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Università telematiche: fra verità e pregiudizio

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  • Università telematiche: fra verità e pregiudizio

    Mi permetto di aprire un post generico perché ho notato due cose: da un lato molto spesso (vedi gli ultimi articoli, già citati in altre discussioni) le università telematiche vengono relegate da una visione comune in una sorta di limbo che stagna fra il diplomificio e una culla di mediocrità , mentre dall‘altro ho notato che questo forum non solo presenta una forte propensione nelle discussioni per le telematiche (ad eccezione della voce generalistica “discussioni generali” è di gran lunga la sezione più animata) ma anche che la maggioranza di utenti / ospiti si concentra lì (anche adesso che scrivo abbiamo 15 visitatori nella sezione generale, 26 in quella telematica e una decina sparsi fra le altre) e quindi, vista la mia ignoranza nell‘ambito, chiedo per avere qualche risposta e anche per suscitare il dibattito.

    Ammetto prima di tutto di NON conoscere la realtà telematica se non per sentito dire.
    Ho due lauree, una magistrale a ciclo unico (giurisprudenza) e una magistrale biennale (scienze amministrative), ho seguito corsi di specializzazione e perfezionamento in Italia e all‘estero e fra dottorato, lauree e corsi vari ho vissuto realtà universitarie a Milano (Statale e Bicocca), a Ferrara, a Macerata, a Camerino, a Udine, a Trieste, e a Modena e Reggio Emilia, mentre sto per iscrivermi a Pisa (laurea magistrale in informatica umanistica).
    Mai una telematica? Perché?
    Sono il primo ad ammettere che ho dei pregiudizi in proposito (e questi, nel caso fossero fallaci, vorrei fugarli) a cui però si aggiungono considerazioni personali che ho maturato anche qua sul forum, tre su tutte.
    La prima è che ho letto che in alcune università non è richiesta la presenza ma comunque devi visionare per forza dei video o simile: questo per me è un vincolo, che sinceramente non apprezzo. Di norma non frequento nelle statali (anche perché lavoro) e mi presento come non frequentante mentre qua, in una telematica, sarei obbligato (a quanto ho capito) a una sorta di frequenza digitale. La seconda riguarda i video delle lezioni che in alcuni casi ho letto risalire ad anni e anni addietro. Ora, è vero che alcune materie sono cambiate relativamente poco (mentre per altre direi di più), però è anche vero che questo non mi sembra un buon biglietto da visita, sinceramente.
    Terzo punto, i test a crocette che, a mio parere (e mi sembra che anche Dottore avesse segnalato qualcosa di simile) spingono a creare una curva gaussiana, spostata verso il 18-24; quasi impossibile esser bocciati, difficile arrivare al top, abbastanza semplice raggiungere un‘aurea mediocrità .
    Intendiamoci, la mia non è una critica diretta in un‘unica direzione: per esempio trovo sconcertante che Pisa abbia aperto le iscrizioni ma ancora non abbia ufficializzato le nuove tasse, indicando quelle dell‘anno 2019/20 come riferimento e indicando che ci saranno scostamenti minimi. Sono sicuro che sarà così ma se da due mesi sai che aprirai le iscrizioni il 29 luglio, agisci di conseguenza.
    Inoltre, sinceramente, non so se e quanto le telematiche siano più facili delle altre, ma in generale mi sembra che ormai in qualunque università e in qualunque disciplina (o quasi) quantomeno la sufficienza o poco più sia una formalità (e, prima che mi diciate che conosco solo l‘ambito giuridico/amministrativistico, ho spesso aggiunto esami sovrannumerari, e conto nella carriera anche alcuni MAT/xx, M-PSI/xx, L-FIL-LET/xx, BIO/xx e,pochissimi, ING-IND/xx ”“ non ho di certo competenza generale in questi ambiti ma qualcosa l‘ho assaggiato spesso e volentieri).
    Comunque ammetto che in generale non ho mai neanche vagliato le telematiche, anche per il pregiudizio sociale che secondo me si è radicato e le accompagna (considerando inoltre che non studio per “lavorare” visto che già lavoro, ma semplicemente per interesse personale).

    Quindi, finito questo lungo sproloquio, le mie domande sono: esiste sicuramente un pregiudizio, ma ha qualcosa di vero oppure no? E come possiamo rendercene conto (nel bene o nel male)? Si può in qualche modo effettuare una valutazione serena?
    E sui tre punti che ho segnalato, sono diffusi o sono singoli casi che io erroneamente ho elevato a generalità (eventualmente tralasciando il primo, che credo sia più un limite personale)?

  • #2
    Detto personalmente la laurea serve per approcciarti al mercato del lavoro: in ambito pubblico per accedere a determinati concorsi (quindi spendibilità  totale per qualsiasi laurea presa in qualsiasi università  autorizzata dal MIUR), se in ambito privato IN LINEA DI MASSIMA dovrebbe contare molto di più il blasone dell'università  in cui tale laurea è stata conseguita.

    Uso il condizionale perchè nel privato ho riscontrato situazioni molto ambigue ma certo li entrano tutta una serie di fattori non quantificabili in un singolo post e in cui si potrebbe scadere in facili populismi. Comunque sia ci sono molti istituti universitari blasonatissimi (Bocconi, Harvard, Yale, Luiss ecc...) che offrono master e MBA conseguibili interamente on-line.. Mai lauree questo si. Al che mi chiedo perchè un MBA da 60 mila euro può essere preso on-line e una laurea no?

    E' semplicemente un fatto culturale o c'è dell'altro? Nel mercato italiano come ha giustamente fatto notare il rettore di Unitelma non bisognerebbe apporre pregiudizi ma concentrarsi sulla verifica della qualità  dell'insegnamento offerto ma soprattutto degli standard di valutazione degli esami svolti (secondo me).

    Fermo restando che in america e anche in nord europa le università  nella maggior parte dei casi (con le ovvie e giuste differenze da facoltà  a facoltà ) svolgono esami a crocette per la verifica dell'apprendimento (penso all'Austria, Ungheria, USA, Germania ecc...) allora il punto qual'è? Che le domande vengono fornite in anticipo? (vedi paniere) O sono le modalità  a crocetta che danno fastidio? Eppure i concorsi che io sappia così si svolgono.

    Allora fossi nel MIUR non starei la a fare valutazioni su quanto la piattaforma sia fashion (doveroso ma superfluo) o se siano presenti le mail di servizio o i prof strutturati MA sulle modalità  di valutazione che PRESCINDONO o meno dalle crocette poichè il mondo accademico tutto ci ha dimostrato che non è tanto il mezzo ma il come viene utilizzato a contare.

    Poi opinioni personali.. Meglio non darle se no Marika si incazza xD (con affetto)

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    • #3
      Per evitare di dire sempre le stesse cose metto direttamente un link dove qualche tempo fa ho analizzato la questione.

      http://www.università .com/universit...elematica.html

      Più che "Marika si incazza" attenzione a criticare le crocette che sono il cavallo di battaglia di tre telematiche (da quello che sappiamo Unipegaso, Unimercatorum e Unidav): si viene accusati di crociate (con affetto anch'io s'intende!). Il problema delle crocette non è relegato al solo metodo di esaminare, ma anche al metodo di studio e alle correzioni. Cose viste in sede che non metterò su un forum pubblico e di cui comunque ho promesso di non parlare più.
      Un'ultima cosa: spesso per giustificarle ho sentito parlare di estero, ma ho più volte dimostrato che i sistemi universitari stranieri, soprattutto quelli oltreoceano, sono molto diversi dal nostro.
      Ripeto che tutto quello che penso l'ho messo nel link.

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      • #4
        Bel post!
        ad ogni modo qui i miei personali pareri che derivano dalla mia personale esperienza.

        Quindi, finito questo lungo sproloquio, le mie domande sono: esiste sicuramente un pregiudizio, ma ha qualcosa di vero oppure no?
        NI, non credo che sia piu' facile laurearsi in una telematica rispetto ad una tradizionale qualunque. Poi rimane sempre il discorso "dipende dal docente". Premesso questo ci sono a quanto ho capito telematiche piu' o meno generose, ma questo non e' poi diverso da quanto accade nelle uni tradizionali.

        E come possiamo rendercene conto (nel bene o nel male)?
        A questa passo.

        Si può in qualche modo effettuare una valutazione serena?
        Come dicevo non credo che al netto di alcune differenze di tipo logistico una preparazione ad una telematica e ad una tradizionale cambino. Trovi quello che vuole solo passare con 18 e trovi dottore in entrambe le realta'. La preparazione del tizio del 18 sara' la stessa sia se laureato in Sapienza che se laureato in Unitelma Sapienza. Lo stesso varra' per dottore.

        E sui tre punti che ho segnalato, sono diffusi o sono singoli casi che io erroneamente ho elevato a generalità  (eventualmente tralasciando il primo, che credo sia più un limite personale)?
        Punto 1) Si e' un limite, ma "sopportabile" in quanto hai la possibilita' di visionarle a qualsiasi ora del giorno e della notte.
        Punto 2) Aime' in alcuni atenei e per alcuni, o molti, insegnamenti questo e' vero e rende la fruizione della videolezione terribile
        Punto 3) Sono d'accordo con quanto da te e da dottore asserito riguardo alle risposte multiple, vorrei altresi' ricordare che non tutte le telematiche valutano in questo modo.

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        • #5
          Rispondendo in modo più pragmatico: le soluzioni sono tante.

          Prima di tutto levare la dicitura "telematica" dal nome dell'ateneo almeno nei documenti ufficiali, come hanno già  fatto Unitelma e Unimarconi.

          In secondo luogo sfruttare maggiormente le sedi fisiche almeno per seminari.

          Terzo, fare più career day (ci hanno già  provato Unicusano e Unimarconi, non so con quali risultati).

          Quarto, impegnarsi più nella ricerca e aggiornare le testate giornalistiche dei risultati raggiunti.

          Non so dire se unire le forze possa essere utile, certo 11 telematiche sono davvero tante.
          Il punto è che il cambiamento non deve partire da noi, ma dagli atenei.

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          • #6
            Beninteso io non sto giustificando metodi o altro... Dico solo che un "sistema" (in questo caso le crocette) che viene usato in maniera proficua da università  tra i primi posti in qualsiasi ranking non può essere sbagliato per pregiudizio.. Allora il problema non è il mezzo ma il come viene applicato tutto qua e SU QUESTO ovvero sulla sua applicazione dovrebbe concentrarsi il MIUR non sui banner dei siti.

            Sottolineo che io sono iscritto a Unitelma

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            • #7
              Ringrazio tutti per le prime risposte.

              Rispondo principalmente a Norbert ma ovviamente la discussione è aperta a tutti (e, anzi, invito a partecipare).

              Personalmente non vedo nulla di male nella didattica a distanza (anzi, personalmente non seguendo che sia a distanza o in presenza non mi cambia nulla) ma secondo me un limite diverso è quello degli esami che sarebbe meglio sostenere in presenza, salvo che si tratti di discussioni ampie e variegate, dove una webcam garantisce comunque una certa sicurezza. D‘altra parte, se fosse la stessa cosa, perché fanno sostenere i test a distanza ma non ad esempio la prova d‘ammissione a medicina?

              Quanto poi agli esami a crocette, personalmente ho apprezzato molto l‘approccio del mio professore di diritto civile, Giorgio De Nova che per il suo esame prevedeva test a crocette generico (4 opzioni l‘una, -0.25 per la risposta sbagliata, 1 punto per quella corretta e 0 se fosse saltata) su tutto il programma (30 domande su almeno 10 argomenti diversi): chi superava la soglia del 18 poi accedeva all‘esame orale (2 domande di teoria e un‘analisi / commento di sentenza o di nota della dottrina). Di conseguenza avevamo una prima parte che richiedeva di dimostrare una conoscenza generica su tutto, mentre la seconda permetteva di stabilire non la componente nozionistica ma la capacità  di approfondire, di comprendere e di sviluppare tesi e argomentazioni.
              Le crocette da sole a mio parere premiano principalmente uno studio nozionistico, che è quanto di più lontano dovrebbe esserci nell‘università .

              Sarebbe però interessante conoscere i dati di accesso, i tempi e le votazioni medie riportate dagli studenti per vedere chi sceglie maggiormente le telematiche e i risultati ottenuti.
              Ovviamente il dato da solo potrebbe valer poco, ma fornirebbe alcuni spunti per eventuali valutazioni di base.

              Altra modalità  per effettuare un confronto (forse ancor più parziale, vista l‘assenza di dati) sarebbe quella di confrontare i sussidi didattici consigliati e obbligatori (è ovvio, rimanendo nell‘ambito giuridico, che studiare sul Bianca di diritto civile è ben diverso da studiare sul Trimarchi o altro, anche solo per mole); ma temo che le scarse indicazioni forniscano pochi spunti.

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              • #8
                Originariamente inviato da Norbert Visualizza il messaggio
                Beninteso io non sto giustificando metodi o altro... Dico solo che un "sistema" (in questo caso le crocette) che viene usato in maniera proficua da università  tra i primi posti in qualsiasi ranking non può essere sbagliato per pregiudizio.. Allora il problema non è il mezzo ma il come viene applicato tutto qua e SU QUESTO ovvero sulla sua applicazione dovrebbe concentrarsi il MIUR non sui banner dei siti.

                Sottolineo che io sono iscritto a Unitelma
                Due cose: 1) metodi didattici diversi possono richiedere competenze diverse e premiare sistemi diversi di studio. Quindi è difficile effettuare un paragone.
                2) i ranking in un mondo complesso come quello della ricerca o della didattica sono estremamente difficili... figuriamoci quando li sommi assieme. Quale sarebbe l'università  migliore? Quali sono i parametri? Come la giudico? Per esempio in talune classifiche si considera la percentuale di laureati in regola. Ma è un buon parametro? Perché se molti si laureano in regola può essere perché io offro un'ottima didattica, accompagnando ogni studente, ma può anche essere perché io pretendo poco e quindi il percorso è facile... E questo vale ancor di più se seleziono all'ingresso. Poi di norma, più si fa ricerca, meno si fa didattica (altro punto dolente). Anche il parametro delle pubblicazioni è illusorio, soprattutto se sono un'università  che auto-pubblica...

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                • #9
                  Concordo su tutto. Anch'io preferisco la modalità  in presenza anche se (causa covid) ho constatato che in webcam hai altri tipi di "fastidi". Tutti sentono perfettamente tutto e vedono perfettamente tutto (e tutto può essere registrato eh...).

                  Sulla conoscenza eccessivamente nozionistica delle crocette idem concordo. La mia era una domanda posta in generale. Gli altri paesi europei hanno mediamente molti più laureati di noi ok... Ma io ho molti amici che hanno studiato in università  straniere e mediamente la media è bassa a livello di conoscenza teorica.. In alcuni esami è addirittura impossibile essere bocciati.

                  Ma al di là  di ciò ok che il ranking è opinabile ma l'opinabilità  si ferma davanti a tutte queste evidenze. Quindi? Sono sbagliate le crocette o è sbagliato il metodo con cui vengono utilizzate? O semplicemente lo studio accademico italiano è troppo astratto e poco pratico?

                  Come si spiega poi che molti master in business administration possono essere conseguiti on-line, con spese importanti e che in teoria dovrebbero darti accesso a un mercato del lavoro "superiore" anche in termini di responsabilità ? Li la qualità  non conta? Conta solo il pezzo di carta?

                  Ripeto per me IN ITALIA è un pregiudizio si ma alimentato da situazioni oscure e molto poco chiare che anche recenti fatti di cronaca ci hanno riportato (non metto link e non faccio nomi ma mi rifersco a università  telematiche ed anche ad alcune private in presenza). Allora il MIUR anzichè concentrarsi su banalità  burocratiche dovrebbe dare peso alle modalità  di espletamento degli esami e alla verifica altrimenti... sì; si rischia l'esamificio.

                  Io ti posso rispondere per me. Triennale in scienze della sicurezza; privato preparato sul libro di Bianca, commerciale sul campobasso, penale sul padovani ecc... (penale aveva un programma ridotto). Lavoro e non posso frequentare; ho deciso di darmi una possibilità  in più adesso.

                  Conosco persone laureate alla Sapienza in Scienze della Comunicazione, Mediazione Linguistica, Lettere, Scienze Politiche e altro che non passerebbero determinati esami di diritto manco pregando.. Al che mi chiedo (al contrario) se in certe facoltà  si studi davvero o per finta... E mi rispondo.. Pregiudizi xD

                  Se qualcuno mi chiederà  mai conto di quel che dovrei sapere risponderò... easy

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                  • #10
                    Ciao,

                    inizio dicendo che nella tua posizione, ovvero quella di lavoratore plurilaureato, nel caso in cui conseguissi una ulteriore laurea o LM telematica (in più), nessuno verrebbe assolutamente ad imputarti niente, in quanto avresti qualcosa già  in più di un normale laureato, di conseguenza il problema non si porrebbe perché tutto quello in più è un valore aggiunto, e sicuramente non incorreresti in pregiudizi, per quanto mi riguarda il discorso cambia per chi deve/dovrà  affacciarsi al lavoro con quella/e laurea/e, e qui non ho dati per argomentare perché non è il mio caso.

                    Quanto a me, ho deciso di iscrivermi ad un cdl in una telematica (che nel suo nome non menziona la cosa) sia per migliorare nella competenze, e sia per non precludermi nulla nel futuro, vista l'attinenza con alcuni dei miei campi di interesse e di lavoro; preciso che non è il primo percorso, e che ho un lavoro che mi sta permettendo di crescere, di cui sono relativamente soddisfatto, ciò però non toglie che io stesso abbia comunque delle perplessità  perché, come spiegavo a dottore topics addietro, sono cresciuto in una zona dove i pregiudizi sono fortemente radicati, e dove ti viene inculcato, spesso e volentieri dal tuo stesso ateneo sotto casa, che non esiste altro al di fuori di ciò, indi per cui se ti vai a laureare da un'altra parte o sei un somaro o cerchi una scorciatoia.

                    Al netto di qualche perplessità , della quale non faccio segreto, mi sto trovando bene, non ho ore di visualizzazioni obbligatorie e nemmeno aule virtuali vincolanti per la partecipazione agli esami, dunque cosa cambia rispetto alle statali?

                    Ho riscontrato questo:
                    -La segreteria a mio parere funziona meglio, o comunque ha tempi di risposta quantomeno umani;
                    -Il numero di appelli è maggiore, e invece di trovarti buchi eterni dove rischi di disperdere la concentrazione, puoi programmare più cose e meglio, forse rendendo anche di più (in altri posti mi son trovato a dover attendere /mesi tra un appello e l'altro della stessa materia, psicologicamente disarmante a mio parere);
                    -Impostazione favorevole per gli studenti che lavorano, in alcune statali hai carichi diversi di studio a seconda che tu sia frequentante o meno per lo stesso corso, o capita sovente che si possa essere trattati diversamente dal docente e spesso penalizzati. Credo che il sistema universitario classico non sia molto ben strutturato per supportare i lavoratori.

                    Di contro :
                    - le perplessità  di cui sopra.
                    - non so se lo sceglierei come primo percorso, rapportandomi alla zona in cui vivo, però sto notando che i docenti sono validi, alcuni di altissimo livello e che la preparazione che ti permette di acquisire è, a mio parere, di livello.


                    Diciamo che comunque ho avuto modo di vedere che sia nella zona a nord-ovest che a nord-est del bel paese regnano abbastanza i pregiudizi rispetto a tutto quello che si trova, come dire, dall'Emilia in giù, tant'è che di fatto non fa nessuna differenza presentarsi con una laurea conseguita alla LUM, alla SOB, alla Vanvitelli o alla Marconi, quindi non è presente solo verso le telematiche questo pregiudizio, di conseguenza non mi sono posto il problema della telematicità , vista la non enfatizzazione della cosa nel nome dell'università  e la parità  di grado di disconoscimento con le altre


                    PS. potrebbe esserci qualche errore dovuto ad una frugale scrittura da cellulare.
                    Ultima modifica di BeardedSnow; 31-07-2020, 12:47.

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                    • #11
                      Premetto che ho frequentato l'università  di Padova e non ho mai avuto a che fare con le telematiche.
                      Personalmente ritengo che la grossa differenza stava solamente nella valutazione agli esami. Ho visto di persona diversa gente piangere per sconforto di fronte alla bocciatura all'esame, e mica perchè si erano presentati di fronte al professore impreparati, anzi! Sto parlando di studenti piegati sui libri da mattina a sera che poi avevano la sfortuna di beccare quelle 2-3 domande nozionistiche messe lì per scremare la massa. Ai miei tempi i finanziamenti alle università  tradizionali non erano collegati al numero di fuori corso o al numero di laureati e quindi si operava una selezione inflessibile nei primi 2 anni anche perchè in certi edifici era praticamente impossibile seguire i corsi per disorganizzazione o per mancanza di spazi adatti. In tutte le facoltà  dell'epoca si segava molta gente agli esami per selezionare e limitare le frequenze. Ora, per quanto mi hanno detto, i professori sono di manica più larga perchè non ci sono le difficoltà  dell'epoca e per motivi meramente finanziari, quindi ipotizzo che quella differenza è praticamente scomparsa oppure fortemente attenuata.

                      Invece relativamente all'ipotetico vantaggio di seguire le lezioni in presenza, non posso che rimpiangere la mancanza della didattica online durante i miei anni di studio. Da pendolare era praticamente impossibile seguire da vicino, ero costretto spesso a seguire dall'ultima fila di un'aula da 300 posti una lavagna dove non si riusciva nemmeno a vedere che c'era scritto e poi nel sottofondo c'era un brusio che impediva di sentire chiaramente. Solo nelle lezioni di fisica ho potuto seguire in un'aula parallela le lezioni videoproiettate in diretta, ma per innumerevoli problemi tecnici erano più le volte che non si vedeva niente che non quelle in cui si poteva sfruttarle.
                      Personalmente ho dato la stragrande maggioranza degli esami senza seguire i corsi studiando solo su libri e appunti prestati, ma non ho dubbi sul fatto che degli ausili didattici via pc mi sarebbero serviti molto.

                      Detto per inciso, il mio primo pc me lo sono comprato dopo la laurea.
                      Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
                      digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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                      • #12
                        O semplicemente lo studio accademico italiano è troppo astratto e poco pratico?
                        si, molto spesso

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                        • #13
                          Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
                          Premetto che ho frequentato l'università  di Padova e non ho mai avuto a che fare con le telematiche.
                          Personalmente ritengo che la grossa differenza stava solamente nella valutazione agli esami. Ho visto di persona diversa gente piangere per sconforto di fronte alla bocciatura all'esame, e mica perchè si erano presentati di fronte al professore impreparati, anzi! Sto parlando di studenti piegati sui libri da mattina a sera che poi avevano la sfortuna di beccare quelle 2-3 domande nozionistiche messe lì per scremare la massa. Ai miei tempi i finanziamenti alle università  tradizionali non erano collegati al numero di fuori corso o al numero di laureati e quindi si operava una selezione inflessibile nei primi 2 anni anche perchè in certi edifici era praticamente impossibile seguire i corsi per disorganizzazione o per mancanza di spazi adatti. In tutte le facoltà  dell'epoca si segava molta gente agli esami per selezionare e limitare le frequenze. Ora, per quanto mi hanno detto, i professori sono di manica più larga perchè non ci sono le difficoltà  dell'epoca e per motivi meramente finanziari, quindi ipotizzo che quella differenza è praticamente scomparsa oppure fortemente attenuata.

                          Invece relativamente all'ipotetico vantaggio di seguire le lezioni in presenza, non posso che rimpiangere la mancanza della didattica online durante i miei anni di studio. Da pendolare era praticamente impossibile seguire da vicino, ero costretto spesso a seguire dall'ultima fila di un'aula da 300 posti una lavagna dove non si riusciva nemmeno a vedere che c'era scritto e poi nel sottofondo c'era un brusio che impediva di sentire chiaramente. Solo nelle lezioni di fisica ho potuto seguire in un'aula parallela le lezioni videoproiettate in diretta, ma per innumerevoli problemi tecnici erano più le volte che non si vedeva niente che non quelle in cui si poteva sfruttarle.
                          Personalmente ho dato la stragrande maggioranza degli esami senza seguire i corsi studiando solo su libri e appunti prestati, ma non ho dubbi sul fatto che degli ausili didattici via pc mi sarebbero serviti molto.

                          Detto per inciso, il mio primo pc me lo sono comprato dopo la laurea.

                          Master, ti pensavo più giovineeee


                          In realtà , stando a ciò che mi ha detto qualche conoscente, non sembra essere così larga la manica neanche adesso

                          Commenta


                          • #14
                            Rispondo anch'io ad Andreav42, dal mio punto di vista di "fortemente interessata alla telematica ma non ancora iscritta".

                            Dopo anni in cui esitavo tra la voglia di iscrivermi all'università  e la preoccupazione di potercela fare lavorando, oltre a una certa pigrizia, mi sono riavvicinata all'idea in modo serio quando ho visto che esistevano le università  telematiche e che diversi miei colleghi si erano iscritti a corsi di laurea offerti da queste ultime.

                            Ancora non sono sicura al 100%, ma diciamo che al 90% ho intenzione di iscrivermi ad agosto per il prossimo anno accademico.

                            Quindi non le conosco ancora nella pratica, ma negli ultimi tempi mi sono informata molto, anche su questo forum, cercando su Internet, iscrivendomi a gruppi ad hoc su Facebook e Telegram.

                            Devo dire che non mi iscriverei né per trovare un lavoro né per migliorarlo: lavoro infatti da quasi 35 anni, e da quasi 20 in una bellissima azienda dove mi trovo bene e sono ben remunerata.

                            Quindi già  il mio approccio è diverso.
                            Vorrei conseguire una laurea per una mia soddisfazione personale, perché appena diplomata avevo tante perplessità  ed ero frenata da vari motivi che non sto a raccontare. Eppure tutti i professori delle superiori mi avevano consigliato di proseguire gli studi visti gli ottimi risultati. Per fortuna all'epoca con un diploma di maturità  tecnica commerciale si trovava abbastanza facilmente lavoro (anche se per me è stata un po' dura all'inizio).
                            Ora però rosico un po' ad aver perso quell'occasione quando ero giovane, poi vedo persone sinceramente abbastanza ignoranti che pure hanno una laurea e magari se ne vantano pensando con quello di essere superiori, e mi scatta la rabbia...Oppure incontro ex compagni di scuola che mi chiedono se sono laureata o plurilaureata e ci rimangono quasi male se gli dico che non mi sono neanche mai iscritta all'università .... Infine non ho velleità  di fare carriera, anche perché lavoro in una sede distaccata dove è più difficile, per farlo dovrei quasi sicuramente trasferirmi in un'altra città  in un'altra sede dell'azienda. Però poco tempo fa una persona di un altro ufficio della mia sede è stata promossa a responsabile di un grande numero di persone di varie sedi, e guarda caso è stata scelta una delle poche laureate di quell'ufficio (anche con il carattere adatto a gestire collaboratori, ovviamente).
                            Mi sono dilungata, ma era per inquadrare le mie motivazioni ad una eventuale ripresa degli studi.

                            Dal mio punto di vista, una telematica mi faciliterebbe le cose.
                            Prima di tutto perché faccio tutto telematicamente, anche la richiesta di informazioni, le domande, l'iscrizione ecc.
                            Dovessi andare alla segreteria di una facoltà  a Firenze probabilmente ci perderei molto tempo e chissà  se riceverei in una volta tutte le informazioni.
                            Quindi diciamo facilitazioni per la parte burocratica.

                            Per quanto riguarda lo studio, se mi iscrivessi all'Università  di Firenze dovrei studiare tutto completamente da sola, e non avendolo mai fatto non so se ce la farei, soprattutto per iniziare, trovare la volontà  ecc.
                            Credo che seguire delle lezioni, anche se on-line e registrate, mi faciliterebbe molto.
                            Preferirei che ci fosse anche qualche occasione per poter interagire in diretta con i professori, ma nella telematica che avrei scelto questo non viene fatto.

                            Quindi per me che lavoro e che vorrei comunque un minimo di lezioni da seguire, credo che una telematica sia più indicata.
                            Senza contare che all'Università  di Firenze non c'era proprio un corso di laurea che mi piaceva appieno. Il classico Lingue o Mediazione linguistica o come si chiama ora mi sembrava troppo "limitato", concentrato solo sulla conoscenza linguistica, molta letteratura e poche altre materie. Mi sarebbe piaciuto sì un settore linguistico, ma abbinato a materie relative all'economia, alla gestione d'azienda, o anche al turismo che ultimamente è un settore che mi piace e interessa molto.

                            Quando ho scoperto Lingue e Mercati su Unimercatorum mi si è acceso il campanellino e da lì la mia sopita voglia e il mio continuo dire "prima o poi" è diventato molto più reale e possibile.

                            Informandomi, devo dire che sono rimasta un po' male sul fatto degli esami a crocette.
                            Non ritengo che la preparazione possa essere solo nozionistica e inferiore, ma sicuramente non dà  l'idea della preparazione che uno può avere.
                            Una cosa è rispondere a crocette, altra cosa è far vedere come si espone, la proprietà  di linguaggio che un universitario dovrebbe avere, la sicurezza dell'argomento, i ragionamenti, collegamenti ecc.
                            D'altra parte, andare a Roma per sostenere l'esame orale (con Unimercatorum è possibile solo a Roma, almeno in tempi non Covid, ora mi sa neanche lì) non lo prendo in considerazione, altrimenti la comodità  della telematica si perde un po'.
                            Avrei preferito esami orali, oppure come diceva qualcun altro una scrematura con le crocette e poi l'orale per chi lo passa.
                            Inoltre, con gli esami a crocette con 30 domande che danno ognuna un voto se si risponde esattamente, credo che la maggior parte degli studenti prenda voti né troppo alti né troppo bassi. Credo sia infatti facile rispondere correttamente ad almeno 18 domande, e credo abbastanza difficile (anche se ancora non ho visto nella pratica che genere di domande sono) rispondere correttamente a 29-30 domande.
                            Ma tant'è, visti tutti gli altri vantaggi mi adeguerò.

                            Anche io avevo e ho qualche pregiudizio sulle telematiche, sempre per sentito dire.
                            Ora che sto frequentando dei gruppi di studenti, non credo sia poi tanto diverso dalle università  tradizionali. Ci sono studenti che seguono le videolezioni il minimo richiesto per poter accedere agli esami, leggono appena le dispense, se le leggono, e fanno centinaia di test di simulazione studiando in pratica solo in base alle domande, e ci sono quelli che seguono tutto, comprano anche i testi in più consigliati e approfondiscono.

                            Visti i pregiudizi che avevo sulle telematiche ero contenta che Unimercatorum fosse l'università  delle Camere di Commercio, mi dava un'idea di maggiore serietà .
                            Ora si è "unita" (dottore scusa se non uso la terminologia precisa, la tua spiegazione l'ho letta e capita comunque) a Pegaso e ne ha assimilato alcune procedure e forse sarebbe stato meglio l'inverso, comunque pazienza.

                            In fondo io non devo inviare CV per colloqui e ricerche di lavoro (spero che le cose non cambino e di rimanere qua fino alla pensione ormai), e se sulla pergamena ci sarà  scritto UNIVERSITA' TELEMATICA poco mi importa.
                            Forse mi importerà  di più dire agli altri che sto studiando/mi sono laureata a un'università  telematica, sempre per i soliti pregiudizi, ma chi se ne importa, e poi posso sempre omettere questa informazione, volendo....

                            Quindi, concludendo questo lunghissimo papiro, per un lavoratore che non ha molto tempo e che però non vuole studiare completamente da solo, come sono io, credo che le università  telematiche siano una bella alternativa.
                            Per come la penso io, dovrebbero evitare di essere dei "laureifici", ammesso che qualcuna lo sia, ed essere comunque abbastanza severi nelle valutazioni, uniformandosi il più possibile alle università  in presenza.

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                            • #15
                              Immagino dipenda sempre da cosa si intende per "manica larga".
                              Nella mia esperienza (che, ovviamente, è solo mia e quindi non per forza condivisibile o simile) le richieste non sono mai state più di tanto gravose e non è particolarmente complesso neanche sostenere più esami in pochi giorni.

                              E' vero che ho maggiore esperienza rispetto a uno studente alle prime armi; ma è anche vero che non frequento e lavoro, quindi di certo non sono uno che si dedica al 100% allo studio, anzi (anche volendo, non riuscirei).

                              Molte proteste, d'altra parte, mi sembrano spesso campate in aria. Una fra tutte che mi è rimasta bene impressa: quando mi sono iscritto a Macerata (LM-63) si tenevano le elezioni studentesche e tutti i gruppi avevano come punto principale (o fra i punti principali) l'ampliare il numero di appelli d'esame (che erano 8 all'anno). Questo punto aveva molto seguito, sentivo spesso lamentele dove si diceva che gli esami si accumulavano, che erano troppo vicini...

                              8 appelli l'anno coprivano grandemente il numero degli esami da sostenere in LM-63 (obbligatori 11 esami), in LMG/01 (obbligatori, se non ricordo male 29 esami), in L-16 (obbligatori 18 esami) riguardo al mio dipartimento (che accorpava questi CdL); ma sono abbastanza certo che anche negli altri CdL non ci fosse la situazione catastrofica paventata da molti.
                              In pratica potevi fare tranquillamente un esame a inizio gennaio, uno a fine febbraio, uno ad aprile, uno a inizio giugno, uno a fine giugno / inizio luglio, uno a fine luglio e uno a settembre.
                              Quando senti la gente lamentarsi per queste cose, francamente il sospetto che la lamentela sia facile viene...

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                              Sto operando...
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