del tempo pieno, che costituisce un obbligo del datore di lavoro. Tutte le trasformazioni devono avvenire entro il termine massimo di 15 giorni. Alcuni contratti estendono le tutele ai genitori di figli di età inferiore a 14 anni e a coloro che hanno superato i 60 anni e/o compiuto 25 anni di servizio e ai lavoratori studenti, per i quali non sussiste l'obbligo di legge avendo già diritto alle 150 ore di permessi retribuiti di cui alla legge 300/1970. Gli extracomunitari titolari di permesso di soggiorno per motivi di studio possono lavorare nel limite di 20 ore settimanali e 1040 annue.
2. la seconda tipologia è il part time originario e cioè un rapporto di lavoro che nasce a tempo parziale all'origine e, come tale, non è modificabile se non con per volontà concomitante di ambo le parti. A parte che per questo non indifferente particolare, per il resto è identica al punto precedente. Anche questa tipologia esiste nella scuola, per le supplenze.
Ma sono retribuiti.e gli straordinari sono la norma.
Se è per questo ci sono materie che non prevedono verifiche scritte, ma loro trovano un sacco di scuse per dire che lavorano troppo, perfino gli insegnanti di educazione fisica ed educazione tecnica, materie che non prevedono verifiche scritte.Poi, se li senti, ti raccontano la storia che loro hanno "i compiti da correggere", quando in media in una classe ci sarà una verifica scritta al mese o ogni due mesi
In realtà, come ho già spiegato il loro ordinamento già prevede che vengano pagati forfetariamente per 36 ore pur facendone 18/22/25, poiché tiene conto del lavoro fuori sede e degli impegni in sede al di fuori delle lezioni. Infatti se vengono trasformati in personale amministrativo/bibliotecario o, nei rari casi in cui ciò è possibile, prestati ad altre amministrazioni, il loro orario di lavoro diviene di 36 ore ma lo stipendio resta lo stesso.
Non è necessario, per gli insegnanti, chiedere la riduzione dell'orario di lavoro per poter esercitare la libera professione. È sufficiente ottenere il nulla osta del dirigente, subordinato a verifica di compatibilità della professione svolta con l'ordinario orario di lavoro subordinato. Per gli avvocati, in base alla legge professionale, la compatibilità sussiste solo se l'insegnamento riguarda materie giuridiche.dato che lavorava pure come avvocato visto che "insegnava" part-time per avere un introito in più
Sicuramente supportata da certificazione medica.si rifiutò di far parte della commissione dell'esame di Stato (maturità) perché "troppo stressante"
Forse volevi scrivere se queste persone avessero dovuto lavorare per un privato, a maggior ragione se a contatto con il pubblico (dato che il privato ha tutto l'interesse ad avere buoni rapporti con il pubblico), e sicuramente anche in qualche paese estero come negli Stati Uniti, le avrebbero fatte correre immediatamente», perché per come hai scritto pare che dovessero andare a correre negli Usa :))se queste persone avessero dovuto lavorare per un privato, a maggior ragione se a contatto con il pubblico (dato che il privato ha tutto l'interesse ad avere buoni rapporti con il pubblico), le avrebbero fatte correre immediatamente, e sicuramente anche in qualche paese estero come negli Stati Uniti.
Comunque sono pienamente d'accordo con te, salvo che però se fossero stati dipendenti di un privato in caso di licenziamento sarebbero potuti andare a piagnucolare dal giudice avendo ottime probabilità di ottenere la reintegrazione retroattiva, percependo dunque anche gli stipendi arretrati come se non fossero mai stati licenziati, oppure un indennizzo pari ad almeno 15 mensilità, senza considerare le separate cause per danni morali, danni biologici da stress, danni psichici o psicologici (mobbing, bossing) etc.. Infatti quello da te esposto non è un giustificato motivo oggettivo così come definito dalla legge 604/1966 (legato cioè a ragioni inerenti l'attività produttiva e l'organizzazione de lavoro e al regolare funzionamento delle stesse), ma per giustificato motivo soggettivo, cioè non un inadempimento contrattuale, che sarebbe giusta causa, bensì una motivazione legata al comportamento, che, per quanto grave, non integra di per sé l'inadempimento. In questo caso in Italia il licenziamento è sostanzialmente vietato (e né la riforma Fornero né il jobs act di Renzi hanno innovato in tal senso anche se i sindacati e in particolare la Cgil continuano a gridare che è stato abolito l'articolo 18, di che cosa non si sa visto che nello statuto dei lavoratori, emanato con legge 300/1970, c'è ancora, seppur riformato), mentre sono ammesse sanzioni disciplinari step by step, che solo in caso di persistenza della condotta contestata possono sfociare in licenziamento.
Nella PA il lavoratore non gode di simili forme di tutela, anzi. Inoltre ricondurre tutta la PA alla scuola e alla sanità è sbagliato. Capisco che sono le amministrazioni con cui volenti o nolenti tutti abbiamo più contatto, ma sono anche quelle che sono regolate dalle norme più favorevoli ai lavoratori, che godono di veri e propri privilegi, quindi non vanno prese a modello per parlare di tutta la PA, altrimenti si incappa in una fallacia logica. Negli enti locali e nelle regioni, tanto per fare un esempio, sono stati istituiti per legge, da anni, gli uffici per i procedimenti disciplinari, e le norme su anticorruzione, antipantouflage, trasparenza, spazzacorrotti e «concretezza», in gran parte grillesche, hanno creato un clima da caccia alle streghe. Dalla riforma del 2009 (il primo Brunetta), l'Istat certifica annualmente un aumento esponenziale dei licenziamenti disciplinari, che oltretutto comportano come conseguenza l'esclusione a vita dal pubblico impiego, dall'impiego alle dipendenze della PA e da tutti gli atti con la PA che richiedono la non esclusione dal pubblico impiego (ad esempio la possibilità di ricevere incartichi libero-professionali). Se vieni licenziato da un privato il licenziamento ha efficacia solo tra te e quel privato, mentre se succede in un ente pubblico esso vale erga omnes. E, siccome nella maggior parte degli enti pubblici comandano i politici, bisogna pure stare attenti perché spesso i procedimenti disciplinari vengono espletati per ragioni puramente strumentali, nel qual caso un pretesto si trova sempre (vedasi quel funzionario università che scoprì che la Fedeli aveva dichiarato il falso dicendo di essere laureata quando in realtà non aveva neanche il diploma di scuola secondaria superiore e andò a raccontarlo ai giornalisti).
Innanzitutto la maggior parte degli ospedali sono presidî delle aziende sanitarie locali (variamente denominate a seconda delle regioni) e dunque il medico ospedaliero e il burocrate, che sono entrambi dirigenti, sono dipendenti della stessa tipologia di amministrazione.ha molte più responsabilità e lavora moltissimo, seppur a parità di stipendio, un medico ospedaliero rispetto al medico burocrate che sta alla ASL e che non combina un tubo
Tanto premesso, facciamo attenzione a non confondere il concetto di responsabilità con quello di mansione. Lavorare molto di più, in senso qualitativo e/o quantitativo, non signfiica avere più responsabilità o maggiori responsabilità. La parola "responsabilità" significa dovere rispondere nei confronti di qualcuno del proprio operato. In tal senso, un medico "burocrate" che fa parte di una commissione per il riconoscimento dell'invalidità civile ha molte più responsabilità del cardiochirurgo che si fa il mazzo in sala operatoria tutti i giorni. Se a quest'ultimo, infatti, l'operazione va male con conseguenti lesioni gravissime in capo al paziente o addirittura la sua morte, non può esserne chiamato a rispondere in sede penale in quanto beneficia dell'esimente di cui all'articolo 51; il certificato rilasciato dal burocrate, invece, in quanto pubblico ufficiale (cosa che non è il cardiochirurgo mentre opera, in quanto non sta esercitando un pubblico potere contribuendo a formare la pubblica volontà), è sindacabile in sede amministrativa e penale. Entrambi sono soggetti a responsabilità erariale, mentre dei danni nei confronti dei pazienti, salvo dolo o colpa grave, risponde l'ente di cui sono dipendenti.
Anzi, devo dire che è individuabile una relazione inversa tra la fatica e le responsabilità, che sembrano inversamente proporzionali alla fatica stessa.
Aggiungo, visto che va di moda confrontare le mele con le pere, che alle dipendenze di un privato di norma non si ha alcuna responsabilità di carattere pubblicistico: il lavoratore risponde unicamente nei confronti del datore di lavoro, in forza del sinallagma che lo lega a lui. Al contrario, se si lavora nel pubblico si detengono responsabilità pubblicistiche a iosa; l'ultimo codice di comportamento, in itinere, addirittura vieta di esprimere sui social network, al di fuori dell'orario di lavoro e sinanche attraverso un nome di fantasia, opinioni contrarie ai principî di inclusività; inutile dire che da certe folli (e incostituzionali) prescrizioni sono esclusi, de iure o de facto, medici e insegnanti.
Nel privato per lavori qualificati non esistono stipendi così bassi, come detto più volte su questo forum se non sbaglio anche dallo stesso @JMaskelyne.Nel privato, pure per lavori qualificati, si fa un full-time 40 ore (come dici te, se va bene) per guadagnare poco più di 1500 euro.
Ti sfido a prendere un contratto collettivo del privato a caso e vedere quanto prende un quadro, quindi confrontarlo con lo stipendio di un funzionario della PA, che è un quadro e nei piccoli e medi enti anche più di un quadro, visto che esercita la funzione dirigenziale.
In realtà ciò che caratterizza la PA a differenza del privato è la finalità solidaristica, sulla base della quale gli stipendi sono perequati tra i vari livelli, ragion per cui la differenza tra il dipendente di livello minimo e quella del dipendente dell'area pre-dirigenziale è ridicola, come se il secondo sussidiasse il primo per ragioni perequaative (risultato di quarant'anni di governi catto-socialisti). Infatti di nei livelli intermedi gli stipendi tra privato e PA si equiparano, mentre nei livelli bassi risultano addirittura più alti nella PA. Nella maggior parte delle amministrazioni il personale ausiliario è stato abolito da anni e sostituito con appalti a privati: ebbene, nella regione ove io lavoravo gli uscieri e quelli che facevano le pulizie, essendo dipendenti di privati, prendono sugli 800-900 euro al mese, mentre se fossero stati dipendenti di categoria A dell'Ente ne avrebbero presi su 1100; i centralinisti ne prendevano 1000, mentre se fossero stati dipendenti di categoria B dell'Ente ne avrebbero presi verso i 1200. Però un C, diplomato, ne prende circa 1300 ed è grossomodo lo stesso stipendio che percepivano le segretarie dello studio medico associato dove lavorava mio padre. Un D, laureato, con tutte le indennità non arrivava a 1450. Nell'agenzia bancaria che era sotto da me, la forbice stipendiale tra quella che faceva le pulizie (che pure non era una dipendente dell'istituto bancario bensì di un'impresa esterna) e il direttore dell'agenzia, livello quadro 1, andava dagli 800 ai 2500 solo di stipendio base, con una gerarchia che comprendeva come intermedi i cassieri e il gestore clienti. Ho parlato sinora di stipendi netti.
Se hai problemi mentali certificati e ti fai riconoscere dal'Inps quale invalido civile e/o portatore di handicap diventi categoria protetta ai sensi della legge 68/1999 e dopo licenziarti diviene impossibile per la PA e a maggior ragione – vedi le tutele di cui sopra – per un privato. Possono solo adibirti a diverse mansioni se non sei idoneo a quella per la quale eri stato assunto. Peraltro i privati con almeno 15 dipendenti devono mantenere un certo rapporto tra lavoratori normodati e lavoratori disabili, altrimenti sono soggetti a rilevanti sanzioni amministrative pecuniarie.pure se hai evidenti problemi mentali
Quello però è lavoro autonomo, che prescinde dal fatto che tu faccia l'insegante. È consentito dalla legge purché preventivamente autorizzato ed entro un massimo di circa seimila euro all'anno, che vanno dichiarati; l'eventuale eccedenza va riversata all'amministrazione di appartenenza. Ovviamente sappiamo che lo fanno tutti in nero e superando ampiamente il massimale.Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggiose sei molto bravo e ti fai un nome puoi sempre arrotondare di molto con le ripetizioni private.
Propensione a cosa?Dalle mie parti c'era un insegnante di liceo con una certa propensione
L'importante è che non ti porti a casa i tuoi alunni diretti, che sarebbe illegale.oltre alle ripetizioni a "tu per tu", faceva pure quelle di gruppo tra studenti di diverse scuole/classiUltima modifica di dottore; 27-06-2023, 21:57.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Ti quoto solo questa parte ma rispondo un po' a tutto quello che hai detto ribadendo il mio precedente "sì, ma come?"Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
Poi possiamo stare a discutere che il problema in Italia è acquisirla quest'esperienza lavorativa e che non si trovi nulla, questo sicuramente. Ma non mi pare che se una persona si laurea allora le porte magicamente si aprano, nonostante l'impegno e il sacrificio che una persona ci mette ai fini di una laurea. Anzi. Se poi una persona si laurea perché gli fa piacere e perché è una soddisfazione personale, allora quello è un altro paio di maniche.
Io sono d'accordissimo con tutto quello che dici. Sono d'accordissimo che l'esperienza lavorativa batta 10 a 1 una laurea come peso in un CV, il problema però è questo, per alcune tipologie di lavoro la selezione dei candidati che non hanno esperienza viene fatta in base alla laurea. In molte multinazionali non interessa minimamente se hai fatto 5 corsi specifici, se non hai una laurea e con un certo voto non ti considerano nemmeno.
Per cui si, prendere una laurea entro i 30 anni è a mio avviso l'unico modo per poter essere assunti in determinate aziende che ti permettano di acquisire determinate competenze per poi ricoprire in futuro determinati ruoli.
Anche perchè ripeto tu dici alla social media manger di fare esperienza anziché buttare tre anni, ma quando si candiderà a posizioni per social media manager e i suoi competitor saranno tutti candidati con la laurea e magari anche 2 dei corsi che dici tu, arriverà sempre dietro. Purtroppo io credo che il mercato del lavoro in Italia faccia pena a dire poco, i salari bassi, la competizione altissima, quindi le poche posizioni nella diciamo top 20% dei salari sono ULTRA competitive e a mio avviso spessissimo in questo top non ci puoi riuscire ad entrare senza aver intrapreso il percorso giusto sin da quando eri giovane.
Se la tua social media manager si dovrà confrontare con 25enni che sono laureate, che hanno fatto già dei corsi, ecc come recupererà questo gap? Come potrà elevarsi in mezzo agli altri candidati?
Poi ovvio alcuni settori / ruoli sono particolarmente skill dipendenti, ad esempio magari quello IT, e quindi forse se hai delle skill effettive anche senza una laurea e senza esperienza qualcuno ti darà la possibilità di dimostrarle, ma in molti altri ambiti non è così e la laurea funge da prima scrematura, se non la hai non puoi incanalarti in certi percorsi che poi ti porteranno a ricoprire determinate posizioni.
Se bastasse candidarsi a stage per ricoprire qualsiasi posizione non lo farebbero tutti? Chi si andrebbe a laureare se dopo il diploma bastasse applicare a stage nella posizione a cui ambisci? Semplicemente perchè non ti chiama nessuno.
Secondo me dici questo perchè non ti sei imbattuto nel mondo del lavoro, inteso che non ti sei imbattuto nel processo di selezione spietato
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ma guarda questi ITS sono una cosa nuova, quando ero maturando io non esistevano. Ad ogni modo non li vedo come una chissà quale grandiosa alternativa, a parte quelli appunto in ambito IT, non credo che questi ITS ti permettano di puntare a posizioni di chissà quale tipo, ok avranno un buon tasso di occupazione ma lo stipendio a 2 - 5 e 10 anni quale sarà?Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggioGli istituti tecnici superiori hanno tassi di occupazione delll'80% a 1 anno dal conseguimento del titolo, nel 92% dei casi in area coerente con l'indirizzo di studi. I corsi (come quelli degli istituti di istruzione e formazione tecnica superiore) sono gratuiti per gli iscritti in quanto finanziati da fondi europei, dal Fondo per l'istruzione tecnologica superiore e da contributi di privati interessati ad assorbire come propri dipendenti le risorse che essi formano. Non so se legalmente sia possibile richiedere qualcosa direttamente agli studenti, ma personalmente non ho mai visto un corso ITS/IFTS a pagamento; alcuni bandi comunque prevedono il limite di età a 29 anni. Purtroppo sono poco conosciuti e molti li scoprono dopo essersi laureati, ragion per cui si immettono fortemente in ritardo sul mercato del lavoro, dopo non essere riusciti a combinare niente con la laurea (se non addirittura con studi ulteriori dopo la laurea). Così come da anni assistiamo a un boom di formazione di nuovi operatori socio-sanitari, figura per la quale basta la licenza media, dotati di lauree magistrali umanistiche.
Già fa pena con la laurea, figuriamoci questo. Inoltre il tasso di occupazione e paragonabile a quello che si ottiene con la maggior parte delle lauree, ad eccezione magari di qualche umanistica.
E anche il percorso ha i suoi pro e i suoi contro, ad es. ok sono gratuiti ma hanno obbligo di frequenza, con impegno importante di 6/8 ore quindi resta difficile lavorare nel mentre, l'università è più flessibile, ti da maggiori possibilità di lavorare magari nel mentre, non avendo quasi mai obbligo di frequenza ecc.
Ad ogni modo certo questi ITS sono una bella novità / introduzione, ma ti impegnano comunque 2 anni, quindi non ci vedo questo particolare sgravio rispetto alla laurea.
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dai ma se non era sarcasmo di cosa stiamo parlando?Originariamente inviato da AC1000 Visualizza il messaggio
Hai perfettamente ragione!
E per averne la conferma basta solo fare una banale ricerca su Google, ad esempio "lavori meglio pagati senza laurea" e si scopriranno molte cose interessanti, con stipendi che arrivano talvolta a sfiorare gli 8 mila euro.
L'ho googlato e ho consultato le prime 3 pagine web, si passa dall'estetista al project manager. Come cazz fa uno a diventare project manager senza laurea, voglio vederli.
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Ripeto, ok avete correttamente svalutato la laurea ma non avete offerto nessuna soluzione alternativa.
Sono stati menzionati gli ITS, e l'immediato accesso nel mondo del lavoro. Come se un 18enne esce dalle superiori e può applicare in ferrero a fare il project manager, ma dai.
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Traduzione in italiano, per favore.Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggioChi si andrebbe a laureare se dopo il diploma bastasse applicare a stage nella posizione a cui ambisci?BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Innanzitutto si esce dalle superiori a 19 anni. Io ne avevo 18 perché ero avanti di un anno. In secondo luogo, ti prego di tradurre il verbo inglese to apply in italiano, lingua in cui "applicare" significa tutt'altra cosa.Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggioCome se un 18enne esce dalle superiori e può applicare in ferrero a fare il project manager, ma dai.
In ultimo, ti informo che i corsi degli istituti tecnici superiori hanno esiti occupazionali che le lauree si sognano.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Scusami ma tu hai visto su Almalaurea qual è lo stipendio medio a 5 anni da una laurea o di una laurea magistrale?Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggioma guarda questi ITS sono una cosa nuova, quando ero maturando io non esistevano. Ad ogni modo non li vedo come una chissà quale grandiosa alternativa, a parte quelli appunto in ambito IT, non credo che questi ITS ti permettano di puntare a posizioni di chissà quale tipo, ok avranno un buon tasso di occupazione ma lo stipendio a 2 - 5 e 10 anni quale sarà?
Ad ogni modo certo questi ITS sono una bella novità / introduzione, ma ti impegnano comunque 2 anni, quindi non ci vedo questo particolare sgravio rispetto alla laurea.
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BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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perchè non è chiaro?Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggioTraduzione in italiano, per favore.
Intendevo dire che, se bastasse diplomarsi, andare su un portale di annunci di lavoro e inviare il cv per quelle posizioni che sono di tuo interesse, quasi nessuno continuerebbe il percorso all'università, se il diploma bastasse. Ora è meglio?
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Non concordo, appena googlato a 3 anni da una laurea in ingegneria il tasso di occupazione è del 91%.Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggioInnanzitutto si esce dalle superiori a 19 anni. Io ne avevo 18 perché ero avanti di un anno. In secondo luogo, ti prego di tradurre il verbo inglese to apply in italiano, lingua in cui "applicare" significa tutt'altra cosa.
In ultimo, ti informo che i corsi degli istituti tecnici superiori hanno esiti occupazionali che le lauree si sognano.
So che sei un nazi dell'italiano corretto ma non serve necessariamente fare sofismi quando si capiva benissimo. Applicare a posizioni aperte, è un gergo diffuso. Fare application, applicare, sarà slang, ma l'avrebbe capito chiunque
E aggiungo che il tasso di occupazione è un indicatore che lascia il tempo che trova perchè bisogna capire quale posizione con quali prospettive soprattutto
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