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  • #16
    Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
    La tesi tra l'altro non è mera formalità, ci sono incontri obbligatori con il supervisore, e c'è una persona esterna che la controlla e che te la valuta, come fosse un normale esame.
    In realtà nel sistema americano il percorso undergraduate (Bachelor’s degree, tipicamente 4 anni) nella maggior parte dei casi si conclude con esami finali, progetti, coursework, GPA finale, o eventualmente uno stage o un capstone projec.

    Una vera TESI (“undergraduate thesis” o “honors thesis”) esiste giusto in alcuni programmi Honors, in alcune università molto accademiche, oppure per studenti orientati a ricerca o PhD.

    Secondo me sono sistemi incomparabili...

    Bachelor Business Administration @John Cabot University
    CV Dettagliato: https://www.gallinaro.org

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    • #17
      Non è detto che a Giurisprudenza abbia sostenuto Economia politica;
      Non serve stare a sviscerare ogni volta (si perde totalmente il focus di quello che ho detto) perché ho portato delle esperienze a titolo di esempio.

      ​​​​​​comunque in linea di massima hai ragione nel ritenere che generalmente gli insegnamenti di Economia politica nei corsi giuridici prevedono programmi essenziali e modalità di esame piuttosto semplici mentre nei corsi di laurea in Scienze politiche sono più complessi e rigorosi.
      A Roma Tre economia politica è infinitamente più difficile che in qualsiasi corso di laurea in Giurisprudenza e in media molto, molto più difficile di qualsiasi altro corso di laurea in Scienze politiche. C'è gente che per disperazione ha dovuto cambiare università perché non riusciva a superare quell'esame a causa del docente che soffre di megalomania.

      C'è da dire però che in un corso di laurea in Scienze politiche Economia politica è un insegnamento di base, dato che rappresenta uno dei saperi fondamentali che facciamo rientrare nel novero delle scienze politiche
      Pensa che all'estero giustamente non ha un ruolo fondamentale nei corsi di laurea in Scienze politiche, diversamente dalla metodologia della ricerca sociale che da noi, purtroppo, è praticamente del tutto assente. Ma questo è off-topic.

      Come faranno, se c'è la frequenza obbligatoria? Per quel che ne so io, non è così raro sospendere per uno o due anni l'attività lavorativa, o addirittura, a certi livelli, le imprese ti pagano la formazione.
      In genere i corsi a livello di master vengono tenuti la sera (dopo le 18) proprio per questo motivo. Oltretutto puoi beneficiare di un'abbreviazione di carriera se hai tot anni di esperienza lavorativa attinente.

      ​​​​​​Anche economico-aziendali.
      Sì, ma in genere i laureati in Lingue o Mediazione linguistica si iscrivono alle magistrali politologiche, facendo abbassare enormemente il livello. All'estero non gli viene concesso di iscriversi ai master in ambito non linguistico, più che giustamente. Comunque anche qui si sta sviscerando senza motivo.

      ​​​​​​In Svizzera dopo due o talvolta volte che vieni riprovato sei espulso da quel corso di studi (se non dall'intera facoltà) e di norma non puoi intraprendere un corso di studi affine in nessuna università federale. Va anche detto però che la riprovazione è un fenomeno rarissimo e circoscritto veramente a casi limite. Inoltre in alcune università è consentito conseguire il titolo con sino a due insufficienze, cioè esami non superati, mentre da noi la bocciatura comporta necessariamente l'obbligo di ripetere la prova in una seduta differente (di altra sessione o quantomeno di altro appello all'interno della medesima sessione).
      Cioè tu stai paragonando sistemi completamente differenti.
      Di nuovo stai sviscerando quello che dico senza alcun fine utile (oltretutto stai confermando quello che dico portando altri esempi di come funziona l'università fuori dai nostri confini).

      Il senso del mio commento era solo per dire che all'estero, tra frequenza obbligatoria per molti corsi/attività e scarsità di appelli (giusto due l'anno, ossia l'esame vero e proprio e il re-sit) non esiste proprio che una persona possa lavorare a tempo pieno ed essere iscritta ad un corso di laurea.
      ​​​​​​Se è per questo in molti paesi la tesi nemmeno esiste se non per il terzo ciclo (doctoral degree), ma in compenso sono previsti molti essays per gli esami intermedi.
      Comunque da noi nei normali esami il valutatore non è sempre esterno, anzi quasi mai.
      Anche qui svisceramento inutile.

      ​​​​​​Tra Lettere e Psicologia ci possono essere molti più esami in comune di quanti tu ne possa immaginare, specie con il previgente ordinamento.
      Ma alla fine, quanto ti potranno convalidare da Lettere a Psicologia? Poca roba, tra l'altro tu stesso parli di vecchio ordinamento. Oltretutto io ho preso due esempi a caso che mi son venuti a buffo. Il senso del mio discorso è che all'estero, oltre alla frequenza obbligatoria per molti corsi, per l'appunto non esiste proprio che uno stia a fare il riciclo infinito di esami da un corso di laurea all'altro perché non te lo fanno, anche perché sennò è facile riuscire a vantare pure dieci titoli, come avviene in Italia. Di norma fuori dai nostri confini controllano in maniera rigorosa il programma del corso sostenuto ai fini di una possibile convalida (ne so qualcosa), non basta la denominazione simile o anche fosse qualcosa che si avvicini al nostro settore scientifico-disciplinare.

      Già ritengo più interessante, come dicevo, se una persona in Italia si laurea in Chimica, Lettere, Economia ed Informatica, perché ti convalidano molto di meno rispetto a girare sempre su lauree appartenenti alla stessa macroarea andando a cercarle con i piani di studio che fanno più comodo, motivo per cui uno si ritrova ricicli generosi.

      In realtà nel sistema americano il percorso undergraduate (Bachelor’s degree, tipicamente 4 anni) nella maggior parte dei casi si conclude con esami finali, progetti, coursework, GPA finale, o eventualmente uno stage o un capstone projec.

      Una vera TESI (“undergraduate thesis” o “honors thesis”) esiste giusto in alcuni programmi Honors, in alcune università molto accademiche, oppure per studenti orientati a ricerca o PhD.

      Secondo me sono sistemi incomparabili...
      F3d3r1c0 come dicevo anche a dottore, non serve stare a sviscerare quello che dico diventando pedanti.

      Il senso del mio discorso era solamente riportare degli esempi, perché all'estero con la frequenza obbligatoria in una marea di cose è davvero impensabile di concepire l'università come in Italia, ossia come una sorta di "esamificio" in cui andare esclusivamente a sostenere esami, e infatti da noi è assolutamente possibile riuscire a laurearsi lavorando a tempo pieno, motivo per cui una persona riesce pure a collezionare titoli facilmente, anche grazie alle convalide.

      PS: comunque nei master americani c'è la possibilità della tesi, ma anche lì resta opzionale, ad esempio si può fare un practicum al posto della tesi.

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      • #18
        Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
        Non serve stare a sviscerare ogni volta (si perde totalmente il focus di quello che ho detto) perché ho portato delle esperienze a titolo di esempio.
        La risposta serviva per evidenziare che Economia politica non è un esame così rilevante per Giurisprudenza (tanto che in alcuni corsi non c'è e al suo posto c'è Politica economica oppure Economia aziendale oppure Scienza delle finanze; tra l'altro quest'ultimo secondo me in abbinamento agli studi giuridici è molto più utile) quanto lo sia per Scienze politiche.

        A Roma Tre economia politica è infinitamente più difficile che in qualsiasi corso di laurea in Giurisprudenza e in media molto, molto più difficile di qualsiasi altro corso di laurea in Scienze politiche. C'è gente che per disperazione ha dovuto cambiare università perché non riusciva a superare quell'esame a causa del docente che soffre di megalomania.
        Infatti credo di aver dimenticato un passaggio: in linea di massima Economia politica nei corsi di laurea in Scienze politiche è più approfondito e rigoroso rispetto ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza (e ai corsi di laurea in Scienze dei servizi giuridici) in cui sia presente; tuttavia in alcuni atenei (vedi Federico II di Napoli) rimane comunque un esame relativamente semplice, mentre in altri (vedi Roma Tre) è come a Economia se non 'peggio'. A Firenze dipende dal docente che becchi: ci sono stati anni in cui a seconda dell'iniziale del tuo cognome ti poteva capitare di studiare storia economica (anzi, forse non era neanche storia economica ma storia d'impresa) spacciata per economia politica, oppure dover fare un esame scritto pieno di esercizi seguìto da un orale.

        Pensa che all'estero giustamente non ha un ruolo fondamentale nei corsi di laurea in Scienze politiche
        Fuori dall'Italia in generale non esistono corsi di laurea in Scienze politiche ma in SCIENZA POLITICA, che è cosa diversa.
        Da noi ci sono addirittura corsi di laurea in Scienze politiche senza un esame obbligatorio di Scienza politica (e se scavo bene forse ne trovo anche senza un insegnamento non obbligatorio).

        Di nuovo stai sviscerando quello che dico senza alcun fine utile (oltretutto stai confermando quello che dico portando altri esempi di come funziona l'università fuori dai nostri confini).
        Non necessariamente replico per smentire o riformare ciò che dici, ma anche per arricchire il dibattito o addirittura solo per confermarlo. Non siamo controparti.

        Il senso del mio commento era solo per dire che all'estero, tra frequenza obbligatoria per molti corsi/attività e scarsità di appelli (giusto due l'anno, ossia l'esame vero e proprio e il re-sit) non esiste proprio che una persona possa lavorare a tempo pieno ed essere iscritta ad un corso di laurea.
        Dipende da quale estero.

        Ma alla fine, quanto ti potranno convalidare da Lettere a Psicologia? Poca roba, tra l'altro tu stesso parli di vecchio ordinamento.
        Col vecchio ordinamento grazie ai piani di studio individuali a Firenze ti potevi laureare davvero con pochissimi esami di psicologia (un mio amico ne diede tantissimi che oggi afferirebbero ai settori SPS, che andò a sostenere alla facoltà di Scienze politiche quando il corso di laurea in Psicologia era nella facoltà di Magistero). Col nuovo questo no, ma se prendi i piani di studio dei corsi di laurea della classe 34 e poi della classe L-24 che sono stati incardinati nelle facoltà di Lettere e filosofia vi trovi sicuramente molti esami M-FIL e M-PED; una mia amica ne ha sostenuti anche M-STO. Lo so bene perché le ho curato alcune pratiche e ho notato che se la sua laurea non fosse della classe 34 non avrebbe potuto accedere a un corso LM-51 senza obblighi formativi aggiuntivi, poiché con gli stessi e identici esami avrebbe dovuto recuperare una quarantina di crediti M-PSI. Poi all'Aquila è stato attivato il corso di laurea in Scienze dell'investigazione, che era di classe 34 ma aveva parecchi esami SPS e IUS.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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