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Conseguimento seconda laurea (medesima classe)
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Non è l'assunzione secondo me il problema, ma il primo step, una sorta di pre-selezione.
Io in proposito non ho molta esperienza ma ho lavorato per il Public Affairs area EMEA di una multinazionale europea per 6 mesi, come consulente relativo a un progetto di proprietà intellettuale legato al 7FP.
Non so come agissero tutti (e probabilmente la cosa sarà diversa da impresa a impresa, forse anche da reparto a reparto) ma uno dei funzionari minori era stato incaricato di vagliare le assunzioni di due risorse a tempo determinato e di uno stagista universitario.
Non ricordo quanti CV erano arrivati ma si parlava di centinaia (eravamo nel 2012 e so che il rimborso spese per lo stage era di 900 € circa, non male rispetto a molte altre opzioni) e visto che erano tutte posizioni junior questo funzionario ha detto alla sua sottoposta (che si stava occupando materialmente di raccogliere le pratiche) di sfoltire il mucchio eliminando tutti coloro che avevano preso un voto sotto il (credo, non sono certissimo) 105 e tutti quelli sopra i 30 anni.
Poi è ovvio che fra i (non so, 30? 50?) rimanenti poteva benissimo scegliere un 108 e lasciare a casa dieci 110 e lode e altrettanti 110, nessun dubbio. Però per sfoltire aveva usato questo metodo.
E in parte lo capisco. Se davvero ti trovi davanti centinaia e centinaia di CV per una posizione junior (dove quindi il 95% è formato da neolaureati, senza esperienza pregressa) cosa fai? Li convochi tutti? Solo a concedere 10 minuti ciascuno per 100 persone sono più di 16 ore. E questo per uno stage di 3/6 mesi? Non ne vale la pena. E quindi ti servono sistemi per sfoltire la massa (e non di poco).
Lì aveva scelto come requisito età e voto di laurea. Forse (non ne sono certo) aveva anche eliminato direttamente quelli che venivano da un'università non statale della zona, che la voce diffusa considerava un diplomificio. Poteva esserci il numero di anni in cui ti sei laureato. Ma che altro?
Tu come faresti?
PS: ovviamente più sale la mansione da coprire più rilevano anche altre cose come esperienza et similia... ma a un 23/4enne che puoi chiedere a parte la laurea ed eventuali certificazioni linguistiche?
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Tirocini curriculari, argomento della tesi, eventuali certificazioni informatiche, soft skills, eccetera.Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
PS: ovviamente più sale la mansione da coprire più rilevano anche altre cose come esperienza et similia... ma a un 23/4enne che puoi chiedere a parte la laurea ed eventuali certificazioni linguistiche?
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Le soft skills sono a zero nella preselezione, a meno di non essere letteralmente un sociopatico; il voto conta sicuramente ma si può eventualmente bypassare la cosa autocandidandosi per eventuali tirocini/stage in modo da "recuperare punti".Originariamente inviato da Alessandrino Visualizza il messaggio
Tirocini curriculari, argomento della tesi, eventuali certificazioni informatiche, soft skills, eccetera.
Un mio conoscente ha utilizzato questo metodo e alla fine è riuscito a spuntare, dopo un bel po' di sudore e stage (retribuito poco e male), un tempo indeterminato in mezzo a tantissimi 110 e lode con un voto inferiore a 100, senza nemmeno specificarlo nel cv, dove è chiaro che se non si evidenzia sia ovviamente non altissimo perciò non c'è nulla di scritto, ma è chiaro che con zero esperienza se tu hai 28 anni e hai preso 73/110 e l'altro candidato ne ha 23 e ha preso 110, difficilmente verrai scelto tu ("tu" generico).
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Chiaro.Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
Sicuramente ci sono, sono d’accordo, ma con due appunti importanti.
Il primo è il fatto che più si va avanti, meno queste cose succedono. La carriera accademica si sta cristallizzando sempre di più verso un percorso formalizzato, con dottorato al primo posto e così via. E per accedere al dottorato in molti casi fa punteggio il voto di laurea e l’attinenza della laurea al dottorato per il quale ci si candida. E anche dove non è presente come punteggio specifico, spesso c’è un punteggio per il curriculum che, per un neolaureato, in cosa consiste: titolo di studio, voto finale e tempo utilizzato per conseguirlo. Un neolaureato difficilmente ha qualcosa di più di qualche minima partecipazione a convegni o simile… Quindi certo, io domani posso concorrere per un dottorato in astrofisica nucleare, ma sono abbastanza certo che già alla pre-selezione per titoli mi passi davanti molta gente. E visto che molto spesso le borse o anche solo l’accesso si gioca su un punto o due, direi che alla fine influisce.
Qualche esempio:
dottorato POLIMI – articolo 2 del bando stabilisce addirittura che NON si può partecipare senza aver conseguito una laurea con almeno 95/110.
dottorato UNIVAQ – il peso del voto di laurea varia da dottorato a dottorato, e arriva (al massimo) a 20 punti (su 100) per il dottorato in Ingegneria industriale e dell’informazione e economia. Per chi non è laureato vale la media esami.
dottorato UNIVR – il voto di laurea conta fino a 12 punti su 20 di titoli (il resto dipende da curriculum accademico ed eventuali pubblicazioni)
Altro esempio:
conosco per caso una persona che ha iniziato l’anno scorso il dottorato alla SSM. Lui 110 e lode; ho provato a chiedergli se sapeva dei colleghi e lui mi ha rimandato alla pagina del sito. Su 12 dottorandi totali, 8 hanno inserito il CV e tutti tranne uno hanno come voto di laurea 110 e lode (l’unico escluso non ha messo alcun voto per nessun titolo). Nel dottorato sulle culture del libro sono 9 su 12 (uno dei restanti 3 non ha messo voto per nessun titolo, uno è straniero e di una manca il CV), in quello in storia contemporanea sono 8 a cui si aggiungono 3 stranieri e uno che non ha messo alcun voto. Anche ammettendo che tutti coloro che non lo hanno inserito non abbiano preso la lode (cosa assolutamente non certa), 24 su 36 equivale a un buon 66%.
Il secondo riguarda le probabilità: tutti i casi che hai citato sono reali e concreti ma quanti sono in proporzione rispetto al totale? E questa presenza, sempre in percentuale, cresce o si riduce con gli anni?
In un mondo dove le borse di studio sono sempre meno, perché la tendenza è quella, e dove comunque i candidati sono abbastanza in relazione al numero di posti, davvero possiamo dire a qualcuno che è interessato alla carriera accademica ‘massì, tranquillo il voto di laurea non conta un cavolo?’.
Dalla mia esperienza personale direi di no. E se già contava qualcosa quando ho iniziato io anni fa, figuriamoci oggi.
Personalmente lo faccio perché credo che sia un buon metodo per mantenersi allenati. Però questo ovviamente dipende dalla mia idea di seconda laurea e dalle mie motivazioni. Io non la prendo per motivi lavorativi ma per interesse e questo vale per me e per chi fa come me, non per tutti.
In senso più ampio credo che più si rendono i riconoscimenti facili, più i secondi titoli si svalutano, sia per una ipotetica corsa al titolo (come dicevo, sono abbastanza convinto che se volessi iscrivermi a LM-81 qua a Pisa quest'anno riuscirei a farmi riconoscere almeno 9 esami su 12, quindi 3/4 del percorso) sia per motivi di valore dello stesso.
E' come per la certificazione linguistica. Le Cambridge sono più comode, avendo valore a vita, ma credo che IELTS e TOEFL siano più realistiche, avendo scadenza due anni. È ovvio che bisogna trovare un compromesso, non puoi passare tutta la vita a rifare esami già superati, però è anche vero che per come è adesso il sistema a mio parere si facilita troppo il riconoscimento.
Questo anche perché l'uguaglianza di CFU e SSD non garantisce di certo equivalenza nei contenuti o nella difficoltà.
A Pisa per esempio un esame facoltativo di Informatica Umanistica (LM-43) è storia pubblica digitale, incardinata però come M-STO/01. M-STO/01 perché la docente è una medievalista e il corso attiene principalmente alla digitalizzazione, archiviazione e fruizione informatica dei manoscritti medievali. Ottimo. A un mio amico, laureato magistrale in storia (LM-84) con 3 esami M-STO/01 per un totale di 24 CFU è stato riconosciuto. Ma lui non ha mai parlato di digitalizzazione, non sa come funziona e probabilmente sa poco anche di cosa sia. Forse è stato un errore qualificarlo M-STO/01, non lo nego. Ma il problema rimane comunque nel riconoscere che lui, avendo profonde conoscenze in storia medievale, superi un esame di cui non sa nulla automaticamente perché si presuppone che ne abbia le competenze.
Altro esempio: “Progettazione e programmazione web” di UNIPI (12 CFU) afferente a informatica umanistica è decisamente più semplice di “Programmazione web” sempre di UNIPI ma solo da 6 CFU e afferente a Ingegneria informatica (inoltre il primo interessa HTML, CSS e JAVA, mentre il secondo aggiunge a questi anche PHP, ergo è anche più vasto e non solo più complesso). Ma se io mi presento presso un altro ateneo e chiedo un riconoscimento, forse è più facile averlo col primo che col secondo, anche solo per il computo dei CFU.
Infine, anche qualora l’esame fosse equivalente, il fatto che io nel 2016 abbia superato con 30 e lode un esame di diritto tributario implica che io a oggi abbia ancora quelle competenze? Direi di no, sinceramente. Certo, questo dovrebbe valere per tutto (sono convinto che molte persone non saprebbero risolvere sul momento un’equazione di secondo grado, anche se durante gli anni del liceo ne erano capaci) però ad un certo punto i titoli vanno cristallizzati, come dicevo prima. Quel che ritengo sbagliato è che vengano usati come scorciatoie. Sei laureato in giurisprudenza? Benissimo. Ti vuoi iscrivere a una LM-63? Perfetto. Ti iscrivi e sostieni gli esami. E se c’è un esame di diritto amministrativo, sicuramente i tuoi studi precedenti ti avvantaggeranno… non vedo perché tu debba saltare l’esame. Dovresti già avere un buon background, per cui mentre altri studieranno, tu te la caverai con un ripasso, più o meno approfondito.
Questa sarebbe la mia idea. Capisco che sia drastica, ma eviterebbe anche la corsa all’università più generosa, per esempio. E qua nel forum, come su internet, ne abbiamo un buon esempio. È molto più facile che qualcuno chieda qualcosa su riconoscimenti e su difficoltà esami o sulla percezione dell’università nell’immaginario collettivo che sulla validità del percorso, dei docenti etc.
Detto questo, in un mondo non ideale se fossi io a decidere sarei per un compromesso.
O, come dicevo, un riconoscimento che limiti il numero di CFU in un dato percorso (che so, massimo il 40%, il che vorrebbe dire che per una magistrale, quali che siano i tuoi titoli precedenti, dovrai comunque sostenere almeno 72 CFU, che non mi sembra chissà cosa) o che permetta riconoscimenti solo attraverso una scala di complessità. Per esempio, LMG/01 potrebbe essere considerata di livello alto per gli IUS e quindi permette di riconoscerli per qualunque altra seconda laurea; LM-56 e LM-77 potrebbero valere per i SECS-P, LM-84 per M-STO e così via. Ovvio che sarebbe un sistema imperfetto e che così come l’ho descritto è abbozzato, però credo che potrebbe funzionare.
PS: come al solito parlo di Pisa perché al momento mi trovo qua e conosco più esempi, ho sottomano i programmi e così via. Ma per la mia esperienza la situazione è simile in molte università.
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guardate secondo me la norma avrebbe dell'assurdo (quella di non poter prendere più lauree nella stessa classe). Anche perché anche se appartenenti alla stessa classe ogni percorso può differenziarsi notevolmente, possono per esempio essere passati 15 anni da un corso all'altro, quindi davvero non avrebbe alcun senso.
Ho letto il parere del cun:
https://www.cun.it/uploads/3738/par_2004_04_14.pdf?v=
e ho anche visto che alcune università lo specificano chiaramente:
https://www.unive.it/pag/16007/
1.3 Casistiche di riconoscimento
1.3.1 Studenti già in possesso di un titolo di studio
"Lo studente può immatricolarsi ad un corso di studio dello stesso ordinamento e della stessa classe e chiedere il riconoscimento di parte del percorso, in ogni caso con esclusione della prova finale, purché il Collegio abbia valutato che i corsi di studio siano differenziati tra loro per obiettivi e percorsi."
Per cui legalmente non credo ci sia nessun tipo di problema. Ora resta il fatto che è necessario trovare l'ateneo che lo consenta (dato che mi pare di capire che ogni ateneo può darsi il regolamento che gli pare e piace e fare il brutto e il cattivo tempo). Ho provato con la mercatorum ed ho avuto a che fare con una persona scortese (tale Giovanna L.) che non si è resa per nulla disponibile e mi ha semplicemente detto e ripetuto che non è possibile conseguire una seconda laurea nella medesima classe nonostante le abbia anche allegato il parere del cun (probabilmente non l'avrà nemmeno letto arroccandosi semplicemente sulle sue posizioni in maniera becera).
Per quanto riguarda il conseguimento di una seconda laurea nella medesima classe quello del voto era un esempio ma potrei trovare anche altre motivazioni.
Sicuramente il voto conta, conta per accedere ad alcune lauree magistrali presso alcuni atenei che mettono un voto minimo di sbarramento per l'iscrizione, conta sicuramente per alcuni datori di lavoro come hanno detto per una certa preselezione.
Ad es. il mio percorso credo sia stato fortemente penalizzato da una 30 di CFU che per motivi che non avrebbe senso spiegare qui ho conseguito con il voto di 18, in materie tra l'altro di mio interesse e in cui sono sicuro di poter fare molto meglio per cui potermi iscrivere nuovamente e poter ridare solamente questi CFU e quindi conseguire una nuova laurea avendo la possibilità di ridare solamente questi esami e cambiare almeno parzialmente il voto di uscita sarebbe un'opportunità che valuterei (certo non si tratta dell'opportunità della vita ma insomma ci siamo intesi).
Inoltre volevo dirvi che probabilmente molti recruter conoscono la classificazione delle lauree in classi ma scommetterei non tutti, per cui nel CV andando a specificare solamente il nome del corso e non la classe si potrebbe tranquillamente far passare come una "doppia laurea", almeno parzialmente, non so se mi sono spiegato.
Seguirò il consiglio di dottore e chiederò alla marconi una valutazione per l33.
Grazie!
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In ordine ti fornisco il mio parere:Originariamente inviato da Alessandrino Visualizza il messaggio
Tirocini curriculari, argomento della tesi, eventuali certificazioni informatiche, soft skills, eccetera.
tirocinio: vale poco e niente, nel senso che so che l'hai fatto, ma non come è andato. A meno che tu non abbia fatto così schifo da esser sbattuto fuori, è una sorta di presenza. Potresti esser stato una gemma così come una persona valida così come un'ameba che si limitava a fluttuare. Come lo capisco?
argomento della tesi: in alcuni ambiti potrebbe andare, in altri molto meno. Diciamo che rischia di esser fin troppo selezionante, per così dire. inoltre è vero che ho visto pochi CV ma spesso non è inserito il titolo (che comunque può essere criptico), figuriamoci l'argomento.
certificazioni informatiche: molto rare, soprattutto nei corsi di laurea non tecnici. Forse l'ECDL è un filo più diffuso, ma sinceramente non saprei.
soft skills: oltre all'ovvia domanda di "come le certifico", concordo con BeardedSnow. Potrei utilizzarle dopo per raffinare, ma non per sgrezzare il tutto.
Il voto di laurea e gli anni che uno ci ha messo per conseguirlo sono un indicatore "comodo" e "rapido" nonché discretamente valido. Con questo non vuol dire che non ci siano persone sotto il 100 valide, assolutamente, così come ci sono dei 110 e lodi assolutamente cretini. Ma credo che sia il modo più economico (inteso come tempo) per sfoltirne i propri candidati.
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Ecco, secondo me in questo caso si potrebbe però si dovrebbe fare senza riconoscimenti. Cioè, non si può sostenere che si vuole rinnovare il percorso per l'obsolescenza delle competenze e poi al contempo farle valere per ridurre il percorso stesso...Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggioAnche perché anche se appartenenti alla stessa classe ogni percorso può differenziarsi notevolmente, possono per esempio essere passati 15 anni
Ecco, su questo a me non viene in mente altro... quali potrebbero essere a parte quello (già più volte citato qua nel forum) di prendere una laurea identica in un'università più prestigiosa?Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggioPer quanto riguarda il conseguimento di una seconda laurea nella medesima classe quello del voto era un esempio ma potrei trovare anche altre motivazioni.
Questo si può fare ma secondo me il gioco non vale la candela. Non sono e non sono mai stato un selezionatore risorse umane, ma di certo se mi accorgessi che uno vuole provare a farmi passare per doppia laurea un titolo identico nel valore, meh, mi darebbe molto fastidio. Anche perché io personalmente le controllerei sapendo che la denominazione è fuffa e poi in caso di ammissione al colloquio gli chiederei come mai due lauree di egual valore e perché, sapendo che sono equivalenti, le inserisca entrambe.Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggioInoltre volevo dirvi che probabilmente molti recruter conoscono la classificazione delle lauree in classi ma scommetterei non tutti, per cui nel CV andando a specificare solamente il nome del corso e non la classe si potrebbe tranquillamente far passare come una "doppia laurea", almeno parzialmente, non so se mi sono spiegato.
Quindi non so se lo consiglierei come stratagemma, sinceramente... se è principalmente per questo allora meglio prenderne una similare.
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Capisco benissimo il tuo esempio come sono sicuro che tu abbia capito benissimo il mio. Se non ho capito male ciò che conta per una laurea è la classe L18 sbaglio? che poi venga accompagnata dal nome laurea in economia aziendale o laurea dell'economia indirizzo gestione delle puffbacche poco o nulla importa, (credo sia impossibile trovare una laurea che abbia gli stessi esami e la stessa denominazione) la laurea L18 è una indipendentemente dal nome che ne segue (ovviamente deve rispondere a determinate caratteristiche didattiche), detto questo è impossibile che io mi prenda 2 lauree nella stessa classe lo trovo assolutamente senza senso, quindi la tua domanda non può avere risposta, se voglio aumentare le mie conoscenze in un determinato settore o aumentare le chances lavorative sostengo dei singoli esami, faccio un master o conseguo la laurea magistrale (anche se fotocopia). Capisco e comprendo prendersi 2 o più lauree ma in classi diverse.Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
Beh no, il paragone non è valido perché la patente non ha votazione ma solo la categoria, ergo due patenti uguali sono realmente del tutto inutili. Una laurea a 80/110 e una a 110 e lode/110 non sono uguali anche qualora sia uguale la classe. Infatti immagino DavideBu che se tu avessi queste due lauree e decidessi di presentarne una per un CV a mandare a un'impresa non diresti "tanto sono uguali, quindi ne presento una a caso"... o sbaglio?
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Ripeto, per me non è senza senso ma semplicemente conviene poco: può aver senso solo per alzare il voto di laurea e questo conviene solo in determinati ambiti e non fornisce quasi nessun vantaggio. Tutto qua.Originariamente inviato da DavideBu Visualizza il messaggio
detto questo è impossibile che io mi prenda 2 lauree nella stessa classe lo trovo assolutamente senza senso
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Alzare il voto di laurea... poi nasce il problema che guardano l'età e notano subito che l'hai conseguita in X anni anziché 3 e anche in questo caso scremano... poi se le normative lo consentono libero di prendere la stessa laurea 2 volte.Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
Ripeto, per me non è senza senso ma semplicemente conviene poco: può aver senso solo per alzare il voto di laurea e questo conviene solo in determinati ambiti e non fornisce quasi nessun vantaggio. Tutto qua.
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doppia laurea, voto, università più prestigiosa, aggiornamento competenze, indirizzo differente, da quel che mi è parso di vedere le L18 sono quasi identiche nel percorso dei primi due anni mentre il terzo anno può variare notevolmente, infatti spesso sempre in L18 vengono forniti numerosi indirizzi, che appunto si differenziano principalmente per i corsi del terzo anno per cui uno potrebbe voler approfondire diciamo così tutti gli indirizzi senza dover rifare tutto il percorsoOriginariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
Ecco, su questo a me non viene in mente altro... quali potrebbero essere a parte quello (già più volte citato qua nel forum) di prendere una laurea identica in un'università più prestigiosa?
per quanto riguarda il fatto che se sono passati 15 anni dovresti rifare tutto il percorso non concordo, molte materie non è che sono mutate negli ultimi 15 anni, certo se fai informatica che so io magari è un discorso ma le materie di L18 cosa vuoi che sia cambiato, qualcosa nell'ambito delle normative o del diritto ma insomma nulla
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Doppia laurea: lo è solo formalmente, prova a dire a qualcuno che sei laureato in Economia aziendale (L-18) a Pisa e in Amministrazione aziendale (L-18) a Torino. Forse ti passa se non ha idea di cosa sia quell'L-18 e non ti chiede nulla. Ma se te lo chiede, non credo ci si faccia una bella figura, sinceramente.Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggio
doppia laurea, voto, università più prestigiosa, aggiornamento competenze, indirizzo differente, da quel che mi è parso di vedere le L18 sono quasi identiche nel percorso dei primi due anni mentre il terzo anno può variare notevolmente, infatti spesso sempre in L18 vengono forniti numerosi indirizzi, che appunto si differenziano principalmente per i corsi del terzo anno per cui uno potrebbe voler approfondire diciamo così tutti gli indirizzi senza dover rifare tutto il percorso
Voto: sicuramente, l'ho già detto. E questo può cambiare in due modi: se riconoscono gli esami ma non il voto conviene farsi riconoscere tutti quelli più tosti e lasciare i più facili (così da prendere voti alti), se invece riconoscono gli esami con il voto conviene farsi riconoscere solo i voti più alti. Nel secondo caso si farà più fatica però sì. Solo che, come dicevamo (non solo io) prima, dubito ne valga la pena a meno che non si sia usciti proprio con voti bassissimi. E nell'ambito accademico (unico settore dove a parer mio contano un bel po') se alla prima volta hai preso 70-80 dubito che in un anno si passi al 110 e lode, mentre se ci impieghi altri 2-3 anni, ti ritrovi a provare il dottorato a 27-8 anni con come titoli solo una laurea (l'altra credo la nasconda) e una magistrale... non so quanto sia il massimo.
Università più prestigiosa: l'avevo citata anche io, ma sinceramente conta poco a mio parere qua, non ci sono veri e propri mostri sacri che ti facciano passare dalle stalle alle stelle. Non è che hai preso una L-18 all'università di Paperopoli e quella dopo la prendi a Oxford mentre risiedi al Magdalen o al Christ Church. Se proprio proprio si vuole, allora io consiglierei invece di fare i primi due anni nell'università considerata di serie Z e poi trasferirsi l'ultimo anno. Se proprio proprio si vuole, sottolineo.
Aggiornamento competenze: sì e no... nel senso, puoi farlo ma allora non chiedi i riconoscimenti... Se lo fai per aggiornare e poi richiedi 10 riconoscimenti su 12 esami allora fai gli esami singoli. Se vuoi prendere una laurea con 10 riconoscimenti la tua priorità non è di certo aggiornarti. E comunque per aggiornarsi meglio qualche master, cdp o simile...
Indirizzo differente: sinceramente vale meno di zero perché non solo non è indicato praticamente da nessuna parte (la denominazione quantomeno sì) ma nei fatti fra esami liberi e tutto le differenze sono davvero poco rilevanti (e sicuramente non interessano più di tanto un datore di lavoro). Io personalmente ho mandato pochi CV perché dopo un primo ambito nella PA sono diventato libero professionista e mi sono messo a lavorare così, con pochi clienti che ormai mi conoscono e con i quali ho rapporti stabili. Ma non credo di aver mai messo su un CV "Laurea magistrale in giurisprudenza (indirizzo amministrativistico)", neanche quando mi sono candidato a dottorati e/o perfezionamenti in ambito IUS/10.
Potrebbe non esser mutata la materia ma esser mutato l'approccio.Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggioper quanto riguarda il fatto che se sono passati 15 anni dovresti rifare tutto il percorso non concordo, molte materie non è che sono mutate negli ultimi 15 anni, certo se fai informatica che so io magari è un discorso ma le materie di L18 cosa vuoi che sia cambiato, qualcosa nell'ambito delle normative o del diritto ma insomma nulla
Potrebbe non esser mutata la materia ma essere tu (inteso come tu studente) a non ricordare niente o quasi.
Per dirti, ho preso 30/30 in diritto processuale civile (9 CFU) e 30 e lode in diritto processuale civile progredito (9 CFU)... al momento non ricordo quasi nulla. Dovessi fare un esame domani non lo passerei. E questo vale non solo per materie toste come queste ma anche per diritto canonico, per esempio. O diritto della navigazione,... Ma vogliamo parlare anche di diritto amministrativo che dovrebbe essere il mio cavallo di battaglia (ho una LMG/01 con curriculum amministrativistico, una LM-63 e mi sono perfezionato alla SSSUP in diritto amministrativo)? Sicuramente non sarei bocciato ma non mi farei onore. In questi anni ho sempre lavorato nell'ambito del diritto amministrativo (e della PI) ma in settori ben specifici (diritto dei beni culturali, dell'ambiente,...) e mai in ambito processuale.
E non stiamo parlando di 15 anni fa, visto che l'ultimo esame di diritto amministrativo (IUS/10, 10 CFU, trenta e lode) risale a meno di 10 anni fa.
Riguardo al tuo esempio specifico il qualcosa nel diritto può andare da qualche dettaglio a mostri come la riforma delle società quotate del 2003 o come quella del titolo V del 2001 che hanno innovato del tutto la materia. Certo, sono casi rari ma ci sono. E stiamo parlando di diritto pubblico e diritto commerciale, che di solito sono presenti in L-18.
Per cui cerchiamo di parlar chiaro. La legge dice che posso chiedere il riconoscimento? Certo (anche se fortunatamente alcune università valutano l'obsolescenza nel caso l'esame sia di anni e anni addietro).
Però la maggioranza delle persone che lo fanno vogliamo dirci davvero che lo fa perché sa benissimo quelle cose e non vuole perder tempo? A mio parere lo fa per non dover ristudiare da capo (o quantomeno affrontare un ripasso non en passant, ma qualcosa di serio) oppure per superare scogli grossi nel caso non facciano media (se ho preso 18 in un esame tosto e la nuova università me lo inserisce come approvato wow! elimino un carico immenso e mi garantisco una media più alta! che voglio di più?)
Poi ognuno fa quello che vuole... ma almeno diciamoci le cose come stanno.
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Esatto. Quando c'erano pochi laureati il problema non si poneva o si poneva solo in casi eccezionali (tipo, 10 anni per laurearsi). Adesso che le università mi sfornano 110 e lode a pacchi ogni anno laureati in regola, è ovvio che in assenza di altri elementi prendo loro, perché dovrei valutare uno che mi ha preso, a seconda di quel che mi dice, una laurea in cinque anni (3 la prima e 2 la seconda, ma la prima me la tiene nascosta perché se vedo che sono equivalenti potrei far domande e comunque il voto è bassino) oppure due lauree equivalenti in cinque anni quando nello stesso tempo potrei avere un laureato che ha conseguito anche la magistrale o magari un L-18 che ha aggiunto al suo carnet una L-14 per rinforzare le sue competenze giuridiche o una L-41 per ampliare la base statistica e matematica?Originariamente inviato da DavideBu Visualizza il messaggio
Alzare il voto di laurea... poi nasce il problema che guardano l'età e notano subito che l'hai conseguita in X anni anziché 3 e anche in questo caso scremano... poi se le normative lo consentono libero di prendere la stessa laurea 2 volte.
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Ci sono social come LinkedIn che potrebbero dare degli indizi al recruiter di turno.Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
In ordine ti fornisco il mio parere:
tirocinio: vale poco e niente, nel senso che so che l'hai fatto, ma non come è andato. A meno che tu non abbia fatto così schifo da esser sbattuto fuori, è una sorta di presenza. Potresti esser stato una gemma così come una persona valida così come un'ameba che si limitava a fluttuare. Come lo capisco?
Ad esempio per chi si laurea in ingegneria è molto probabile che ti chiedano della tesi. Ovviamente non c'è solo il CV ma anche la lettera di presentazione.Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggioargomento della tesi: in alcuni ambiti potrebbe andare, in altri molto meno. Diciamo che rischia di esser fin troppo selezionante, per così dire. inoltre è vero che ho visto pochi CV ma spesso non è inserito il titolo (che comunque può essere criptico), figuriamoci l'argomento.
Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
certificazioni informatiche: molto rare, soprattutto nei corsi di laurea non tecnici. Forse l'ECDL è un filo più diffuso, ma sinceramente non saprei.
Vero, qui dipende dal corso di laurea. Se uno volesse AICA o Eipass (tanto per citare i due enti certificatori più famosi) offrono certficazioni informatiche per ogni esigenza.
Si vede già dal modo con cui ti presenti.Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
soft skills: oltre all'ovvia domanda di "come le certifico", concordo con BeardedSnow. Potrei utilizzarle dopo per raffinare, ma non per sgrezzare il tutto.
Dipende da molti fattori. Se si parla di tirocini curriculari forse si, per il resto direi che rappresentano uno dei tanti indicatori che una persona può presentare nel momento della selezione.Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggioIl voto di laurea e gli anni che uno ci ha messo per conseguirlo sono un indicatore "comodo" e "rapido" nonché discretamente valido.
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