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  • #31
    Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
    Chiedo scusa per il mio messaggio off topic: sono sui forum da tantissimo tempo e la mia esperienza mi porta a dirvi che i social network hanno molto snaturato il nostro modo di interagire in internet.
    Nei vecchi forum prima dell'arrivo di Facebook col tempo si creava un gruppo di persone che "si volevano bene", che legavano e che capivano i caratteri degli altri utenti e i problemi che portavano a scrivere qualcosa in particolare.
    Facebook, Twitter, Instagram e compagnia cantante hanno dato il via a domande e risposte usa e getta che poi sono state portate anche nel mondo dei forum: ho perso il conto dei ragazzi a cui abbiamo dato una mano che non sono più tornati e non hanno nemmeno ringraziato e le uniche persone con cui ho legato a parte Bmastro e Dottore sono stati dei pegasini e uno "iusviano" incazzati.
    Quello che intendo è che spesso dietro un comportamento rozzo e immaturo c'è sempre un disagio fisico o psicologico, per esempio io ho reagito spesso male verso chi metteva le telematiche dentro un'unica realtà  perchè non posso pensare che il mio futuro titolo venga considerato della stessa importanza di quello di altri atenei.
    Da quel punto di vista non ho vissuto bene la mia esperienza universitaria e nemmeno forumistica, poi il tempo porta a smussare gli angoli.
    Ciò che voglio dire è: veniamoci tutti più incontro, perchè non possiamo sapere che problemi e che disagio può avere l'interlocutore dietro la tastiera. ❤️
    In effetti vedi un po' di tutto. Qui sul forum hanno persino scritto studenti che pretendevano una risposta al loro quesito, convinti che questo fosse un ufficio informazioni pagato dal Ministero dell'Istruzione. E poi giù a mandarmi messaggi in PVT perchè "non sappiamo fare il nostro lavoro".
    Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
    digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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    • #32
      Ecco, quelli secondo me sarebbero da bannare subito.

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      • #33
        Aggiornamento della mia situazione:

        Ovviamente a distanza di due/tre giorni dalla apertura della discussione, non ho deciso che fare. Però, di una cosa sono quasi certo, molto probabilmente non continuerò ingegneria. Il dopo non so, ho voglia di studiare e realizzarmi ma devo vedere se investire altri 5 anni (quindi fino a 28 anni) senza percepire uno stipendio, mi vada bene.

        Ora, nonostante abbia fatto un ITIS, ho una propensione alle lingue per via del mio contesto famigliare (sono trilingue). Essendo completamente disinformato in una laurea in lingue, mi chiedevo se ne vale la pena in fatto di spendibilità  sul mercato. Che ne pensate?

        Ah, comunque non ho mai smesso di ringraziarvi e continuerò a farlo. Non nascondo che mi sono anche un po' affezionato

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        • #34
          Questione lingue: mercato inflazionatissimo dove bisogna sgomitare coi madrelingua.
          Per avere un quadro decente leggi questo topic.

          http://www.università .com/lingue-st...ette-bene.html

          E in particolare cos'ha scritto questa ragazza.

          http://www.università .com/lingue-st....html#post4873

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          • #35
            Non fare niente finché non troverò il tempo di risponderti, per l'amor di Dio!
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

            Commenta


            • #36
              Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
              Non fare niente finché non troverò il tempo di risponderti, per l'amor di Dio!
              Ci mancherebbe.
              Non prenderò decisioni avventate senza prima essermi informato, specialmente in un momento del genere.
              Dispiace però di leggere casi come quelli che ha menzionato Marika.

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              • #37
                Originariamente inviato da Zaydan Visualizza il messaggio
                Aggiornamento della mia situazione:

                Ovviamente a distanza di due/tre giorni dalla apertura della discussione, non ho deciso che fare. Però, di una cosa sono quasi certo, molto probabilmente non continuerò ingegneria. Il dopo non so, ho voglia di studiare e realizzarmi ma devo vedere se investire altri 5 anni (quindi fino a 28 anni) senza percepire uno stipendio, mi vada bene.

                Ora, nonostante abbia fatto un ITIS, ho una propensione alle lingue per via del mio contesto famigliare (sono trilingue). Essendo completamente disinformato in una laurea in lingue, mi chiedevo se ne vale la pena in fatto di spendibilità  sul mercato. Che ne pensate?

                Ah, comunque non ho mai smesso di ringraziarvi e continuerò a farlo. Non nascondo che mi sono anche un po' affezionato
                Ma sinceramente hai voglia di lavorare? Un diploma da perito ti può aprire ancora diverse strade in ambito lavorativo prima che diventi troppo tardi.

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                • #38
                  Originariamente inviato da Michele36 Visualizza il messaggio
                  Ma sinceramente hai voglia di lavorare? Un diploma da perito ti può aprire ancora diverse strade in ambito lavorativo prima che diventi troppo tardi.
                  In effetti il lavoro (in questo ambito) c'è ancora e la voglia ci sarebbe, ma guardo in prospettiva.
                  Essendo un po' ambizioso, non so fin quanto possa spingermi con il solo diploma.

                  Se torni indietro, nei primi commenti ho già  un po' fatto capire che genere di persona io sia.

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                  • #39
                    Zaydan, il problema è che quando le ambizioni sono irrealizzabili (magari perché noi stessi non abbiamo la voglia e/o la forza di realizzarle; non è solo questione di capacità ) diventano velleità .

                    Sulle lingue ora ti racconto un aneddoto, sperando che tu capisca; comunque al termine farò delle precisazioni.
                    Una volta vengo contattato telefonicamente da un'agenzia di comunicazione di Milano che aveva visto il mio curriculum vitঠsu un sito. Una cosa che raramente accade, ma accade. Questi dicevano che il mio profilo era molto interessante e mi proposero già  per telefono un'assunzione per sostituzione maternità  e poi se ci fossimo trovati bene reciprocamente una successiva prosecuzione del rapporto a tempo indeterminato.
                    Dissero che cercavano qualcuno che avesse competenze miste di diritto, sociologia, comunicazione, economia e a giudicare da come emergeva il mio profilo da quel curriculum secondo loro io le avevo.
                    Poi arrivò la domanda a bruciapelo: «Ma lei conosce il cinese?». O Dio, non ricordo se mi chiese direttamente il cinese oppure prima il russo o l'arabo, cioè non sono sicuro che avesse iniziato proprio dal cinese, comunque mi chiese una di queste tre. Io rimasi assai perplesso: la prima cosa che pensai dentro di me è «ma secondo questa intelligentona se io avessi conosciuto una di queste lingue non lo avrei scritto nel CV?».
                    Comunque mi disse che la ricerca rivestiva carattere di estrema urgenza in quanto, per ovvie ragioni legate alla sostituzione della dipendente in dolce attesa, più tempo sarebbe passato e più corto sarebbe stato il contratto, quindi mi pregò di aiutarla tramite la mia rete di conoscenze. Al che io le risposi che tramite conoscenze all'Orientale di Napoli le avrei potuto procurare parecchi candidati che avevano studiato queste lingue. Sai cosa mi rispose? Che i laureati in lingue non le interessano, ma le serviva un laureato in Scienze politiche, Economia, Scienze della comunicazione e simili che avesse la conoscenza, oltre che dell'inglese (dato per scontato), di almeno una di queste lingue, perché la sua agenzia voleva cogliere l'occasione per tentare di penetrare nel mercato arabo, in quello russo o in quello cinese, tutti e tre (ma in particolare quello russo) caratterizzati da una scarsa conoscenza dell'inglese anche da parte delle persone ricche (che sono il target di riferimento di quest'agenzia, che si occupa di marketing di beni di lusso), ma per far ciò non si farebbe niente di uno che nella sua vita ha studiato solo lingue senza avere le competenze ”’ giuridiche, economiche e redazionali ”’ necessarie per ricoprire in autonomia quella posizione.

                    Ordunque, qual è la morale della favola? Che il laureato in Lingue è percepito come uno privo di competenze specialistiche. Ed è la verità : nella classe di Lingue e culture moderne, che eredita la tradizione delle lauree in Lingue e letterature straniere, sostanzialmente si studia Lettere, solo che anziché studiare la letteratura in lingua italiana studi le letterature in altre lingue. Conosco personalmente gente che si è laureata in Lingue SENZA usare mai le lingue di studio se non per gli esami di lingua e traduzione. Che in alcune università  si risolvono in tests a risposta multipla, eseguiti al computer presso il centro linguistico di ateneo, su un software che, come se non bastasse la farsa, alla fine ti assegna in automatico pure il voto. Gli esami di letteratura inglese, anglo-americana, francese, tedesca, spagnola, portoghese, cinese e russa (mi pare che in quell'ateneo solo queste fossero le lingue disponibili) erano tutti in italiano.
                    Non solo: nella maggior parte degli atenei è possibile laurearsi in lingue romanze senza sostenere un esame di latino, e io mi chiedo come diavolo si faccia a capire l'etimologia, la filologia e la linguistica romanze senza conoscere il latino: puoi anche prendere 30 a questi esami, e pure a quello di glottologia, ma non potrai mai competere con uno che ha seriamente frequentato il liceo classico.

                    Con la riforma universitaria però si è data finalmente attuazione a una cosa di cui si parlava da anni, cioè la separazione della formazione linguistico-letteraria dalla formazione all'uso delle lingue come strumento veicolare, conferendo dignità  universitaria ai corsi per interpreti e traduttori, che sono diventati corsi di "mediazione linguistica".
                    Rispetto a Lingue e culture moderne, la classe di Scienze della mediazione linguistica è molto più improntata alla traduzione e all'interpretariato. Attenzione: non alla lingua in maniera autonoma, ma alla mediazione tra lingue.
                    Diciamo che questi corsi sono già  più concreti, ma ovviamente indirizzano a una precisa professione. Non ci si può aspettare di certo di andare a fare il lavoro di cui sopra, perché la signora che mi aveva chiamato non cercava u traduttore del lavoro svolto da altri, ma un'unica persona in grado di svolgere quel lavoro anche in quelle specifiche lingue diverse dall'italiano.
                    Un risvolto della medaglia di questi corsi, peraltro, è che l'autonomia universitaria può di fatto fare in modo da trasformarli in corsi classici di lingue. All'Orientale di Napoli, con la contrazione dell'offerta formativa conseguente alla scure che inevitabilmente si è abbattuta sui piccoli atenei quando la Moratti decise di introdurre dei requisiti minimi per l'attivazione dei corsi di laurea, il corso di laurea in Mediazione linguistica e culturale, perlomeno secondo il piano di studi che seguiva un mio amico, è perfino più linguistico-letterario del corso di laurea in Lingue e culture comparate. A tutto ciò aggiungiamo che il mercato del lavoro non ha ben chiara la differenza tra lingue e mediazione linguistiche.
                    I diplomi rilasciati dalle scuole superiori per mediatori linguistici, già  scuole superiori per interpreti e traduttori, sono però a tutti i fini equipollenti alle lauree universitarie della classe di scienze della mediazione linguistica. Le scuole abilitate a rilasciarli sono qui (non mi pare però che l'elenco sia aggiornatissimo:mi risulta che la SSML di Afragola, ad esempio, si sia trasferita a Napoli e abbia aperto una sede a Roma). Queste scuole storicamente ”’ ma, attenzione, erano molte meno ”’ hanno formato gli interpreti in Italia. Una volta i loro corsi erano biennali: non avevano valore legale ma erano ampiamente riconosciuti sul mercato del lavoro (inoltre alcune avevano convenzioni con università  e infatti una persona che conosco, che oggi ha una certa età , dopo aver preso il diploma della SSIT di Roma si iscrisse a Lingue alla Sapienza e le convalidarono un certo numero di esami dati alla Scuola, poi quando fu istituita la seconda università  di Roma, oggi Tor Vergata, si trasferì lì e gliene convalidarono il doppio. A Roma tre gliene avrebbero convalidati ancora di più, ma nel frattempo li aveva sostenuti).
                    Ultima modifica di dottore; 15-05-2018, 07:52.
                    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                    • #40
                      Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                      Questione lingue: mercato inflazionatissimo dove bisogna sgomitare coi madrelingua.
                      Ma lui è madrelingua: dice di essere trilingue.
                      Io infatti userei questa come carta da giocare e studierei qualche altra cosa. Mi sono dimenticato di scriverlo prima.
                      Ovviamente a un trilingue non serve a niente neanche la scuola interpreti.
                      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                      • #41
                        Dottore, rimango sbalordito dalla quantità  e qualità  di informazioni che dai.

                        Il discorso dell'ambizione comunque secondo me è vero in parte. Ovvio che se punti a qualcosa di irrealizzabile, tipo vincere il pallone d'oro e diventare il miglior giocatore di calcio della storia, la cosa è difficilmente fattibile.

                        Ma la mia ambizione è realizzabile (lavoro ben retribuito che mi permetta di fare progetti di vita tipo casa, famiglia ecc...) e credo che da semplice diplomato dell'ITI (elettrotecnico) a meno che tu non riesca ad entrare in enel o eni, è difficile.

                        Quindi che faccio? mi incaponisco e prendo sta laurea o accantono l'università  e provo a raggiungerlo lavorando?

                        Seguendo il consiglio di Marika ho provato a prendere carta e penna ed a elencare quei corsi di laurea (nella città  in cui posso permettermelo) che potrebbero interessarmi.
                        Il risultato:
                        Dal dipartimento di Economia e Management:
                        - Economia e Commercio (L-33)
                        - Banca, finanza e mercati finanziari (L-18)
                        - Economia aziendale (L-18)

                        Cambiando ambito ci sarebbe anche:
                        - Fisioterapia (L/SNT2)

                        Economia ho elencato praticamente tutti i rami (manca logistica), questo perché non ho ben chiaro quali sbocchi offrono esattamente questi corsi, forse intuitivamente ci si arriva.

                        Che ne pensate?

                        Commenta


                        • #42
                          Originariamente inviato da Zaydan Visualizza il messaggio
                          Ma la mia ambizione è realizzabile (lavoro ben retribuito che mi permetta di fare progetti di vita tipo casa, famiglia ecc...) e credo che da semplice diplomato dell'ITI (elettrotecnico) a meno che tu non riesca ad entrare in enel o eni, è difficile.
                          Se la tua ambizione è 'solo' questa, ribadisco che perseguendo la strada dell'abilitazione alla professione di perito industriale la puoi realizzare tranquillamente.

                          Probabilmente ti sfugge quali siano gli stipendi degli attuali laureati, anche con laurea magistrale (anzi, in Italia siamo al paradosso che sono di più i laureati che hanno la magistrale che quelli che non ce l'hanno), che svolgono un lavoro dipendente: a tre-cinque anni dalla laurea parliamo in praticamente tutti i casi, tranne forse i medici, di meno di 1500 euro al mese. Laureati in ingegneria compresi (N.B.: in molti à mbiti disciplinari i laureati semplici secondo AlmaLaurea guadagnano leggermente di più dei magistrali. La cosa potrebbe sorprendere, ma a me non stupisce per niente).
                          La situazione per alcuni liberi professionisti laureati è probabilmente ancora peggiore: gli avvocati sono certamente quelli messi peggio di tutti. Per professioni regolamentate che richiedono un diploma invece è diverso, se non altro perché i periti industriali, i geometri, i periti agrari etc. sono categorie in via d'estinzione, in quanto la normativa, introducendo la laurea per svolgere queste professioni, le ha di fatto messe ad esaurimento, in quanto nessuno con una laurea in Scienze dell'architettura e dell'ingegneria edìle va a farsi il praticantato per diventare perito industriale quando può dare direttamente l'esame di Stato di architetto iunior o ingegnere iunior. Vedi che è successo con i ragionieri commercialisti: l'obbligo di conseguire una laurea dopo l'istituto tecnico commerciale (che rimaneva obbligatorio) ha di fatto interrotto gli accessi alla professione, in quanto con la laurea in Economia uno preferiva conseguire il titolo, ben più prestigioso anche se nei fatti faceva le stesse cose, di dottore commercialista (in cui l'esame di Stato era anche più facile: per quanto selettivo, lo era meno di quello di ragioniere commercialista), e nei rari casi in cui uno dopo l'ITC si laureava in Giurisprudenza andava a fare l'avvocato, o tutt'al più il funzionario pubblico, non il ragioniere commercialista. Alla fine la fusione con l'Ordine dei dottori commercialisti è stata conseguenza naturale dell'azzeramento delle iscrizioni al registro praticanti.

                          Sic stantibus rebus, ti consiglio vivamente di valutare di diventare perito industriale.
                          Il percorso per l'abilitazione alla professione di perito industriale non ti impedisce, peraltro, di rimanere contemporaneamente iscritto all'università .

                          Seguendo il consiglio di Marika ho provato a prendere carta e penna ed a elencare quei corsi di laurea (nella città  in cui posso permettermelo) che potrebbero interessarmi.
                          Il risultato:
                          Dal dipartimento di Economia e Management:
                          - Economia e Commercio (L-33)
                          - Banca, finanza e mercati finanziari (L-18)
                          - Economia aziendale (L-18)

                          Cambiando ambito ci sarebbe anche:
                          - Fisioterapia (L/SNT2)
                          Teso', ma tu lo sai quanto guadagnano i fisioterapisti? Sì, è vero che grossomodo un fisioterapista trova lavoro, ma quanto prende?
                          E la laurea in Economia sai quanto è inflazionata? Vero che il gruppo economico figura, insieme con il gruppo ingegneristico, nella rosa delle tre lauree più frequenti in Italia (la terza è quella in Medicina, prima in assoluto se si prendono in considerazione le lauree singole), ma a differenza di Ingegneria subisce una concorrenza enorme di altre lauree sul mercato del lavoro. Secondo me, è molto più facile trovare col diploma di perito industriale, mentre con l'abilitazione alla professione di perito industriale, esercitando la libera professione, si guadagna di più.

                          Economia ho elencato praticamente tutti i rami (manca logistica), questo perché non ho ben chiaro quali sbocchi offrono esattamente questi corsi, forse intuitivamente ci si arriva.
                          Tutti gli stessi sbocchi.
                          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                          • #43
                            Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                            Probabilmente ti sfugge quali siano gli stipendi degli attuali laureati, anche con laurea magistrale (anzi, in Italia siamo al paradosso che sono di più i laureati che hanno la magistrale che quelli che non ce l'hanno), che svolgono un lavoro dipendente: a tre-cinque anni dalla laurea parliamo in praticamente tutti i casi, tranne forse i medici, di meno di 1500 euro al mese. Laureati in ingegneria compresi (N.B.: in molti à mbiti disciplinari i laureati semplici secondo AlmaLaurea guadagnano leggermente di più dei magistrali. La cosa potrebbe sorprendere, ma a me non stupisce per niente).
                            La situazione per alcuni liberi professionisti laureati è probabilmente ancora peggiore: gli avvocati sono certamente quelli messi peggio di tutti. Per professioni regolamentate che richiedono un diploma invece è diverso, se non altro perché i periti industriali, i geometri, i periti agrari etc. sono categorie in via d'estinzione, in quanto la normativa, introducendo la laurea per svolgere queste professioni, le ha di fatto messe ad esaurimento, in quanto nessuno con una laurea in Scienze dell'architettura e dell'ingegneria edìle va a farsi il praticantato per diventare perito industriale quando può dare direttamente l'esame di Stato di architetto iunior o ingegnere iunior. Vedi che è successo con i ragionieri commercialisti: l'obbligo di conseguire una laurea dopo l'istituto tecnico commerciale (che rimaneva obbligatorio) ha di fatto interrotto gli accessi alla professione, in quanto con la laurea in Economia uno preferiva conseguire il titolo, ben più prestigioso anche se nei fatti faceva le stesse cose, di dottore commercialista (in cui l'esame di Stato era anche più facile: per quanto selettivo, lo era meno di quello di ragioniere commercialista), e nei rari casi in cui uno dopo l'ITC si laureava in Giurisprudenza andava a fare l'avvocato, o tutt'al più il funzionario pubblico, non il ragioniere commercialista. Alla fine la fusione con l'Ordine dei dottori commercialisti è stata conseguenza naturale dell'azzeramento delle iscrizioni al registro praticanti.

                            Sic stantibus rebus, ti consiglio vivamente di valutare di diventare perito industriale.
                            Il percorso per l'abilitazione alla professione di perito industriale non ti impedisce, peraltro, di rimanere contemporaneamente iscritto all'università .


                            Teso', ma tu lo sai quanto guadagnano i fisioterapisti? Sì, è vero che grossomodo un fisioterapista trova lavoro, ma quanto prende?
                            E la laurea in Economia sai quanto è inflazionata? Vero che il gruppo economico figura, insieme con il gruppo ingegneristico, nella rosa delle tre lauree più frequenti in Italia (la terza è quella in Medicina, prima in assoluto se si prendono in considerazione le lauree singole), ma a differenza di Ingegneria subisce una concorrenza enorme di altre lauree sul mercato del lavoro. Secondo me, è molto più facile trovare col diploma di perito industriale, mentre con l'abilitazione alla professione di perito industriale, esercitando la libera professione, si guadagna di più.


                            Tutti gli stessi sbocchi.[/QUOTE]

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                            • #44
                              Ignorate la mia risposta precedente la quale è stata frutto di un maldestro errore di click e battiture.

                              Rispondo ora qua.

                              Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                              Probabilmente ti sfugge quali siano gli stipendi degli attuali laureati, anche con laurea magistrale (anzi, in Italia siamo al paradosso che sono di più i laureati che hanno la magistrale che quelli che non ce l'hanno), che svolgono un lavoro dipendente: a tre-cinque anni dalla laurea parliamo in praticamente tutti i casi, tranne forse i medici, di meno di 1500 euro al mese. Laureati in ingegneria compresi (N.B.: in molti à mbiti disciplinari i laureati semplici secondo AlmaLaurea guadagnano leggermente di più dei magistrali. La cosa potrebbe sorprendere, ma a me non stupisce per niente).
                              Non credevo la situazione fosse questa.


                              Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                              Sic stantibus rebus, ti consiglio vivamente di valutare di diventare perito industriale.
                              Il percorso per l'abilitazione alla professione di perito industriale non ti impedisce, peraltro, di rimanere contemporaneamente iscritto all'università .
                              E' che non mi vedo portato per fare il perito. Ma al di là  di questo, alla lunga, è una professione che mi può garantire stabilità  e serenità  economica?

                              Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                              Teso', ma tu lo sai quanto guadagnano i fisioterapisti? Sì, è vero che grossomodo un fisioterapista trova lavoro, ma quanto prende?
                              No, non lo so. Infatti cerco di informarmi, anche perché su google gli stipendi che trovi non riflettono il vero stato delle cose.

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                              E la laurea in Economia sai quanto è inflazionata? Vero che il gruppo economico figura, insieme con il gruppo ingegneristico, nella rosa delle tre lauree più frequenti in Italia (la terza è quella in Medicina, prima in assoluto se si prendono in considerazione le lauree singole), ma a differenza di Ingegneria subisce una concorrenza enorme di altre lauree sul mercato del lavoro. Secondo me, è molto più facile trovare col diploma di perito industriale, mentre con l'abilitazione alla professione di perito industriale, esercitando la libera professione, si guadagna di più.
                              Insomma o ingegneria o perito ind.
                              Ma prendere la triennale di Economia e poi andare a finire la formazione all'estero?

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                              • #45
                                Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                                Se la tua ambizione è 'solo' questa, ribadisco che perseguendo la strada dell'abilitazione alla professione di perito industriale la puoi realizzare tranquillamente.
                                Non nascondo che mi piacerebbe anche ricoprire un ruolo da dirigente o quadro, e senza laurea/agganci non so se è fattibile.

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