Scienze politiche, ossia la L-36, è un corso di laurea che si fa serenamente senza frequentare presso qualsiasi università tradizionale. Molto probabilmente hai una concezione dell'università identica a quella che avevo quando mi ero iscritto, ossia pensi che andare all'università equivalga ad andare a scuola e farsi vedere dal professore che puntualmente fa l'appello (o meglio...nella mia vecchia università non statale che ho felicemente abbandonato facevano così, strano ma vero facevano l'appello, ma era tutta fuffa: tu potevi aver preso parte a tutte le lezioni, ma se poi non sapevi recitare paro paro il libro venivi steccato all'esame, poi vedevi quello che non era mai andato a lezione e che si era studiato per conto suo la materia prendere minimo 26).
All'università ti gestisci tu. La "documentazione fornita" la trovi nelle informazioni riguardo l'insegnamento dell'esame, per capirci la stessa in cui c'è scritto il nome del docente e via dicendo. Se io devo preparare un esame di storia delle dottrine politiche (dico per dire, perché è un esame previsto nella laurea in Scienze politiche) trovo tutto nella pagina di riferimento, in cui sono scritti anche i manuali di riferimento: mi studio il programma e poi, quando voglio, mi presento all'esame per essere interrogato.
Poi sono assolutamente d'accordo che pensare di fare un esame di statistica o di economia politica senza frequentare sia inconcepibile, ma alla fine parliamo di due o tre esami nell'intero corso di laurea. Sicuramente la cosa cambia notevolmente se scegli una L-36 ad ampia trazione quantitativa, con esami come statistica economica, scienza delle finanze ed economia aziendale: solo in quel caso tanti auguri se non frequenti.
Per carità, magari quarant'anni fa era impensabile pensare di laurearsi senza frequentare, anche a sentire quello che mi dicono i miei (che hanno rispettivamente più di 60 e 70 anni), ma nel 2022 tra gruppi WhatsApp, gruppi Facebook e riassunti che girano in rete sulle varie piattaforme, laurearsi in Scienze politiche senza frequentare o frequentando poco è fattibilissimo, oserei dire che è la norma.
Con questo non è che io voglia svilire le università telematiche, il punto è che Scienze politiche alla fine serve per fare i concorsi pubblici essendo un corso di laurea che ha scarso appeal nel privato, quindi se l'interesse è quello dei concorsi va benissimo la telematica perché il valore legale è lo stesso; il discorso è diverso per un privato, dal momento che un datore di lavoro avrebbe giustamente delle remore nei confronti di un potenziale candidato laureatosi presso una telematica. Considerando che il tuo interesse è orientato verso ONG e l'ambito del no-profit, secondo me la telematica come scelta è pessima. E della pergamena di laurea, scusa tanto, non frega niente a nessuno: quello che vedono quando vai ad un colloquio di lavoro è il tuo CV e che la Marconi sia una telematica lo sanno pure i muri.
In più di un anno che mi sono iscritto a Scienze politiche presso una statale tradizionale, avrò seguito sì e no un corso a semestre, e solo per piacere personale, giusto per conoscere qualcuno. Tutti gli esami che ho dato sono da non frequentante, in un certo senso eccezion fatta per statistica per cui in realtà ho dovuto prendere ripetizioni private via Skype con una persona che conosceva il mio programma d'esame (e questo perché il docente non sapeva spiegare, non perché io fossi stupido, infatti ho passato brillantemente l'esame alla prima botta con una percentuale di bocciati sopra l'80%), prendendo sempre voti tutto sommato soddisfacenti, e da un annetto lavoro anche part-time 20 ore settimanali, riuscendo a conciliare le cose.
Se io dovessi frequentare una giornata di lezione, significherebbe che dovrei alzarmi ogni giorno alle 7 di mattina, arrivare per le 8 all'università e non uscire prima delle 4 o 5 del pomeriggio. Assolutamente impensabile per me, oltre che inutile.
dottore, c'è da dire che ho dato un'occhiata al piano di studi della Cusano: è vero, non ci sarà scienza politica come esame obbligatorio, ma alla fine c'è sociologia politica che è esattamente la stessa cosa. È anche apprezzabile il fatto che ci sia diritto privato (cosa non scontata), c'è pure un terzo esame economico-statistico ossia politica economica e c'è perfino geografia economico-politica, secondo me importantissima e purtroppo quasi sempre assente a Scienze politiche. Più che altro mi ha lasciato perplesso il fatto degli esami di lingua: oltre ad inglese, c'è solamente spagnolo e non c'è la possibilità di scegliere, che so, francese. Pure il programma non è che sia granché: a Roma Tre per Scienze politiche sono veri e propri esami di lingua e letteratura, a vedere il programma della Cusano invece sono praticamente impostati come delle idoneità e quindi c'è il solo studio della grammatica basilare.


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