La mia domanda era piuttosto sul fatto se esistesse un pregiudizio dal punto di vista "facilità " e "diplomificio" e quanto questo influenzi il tutto. Che abbiano dei vantaggi per chi lavori (e voglia frequentare) è certo. Ma la preparazione offerta nella generalità dei casi è equivalente, superiore o inferiore rispetto a quella in presenza?
Non lo so, sinceramente.
Per me uno dei vulnus principale è proprio quello che hai indicato, gli esami prevalentemente a crocette (anche se mi dicono che non è sempre così) che richiedono più la nozione che la capacità di saperla esporre, integrare in un contesto discorsivo e gestire.
L'altro (ripeto, mio personale) è l'obbligo (spesso presente) di dover seguire il corso... cosa che, fra l'altro, mi fa inca**are anche nelle non telematiche. La Sapienza una volta ha sostenuto che non ci si potesse laureare in anticipo perché non si erano potute frequentare le lezioni (non c'era frequenza obbligatoria) e che permetterlo significava trasformare l'università in un diplomificio. Non diciamo cavolate! Piuttosto facciamo lezioni serie, chiediamo le cose bene, non facciamoci problemi a bocciare quando serve e poi se una persona riesce a chiudere la sua carriera in anticipo con questi requisiti vuol dire che è brava, non che gli è stato regalato. Certo, se cominciano a farlo in molti, vuol dire che probabilmente ho tarato male le difficoltà e allora devo alzare le mie pretese. Ma il diplomificio non è fatto dalla tempo che uno ci mette a laurearsi ma dal livello di competenze richieste per affrontare il percorso.



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