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Per il costo intendi?Originariamente inviato da Franci_sole Visualizza il messaggioUn sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
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Ti sei fatta una domanda e ti sei risposta da sola: per esempio io punto ad aprire uno studio professionale o ad affiancarmi a uno già avviato.Originariamente inviato da Franci_sole Visualizza il messaggioMa della pergamena che ci volete fare? Io ho conseguito una laurea alla Sapienza ed è li tra la documentazione. A meno che uno non abbia uno studio professionale e voglia esporla.
Per il resto non capisco il fatto che la dicitura debba esserci per forza scritta. Io vedo gli studenti a distanza come i non frequentanti delle tradizionali
Se dovessi appendere alla parete una pergamena con la scritta TELEMATICA mi sotterrerei.
Questa cosa è scongiurata con la Marconi, la Cusano e la Telma.
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L'Unicusano è in forte crescita sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo: non so per quanto riguarda le assunzioni, ma hanno aumentato di molto la ricerca.Originariamente inviato da Franci_sole Visualizza il messaggioL'Unicusano è per "figli di papà " nel vero senso.
Le rette purtroppo sono aumentate.
Insomma siamo distanti dal disastro che era l'UniSu e dell'accostamento a Universitalia (simile al CEPU) di alcuni giornalisti.
Non è ancora del tutto "scagionata", ma sta immatricolando tantissimo.
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Gli ordinamenti di alcune professioni obbligano a esporre non l'abilitazione, o comunque non solo l'abilitazione, ma il titolo accademico.Originariamente inviato da Franci_sole Visualizza il messaggioA meno che uno non abbia uno studio professionale e voglia esporla.
Sono d'accordo con te, ma il quivis de populo non capisce certe sottigliezze. Ho conosciuto gente che è convinta che all'università esista l'obbligo di frequenza, cosa che ai tempi di mio padre non esisteva neanche a Medicina (e che comunque a dire la verità anche a Medicina è assai relativo, posto che in moltissimi atenei non esistono strumenti di rilevazione ufficiale della frequenza, ma il controllo è rimesso ai singoli docenti, i quali, comunque, non sono tenuti alla registrazione formale delle frequenze e, volendo, ti possono pertanto ammettere all'esame anche se non hai frequentato). Addirittura una volta ho conosciuto un tizio che era convinto che a Giurisprudenza fosse molto difficile accedere: quando gli ho risposto che il numero chiuso a Giurisprudenza c'era solo in alcuni atenei non statali come Bocconi e Suor Orsola Benincasa, rimase estremamente meravigliato.Per il resto non capisco il fatto che la dicitura debba esserci per forza scritta. Io vedo gli studenti a distanza come i non frequentanti delle tradizionali
Secondo me l'Uninettuno non è impegnativa nel senso che obbliga a studiare più delle altre, e chi esce da lì non ha una preparazione migliore.Originariamente inviato da Franci_sole Visualizza il messaggio-L'Uninettuno è un'università molto impegnativa e non indicata per chi lavora.
L'Uninettuno prevede solo una serie di adempimenti e formalità burocratiche che a mio avviso sono fatte apposta per scoraggiare i lavoratori a iscriversi, mentre i lavoratori sono proprio il target tipico di quasi tutte le altre università telematiche.
La Telma... che però si chiama TelmaSe dovessi appendere alla parete una pergamena con la scritta TELEMATICA mi sotterrerei.
Questa cosa è scongiurata con la Marconi, la Cusano e la Telma.
Che malelingueOriginariamente inviato da Marika Visualizza il messaggioInsomma siamo distanti dal disastro che era l'UniSu e dell'accostamento a Universitalia (simile al CEPU) di alcuni giornalisti.
BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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La Nettuno ha scelto di cronometrare gli studenti, obbligarli a chat con tutor e a partecipare a seminari on line perchè ha capito che le telematiche sono nell'occhio del ciclone e che bisogna distinguersi entro il 2020, quando le suddette università verranno massacrate da assunzioni obbligatorie e forse numeri chiusi.L'Uninettuno prevede solo una serie di adempimenti e formalità burocratiche che a mio avviso sono fatte apposta per scoraggiare i lavoratori a iscriversi, mentre i lavoratori sono proprio il target tipico di quasi tutte le altre università telematiche.
La Marconi ha fatto lo stesso a modo suo: ha puntato sullo studio sui libri (facilitato dalle slide e dai tutor) con molti professori che ti chiedono che testo hai usato appena ti siedi davanti a loro.
Ed ecco che si ritorna alle tanto vituperate valutazioni ANVUR.
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Ho visto finalmente una pergamena della Mercatorum, la parola telematica appare solo in un "sottotitilo" nel quale appare scritto "università telematica delle camere di commercio". Ti dico non si nota. Mi pare come pergamena do molto più brutta e semplice di quella mia della sapienza.
Marika per curiosità cosa stai studiando alla Marconi? Io l'ho esclusa a prescindere per il solo fatto che non ho mi hanno fatto una prevalutazione dei titoli pregressi. La stessa cosa è avvenuta per una mia amica laureata in psicologia del lavoro per accedere a psicologia clinica
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Marika il campus dell'Unicusano a cosa serve secondo te? Ha un senso x una telematica dormire li e confrontarti faccia a faccia con i tutor? Chi lavora in ambito privato già fa fatica a chiedere i 6 gg l'anno x esameOriginariamente inviato da Marika Visualizza il messaggioL'Unicusano è in forte crescita sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo: non so per quanto riguarda le assunzioni, ma hanno aumentato di molto la ricerca.
Le rette purtroppo sono aumentate.
Insomma siamo distanti dal disastro che era l'UniSu e dell'accostamento a Universitalia (simile al CEPU) di alcuni giornalisti.
Non è ancora del tutto "scagionata", ma sta immatricolando tantissimo.
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Preferisco non scriverlo, scusami. Ho deciso così da quando mi è successo un fatto spiacevole partito dal forum.Marika per curiosità cosa stai studiando alla Marconi?
Premesso che arrivo addirittura a sconsigliarti la Marconi perchè da noi si studia prevalentemente sui libri (con qualche facilitazione), le cose sono due: o hai incontrato la segretaria incapace o ci sono stati dei problemi (di CFU o di titolo). Non ti saprei dire cos'è successo.Io l'ho esclusa a prescindere per il solo fatto che non ho mi hanno fatto una prevalutazione dei titoli pregressi. La stessa cosa è avvenuta per una mia amica laureata in psicologia del lavoro per accedere a psicologia clinica
La vostra esperienza mi sembra molto strana perchè la prevalutazione arriva nel giro di 3-4 giorni e la valutazione definitiva in settimana. Se si tratta di riconoscere una laurea dovrebbe essere una cosa automatica a meno di vecchi ordinamenti non compatibili o segretaria incapace.
La prendo larga perchè hai fatto una domanda solo in apparenza retorica, in realtà c'è molto da dire.Marika il campus dell'Unicusano a cosa serve secondo te? Ha un senso x una telematica dormire li e confrontarti faccia a faccia con i tutor? Chi lavora in ambito privato già fa fatica a chiedere i 6 gg l'anno x esame
Le telematiche sono nate grazie a una direttiva dell'UE del 2003 per favorire lo studio a chi ha difficoltà di spostarsi o handicap e l'Italia per facilitare il loro ingresso fra gli atenei ha permesso dei criteri irrisori di assunzioni, immobili e non solo.
Le prime telematiche hanno cominciato a erogare corsi da stanze piccolissime con pochissimi docenti di ruolo (purtroppo qualcuna soffre ancora di questi problemi). Col tempo, complici anche i 60 crediti regalati ai lavoratori per il pessimo progetto (poi tramontato) "laureare l'esperienza" e il fatto che effettivamente nei primi tempi erano più facili delle altre università , c'è stato un boom di immatricolazioni.
E' stato in quel momento che alcuni imprenditori hanno fiutato l'affare e hanno voluto approfittarsi di quei criteri irrisori per fondare università in tutto e per tutto.
Della serie: mi fondo un ateneo vero e proprio con delle facilitazioni pazzesche.
Questo è il caso dell'Unicusano: l'Unicusano non punta ad essere una telematica ma vuole essere una pubblica non statale (ossia una privata, definizione sbagliata ma che tutti usano) a tutti gli effetti, ma anche con didattica telematica.
Ecco perchè ha il campus, organizza lezioni in presenza e ha la navetta che porta da Termini al campus.
Ed è proprio in casi come questi che è intervenuto l'ANVUR che li ha abbastanza bastonati: stanno "esercitando" come una pubblica non statale anche se sono nella categoria delle telematiche.
A parte questo l'Unicusano ha fatto altri scivoloni, ad esempio assumere Vannoni non è stato il massimo, come non è stato il massimo l'aver fatto pubblicità pacchiana per almeno 3 anni.
Adesso le loro rette sono aumentate perchè evidentemente i costi di manutenzione del campus e le pubblicità martelanti si sono fatte sentire sul borsello.
Ecco perchè attualmente sono iscritta alla Marconi (mi sto per laureare): è una delle poche telematiche con un brand non da telematica, è valutata positivamente dall'ANVUR e garantisce una buona preparazione.
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Ma hai contattato la segreteria dell'ateneo o un sito di un centro studi?Marconi solo che dopo l'immatricolazione, mi saranno detti i debiti formativi
Ci sono centri studi che usano i nomi delle telematiche per convincere le persone a iscriversi con loro ma che non c'entrano niente con quelle università .
La Marconi non immatricola così, ci sono 4 fasi: prevalutazione, valutazione, accettazione e immatricolazione.
Se hai incontrato una segretaria che ti ha sottoposto a quel trattamento dev'essere segnalata subito al Rettore e alla Commissione Etica perchè ha mantenuto un comportamento che va contro il codice etico della Marconi (art. 2).
http://www.unimarconi.it/download/at...dice_etico.pdf
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Ora non ho il tempo per rispondere a tutto, ma terrei a precisare solo una cosa: le telematiche sono nate quando c'era già il tetto di 60 crediti riconoscibili. Il grosso del Laureare l'esperienza è stato fatto non dalle telematiche, ma da fior di atenei tradizionali, prevalentemente statali, tra cui l'Università di Cassino, l'Università di Ferrara e l'Università "Gabriele d'Annunzio" di Chieti e Pescara, che hanno riconosciuto a giornalisti, periti industriali, geometri, assistenti sociali (una volta non erano laureati), insegnanti di scuola primaria con diploma magistrale, impiegati ministeriali diplomati e ragionieri commercialisti sino a TUTTI i crediti previsti dall'ordinamento del corso di studio ad eccezione di quelli relativi alla prova finale. Conosco personalmente un caso del genere che tra l'altro riguarda una persona relativamente famosa, comunque molto molto molto nota nel suo ambiente lavorativo per usare un eufemismo.
Purtroppo da allora ho cambiato computer varie volte e alcuni files sono andati persi, ma semmai dovesi riuscire a recuperare la scheda delle convenzioni con l'Ordine dei giornalisti la pubblicherò, giusto per rendervi un'idea di dove si poteva arrivare: era la più corposa di tutte, sia in termini di università convenzionate sia in termini di lauree conseguibili, che spacciavano da Lettere a discipline economiche ed economico-aziendali passando per Lingue, Scienze e tecniche psicologiche, Scienze della comunicazione, Servizio sociale e Scienze giuridiche. La scheda era stata predisposta da un istituto (mi pare un'associazione senza scopo di lucro che si occupava di formazione, probabilmente appositamente costituita) al quale ci si poteva rivolgere per lo svolgimento delle pratiche burocratiche; in pratica questi si occupavano (a pagamento, s'intende) di verificare in quale sede e per quale corso di laurea fosse possibile minimizzare lo sforzo e massimizzare il risultato, e aiutavano anche (sempre a pagamento) nel conseguimento di attestati utili per evitarsi gli esami di lingue e di informatica, che gli atenei erano restii a convalidare sulla base della sola esperienza (salvo il caso che il beneficiario fosse un corrispondente estero) ma da cui esoneravano sulla base di certificazione riguardante corsi neanche di riconosciuto prestigio; il bello è che li riconoscevano anche laddove gli esami di lingue e di informatica non erano dei meri esami di idoneità ma dei veri e propri esami di profitto, rientranti tra le attività formative di base, caratterizzanti e affini o integrative, dunque dotate di settore scientifico-disciplinare. Una volta istruita tutta la pratica si occupavano loro di esperire le formalità burocratiche per l'immatricolazione nella sede scelta dall'aspirante sulla base delle loro indicazioni. Nel caso che io conosco il tizio andò direttamente a tesi; il bello è che la tesi non era neanche stata scritta come tesi di laurea ma era un libro che già stava scrivendo, solo che molto furbescamente prima lo presentò come lavoro di tesi e poi lo pubblicò, in occasione del suo cinquantesimo compleanno.
I criteri per il riconoscimento dei crediti erano predeterminati, in quanto oggetto di convenzione (adesso è vietato: possono essere valutati solo caso per caso e non sulla base di accordi collettivi), ad esempio ai giornalisti professionisti per ogni anno di esperienza come redattore ordinario venivano riconosciuti 15 crediti, come caposervizio 30, come caporedattore 45, come direttore 60; ovviamente non erano esclusi dal beneficio i giornalisti pubblicisti (non ricordo se i praticanti e gli iscritti agli elenchi speciali). Ovviamente la cosa cambiava da ateneo ad ateneo e anche in funzione del corso di laurea (alcuni atenei ne offrivano più d'uno). Ecco perché il centro studi che seguiva le pratiche (che non so se fosse in qualche modo collegato con l'Ordine dei giornalisti) era in grado di sapere in anticipo quanti crediti sarebbero stati riconosciuti. Praticamente portava alle segreterie delle università le pratiche già istruite.
Inutile dire che i giornalisti, evidentemente per lo spirito corporativo che caratterizza la migliore tradizione italiota, hanno ben saputo insabbiare lo scandalo; l'unico articolo di un certo rilievo che io ricordi al riguardo è sul Corsera a firma di Gian Antonio Stella, il quale elencò tutte le categorie beneficiate dal progetto omettendo chissà perché proprio i giornalisti, che guarda caso si dimenticò di nominare. Eppure l'Ordine dei giornalisti aveva letteralmente fatto incetta di convenzioni, più di ogni altra categoria professionale, tanto da arrivare a vantarsi da avere avuto un boom di laureati tra gli iscritti (visto che, sempre guarda caso, proprio in quel periodo promosse l'aggiornamento delle anagrafiche con la specificazione dei titoli di studio posseduti), facendo pressioni sulla Moratti per introdurre l'obbligo di laurea per diventare giornalisti professionisti: obbligo che fu introdotto con un decreto che però non è mai entrato in vigore in quanto bocciato dalla Corte dei conti, la quale lo rigettò rilevando che sulla materia, quella degli ordinamenti professionali, vige, per statuizione costituzionale, la più assoluta riserva di legge.
Francamente mi meraviglio che le università non fecero la stessa cosa con le allora lauree specialistiche per chi fosse già laureato: è vero che all'epoca chi era laureato lo era prevalentemente secondo il previgente ordinamento, ma va anche detto che non esisteva ancora nessuna norma che, come adesso, equiparasse il vecchio diploma di laurea conseguito a séguito di corsi quadriennali, quinquennali o esennali alla laurea specialistica o magistrale ai fini dell'accesso ai concorsi pubblici.
Alcune università telematiche appena nate che io ricordi riconoscevano 60 crediti per competenze praticamente a tutti. All'epoca per curiosità mandai una richiesta di prevalutazione alla Pegaso senza specificare se, quando, quanto, a quale livello e dove avessi mai lavorato, e mi ritrovai riconosciuto per "competenze" un intero anno di studi, spalmato tra gli esami di tutti e tre gli anni; peraltro erano tutti esami obbligatorà® (non posso dire i più difficili perché il corso di laurea era Scienze dell'educazione e della formazione, ma sicuramente erano i più importanti).
Favolose le convenzioni che quasi tutte le telematiche stipularono con i sindacati di forze di polizia e militari, che non solo prevedevano delle rette agevolate ma un riconoscimento automatico di crediti, sempre massimizzato, addirittura esteso ai propri familiari (compresi figli neodiplomati).
Fatto sta che tra Laureare l'esperienza, università telematiche appena nate, università statali che incentivavano i fuori corso a passare al nuovo ordinamento, università statali che ricostruivano le carriere dei decaduti e rinunciatari mediante l'istituto della ricognizione (Bologna lo ha fatto perlomeno dall'anno accademico 2002-2003, secondo anno della riforma), in quegli anni ci fu una quantità di laureati che mai si era vista prima, soprattutto in rapporto agli iscritti all'università , e calarono sensibilmente i fuori corso, tant'è che alcuni gridarono al miracolo plaudendo alla riforma, che apparentemente aveva portato i frutti sperati.
In realtà , se dai laureati andavamo a togliere tutti coloro che si immatricolavano e si laureavano entro l'anno di immatricolazione, in quanto godevano di generose abbreviazioni di corso nei termini di cui sopra, allora ci accorgevamo che la situazione era peggio di prima. Infatti, non appena si sono esauriti gli effetti del passaggio di ordinamento e sono stati imposti paletti al riconoscimento di crediti per attività extrauniversitarie, l'università italiana è tornata a vivere gli endemici mali antichi, anzi a dire la verità gli studi rispetto al passato si sono allungati, e di certo non mi riferisco al fatto che, in barba alle intenzioni del riformatore, la maggior parte degli studenti prosegue gli studi.
Si consideri che, mentre alcuni atenei avevano reagito alla riforma in maniera estremamente conservatrice (non so se qualcuno ricorda la polemica dei professori di Giurisprudenza di Tor Vergata, che minacciarono lo sciopero permanente se non fosse stato consentito loro di mantenere il corso quadriennale. Che infatti è rimasto attivo, in deroga, sino a quando non è stata introdotta la magistrale a ciclo unico), altri, al contrario, incentivarono gli studenti del vecchio ordinamento, soprattutto i fuori corso, offrendo una supervalutazione degli esami sostenuti in termini di conversione in crediti (il principio dell'equivalenza tra una annualità e 12 crediti sarebbe arrivato molti anni dopo). Questo accadde ad esempio all'Alma mater studiorum Università di Bologna, nonché presso la facoltà di Scienze politiche "Cesare Alfieri" dell'ateneo fiorentino, ove alcuni docenti di diritto spergiuravano che le lauree nuove sarebbero valse né più né meno delle vecchie perché la laurea specialistica era un qualcosa in più, introdotta ex novo come già era accaduto negli anni '80 del secolo appena terminato con il dottorato di ricerca. Alla Cesare Alfieri il giochetto non funzionò in quanto i corsi vecchi erano quadriennali e prevedevano intorno ai 24 esami mentre i corsi nuovi ne prevedevano sino a 40 in tre anni (non c'erano le limitazioni attuali e molti corsi erano basati su esami da soli 3 crediti), quindi nessuno era così folle da cascare nella trappola, tant'è che la facoltà per togliere di mezzo il vecchio ordinamento disattivò i relativi corsi e consentì agli studenti iscritti di redigere piani di studio individuali scegliendo qualsiasi insegnamento dei corsi di laurea triennali della facoltà tenendo presente che quelli da 3 crediti avrebbero assolto una semestralità , quelli da multipli di 3 una annualità (i più furbi si scelsero solo esami da 6 crediti, scartando quelli da 9, e così con meno di 150 crediti si sono portati a casa una laurea che oggi ai fini dei concorsi, e di molte altre cose, vale come una laurea magistrale; la cosa più assurda è che se oggi si iscrivono all'università per qualsiasi altro motivo ognuno di quegli esami gli viene riconosciuto come sino a 12 crediti, poiché sulla carta risulta un vecchio esame annuale). A Bologna invece la cosa funzionò alla grande e, così, i fuori corso furono abbattuti. Infatti già dall'anno accademico 2003-2004 furono attivati i corsi di laurea specialistica e già l'anno accademico precedente erano attivi i terzi anni dei corsi di laurea, nonostante essi fossero partiti da un solo anno (secondo e terzo anno erano stati attivati insieme). Per quei pochi, stoici, che erano rimasti con il vecchio ordinamento, l'ateneo fece una campagna per il conseguimento di una laurea specialistica dopo la vecchia laurea, garantendo il massimo riconoscimento possibile dei vecchi esami: nelle facoltà in cui la didattica era organizzata per moduli da 5 crediti, ogni vecchio esame valeva due moduli, quindi due esami da 5 crediti o uno da 10; nelle facoltà in cui invece il numero di crediti per esami era variabile, a ogni vecchio esame veniva associato il massimo numero di crediti possibile in quella facoltà . Siccome i corsi di laurea specialistica prevedevano tesi con un numero di crediti che andava dai 20 ai 40 (alla Suor Orsola Benincasa di Napoli, invece, tra i primi corsi di laurea specialistica ce n'erano alcuni che prevedevano tesi da 5 crediti: meno dei corsi di laurea ad accesso diretto), va da sé che c'è gente che si è presa la laurea specialistica dopo la laurea del vecchio ordinamento senza sostenere esami, ma questo all'università faceva molto comodo perché migliorava le statistiche (più laureati, più laureati in corso) e faceva introitare più tasse e contributi (a dire la verità piuttosto esosi). Hanno convinto perfino gente con il vecchio DL in Giurisprudenza a conseguire la laurea specialistica in Giurisprudenza, promuovendo «l'opportunità di una seconda laurea»
Ultimamente so che per fare le statistiche sui fuori corso escludono i laureati cosiddetti precoci, cioè coloro che si laureano in anticipo rispetto alla durata normale dei corsi, vuoi perché hanno ottenuto un'abbreviazione, vuoi per un altro motivo. Ma lo hanno capìto troppo tardi: il boom è passato; i numeri non sono più quelli di rima.
É rimasto invece il vizietto di calcolare i laureati magistrali come nuovi laureati, sicché i dati sul numero di laureati sono alquanto pompati perché in realtà non si riferiscono alle persone, ma ai titoli rilasciati.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Se Davide Vannoni è quello di Stamina, da non confondersi con il suo omonimo all'Università di Torino, è professore associato nel settore scientifico-disciplinare M-PSI/01 (Psicologia generale) vincitore di concorso nei primi anni 2000, immesso in ruolo nel 2004 e confermato nel 2005 presso l'Università di Udine.
So che presso l'ateneo udinese è entrato in polemica con il Rettore, ma, anche se in qualche articolo hanno scritto che è stato cacciato, il licenziamento di un docente di ruolo confermato è estremamente difficile, quindi credo che più che altro lo abbiano costretto a chiedere il trasferimento, infatti dalla banca dati Cineca vedo che poi è stato chiamato dall'Università Niccolò Cusano.
Ad oggi non risulta però in servizio, e mi pare troppo giovane per essere collocato fuori ruolo.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Ecco qui qualche traccia rimasta in Rete: FNSI - “Laureare l’esperienza” iniziativa dell’Ordine dei Giornalisti con sette università italiane
Mi ero sbagliato sul soggetto che istruiva le pratiche: non era un'associazione, ma una società a responsabilità limitata. Alla quale bisognavva versare subito 222 euro. Inizialmente la società era la Rul, riconducibile a Umberto Laurenti, responsabile delle relazioni esterne di Postel (una società del gruppo Poste italiane); sgamato da Report, l'Ordine gli revocò la convenzione e la passò alla Società per la formazione e l'orientamento, costituita 25 giorni prima, tra cui soci c'era un consigliere circoscrizionale di Napoli, con diploma di geometra, Claudio Cintola, che guarda caso era giornalista, direttore di un quotidiano online, Osservatorio flegreo, che aveva come redattori i membri dell'intera famiglia di Mimmo Falco, vicepresidente nazionale dell'Ordine.
Gli atenei erano quelli da me citati più Messina, Catania, Lumsa e Udine. Inizialmente c'era anche l'Università di Torino, ma in un secondo momento si ritirò. Non andò a segno la convenzione con la Lum. In un secondo momento si aggiunsero la Kore di Enna e l'Università dell'Insubria.
Sono informazioni che ho raccattato qua e là ma che a mano a mano mi stano tornando tutte alla memoria. Insieme con Rizzo, ne parla anche uno Stella rinsavito sul Corriere: a leggere l'articolo, ricco di imprecisioni e inesattezze, notando in particolare l'errore relativo a un corso di laurea che scrivono essere da 148 crediti quando in realtà tutti i corsi sono da 180, mi è tornato in mente.
Tra i giornalisti famosi laureati in questo modo: Franco Siddi, già segretario generale della Fnsi, sindacato unitario dei giornalisti; Marco Demarco, all'epoca direttore del Corriere del Mezzogiorno, principale dorso locale del Corriere della sera, dopo essere stato per un decennio direttore dell'Unità , nonché docente a contratto presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli (oggi non più in quanto la legge 240/2010 ha introdotto l'obbligo di possesso almeno di una laurea magistrale per chiunque salga in cattedra in un ateneo, a qualsiasi titolo).BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Comunicazione e forme
Così ipocriti che non hanno neanche il coraggio di dire che i crediti riconosciuti andavano ben oltre la metà e potevano arrivare alla totalità , se all'esperienza lavorativa si aggiungeva qualche certificazione o qualche corso universitario non completato (è molto comune tra i giornalisti over 50 aver frequentato Giurisprudenza, Scienze politiche, Sociologia o Lettere sostenendo solo una manciata di esami, magari ai tempi del 18 politico), con il 110 e lode assicurato perché basato solo sulla tesi.
Articolo peraltro sgrammaticato.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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