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  • #16
    gnugno, continui a confondere due piani diversi: l’oggetto di studio e ricerca da un lato, il metodo e la prospettiva disciplinari dall'altro.

    Dire che scienza politica e sociologia politica studiano entrambe fenomeni politici è evidente e ripeterlo ossessivamente a ogni post, senza fare un minimo passo avanti sulla base di quello che ha detto l'interlocutore, è un esempio formidabile di pensiero tautologico.
    Non è sufficiente la totale o anche parziale coincidenza dell’oggetto empirico per concludere che due discipline siano la stessa cosa. Anche matematica e statistica hanno larghissime zone di intersezione, ma nessuno direbbe seriamente che sono la stessa e identica disciplina. La psicologia e la psichiatria, poi? Siccome hanno come oggetto di analisi la psiche, sono la stessa cosa? Forse ai tempi di Freud i loro confini potevano apparire meno netti di quanto lo siano oggi. Poi hanno preso due strade ben diverse.

    Io non mi sto arrampicando sugli specchi: mi sto rifacendo alle definizioni delle società scientifiche e alla loro ricezione nei settori scientifico-disciplinari. Naturalmente ogni definizione ha un margine intrinseco di arbitrarietà, ma le definizioni contano proprio perché sono stabilizzate, condivise e utilizzate da una comunità scientifica. La tua posizione non coincide con quella della comunità scientifica, che attribuisce alla scienza politica e alla sociologia politica statuti diversi, pur riconoscendo inevitabili aree di sovrapposizione.

    Quanto a “furbata”, il problema è proprio l’uso del termine. Forse lo impieghi mentalmente come equivalente dell’inglese smart, clever, canny o al massimo wily, shrewd. Ma in italiano furbata, soprattutto in un contesto come questo, ha una connotazione negativa; richiama l’idea di espediente, scorciatoia, raggiro, vantaggio ottenuto in modo non del tutto lineare: se non violando le norme, quantomeno eludendole o aggirandole. In tal senso si tradurrebbe in inglese più con sly, crafty, cunning, devious. Proprio perché il significato cambia in base al contesto, qui è un termine inappropriato: lascia passare un giudizio svalutativo. E, del resto, se non fosse questo il messaggio che intendevi far passare, difficilmente lo avresti scelto.
    Lo stesso vale per millantare. Non è un verbo neutro. Ha necessariamente un’accezione negativa: implica vantare o attribuirsi qualità, titoli o meriti che non si possiedono realmente, o comunque presentarli in modo gonfiato. Anche il concetto di esagerazione presuppone uno scarto tra ciò che si dichiara e ciò che effettivamente si possiede. Nel mio caso, però, parliamo di titoli reali, carriere reali, esami reali, convalide o dispense deliberate dagli organi competenti. Chiamare tutto questo “millantare” è una qualificazione negativa che non corrisponde ai fatti.
    La critica al sistema universitario in quanto tale, che è pienamente legittima, non può trasformarsi in una critica alla persona.
    Ultima modifica di dottore; 10-08-2026, 18:59.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #17
      Anche matematica e statistica hanno larghissime zone di intersezione, ma nessuno direbbe seriamente che sono la stessa e identica disciplina.
      dottore Perché la statistica è una branca considerevole della matematica e in tal senso si è sviluppata come una disciplina pressoché autonoma, così come la sociologia politica/scienza politica è una branca considerevole della sociologia e in tal senso si è sviluppata come disciplina pressoché autonoma.

      ​​​​​​La psicologia e la psichiatria, poi? Siccome hanno come oggetto di analisi la psiche, sono la stessa cosa? Forse ai tempi di Freud i loro confini potevano apparire meno netti di quanto lo siano oggi. Poi hanno preso due strade ben diverse.
      Come esempio non ci azzecca niente, anche perché la psicologia come tipo di studi è molto più incline alla psicoterapia, rispetto allo psichiatria che è incline per lo più all'aspetto farmacologico, che non compete alla psicologia.
      Uno psicologo studia la psiche esclusivamente ai fini del supporto psicologico/psicoterapia, mentre uno psichiatra studia la psiche quasi esclusivamente ai fini farmacologici. Un po' come, ipoteticamente, un sociologo ed un assistente sociale, che in quanto tali hanno funzioni e interessi diversi. Non capisco l'esempio onestamente.

      Oltretutto, la scienza politica e la sociologia politica oltre ad avere lo stesso oggetto di analisi, come dicevo usano pure le stesse identiche tecniche di metodologia della ricerca quantitativa e qualitativa, e ora giustamente vanno pure i mixed methods, che vanno al di là della dicotomia.

      Io non mi sto arrampicando sugli specchi: mi sto rifacendo alle definizioni delle società scientifiche e alla loro ricezione nei settori scientifico-disciplinari. Naturalmente ogni definizione ha un margine intrinseco di arbitrarietà, ma le definizioni contano proprio perché sono stabilizzate, condivise e utilizzate da una comunità scientifica. La tua posizione non coincide con quella della comunità scientifica, che attribuisce alla scienza politica e alla sociologia politica statuti diversi, pur riconoscendo inevitabili aree di sovrapposizione.
      Mi interessa poco del pensiero delle società scientifiche e delle definizioni dei vari settori scientifico-disciplinari, anche perché se è per questo esistono anche corsi di laurea in Scienze della comunicazione che di scientifico non hanno niente (che sono la stragrande maggioranza), così come corsi in Scienze letterarie o Scienze delle religioni, che va da sé che non siano scienze, eppure la denominazione gliel'hanno data. Anche le "teorie delle relazioni internazionali", che vengono da tutti impropriamente chiamate semplicemente "relazioni internazionali" (per capirci, lo studio delle varie teorie delle relazioni internazionali quali liberalismo, realismo, costruttivismo e via dicendo) vengono viste dall'intera comunità scientifica come scienze sociali, tant'è che in Italia vengono sempre ricomprese nel settore scientifico-disciplinare SPS/04 Scienza politica da parte delle università, eppure si tratta di una disciplina umanistica che con la scienza politica non ci azzecca nulla: è a tutti gli effetti filosofia, e non che per questo sia meno importante, sia chiaro. Dunque, del pensiero della comunità scientifica mi interessa ben poco per poter trarre la conclusione sbagliata che sociologia politica e scienza politica siano due cose diverse.

      Oltretutto vedo che fai l'errore di considerare la sociologia intesa come l'organizzazione di persone o comunque inteso come il solo "gruppo", quando non è affatto (solo) quello. È alquanto riduttivo e direi anche molto fuorviante, visto che ha in generale come funzione quella di spiegare le strutture della società che in quanto tali non sono necessariamente dei "gruppi". Comunque, come agiscono i gruppi di persone in ambito politico si tratta appunto di socializzazione politica, che in Italia è disciplina inesistente.

      ​​​​​​Quanto a “furbata”, il problema è proprio l’uso del termine. Forse lo impieghi mentalmente come equivalente dell’inglese smart, clever, canny o al massimo wily, shrewd. Ma in italiano furbata, soprattutto in un contesto come questo, ha una connotazione negativa; richiama l’idea di espediente, scorciatoia, raggiro, vantaggio ottenuto in modo non del tutto lineare: se non violando le norme, quantomeno eludendole o aggirandole. In tal senso si tradurrebbe in inglese più con sly, crafty, cunning, devious. Proprio perché il significato cambia in base al contesto, qui è un termine inappropriato: lascia passare un giudizio svalutativo. E, del resto, se non fosse questo il messaggio che intendevi far passare, difficilmente lo avresti scelto.
      Onestamente non mi interessa come "furbata" possa essere tradotto in inglese, o fosse anche in aramaico. In italiano "furbata" semplicemente significa un'azione furba, non mi pare ci sia bisogno di stare così tanto a sviscerare fino a farne una questione semantica e comparativa.

      Io posso fare una furbata giocando a carte, indifferentemente dal fatto che mi attenga alle regole o meno; giusto a titolo d'esempio.

      ​​​​​​Lo stesso vale per millantare. Non è un verbo neutro. Ha necessariamente un’accezione negativa: implica vantare o attribuirsi qualità, titoli o meriti che non si possiedono realmente, o comunque presentarli in modo gonfiato.
      Appunto, o ti attribuisci qualità che non possiedi o per l'appunto le esageri per ostentare. Il significato è quello in italiano. Non ha il significato di "mentire" o di "dichiarare il falso" che invece sono molto chiari.

      ​​​​​​Nel mio caso, però, parliamo di titoli reali, carriere reali, esami reali, convalide o dispense deliberate dagli organi competenti. Chiamare tutto questo “millantare” è una qualificazione negativa che non corrisponde ai fatti.
      Non mi riferivo a te, anche perché il mio era un discorso generale, se ricordo nato da un altro utente che per l'appunto se la stava prendendo con te.

      Per me se una persona ha lauree in Giurisprudenza, Economia, Scienze politiche, Scienze dell'amministrazione e compagnia, che evidenzia di essere plurilaureato, sta a millantare. Non significa che dichiara il falso, ma che esagera nel vantare suddetti titoli perché non ha motivo di ostentare, a maggior ragione se va a cercarsi piani di studio simili ai fini delle convalide.

      Se uno fa economia politica in determinate sedi dove magari si ha un esame barzelletta, in Italia per assurdo se la ritrova convalidata in sedi o corsi di laurea in cui è immensamente più difficile. A Roma Tre per Scienze politiche, in cui economia politica è un incubo che non permette di laurearsi, tanti studenti si iscrivevano alla Sapienza solo per poter dare l'esame di economia politica e poi tornare a Roma Tre, per dire (che è un esempio di furbata). Non stiamone nemmeno a parlare se uno si mette a collezionare lauree in ambiti simili, con le varie abbreviazioni di carriera e col fatto che da noi la presenza non sia obbligatoria per nessun tipo di esame.

      ​​​​​​La critica al sistema universitario in quanto tale, che è pienamente legittima, non può trasformarsi in una critica alla persona.
      Infatti la mia è una critica al sistema, non alla persona.

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      • #18
        gnugno, nel tuo intervento ci sono vari equivoci sovrapposti. Ti rispondo punto per punto.

        Primo: l’esempio matematica/statistica non conferma affatto la tua tesi. Anche volendo accettare l’idea che la statistica abbia una matrice matematica (e ci sono alcuni statistici che ti fulminerebbero), il fatto stesso che tu dica che si è sviluppata come disciplina autonoma dimostra esattamente il punto che sto sostenendo io: origine comune, intersezioni metodologiche o rapporti storici non implicano identità disciplinare. Dire «è nata anche da lì» non equivale a dire «è la stessa cosa». Altrimenti filosofia, pedagogia, psicologia, perfino economia sono tutte la stessa cosa. Marx e Comte erano filosofi o sociologi. Marx era pure un economista? Freud era un filosofo, uno psicologo o uno psichiatra? La Montessori era un filosofo o un pedagogista? Veniamo ai nostri giorni: Bobbio è stato un filosofo o un politologo? Bauman è stato un filosofo o un sociologo?
        Ci sono sempre delle aree di sovrapposizione quando una disciplina comincia a formarsi. Ai tempi di Pitagora, Archimede, Anassimandro e Anassimene anche matematica e filosofia erano la stessa cosa. E molto più tardi, ai tempi di Leonardo da Vinci, vi erano ancora delle sovrapposizioni fortissime tra quelle che oggi chiameremmo hard sciences e le discipline artistico-letterarie o più in generale umanistiche (le scienze sociali ancora non esistevano).

        Lo stesso vale per scienza politica e sociologia politica. Tu continui a trattarle come due etichette diverse per indicare la stessa cosa. Io ti sto dicendo che non basta l’oggetto empirico comune — la politica, il potere, le istituzioni, la partecipazione, i partiti, i conflitti — per dire che due discipline coincidono. Cambiano genealogia, prospettiva, tradizione teorica, collocazione accademica e domande prevalenti. La scienza politica non è semplicemente «sociologia politica con altro nome», né la sociologia politica è semplicemente «scienza politica dentro la sociologia».
        Tra l’altro cambia anche l’origine delle due discipline: in Italia in particolare la scienza politica si sviluppa autonomamente e del tutto indipendentemente dalla sociologia. I primi politologi avevano una formazione giuridica, giuridico-filosofica o filosofico-politica.

        Secondo: l’esempio psicologia/psichiatria c’entra eccome, proprio perché serviva a mostrare che due discipline possono insistere su un’area oggettuale parzialmente comune o anche quasi interamente comune senza coincidere. La tua replica, semmai, lo conferma. Psicologia e psichiatria non diventano la stessa cosa perché entrambe si occupano della psiche o del disagio psichico. Anzi, proprio il fatto che tu distingua funzioni, approcci e competenze (peraltro sbagliando perché la psicoterapia è praticata anche dagli psichiatri, anzi in Italia, per legge, i medici perfino non specialisti in psichiatria possono fare gli psicoterapeuti, mentre gli psicologi devono avere la formazione aggiuntiva) dimostra che il solo oggetto non basta a definire l’identità disciplinare.
        Peraltro, dire che «lo psicologo studia la psiche esclusivamente ai fini del supporto psicologico/psicoterapia» è una semplificazione enorme: esistono psicologia sociale, del lavoro, cognitiva, dello sviluppo, sperimentale, giuridica, e ancora neuropsicologia, psicometria e così via. Allo stesso modo, ridurre la psichiatria al farmaco è altrettanto schematico (vedi precedente proposizione parentetica). Ma non è nemmeno questo il punto: il punto è che l’oggetto comune non determina, da solo, l’identità disciplinare.

        Terzo: anche l’argomento delle tecniche qualitative, quantitative e mixed methods non dimostra nulla. Quelle tecniche sono usate in sociologia, scienza politica, economia, psicologia, scienze dell’educazione, management, public policy, igiene, medicina preventiva, epidemiologia e sanità pubblica e molte altre aree. Se l’uso di interviste, regressioni, analisi testuale o mixed methods bastasse a rendere identiche due discipline, allora mezza accademia diventerebbe un’unica disciplina indistinta. I metodi circolano tra campi diversi e non coincidono con lo statuto disciplinare.

        Quarto: quando dici che del pensiero delle società scientifiche, dei settori scientifico-disciplinari e della comunità scientifica ti interessa «ben poco», stai semplicemente uscendo dal terreno della discussione disciplinare. Se parliamo di che cosa sia una disciplina, di come sia definita, insegnata, organizzata e riconosciuta, la comunità scientifica è precisamente il soggetto che stabilizza quelle distinzioni (esiste una precisa branca della filosofia che se ne occupa: l’epistemologia). Naturalmente puoi proporre una tua tassonomia personale, ma allora resta una tassonomia personale, non la definizione accolta dalla comunità scientifica. Non puoi pretendere che io la recepisca, con tutto il bene che ti voglio, perché non ha un valore universale.

        Il richiamo ai corsi di laurea in Scienze della comunicazione, in Scienze letterarie e in Scienze delle religioni ci porta fuori strada: quelli sono nomi di corsi di studio, non tassonomie del sapere
        Qui non stiamo discutendo se la parola “scienza” sia usata sempre in senso forte, debole, storico, convenzionale o promozionale nelle denominazioni dei corsi di studio o anche dei dipartimenti. Stiamo discutendo se scienza politica e sociologia politica siano la stessa identica disciplina. E la risposta, nell’organizzazione scientifica e accademica, è no.
        Anche sulle relazioni internazionali fai un salto logico notevole. Le teorie delle relazioni internazionali hanno certamente componenti teoriche, filosofiche e storico-dottrinali, ma da qui a dire che «non c’entrano nulla con la scienza politica» ce ne passa. Lo studio di guerra, pace, potenza, Stati, istituzioni internazionali, politica estera, ordine internazionale, conflitti, cooperazione e sistemi internazionali è pienamente interno al campo politologico. Che poi vi siano approcci filosofici, storici o giuridici non trasforma automaticamente tutto in filosofia.

        Quinto: mi attribuisci una riduzione della sociologia ai “gruppi”, ma è una tua ricostruzione. Io non ho mai detto che la sociologia sia solo studio dei gruppi. Ho parlato di strutture sociali, conflitti, classi, élites, cleavages, movimenti, processi di legittimazione, rapporti tra società e politica. Se riduci la mia posizione a «la sociologia studia i gruppi», stai rispondendo a una caricatura, non a ciò che ho scritto.

        Sesto: sulla «socializzazione politica», dire che «in Italia è disciplina inesistente» non vuol dire che l’oggetto non esista o che non sia studiato. Può non esistere come insegnamento autonomo ricorrente o come etichetta disciplinare separata, ma i temi della socializzazione politica sono trattati da sociologia politica, scienza politica, comportamento politico, comunicazione politica, sociologia dell’educazione e altri ambiti. Anche qui confondi l’etichetta amministrativa di un insegnamento con l’esistenza scientifica di un tema e con la classificazione dei saperi.

        Settimo: sulla questione della furbata confermi il problema invece di risolverlo. Dire che non ti interessa come si traduca in inglese è irrilevante: il riferimento all’inglese, molto più settoriale in materia, serviva solo a chiarire il campo semantico. In italiano la parola “furbata” non è sinonimo neutro della locuzione “scelta intelligente”. È un termine ambivalente, spesso negativo, che richiama l’idea di espediente, scorciatoia, aggiramento, vantaggio ottenuto, se non violando bellamente le regole, aggirandole o eludendole, cioè giocando sui loro limiti o cercando di applicarle in maniera opportunistica. Anche il tuo esempio del gioco a carte lo conferma: una “furbata” può anche stare formalmente nelle regole, ma non è mai semplicemente una decisione brillante; porta con sé l’idea di astuzia interessata, spesso non limpidissima, borderline sul piano della lealtà.
        Applicato a carriere universitarie, convalide, abbreviazioni e titoli, quel termine produce inevitabilmente un giudizio svalutativo. Se vuoi criticare il sistema delle convalide, puoi dire che il sistema è troppo generoso, disomogeneo, permeabile, incoerente o mal regolato. Ma chiamare “furbata” una carriera costruita dentro regole deliberate dagli organi competenti sposta il discorso dalla critica istituzionale alla qualificazione del comportamento individuale.
        Io ho sostenuto circa 80 esami e non mi hanno regalato niente. Ho dimostrato nelle sedi competenti di avere la preparazione necessaria a ricevere le 8 lauree che ho conseguito, e anche qualcosa in più (che è riconosciuto nelle lodi).

        Ottavo: su millantare ormai il punto è chiarissimo. Tu stesso scrivi che significa attribuirsi qualità che non si possiedono oppure esagerarle per ostentare. Dunque confermi che è un verbo con accezione negativa. Non basta dire «non significa mentire»: nessuno ha detto che sia sinonimo di mentire; io non l’ho mai sostenuto. Il problema è che implica comunque e necessariamente uno scarto tra ciò che si dichiara e ciò che si possiede, oppure un’enfatizzazione indebita di ciò che si possiede. E non è il mio caso perché io ho conseguito titoli reali, in corsi reali, con esami reali, con convalide o dispense deliberate dagli organi competenti e con tantissimi esami sostenuti, dunque non sto esagerando nulla né la mia è un’ostentazione non giustificata della realtà, cui è perfettamente allineata. Anche se dici che non ti riferivi a m», poi fai esempi che corrispondono esattamente a me. Quindi la distinzione tra critica generale e critica personale diventa piuttosto fragile. Anche perché in Italia non siamo poi così tanti a poter vantare — e qui il verbo è usato propriamente — un curriculum studiorum del genere.

        Nono: l’esempio dell’esame di economia politica dato in una sede e poi convalidato in un’altra è, semmai, una critica all’omogeneità del sistema universitario, non allo studente che usa strumenti previsti dall’ordinamento. Se un esame è legalmente valido, se i crediti formativi universitari sono attribuiti, se il settore è coerente e se l’organo competente delibera la convalida, lo studente non sta aggirando la legge, ma sta usando una possibilità amministrativa prevista. Pensa che ci sono atenei in cui per regolamento le convalide o dispense avvengono d’ufficio, sono insindacabili ed è fatto divieto di rifiutarle, spesso singolarmente e talvolta pure in blocco, il che significa che non è consentito sostenere quegli esami neanche se si volesse.
        Che poi il sistema possa produrre risultati discutibili è un altro tema. Ma, appunto, è una critica al sistema. E peraltro non mi sembra che sia io l’esempio di laureato discutibile.

        In conclusione, puoi legittimamente sostenere che il sistema italiano delle convalide, delle abbreviazioni di carriera e della non obbligatorietà della frequenza produca effetti discutibili. Questa è una posizione criticabile o condivisibile, ma almeno è una tesi sul sistema. Diverso è dire che chi ha titoli affini «millanta», «ostenta» o compie «furbate», che significa qualificare negativamente il comportamento e il valore del percorso della persona.
        Ultima modifica di dottore; Ieri alle, 21:59.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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        • #19
          dottore oddio, ma che è? Una risposta, o una monografia acquistabile su Amazon?


          Primo: l’esempio matematica/statistica non conferma affatto la tua tesi. Anche volendo accettare l’idea che la statistica abbia una matrice matematica (e ci sono alcuni statistici che ti fulminerebbero), il fatto stesso che tu dica che si è sviluppata come disciplina autonoma dimostra esattamente il punto che sto sostenendo io: origine comune, intersezioni metodologiche o rapporti storici non implicano identità disciplinare. Dire «è nata anche da lì» non equivale a dire «è la stessa cosa». Altrimenti filosofia, pedagogia, psicologia, perfino economia sono tutte la stessa cosa. Marx e Comte erano filosofi o sociologi. Marx era pure un economista? Freud era un filosofo, uno psicologo o uno psichiatra? La Montessori era un filosofo o un pedagogista? Veniamo ai nostri giorni: Bobbio è stato un filosofo o un politologo? Bauman è stato un filosofo o un sociologo?
          Ci sono sempre delle aree di sovrapposizione quando una disciplina comincia a formarsi. Ai tempi di Pitagora, Archimede, Anassimandro e Anassimene anche matematica e filosofia erano la stessa cosa. E molto più tardi, ai tempi di Leonardo da Vinci, vi erano ancora delle sovrapposizioni fortissime tra quelle che oggi chiameremmo hard sciences e le discipline artistico-letterarie o più in generale umanistiche (le scienze sociali ancora non esistevano).
          Mi sa che non ci capiamo, forse perché io tendo ad essere più "terra terra" nello spiegare i concetti, e non arrivo fino a menzionare Pitagora e i tempi in cui matematica e filosofia erano la stessa cosa (qui si sta proprio filosofeggiando).

          La statistica è una branca considerevole della matematica, a tal punto che si è sviluppata come disciplina autonoma. Ma sempre che usa il metodo matematico, sempre che stai ad avere a che fare con formule ed operazioni; anche perché senza una base minima di matematica, non puoi capire nulla di statistica. Io mi limitavo a dire questo, facendo un paragone con la scienza politica/sociologia politica che si è sviluppata autonomamente rispetto alla sociologia, ma pur sempre che ne rimane una branca.

          Lo stesso vale per scienza politica e sociologia politica. Tu continui a trattarle come due etichette diverse per indicare la stessa cosa. Io ti sto dicendo che non basta l’oggetto empirico comune — la politica, il potere, le istituzioni, la partecipazione, i partiti, i conflitti — per dire che due discipline coincidono. Cambiano genealogia, prospettiva, tradizione teorica, collocazione accademica e domande prevalenti. La scienza politica non è semplicemente «sociologia politica con altro nome», né la sociologia politica è semplicemente «scienza politica dentro la sociologia».
          Io continuo a non vedere la differenza tra sociologia politica e scienza politica, invece. Mi sembra di continuare a parlare sempre della stessa cosa, al di là delle differenze che forzatamente cerchi di trovare.

          ​​​​​​Tra l’altro cambia anche l’origine delle due discipline: in Italia in particolare la scienza politica si sviluppa autonomamente e del tutto indipendentemente dalla sociologia. I primi politologi avevano una formazione giuridica, giuridico-filosofica o filosofico-politica.
          In Italia le scienze sociali non hanno mai goduto di grande risalto e sono sempre stato appannaggio di giuristi e di filosofi. Comunque, se al giorno d'oggi (2026) apri un manuale italiano di scienza politica, ci ritrovi molta sociologia generale.

          Psicologia e psichiatria non diventano la stessa cosa perché entrambe si occupano della psiche o del disagio psichico.
          Ci mancherebbe.

          (peraltro sbagliando perché la psicoterapia è praticata anche dagli psichiatri, anzi in Italia, per legge, i medici perfino non specialisti in psichiatria possono fare gli psicoterapeuti, mentre gli psicologi devono avere la formazione aggiuntiva)
          Attenzione perché io ho detto: "Uno psicologo studia la psiche esclusivamente ai fini del supporto psicologico/psicoterapia, mentre uno psichiatra studia la psiche quasi esclusivamente ai fini farmacologici".

          Peraltro, dire che «lo psicologo studia la psiche esclusivamente ai fini del supporto psicologico/psicoterapia» è una semplificazione enorme: esistono psicologia sociale, del lavoro, cognitiva, dello sviluppo, sperimentale, giuridica, e ancora neuropsicologia, psicometria e così via.
          La mia era una definizione breve in quanto non ho tempo e manco voglia di stare a scrivere papiri per dare definizioni empiriche e quanto più esaustive possibili a qualcosa.

          ​​​​​​Allo stesso modo, ridurre la psichiatria al farmaco è altrettanto schematico
          Hai detto bene: è schematico. Il mio intento è proprio quello.

          Terzo: anche l’argomento delle tecniche qualitative, quantitative e mixed methods non dimostra nulla. Quelle tecniche sono usate in sociologia, scienza politica, economia, psicologia, scienze dell’educazione, management, public policy, igiene, medicina preventiva, epidemiologia e sanità pubblica e molte altre aree. Se l’uso di interviste, regressioni, analisi testuale o mixed methods bastasse a rendere identiche due discipline, allora mezza accademia diventerebbe un’unica disciplina indistinta. I metodi circolano tra campi diversi e non coincidono con lo statuto disciplinare.
          La metodologia della ricerca sociale (come suggerisce il nome) viene usata per lo più in sociologia/scienza politica, poi che altre discipline vi attingano non c'è nulla di male. Però resta qualcosa di assolutamente insito e proprio della sociologia/scienza politica. Pensa che all'estero chi insegna metodologia, che richiede solidissime basi quantitative e alcuni esami sono statistica pura, sono docenti con dottorato in Sociologia/Scienze politiche (ne so qualcosa). Se vengono utilizzate le stesse identiche tecniche sia dalla sociologia che dalla sociologia politica/scienza politica, direi che è tutto dire. Le altre discipline che tu hai menzionato non usano la metodologia della ricerca sociale così tanto, ad esempio la psicologia o le scienze dell'educazione ne fanno uso molto all'acqua di rose o molto limitata (sicuramente nei corsi di laurea), o comunque parliamo di cose che sono di loro natura multidisciplinari oppure molto affini alla sociologia/scienze politiche (tipo public policy).

          Se riduci la mia posizione a «la sociologia studia i gruppi», stai rispondendo a una caricatura, non a ciò che ho scritto.
          Io mi riferisco al fatto che riduci la sociologia politica allo studio dei gruppi in ambito politico: come ti dicevo è riduttivo e fuorviante (quello semmai è la socializzazione politica).

          Sesto: sulla «socializzazione politica», dire che «in Italia è disciplina inesistente» non vuol dire che l’oggetto non esista o che non sia studiato. Può non esistere come insegnamento autonomo ricorrente o come etichetta disciplinare separata, ma i temi della socializzazione politica sono trattati da sociologia politica, scienza politica, comportamento politico, comunicazione politica, sociologia dell’educazione e altri ambiti. Anche qui confondi l’etichetta amministrativa di un insegnamento con l’esistenza scientifica di un tema e con la classificazione dei saperi.
          Mi riferivo al fatto che quello che tu chiami "sociologia politica" (che è riduttivo) in realtà viene chiamata "socializzazione politica".

          Applicato a carriere universitarie, convalide, abbreviazioni e titoli, quel termine produce inevitabilmente un giudizio svalutativo. Se vuoi criticare il sistema delle convalide, puoi dire che il sistema è troppo generoso, disomogeneo, permeabile, incoerente o mal regolato. Ma chiamare “furbata” una carriera costruita dentro regole deliberate dagli organi competenti sposta il discorso dalla critica istituzionale alla qualificazione del comportamento individuale.
          Per me rimane una furbata se uno va a cercarsi i piani di studio che più gli fanno comodo ai fini delle convalide. Non sto a vedere tanto il significato semantico della parola.

          ​​​​​​Io ho sostenuto circa 80 esami e non mi hanno regalato niente. Ho dimostrato nelle sedi competenti di avere la preparazione necessaria a ricevere le 8 lauree che ho conseguito, e anche qualcosa in più (che è riconosciuto nelle lodi).
          8 lauree con notevoli abbreviazioni di carriera, però. Diciamoci pure le cose come stanno.

          ​​​​​​dunque non sto esagerando nulla né la mia è un’ostentazione non giustificata della realtà, cui è perfettamente allineata
          È allineata grazie alle abbreviazioni di carriera però che sono presenti in Italia; per questo parlo di millantare.

          ​​​​​​Anche perché in Italia non siamo poi così tanti a poter vantare — e qui il verbo è usato propriamente — un curriculum studiorum del genere.
          Ne conosco diversi che si prendono più lauree in ambiti affini e collezionano più titoli tramite convalide. Ne ho visto invece uno solo che ha diverse lauree in ambiti diversi, quello devo dire che è notevole.

          ​​​​​​Nono: l’esempio dell’esame di economia politica dato in una sede e poi convalidato in un’altra è, semmai, una critica all’omogeneità del sistema universitario, non allo studente che usa strumenti previsti dall’ordinamento. Se un esame è legalmente valido, se i crediti formativi universitari sono attribuiti, se il settore è coerente e se l’organo competente delibera la convalida, lo studente non sta aggirando la legge, ma sta usando una possibilità amministrativa prevista. Pensa che ci sono atenei in cui per regolamento le convalide o dispense avvengono d’ufficio, sono insindacabili ed è fatto divieto di rifiutarle, spesso singolarmente e talvolta pure in blocco, il che significa che non è consentito sostenere quegli esami neanche se si volesse.
          La furbata è appunto questo. E la cosa preoccupante è che l'ordinamento lo consente.

          ​​​​​​Che poi il sistema possa produrre risultati discutibili è un altro tema. Ma, appunto, è una critica al sistema.
          La mia è appunto una critica al sistema, che permette (come dicevo) furbate del genere.

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