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Il momento della scelta - scienze politiche e relazioni internazionali L36

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  • #16
    Originariamente inviato da iacopo992 Visualizza il messaggio

    Ti ringrazio molto per aver condiviso la tua opinione.

    Sicuramente il viaggiare influisce in modo abbastanza rilevante, ma la mia remora nell'iscrivermi a un corso di laurea da non frequentante è che questo possa , in qualche modo, rendere più complicata la preparazione degli esami.
    Essendo il tipo di didattica frontale e non partecipando alle lezioni non vi è il rischio di perdere importanti nozioni ,introdotte durante le lezioni , che potrebbero non essere riportate nella documentazione fornita?

    Inoltre, sono completamente ignorante a riguardo, non so quanto completo sia il materiale fornito , sui vari "portale dello studente", almeno per Unige questo è il nome della sezione dedicata agli studenti, dagli atenei "tradizionali".
    Mentre per un ateneo telematico mi aspetto che la documentazione sia esaustiva , ovviamente con la possibilità poi di approfondire mediante testi consigliati.
    Scusa iacopo992 (benvenuto nel forum innanzitutto), ma io mi accodo a quello che ti ha scritto JMaskelyne.
    Scienze politiche, ossia la L-36, è un corso di laurea che si fa serenamente senza frequentare presso qualsiasi università tradizionale. Molto probabilmente hai una concezione dell'università identica a quella che avevo quando mi ero iscritto, ossia pensi che andare all'università equivalga ad andare a scuola e farsi vedere dal professore che puntualmente fa l'appello (o meglio...nella mia vecchia università non statale che ho felicemente abbandonato facevano così, strano ma vero facevano l'appello, ma era tutta fuffa: tu potevi aver preso parte a tutte le lezioni, ma se poi non sapevi recitare paro paro il libro venivi steccato all'esame, poi vedevi quello che non era mai andato a lezione e che si era studiato per conto suo la materia prendere minimo 26).
    All'università ti gestisci tu. La "documentazione fornita" la trovi nelle informazioni riguardo l'insegnamento dell'esame, per capirci la stessa in cui c'è scritto il nome del docente e via dicendo. Se io devo preparare un esame di storia delle dottrine politiche (dico per dire, perché è un esame previsto nella laurea in Scienze politiche) trovo tutto nella pagina di riferimento, in cui sono scritti anche i manuali di riferimento: mi studio il programma e poi, quando voglio, mi presento all'esame per essere interrogato.
    Poi sono assolutamente d'accordo che pensare di fare un esame di statistica o di economia politica senza frequentare sia inconcepibile, ma alla fine parliamo di due o tre esami nell'intero corso di laurea. Sicuramente la cosa cambia notevolmente se scegli una L-36 ad ampia trazione quantitativa, con esami come statistica economica, scienza delle finanze ed economia aziendale: solo in quel caso tanti auguri se non frequenti.
    Per carità, magari quarant'anni fa era impensabile pensare di laurearsi senza frequentare, anche a sentire quello che mi dicono i miei (che hanno rispettivamente più di 60 e 70 anni), ma nel 2022 tra gruppi WhatsApp, gruppi Facebook e riassunti che girano in rete sulle varie piattaforme, laurearsi in Scienze politiche senza frequentare o frequentando poco è fattibilissimo, oserei dire che è la norma.
    Con questo non è che io voglia svilire le università telematiche, il punto è che Scienze politiche alla fine serve per fare i concorsi pubblici essendo un corso di laurea che ha scarso appeal nel privato, quindi se l'interesse è quello dei concorsi va benissimo la telematica perché il valore legale è lo stesso; il discorso è diverso per un privato, dal momento che un datore di lavoro avrebbe giustamente delle remore nei confronti di un potenziale candidato laureatosi presso una telematica. Considerando che il tuo interesse è orientato verso ONG e l'ambito del no-profit, secondo me la telematica come scelta è pessima. E della pergamena di laurea, scusa tanto, non frega niente a nessuno: quello che vedono quando vai ad un colloquio di lavoro è il tuo CV e che la Marconi sia una telematica lo sanno pure i muri.
    In più di un anno che mi sono iscritto a Scienze politiche presso una statale tradizionale, avrò seguito sì e no un corso a semestre, e solo per piacere personale, giusto per conoscere qualcuno. Tutti gli esami che ho dato sono da non frequentante, in un certo senso eccezion fatta per statistica per cui in realtà ho dovuto prendere ripetizioni private via Skype con una persona che conosceva il mio programma d'esame (e questo perché il docente non sapeva spiegare, non perché io fossi stupido, infatti ho passato brillantemente l'esame alla prima botta con una percentuale di bocciati sopra l'80%), prendendo sempre voti tutto sommato soddisfacenti, e da un annetto lavoro anche part-time 20 ore settimanali, riuscendo a conciliare le cose.
    Se io dovessi frequentare una giornata di lezione, significherebbe che dovrei alzarmi ogni giorno alle 7 di mattina, arrivare per le 8 all'università e non uscire prima delle 4 o 5 del pomeriggio. Assolutamente impensabile per me, oltre che inutile.

    dottore, c'è da dire che ho dato un'occhiata al piano di studi della Cusano: è vero, non ci sarà scienza politica come esame obbligatorio, ma alla fine c'è sociologia politica che è esattamente la stessa cosa. È anche apprezzabile il fatto che ci sia diritto privato (cosa non scontata), c'è pure un terzo esame economico-statistico ossia politica economica e c'è perfino geografia economico-politica, secondo me importantissima e purtroppo quasi sempre assente a Scienze politiche. Più che altro mi ha lasciato perplesso il fatto degli esami di lingua: oltre ad inglese, c'è solamente spagnolo e non c'è la possibilità di scegliere, che so, francese. Pure il programma non è che sia granché: a Roma Tre per Scienze politiche sono veri e propri esami di lingua e letteratura, a vedere il programma della Cusano invece sono praticamente impostati come delle idoneità e quindi c'è il solo studio della grammatica basilare.

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    • #17
      Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
      Scusa iacopo992 (benvenuto nel forum innanzitutto), ma io mi accodo a quello che ti ha scritto JMaskelyne.
      Scienze politiche, ossia la L-36, è un corso di laurea che si fa serenamente senza frequentare presso qualsiasi università tradizionale. Molto probabilmente hai una concezione dell'università identica a quella che avevo quando mi ero iscritto, ossia pensi che andare all'università equivalga ad andare a scuola e farsi vedere dal professore che puntualmente fa l'appello (o meglio...nella mia vecchia università non statale che ho felicemente abbandonato facevano così, strano ma vero facevano l'appello, ma era tutta fuffa: tu potevi aver preso parte a tutte le lezioni, ma se poi non sapevi recitare paro paro il libro venivi steccato all'esame, poi vedevi quello che non era mai andato a lezione e che si era studiato per conto suo la materia prendere minimo 26).
      All'università ti gestisci tu. La "documentazione fornita" la trovi nelle informazioni riguardo l'insegnamento dell'esame, per capirci la stessa in cui c'è scritto il nome del docente e via dicendo. Se io devo preparare un esame di storia delle dottrine politiche (dico per dire, perché è un esame previsto nella laurea in Scienze politiche) trovo tutto nella pagina di riferimento, in cui sono scritti anche i manuali di riferimento: mi studio il programma e poi, quando voglio, mi presento all'esame per essere interrogato.
      Poi sono assolutamente d'accordo che pensare di fare un esame di statistica o di economia politica senza frequentare sia inconcepibile, ma alla fine parliamo di due o tre esami nell'intero corso di laurea. Sicuramente la cosa cambia notevolmente se scegli una L-36 ad ampia trazione quantitativa, con esami come statistica economica, scienza delle finanze ed economia aziendale: solo in quel caso tanti auguri se non frequenti.
      Per carità, magari quarant'anni fa era impensabile pensare di laurearsi senza frequentare, anche a sentire quello che mi dicono i miei (che hanno rispettivamente più di 60 e 70 anni), ma nel 2022 tra gruppi WhatsApp, gruppi Facebook e riassunti che girano in rete sulle varie piattaforme, laurearsi in Scienze politiche senza frequentare o frequentando poco è fattibilissimo, oserei dire che è la norma.
      Con questo non è che io voglia svilire le università telematiche, il punto è che Scienze politiche alla fine serve per fare i concorsi pubblici essendo un corso di laurea che ha scarso appeal nel privato, quindi se l'interesse è quello dei concorsi va benissimo la telematica perché il valore legale è lo stesso; il discorso è diverso per un privato, dal momento che un datore di lavoro avrebbe giustamente delle remore nei confronti di un potenziale candidato laureatosi presso una telematica. Considerando che il tuo interesse è orientato verso ONG e l'ambito del no-profit, secondo me la telematica come scelta è pessima. E della pergamena di laurea, scusa tanto, non frega niente a nessuno: quello che vedono quando vai ad un colloquio di lavoro è il tuo CV e che la Marconi sia una telematica lo sanno pure i muri.
      In più di un anno che mi sono iscritto a Scienze politiche presso una statale tradizionale, avrò seguito sì e no un corso a semestre, e solo per piacere personale, giusto per conoscere qualcuno. Tutti gli esami che ho dato sono da non frequentante, in un certo senso eccezion fatta per statistica per cui in realtà ho dovuto prendere ripetizioni private via Skype con una persona che conosceva il mio programma d'esame (e questo perché il docente non sapeva spiegare, non perché io fossi stupido, infatti ho passato brillantemente l'esame alla prima botta con una percentuale di bocciati sopra l'80%), prendendo sempre voti tutto sommato soddisfacenti, e da un annetto lavoro anche part-time 20 ore settimanali, riuscendo a conciliare le cose.
      Se io dovessi frequentare una giornata di lezione, significherebbe che dovrei alzarmi ogni giorno alle 7 di mattina, arrivare per le 8 all'università e non uscire prima delle 4 o 5 del pomeriggio. Assolutamente impensabile per me, oltre che inutile.

      dottore, c'è da dire che ho dato un'occhiata al piano di studi della Cusano: è vero, non ci sarà scienza politica come esame obbligatorio, ma alla fine c'è sociologia politica che è esattamente la stessa cosa. È anche apprezzabile il fatto che ci sia diritto privato (cosa non scontata), c'è pure un terzo esame economico-statistico ossia politica economica e c'è perfino geografia economico-politica, secondo me importantissima e purtroppo quasi sempre assente a Scienze politiche. Più che altro mi ha lasciato perplesso il fatto degli esami di lingua: oltre ad inglese, c'è solamente spagnolo e non c'è la possibilità di scegliere, che so, francese. Pure il programma non è che sia granché: a Roma Tre per Scienze politiche sono veri e propri esami di lingua e letteratura, a vedere il programma della Cusano invece sono praticamente impostati come delle idoneità e quindi c'è il solo studio della grammatica basilare.
      Buongiorno gnugno , grazie mille per la tua risposta.

      Oggi ho scritto una mail al coordinatore del corso di " scienze politiche e relazioni internazionali" dell'Università degli studi di Genova, per chiedere informazioni riguardo alla possibilità di iscrivermi da non frequentante.

      Ti vorrei chiedere un'opinione , se possibile , riguardo il percorso di studi che vorrei intraprendere; io attualmente lavoro già per un centro di ricerca ( equiparabile a un azienda privata ) , nella quale attualmente il mio ruolo è quello di sistemista informatico.
      Ad oggi però mi trovo ,sempre più spesso, a svolgere un ruolo più relazionare che tecnico, infatti nell'ultimo anno il mio compito è stato quello di recarmi nei vari Paesi nei quali dobbiamo sviluppare i nostri progetti per confrontarmi con i "clienti" e stabilire i primi rapporti con i possibili fornitori locali, ovviamente, attualmente, sempre per ciò che concerne il mio ambito lavorativo (informatica e sistemi)

      Detto ciò vorrei conoscere il tuo parere sul fatto che questo corso di studi possa aiutarmi in primis per consolidare e magari migliorare la mia posizione all'interno della mia azienda, e in secondo luogo offrimi anche la possibilità di un'esperienza lavorativi nuova, considerando che una delle note più positive del mio lavoro è avere la possibilità di venire sempre più spesso in contatto con gli ambienti delle NGO , collaborando con loro, e quindi conoscere e apprezzare tali ambienti di lavoro.
      Oppure secondo te ci potrebbero essere corsi di studi più idonei per quella che è la mia attuale posizione e anche aspirazioni future?

      Grazie e buona giornata

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      • #18
        iacopo992 ti dico e ti ripeto: puoi iscriverti senza frequentare e non devi chiedere informazioni proprio a nessuno nel suddetto ateneo al riguardo (che magari ti dirà, mentendo e sapendo di mentire, che "la frequenza non è obbligatoria, ma vivamente consigliata"). In Italia praticamente nessun corso di laurea ha frequenza obbligatoria (qualcuno direbbe Medicina e le varie professioni sanitarie, ma questo non è vero, nel senso che è una di quelle cose che vale solo sulla carta). Tutt'al più in genere hanno frequenza obbligatoria i master e i corsi di laurea in lingua inglese. Poi, è chiaro che un esame con forti basi quantitative (tipo statistica) necessiti della frequenza per passarlo mentre un esame di diritto o di storia te lo studi per conto tuo e ti presenti esclusivamente il giorno dell'esame, ma la cosa rimane a discrezione personale: nessuno ti viene a cercare se non frequenti. O, meglio ancora, non frega niente a nessuno. Al massimo ti posso dire che spesso dei docenti aggravano il materiale per i non frequentanti, nel senso che devono studiarsi un testo in più, ma si riesce tranquillamente ad eludere la cosa dato che poi quel testo o non lo chiedono, oppure non sanno o non ricordano chi abbia frequentato o no.
        All'Università di Genova c'è solo un corso L-36, che è "Scienze internazionali e diplomatiche". Tra l'altro, visto che dottore parlava della L-36 di Unicusano senza scienza politica (ma in compenso ha sociologia politica), trovo più preoccupante la L-36 dell'Università di Genova che addirittura non ha l'esame di statistica, prima volta che vedo una cosa del genere per Scienze politiche.
        Detto questo, visto che parli di ONG, per capirci tipo la FAO, a meno che tu non abbia fortissimi agganci, vedo la cosa molto dura. Pensa che la stessa FAO nella pagina delle sue job applications dichiara che voglia laureati in scienze sociali (Economia, Diritto, Scienze politiche, Sociologia). Bene, io conosco una persona giovanissima che lavora lì addirittura laureata in Lettere, e sì, te lo metto in grassetto perché la cosa è sconvolgente, visto e considerato che in teoria non avrebbe la men che minima base per occuparsi di questioni del genere. Nonostante loro incentivino "donne e persone provenienti da contesti culturali svantaggiati" a fare domanda per i loro posti di lavoro, tutti quelli che io conosco (parliamo di circa tre o quattro persone) che lavorano alla FAO sono tutte persone di buonissima famiglia.
        Tra l'altro io ormai sono convinto che la laurea non sia necessaria come tanti pensano, è pieno di persone non laureate che hanno raggiunto ruoli importanti all'interno di aziende. Però io sono molto più giovane di te, quindi non mi permetto di darti consigli in merito.

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        • #19
          Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
          iacopo992 ti dico e ti ripeto: puoi iscriverti senza frequentare e non devi chiedere informazioni proprio a nessuno nel suddetto ateneo al riguardo (che magari ti dirà, mentendo e sapendo di mentire, che "la frequenza non è obbligatoria, ma vivamente consigliata"). In Italia praticamente nessun corso di laurea ha frequenza obbligatoria (qualcuno direbbe Medicina e le varie professioni sanitarie, ma questo non è vero, nel senso che è una di quelle cose che vale solo sulla carta). Tutt'al più in genere hanno frequenza obbligatoria i master e i corsi di laurea in lingua inglese. Poi, è chiaro che un esame con forti basi quantitative (tipo statistica) necessiti della frequenza per passarlo mentre un esame di diritto o di storia te lo studi per conto tuo e ti presenti esclusivamente il giorno dell'esame, ma la cosa rimane a discrezione personale: nessuno ti viene a cercare se non frequenti. O, meglio ancora, non frega niente a nessuno. Al massimo ti posso dire che spesso dei docenti aggravano il materiale per i non frequentanti, nel senso che devono studiarsi un testo in più, ma si riesce tranquillamente ad eludere la cosa dato che poi quel testo o non lo chiedono, oppure non sanno o non ricordano chi abbia frequentato o no.
          All'Università di Genova c'è solo un corso L-36, che è "Scienze internazionali e diplomatiche". Tra l'altro, visto che dottore parlava della L-36 di Unicusano senza scienza politica (ma in compenso ha sociologia politica), trovo più preoccupante la L-36 dell'Università di Genova che addirittura non ha l'esame di statistica, prima volta che vedo una cosa del genere per Scienze politiche.
          Detto questo, visto che parli di ONG, per capirci tipo la FAO, a meno che tu non abbia fortissimi agganci, vedo la cosa molto dura. Pensa che la stessa FAO nella pagina delle sue job applications dichiara che voglia laureati in scienze sociali (Economia, Diritto, Scienze politiche, Sociologia). Bene, io conosco una persona giovanissima che lavora lì addirittura laureata in Lettere, e sì, te lo metto in grassetto perché la cosa è sconvolgente, visto e considerato che in teoria non avrebbe la men che minima base per occuparsi di questioni del genere. Nonostante loro incentivino "donne e persone provenienti da contesti culturali svantaggiati" a fare domanda per i loro posti di lavoro, tutti quelli che io conosco (parliamo di circa tre o quattro persone) che lavorano alla FAO sono tutte persone di buonissima famiglia.
          Tra l'altro io ormai sono convinto che la laurea non sia necessaria come tanti pensano, è pieno di persone non laureate che hanno raggiunto ruoli importanti all'interno di aziende. Però io sono molto più giovane di te, quindi non mi permetto di darti consigli in merito.
          Ciao gnugno , assolutamente non bisogna essere di pari età o più vecchi per consigliare qualcuno, probabilmente tu hai più esperienza di me nell'ambito universitario, quindi per me ogni punto di vista e opinione diventa un prezioso spunto per creare la mia personale idea.

          Detto questo, per la parte relativa alla difficoltà nel crearsi la possibilità di lavoro in una ONG, sinceramente non conosco l'ambiente FAO, io ti posso parlare per esperienza di quello che, ad esempio, è l'ambiente Nazione Unite, dove , da quel poco che ho potuto vedere , non ho mai avuto l'impressione di quello che hai riportato.

          Comunque dopo aver riflettuto abbastanza, ed essermi informato direttamente, sto rivalutando la possibilità dell'immatricolazione all'Università degli studi di Genova. Dove comunque vedo esserci , tra gli insegnamenti a scelta , INTRODUZIONE ALL'ANALISI STATISTICA PER LA RICERCA SOCIALE SECS-S/05





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          • #20
            La FAO non è una ONG. È un'agenzia delle Nazioni unite.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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            • #21
              Iacopo92, a mio avviso, hai le idee un pochino confuse e barcolli da un ateneo all'altro con una velocità disarmante. Da ligure che ha conseguito una laurea nel lontano 1999 posso dirti che in UNIGE frequentare, spessissimo, serve a poco eccetto per quei rari corsi, sempre meno, in cui i professori esigono ciò. Inoltre, ripeto, se lavori molto meglio una telematica; sempre per esperienza personale diretta (Pegaso L-26). Da ultimo, anche nel privato, le telematiche risentono sempre meno di giudizi negativi (infondati ed affrettati) da parte dei reclutatori.

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              • #22
                iacopo992 gli esami in "ricerca sociale" non hanno nulla a che fare con gli esami di statistica: in genere sono esami abbastanza facili che mettono in corsi di laurea come Sociologia o Scienze del servizio sociale proprio per rendere la vita più facile agli studenti, evitandogli l'esame di statistica. Tralasciando il fatto che è pure un opzionale, è effettivamente assurdo un corso di laurea in Scienze politiche senza statistica. Comunque a te, chiaramente, non deve fregare nulla: tanto un qualsiasi datore di lavoro va a vedere il titolo conseguito, e non il piano di studi. Mi chiedo comunque dove hai visto la meritocrazia negli ambienti delle Nazioni Unite, dato che da quello che ho visto sono delle parentopoli: non nel senso italiano del termine, però sempre che servono fortissimi agganci e occorre provenire da un elevatissimo "background". Poco o niente di meritocratico, insomma, e niente di più lontano da quello che proferiscono nelle loro job applications.

                dottore mea culpa, comunque il concetto s'è capito: quando parliamo di "organizzazioni no-profit" (che siano ONG o organizzazioni delle Nazioni Unite) i metodi per entrare sempre quelli sono, oserei dire molto massonici.

                Voltaire se a una persona interessa fare i concorsi pubblici, della laurea conseguita in una telematica non interessa a nessuno. C'è da dire che però il discorso, secondo me, cambia drasticamente nel privato: se io, datore di lavoro, mi trovo davanti due persone, ossia una laureata in Scienze politiche presso una tradizionale e l'altra laureata sempre in Scienze politiche presso una telematica, senza ombra di dubbio preferirei la prima.
                Non ho dubbi sulla qualità delle telematiche (tanto, per come la vedo io, in Italia tutte le università, dalla prima all'ultima, sono ridotte a meri esamifici in cui vieni indottrinato a imparare a memoria le cose, con nessuna applicazione pratica), però bisogna pure riconoscere che la persona che si è presa la laurea presso un'università tradizionale si è anche presa lo "sbattimento" di andare di persona a dare gli esami e via dicendo con tutti gli sbattimenti delle università tradizionali, magari anche per prendere un titolo che abbia un po' più prestigio a livello personale.
                Magari ecco, su questo io non ci capisco e invito il creatore del post a informarsi, ma sicuramente ci sono telematiche che hanno moltissimi appelli durante l'anno, cosa estremamente importante, rispetto alle tradizionali che in genere hanno tre sessioni l'anno (poi alcune tradizionali sono più generose a livello di appelli, altre meno). Certo è che nel privato, a maggior ragione che parla di un ambito come quello del no-profit, secondo me non ci fa nulla con il titolo rilasciato da una telematica.

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                • #23
                  gnugno Nel pubblico devi fare i concorsi che, fra parentesi, in ogni caso devono essere vinti e se sei un asinello, anche se con un bellissimo "pezzo" di carta di una Università TOP del TOP, il concorso non lo vinci.
                  Per quanto concerne il privato, ti do una notiziona, non ti assumono solo se hai il pezzo di carta ma, in genere (azzarderei il sempre) ti fanno un colloquio e, se superato, un bel contratto a tempo determinato di 3/6 mesi al termine del quale, se non dimostri di "essere capace", il contratto non viene rinnovato o stabilizzato con la conseguenza che torni ad essere un disoccupato.
                  Sul no-profit (per lo meno quello comune), a mio avviso, poco importa poiché il titolo è quasi ininfluente.
                  In conclusione il pezzo di carta (il diploma o la laurea) è il presupposto per candidarsi a certe posizioni tuttavia quelle posizioni le ricoprirai solo se vali e sai indipendentemente che tu provenga da una telematica o da una "blasonata" Università "tradizionale".

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                  • #24
                    Originariamente inviato da Voltaire Visualizza il messaggio
                    gnugno Nel pubblico devi fare i concorsi che, fra parentesi, in ogni caso devono essere vinti e se sei un asinello, anche se con un bellissimo "pezzo" di carta di una Università TOP del TOP, il concorso non lo vinci.
                    Per quanto concerne il privato, ti do una notiziona, non ti assumono solo se hai il pezzo di carta ma, in genere (azzarderei il sempre) ti fanno un colloquio e, se superato, un bel contratto a tempo determinato di 3/6 mesi al termine del quale, se non dimostri di "essere capace", il contratto non viene rinnovato o stabilizzato con la conseguenza che torni ad essere un disoccupato.
                    Sul no-profit (per lo meno quello comune), a mio avviso, poco importa poiché il titolo è quasi ininfluente.
                    In conclusione il pezzo di carta (il diploma o la laurea) è il presupposto per candidarsi a certe posizioni tuttavia quelle posizioni le ricoprirai solo se vali e sai indipendentemente che tu provenga da una telematica o da una "blasonata" Università "tradizionale".
                    Mi sa che hai compreso in maniera fuorviante le mie parole.
                    Nel pubblico, l'università da dove esci non interessa a nessuno (che sia tradizionale, telematica, statale o non statale) e questo è chiaro. Come io e te abbiamo giustamente affermato, devi superare i concorsi pubblici. Se il fine ultimo di una persona è solo quello, allora tanto vale iscriversi ad una telematica, specie se si lavora, così da laurearsi nel più breve tempo possibile.
                    Per il privato, penso che ci arrivi chiunque che prima ci sia sempre un colloquio. Il punto è che, da quel che so, i datori di lavoro (e oserei dire che non mi sembra manco così sbagliato come concetto) sono diffidenti nei confronti delle telematiche, e se una volta inviato il CV vedono che ti sei laureato presso una telematica, magari non ti chiamano proprio e sei scartato a priori, quindi spesso manco si arriva al colloquio. Non ti sto dicendo che le telematiche non siano valide, anzi (questo credo si sia capito, sono università in tutto e per tutto), però la differenza c'è. Quindi un privato va a preferire un candidato che invece si è laureato presso una tradizionale, il che presume che si è pure accollato tutti i disagi annessi e connessi delle tradizionali.
                    Poi se uno ha bisogno del titolo in fretta e furia per farsi assumere da un privato da cui sa essere raccomandato, è un altro paio di maniche.

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                    • #25
                      *però la diffidenza c'è, refuso del mio ultimo post

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                      • #26
                        Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                        dottore mea culpa, comunque il concetto s'è capito: quando parliamo di "organizzazioni no-profit" (che siano ONG o organizzazioni delle Nazioni Unite) i metodi per entrare sempre quelli sono, oserei dire molto massonici.
                        Le agenzie e i commissariati delle Nazioni unite (in italiano chiamate Organizzazione delle nazioni unite) non sono organizzazioni no profit. Sono enti di diritto internazionale pubblico interstatali/intergovernativi (193 stati membri + 2 stati con lo status di osservatori permanenti). Altri enti simili sono la Nato (cui aderiscono 30 stati) e la più grande di tutte, l'Upu (192 stati membri), ciascuna con i propri scopi. Le organizzazioni no profit, invece, sono soggetti di diritto privato: nel diritto italiano sono organizzazioni senza scopo di lucro le associazioni (riconosciute e non riconosciute), le fondazioni, le cooperative sociali, i comitati. A loro volta le associazioni possono essere associazioni culturali, di promozione sociale, sportive dilettantistiche, di volontariato. Le associazioni e le cooperative sociali aventi determinate caratteristiche possono ottenere lo status di organizzazione non lucrativa di utilità sociale (onlus) iscrivendosi a un apposito elenco.
                        A livello internazionale si usa la sigla ONG, che sta per organizzazione non governativa, dalla traduzione letterale dell'inglese NGO (anche se sarebbe stato più corretto tradurre "governmental" con "statale"), proprio per distinguere i soggetti privati (ad esempio associazioni umanitarie o caritatevoli come Emergency, Medici senza frontiere, Save the children, GreenPeace, WWF) dai soggetti di diritto pubblico che svolgono attività più o meno simili per perseguire i fini istituzionali degli stati aderenti (Fao, Unicef, Acnur etc. etc.).
                        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                        • #27
                          Originariamente inviato da AC1000 Visualizza il messaggio
                          mi sono casualmente imbattuto in una sorta di blog che consigliava ai potenziali studenti le migliori università, non in base a quisquilie come la qualità della didattica o dei docenti, ma in base alla "bellezza" della pergamena.
                          Ahahahah, incredibile!
                          A proposito di Università di Verona, credo sia l'unica a rilasciare pergamene anche per i tirocinî formativi attivi e i percorsi per la formazione iniziale degli insegnanti di scuola secondaria (PF24/PF60).
                          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                          • #28
                            gnugno A mio avviso hai troppi preconcetti, forse dovuti a tue non positive esperienze passate, del modo di agire delle imprese italiane (soprattutto se di media e piccola dimensione). La stragrande parte delle imprese sono di tipo "famigliare" ed il reclutamento del personale, nella maggior parte delle volte, avviene senza l'interposizione (o l'ausilio) di terzi soggetti. Detto ciò, il proprietario non ti valuterà, quasi per nulla, in base alla tua provenienza universitaria ma analizzerà molte altre cose (a titolo esemplificativo e non esaustivo nel settore edilizio ed estrattivo: corsi della sicurezza come RSPP, RLS, Preposto - corsi specializzati come Tecnologo calcestruzzo, Abilitazione alla conduzione di mezzi da lavoro, fochino da mina - patenti di guida - ecc...). Inoltre si verrà SEMPRE messi alla prova per verificare le reali capacità sul campo (o meglio dire in cantiere) senza dimenticare le capacità comportamentali e relazionali con i colleghi (non immagini quanti "scontrosi" e "rissosi" vengono scartati).

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                            • #29
                              Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                              Se a una persona interessa fare i concorsi pubblici, della laurea conseguita in una telematica non interessa a nessuno. C'è da dire che però il discorso, secondo me, cambia drasticamente nel privato: se io, datore di lavoro, mi trovo davanti due persone, ossia una laureata in Scienze politiche presso una tradizionale e l'altra laureata sempre in Scienze politiche presso una telematica, senza ombra di dubbio preferirei la prima.
                              Evidentemente saresti un datore di lavoro che non capisce nulla di università e ancora meno conosce quanto (poco) vale una L-36 sul mercato del lavoro.

                              Di fronte ad un simile, potenziale, datore di lavoro sarei io a fuggire via di corsa senza farmi troppi scrupoli.

                              Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                              Non ho dubbi sulla qualità delle telematiche (tanto, per come la vedo io, in Italia tutte le università, dalla prima all'ultima, sono ridotte a meri esamifici in cui vieni indottrinato a imparare a memoria le cose, con nessuna applicazione pratica), però bisogna pure riconoscere che la persona che si è presa la laurea presso un'università tradizionale si è anche presa lo "sbattimento" di andare di persona a dare gli esami e via dicendo con tutti gli sbattimenti delle università tradizionali, magari anche per prendere un titolo che abbia un po' più prestigio a livello personale.
                              ...invece chi si è "presa" la laurea in una telematica gli esami li può dare stando comodamente seduto in poltrona da casa, magari giocando alla playstation con una bella birra accanto...

                              Quanto poi alla persona che guarda ancora al prestigio del titolo, soprattutto se si tratta di una L-36, la vedo conciata molto male.

                              Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                              Magari ecco, su questo io non ci capisco e invito il creatore del post a informarsi, ma sicuramente ci sono telematiche che hanno moltissimi appelli durante l'anno, cosa estremamente importante, rispetto alle tradizionali che in genere hanno tre sessioni l'anno (poi alcune tradizionali sono più generose a livello di appelli, altre meno). Certo è che nel privato, a maggior ragione che parla di un ambito come quello del no-profit, secondo me non ci fa nulla con il titolo rilasciato da una telematica.
                              ...mentre invece in un esamificio statale, come lo chiami tu, il tuo titolo ti aprirebbe le porte del mondo intero e ti consegnerebbe, su un vassoio d'argento, il lavoro dei tuoi sogni...


                              Voltaire, nel suo post precedente, ha ragione su tutti i fronti; fossi in te cercherei di schiarirmi le idee.

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                              • #30
                                Condivido anche io l'intervento di Voltaire .
                                Nel privato, la laurea serve per candidarsi a certe posizioni quando si e' neolaureati e non si ha nessuna esperienza. Gia' su profili leggermente piu' senior Il peso della laurea e' prossimo allo zero, nessuno ti chiedera' dove ti sei laureato e nei colloqui lo spazio dedicato ai tuoi studi sara' di pochi secondi. Se così non fosse, il recruiter sta facendo male il suo lavoro.
                                Cerchiamo di dare la giusta collocazione alla formazione universitaria e di non sopravvalutarla. Come sostenuto in altri interventi, le aziende italiane ed estere sono piene di manager diplomati e laurearsi (anche in Atenei "prestigiosi") non e' garanzia di nulla.

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                                Sto operando...
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