É altresì iniziata una violenta campagna, da alcuni organi di stampa, nei confronti delle università meridionali, che sarebbero colpevoli di mettere più lodi rispetto a quelle del Nord. In realtà i dati che vengono sciorinati, oltre a essere parziali (nel senso di incompleti), sono semplicemente aggregati male e letti peggio. La banca dati gestita dal Cineca per conto del Miur è ad accesso libero e gratuito, è di tipo generale e non inferenziale (anche perché i dati sono raccolti obbligatoriamente per finalità amministrativo-istituzionali prima che statistiche, pertanto non possono riguardare solo un campione ma necessariamente l'intero universo di riferimento, che poi è anche un collettivo statistico), e contiene i dati quasi grezzi, sulla base dei quali chiunque si può fare un'idea. Personalmente da anni riscontro che, fatte salve poche eccezioni, i voti sono più alti, o meglio l'incidenza dei voti massimi è maggiore, nelle università grandi e dispersive (le stesse in cui c'è un maggior numero di abbandoni), mentre è inferiore negli atenei piccoli, che è esattamente il contrario di quanto comunemente si creda, anche perché nell'immaginario collettivo i grandi atenei statali sono più difficili (il corsivo è d'obbligo) rispetto a quelli piccoli e «privati». Inoltre anche il tasso degli abbandoni mi risulta proporzionale alla grandezza degli atenei, senza considerare che, quant'anche fosse come asseriscono certuni, e cioè che al Sud i laureati sono di meno (in realtà non è così perché il dato fa riferimento alla sede dell'università e non alla provenienza dello studente: e ci sono stati anni in cui l'80% degli immatricolati all'Alma mater studiorum Università di Bologna proveniva da fuori regione, con una incidenza maggiore di pugliesi e siciliani) e gli abbandoni sono di più, allora i 110 e lode, contrariamente a quanto loro affermano pregiudizialmente in principio, sarebbero complessivamente di meno.
Poi ognuno, sulla base delle sue conoscenze ed esperienze, può trarre le conclusioni che vuole; io ad esempio ho una mia idea sul motivo per cui nelle università telematiche e alla Bocconi è difficile prendere voti alti mentre a Catania, a Palermo, alla Federico II, alla Sapienza, a Firenze, a Bologna e alla Statale di Milano è molto più frequente, così come sul motivo per cui gli abbandoni sono pressoché direttamente proporzionali alle dimensioni degli atenei.
L'importante è essere corretti e obiettivi nella lettura dei dati, che vanno letti oggettivamente (secondo i dettami della scienza statistica) e non soggettivamente, cosa che mi rendo conto essere complicata per le tifoserie partigiane. Personalmente ho padre di origine lombarda e in precedenza normanna, madre oriunda tra due città campane (afferenti all'attuale città metropolitana di Napoli) e un borgo medievale della Toscana e ho vissuto sopratutto in medie e grandi città , ma anche qualche piccolo centro, di Andalusia (Spagna), Calabria, Puglia, Campania, Toscana, Romagna, Emilia, Lombardia e Inghilterra. Ho studiato a Chelmsford, Oxford, Bologna, Firenze, Granada e Roma e ho lavorato in una università di Milano. Ho altresì lavorato a Cattolica, Prato, Afragola, Aversa, Napoli, Marcianise, Caserta, Pompei, Bari e Firenze. Quindi pregiudizio da parte mia proprio non ce ne può essere, se non altro perché mi sono dovuto adattare a molte realtà diverse.
Ad ogni modo, il principio fondamentale è che finché esiste il valore legale e i titoli sono parificati ogni altra considerazione è superflua.

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