Dire che scienza politica e sociologia politica studiano entrambe fenomeni politici è evidente e ripeterlo ossessivamente a ogni post, senza fare un minimo passo avanti sulla base di quello che ha detto l'interlocutore, è un esempio formidabile di pensiero tautologico.
Non è sufficiente la totale o anche parziale coincidenza dell’oggetto empirico per concludere che due discipline siano la stessa cosa. Anche matematica e statistica hanno larghissime zone di intersezione, ma nessuno direbbe seriamente che sono la stessa e identica disciplina. La psicologia e la psichiatria, poi? Siccome hanno come oggetto di analisi la psiche, sono la stessa cosa? Forse ai tempi di Freud i loro confini potevano apparire meno netti di quanto lo siano oggi. Poi hanno preso due strade ben diverse.
Io non mi sto arrampicando sugli specchi: mi sto rifacendo alle definizioni delle società scientifiche e alla loro ricezione nei settori scientifico-disciplinari. Naturalmente ogni definizione ha un margine intrinseco di arbitrarietà, ma le definizioni contano proprio perché sono stabilizzate, condivise e utilizzate da una comunità scientifica. La tua posizione non coincide con quella della comunità scientifica, che attribuisce alla scienza politica e alla sociologia politica statuti diversi, pur riconoscendo inevitabili aree di sovrapposizione.
Quanto a “furbata”, il problema è proprio l’uso del termine. Forse lo impieghi mentalmente come equivalente dell’inglese smart, clever, canny o al massimo wily, shrewd. Ma in italiano furbata, soprattutto in un contesto come questo, ha una connotazione negativa; richiama l’idea di espediente, scorciatoia, raggiro, vantaggio ottenuto in modo non del tutto lineare: se non violando le norme, quantomeno eludendole o aggirandole. In tal senso si tradurrebbe in inglese più con sly, crafty, cunning, devious. Proprio perché il significato cambia in base al contesto, qui è un termine inappropriato: lascia passare un giudizio svalutativo. E, del resto, se non fosse questo il messaggio che intendevi far passare, difficilmente lo avresti scelto.
Lo stesso vale per millantare. Non è un verbo neutro. Ha necessariamente un’accezione negativa: implica vantare o attribuirsi qualità, titoli o meriti che non si possiedono realmente, o comunque presentarli in modo gonfiato. Anche il concetto di esagerazione presuppone uno scarto tra ciò che si dichiara e ciò che effettivamente si possiede. Nel mio caso, però, parliamo di titoli reali, carriere reali, esami reali, convalide o dispense deliberate dagli organi competenti. Chiamare tutto questo “millantare” è una qualificazione negativa che non corrisponde ai fatti.
La critica al sistema universitario in quanto tale, che è pienamente legittima, non può trasformarsi in una critica alla persona.

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