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Università telematiche: fra verità e pregiudizio

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  • #16
    Originariamente inviato da Lucy Van Pelt Visualizza il messaggio

    Quindi, concludendo questo lunghissimo papiro, per un lavoratore che non ha molto tempo e che però non vuole studiare completamente da solo, come sono io, credo che le università  telematiche siano una bella alternativa.
    Per come la penso io, dovrebbero evitare di essere dei "laureifici", ammesso che qualcuna lo sia, ed essere comunque abbastanza severi nelle valutazioni, uniformandosi il più possibile alle università  in presenza.
    Concordo anche io sull'indubbio vantaggio che possano avere per chi vuole avere frequenza e al contempo non possa per problemi di lavoro / salute o simile.
    La mia domanda era piuttosto sul fatto se esistesse un pregiudizio dal punto di vista "facilità " e "diplomificio" e quanto questo influenzi il tutto. Che abbiano dei vantaggi per chi lavori (e voglia frequentare) è certo. Ma la preparazione offerta nella generalità  dei casi è equivalente, superiore o inferiore rispetto a quella in presenza?
    Non lo so, sinceramente.

    Per me uno dei vulnus principale è proprio quello che hai indicato, gli esami prevalentemente a crocette (anche se mi dicono che non è sempre così) che richiedono più la nozione che la capacità  di saperla esporre, integrare in un contesto discorsivo e gestire.
    L'altro (ripeto, mio personale) è l'obbligo (spesso presente) di dover seguire il corso... cosa che, fra l'altro, mi fa inca**are anche nelle non telematiche. La Sapienza una volta ha sostenuto che non ci si potesse laureare in anticipo perché non si erano potute frequentare le lezioni (non c'era frequenza obbligatoria) e che permetterlo significava trasformare l'università  in un diplomificio. Non diciamo cavolate! Piuttosto facciamo lezioni serie, chiediamo le cose bene, non facciamoci problemi a bocciare quando serve e poi se una persona riesce a chiudere la sua carriera in anticipo con questi requisiti vuol dire che è brava, non che gli è stato regalato. Certo, se cominciano a farlo in molti, vuol dire che probabilmente ho tarato male le difficoltà  e allora devo alzare le mie pretese. Ma il diplomificio non è fatto dalla tempo che uno ci mette a laurearsi ma dal livello di competenze richieste per affrontare il percorso.

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    • #17
      Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
      Immagino dipenda sempre da cosa si intende per "manica larga".
      Nella mia esperienza (che, ovviamente, è solo mia e quindi non per forza condivisibile o simile) le richieste non sono mai state più di tanto gravose e non è particolarmente complesso neanche sostenere più esami in pochi giorni.

      E' vero che ho maggiore esperienza rispetto a uno studente alle prime armi; ma è anche vero che non frequento e lavoro, quindi di certo non sono uno che si dedica al 100% allo studio, anzi (anche volendo, non riuscirei).

      Molte proteste, d'altra parte, mi sembrano spesso campate in aria. Una fra tutte che mi è rimasta bene impressa: quando mi sono iscritto a Macerata (LM-63) si tenevano le elezioni studentesche e tutti i gruppi avevano come punto principale (o fra i punti principali) l'ampliare il numero di appelli d'esame (che erano 8 all'anno). Questo punto aveva molto seguito, sentivo spesso lamentele dove si diceva che gli esami si accumulavano, che erano troppo vicini...

      8 appelli l'anno coprivano grandemente il numero degli esami da sostenere in LM-63 (obbligatori 11 esami), in LMG/01 (obbligatori, se non ricordo male 29 esami), in L-16 (obbligatori 18 esami) riguardo al mio dipartimento (che accorpava questi CdL); ma sono abbastanza certo che anche negli altri CdL non ci fosse la situazione catastrofica paventata da molti.
      In pratica potevi fare tranquillamente un esame a inizio gennaio, uno a fine febbraio, uno ad aprile, uno a inizio giugno, uno a fine giugno / inizio luglio, uno a fine luglio e uno a settembre.
      Quando senti la gente lamentarsi per queste cose, francamente il sospetto che la lamentela sia facile viene...
      Magari 8
      Dove frequentavo io quando proprio andava di lusso erano 5

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      • #18
        Originariamente inviato da Norbert Visualizza il messaggio
        in ambito privato IN LINEA DI MASSIMA dovrebbe contare molto di più il blasone dell'università  in cui tale laurea è stata conseguita.
        Sì, ma i privati, specie se parliamo di titolari/amministratori di micro, piccole e medie imprese non laureati, hanno bias a volte indecifrabili.

        ci sono molti istituti universitari blasonatissimi (Bocconi, Harvard, Yale, Luiss ecc...) che offrono master e MBA conseguibili interamente on-line.. Mai lauree questo si. Al che mi chiedo perchè un MBA da 60 mila euro può essere preso on-line e una laurea no?
        Faccio presente che l'MBA in America, UK e Irlanda è una laurea magistrale.
        Tra l'altro sono ragionevolmente sicuro che, richiedendo in Italia il riconoscimento di un MBA anglo-americano attraverso il conseguimento del titolo italiano corrispondente, questo viene considerato comparabile a una laurea magistrale LM-77 e non a un master universitario. D'altro canto, è anche vero che il master universitario italiano portato in giro per l'Europa è un titolo EQF-8, al pari della laurea magistrale, perché la distinzione tra master universitario e laurea magistrale esiste solo in Italia. In Spagna esiste la distinzione tra mà¡ster ofà­cial, cioè a catalogo ministeriale, e mà¡ster propio, cioè rilasciato in autonomia dal singolo ateneo, ove il primo dà  accesso al terzo ciclo e il secondo no, ma il secondo dà  accesso al terzo ciclo in altro stato europeo

        qual'è?
        Qual è *

        Che le domande vengono fornite in anticipo? (vedi paniere)
        Ti posso assicurare che sono gli studenti a creare le batterie di domande; l'ateneo non le fornisce in anticipo.
        Molti docenti per evitare che le domande vengano imparate a memoria ne modificano la formulazione, ma è un lavoraccio ogni volta perché parliamo di centinaia di domande diverse, che coprono tutto il programma, estratte a sorte.

        se siano presenti le mail di servizio o i prof strutturati
        Guarda, sui docenti strutturati (ivi compresi gli RTD) hanno ragione, perché un docente strutturato è uno che ha un'abilitazione scientifica, ha superato un concorso e fa per dovere d'ufficio ricerca, mentre un contrattista può essere un fesso qualsiasi (e prima della legge 240/2010 hanno insegnato per contratto per anni persone non laureate come, alla Sapienza, Maurizio Costanzo, diplomato in ragioneria. Oggi è necessario avere almeno la laurea magistrale e infatti a Raffaele Buonanno l'hanno data honoris causā).

        Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
        Più che "Marika si incazza" attenzione a criticare le crocette che sono il cavallo di battaglia di tre telematiche (da quello che sappiamo Unipegaso, Unimercatorum e Unidav)
        Da gruppi e pagine Facebook dedicati a eCampus ho appreso che il metodo è utilizzato anche lì. Per i 24 crediti per l'insegnamento mi hanno confermato da più parti che non c'erano domande aperte.
        In Cusano, San Raffaele e Fortunato non ne ho idea. Come del resto Unidav.
        Infine, sono a crocette, a quanto mi risulta, gli esami dei master della Unistrada.

        Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
        Quarto, impegnarsi più nella ricerca e aggiornare le testate giornalistiche dei risultati raggiunti.
        E qui ci ricolleghiamo alle bufale apparse nei giorni scorsi a firma di quella là .
        Nel 2013 la principale criticità  era che le telematiche facevano solo didattica: non si dedicavano a quello che dovrebbe essere còmpito fondamentale dell'università , cioè la ricerca e la conseguente accumulazione e quindi il trasferimento della conoscenza derivante dai relativi risultati, e della cosiddetta terza missione. A distanza di anni hanno fatto passi da gigante. Molte di esse hanno anche attivato corsi di dottorato di ricerca (Nettuno, Marconi, Cusano, Pegaso ed eCampus lo hanno fatto, Mercatorum è prossima; non pervenute solo Unidav e Iul), tutte hanno assunto personale docente strutturato (professori di ruolo, ricercatori a tempo determinato) a profusione.

        Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
        Personalmente non vedo nulla di male nella didattica a distanza (anzi, personalmente non seguendo che sia a distanza o in presenza non mi cambia nulla) ma secondo me un limite diverso è quello degli esami che sarebbe meglio sostenere in presenza
        Contrariamente a quanto insinua la Gabanelli, nelle università  telematiche gli esami si sono sempre tenuti in presenza. I primi esami da remoto durante l'emergenza epidemiologica si sono tenuti prima in università  tradizionali che nelle telematiche (a cominciare dalle sedute di laurea via WhatsApp). Inoltre all'Università  della Basilicata esiste un corso di laurea magistrale di classe LM-1 in collaborazione con l'Università  di Napoli Federico II, l'Università  di Foggia e l'Università  del Salento, nel quale gli esami relativi agli insegnamenti erogati presso la sede di Matera già  prima prevedevano esami via webcam.

        Sarebbe però interessante conoscere i dati di accesso, i tempi e le votazioni medie riportate dagli studenti per vedere chi sceglie maggiormente le telematiche e i risultati ottenuti.
        I dati sono tutti qui. In alcune discussioni ne ho anche estrapolati un po', dal quale emerge che mediamtne lo studente della telematica è più produttivo e veloce rispetto a quello dell'ateneo tradizionale ma consegue il titolo con un voto sensibilmente più basso; inoltre la maggiore velocità  è anche dovuta al fatto che in un gran numero di casi (che pare che in tutte le sedi superino il 50% malgrado eCampus, Pegaso e Cusano si prodighino per attrarre studenti vergini; addirittura la Pegaso è arrivata a praticare uno sconto sulla retta a chi non richiede il riconoscimento di crediti) gli studenti completano in Pegaso percorsi iniziati altrove, e magari tenuti in stallo per anni, ovvero recuperano carriere interrotte.
        In un confronto che avevo fatto e che va cercato, emerge che i voti della Pegaso sono assai più bassi che quelli di tutte le grandi e medie università  ad eccezione di Padova, mentre sono in linea con quelli delle università  piccole. Il dato curioso è che i voti sono più bassi in quelle università  che hanno la nomea di essere facili. Questo potrebbe essere spiegato con il fatto che tali atenei, avendo questa cattiva fama, tendono ad attrarre studenti con minori capacità , meno voglia di impegnarsi o anche solo minore fiducia in loro stessi. La mia pluriennale esperienza mi induce sempre più a convincermi che la vera differenza la faccia la singola persona, infatti, più che l'ateneo, che è solo un mezzo per raggiungere lo scopo. Inoltre dopo più di 60 esami posso dire che non sempre il voto che ho conseguito rispecchiava la mia reale preparazione: ho avuto 28 a esami in cui meritavo 30 e lode (sia per la padronanza della materia sia per la performance) ma il docente mi ha messo 28 perché per principio non metteva di più ai non frequentanti, così come ho avuto 30 laddove non me lo aspettavo proprio, se non altro perché avevo avuto la sensazione di rendere peggio di quanto avrei potuto. Posso dire però che alla lunga la votazione media e la valutazione finale hanno rispecchiato la mia preparazione complessiva. Per la cronaca, ho avuto 30 a Statistica ma non mi sento assolutamente un esperto di statistica e se dovessi auto-assegnarmi un voto sulla mia preparazione reale in questa materia esso non supererebbe il 24, mentre ho la piena padronanza di materie su cui ho avuto voti leggermente più bassi.

        Altra modalità  per effettuare un confronto (forse ancor più parziale, vista l‘assenza di dati) sarebbe quella di confrontare i sussidi didattici consigliati e obbligatori (è ovvio, rimanendo nell‘ambito giuridico, che studiare sul Bianca di diritto civile è ben diverso da studiare sul Trimarchi o altro, anche solo per mole); ma temo che le scarse indicazioni forniscano pochi spunti.
        Come mi ricordò una volta il professor Massimo Morisi, il docente non ha il potere di imporre i testi allo studente, ma solo il programma. I testi possono essere consigliati, non obbligatorà®.

        Originariamente inviato da BeardedSnow Visualizza il messaggio
        sono cresciuto in una zona dove i pregiudizi sono fortemente radicati, e dove ti viene inculcato, spesso e volentieri dal tuo stesso ateneo sotto casa, che non esiste altro al di fuori di ciò, indi per cui se ti vai a laureare da un'altra parte o sei un somaro o cerchi una scorciatoia.
        Fammi indovinare: o è Napoli o Roma. A Napoli se non ti iscrivi a una università  diversa dalla Federico II è perché vuoi comprarti la laurea, a Roma pressoché la stessa cosa ti senti dire se ti iscrivi a un ateneo diverso dalla Sapienza.
        Perfino per lingue ho sentito gente della Federico II trattare con aria di sufficienza quelli dell'Orientale. A proposito dell'Orientale, la stupenda offerta formativa non strettamente linguistica che aveva quest'ateneo ai tempi d'oro è completamente estinta, oggetto di disattivazione per mancanza di iscritti. Mi meraviglio che riesca a sopravvivere un corso di laurea in Scienze politiche.

        -La segreteria a mio parere funziona meglio, o comunque ha tempi di risposta quantomeno umani;
        -Il numero di appelli è maggiore, e invece di trovarti buchi eterni dove rischi di disperdere la concentrazione, puoi programmare più cose e meglio, forse rendendo anche di più (in altri posti mi son trovato a dover attendere /mesi tra un appello e l'altro della stessa materia, psicologicamente disarmante a mio parere);
        -Impostazione favorevole per gli studenti che lavorano, in alcune statali hai carichi diversi di studio a seconda che tu sia frequentante o meno per lo stesso corso, o capita sovente che si possa essere trattati diversamente dal docente e spesso penalizzati. Credo che il sistema universitario classico non sia molto ben strutturato per supportare i lavoratori.
        Anche secondo me gli elementi distintivi sono questi, riassumibili in:
        - efficienza degli organi amministrativo-gestionali;
        - efficacia dell'azione amministrativa, con immediatezza e rapidità  dei processi, sempre risolutivi;
        - non discriminazione degli studenti lavoratori (l'Università  di Firenze quando mi ci iscrissi aveva i corsi tardo-pomeridiani e serali dedicati ai lavoratori e aveva attivato anche un programma FaD con lezioni intensive di sabato e se non ricordo male perfino domenica, ma poi tutto è svanito e, comunque, alcuni docenti ti aggravavano il programma se eri iscritto alla FaD, trattandoti alla stregua di un non frequentante. Un utente qui sopra ha detto che con i lavoratori a Macerata erano più clementi; vi posso assicurare che a Firenze non è affatto così, anzi!);
        - appelli frequenti.
        Last but not least, le telematiche dà nno la possibilità  di sapere in anticipo quali e quanti esami e crediti ti vengono convalidati, senza sorprese (e gratuitamente, mentre a Fisciano si va a botta da 50 euro + l'imposta di bollo per ogni corso; a Trento anni fa si pagava mi pare 100 euro, quest'anno solo l'imposta di bollo; nella maggior parte delle altre sedi non puoi che sperare nella generosità  di qualche docente, che ti può inviare una prevalutazione informale ma poi non ne risponde se essa non viene rispettata in caso di delibera).

        Diciamo che comunque ho avuto modo di vedere che sia nella zona a nord-ovest che a nord-est del bel paese regnano abbastanza i pregiudizi rispetto a tutto quello che si trova, come dire, dall'Emilia in giù,
        Diciamo che hanno un pregiudizio su ciò che è Sud, ma molti ragionano secondo la dicotomia Nord-Sud, che non ammette il Centro, e in questa dicotomia il concetto di Sud è variabile. Conosco diversi veneti che studiano a Bologna e all'Unimore. Sul Mezzogiorno i pregiudizi sono numerosi; come ho già  avuto modo di scrivere in passato, ho incontrato gente sinceramente convinta (nel senso che non lo diceva in quanto accecata da ideologia razzista, ma proprio per beata ingenuità ) che al Sud non esistano università  e si meraviglia a sentire degli 800 anni di storia della Federico II oppure che a Lancusi (Fisciano) e Arcavà cata (Rende) ci sono quelle che a lungo sono state le uniche due cittadelle universitarie all'americana esistenti in Italia.
        D'altro canto non so se hai avuto modo di leggere quell'aneddoto di quel ragazzo neolaureato alla allora Seconda università  di Napoli (oggi chiamata Vanvitelli) che sfruttava l'ignoranza dei selezionatori per spacciarsi per laureato alla Federico II. Gli bastava dire di essere laureato «a Napoli» e l'associazione automaticamente era quella, perché molti non sanno che a Napoli ci sono diverse università  (una volta lo dissi in pubblico e mi beccai pure gli insulti da un emiliano che mi dava dell'ignorante per aver detto ciò) e questa cosa gli tornava utile in quei casi in cui il pregiudizio era positivo.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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        • #19
          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio

          La mia pluriennale esperienza mi induce sempre più a convincermi che la vera differenza la faccia la singola persona, infatti, più che l'ateneo, che è solo un mezzo per raggiungere lo scopo. Inoltre dopo più di 60 esami posso dire che non sempre il voto che ho conseguito rispecchiava la mia reale preparazione: ho avuto 28 a esami in cui meritavo 30 e lode (sia per la padronanza della materia sia per la performance) ma il docente mi ha messo 28 perché per principio non metteva di più ai non frequentanti, così come ho avuto 30 laddove non me lo aspettavo proprio, se non altro perché avevo avuto la sensazione di rendere peggio di quanto avrei potuto. Posso dire però che alla lunga la votazione media e la valutazione finale hanno rispecchiato la mia preparazione complessiva. Per la cronaca, ho avuto 30 a Statistica ma non mi sento assolutamente un esperto di statistica e se dovessi auto-assegnarmi un voto sulla mia preparazione reale in questa materia esso non supererebbe il 24, mentre ho la piena padronanza di materie su cui ho avuto voti leggermente più bassi.
          Concordo con te che la differenza la faccia la persona... anche io ho avuto voti a mio parere NON pienamente meritati così come voti più bassi di quanto pensavo di meritare ma sono convinto (e credo anche tu concorderai) che il margine sia minimo. Un 28 potrebbe essere in generale un 26 come un 30 o una lode ma di certo non sarà  un 18-20 così come un 18-20 non sarà  una lode.

          Quanto a statistica non ho capito bene: non credo che un esame possa qualificare come esperto. Io ho sostenuto un esame L-FIL-LET/04 da 30 e lode ma non mi sento un esperto nel settore... forse mi potrei considerare un esperto in alcuni ambiti IUS/** ma non di certo sulla base di un esame o due, ma di un discorso più ampio, formato da esami, esperienze etc.
          D'altra parte un INF/01 da 4 CFU a giurisprudenza con 30 e lode credo che richieda competenze decisamente meno ampie di un 26 in un INF/01 da 12 CFU in un CdL L-31 o LM-18.
          Quindi in realtà  credo di non aver capito molto bene il tuo esempio...

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          • #20
            Originariamente inviato da Lucy Van Pelt Visualizza il messaggio
            D'altra parte, andare a Roma per sostenere l'esame orale (con Unimercatorum è possibile solo a Roma, almeno in tempi non Covid, ora mi sa neanche lì)
            Come ti avevo già  scritto, è ancora possibile sostenere esami orali per tutte le materie tranne le lingue, tramite piattaforma Google Meet con webcam e microfono.
            Gli appelli sono 5 per la sede di Roma, sia scritti sia orali, mentre ti confermo che per le altre sedi ne è garantito uno solo per insegnamento ogni anno: puoi sentirlo direttamente dalla bocca del direttore generale, Patrizia Tanzilli, qui, tra il secondo 1:10:47 e il secondo 1:11:37. Si tratta comunque di una garanzia minima, tant'è vero che a Milano l'anno scorso c'è stato lo stesso numero di appelli previsto su Roma, o forse giusto uno in meno.

            Avrei preferito esami orali, oppure come diceva qualcun altro una scrematura con le crocette e poi l'orale per chi lo passa.
            Solo in Unitelma Sapienza ci sono orali nelle sedi esterne.

            Credo sia infatti facile rispondere correttamente ad almeno 18 domande, e credo abbastanza difficile (anche se ancora non ho visto nella pratica che genere di domande sono) rispondere correttamente a 29-30 domande.
            Te lo confermo. Tant'è che ad aver conseguito la laurea magistrale con 110 e lode in questa sessione siamo stai in due. Nella maggior parte dei casi i voti sono stati nella novantina, con pochi più alti e qualcuno anche più basso.

            Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
            Molte proteste, d'altra parte, mi sembrano spesso campate in aria. Una fra tutte che mi è rimasta bene impressa: quando mi sono iscritto a Macerata (LM-63) si tenevano le elezioni studentesche e tutti i gruppi avevano come punto principale (o fra i punti principali) l'ampliare il numero di appelli d'esame (che erano 8 all'anno).
            8 mi sembra già  un gran numero!

            Originariamente inviato da BeardedSnow Visualizza il messaggio
            Magari 8
            Dove frequentavo io quando proprio andava di lusso erano 5
            In alcuni casi sono anche solo 2 o 3.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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            • #21
              Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
              Concordo con te che la differenza la faccia la persona... anche io ho avuto voti a mio parere NON pienamente meritati così come voti più bassi di quanto pensavo di meritare ma sono convinto (e credo anche tu concorderai) che il margine sia minimo. Un 28 potrebbe essere in generale un 26 come un 30 o una lode ma di certo non sarà  un 18-20 così come un 18-20 non sarà  una lode.
              Certo che no, anche perché se sai di valere 30 e prendi 20 vuol dire che qualcosa è andato storto per ragioni estranee alla tua preparazioni e dunque certamente lo rifiuti (e sei scemo a non farlo, perché se sei veramente così preparato non hai bisogno di studiare di nuovo).

              Quanto a statistica non ho capito bene: non credo che un esame possa qualificare come esperto.
              Certo che no; ovviamente il mio discorso era portato all'eccesso.
              Vero anche, d'altro canto, che se vai a vedere i curricula dei docenti universitari spesso ti viene da chiederti come siano finiti a insegnare certe materie. Spesso sono laureati in tutt'altro e a volte non hanno dato neanche un esame della materia che insegnano! La ricerca universitaria segue strade non sempre lineari.

              mi potrei considerare un esperto in alcuni ambiti IUS/** ma non di certo sulla base di un esame o due, ma di un discorso più ampio, formato da esami, esperienze etc.
              Esattamente. E magari in quegli esami non hai avuto 30 e lode.
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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              • #22
                Diciamo che hanno un pregiudizio su ciò che è Sud, ma molti ragionano secondo la dicotomia Nord-Sud, che non ammette il Centro, e in questa dicotomia il concetto di Sud è variabile. Conosco diversi veneti che studiano a Bologna e all'Unimore. Sul Mezzogiorno i pregiudizi sono numerosi; come ho già  avuto modo di scrivere in passato, ho incontrato gente sinceramente convinta (nel senso che non lo diceva in quanto accecata da ideologia razzista, ma proprio per beata ingenuità ) che al Sud non esistano università  e si meraviglia a sentire degli 800 anni di storia della Federico II oppure che a Lancusi (Fisciano) e Arcavà cata (Rende) ci sono quelle che a lungo sono state le uniche due cittadelle universitarie all'americana esistenti in Italia.
                D'altro canto non so se hai avuto modo di leggere quell'aneddoto di quel ragazzo neolaureato alla allora Seconda università  di Napoli (oggi chiamata Vanvitelli) che sfruttava l'ignoranza dei selezionatori per spacciarsi per laureato alla Federico II. Gli bastava dire di essere laureato «a Napoli» e l'associazione automaticamente era quella, perché molti non sanno che a Napoli ci sono diverse università  (una volta lo dissi in pubblico e mi beccai pure gli insulti da un emiliano che mi dava dell'ignorante per aver detto ciò) e questa cosa gli tornava utile in quei casi in cui il pregiudizio era positivo.
                Ricordo perfettamente, fortunatamente, almeno per quanto riguarda le big companies, che fingono di avere respiro internazionale, sembrerebbe notarsi una lieve apertura nei confronti di diversi atenei, anche non appartenenti al quadrilatero del nord Italia.

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                • #23
                  Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                  ho incontrato gente sinceramente convinta (nel senso che non lo diceva in quanto accecata da ideologia razzista, ma proprio per beata ingenuità ) che al Sud non esistano università 
                  Stento fortemente a crederlo! Abito al Nord, in una cittadina molto vicina al paesino che ha dato i natali al "Senatur Bossi" e come potrai immaginare, in molte votazioni, i voti che prendeva il suo partito avrebbero fatto impallidire il partito della "libertas" nei suoi decennali momenti d'oro... però sinceramente non ho mai sentito nessuno e dico nessuno che non sapesse e conoscesse dell'esistenza delle università  nel sud e frequento da sempre persone di ogni estrazione sociale e di ogni grado di cultura, (dall'80enne con la licenza elementare al professore della Cattolica). Tanto per dirne una nelle scuole del nord, almeno negli istitituti di secondo grado (non ho dati certi alla mano) non è cosi strampalato affermare che la metà  dei professori sia meridionale (e questo è verosimile anche negli altri settori del pubblico impiego) e fidati che non dimenticano di far notare che loro si siano laureati al sud non certo per insegnare al nord, ma poi i fatti della vita li avevano portati per forza di cose nel nord. Arrivando al dunque non è che quei beati ingenui ti stessero prendendo in giro?

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                  • #24
                    Originariamente inviato da DavideBu Visualizza il messaggio
                    Stento fortemente a crederlo! Abito al Nord, in una cittadina molto vicina al paesino che ha dato i natali al "Senatur Bossi" e come potrai immaginare, in molte votazioni, i voti che prendeva il suo partito avrebbero fatto impallidire il partito della "libertas" nei suoi decennali momenti d'oro... però sinceramente non ho mai sentito nessuno e dico nessuno che non sapesse e conoscesse dell'esistenza delle università  nel sud e frequento da sempre persone di ogni estrazione sociale e di ogni grado di cultura, (dall'80enne con la licenza elementare al professore della Cattolica). Tanto per dirne una nelle scuole del nord, almeno negli istitituti di secondo grado (non ho dati certi alla mano) non è cosi strampalato affermare che la metà  dei professori sia meridionale (e questo è verosimile anche negli altri settori del pubblico impiego) e fidati che non dimenticano di far notare che loro si siano laureati al sud non certo per insegnare al nord, ma poi i fatti della vita li avevano portati per forza di cose nel nord. Arrivando al dunque non è che quei beati ingenui ti stessero prendendo in giro?
                    Forse dottore intende che, per coloro residenti al Nord da qualche generazione, le università  del sud preparino gli studente con una qualità  didattica scadente e superficiale tanto da non considerarle neppure nel panorama italiano e tra quelle considerate prestigiose o quanto meno adeguate

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                    • #25
                      Originariamente inviato da ingkratos Visualizza il messaggio
                      Forse dottore intende che, per coloro residenti al Nord da qualche generazione, le università  del sud preparino gli studente con una qualità  didattica scadente e superficiale tanto da non considerarle neppure nel panorama italiano e tra quelle considerate prestigiose o quanto meno adeguate
                      Analizzando letteralmente la sua frase non si direbbe, la tua interpretazione è validissima e non la escludo come non escludo la mia ipotesi

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                      • #26
                        Originariamente inviato da DavideBu Visualizza il messaggio
                        Stento fortemente a crederlo! Abito al Nord, in una cittadina molto vicina al paesino che ha dato i natali al "Senatur Bossi" e come potrai immaginare, in molte votazioni, i voti che prendeva il suo partito avrebbero fatto impallidire il partito della "libertas" nei suoi decennali momenti d'oro... però sinceramente non ho mai sentito nessuno e dico nessuno che non sapesse e conoscesse dell'esistenza delle università  nel sud e frequento da sempre persone di ogni estrazione sociale e di ogni grado di cultura, (dall'80enne con la licenza elementare al professore della Cattolica).
                        Sì, ma parli con tutti di università ?
                        Io vivo al Centro e ho frequentato molto Bologna e Milano, in cui ho lavorato per un periodo. A Bologna avrò sentito almeno cinquanta volte la frase «vengono tutti qua» riferita ai meridionali che studiano all'università  e puntualmente c'era la persona che rispondeva «per forza: da loro le università  non ci sono». E ti parlo di persone di estrazione socio-culturale relativamente alta. Non ho mai dato peso, comunque, a certe affermazioni, che ho percepito come dileggianti. Tant'è vero che quelle rare volte che ho replicato ho avuto risposte smaccatamente razziste (vale a dire che queste persone non è che pensavano che al Sud non esistessero università , ma non università  degne di considerazione).
                        Sennonché mi è capitato di parlare con persone che senza alcun intento razzista si son dette meravigliate che esistessero università  in Abruzzo, Molise, Calabria e talvolta anche Puglia. Addirittura una volta mi è capitato con le Marche, che hanno tre università  antichissime (Urbino, Camerino e Macerata). Devo ammettere, comunque, che in quel caso si trattava di una combriccola di persone estremamente ignoranti, a pensarci bene. Ci sarebbe da fare un discorso a parte, poi, sulla storia del fenomeno universitario.

                        Tanto per dirne una nelle scuole del nord, almeno negli istitituti di secondo grado
                        Immagino che tu intenda istituti di istruzione secondaria di secondo grado.

                        (non ho dati certi alla mano) non è cosi strampalato affermare che la metà  dei professori sia meridionale (e questo è verosimile anche negli altri settori del pubblico impiego)
                        Facciamo attenzione, però, alle percezioni individuali. Anche io ho l'impressione che in alcune zone del Nord (non tutte) ci sia un grande quantitativo di persone di origine meridionale, anche sulla base dei cognomi che leggo. Però per esempio ho fatto amicizia con un rampollo di una famiglia di imprenditori lombardo-piemontesi (uno veramente pieno di soldi, che gli escono dalle orecchie ) che ne era completamente ignaro, abituato a vivere nella sua bolla.

                        Arrivando al dunque non è che quei beati ingenui ti stessero prendendo in giro?
                        No. Non erano discussioni a due.
                        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                        • #27
                          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                          Sì, ma parli con tutti di università ?
                          Io vivo al Centro e ho frequentato molto Bologna e Milano, in cui ho lavorato per un periodo.
                          Sono nato e ho sempre vissuto al nord (più di 40 anni tranne che per un periodo di lavoro di 6 mesi trascorso in Toscana) e sono certo che conosco più gente del nord di te e fidati che di pregiudizi nei confronti dei meridionali ne ho sentiti molti più di te.

                          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                          A Bologna avrò sentito almeno cinquanta volte la frase «vengono tutti qua» riferita ai meridionali che studiano all'università 
                          50 volte? urka!!! riesci solo ad immaginare quante volte l'ho sentita io in 40 e passi anni vissuti al nord?

                          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                          e puntualmente c'era la persona che rispondeva «per forza: da loro le università  non ci sono».
                          A volte è necessario leggere fra le righe, andare oltre il senso stretto delle parole per comprendere il fatto che la gente, può capitare, a volte ci prende per i fondelli.

                          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                          E ti parlo di persone di estrazione socio-culturale relativamente alta.
                          I pregiudizi sono trasversali e le relative prese per i fondelli, affermare che al sud non ci siano università  è un voluto e cosciente atto per offendere l'interlocutore, non certo ignoranza o ingenuità .


                          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                          Sennonché mi è capitato di parlare con persone che senza alcun intento razzista si son dette meravigliate che esistessero università  in Abruzzo, Molise, Calabria e talvolta anche Puglia. Addirittura una volta mi è capitato con le Marche, che hanno tre università  antichissime (Urbino, Camerino e Macerata).
                          Ripeto mai trovato una persona che non sapesse che nel centro e nel sud Italia esistano le università , sicuramente in pochissime conoscono a memoria tutte le esatte ubicazioni e gli anni di fondazione ma è fatto certo e risaputo che nel centro e nel sud Italia ci sono le università  (come è risaputo che al nord fa freddo e c'è sempre la nebbia).


                          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                          Facciamo attenzione, però, alle percezioni individuali.
                          Non sono percezioni, ho diverse conoscenze di professori di istituti di istruzione secondaria di secondo grado che mi confermano l'elevata percentuale di professori meridionali.

                          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                          Anche io ho l'impressione che in alcune zone del Nord (non tutte) ci sia un grande quantitativo di persone di origine meridionale, anche sulla base dei cognomi che leggo.
                          Nella mia città  che conta circa 100.000 abitanti è pacifico che la percentuale di meridionali sia prossima alla metà , fra gli anni 60 e 70 sono stati edificati 3 nuovi quartieri proprio per accogliere l'ondata migratoria, ovviamente se analizziamo la popolazione dei comuni più piccoli (ci sarebbero da fare vari distinguo) la percentuale di meridionali diminuisce notevolmente.


                          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                          Però per esempio ho fatto amicizia con un rampollo di una famiglia di imprenditori lombardo-piemontesi (uno veramente pieno di soldi, che gli escono dalle orecchie ) che ne era completamente ignaro, abituato a vivere nella sua bolla.
                          Cavolo conosciamo gente diverse io conosco svariati imprenditori relative consorti e rampolli che sanno benissimo che nel centro e nel sud Italia esistono le università .


                          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                          No. Non erano discussioni a due.
                          Mi ricordi un po' un noto personaggio di una sitcom che come te ha una notevole cultura addirittura vince il premio Nobel - tranquillo a te non capiterà  - (era forse sarcasmo?) ma che difetta moltissimo nel comprendere e cogliere il sarcasmo.

                          Quindi arrivando al dunque non è che quel beato ingenuo ti stesse prendendo in giro?

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                          • #28
                            Io ho vissuto a Milano fino alla laurea (LMG/01) e, pur ammettendo che non si parlava di università  meridionali con grande frequenza, sono abbastanza convinto che la maggioranza delle persone che conoscevo sapesse della presenza di università  anche "sotto il Po", per così dire.

                            Con questo non intendo dire che non ci sia chi pensa che le università  più a Sud in Italia si fermino a Roma, ma credo siano davvero pochissimi.

                            Per fare un esempio, sono abbastanza certo che il 90% dei miei conoscenti e amici sapesse (o almeno presumesse) che a Napoli ci sia l'università ; quante siano, i loro nomi e così via di certo non è cosa nota e risaputa, ma che almeno una ce ne sia lo ritengo assodato.

                            Fra l'altro ho spesso sentito discorsi di "settentrionali doc" a dire "ma vengono tutti qua a studiare? ma dalle loro parti non hanno le università ?" però, salvo casi che spero siano eccezionali, credo che siano critiche e insulti velati e non domande che presuppongono il credere che NON ci siano università  in loco.

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                            • #29
                              E' difficile non conoscere la Federico II, una fucina di grandi giuristi da decenni.

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                              • #30
                                Io non la avevo mai sentita prima di approdare su questo forum..

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                                Sto operando...
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