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SBOCCHI CON UNA LAUREA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE

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  • #16
    Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
    ... Ti posso nominare il proprietario di una pizza al taglio nel mio paese di origine che ha una villa "superlusso" con piscina, giardiniere e domestica tutto il giorno e tutti i giorni, il proprietario di una pizzeria sempre del mio paese che ha una Ferrari, ...
    Gli esempi fatti, specie per realtà di piccoli paesi, denotano con ogni probabilità il profilo dell'evasore fiscale.

    Comunque è anche vero che la laurea non è per forza necessaria per arrivare a posizioni professionali ad alto reddito.

    Ti faccio un esempio della scorsa settimana. Stavo andando in aereo a Roma e accanto a me stava seduto un pilota fuori servizio e casualmente siamo finiti a parlare di lavori e stipendi, e costui mi ha detto che il settore aeronautico in Italia è quello, o uno di quelli, dove girano i salari più elevati. Un pilota comandante con 20 anni di anzianità ha una retribuzione annua lorda superiore ai 150 mila euro se lavora in una low cost, la quale RAL però può superare abbondantemente i 200 mila in una compagnia di bandiera, cioè ben oltre gli 8000 euro netti. E per diventare pilota basta un qualsiasi diploma di scuola superiore e circa 120-140 mila euro da investire per conseguire le licenze di volo, cifra non distante da quanto necessario per arrivare ad una laurea magistrale in Bocconi, Luiss, Cattolica o simili.
    Sempre per stare nel settore mi ha parlato dei controllori di volo. Un controllore dell'area romana di media esperienza (quindi sui 45 anni di età) guadagna circa 150 mila euro annui (RAL), pari a circa 7000 euro annui, includendo premi, bonus, straordinari ecc. per sfiorare gli 8 mila all'apice della carriera. E parliamo di un'attività per la quale fino a non molti anni fa era sufficiente solo la terza media (ora si è passati ad un diploma qualsiasi).
    Continuando con gli esempi mi parlava del personale aeroportuale (addetti al check-in, impiegati di scalo, tecnici, operai e manovali) le cui retribuzioni sono mediamente superiori del 10-15 % rispetto ai loro pari mansioni del settore privato, con in più eventuali bonus (corporate benefit, biglietti aerei gratis, ecc.)
    Per concludere e passare a profili per laureati: tra gli ingegneri l'aeronautico è quello con la retribuzione più elevata (assieme a specializzazioni di nicchia come gli ingegneri petroliferi o minerari, ma in Italia sono quasi inesistenti), superiore fino al 20% rispetto agli ingegneri meno pagati (come ad esempio i gestionali).

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    • #17
      Originariamente inviato da Marius Visualizza il messaggio
      In linea di principio ha senso, quello che pero' e' vero e' che se una persona volesse essere assunta da una societa' medio/grande la laurea e' un prerequisito per candidarsi alla maggior parte delle posizioni aperte. Poi se mi chiedi se e' realmente necessaria al corretto svolgimento del lavoro sesso la risposta e' per la maggior parte di queste posizioni "no". E' solo che le aziende possono permettersi di fare selezione nel modo che piu' ritengono opportuno e immagino che un candidato laureato vs uno non laureato, dia una impressione migliore
      Scusa Marius, ma non sono d'accordo. Secondo me invece ci è stato talmente introiettato dalla società (e non dai datori di lavoro o dal mercato) che serva una laurea per elevarsi socialmente o essere considerati rispettabili, che ormai l'università è vista come tappa obbligata da chiunque. Era vero così cinquant'anni fa, ai tempi in cui diventare avvocato era sinonimo di prestigio, ma le cose al giorno d'oggi sappiamo bene che sono all'opposto. Il problema è che non riusciamo a pensare diversamente, come se la laurea fosse necessaria quanto il diploma di scuola superiore, perché se è vero che senza l'ultimo non si va da nessuna parte, la prima non è in alcun modo necessaria per elevarsi socialmente e/o per avere un lavoro ben retribuito.
      Per tantissime posizioni non serve la laurea, perché se io devo essere assunto da una grande società, ma poi sono de facto (e forse anche de jure) un addetto alla segreteria, mi spieghi perché dovrei laurearmi? Poi tu mi dici che una grande società la chiede, ma io non ne capisco il senso. A Budapest ho conosciuto un italiano laureato in Giurisprudenza, che da quanto ho capito ha anche sofferto la laurea (mi ha detto di essersi laureato a 30 anni) e che non sa mettere quattro parole di fila in un italiano corretto, di un'ignoranza spaventosa, ma questo a noi non interessa; lui lavora presso un'importante multinazionale nel customer service ed è addetto ai clienti italiani, penso che sia praticamente un addetto alla segreteria. Mi spieghi perché prendersi una laurea in Giurisprudenza, impiegarci tempo, soldi e impegno, quando poteva fare questo fin dall'inizio dopo il diploma? E no, non fa consulenze legali, anche perché ha la stessa posizione di un'altra italiana che sta lì e laureata in Scienze motorie.

      Poi, tu mi puoi venire a dire che ci sono lauree, come Economia e Giurisprudenza, che magari se fatte a dovere, corredate da un buon curriculum e fatte non "tanto per", possono aprire più porte, come lavorare in una big four o in una law firm (i grandi studi legali internazionali che si stanno diffondendo, con sede a Roma e a Milano), ma almeno in Italia e il più delle volte anche all'estero ormai manco quello conviene: sei sei un "associate", perché per forza di lì parti, ti massacrano di lavoro, con ritmi da schiavo assolutamente disumani, iper stressanti, in cui torni a casa a mezzanotte, per poi prendere quei 1500/2000 euro lordi al mese. E allora a quel punto ti chiedi perché non te ne sei andato a fare il commesso nel negozio di una catena di abbigliamento per fare la gavetta e diventare poi direttore in un punto vendita, perché saresti stato molto meno stressato, avresti fatto molte meno ore e molto probabilmente avresti guadagnato pure di più. O anche a imparare a fare il cuoco e/o a gestire ristoranti, o ad aprire una tua attività dopo aver consolidato esperienza, dico per dire. Mi viene in questo momento in mente Iginio Straffi (per capirci, quello che si è inventato le Winx), che ha fondato ed è amministratore delegato della Rainbow, penso la più grande casa di produzione in Italia di cartoni animati, che vengono esportati in tutto il mondo e infatti il fatturato è sugli 80 milioni di euro: non è laureato. O meglio, ha lasciato l'università, comunque non è laureato, e si è fatto la gavetta e l'esperienza nell'animazione e nell'editoria.

      La laurea, ovviamente parlando in termini generali, secondo me non serve proprio a niente per la stragrande maggioranza delle posizioni. Se poi, come tu dici, un'azienda la chiede ma in realtà non serve per la posizione, sbagliano loro, oltre al fatto che si tratta di annunci spesso mascherati per assumere persone raccomandate, per come la vedo io.
      Chiaro che se io devo fare il chimico, come dicevo, mi serve una laurea in Chimica (e bisogna pure vedere quanto mi conviene diventare un chimico, magari anche in questo caso potrei benissimo non fare l'università e fare altro che mi retribuisce meglio fin da subito). Ma se io voglio lavorare nel marketing, posso benissimo non essere laureato, a volerci allargare tutt'al più frequentare un corso di 30 ore, che mi dà pure più esperienza pratica di una laurea della durata di tre anni in Scienze della comunicazione.
      Secondo me solo una persona annebbiata può pensare che nel 2023 la laurea sia necessaria, perché ormai è un accessorio inflazionatissimo. Chiaro che poi ogni cosa va contestualizzata, e infatti io parlo in termini generali.
      Ultima modifica di gnugno; 23-05-2023, 17:24.

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      • #18
        Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio

        Scusa Marius, ma non sono d'accordo. Secondo me invece ci è stato talmente introiettato dalla società (e non dai datori di lavoro o dal mercato) che serva una laurea per elevarsi socialmente o essere considerati rispettabili, che ormai l'università è vista come tappa obbligata da chiunque. Era vero così cinquant'anni fa, ai tempi in cui diventare avvocato era sinonimo di prestigio, ma le cose al giorno d'oggi sappiamo bene che sono all'opposto. Il problema è che non riusciamo a pensare diversamente, come se la laurea fosse necessaria quanto il diploma di scuola superiore, perché se è vero che senza l'ultimo non si va da nessuna parte, la prima non è in alcun modo necessaria per elevarsi socialmente e/o per avere un lavoro ben retribuito.
        Per tantissime posizioni non serve la laurea, perché se io devo essere assunto da una grande società, ma poi sono de facto (e forse anche de jure) un addetto alla segreteria, mi spieghi perché dovrei laurearmi? Poi tu mi dici che una grande società la chiede, ma io non ne capisco il senso. A Budapest ho conosciuto un italiano laureato in Giurisprudenza, che da quanto ho capito ha anche sofferto la laurea (mi ha detto di essersi laureato a 30 anni) e che non sa mettere quattro parole di fila in un italiano corretto, di un'ignoranza spaventosa, ma questo a noi non interessa; lui lavora presso un'importante multinazionale nel customer service ed è addetto ai clienti italiani, penso che sia praticamente un addetto alla segreteria. Mi spieghi perché prendersi una laurea in Giurisprudenza, impiegarci tempo, soldi e impegno, quando poteva fare questo fin dall'inizio dopo il diploma? E no, non fa consulenze legali, anche perché ha la stessa posizione di un'altra italiana che sta lì e laureata in Scienze motorie.

        Poi, tu mi puoi venire a dire che ci sono lauree, come Economia e Giurisprudenza, che magari se fatte a dovere, corredate da un buon curriculum e fatte non "tanto per", possono aprire più porte, come lavorare in una big four o in una law firm (i grandi studi legali internazionali che si stanno diffondendo, con sede a Roma e a Milano), ma almeno in Italia e il più delle volte anche all'estero ormai manco quello conviene: sei sei un "associate", perché per forza di lì parti, ti massacrano di lavoro, con ritmi da schiavo assolutamente disumani, iper stressanti, in cui torni a casa a mezzanotte, per poi prendere quei 1500/2000 euro lordi al mese. E allora a quel punto ti chiedi perché non te ne sei andato a fare il commesso nel negozio di una catena di abbigliamento per fare la gavetta e diventare poi direttore in un punto vendita, perché saresti stato molto meno stressato, avresti fatto molte meno ore e molto probabilmente avresti guadagnato pure di più. O anche a imparare a fare il cuoco e/o a gestire ristoranti, o ad aprire una tua attività dopo aver consolidato esperienza, dico per dire. Mi viene in questo momento in mente Iginio Straffi (per capirci, quello che si è inventato le Winx), che ha fondato ed è amministratore delegato della Rainbow, penso la più grande casa di produzione in Italia di cartoni animati, che vengono esportati in tutto il mondo e infatti il fatturato è sugli 80 milioni di euro: non è laureato. O meglio, ha lasciato l'università, comunque non è laureato, e si è fatto la gavetta e l'esperienza nell'animazione e nell'editoria.

        La laurea, ovviamente parlando in termini generali, secondo me non serve proprio a niente per la stragrande maggioranza delle posizioni. Se poi, come tu dici, un'azienda la chiede ma in realtà non serve per la posizione, sbagliano loro, oltre al fatto che si tratta di annunci spesso mascherati per assumere persone raccomandate, per come la vedo io.
        Chiaro che se io devo fare il chimico, come dicevo, mi serve una laurea in Chimica (e bisogna pure vedere quanto mi conviene diventare un chimico, magari anche in questo caso potrei benissimo non fare l'università e fare altro che mi retribuisce meglio fin da subito). Ma se io voglio lavorare nel marketing, posso benissimo non essere laureato, a volerci allargare tutt'al più frequentare un corso di 30 ore, che mi dà pure più esperienza pratica di una laurea della durata di tre anni in Scienze della comunicazione.
        Ciao gnugno!
        Non sono totalmente d'accordo con la tua opinione ma ti posso assicurare che l'idea che vi voglia obbligatoriamente il "pezzo di carta", é ver e molto diffusa.
        Devo però controbattere nel momento in cui affermi che, con un diploma del liceo, si possa trovare lavoro.
        Sono uscito dal liceo con una votazione di 94/100 e, nonostante abbia mandato molti curriculum, per il momento non ho trovato niente.
        Un curriculum ricco di esperienze conta certamente più di una triennale in Scienze della Comunicazione ma il problema sta proprio nel dover trovare dei lavori che possano fare curriculum.
        La laurea, alla fine, diventa la scelta più ragionevole.
        Per quanto riguarda l'esame di Statistica, avendo io personalmente difficoltà in matematica, lo trovo difficile.

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        • #19
          Originariamente inviato da AC1000 Visualizza il messaggio

          Gli esempi fatti, specie per realtà di piccoli paesi, denotano con ogni probabilità il profilo dell'evasore fiscale.

          Comunque è anche vero che la laurea non è per forza necessaria per arrivare a posizioni professionali ad alto reddito.
          Mea culpa perché io io ho parlato di "paese", che come termine è fuorviante e quindi può far pensare anche ad un paesino, ma comunque sono originario di un comune dell'Italia centrale che, sulla carta, fa più 40 mila abitanti, ma effettivi secondo me sono molti meno, sui 30 mila scarsi, perché moltissimi hanno solamente la residenza e poi non vi abitano, tornando in maniera assai sporadica: chi vuole andare all'università va fuori, molti vivono regolarmente a Roma (o in altre città) non tornando pressoché mai, e molti vi pendolano per lavorare e ci rimangono, tornando solamente nel weekend.
          Dico questo per dirti che dubito in entrambi i casi che si tratti di evasori fiscali: la pizza al taglio ha un locale enorme e fa prezzi competitivi, mentre per quanto riguarda la pizzeria (con il proprietario che ha una Ferrari) è molto rinomata e frequentatissima, ed emette sempre lo scontrino, pensa che ha pure alzato i prezzi.

          Detto questo, per quanto riguarda il discorso dell'aeronautica non so che dirti perché non è un argomento di cui sono informato, ma so bene che gli stipendi dei piloti siano ottimi - mentre non ero a conoscenza delle cifre che mi hai riportato per la licenza di volo, che comunque si aggira intorno a quella da tassista (con quest'ultima che viene trasmessa di padre in figlio). Mi preme dire che però, indicativamente, la Luiss costa sui 10 mila euro l'anno mentre la Bocconi sui 15 mila euro (costi comunque altissimi, sia chiaro). Pensa che io conosco una persona che per laurearsi in Giurisprudenza alla Luiss ci ha impiegato otto anni: il primo anno fuori corso credo che ti facciano pagare una cifra bassa (non ricordo, mi pare sui tremila euro), dopodiché paghi la retta normale. La persona in questione ha speso la bellezza di almeno 70 mila euro per laurearsi in Giurisprudenza alla Luiss e attualmente è praticante avvocato (ergo, tirocinante) in uno studio legale che non è nemmeno quello di famiglia, ma presso un ente pubblico. Follia pura spendere migliaia di euro per qualcosa del genere. Ma conosco diverse persone così, tra cui una che non è che navighi nell'oro, però ha studiato Giurisprudenza alla Luiss.
          Chi pensa che l'università sia necessaria per un alto status sociale nel 2023, non ha proprio capito niente. Al massimo mi si può venire a dire che magari se uno si laurea in Infermieristica poi trova lavoro, quello sì (però sia chiaro, sappiamo tutti che Infermieristica non è una laurea che dà status sociale). O se uno vuole laurearsi col fine dei concorsi.
          Ma se uno deve mettersi a fare Scienze della comunicazione, o anche Giurisprudenza, Economia o quello che è (o anche fosse una laurea in qualche scienza dura, eh) con l'idea che lo aiuti a trovare un lavoro ben retribuito, lo dico schiettamente: per me è un co*****e.
          Molto meglio cercarsi un lavoro dopo il diploma e apprenderlo bene.

          Originariamente inviato da micheleleccese02 Visualizza il messaggio
          Ciao gnugno!
          Non sono totalmente d'accordo con la tua opinione ma ti posso assicurare che l'idea che vi voglia obbligatoriamente il "pezzo di carta", é ver e molto diffusa.
          Devo però controbattere nel momento in cui affermi che, con un diploma del liceo, si possa trovare lavoro.
          Sono uscito dal liceo con una votazione di 94/100 e, nonostante abbia mandato molti curriculum, per il momento non ho trovato niente.
          Un curriculum ricco di esperienze conta certamente più di una triennale in Scienze della Comunicazione ma il problema sta proprio nel dover trovare dei lavori che possano fare curriculum.
          La laurea, alla fine, diventa la scelta più ragionevole.
          Per quanto riguarda l'esame di Statistica, avendo io personalmente difficoltà in matematica, lo trovo difficile.
          Scusami, tu pensi davvero che se allora ti laurei in Scienze della comunicazione (e parliamo di Scienze della comunicazione, non di Ingegneria gestionale, per dire) il lavoro lo trovi?...
          In Italia, soprattutto nel centro-sud, il lavoro non si trova in termini aprioristici se non si ha raccomandazione. Non c'entra niente il discorso della laurea.
          In una grande città, nonostante io parli fluentemente inglese e francese, con ottima propensione al contatto con il pubblico, non sono riuscito a trovare nulla come part-time durante l'università, e ti parlo di lavori sostanzialmente da commesso (in cui quindi già a CV dovrei spiccare rispetto alla media delle persone, dato che non avrei problemi a interagire con turisti).
          Poi ok, tu mi puoi venire che è meglio avere una laurea che non averla, ma secondo me se tanta gente si fosse messa subito a lavorare, avrebbe visto molto più soldi fin dall'inizio. Ho pure un parente, non laureato, con cui non ho rapporti, che sta nel consiglio di amministrazione di una società avendo cominciato come commesso e adesso lavora al Nord. Io sono dell'idea che i suoi soldi se li fa. Chiaro che qualche inciucio l'ha fatto e l'ha aiutato moltissimo avere delle conoscenze fondamentali.
          Comunque di matematica in statistica ce n'è poca, si tratta per lo più di imparare le formule e saperle applicare. Se non riesci a superare un esame statistica in un corso di laurea in Scienze della comunicazione, in cui il livello di un esame di statistica è basso (con tutto il rispetto possibile, però bisogna pure essere oggettivi), è grave.

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          • #20
            gnugno capisco il tuo discorso, esistono sicuramente persone che con la quinta elementare sono diventate milionarie, ma per lavori qualificanti, ben pagati e in grandi società oggi (20 anni fa no) la laurea e' indispensabile.
            Se non hai esperienza pregressa, sei giovane e non hai particolari competenze, la laurea e' necessaria anche solo per candidarti.
            Quindi, a meno che un giovane voglia fare l'artigiano o l'imprenditore, la laurea e' indispensabile. Poi concordo con te che i laureati in scienze della comunicazione, ma anche in scienze politiche, o in lauree umanistiche non siano tra i profili piu' ricercati.

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            • #21
              Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
              O anche a imparare a fare il cuoco e/o a gestire ristoranti, o ad aprire una tua attività dopo aver consolidato esperienza, dico per dire. Mi viene in questo momento in mente Iginio Straffi (per capirci, quello che si è inventato le Winx), che ha fondato ed è amministratore delegato della Rainbow, penso la più grande casa di produzione in Italia di cartoni animati, che vengono esportati in tutto il mondo e infatti il fatturato è sugli 80 milioni di euro: non è laureato. O meglio, ha lasciato l'università, comunque non è laureato, e si è fatto la gavetta e l'esperienza nell'animazione e nell'editoria.
              Io credo invece tu faccia un po' troppa confusione, forse per riassumere i tuoi concetti in poche righe. Ma non puoi parlare di dipendenti e poi di imprenditori in maniera uguale. Per essere chiari: serve la laurea per fare lavori amministrativi? Spesso no. E' richiesta dalle aziende? Si. E' giusto? No, ma alla fine questo e' il sistema, che ti piaccia o meno non lo cambi.
              A me sembra lineare.

              Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
              Ma se uno deve mettersi a fare Scienze della comunicazione, o anche Giurisprudenza, Economia o quello che è (o anche fosse una laurea in qualche scienza dura, eh) con l'idea che lo aiuti a trovare un lavoro ben retribuito, lo dico schiettamente: per me è un co*****e.
              Molto meglio cercarsi un lavoro dopo il diploma e apprenderlo bene.
              Io credo invece che tu non abbia capito il concetto: io azienda il lavoro dopo il diploma non te lo do, se non un lavoro da operaio, magari anche non specializzato (ho estremizzato perche' non applicabile a tutti, ma il concetto e' questo)

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              • #22
                Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                in Ungheria invece devi per forza diplomarti da un gymnázium e totalizzare un determinato numero di punti al liceo per accedere ad un corso di laurea
                È così praticamente dappertutto.
                Tolti i paesi di lingua inglese e la Finlandia, che hanno sistemi di istruzione secondaria peculiari, generalmente l'istruzione secondaria si suddivide in due canali, uno speculativo (che negli ordinamenti in lingua tedesca si chiama Gymnasium, in Francia lycée, in Spagna bachillero), corrispondente al nostro liceo (che però nella maggior parte degli altri stati è unico e semmai offre delle differenziazioni interne), e uno professionale. L'istruzione tecnica è una specificità italiana, che non trova corrispondenti in giro per il mondo (tra l'altro in Italia non ha più senso di esistere dal momento che, con l'introduzione dell'obbligo di laurea per l'abilitazione a quasi tutte le professioni, è venuta meno la finalità per cui era stata progettata, cioè di formare professionisti). Per accedere all'università è normalmente obbligatorio possedere il titolo finale di queste scuole speculative (che in Francia si chiama baccalauréat), mentre l'istruzione professionale o non consente in re ipsa la prosecuzione degli studi (poi magari esiste l'ammissione su dossiér, ma trattasi di ipotesi eccezionali limitate nei fatti a pochissimi casi).
                Anche in Italia una volta era così: con il liceo classico ci si poteva iscrivere ai corsi delle facoltà di Lettere e filosofia e Giurisprudenza, con gli altri licei ai corsi di tutte le facoltà tranne le due nominate, con l'istituto magistrale ai corsi delle facoltà di Magistero e con gli istituti tecnici solo a specifici corsi coerenti con l'indirizzo degli studi secondari, mentre con i professionali non si poteva accedere all'università. In compenso con una laurea era possibile iscriversi a qualsiasi corso di laurea. Con la riforma del 1969, fu introdotto il diploma di maturità e fu stabilito che qualsiasi maturità conseguita all'esito di corso di durata quinquennale o corso biennale post-qualifica degli istituti professionali fosse possibile iscriversi a qualsiasi corso universitario; se invece si possedeva un diploma di maturità conseguito al termine di un corso di durata quadriennale, si poteva frequentare un corso annuale integrativo (senza esami finali).
                Con la legge 53/2003, nota come riforma Moratti, sia gli istituti tecnici sia quelli professionali sarebbero stati liceizzati e la formazione professionale, nel rispetto del nuovo titolo V della parte II della Costituzione, sarebbe passata alle regioni. Come sappiamo quella riforma fu fatta a pezzi dalla sinistra a suon di decreti-legge. Oggi abbiamo due tipologie di istruzione professionale, una di Stato (che però è stata completamente assimilata nella scuola secondaria di secondo grado per aggirare il dettato costituzionale) e una regionale (quasi sempre erogata da privati convenzionati). Quest'ultima rilascia attestati di qualifica che non hanno natura di titoli di studio in quanto estranei al sistema di istruzione, e infatti non dànno accesso all'università.

                Poi, permettetemi di dire che Scienze della comunicazione è il corso di laurea che, per antonomasia, ha la cattiva nomea. Sì, ci sono corsi di laurea della classe più seri e meno seri, e questo lo sappiamo tutti qui, però il datore di lavoro medio e le persone in generale manco lo sanno.
                Non sanno cosa si studia a Scienze della comunicazione; è quello il problema.

                Proprio ieri parlavo per telefono con una mia parente, meridionale, ignorante (nel senso che è oggettivamente una persona ignorante, nonostante sia un'insegnante) con un figlio universitario poco più giovane di me, convintissima che al giorno d'oggi "senza laurea non si va da nessuna parte, il pezzo di carta serve". Le ho fatto notare che non sono d'accordo e che quantomeno la cosa vada contestualizzata, ma non ne ha voluto sapere, talmente le è stato introiettato in capoccia.
                Cosa c'entra in questo il fatto che è meridionale?

                Chiara Ferragni (poi che sia un'ebete è un altro paio di maniche, comunque i soldi li ha fatti e non è laureata).
                Ma non era laureata alla Bocchini?

                PS: non lo dico con cattiveria, ma dovresti ripassare anche come utilizzare i vari tempi verbali, ad esempio il passato remoto per riferirsi al 2022 lo trovo improprio, è più conoscono un passato prossimo.
                In realtà è una questione di rilevanza rispetto al presente. Io sono nato nel 1984: dico così perché sono ancora vivo e mi esprimerei allo stesso modo pure se fossi nato nel 1934. Pino Mango nacque nel 194, perché è morto: se dicessi «Pino Mango è nato nel 1954», lascerei intendere che è vivo.
                Poi su queste cose ci sono enormi variabili regionali. Ad esempio in Sicilia e in Sardegna il passato prossimo praticamente non esiste in quanto le lingue locali, che ovviamente influenzano anche l'italiano vivo, sono molto conservative rispetto al latino, in cui non c'era; al contrario in Lombardia praticamente non esiste il passato remoto, per cui escono fuori certe vongole…
                Nella fattispecie, hai ragione nella misura in cui l'azione descritta, sebbene indubbiamente conclusa, si riverbera sul presente.
                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                • #23
                  Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                  Tra l'altro, scusate se mi intrometto, ma io rimango davvero perplesso da tutta questa gente, spesso disperata, che ritiene che la laurea sia una sorta di condicio sine qua non; una sorta di percorso necessario che altrimenti non .

                  PS: non lo dico con cattiveria, ma dovresti ripassare anche come utilizzare i vari tempi verbali, ad esempio il passato remoto per riferirsi al 2022 lo trovo improprio, è più conoscono un passato prossimo.
                  Mediamente gli stipendi dei laureati sono più alti dei non laureati. I dati dicono questo.

                  Poi ti ho letto scrivere l'esempio delle pizzerie, ovvero di imprenditori. è chiaro che se sei imprenditore non serve nessun titolo di studio, basta che la tua attività produca utile.

                  Per la strada del dipendente invece spesso anche i laureati fanno molta fatica a trovare lavoro, figuriamoci una persona che è solo diplomata. Può mandare milioni di CV e non ricevere nessun riscontro.

                  Per cui sicuramente in parte concordo sul fatto che la laurea conti poco nulla e che non sia uno strumento così utile per elevarsi socialmente ma il problema sostanziale è che non vi sono molte alternative. Se tutti fossimo capaci di aprire la chupiteria che ci fa diventare milionari lo faremmo.

                  Per quanto riguarda poi la strada imprenditoriale ti ricordo che, sempre i dati, ci mostrano che oltre il 50% delle imprese FALLISCE entro 5 anni.
                  E bar, pizzerie e tutto questo genere di attività che possono essere intraprese da quasi chiunque hanno un tasso molto più elevato di fallimento.

                  Va bhe non c'è bisogno che continui. Sostanzialmente hai dato addosso alla laurea ma non hai proposto un percorso alternativo, se non menzionare lavorare subito dopo il diploma. Come se il mondo del lavoro spalancasse le porte ai neodiplomati.

                  E sì, mi schiero tra i disperati che credono / sperano la laurea possa migliorare le proprie condizioni socio economiche

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                  • #24
                    Originariamente inviato da Marius Visualizza il messaggio
                    In linea di principio ha senso, quello che pero' e' vero e' che se una persona volesse essere assunta da una societa' medio/grande la laurea e' un prerequisito per candidarsi alla maggior parte delle posizioni aperte. Poi se mi chiedi se e' realmente necessaria al corretto svolgimento del lavoro sesso la risposta e' per la maggior parte di queste posizioni "no". E' solo che le aziende possono permettersi di fare selezione nel modo che piu' ritengono opportuno e immagino che un candidato laureato vs uno non laureato, dia una impressione migliore
                    Io ho lavorato per circa tre anni in una compagnia telefonica multinazionale; facevo il customer care specialist, cioè mi occupavo di CRM e assistenza clienti su code e canali specifici, per offrire supporto specialistico di livello avanzato (front line prevalentemente di secondo livello, middle office e back office). All'epoca non ero laureato ma studiavo all'università. Per potermi fare assumere non ti dico quante agenzie per il lavoro mi sono girato: ce n'era una che cercava esclusivamente con determinate tipologie di diplomi (non ricordo quali ma non certamente quelli dei licei); quasi tutte le altre mi dicevano che il mio profilo andava bene ma che non mi potevano proporre a tale società in quanto questa non voleva né laureati né persone prossime alla laurea. Alla fine nascosi la laurea e non solo mi presero, ma mi fecero un contratto di 6 mesi quando a tutti gli altri lo facevano di 1 o 2 mesi, in quanto mi ritennero più bravo. Standoci dentro, ho poi saputo che il motivo per cui non assumevano laureati è che in passato, al momento dell'apertura, avevano assunto prevalentemente con forme contrattuali per le quali avevano raccattato pubbliche prebende, come per esempio l'allora contratto di formazione e lavoro; per poter godere dei beneficî dovevano assumere persone che avessero determinate caratteristiche e questo limitava fortemente la loro discrezionalità, ragion per cui si ritrovarono con il call center (solo inbound perché all'epoca outbound non esistevano, e rigorosamente in house) pieno di laureati. Quando si è trattato di fare selezioni per altre figure, queste persone avevano una serie di aspettative ma, ovviamente, non era possibile accontentarle tutte, visto che le customer operations (poi esternalizzate) all'epoca comprendevano più della metà dei dipendenti totali e un'altra buona fetta se ne andava con i tecnici di rete (che nemmeno erano laureati, ovviamente). Per questo motivo preferivano non assumere più laureati, anche perché a parità di mansioni li pagavano di più (non ho mai saputo se ciò fosse vero, ma così dicevano).
                    Va detto, di contro, che la stessa compagnia telefonica per mansioni che rientrano nello stesso livello contrattuale del customer care agent e del customer care specialist, che richiede il diploma e non la laurea, assume solamente laureati di max 28 anni e peraltro a condizioni folli (ora le cose saranno cambiate perché c'è l'obbligo di rimborso spese, ma all'epoca facevano un percorso composto da due stages completamente gratuiti di 6 mesi ciascuno, uno alle customer operations alternate tra assistenza e negozio e un altro a rotazione su varie direzioni, seguìti da contratto di apprendistato). Diciamo che si portano avanti rispetto al titolo che sarà richiesto a uno step di carriera superiore, ma intanto ti fanno svolgere mansioni per le quali la laurea, da contratto, non è richiesta, e ti pagano come se non l'avessi.

                    Originariamente inviato da AC1000 Visualizza il messaggio
                    Gli esempi fatti, specie per realtà di piccoli paesi, denotano con ogni probabilità il profilo dell'evasore fiscale.
                    Non direi. Forse elusore, nel senso che sfrutta le norme fiscali a proprio vantaggio. Per esempio costituisci una società di capitale e intesti tutto ad essa, in modo tale da risultare nullatenente a titolo personale e di ridurre i reddito imponibile della società attraverso le fatture emesse nei suoi confronti per beni che in realtà utilizzi a titolo personale. Lo fanno anche alcune e medie grandi imprese concedendo ad esempio, come benefit, un'auto a un dipendente con la precisazione che la può usare anche per i caxxi propri e non solo per servizio (nella PA questo sarebbe un reato e si chiama peculato).

                    Ti faccio un esempio della scorsa settimana. Stavo andando in aereo a Roma e accanto a me stava seduto un pilota fuori servizio e casualmente siamo finiti a parlare di lavori e stipendi, e costui mi ha detto che il settore aeronautico in Italia è quello, o uno di quelli, dove girano i salari più elevati. Un pilota comandante con 20 anni di anzianità ha una retribuzione annua lorda superiore ai 150 mila euro se lavora in una low cost, la quale RAL però può superare abbondantemente i 200 mila in una compagnia di bandiera, cioè ben oltre gli 8000 euro netti. E per diventare pilota basta un qualsiasi diploma di scuola superiore e circa 120-140 mila euro da investire per conseguire le licenze di volo, cifra non distante da quanto necessario per arrivare ad una laurea magistrale in Bocconi, Luiss, Cattolica o simili.
                    Tra l'altro il vecchio istituto tecnico aeronautico consentiva di conseguire il brevetto di volo gratuitamente (ce n'erano una dozzina in tutta Italia però).
                    Comunque parliamo di lavori di nicchia (tra l'altro non è neanche vero che in una compagnia di bandiera si guadagna molto più che in una low cost, a meno che non parliamo DI QUELLA compagnia di bandiera, quella che da decennî grava sulle spalle di tutti i contribuenti del fisco italiano ).

                    Sempre per stare nel settore mi ha parlato dei controllori di volo. Un controllore dell'area romana di media esperienza (quindi sui 45 anni di età)
                    Cosa c'entra l'esperienza con l'età?

                    Continuando con gli esempi mi parlava del personale aeroportuale (addetti al check-in, impiegati di scalo, tecnici, operai e manovali) le cui retribuzioni sono mediamente superiori del 10-15 % rispetto ai loro pari mansioni del settore privato
                    Anche il personale aeroportuale fa parte del settore privato (a meno che non parliamo dei dipendenti Enac, da non confondersi con Enav Spa, che hanno il normale stipendio dei dipendenti pubblici del comparto Funzioni centrali, ex comparto Enti pubblici non economici).

                    Per concludere e passare a profili per laureati: tra gli ingegneri l'aeronautico è quello con la retribuzione più elevata (assieme a specializzazioni di nicchia come gli ingegneri petroliferi o minerari, ma in Italia sono quasi inesistenti), superiore fino al 20% rispetto agli ingegneri meno pagati (come ad esempio i gestionali).
                    Sostituire «ingegneri» (che è una professione regolamentata) con «laureati in Ingegneria».

                    Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                    in una law firm (i grandi studi legali internazionali che si stanno diffondendo, con sede a Roma e a Milano)
                    Sono anche a Napoli, da prima che si cominciasse a chiamarli in inglese, assorbono da soli il 50% del mercato e trattano, illegalmente, i praticanti e gli avvocati che "assumono" come se fossero dipendenti, imponendo loro orari e pagandoli a stipendio fisso, che loro fatturano come se fossero prestazioni professionali (ovviamente la fattura è ogni volta emessa a nome di un avvocato diverso, così da eludere la riforma Fornero sul committente unico). Di fatto non fanno gli avvocati, ma i segretari degli avvocati, e oltretutto svolgono un'attività paragonabile a quella dell'inglese solicitor, che è solo una parte della professione dell'avvocato (l'altra è esercitata dal barrister). Conosco diversi che lavorano in studi del genere e da praticanti prendono anche 1500 euro al mese (che con la partita IVA in regime forfetario, già regime de minimis, che prevede una flat tax ridicola, significa che sono quasi netti, mentre un dipendente ci perde molto di più), che è veramente tantissimo per un praticante (considerato che non vi è neanche l'obbligo di pagarli e infatti negli studi di provincia il dominus non ti paga), ma una volta diventati avvocati ne prendono 1600, che certamente è più che andare ad aprirti lo studio tuo per patrocinare due cause all'anno, ma è un reddito ridicolo per una professione così prestigiosa e che richiede un livello di competenze così elevato, specie considerando che il datore di lavoro camuffato da collega ti costringe a stare a studio 12 ore al giorno per 5 giorni la settimana e non hai né ferie né malattie pagate.

                    si tratta di annunci spesso mascherati per assumere persone raccomandate, per come la vedo io.
                    Questo però non mi sembra verosimile perché il privato non è obbligato a rendere pubblica una ricerca di lavoro. Può anche assumere su consiglio del cugino dell'amico, per dire. Poi, per carità, tutto può essere: del resto per legge gli annunci di lavoro dovrebbero esplicitare i dati di chi fa l'offerta (nome e cognome, denominazione o ragione sociale) e la paga proposta (anche in termini di CCNL di riferimento e livello), eppure… lasciamo perdere.

                    Originariamente inviato da micheleleccese02 Visualizza il messaggio
                    Un curriculum ricco di esperienze conta certamente più di una triennale in Scienze della Comunicazione
                    Cosa sarebbe una «triennale in Scienze della comunicazione»? Finché la chiamerai così, sta' sicuro che non servirà a niente. Se la chiami laurea, forse, potrebbe servire a qualcosa (e infatti ti ho corretto il titolo della discussione, casomai non te ne fossi accorto).

                    Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                    Mea culpa perché io io ho parlato di "paese", che come termine è fuorviante e quindi può far pensare anche ad un paesino
                    «Paese» è un termine che indica genericamente un territorio più o meno vasto e più o meno popolato. La canzone La canzone "'O paese dô sole" di Vincenzo d'Annibale e Libero Bovio fu scritta nel 1925, quando Napoli era la terza città d'Europa, eppure nella canzone viene definita «'o paese», che in lingua napoletana vuol dire letteralmente «il paese» e ha lo stesso significato che in italiano. Poi, per carità, la canzone potrebbe giocare sull'ambiguità Napoli città / Napoli ex Regno di Napoli, comunque non hai commesso nessun errore perché ti stavi semplicemente riferendo al tuo territorio d'origine.

                    comunque si aggira intorno a quella da tassista
                    Quella da tassista in realtà è gratuita se te la dà il Comune. Siccome nei comuni più popolosi le licenze sono esaurite, vengono vendute a cifre esorbitanti, anche più alte di quelle, altrimenti vengono trasmesse agli eredi. La legge non consentirebbe di venderle, dunque formalmente viene venduta la vettura
                    Il cosiddetto brevetto di volo, di cui ignoro la denominazione ufficiale, è una specie di patente di guida dei velivoli (mentre il tassista per guidare il taxi deve avere la patente di guida della categoria relativa al veicolo utilizzato e il certificato di abilitazione professionale) e costa tanto perché per poterlo conseguire bisogna accumulare determinate ore di esercitazione, che richiedono il noleggio del mezzo di trasporto aereo.

                    La persona in questione ha speso la bellezza di almeno 70 mila euro per laurearsi in Giurisprudenza alla Luiss e attualmente è praticante avvocato (ergo, tirocinante) in uno studio legale che non è nemmeno quello di famiglia, ma presso un ente pubblico.
                    Se è un ente pubblico allora è l'avvocatura dell'Ente; gli uffici (non studi) legali non sono la stessa cosa e non possono fare praticantati (termine corretto). Ad esempio nel comune dove lavora una mia conoscente c'è l'ufficio contenzioso (lei ne è il funzionario responsabile; l'ente è sprovvisto di dirigenza), ma non c'è l'avvocatura. In un ente dove ho lavorato io, che peraltro non può per legge dotarsi di avvocatura propria ma deve avvalersi di quella dello Stato, c'era l'ufficio legale, il cui funzionario preposto (rispondente al direttore generale) aveva una laurea conseguita presso una facoltà di Magistero
                    Non vorrei essere nei panni di 'sto poveretto, che probabilmente non percepisce un centesimo e che al termine del praticantato dovrà necessariamente andar via, senza che quel servizio gli possa valere nei concorsi.

                    sia chiaro, sappiamo tutti che Infermieristica non è una laurea che dà status sociale
                    Già il fatto che nessuno ti chiama dottore la dice lunga.

                    O se uno vuole laurearsi col fine dei concorsi.
                    Ma nemmeno. Quelli per diplomati sono più numerosi e convengono sotto molti punti di vista.

                    Originariamente inviato da JMaskelyne Visualizza il messaggio
                    gnugno capisco il tuo discorso, esistono sicuramente persone che con la quinta elementare sono diventate milionarie, ma per lavori qualificanti, ben pagati e in grandi società oggi (20 anni fa no) la laurea e' indispensabile.
                    Le grandi società, cioè lo 0.3-0.4% delle imprese italiane?


                    Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggio
                    Mediamente gli stipendi dei laureati sono più alti dei non laureati. I dati dicono questo.
                    I dati però non ci dicono due cose:
                    • quanto è stato il reddito da lavoro complessivamente percepito dai non laureati rispetto ai laureati a fine carriera (col sistema contributivo questo ha importanti ripercussioni anche sullo stipendio);
                    • quanti laureati svolgono un lavoro per il quale la laurea non è richiesta e che si sono ritrovati a svolgerlo semplicemente perché subito dopo il diploma si sono buttati sull'università senza cercare lavoro.
                    Già quel circa l'80% di laureati che prosegue gli studi dopo la laurea senza soluzione di continuità (fonte AlmaLaurea), nella stragrande maggioranza dei casi con laurea magistrale, avrebbe potuto farne allegramente a meno, eppure i dati sono questi e ci dicono inoltre che i corsi di master di primo livello sono frequentati paradossalmente in gran parte da laureati magistrali.
                    Emblematico poi i cancellieri semplici (quelli messi ad esaurimento nel 2019 o giù di lì) sono quasi tutti almeno diplomati nonostante la qualifica richieda la licenza media e che l'ultimo concorso per cancellieri esperti, qualifica che richiede il titolo finale di scuola secondaria di secondo grado, sia stato vinto per la quasi totalità da persone con laurea v.o. o laurea magistrale in Giurisprudenza oppure laurea in Scienze giuridiche + laurea specialistica in Giurisprudenza.
                    Il mio è un esempio a caso ma stiamo parlando di migliaia di persone che risultano aver trovato lavoro dopo la laurea (o addirittura dopo la laurea magistrale) e pertanto vengono statisticamente computate come lavoratori immessisi sul mercato del lavoro da laureati che prima della laurea non lavoravano, ma in realtà il motivo per cui non hanno trovato lavoro prima è semplicemente perché non lo avevano cercato.
                    Peraltro, con la pubblica amministrazione (che, considerata come un unico aggregato, è il principale datore di lavoro in Italia) non si può fare il ragionamento «la laurea non è contrattualmente richiesta, ma il datore di lavoro la chiede comunque, altrimenti non ti assume», poiché il sistema di reclutamento vigente nella PA obbliga alla convocazione di chiunque abbia presentato domanda con riferimento a un bando, salvo provvedimento di esclusione che può essere motivato solo da vizi di forma o carenza di requisiti. Dopodiché la giurisprudenza dice che nei concorsi per titoli la valutazione dei titoli di studio non può incidere talmente tanto da implicare l'automatica esclusione di chi abbia solo il titolo richiesto, pertanto anche nelle selezioni per titoli ed esami chi ha studiato ed è in grado di superare le prove consegue comunque l'idoneità.
                    Ultima modifica di dottore; 24-05-2023, 10:28.
                    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                    • #25
                      Ma ok la svalutazione della laurea ma vorrei capire qual è l'alternativa proposta? corsi di formazione? certificazioni?
                      Io non riesco a trovare lavoro neanche con la laurea, se non l'avessi sarebbe anche peggio.
                      Acquisire esperienza lavorativa, sì ma come?

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                      • #26
                        Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggio
                        Ma ok la svalutazione della laurea ma vorrei capire qual è l'alternativa proposta? corsi di formazione? certificazioni?
                        Io non riesco a trovare lavoro neanche con la laurea, se non l'avessi sarebbe anche peggio.
                        Acquisire esperienza lavorativa, sì ma come?
                        Guarda Gabrysa, proprio in questi giorni stavo litigando con delle persone in gruppo Facebook che si occupa di lavoro: dovevamo dare dei consigli ad una persona che ha una nipote di 24 anni interessata a diventare "social media manager", e loro erano convintissime che per diventarlo occorresse una laurea in Scienze della comunicazione. Io gli spiegavo che questo non corrisponde a verità, in quanto per fare un lavoro del genere non serve minimamente una laurea, ma ci sono corsi di formazione appositi, da quelli che durano 30 ore, a quelli più corposi e costosi di durata semestrale che prevedono perfino uno stage (sto controllando adesso, per curiosità), a seconda delle esigenze del singolo. Niente da fare, mi davano tutti (o meglio, tutte, dato che erano tutte donne) torto, pure aggressive nel modo di porsi, perché nel 2023 secondo me c'è l'idea consolidata nel cervello che tra un po' pure per pulire i cessi occorra una laurea, forse perché cinquant'anni fa solo l'élite poteva andare all'università, mentre adesso ci vanno cani e porci.

                        Adesso, di grazia, a me qualcuno dovrebbe spiegare perché una persona si dovrebbe sobbarcare l'impegno, il costo e il tempo di farsi tre anni di università (secondo me tre elementi che costituiscono pure stress notevole), soprattutto a 24 anni, ritardando enormemente l'ingresso nel mondo del lavoro, quando potrebbe immettercisi in tempi immediati, considerando che parliamo pure di un tipo di lavoro in cui quella che viene valutata è esclusivamente l'esperienza lavorativa, mentre la carriera accademica non conta proprio niente.

                        Un po' come se qualcuno mi dicesse che per fare il receptionist negli hotel extra lusso, e ti parlo di quelli prestigiosissimi a cinque stelle tipo il De Russie o l'Hassler a Roma in cui ci dormono i multimilionari e in cui ci sono receptionist preparatissimi, serva una laurea in Lingue o in Scienze del turismo: non è vero. Vai a vedere, perché quasi tutti hanno il solo diploma di scuola superiore e poi hanno fatto un corso di formazione della durata di massimo un anno, hanno imparato per conto proprio le lingue, ma soprattutto hanno fatto stage, che è l'unica cosa che interessa al datore di lavoro in questo caso.

                        Pensa, io conosco molto bene perfino una persona laureatasi in Inghilterra in Sociologia, e una volta tornato in Italia, non riuscendo a trovare nulla, è finito a fare ripetizioni private, poi si è iscritto ad un corso di formazione per diventare grafico, e adesso fa il grafico!

                        Non voglio andare troppo off-topic perché qui dentro capita spesso, ma io ormai sono convintissimo che sia pure il momento di sdoganare il concetto, secondo me tutto italiano, che la laurea serva a trovare lavoro ben pagato, anche perché in Italia il lavoro nel privato lo si trova difficilmente, specie se non si hanno raccomandazioni. Ci sono corsi di formazione con stage e certificazioni che permettono di fare molto più di una laurea anonima in Scienze della comunicazione o Giurisprudenza, dico per dire, e con "anonima" intendo dire senza aver fatto corsi all'estero, Erasmus, un curriculum studiorum brillante e quant'altro.
                        Poi, chiaro che se uno vuole fare determinati lavori, serve una laurea: se io voglio lavorare alle Nazioni Unite, pure se le conoscenze acquisite con la laurea in realtà non servono a una ceppa (figurati, conosco una persona che lavora in una delle agenzie ONU con laurea in Lettere, quindi con conoscenze assolutamente inesistenti per quanto riguarda le scienze sociali), mi serve necessariamente una laurea, altrimenti non posso rientrarvi in termini aprioristici. Ma se voglio andare a fare l'addetto della segreteria in una multinazionale, diventare direttore di qualcosa, fare il giornalista, occuparmi di IT et similia, non mi serve una laurea. Sono tutti lavori in cui si apprezza solamente l'esperienza lavorativa, e in cui guadagneresti pure di più rispetto a farti minimo cinque anni di università per essere stremato dal lavoro in una "big four" (parlo con cognizione di causa).
                        Poi possiamo stare a discutere che il problema in Italia è acquisirla quest'esperienza lavorativa e che non si trovi nulla, questo sicuramente. Ma non mi pare che se una persona si laurea allora le porte magicamente si aprano, nonostante l'impegno e il sacrificio che una persona ci mette ai fini di una laurea. Anzi. Se poi una persona si laurea perché gli fa piacere e perché è una soddisfazione personale, allora quello è un altro paio di maniche.

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                        • #27
                          Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio

                          Non voglio andare troppo off-topic perché qui dentro capita spesso, ma io ormai sono convintissimo che sia pure il momento di sdoganare il concetto, secondo me tutto italiano, che la laurea serva a trovare lavoro ben pagato, anche perché in Italia il lavoro nel privato lo si trova difficilmente, specie se non si hanno raccomandazioni. Ci sono corsi di formazione con stage e certificazioni che permettono di fare molto più di una laurea anonima in Scienze della comunicazione o Giurisprudenza, dico per dire, e con "anonima" intendo dire senza aver fatto corsi all'estero, Erasmus, un curriculum studiorum brillante e quant'altro.
                          Poi, chiaro che se uno vuole fare determinati lavori, serve una laurea: se io voglio lavorare alle Nazioni Unite, pure se le conoscenze acquisite con la laurea in realtà non servono a una ceppa (figurati, conosco una persona che lavora in una delle agenzie ONU con laurea in Lettere, quindi con conoscenze assolutamente inesistenti per quanto riguarda le scienze sociali), mi serve necessariamente una laurea, altrimenti non posso rientrarvi in termini aprioristici. Ma se voglio andare a fare l'addetto della segreteria in una multinazionale, diventare direttore di qualcosa, fare il giornalista, occuparmi di IT et similia, non mi serve una laurea. Sono tutti lavori in cui si apprezza solamente l'esperienza lavorativa, e in cui guadagneresti pure di più rispetto a farti minimo cinque anni di università per essere stremato dal lavoro in una "big four" (parlo con cognizione di causa).
                          Poi possiamo stare a discutere che il problema in Italia è acquisirla quest'esperienza lavorativa e che non si trovi nulla, questo sicuramente. Ma non mi pare che se una persona si laurea allora le porte magicamente si aprano, nonostante l'impegno e il sacrificio che una persona ci mette ai fini di una laurea. Anzi. Se poi una persona si laurea perché gli fa piacere e perché è una soddisfazione personale, allora quello è un altro paio di maniche.
                          Hai perfettamente ragione!

                          E per averne la conferma basta solo fare una banale ricerca su Google, ad esempio "lavori meglio pagati senza laurea" e si scopriranno molte cose interessanti, con stipendi che arrivano talvolta a sfiorare gli 8 mila euro.

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                          • #28
                            Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                            considerando che parliamo pure di un tipo di lavoro in cui quella che viene valutata è esclusivamente l'esperienza lavorativa, mentre la carriera accademica non conta proprio niente.
                            Una piccola digressione: ho scritto "carriera accademica", ma intendevo dire "studi" (ergo, gli studi non contano proprio niente per questo genere di lavori).

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                            • #29
                              Originariamente inviato da AC1000 Visualizza il messaggio

                              Hai perfettamente ragione!

                              E per averne la conferma basta solo fare una banale ricerca su Google, ad esempio "lavori meglio pagati senza laurea" e si scopriranno molte cose interessanti, con stipendi che arrivano talvolta a sfiorare gli 8 mila euro.
                              Non ho capito se mi prendi in giro però sì, è strapieno di lavori che si possono fare senza laurea e che permettano di guadagnare molto più di un laureato nel privato. Poi ogni cosa va contestualizzata: con Infermieristica si trova subito lavoro, trattandosi di un corso di laurea professionalizzante, come Scienze del servizio sociale. Certo, non ci diventi ricco, ma comunque danno sicurezza economica, soprattutto il secondo perché finalizzato a lavorare nel pubblico, con tutti i vantaggi annessi e connessi dato che lavorare per un privato, ma anche come titolari di un'attività (specie se a contatto con il pubblico), è molto più stressante, per come la vedo io.
                              Però, generalmente parlando, secondo me almeno la metà delle persone potrebbe benissimo fare a meno di andare all'università. È per questo che rimango perplesso quando la gente sta a sbattere la capoccia e si dispera sulla laurea, affetta da una sorta di "sindrome del pezzo di carta".

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                              • #30
                                gnugno, con la L-39 non si trova affatto lavoro subito. Bisogna sostenere l'esame di Stato per conseguire l'abilitazione e iscriversi all'albo, dopodiché qualsiasi posto è accessibile unicamente per concorso, visto che l'assistente sociale (che è un funzionario) lavora quasi esclusivamente nella pubblica amministrazione (qualcuno esercita la libera professione nei confronti di persone fisiche o organizzazioni private, ma si tratta di mosche bianche) e in particolare in comuni e loro consorzi e unioni (la parte preponderante), aziende sanitarie locali e Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Il tasso di occupazione a 1 anno è di poco superiore al 60% e chi lavora non necessariamente fa l'assistente sociale; moltissimi fanno gli educatori (abusivi dopo la riforma). Il 57% prosegue gli studi nel secondo ciclo e chi prosegue nell'85% dei casi opta per la classe LM-87; i tassi di occupazione a 1 e 5 anni sono calcolati tenendo conto esclusivamente di chi non ha proseguito gli studi (neanche con un master) e ha dichiarato di non volerli proseguire, e comprendono coloro che già lavoravano al momento di conseguire la laurea, che per questa classe sono tantissimi essendo fortemente attrattiva nei confronti di studenti lavoratori.
                                Quanto alla sicurezza economica, mi sa che tu hai un'idea sbagliata. L'assistente sociale è un funzionario e nell'area dei funzionari alla posizione economica iniziale non si arriva a 1500 euro netti mensili con tutte le indennità. Si prende un po' di più in alcune agenzie fiscali e, soprattutto, negli enti pubblici non economici, ma lì non ci sono assistenti sociali. Almalaurea addirittura stima la retribuzione netta mensile media a 1210 euro, ma si sa che Almalaurea si basa sulle dichiarazioni degli intervistati, che in fatto di stipendio tipicamente in Italia tendono a mentire (non siamo di certo di tradizione calvinista!), infatti su Almalaurea gli stipendi dei medici sono largamente sottostimati; comunque basta andare sul sito dell'Aran o su quello del Cnel e verificare le retribuzioni dei funzionari per scoprire che sono un po' più alte, ma non tantissimo.
                                Infine, quella di assistente sociale è una figura che non sta affatto esente da stress. Anzi, si tratta di una delle professioni a più elevato rischio burn out. L'assistente sociale svolge la gran parte della propria attività lavorativa andando letteralmente a invadere la sfera privata di persone generalmente in condizioni o in situazioni di disagio, anche estremo, di qualsiasi tipo, piombando a casa loro e indagando sulle loro vite, inoltre viene spesso chiamato a riferire all'autorità giudiziaria, sicché spesso vede quella che in senso formale è l'ordinaria sede di lavoro solo per timbrare il cartellino.
                                Dopodiché nella pubblica amministrazione (che è un sottoinsieme del comparto pubblico, che comprende anche magistratura, parlamento, Presidenza della Repubblica etc.) hai voglia se non ci sono lavori a contatto col pubblico, dall'insegnante al medico passando per l'ufficiale di anagrafe e di stato civile, da chi svolge funzioni di sportello all'Agenzia delle entrate al docente universitario. Insomma, se ci aggiungiamo pure le forze di polizia abbiamo un campionario di stress non indifferente, e si tratta quasi sempre di stress sottopagato. Poi i lavori non a contatto col pubblico, specie a livelli alti (funzionario e dirigente), possono consistere nell'occuparsi di cose per le quali si è continuamente attenzionati dalla magistratura e per ogni firma che si appone si rischia un procedimento ex art. 328 cod. pen., sicché non sono fino a che punto siano meno stressanti. Personalmente, col senno di poi, non riuscendo a diventare dirigente (visto che i concorsi sono rari e quasi tutti da un solo posto per il quale viene favorito, anche con strumenti legali s'intende, qualcuno che già lavora alle dipendenze di quella amministrazione) comprendo che sarebbe meglio barattare i propri 100-200 euro al mese di stipendio in più con la tranquillità in termini di responsabilità di chi fa il semplice assistente/istruttore o esecutore. La cosa a mio avviso più assurda del lavoro alle dipendenze della PA, infatti, è che il funzionario che si occupa di amministrazione di beni confiscati alla criminalità organizzata o di analisi chimico-fisiche su beni d'importazione, laureato e assunto in séguito a superamento di duro concorso e titolare della qualifica di pubblico ufficiale (nel caso dell'analista, anche di quella di ufficiale di PG), guadagna un nonnulla in più rispetto all'esecutore addetto all'accoglienza, all'uscio, al facchinaggio, alla distribuzione della posta, assunto per chiamata numerica da liste di collocamento di lavoratori con licenza media. Anche questo è estremamente stressante.


                                PS
                                All'Onu ci sono diverse job positions che richiedono solo la secondary education.

                                PPS
                                5 anni di università è più di una laurea.
                                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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